Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 05
Part 21
[412] Io convengo col Tillemont (_Hist. des Emper. T. V. p. 726_) nel sospetto intorno alla Real genealogia di Teodosio, che rimase occulta fino alla promozione di esso. Anche dopo di questa il silenzio di Pacato contrabilancia la venal testimonianza di Temistio, di Vittore e di Claudiano, che uniscono la famiglia di Teodosio al sangue di Trajano e di Adriano.
[413] Pacato paragona e conseguentemente preferisce la gioventù di Teodosio alla militar educazione d'Alessandro, di Annibale e del secondo Affricano, i quali avevan militato, com'esso, sotto i lor genitori. XII. 8.
[414] Ammiano fa menzione di questa vittoria che riportò: _Theodosius Junior Dux Mesiae prima etiam tum lanugine juvenis, princeps postea perfectissimus._ Il medesimo fatto s'attesta da Temistio e da Zosimo; ma Teodoreto (l. V c. 5 ), che vi aggiunge alcune curiose circostanze, l'applica male a proposito al tempo dell'interregno.
[415] Pacato (_in Paneg. vol. XII. 9._) preferisce la vita rustica di Teodosio a quella di Cincinnato; l'una era effetto della scelta, l'altra della povertà.
[416] Danville (_Geogr. Anc. Tom. I._ p. 25) ha fissato la situazione di Cauca o Coca nell'antica Provincia di Galizia, in cui Zosimo ed Idazio hanno posto la nascita o il patrimonio di Teodosio.
[417] Udiamo Ammiano medesimo: _Haec, ut miles quondam et Graecus, a principatu Caesaris Nervae exorsus, adusque Valentis interitum, pro virium explicavi mensura, nunquam, ut arbitror, sciens silentio ausus corrumpere vel mendacio. Scribant reliqua potiores aetate, doctrinisque florentes. Quos id, si libuerit, aggressuros, procudere linguas ad majores moneo stylos._ Ammiano XXXI. 16. I primi tredici libri, che sono un epitome superficiale di dugentocinquantasette anni, ora sono perduti: gli ultimi diciotto, che non contengono più di venticinque anni, ci conservano ancora una copiosa ed autentica storia de' suoi tempi.
[418] Ammiano fu l'ultimo suddito di Roma che componesse un'istoria profana in lingua Latina. L'Oriente, nel secolo dopo, produsse alcuni storici retori, come Zosimo, Olimpiodoro, Malco, Candido ec. Vedi Vossio _de Histor. Graec. l. II c. 18. De Histor. Latin. l. II. c. 10._
[419] Grisostom. _T. I. pag. 344. edit. Montfauc._ Io ho riscontrato ed esaminato questo passo; ma senza l'aiuto del Tillemont (_Hist. des Emper. Tom. V. p. 152_) non avrei mai potuto scoprire un aneddoto storico in uno strano miscuglio di mistiche e morali esortazioni, indirizzate dal Predicator d'Antiochia ad una giovane vedova.
[420] Eunap. _in Excerpt. Legat. p. 21._
[421] Vedi Gotofredo _Cronol. delle Leggi. Cod. Teod. T. I. Proleg. p. XCIX. CIV._
[422] Molti scrittori si fermano assai nella malattia e nella lunga dimora di Teodosio a Tessalonica. Zosimo per diminuir la sua gloria; Giornandes per favorire i Goti; e gli Autori Ecclesiastici per dar luogo al suo Battesimo.
[423] Si paragoni Temistio (_Orat. XIV. p. 181_) con Zosimo (l. IV. p. 232) con Giornandes (c. XXVII. p. 649) e col prolisso commento del conte di Buat (_Hist. des Peupl. Tom. VI. p. 477-552_). Le Croniche d'Idazio e di Marcellino alludono, in termini generali, _a magna certamina_, magna multaque _praelia_. I due epiteti non sono da conciliarsi facilmente.
[424] Zosimo l. IV. p. 232 lo chiama Scita, nome che sembra dai Greci più moderni essersi applicato ai Goti.
[425] Al Lettore non dispiacerà di vedere le parole originali di Giornandes o dell'autore ch'egli trascrive: _Regiam urbem ingressus est, miransque, en_ (inquit) _cerno quod saepe incredulus audiebam, famam videlicet tantae urbis. Et huc illuc oculos volvens nunc situm urbis commeatumque navium, nunc moenia clara prospectans, miratur, populosque diversarum gentium quasi fonte in uno e diversis partibus scaturiente unda sic quoque militem ordinatum aspiciens. Deus, inquit, est sine dubio terrenus imperator, et quisquis adversus eum manum moverit, ipse sui sanguinis reus existit:_ Giornandes (_c. XXVIII. p. 650_) passa a far menzione della sua morte e dei suoi funerali.
