Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 05

Part 12

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È verissimo che il Bull come ancora i nostri teologi si son creduti in dovere di conciliare fra loro i due sinodi Antiocheno e Niceno, osservando che i Santi Atanasio, Basilio ed Illario rammentano la proibizione della voce Ομόουσιον fatta dal primo; ma egli è vero egualmente, che niuno di essi attesta di averla letta nell'Epistola Sinodica: ond'è che essi ne parlarono solo in supposizione, che ella vi fosse, come andavano divulgando i Semi-Arriani, ma falsamente ed a solo oggetto di mostrar che gli _Homoousiasti_ o _Consustanzialisti_, come per dispregio essi chiamavano gli Ortodossi[260], avevan cambiato dottrina. Imperciocchè se otto, o nove anni prima di quel sinodo i Pentapolitani avevano accusato Dionigi Alessandrino lor Vescovo al Romano Pontefice del medesimo nome come impugnatore dell'Eternità, e _Consustanzialità_ del Figlio col divin Padre, e tal dottrina aveva irritato quel Pontefice, ed il Concilio da esso a bella posta adunato in Roma: se l'accusato avevala rigettata siccome erronea prima in una lettera, e quindi più ampiamente in quattro Libri, rendendo palese la calunnia dei suoi malevoli; mi sembra chiaro, che la credenza della _Consustanzialità_ del Figlio col Padre era fin d'allora comune, come potè sovente S. Atanasio rinfacciare agli Arriani. Or come è mai verisimile, che il sinodo Antiocheno _Ortodosso_ volesse dar sospetto di opporsi in qualche maniera ed alla credenza comune, ed al Romano Pontefice, ed a tutto il suo sinodo condannando la voce Ομοόυσιον? Osservate inoltre che non cominciossi a rammentar tal decreto prima del Concilio Aneirano del 358, vale a dire intorno a novant'anni dopo. Vi par egli che i refrattarj al Concilio Niceno maestri d'inganni, intrighi e sofismi avesser taciuto per sì lungo tempo un Decreto, che gli avrebbe tanto, almeno apparentemente favoriti? L'avrebbe mai od ignorato o taciuto uno dei principali sostegni del partito Ariano, Eusebio di Cesarea, secondo Gibbon, _il più dotto dei Prelati Cristiani_? Anzi egli medesimo nel Lib. VII della sua storia inserì una gran parte della lettera dei PP. Antiocheni, eppure ivi non ne fa cenno: ed in una, che esso ne scrisse poco dopo al Concilio Niceno[261], limpidamente confessa che i Padri antichi si eran serviti di quella voce. Che se realmente si fosse fatta in quel sinodo tal condanna, come mai pochi anni dopo S. Pamfilo nell'Apologia per Origene avrebbe inserito un intero Capitolo per dimostrare la _Consustanzialità_ del Verbo? Ne volete di più? Nella professione di fede opposta dal sinodo Antiocheno medesimo agli errori di Paolo di Samosata più volte si adopera la voce Ομοουσιον. Apparisce al presente, non so negarlo, fatta in Nicea quella formula: ma che sia questo un errore degli Amanuensi il prova il silenzio di Gelasio Ciziceno presso Fozio, e l'espressa testimonianza del sinodo generale Efesino[262].

