Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 06

Part 2

Chapter 23,615 wordsPublic domain

Il celeste dono goduto da Achille, e da Alessandro invidiato, d'un poeta degno di celebrare le azioni degli Eroi, si ebbe da Stilicone in un grado molto maggiore di quello, che si sarebbe potuto aspettare dallo stato decadente del genio e dell'arte. La musa di Claudiano[17], consacrata al suo servizio, era sempre pronta a notare gli avversari di lui, Ruffino o Eutropio, d'eterna infamia, od a rappresentar con i colori più splendidi le vittorie e le virtù d'un potente benefattore. Nelle ricerche intorno ad un periodo di tempo sufficientemente sfornito di autentici materiali, noi non possiamo a meno di non illustrare gli annali di Onorio con le invettive o co' panegirici d'uno scrittore contemporaneo; ma siccome par che Claudiano siasi servito del più ampio privilegio di poeta e di cortigiano, bisognerà usar della critica per convenire il linguaggio della finzione o dell'esagerazione nella verità e semplicità d'un'istorica prosa. Il silenzio di esso intorno alla famiglia di Stilicone può ammettersi come una prova, che il suo Signore non era capace, nè bramoso di vantare una lunga serie d'illustri antenati; e la passeggiera menzione, che fa di suo padre, uffiziale di cavalleria barbara al servizio di Valente, sembra sostener l'asserzione, che quel Generale, il quale per tanto tempo comandò gli eserciti di Roma, era disceso dalla selvaggia e perfida stirpe de' Vandali[18]. Se Stilicone non avesse goduto gli esterni vantaggi della forza e della statura, il più adulante poeta non si sarebbe arrischiato d'asserire alla presenza di tante migliaia di spettatori, ch'ei sorpassava la misura de' Semidei dell'Antichità, e che dovunque andava con maestosi passi per le strade della Capitale, l'attonita moltitudine faceva luogo allo straniero, che in una condizione privata spiegava la reverenda maestà d'un Eroe. Fin dalla prima sua gioventù si diede alla professione delle armi; la sua prudenza e valore si fece tosto distinguere in campo; i cavalieri e gli arcieri orientali ne ammirarono la superiore destrezza; ed in ogni promozione, che si fece di lui ai gradi militari, sempre il pubblico giudizio prevenne ed approvò la scelta del Sovrano. Fu nominato da Teodosio per andare a ratificare un solenne trattato col Monarca della Persia; sostenne in quella importante ambasceria la dignità del nome Romano; e dopo il suo ritorno a Costantinopoli, fu premiato il suo merito, mediante un'intima ed onorevole parentela con la famiglia Imperiale. Teodosio, per un pio motivo d'affezione fraterna, s'era mosso ad adottare la figlia d'Onorio, fratello suo; la bellezza ed i pregi di Serena[19] eran generalmente ammirati dalla Corte ossequiosa; e Stilicone ottenne la preferenza sopra una folla di rivali, che ambiziosamente si disputavano la mano della Principessa, ed il favore del padre adottivo della medesima[20].La sicurezza, che il marito di Serena sarebbe fedele