[426] I brevi ed autentici cenni, che si trovano nei _Fasti_ d'Idazio (_Chron. Scalig. p. 52_) son macchiati dalla passione di un contemporaneo. L'orazione quarantesima di Temistio è un complimento alla Pace ed al Console Saturnino (An. 383).
[427] Giornandes c. XXVIII. p. 650. Anche Zosimo (l. IV p. 246) è costretto a lodare la generosità di Teodosio, tanto onorevole per esso, e vantaggiosa pel Pubblico.
[428] Εθνος το Σκεθικον πασιν αγνωυον, _Gente Scitica, ignota a tutti_: Zosimo _l. IV. p. 252_.
[429] Io sono autorizzato dalla ragione e dall'esempio ad applicare questo nome Indiano ai μονοξυλα, _navicelle fatte d'un sol albero_, dei Barbari, che sono alberi scavati in forma di battelli, πληθει μονοξυλων εμβιβασαντες: _traghettando con una moltitudine di monoxuli_: Zosimo _lib. IV p. 253_.
_Ausi Danubium quondam tranare Gruthungi._ _In lintres fregere nemus: ter mille ruebant_ _Per fluvium plenae cuneis immanibus alni._
Claudian. in IX. Cons. Hon. 623.
[430] Zosimo l. IV. p. 252-255. Ei troppo spesso dimostra la sua scarsezza di giudizio, deturpando le più serie sue narrazioni con minute ed incredibili circostanze.
[431] _Retulit... Odothaei Regis opima._
V. 6. Le spoglie _opime_ eran quelle che un Generale Romano potea guadagnare solamente sopra un Re o un Generale nemico, ucciso da esso con le proprie mani; e nei secoli vittoriosi di Roma non se ne contano più di tre esempi.
[432] Vedi Temistio _Orat. XVI. p. 211_. Claudiano (_in Eutrop. l. II. p. 152_) fa menzione della Colonia Frigia...
_... Ostrogothis colitur mistisque Gruthungis_ _Phryx ager_...
E quindi passa a nominare il Pattolo e l'Ermo, fiumi della Lidia.
[433] Si paragonino fra loro Giornandes (c. XX. 27) che nota la condizione ed il numero dei confederati Gotici, Zosimo (l. IV. p. 258), che fa menzione degli aurei loro collari, e Pacato (_in Paneg. vet. XII. 37_), che applaudisce con falsa o stolta gioia alla disciplina e bravura loro.
[434] _Amator pacis generisque Gothorum._ Questa è la lode, che gli dà l'Istorico Goto (c. XXIX), che rappresenta la sua nazione come composta di uomini pacifici, lenti alla collera, e pazienti delle ingiurie. Secondo T. Livio, i Romani non conquistarono il Mondo che per difendersi.
[435] Oltre le parziali invettive di Zosimo (sempre malcontento dei Principi Cristiani) vedansi le gravi rappresentanze, che Sinesio indrizza all'Imperatore Arcadio (_de Regno p. 25. 26. Edit. Petav_). Il filosofo Vescovo di Cirene era vicino abbastanza per giudicare, ed abbastanza lontano per non esser tentato dal timore e dall'adulazione.
[436] Temistio (_Orat. XVI. p. 211. 212_) compose un'elaborata e ragionevole apologia, che per altro non è esente dalle puerilità della Greca rettorica. Orfeo potè solo allettare le bestie selvagge della Tracia; ma Teodosio incantò gli uomini e le donne, dai predecessori dei quali Orfeo nell'istesso luogo era stato fatto in pezzi ec.
[437] Costantinopoli fu privata, mezzo un giorno, della pubblica distribuzione di pane per espiar l'uccisione d'un soldato Gotico: κυουντες τον Σκυθικον etc. (aver ammazzato uno Scita) fu il delitto del popolo. Liban. _Orat. VII. p. 394. Edit. Morel._
[438] Zosimo t. IV. p. 267. 271. Egli racconta una lunga e ridicola storia dell'avventuroso principe, che scorse il paese con soli cinque cavalieri, di uno spione che essi scuoprirono, batterono ed uccisero nella capanna di una vecchia ec.
