Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 06
Part 17
[285] Vedi S. Agostino, _de Civit. Dei l. I. c. 16, 18_. Egli tratta quest'argomento con notabile diligenza, e dopo avere ammesso che non vi può essere delitto dove non v'è consentimento, aggiunge: _Sed quia non solum quod ad dolorem, verum etiam quod ad libidinem pertinet, in corpore alieno perpetrare potest; quicquid tale factum fuerat, etsi retentam constantissimo animo pudicitiam non excutit, pudorem tamen incutit, ne credatur factum cum mentis etiam voluntate, quod fieri fortasse sine carnis aliqua voluptate non potuit_. Nel cap. 18 egli fa alcune distinzioni fra la verginità fisica e la morale.
[286] Marcella, dama Romana, rispettabile ugualmente per la nascita che per l'età e per la religione, fu gettata in terra, e crudelmente battuta, e flagellata: _caesam fustibus flagellisque_ec. Girol. T. I. p. 121. _ad Princip_. Vedi Agostino, _de Civ. Dei l. I. c. 10_. Il moderno Sacco di Roma (p. 208) dà un'idea delle varie maniere di torturare i prigionieri per l'oro.
[287] L'istorico Sallustio, che utilmente praticava i vizi, che ha sì eloquentemente censurato, impiegò il bottino della Numidia per adornare il suo palazzo e giardino sul colle Quirinale. Il luogo, dove era la casa di esso, è presentemente occupato dalla Chiesa di S. Susanna, separata solo per mezzo d'una strada da' Bagni di Diocleziano, e molto distante dalla porta Salaria. Vedi Nardini, _Roma antica p. 192, 195_, e la gran pianta di Roma moderna fatta dal Nolli.
[288] L'espressioni di Procopio sono distinte e moderate (_de Bell. Vandal. l. I. c. 2_). La cronica di Marcellino dice troppo fortemente: _partem Urbis Romae cremavit_; le parole di Filostorgio εν ερειπνοις δε της πολεως κειμενης _nelle rovine della città giacente_ (lib. XII. cap. 3) portano un'idea falsa ed esagerata. Il Bargeo ha fatta una dissertazione a posta (vedi Tom. IV. _Antiq. Rom. Grev._) per provare che gli edifizi di Roma non furon distrutti dai Goti e dai Vandali.
[289] Oros. l. II c. 19. p. 143. Ei parla come se disapprovasse _tutte_ le statue, che _vel Deum vel hominem mentiuntur_. Esse rappresentavano i Re d'Alba e di Roma, incominciando da Enea, i Romani illustri o nelle armi o nelle arti, ed i Cesari divinizzati. L'espressione _Forum_, ch'egli usa, è alquanto ambigua, poichè v'erano cinque Fori principali; ma siccome erano tutti contigui ed addiacenti nella pianura che è circondata da' colli Capitolino, Quirinale, Esquilino e Palatino, potrebbero giustamente considerarsi come _uno_. Vedi _Roma antiqua di Donato p. 162-201_, e _Roma antica del Nardini p. 212-273_. La prima è più utile per le descrizioni antiche, e l'altra per l'attuale topografia.
[290] Orosio (l. II. c. 19. p. 142) paragona la crudeltà dei Galli con la clemenza dei Goti. _Ibi vix quemquam inventum Senatorem, qui vel absens evaserit, hic vix quemquam requiri, qui forte ut latens perierit._ Ma in quest'antitesi si vede un'aria di rettorica e forse di falsità; e Socrate (l. VII. c. 10) afferma, forse con altrettanta esagerazione al contrario, che furono uccisi _molti_ Senatori con vari e squisiti tormenti.
[291] _Multi... Christiani in captivitatem ducti sunt, August. De Civ. Dei l. I. c. 14_, ed i Cristiani non furon soli a soffrir quei travagli.
[292] Vedi Hein., _Antiq. Jur. Rom. Tom. I. p. 96._
[293] _Append. Cod. Theod. XVI_. nelle opere del Sirmondo Tom. I. p. 735. Quest'editto fu pubblicato gli 11 di Dicembre dell'anno 408, ed è troppo ragionevole, perchè possa propriamente attribuirsi a' ministri d'Onorio.