al Trono, al quale avea avuto l'onore d'avvicinarsi, impegnò l'Imperatore ad accrescere i beni, e ad impiegare l'abilità del sagace ed intrepido Stilicone. Ei s'avanzò pei successivi gradi di Maestro di cavalleria e di Conte de' domestici, fino al supremo posto di Generale di tutta la cavalleria ed infanteria del Romano, o almeno dell'Occidentale Impero[21]; ed i suoi nemici medesimi confessavano, che egli sempre sdegnò di accordare all'oro i premj dovuti al merito, o di defraudare i soldati della paga e delle gratificazioni, che meritavano o esigevano dalla liberalità dello Stato[22]. Il valore e la condotta, che in seguito ei dimostrò nella difesa dell'Italia contro le armi d'Alarico e di Radagasio, posson giustificare la fama delle sue prime azioni, ed in un secolo, in cui si faceva meno attenzione alle leggi d'onore o d'orgoglio, i Generali Romani potevano far cedere la preeminenza del grado all'ascendente d'un genio superiore[23]. Compianse e vendicò l'uccisione di Promoto, suo rivale ed amico; ed il macello di molte migliaia di fuggitivi Bastarni vien rappresentato dal poeta come un sanguinoso sacrifizio, che il Romano Achille offerì all'ombra d'un altro Patroclo. Le virtù e le vittorie di Stilicone meritarono l'odio di Ruffino: ed avrebber potuto aver effetto gli artifizi della calunnia, se la tenera e vigilante Serena non avesse protetto il marito contro i domestici suoi nemici, mentr'egli vinceva nel campo i nemici dell'Impero[24]. Teodosio continuò a soffrire un indegno ministro, alla diligenza del quale commise il governo del palazzo e dell'Oriente; ma, quando marciò contro il tiranno Eugenio, associò il fedele suo generale alle fatiche ed alle glorie della guerra civile; e negli ultimi momenti della sua vita il moribondo Monarca raccomandò a Stilicone la cura de' suoi figli e della Repubblica[25]. L'ambizione e l'abilità di Stilicone non erano inferiori a tale importante fiducia: ed egli pretese la tutela dei due Imperj, durante la minorità d'Arcadio e d'Onorio[26]. Il primo passo della sua amministrazione o piuttosto del suo regno dimostrò alle nazioni l'attività ed il vigore d'uno spirito degno di comandare. Passò le alpi nel colmo dell'inverno; scese lungo il corso del Reno, dalla fortezza di Basilea fino alle paludi di Batavia; osservò lo stato delle guarnigioni; represse le imprese de' Germani; e, dopo avere stabilito lungo le coste una ferma ed onorevol pace, tornò con incredibil prestezza al Palazzo di Milano[27]. La persona e la Corte d'Onorio eran sottoposte al Generale dell'Occidente; e le armate e le Province d'Europa obbedivano senza esitare ad una regolare autorità, che s'esercitava in nome del giovane loro Sovrano. Non restavano che due rivali a disputare i diritti, ed a provocar la vendetta di Stilicone. Dentro i confini dell'Affrica Gildone il Mauritano manteneva un'altiera e pericolosa indipendenza; ed il Ministro di Costantinopoli sosteneva l'uguale suo regno sull'Imperatore e l'Impero dell'Oriente.