[439] Si confronti Eunapio (_in Excerpt. Legat. p. 21. 22_), con Zosimo (l. IV. p. 279). Deve senza dubbio applicarsi alla medesima storia la differenza delle circostanze e dei nomi. Fravitta o Travitta in seguito fu Console, nell'anno 401, e continuò nel fedele servizio del figlio maggiore di Teodosio (_Tillemont Hist. des Emp. Tom. _V. p. 467).
[440] _I Goti messero tutto a sacco dal Danubio fino al Bosforo; esterminarono Valente e il suo esercito, e non ripassarono il Danubio, che per abbandonar l'orribile solitudine, che avevan fatto_ (Oeuvres de Montesquieu T. III p. 479. Considérations sur les causes de la grand. et de la decad. des Rom. c. 17). Il Presidente di Montesquieu sembra avere ignorato che i Goti, dopo la disfatta di Valente, non abbandonarono mai il territorio Romano. Sono adesso trent'anni, dice Claudiano (_de Bell. Getic_. 166. ec. An. 404),
_Ex quo jam patrios gens haec oblita Triones,_ _Atque Istrum transvecta semel, vestigia fixit_ _Threicio funesta solo...._
CAPITOLO XXVII.
_Morte di Graziano. Rovina dell'Arrianesimo. S. Ambrogio. Prima guerra civile contro Massimo. Carattere, amministrazione e penitenza di Teodosio. Morte di Valentiniano II. Seconda guerra civile contro Eugenio. Morte di Teodosio._
Non aveva Graziano ancor finita l'età di venti anni, che la sua fama uguagliava già quella dei più celebri Principi. La gentile ed amabile indole sua rendevalo caro agli amici privati, e la graziosa affabilità delle sue maniere impegnava l'affezione del popolo. I Letterati, che godevano della generosità del loro Sovrano, ne riconoscevano il gusto e l'eloquenza; i militari applaudivano ugualmente il valore e la destrezza di esso nelle armi; e si risguardava dal Clero l'umile pietà di Graziano, come la prima e la più vantaggiosa delle sue virtù. La vittoria di Colmar aveva liberato l'Occidente da una formidabile invasione; e le grate Province dell'Oriente attribuivano i meriti di Teodosio all'autore della grandezza di lui e della pubblica salute. Graziano non sopravvisse a tali memorabili fatti che quattro o cinque anni; sopravvisse però alla propria riputazione, ed avanti che cadesse vittima della ribellione, aveva perduto in gran parte il rispetto e la fiducia del Mondo Romano.
L'errore è inescusabile, poichè travisa la principale ed immediata cagione della caduta dell'Impero Occidentale di Roma.
La notabile alterazione del carattere o della condotta di esso non può imputarsi nè agli artifizi della adulazione, che fino dall'infanzia circondato avevano il figlio di Valentiniano, nè alle forti passioni, dalle quali sembra, che quel moderato giovane fosse libero. Un più accurato esame della vita di Graziano può suggerire per avventura la vera causa, per cui restaron deluse le pubbliche speranze. Le apparenti virtù di lui, invece d'essere un difficil prodotto dell'esperienza e dell'avversità, erano i prematuri ed artificiali frutti d'un'educazione reale. L'ansiosa tenerezza di suo padre era continuamente occupata in procurargli quei vantaggi, de' quali aveva forse tanto maggiore stima, quanto meno egli stesso ne avea goduto; ed i più abili maestri d'ogni scienza e d'ogni arte s'erano affaticati a formar lo spirito e il corpo del giovane Principe[441]. Con ostentazione faceva uso delle notizie, che essi con gran fatica gli comunicavano, e queste gli procuravano da tutti prodighe lodi. La molle e docile sua disposizione riceveva facilmente la impronta dei giudiziosi loro precetti, ed era facile il prendere una mancanza di passione per forza di raziocinio. I suoi precettori furono appoco appoco innalzati al grado ed all'autorità di Ministri di Stato[442]; e siccome saviamente dissimulavano la segreta loro influenza, parve, ch'egli agisse con fermezza, a proposito, e con giudizio nelle più importanti occasioni della sua vita e del suo regno. Ma la forza di questa elaborata istruzione non penetrò al di là della superficie; ed i periti maestri, che con tanta cura guidavano i passi del loro allievo reale, non poterono inspirar nel debole ed indolente carattere di lui quel vigoroso ed indipendente principio d'azione, che rende la ricerca laboriosa della gloria essenzialmente necessaria alla felicità, e quasi all'esistenza dell'Eroe. Appena il tempo ed il caso ebbero allontanati quei fedeli consiglieri dal trono, l'Imperator d'Occidente insensibilmente discese