[294]
_Eminus Igilii sylvosa cacumina miror,_ _Quem fraudare nefas laudis honore suae._ _Haec proprios nuper tutata est insula saltus,_ _Sive loci ingenio, seu Domini genio._ _Gurgite cum modico victricibus obstitit armis,_ _Tamquam longinquo dissociata mari._ _Haec multos lacera suscepit ab urbe fugatos,_ _Hic fessis posito certa timore salus._ _Plurima terreno populaverat aequora bello,_ _Contra naturam classe timendus eques,_ _Unum, mira fides, vario discrimine portum!_ _Tam prope Romanis, tam procul esse Getis_.
Rutil., _In itiner_. l. I. 325. L'Isola presentemente si chiama Giglio. Vedi Cluver., _Ital. antiq. l. II. p. 502_.
[295] Come le avventure di Proba e della sua Famiglia son connesse con la vita di S. Agostino esse vengono diligentemente illustrate dal Tillemont (_Mem. Ecclesiast_. Tom. XIII. p. 620-635). Qualche tempo dopo il loro arrivo in Affrica, Demetriade prese il sacro velo, e fece voto di virginità; fatto, che fu risguardato come della massima importanza per Roma e pel Mondo. Tutti i _Santi_ le scrissero lettere di congratulazione; sussiste ancora quella di Girolamo (Tom. I. p. 62-73. _ad Demetriad. de servand. virginit_), la quale contiene un miscuglio di assurdi ragionamenti, di spiritose descrizioni, e di curiosi fatti, che si riferiscono all'assedio ed al sacco di Roma.
[296] Vedi il patetico lamento di Girolamo (Tom. V. p. 400) nella sua Prefazione al secondo libro de' comentari sul Profeta Ezecchiello.
[297] Orosio fa questo paragone, sebbene con qualche parzialità (lib. II. c. 19. p. 142, l. VII. c. 39. pag. 575); ma nell'istoria della presa di Roma fatta da' Galli tutto è incerto, e forse favoloso. Vedi Beaufort _sur l'incertitude etc. de l'Hist. Rom._ p. 356, e Melot nelle _Mem. dell'Accad. delle Iscriz. Tom. XV. p. 1-21_.
[298] Il Lettore, che brama informarsi delle circostanze di questo famoso fatto, può leggerne un'ammirabile narrazione nell'istoria di Carlo V del Dott. Robertson Vol. II. p. 283, o consultare gli Annali d'Italia del dotto Muratori T. XIV. p. 236-244 dell'ediz. in 8. Se vuole esaminare gli originali, può ricorrere al libro 18 della grande ma non finita storia del Guicciardini. Ma il ragguaglio, che più veramente merita il nome d'autentico ed originale, è un piccolo libro intitolato: _Il sacco di Roma_, composto dentro il termine di meno d'un mese, dopo l'assalto della città, dal fratello dell'Istorico Guicciardini, che sembra fosse un abile Magistrato ed uno spassionato scrittore.
[299] Il furioso spirito di Lutero, effetto di temperamento e d'entusiasmo, è stato attaccato con forza (Bossuet, _Istor. delle variaz. delle Ch. Protest. lib. I. p. 20-36_), e debolmente difeso (Sechendorf., _Comment. de Lutheranismo_, specialmente lib. I. n. 78 p. 120, e lib. III. n. 122. pag. 556).
[300] Marcellino (_in Chron._ Orosio lib. VII, c. 39, p. 575) asserisce, ch'ei lasciò Roma il _terzo_ giorno; ma si può facilmente conciliare tal differenza pei successivi movimenti di gran corpi di truppe.
[301] Socrate (lib. VII. c. 10) pretende però che Alarico fuggisse, alla notizia che gli eserciti dell'Impero Orientale erano in piena marcia per attaccarlo.
[302] Ausonio, _de Claris urbibus_ pag. 233. _edit. Toll._ La mollezza di Capua aveva una volta sorpassato quella di Sibari medesima. Vedi Ateneo, _Deipnosophist. lib. XII. p. 528. edit. Casaubono_.