[A. 395]

L'imparzialità, che Stilicone affettava, come comune tutore de' reali fratelli, lo mosse a regolare l'ugual divisione delle armi, delle gioie e della magnifica guardaroba e suppellettile del defunto Imperatore[28]. Ma l'oggetto più importante dell'eredità consisteva nelle numerose legioni, coorti e squadroni di Romani e di Barbari, che l'evento della guerra civile avea riuniti sotto lo stendardo di Teodosio. Le diverse truppe dell'Europa e dell'Asia, irritate fra loro da recenti animosità, eran tenute in timore dall'autorità d'un solo uomo; e la rigorosa disciplina di Stilicone difese le terre del cittadino dalla rapina del licenzioso soldato[29]. Ansioso però ed impaziente di sollevar l'Italia dalla presenza di questo formidabil esercito, che poteva solo esser utile alle frontiere dell'Imperio, diede orecchio alla giusta richiesta, del Ministro d'Arcadio; dichiarò la sua intenzione di ricondurre in persona le truppe Orientali; e si servì destramente del rumore d'un tumulto Gotico per coprire i suoi privati disegni d'ambizione e di vendetta[30]. L'anima rea di Ruffino si pose in agitazione all'avvicinarsi d'un guerriero e d'un rivale, di cui meritava l'inimicizia; vide con gran terrore lo stretto spazio di vita e di grandezza che gli restava; ed interpose l'autorità dell'Imperatore Arcadio, come l'ultima speranza di salute. Stilicone, il quale pare che dirigesse la sua marcia lungo la costa marittima dell'Adriatico, non era molto distante dalla città di Tessalonica, quando ricevè un ordine perentorio, che richiamava le truppe dell'Oriente, e dichiarava che un ulteriore avvicinamento _di lui_ si sarebbe risguardato dalla Corte di Bisanzio come un atto di ostilità. La pronta ed inaspettata ubbidienza del Generale dell'Occidente convinse il volgo della sua fedeltà e moderazione, e siccome s'era già conciliato l'affetto delle truppe Orientali, raccomandò al loro zelo l'esecuzione del suo sanguinoso disegno, che eseguir si poteva nella sua assenza forse con minor pericolo e rimprovero. Stilicone lasciò il comando della milizia d'Oriente a Gaina, Goto, sulla fede del quale stabilmente si riposava, con la sicurezza almeno, che l'audace Barbaro non avrebbe mai deviato dal suo scopo per alcuna considerazione di timore o di rimorso. I soldati furono facilmente indotti a punire il nemico di Stilicone e di Roma; e tal era l'odio generale, che Ruffino erasi eccitato contro, che fedelmente si conservò il segreto fatale, comunicato a migliaia di persone nella lunga marcia che si fece da Tessalonica fino alle porte di Costantinopoli. Tosto che risoluta fu la sua morte, si condiscese a lusingarne l'orgoglio. L'ambizioso Prefetto s'indusse a credere, che que' potenti ausiliarj avrebber potuto tentarsi a porgli il diadema sul capo; ed i tesori, ch'egli distribuì con lenta e ripugnante mano, s'accettarono dall'irata moltitudine come un insulto piuttosto che come un dono. Le truppe si fermarono alla distanza d'un miglio dalla Capitale nel campo di Marte, avanti al palazzo dell'Ebdomone; e l'Imperatore, insieme col suo Ministro, secondo l'antico uso, avanzaronsi a salutar rispettosamente la forza, che sostenevano il trono. Mentre Ruffino passava lungo le file, e con affettata cortesia mascherava la sua innata alterigia, le ali appoco appoco girarono da destra a sinistra, ed inchiusero la condannata lor vittima dentro il cerchio delle loro armi. Prima che potesse riflettere al pericolo della sua situazione, Gaina diede il segnale di morte; un ardito soldato, avanzandosi, immerse la spada nel seno del reo Prefetto, e Ruffino cadde, gemè, e spirò ai piedi dell'atterrito Imperatore. Se le agonie d'un momento espiar potessero i delitti di tutta la vita, o se gli oltraggi fatti ad un insensibil cadavere potessero esitar oggetto di compassione, potrebbe forse la nostra umanità esser commossa dalle orride circostanze, che accompagnarono l'uccision di Ruffino. Il lacero corpo di lui fu abbandonato al brutal furore della plebaglia d'ambedue i sessi, che corse in folla da ogni quartiere della città ad incrudelir sugli avanzi del superbo ministro, al sopracciglio del quale tanto poco tempo avanti avevan tremato. Gli fu tagliata la mano destra e portata in giro per le strade di Costantinopoli ad estorcere con crudel beffa delle contribuzioni per l'avaro tiranno, il capo del quale s'espose pubblicamente, innalzato sulla punta d'una lunga lancia[31]. Secondo le selvagge massime delle Repubbliche Greche, l'innocente famiglia di lui avrebbe dovuto partecipare della pena de' suoi delitti. La moglie e la figlia di Ruffino dovettero la loro salvezza all'influenza della religione. Il suo santuario le protesse dalla rabbiosa frenesia del popolo; e fu permesso loro di passare il resto della vita in esercizj di Cristiana devozione in un ritiro di Gerusalemme[32].

[A. 396]