al livello del naturale suo genio, abbandonò le redini del governo a quelle ambiziose mani, che erano già stese per prenderle, e passò il suo tempo nelle più frivole occupazioni. Gl'indegni delegati del suo potere, del merito dei quali era un sacrilegio il dubitare[443], instituirono un pubblico mercimonio di favore e d'ingiustizia sì nella Corte che nelle Province. Si dirigeva la coscienza del credulo Principe da' Santi e dai Vescovi[444], i quali procurarono un editto Imperiale per punire come capitale delitto la violazione, la negligenza, o anche l'ignoranza della divina legge[445]. Fra i diversi esercizi, nei quali s'era occupata la gioventù di Graziano, erasi egli applicato con particolar genio e successo a maneggiare i cavalli, a tender l'arco ed a scagliare il giavellotto; e queste abilità, che potevano essere utili per un soldato, restarono prostituite nel più vile oggetto della caccia. Si formarono vasti parchi pei divertimenti Imperiali, furono abbondantemente forniti d'ogni specie di bestie selvagge; e Graziano trascurava i doveri ed eziandio la dignità del suo grado per consumar le intere giornate nella vana ostentazione di destrezza e d'ardire nel cacciare. La vanità, e il desiderio, che aveva il Romano Imperatore, di esser eccellente in un'arte, in cui avrebbe potuto esser superato dall'infimo de' suoi schiavi, rammentava ai numerosi spettatori gli esempi di Nerone e di Commodo; ma il casto e moderato Graziano era alieno dai mostruosi lor vizi; e le sue mani non furon macchiate che dal sangue degli animali[446].
La condotta di Graziano, che avviliva il suo carattere agli occhi del Mondo, non avrebbe potuto disturbare la sicurezza del suo regno, se non si fosse provocato l'esercito a risentirsi delle particolari sue ingiurie. Finattantochè il giovane Imperatore fu guidato dalle istruzioni dei suoi maestri, si professò amico e quasi sotto la tutela dei soldati; consumava molte ore nella famigliar conversazione del campo; e la salute, il sollievo, i premi, gli onori delle fedeli sue truppe sembrava che fossero l'oggetto delle premurose cure di lui. Ma dopo che Graziano secondò più liberamente il dominante suo gusto per la caccia e per lo scagliare de' dardi, fece naturalmente lega coi ministri più destri del suo favorito divertimento. Fu ammesso al servizio militare e domestico del palazzo un corpo di Alani; e l'ammirabile abilità che essi erano assuefatti ad usare nelle immense pianure della Scizia, veniva esercitata in un più angusto teatro, quali erano i parchi ed i chiusi recinti della Gallia. Graziano ammirava i talenti ed i costumi di tali favorite guardie, alle quali sole affidava la difesa della sua persona: e come se avesse voluto insultare la pubblica opinione, spesse volte si facea vedere ai soldati ed al popolo con l'abito e le armi, con il lungo arco, la risuonante faretra e l'abbigliamento di pelli a foggia di Scita guerriero. L'indegno spettacolo di un Principe Romano, che avea rinunziato alle vesti ed ai costumi del proprio paese, riempì gli animi delle legioni di dispiacere e di sdegno[447]. Fino i Germani, sì forti e formidabili negli eserciti dell'Impero, affettavano di sdegnare lo strano ed orrido aspetto dei selvaggi del Norte, che nello spazio di pochi anni eran giunti dalle rive del Volga a quelle della Senna. Si sollevò per le armate e per le guarnigioni dell'Occidente un alto e licenzioso mormorio, e siccome la molle indolenza di Graziano trascurò d'estinguere i primi sintomi di dissapore, non si supplì alla mancanza d'amore e di rispetto dal poter del timore. Ma la sovversione d'uno stabilito governo è sempre una opera di qualche reale e di molta apparente difficoltà; ed il trono di Graziano era difeso dalle sanzioni del costume, della legge, della religione e di quella delicata bilancia fra le forze civili e militari, ch'erasi stabilita dalla politica di Costantino. Non è di grande importanza il cercar per quali cause fosse prodotta la rivoluzione della Britannia. Dal caso comunemente nasce il disordine: avvenne che i semi della ribellione caddero in un terreno, che si supponeva più fecondo in tiranni ed usurpatori di qualunque altro[448]; le legioni di quell'isola, separata dal resto dell'Impero, erano state lungo tempo famose per uno spirito di presunzione e d'arroganza[449]; e fu proclamato il nome di Massimo dalla tumultuaria