[303] Quarantotto unni prima della fondazione di Roma (circa 800. avanti l'Era Cristiana) i Toscani fabbricarono Capua e Nola, alla distanza di 23. miglia l'una dall'altra; ma l'ultima di queste non uscì mai dallo Stato di mediocrità.
[304] Il Tillemont (_Mem. Eccles. Tom. XIV p. 1-446._) ha raccolto con la solita sua diligenza tutto ciò, che si riferisce alla vita ed agli scritti di Paolino, la ritirata del quale ci è nota pe' suoi propri scritti, ed è celebrata dalle lodi di S. Ambrogio, di S. Girolamo, di S. Agostino, di Sulpicio Severo ec. suoi cristiani amici e contemporanei.
[305] Vedi le affezionate lettere d'Ausonio (_Epist. 19-25 p. 650-698 ed. Toll._) al suo Collega, amico, e discepolo Paolino. La religione d'Ausonio è tuttora un problema (_Vedi Memoir. de l'Acad. des Inscript_ T. XV. p. 123-138). Io credo che tale fosse anche al suo tempo, e per conseguenza che nel suo cuore fosse Pagano.
[306] L'umile Paolino una volta ebbe la presunzione di dire ch'egli credeva che San Felice lo amasse; almeno come un padrone ama il suo cagnolino.
[307] Vedi Giornandes, _de reb. Get. c. 30. p. 653_. Filostorgio l. XII. c. 3, Agostino _de Civ. Dei l. I. c. 10_, Baronio, _Annal. Eccles. an. 410. n. 45, 46_.
[308] Il platano era un albero favorito degli antichi dai quali fu propagato, per causa dell'ombra, dall'Oriente fino alla Gallia. (Plin., _Hist. Nat. XII. 3, 4, 5_). Questo scrittore fa menzione di alcuni Platani di enorme grandezza: uno di essi nell'Imperial villa di Velletri, che Caligola chiamava il suo nido, aveva tali rami, che eran capaci di contenere una gran tavola, il corteggio de' famigliari, e l'Imperatore medesimo, che Plinio graziosamente chiama _pars umbrae_; espressione che poteva con ugual ragione applicarsi ad Alarico.
[309] «Il soggiogato mezzodì cede al distruttore i vantati suoi titoli, e gli aurei suoi campi; con truce diletto la stirpe del Settentrione vede un più lucente giorno, ed il Cielo di colore azzurro; odora la nuova fragranza della rosa che s'apre, ed ingoja l'uva pendente a misura che cresce». Vedi i poemi di Gray pubblicati dal Mason p. 197. Invece di compilar tavole di cronologia e d'istoria naturale, perchè non applicò il Gray le forze del suo ingegno a finire quel poema filosofico, di cui ci ha lasciato un saggio così squisito?
[310] Quanto alla perfetta descrizione dello stretto di Messina, di Scilla, di Cariddi ec. vedi Cluverio (_Ital. antiq. l. VI. p. 123. 9_. e _Sicil. Antiq. l. I. p. 60, 76_), che ha diligentemente studiato gli antichi, ed esaminato con occhio curioso lo stato attuale del luogo.
[311] Giornandes, _de reb. Getic. c. 30 p. 654_.
[312] Orosio l. VII. c. 43, p. 584, 585. Ei fu mandato da S. Agostino l'anno 415, dall'Affrica in Palestina, per visitar S. Girolamo, e consultare con esso intorno alla controversia Pelagiana.
[313] Giornandes suppone, senza molta probabilità, che Adolfo per la seconda volta visitasse e saccheggiasse Roma (_more locustarum erasit._). Pure s'accorda con Orosio nel credere che fosse concluso un trattato di pace fra il principe Goto ed Onorio. Vedi Oros. l. VII. c. 43 p. 584, 585. Giornand., _de Reb. Get. c. 21. p. 654, 655_.