Per quello poi che riguarda i motivi, che indussero i Padri Niceni ad adottare il vocabolo Ομοουσιον, egli è tanto difficile il persuader un animo non preoccupato da massime eterodosse a giudicar di quel venerando Consesso, come ne giudica il sig. Gibbon, quanto è malagevole l'atterrare i più stimabili fondamenti della certezza storica. «Erano dispostissimi, siccome attestano S. Atanasio[263] e Teodoreto[264], quei rispettabili Vescovi ad inserire nella professione di fede quelle espressioni soltanto, che si trovavano in termini nelle S. Scritture, cioè che Gesù Cristo è da Dio, è Verbo e Sapienza, e proprio Germe del divin Padre; ma non essendo possibile rinvenirne alcuna che gli Arriani non adattassero al Verbo egualmente, che alle creature, avvedutisi i Padri della lor frode ed empia astuzia _furon costretti_ ad esporre con parole più chiare ciò che intendessero con quella espressione _esser da Dio_, ed a scrivere per conseguenza, che il _Figlio è della sostanza di Dio_: affinchè la detta espressione _esser da Dio_ non si credesse accomunata al Figlio ed alle creature, e propria egualmente di loro. In fatti l'esser della divina sostanza non è proprio di creatura veruna, ma unicamente del Verbo... Parimenti quando trattossi d'inserir, nel formulario di fede, che il Figlio è la vera potenza ed immagin del Padre, a lui somigliante, immutabile onninamente, eterno, ed indiviso nel Padre, tanto bisbigliarono gli Eusebiani, tanto mostrarono di applaudirsi scambievolmente con le occhiate e con i cenni, che ben si comprese, che l'espressioni _esser simile a Dio, essere in Dio, esser la potenza di Dio_ eran da essi accomunate al Figlio, ed agli uomini, leggendosi nelle Sacre Scritture, che l'uomo è l'immagine e la gloria di Dio.... Quindi è che i Vescovi, considerata la loro ipocrisia e maliziosa indole, furono anch'essi COSTRETTI DALLA NECESSITÀ a raccogliere il senso di quelle espressioni dalle Scritture, ripetendo con più chiari termini ciò che avanti avevano detto scrivere che il Figlio è ομοουσιος Consustanziale al Padre ec.». Questo medesimo vien ripetuto dal S. Primate nella sua Epistola agli Affricani[265], e da S. Gregorio Nazianzeno[266]. Adunque non _per nascondere le lor differenze, non per sospendere le loro dispute_, _non per unire i loro partiti_ divisi tra il Sabellianismo ed il Triteismo i Padri Niceni adottarono l'_Homoousion_; ma per recidere COSTRETTI DALLA NECESSITÀ con un colpo solo la nefanda testa dell'Arrianesimo.

Ma vi era poi realmente quel gran numero di fautori di una Trinità nominale magnificato da Gibbon nell'assemblea, che introdusse quella voce nel simbolo? I _Santi_, che a detta del nostro rispettosissimo Critico, _erano più alla moda al tempo degli Arriani Atanasio, Gregorio Nazianzeno_, a cui si aggiungono _il Nisseno e Cirillo l'Alessandrino[267] favorirono_ veramente _l'ipotesi delle tre menti, o sostanze, e dei tre esseri coeguali e coerenti mediante la perpetua concordia di loro amministrazione e l'essenzial conformità del loro volere_? Dio buono! E come può essere ignoto al sig. Gibbon, che presentatosi S. Illario al Sinodo di Seleucia[268] _primum quaesitum est ab eo, quae esset Gallorum fides; quia tum Arrianis prava de nobis vulgantibus ab Orientalibus suspecti habebamur_ TRINONYMAM SOLITARII DEI UNIONEM _secundum_ SABELLIUM _credidisse_? Ma quando ancora egli ignori un tal fatto, da quelle _oscure dispute, e certi notturni combattimenti_ da lui rammentati coi termini stessi di Socrate, non credo di fargli ingiuria a dedurne, che esso abbia letto il Cap. VIII del I Libro di quello storico. Ivi dunque avrà letto altresì le parole: _qui_ του ομοουσιοου την λεξιν _Consubstantialis vocem aversabantur SABELLII DOGMA ab iis qui vocem illam probabant, induci arbitrabantur. Atque idcirco impios illos vocabant, utpote qui Filii Dei existentiam tollerent_[269]. Or perchè non inferirne, che quel Sabellianismo è una mera calunnia, di cui i nemici della divina natura di Gesù Cristo, od almeno di quella voce, che tanto ben l'esprimeva, caricarono i Padri Ortodossi difensori dei termini precisi del Concilio Niceno? Come può dunque vantar rispetto pel Santuario chi rinnova le antiche calunnie