ma unanime voce tanto dei soldati che de' Provinciali. L'Imperatore o il ribelle, mentre il suo titolo non era per anche assicurato dalla fortuna, era nativo di Spagna, del medesimo paese, compagno nella milizia e rivale di Teodosio, di cui non avea veduto l'innalzamento senza qualche movimento d'invidia e di sdegno: le avventure della sua vita l'avevano da gran tempo stabilito nella Britannia; ed io non sarei alieno dal trovarne qualche fondamento nel matrimonio, che si dice avere egli contratto con la figlia d'un ricco Signore della Contea di Caernarvon[450]. Ma potrebbe giustamente riguardarsi questo posto provinciale come uno stato d'esilio e d'oscurità; e se pure Massimo aveva ottenuto qualche uffizio civile o militare, non era investito dell'autorità nè di Governatore nè di Generale[451]. Gli scrittori parziali di quel tempo confessano l'abilità ed anche l'integrità di esso, e realmente fa d'uopo che fosse un merito assai cospicuo quello, che potè estorcere tal confessione in favore del vinto nemico di Teodosio. La malcontentezza di Massimo potè forse disporlo a censurar la condotta del suo Sovrano, e ad incoraggiare senza forse alcuna mira d'ambizione il mormorio delle truppe. Ma in mezzo al tumulto egli artificiosamente o modestamente ricusò di salire sul trono; e sembra che si prestasse qualche fede alla positiva sua dichiarazione, che fu costretto ad accettare il pericoloso dono della porpora Imperiale[452].
Era però ugualmente pericoloso il ricusare l'Impero; e dal momento, in cui Massimo avea mancato alla fedeltà verso il legittimo suo Sovrano, ei non poteva sperar di regnare, e neppur di vivere, se limitava la sua moderata ambizione dentro gli angusti confini della Britannia. Con ardire e con prudenza risolvè di prevenire i disegni di Graziano; la gioventù dell'isola corse in folla a' suoi stendardi, ed invase la Gallia con una flotta ed un esercito che lungo tempo dopo si rammentava come l'emigrazione d'una considerabil parte della nazione Britannica[453]. L'ostile avvicinamento loro pose in agitazione l'Imperatore nella pacifica sua residenza di Parigi; ed i dardi, che egli oziosamente impiegava contro gli orsi ed i leoni, avrebber potuto con più onore adoprarsi contro i ribelli. Ma i deboli suoi sforzi annunziavano il degenerato animo e la disperata situazione di esso; e lo privarono de' ripieghi, che pure avrebbe potuto trovare nel soccorso de' propri sudditi e degli alleati. Le truppe della Gallia, invece d'opporsi alla marcia di Massimo, lo riceverono con liete e leali acclamazioni; e la vergogna della diserzione passò dal Popolo al Principe. I soldati, che per la lor situazione erano più immediatamente addetti al servizio del palazzo, abbandonarono lo stendardo di Graziano, la prima volta che fu spiegato nelle vicinanze di Parigi. L'Imperator d'Occidente fuggì verso Lione con un treno di soli trecento cavalli, e nelle città lungo la strada, nelle quali sperava di trovare un rifugio o almeno un libero passo, apprese con crudele esperienza, che ogni porta è chiusa per gli sfortunati. Contuttociò egli avrebbe potuto giunger sicuro negli stati del suo fratello, e tosto ritornar con le forze dell'Italia e dell'Oriente, se non si fosse lasciato fatalmente ingannare dal perfido Governatore della Provincia Lionese. Graziano fu trattenuto dalle proteste di una dubbiosa fedeltà e dalle speranze di un soccorso, che non poteva esser efficace, finattantochè l'arrivo di Andragazio, Generale della cavalleria di Massimo, pose fine al suo inganno. Questo risoluto uffiziale eseguì senza rimorso gli ordini o le intenzioni dell'usurpatore. Nell'alzarsi da cena, Graziano fu dato nelle mani dell'assassino: e fu negato fino il suo corpo alle pressanti e pietose istanze del fratello Valentiniano[454]. La morte dell'Imperatore fu seguita da quella del potente suo generale, Mellobaude Re dei Franchi, il quale fino all'ultimo istante della sua vita mantenne quell'ambigua riputazione, che è la giusta ricompensa dell'oscura e sottile politica[455]. Tali esecuzioni poterono forse esser necessarie per la pubblica sicurezza; ma il fortunato usurpatore, il cui potere fu riconosciuto da tutte le Province dell'Occidente, ebbe il merito e la soddisfazione di vantare, che ad eccezione di quelli che eran periti nella battaglia, il suo trionfo non fu macchiato dal sangue Romano[456].