[314] La ritirata dei Goti dall'Italia e le prime azioni loro nella Gallia sono oscure e dubbiose. Io ho tratto grande aiuto da Mascou (_Istor. degli Antichi Germani l. VIII. c. 29, 35, 36, 37_) che ha illustrato e connesso fra loro le interrotte Croniche ed i frammenti di quei tempi.
[315] Vedi un ragguaglio di Placidia appresso il Du Cange, _Fam. Byz._ p. 52, ed il Tillemont, _Hist. des Emp. Tom. V. p. 260, 386, etc. Tom. VI. p. 240_.
[316] Zosimo l. V. p. 350.
[317] Zosimo l. VI. p. 383. Sembra, che Orosio (lib. VII. c. 40, p. 576) e le croniche di Marcellino e d'Idazio suppongano che i Goti non conducessero via Placidia, che dopo l'ultimo assedio di Roma.
[318] Vedi i ritratti d'Adolfo e di Placidia, e la relazione del loro matrimonio in Giornandes, _de Reb. Getic. c. 31, p. 654, 655_. Rispetto al luogo in cui furono stipulate, consumate, o celebrate le nozze, i manoscritti di Giornandes variano fra le vicine città di Forlì e d'Imola (_Forum Livii_, e _Forum Cornelii_). Egli è facile e comodo il conciliare lo storico Goto con Olimpiodoro (vedi Mascou l. VIII c. 36): ma il Tillemont crede fatica perduta il tentare la conciliazion di Giornandes con alcun buono autore.
[319] I Visigoti, sudditi d'Adolfo, ristrinsero con posteriori leggi la prodigalità dell'amor coniugale. Non poteva un marito fare alcun dono o stabilimento in vantaggio della sua moglie, finchè durava il primo anno del lor matrimonio; e la sua liberalità non poteva in alcun tempo eccedere la decima parte del suo patrimonio. I Lombardi furono un poco più indulgenti: permisero il _Morgingcap_ immediatamente dopo la prima notte del matrimonio; e questo famoso dono, premio della virginità, poteva arrivare fino alla quarta parte delle sostanze del marito. Alcune caute spose veramente avevano tanto senno da stipulare antecedentemente un donativo, che esse eran troppo sicure di non meritare. Vedi Montesquieu, Espr. des Loix. l. XIX c. 25. Muratori, _delle Antichità Italiane_ Tom. I _Dissert_. 20 p. 243.
[320] Noi dobbiamo il curioso ragguaglio di questa festa nuziale all'istorico Olimpiodoro appresso Fozio pag. 185, 188.
[321] Vedi nella grande collezione degli Storici di Francia fatta da Don Bonquet T. II. Gregor. Turonens. l. III. c. 10 p. 191. Gesta Reg. Francor. c. 23 p. 557. L'anonimo scrittore con un'ignoranza, degna de' suoi tempi, suppone, che tali strumenti di Culto Cristiano appartenessero al tempio di Salomone. Se avesse avuto qualche intendimento, dovea conoscere che furon trovati nel sacco di Roma.
[322] Si consultino le seguenti originali testimonianze negli storici di Francia _Tom. II_. Fredegar. Scolastic. _Chron. c. 73, p. 441_. Fredegar. Fragm. L. I. p. 463, _Gesta Regis Dagobertic. 29, p. 587_. L'avvenimento di Sisenando al trono di Spegna seguì l'anno 631. Le 200,000, monete d'oro furono applicate da Dagoberto alla fondazione della Chiesa di S. Dionisio
[323] Il Presidente Goguet (_Orig. des Loix etc_. Tom. II. p. 239) è d'opinione, che gli stupendi pezzi di smeraldo, le statue e le colonne, che gli Antichi hanno posto in Egitto, in Gade, in Costantinopoli ec. realmente non fossero che artificiali composizioni di vetro colorato. Si suppone che il famoso piatto di smeraldo, che si mostra a Genova, dia peso a questo sospetto.
[324] Elmacin., _Hist. Saracenica_ l. I. p. 85. Roderic. Tolet., _Hist. Arab. c. 9_. Cardonne, _Hist. de l'Afrique et de l'Espagne sous les Arabes Tom. I. p. 83_. Fu chiamata la Tavola di Salomone, secondo il costume degli Orientali, che attribuiscono a quel Principe ogni antica opera di sapere o di magnificenza.