Il servil Poeta di Stilicone applaudisce con feroce giubilo a questo orrido fatto, che sebbene fosse giusto in se stesso, violò per altro qualunque legge di natura e di società, profanò la maestà del Principe, e rinnovò i pericolosi esempj della militare licenza. La contemplazione dell'ordine e dell'armonia universale aveva convinto Claudiano dell'esistenza di Dio; ma pareva, che la prospera impunità del vizio contraddicesse a' suoi morali attributi, ed il fato di Ruffino fu l'unico evento, che dissipar potesse i religiosi dubbj del Poeta[33]. Tal atto potea vendicar l'onore della Providenza, ma non contribuì molto alla felicità del popolo. In meno di tre mesi fu questo informato delle massime del nuovo governo per mezzo d'un singolare editto, che stabiliva il diritto esclusivo del fisco sulle spoglie di Ruffino, ed imponeva sotto gravi pene silenzio a' presuntuosi reclami de' sudditi dell'Impero Orientale, che erano stati lesi dalla rapace sua tirannia[34]. Neppure Stilicone potè ritrarre dalla morte del suo rivale quel frutto, che s'ero proposto; e quantunque soddisfacesse la propria vendetta, ne rimase però sconcertata l'ambizione. La debolezza d'Arcadio avea bisogno d'un padrone sotto il nome di favorito; ma esso preferì le arti ossequiose dell'Eunuco Eutropio, che aveva acquistato la domestica sua confidenza; e l'Imperatore mirava con terrore ed avversione il forte genio d'uno straniero soldato. Finattantochè divise furono dalla gelosia del potere, la spada di Gaina e le grazie d'Eudossia sostennero il favore del Gran Ciambellano del palazzo: il perfido Goto, che fu fatto Generale dell'Oriente, senza scrupolo tradì l'interesse del suo benefattore, e le medesime truppe, che sì recentemente avevano ucciso il nemico di Stilicone, furono impegnato a sostenere contro di esso l'indipendenza del trono di Costantinopoli. I favoriti d'Arcadio fomentarono una segreta ed irreconciliabile guerra contro un formidabil eroe, che aspirava a governare e a difendere i due imperj di Roma, e i due figli di Teodosio. Essi continuamente si sforzavano, per mezzo di oscure e perfide macchinazioni, di privarlo della stima del Principe, del rispetto del popolo e dell'amicizia de' Barbari. Si tesero più volte insidie alla vita di Stilicone per mezzo del ferro di mercenari assassini, e si ottenne dal Senato di Costantinopoli un decreto, che lo dichiarava nemico della Repubblica, e confiscava le vaste possessioni, che aveva nelle Province Orientali. In un tempo, in cui l'unica speranza di differir la rovina del nome Romano dipendeva dalla stabil unione e dal reciproco aiuto di tutte le nazioni, alle quali appoco appoco era stato quel nome comunicato, i sudditi d'Arcadio e d'Onorio venivano indotti dai rispettivi loro Signori a risguardarsi l'un l'altro con occhio di stranieri, ed ancor di nemici, a rallegrarsi delle lor vicendevoli calamità, e ad abbracciare come fedeli alleati i Barbari, ch'eccitavano ad invadere gli stati dei lor nazionali[35]. I nativi dell'Italia affettavano di sprezzare i servili ed effemminati Greci di Bizanzio, che pretendevano d'imitar l'abito, e d'usurpare la dignità di Senatori Romani[36]; ed i Greci non avevano ancora deposto i sentimenti di odio e di disprezzo, che i culti loro maggiori avevano sì lungamente nudrito pei rozzi abitatori dell'Occidente. La distinzione di due governi, che ben tosto produsse quella di due nazioni, giustificherà il mio disegno di sospender la serie dell'istoria Bizantina per proseguire senz'interrompimento il disgraziato, ma memorabile regno d'Onorio.

[A. 386-398]

Il prudente Stilicone, invece di persistere a forzare le inclinazioni di un Principe e di un popolo, che rigettavano il suo governo, saviamente abbandonò Arcadio agl'indegni suoi favoriti; e la ripugnanza, che egli ebbe ad involgere in una guerra civile i due Imperj, fece conoscere la moderazione di un ministro, che avea tante volte segnalato il suo spirito e saper militare. Ma se Stilicone avesse più lungamente sofferto la ribellione dell'Affrica, avrebbe tradito la sicurezza della Capitale, ed abbandonato la maestà dell'Imperatore dell'Occidente alla capricciosa insolenza di un Mauritano ribelle. Gildone[37], fratello del tiranno Firmo, avea conservato ed ottenuto in premio dell'apparente sua fedeltà l'immenso patrimonio, ch'era stato confiscato per causa di tradimento; un lungo e meritevol servizio negli eserciti Romani l'aveva inalzato alla dignità di Conte militare; la ristretta politica della Corte di Teodosio aveva adottato il dannoso espediente di sostenere un governo legittimo mediante l'interesse di una potente famiglia; ed il fratello di Firmo fu investito del comando dell'Affrica. La sua ambizione tosto usurpò l'amministrazion della giustizia e delle finanze, senza renderne conto ad alcuno e senza contrasto; e conservò per dodici anni il possesso di un ufizio, da cui era impossibile rimuoverlo senza il rischio di una guerra civile. In quei dodici anni gemerono le province Affricane sotto il dominio di un tiranno, che pareva unisse l'insensibil natura di uno straniero ai parziali risentimenti di una domestica fazione. Spesso trascuranvansi le formalità legali coll'uso del veleno, e se i tremanti convitati alla tavola di Gildone ardivano d'esprimere i loro timori, ad altro non serviva l'insolente sospetto, che ad eccitare il suo furore, ed altamente chiamava i ministri di morte. Gildone alternativamente soddisfaceva le passioni dell'avarizia e della lascivia[38]; e se i suoi giorni eran terribili pei ricchi, le sue notti non erano meno spaventose pei mariti e pei genitori. Si prostituivano le più belle lor mogli e figliole agli abbracciamenti del tiranno; e quindi venivano abbandonate ad una feroce truppa di barbari ed assassini, neri o mulatti, nativi del deserto, che Gildone risguardava come i soli custodi del suo trono. Nella guerra civile fra Teodosio ed Eugenio, il Conte, o piuttosto il Sovrano dell'Affrica, osservò una superba e sospetta neutralità; ricusò d'aiutare alcuna delle parti con truppe o con navi, aspettò la dichiarazione della fortuna, e riservò pel vincitore le vane proteste del suo omaggio. Tali proteste non sarebbero servite a soddisfare il padrone del Mondo Romano, ma la morte di Teodosio, e la debolezza e discordia de' suoi figli confermarono la potenza del Mauritano, il quale, in prova di sua moderazione, si contentò d'astenersi dall'uso del diadema, e di somministrare a Roma il consueto tributo o piuttosto sussidio di grano. In ogni division dell'Impero le cinque Province dell'Affrica erano sempre state assegnate all'Occidente; e Gildone avea consentito di governare quell'esteso paese in nome d'Onorio, ma la cognizione, che aveva del carattere e de' disegni di Stilicone, presto l'impegnarono a prestare omaggio ad un più distante e più debole Sovrano. I ministri d'Arcadio abbracciaron la causa di un perfido ribelle; e la seducente speranza d'aggiungere all'Impero Orientale le copiose città dell'Affrica, li tentò ad arrogarsi un diritto, che non eran capaci di sostenere nè colla ragione, nè colle armi[39].

[A. 397]

Dopo che Stilicone ebbe data una ferma e decisiva risposta alle pretensioni della Corte Bizantina, solennemente accusò il tiranno dell'Affrica avanti a quel tribunale, che aveva una volta giudicato i Re e le nazioni della terra; e dopo un lungo intervallo si ravvisò l'immagine della Repubblica sotto il regno d'Onorio. L'Imperatore trasmise al Senato Romano un esatto ed ampio ragguaglio delle querele dei provinciali, e dei delitti di Gildone; e si richiese a' membri di quella venerabile assemblea che pronunziassero la condanna del ribelle. L'unanime lor sentimento lo dichiarò nemico della Repubblica; ed il decreto del Senato aggiunse una sacra e legittima sanzione alle armi Romane[40]. Un popolo che sempre si rammentava, che i suoi antenati erano stati padroni del Mondo, avrebbe con segreto orgoglio applaudito alla rappresentazione dell'antica libertà, se non fosse stato da gran tempo assuefatto a preferire la stabile sicurezza del pane alle immaginarie visioni di libertà e di grandezza. La sussistenza di Roma dipendeva dalle raccolte dell'Affrica; ed era evidente, che una dichiarazione di guerra sarebbe stata il segnale della carestia. Il Prefetto Simmaco, il quale presedeva alle deliberazioni del Senato, avvertì il ministro del suo giusto timore, che appena il vendicativo Moro avesse proibito l'esportazione del grano, si sarebbe minacciata la tranquillità, e forse la salute della Capitale dall'affamato furore di una turbolenta moltitudine[41]. La prudenza di Stilicone immaginò ed eseguì senza dilazione il più efficace disegno per sostenere il popolo Romano. Una grande ed opportuna copia di grano, raccolta nelle interne province della Gallia, si fece calare pel rapido corso del Rodano, e per mezzo di una facil navigazione fu trasportata dal Rodano al Tevere. In tutto il tempo della guerra Affricana, i granai di Roma furon continuamente pieni, la sua dignità restò libera da un'umiliante dipendenza; e gli animi d'un immenso popolo erano quieti pel tranquillo aspetto della pace e dell'abbondanza[42].