[325] Le tre leggi, fatte in quest'occasione, sono riferite nel Codice Teodosiano lib. XI. Tit. XXVIII. leg. 7. lib. XIII. Tit. XI. leg. 12. lib. XV. Tit. XIV. leg. 14. L'espressioni dell'ultima sono assai notevoli, mentre non solamente contengono un perdono, ma anche un'apologia.
[326] Olimpiodor., ap. Foz. p. 183. Filostorg. (lib. XII c. 5) osserva, che quand'Onorio vi fece il suo trionfale ingresso, incoraggiò i Romani con la mano e con la voce (χειρι και γλωττη) a riedificar la loro città; la Cronica di Prospero loda Eracliano, _qui in Romanae urbis reparationem exhibuerat ministerium_.
[327] La data del viaggio di Claudio Rutilio Numaziano è oscurata da qualche difficoltà; ma lo Scaligero ha dedotto dai caratteri astronomici, che ei partì da Roma il dì 24 di Settembre, e s'imbarcò a Porto il dì 9 d'Ottobre dell'anno 416. Vedi Tillemont, _Hist. des Empereurs T. V. p. 820_. Rutilio, nel suo poetico Itinerario, si volge a Roma con alte voci di congratulazione.
_Erige crinales lauros, seniumque sacrati_ _Verticis in virides, Roma, recinge comas etc._
[328] Orosio compose la sua Storia in Affrica solo due anni dopo il fatto; pure sembra che la sua testimonianza sia contrabbilanciata dall'improbabilità del fatto medesimo. La Cronica di Marcellino attribuisce ad Eracliano 700 navi e 3000 uomini; l'ultimo di questi numeri è ridicolosamente corrotto, ma l'altro mi piacerebbe moltissimo.
[329] La Cronica d'Idazio afferma, senza la minima apparenza di verità, che ei s'avanzò fino ad _Otriculum_ nell'Umbria, dove fu vinto in una gran battaglia con la perdita di cinquantamila uomini.
[330] Vedi Cod. Teodos. lib. XV. Tit. XIV. leg. 23. Gli atti legali fatti in suo nome, fino la manumissione degli schiavi, furono dichiarati invalidi finattantochè non fossero formalmente ripetuti.
[331] Io ho sdegnato di far menzione d'un molto sciocco e probabilmente falso racconto (Procop., _de Bell. Vandal. l. 1 c. 2_), che Onorio si pose in agitazione per la perdita di Roma, finattantochè non seppe, che non era un pollo suo favorito di tal nome, ma solamente la Capitale del Mondo che s'era perduta. Pure anche quella storia fa qualche prova della pubblica opinione.
[332] I materiali per le vite di tutti questi Tiranni son presi da sei Istorici contemporanei, due Latini e quattro Greci: Orosio l. VII. c. 42. p. 581, 582, 583. Renato Profuturo Fregerido ap. Gregor. Turon. lib. II, c. 9 _negl'Istorici di Francia Tom. II. p. 165, 166_. Zosimo lib. VI, p. 307, 371. Olimpiodoro ap Fozio pag. 180, 181, 184, 185. Sozomeno l. IX. c. 12, 13, 14, 15, e Filostorgio lib. XII. c. 5, 6 con le dissertazioni del Gotofredo p. 477-481, oltre le quattro Croniche di Prospero Tirone, di Prospero d'Aquitania, d'Idazio e di Marcellino.
[333] Non si comprende come Sozomeno abbia lodato questo atto di disperazione. Egli osserva (p. 379), che la moglie di Geronzio era _Cristiana_; e che la morte di essa fu degna della sua religione, e di fama immortale.
[334] Ειδος αξιος τυραννιδος (_figura degna della Sovranità_). Questa è l'espressione d'Olimpiodoro, che pare essere stata presa dall'_Eolo_, tragedia d'Euripide, di cui non restano presentemente che alcuni frammenti (Euripid., _Barnes T. II. p. 443. v. 28._). Può servire tale allusione a provare, che gli antichi Poeti tragici erano tuttavia famigliari ai Greci del quinto secolo.
[335] Sidonio Apollinare (lib. V. _Epist. p. 9, 139, con le not. del Sirmond. p. 58_) dopo aver notato l'_incostanza_ di Costantino, la _facilità_ di Giovino, la perfidia di Geronzio, prosegue ad osservare, che tutti i vizi di questi Tiranni erano uniti nella persona di Dardano. Pure il Prefetto sostenne un rispettabil carattere nel Mondo, e se è veridica la testimonianza di Sidonio, ei seppe ingannare S. Agostino e S. Girolamo; poichè da questo (Tom. III. p. 66), ricevè i titoli di _Christianorum nobilissime, e nobilium Christianissime_.
[336] Quest'espressione può intendersi quasi letteralmente. Olimpiodoro dice μολις σακκοις εξσωθηαν (_Appena lo presero vivo coi sacchi_). La parola σακκοι o σακκος può significare un sacco, o una veste sciolta: tal metodo d'inviluppare e prendere il nemico _laciniis contortis_, era molto in uso appresso gli Unni (Ammiano XXXI 2). Il Tillemont (_Hist. des Emper. Tom. V. p. 608_.) così traduce: _Il fut pris avec des filets_.
[337] Senza ricorrere a più antichi Scrittori, io citerò tre rispettabili testimoni, che appartengono al quarto ed al settimo secolo cioè l'_Expositio totius mundi_ (_pag. 16 nel III volume dei Geografi Minori di Hudson_). Ausonio (_de Claris urbibus p. 242 edit. Toll_.), ed Isidoro di Siviglia (_Praef. ad Chron. ap. Grot. Hist. Goth. p. 707_). Posson trovarsi molte particolarità relative alla fertilità ed al commercio della Spagna presso Nonnio _Hispania illustrata_, ed Huet _Hist. du Commerce des anciens c. 40. p. 228-234_.
[338] Tal data si fissa esattamente nei Fasti, e nella Cronica d'Idazio. Orosio (lib. VII. c. 40 p. 578) attribuisce la perdita della Spagna al tradimento degli Onoriani, mentre Sozomeno (l. IV. c. 12) gli accusa soltanto di negligenza.
[339] Idazio brama d'applicare a queste nazionali calamità le profezie di Daniele; ed è per conseguenza costretto d'adattare le circostanze del fatto ai termini della predizione.
[340] Mariana _de Reb. Hispan. l. V. c. I, Tom. I. p. 148. Hag. Com. 1733_. Egli aveva letto in Orosio (l. VIII c. 41 p. 579) che i Barbari avevan fatto delle loro spade tanti ferri d'aratro, e che molti de' Provinciali preferivano _inter Barbaros pauperem libertatem, quam inter Romanos tributariam solicitudinem sustinere_.
[341] Può facilmente dedursi questa mescolanza di forza e di persuasione dal confrontare Orosio con Giornandes, l'Istorico Romano col Gotico.
[342] Secondo il sistema di Giornandes (c. 33. p. 659) il vero diritto ereditario allo scettro Gotico risedeva negli Amali; ma quei Principi, che erano vassalli dagli Unni, governavano le tribù degli Ostrogoti in alcune parti lontane della Germania o della Scizia.
[343] Tale uccisione si riferisce da Olimpiodoro; ma il numero dei figli è preso da un epitaffio di sospetta fede.
[344] La morte d'Adolfo fu celebrata in Costantinopoli con illuminazioni, e giuochi Circensi (vedi la _Cronic. Aless_.). Può sembrar dubbioso, se i Greci in quest'occasione fossero mossi dall'odio, che avevan pei Barbari o pei Latini.
[345]
_Quod Tartessiacis avus hujus Vallia terris_ _Vandalicas Turmas, et juncti Martis Alanos_ _Stravit, et occiduam texere cadavera Calpen._
Sidon. Apollin. in Paneg. _Anthem. 39. p. 300. Edit. Sirmond._
[346] Questo sussidio fu molto gradito. I Goti erano insultati da' Vandali della Spagna col nome di _Truli_, perchè nella estrema loro angustia avevan dato una moneta d'oro per una trula, o circa mezza libbra di farina. Olimpiod. _ap. Phot. p. 189_.