[A. 398]

La causa di Roma e la condotta della guerra dell'Affrica furono affidate da Stilicone ad un Generale attivo e bramoso di vendicare le private sue ingiurie sul capo del tiranno. Lo spirito di discordia, che prevalse nella casa di Nabal, avea eccitato una mortal contesa fra' due suoi figli Gildone e Mascezel[43]. L'usurpatore insidiava con implacabile rabbia la vita del suo minor fratello, di cui temeva l'abilità ed il coraggio; e Mascezel, oppresso dalla superior forza, si riparò alla Corte di Milano, dove tosto ricevè la crudel notizia, che due suoi innocenti e miseri figli erano stati trucidati dall'inumano loro zio. L'afflizione del padre non fu sospesa, che dalla brama della vendetta. Il vigilante Stilicone già preparavasi a raccogliere le forze militari e marittime dell'Impero Occidentale; ed avea risoluto, qualora il tiranno facesse un'eguale e dubbiosa guerra, di marciare contro di esso in persona; ma siccome l'Italia esigeva la sua presenza, e poteva esser pericoloso l'indebolir la difesa della frontiera, giudicò miglior consiglio, che Mascezel s'assumesse questa difficile impresa alla testa di uno scelto corpo di veterani Galli, che avevan ultimamente servito sotto le bandiere d'Eugenio. Tali truppe, che furono esortate a convincere il Mondo, ch'esse potevano rovesciare ugualmente, che difendere il trono di un usurpatore, eran composte delle legioni _Gioviane_, _Augustane ed Erculee_; degli Ausiliarj _Nerviani_, dei soldati, che nei loro stendardi portavano il simbolo di un _Leone_, e delle truppe, che si distinguevano coi ben augurati nomi di _Fortunata_ e d'_Invincibile_. Pure tal era la tenuità dei loro battaglioni, o la difficoltà di reclutare, che questi sette corpi[44] di alta reputazione e dignità nella milizia Romana, non montavano a più di cinquemila uomini effettivi[45]. La flotta delle galere e delle barche da trasporto fece vela in una tempestosa stagione dal porto di Pisa in Toscana, e diresse il suo corso alla piccola isola di Capraia, che avea preso il nome dalle capre salvatiche, che in origine l'abitavano, e delle quali occupavasi allora il posto da nuova colonia di strana e selvaggia apparenza. «Tutta l'isola (dice un ingegnoso viaggiator di quei tempi) è piena o piuttosto contaminata da uomini, che fuggon la luce. Si danno il nome di Monaci o di solitarj, perchè vogliono viver soli senz'alcun testimone delle loro azioni. Temono i doni della fortuna pel timore di perderli; e per paura d'esser miserabili, abbracciano una vita di volontaria miseria. Quanto è assurda la loro scelta, quanto cieco il loro intelletto a temere i mali senza esser capaci di godere i beni dell'umana condizione! O questa malinconica frenesia è l'effetto di una malattia, oppure la coscienza della reità spinge questi infelici ad esercitare contro i propri lor corpi i tormenti, che si danno agli schiavi fuggitivi per mezzo della giustizia[46]». Tal era il disprezzo di un Magistrato profano pei Monaci della Capraja, che si venerarono dal pietoso Mascezel come gli eletti servi di Dio[47]. Alcuni di loro s'indussero per le sue preghiere ad imbarcarsi sopra la flotta; ed è stato osservato in onore del Generale Romano, che impiegava i giorni e le notti in preghiere, in digiuni, e nell'occuparsi a cantare i Salmi. Il devoto condottiere, che con tale rinforzo pareva che confidasse della vittoria, evitò gli scogli pericolosi della Corsica, costeggiò lungo la parte Orientale della Sardegna, e difese le sue navi dalla violenza del vento meridionale, gettando le ancore nel sicuro o capace porto di Cagliari alla distanza di quaranta miglia da' lidi dell'Affrica[48].

[A. 398]