[347] Orosio riporta una copia di queste pretese lettere. «Tu cum omnibus pacem habe, omniumque obsides accipe; nos nobis confligimus, nobis perimus, tibi vincimus; immortalis vero questus erit Reipublicae tuae, si utrique pereamus». L'idea è giusta; ma io non posso persuadermi, che s'avesse, o s'esprimesse da' Barbari.
[348] «Romam triumphans ingreditur» questa è la formale espressione della Cronica di Prospero. I fatti appartenenti alla morte d'Adolfo, ed alle azioni di Vallia son riferiti da Olimpiodoro (_ap. Phot. p. 188_), da Orosio (_L. VII c. 43. p. 584, 587_), da Giornandes (_De reb. Getic. c. 31, 32_), e dalle Croniche d'Idazio e d'Isidoro.
[349] Ausonio (_de claris urbibus p. 157, 262_) celebra Bordò col parziale affetto d'un nativo di questa città. Vedasi appresso Salviano (_de Gubern. Dei p. 228. Paris 1608_) una florida descrizione delle Province dell'Aquitania, e della Novempopulonia.
[350] Orosio (_L. VIII c. 32 p. 550_) commenda la dolcezza e la modestia di quei Borgognoni, che trattavano i loro sudditi della Gallia come Cristiani loro fratelli. Mascou ha illustrato l'origine del loro regno nelle prime quattro annotazioni, poste al fine della sua laboriosa Istoria degli antichi Germani (_vol. II. p. 555, 572_ della traduzione Inglese).
[351] Vedi Mascou (_l. VIII. c. 43, 44, 45_). Se si eccettui un breve e sospetto verso della Cronica di Prospero (nel _T. I. p. 638_) non si trova mai rammentato il nome di Faramondo prima del settimo secolo. L'autore dell'opera intitolata _Gesta Francorum_ (_nel T. II p. 543_) suggerisce con sufficiente probabilità, che fu raccomandata a' Franchi la scelta di Faramondo, o almeno d'un Re, da Marcomiro di lui padre che era esule nella Toscana.
[352]
_O Lycida, vivi pervenimus: advena nostri_ _(Quod numquam veriti sumus) ut possessor agelis_ _Diceret: Haec mea sunt; veteres migrate coloni_ _Nunc victi tristes etc._
Vedasi tutta l'Egloga nona coll'utile comentario di Servio. Furono assegnate a' Veterani quindici miglia del territorio Mantovano, con la riserva di tre miglia intorno alla città in favore degli abitanti. Ed anche in questa concessione furono ingannati da Alfeno Varo, famoso legale ed uno de' Commissari, che misurò ottocento passi d'acqua e di pantano.
[353] Vedi il notevole passo dell'_Eucaristicon_ di Paolino 575. appresso Mascou _L. VIII c. 42_.
[354] Si fissa quell'importante verità dall'esattezza del Tillemont (_Hist. des Emper. Tom. V. p. 647_) e dall'ingenuità dell'abate Dubos (_Hist. de l'établiss. de la Monarchie franc. dans les Gaul Tom. I. p. 259_).
[355] Zosimo (_l. VI p. 383_) in poche parole racconta la rivolta della Britannia e dell'Armorica. I nostri Antiquari, e fino lo stesso gran Cambden, sono caduti in molti gravi errori per l'imperfetta cognizione che avevano dell'istoria del Continente.
[356] Sono stati fissati i confini dell'Armorica da due Geografi nazionali, Valesio e Danville, nelle loro notizie della Gallia antica. Questo nome s'era usato in un senso più esteso, e fu di poi ristretto ad uno molto più limitato.
[357]
_Gens inter geminos notissima clauditur amnes,_ _Armoricana prius veteri cognomine dicta._ _Torva, ferox, ventosa, procax, incauta, rebellis;_ _Inconstans disparque sibi novitatis amore;_ _Prodiga verborum, sed non et prodiga facti._