contro di quelli, che sì gelosamente ne conservarono lo splendore? E non è un rinnovare con Clerc le antiche calunnie il tacciare di fautori del Triteismo i due Gregori, Atanasio e Cirillo l'Alessandrino a cui (non già a S. Basilio) vuolsi attribuire il Libro Περι της αγιας Τριαδος ec. _de S. Trinitate ec. Tres Deos a nobis coli causantur... eamque CALUMNIAM probabiliter struere non intermittunt... Sed veritas pugnat pro nobis_[270]. Sia pure un _actum agere_, come dice il sig. Gibbon _il provare, che Homoousios significhi una sostanza in specie, che secondo Aristotele le stelle sono homoousie, e che tre uomini sono consustanziali in quanto appartengono alla medesima specie_; sarebbe ancora per altro un _actum agere_ il dimostrare, che i Padri Niceni affissero a quel celebre termine una significazione diversa da quella, in cui usavasi o nel comune linguaggio, od in quello della filosofia dei Gentili, come fin d'allora S. Atanasio rispondeva agli Arriani[271]: _Haec sunt Ethicorum interpretationes, nosque nihil eorum egemus, quae ipsi afferunt_; essendo già state raccolte le chiarissime testimonianze di Socrate[272], di S. Atanasio medesimo[273], e dell'istesso Eusebio di Cesarea[274], il quale scrisse: _Homoousion esse Filium Patri, cum adlatis rationibus discussum esset_ (nel sinodo di Nicea) _convenit non juxta corporum modum, neque instar mortalium animantium accipi debere_[275]. Sarebbe molto più un _actum agere_ l'allegare una lunga serie dei luminosissimi resti di quei Santi amatori della dottrina Apostolica, non della _moda_, che apertamente dimostrarono la loro Ortodossia intorno al mistero della Santissima Trinità, specialmente scrivendo a Voi, che sì di proposito vi applicate agli studi Sacri con la guida di dotti Maestri, e sotto gli auspicj di un illuminato e religiosissimo Cardinale Protettore della vostra nazione. Sarò pertanto brevissimo su questo articolo; ed in difesa del Nazianzeno riferirò solamente quelle parole dell'Orazione XXXVII, in cui ragiona quel Santo Padre della Trinità contro i Macedoniani e gli Arriani, le quali per esser decisive furono artificiosamente omesse dal Clerc, che ad inganno dei semplici non ebbe rossore di confermare il suo falso sistema con passi tratti da quell'Orazione medesima. _Horum quodlibet Unitatem habet non minus ejus cum quo conjungitum, quam sui ipsius respectu propter essentiae et potentiae IDENTITATEM_ τω ταυτω της ουσιας, και της δυναμεως. _Atque haec unionis hujus ratio est, quantum quidem ipsi percipimus._ Questa non è certamente _la pericolosa ipotesi delle tre menti o sostanze, o di tre esseri coeguali ec._ Il Nazianzeno asserisce, che tra le Divine Persone non solo vi è uguaglianza di potenza e natura, ma IDENTITA'. Confermiamolo. Se l'Unità di natura nelle Divine Persone al parere del S. Padre consistesse in una mera coeguaglianza, e nella sola conformità del loro valore, quell'Unità resterebbe, quand'anche si concepisse mancante d'una delle tre Menti, o Sostante Divine. Ma egli _nullo modo_, soggiunge esclamando, _UNAM ILLAM NATURAM, ac peraeque venerandam trunca. Alioqui si quid ex Tribus everteris, TOTUM everteris, imo a TOTO excideris_. È dunque patente l'Ortodossia di S. Gregorio Nazianzeno. Può egli inoltre confessarsi più chiaramente, che il Figlio non è una seconda Mente o Sostanza, ma bensì il Verbo, o la Sapienza del Padre, ed _una Sostanza istessa_ con lui di quello che lo confessi Cirillo l'Alessandrino? Si può mai più nettamente asserire, che la Divina _sostanza è una sola_, benchè distinta in tre Persone di quel che faccialo S. Atanasio? Ecco le parole del primo[276]: _Intelligendum sic ex Patre natum Filium, ut Sapientia ex mente, quae sicut et alia quodammodo esse a mente per expressionem ipsius videtur, et in ipsa vere est; non enim SEPARABILITER ab ea prodit_. I termini del secondo son questi[277]. _Neque tres hypostases per se ipsas DIVISAS, ut in hominibus pro natura corporum accidit fas est in Deo cogitare: ne ut gentes Deorum multitudinem inducamus... Laudanda colendaque et adoranda Trinitas UNA et INDIVIDUA est, nec ullam figuram habet, sed sine confusione CONJUNGITUR; quemadmodum ejusdem UNITAS distinguitur sine DIVISIONE._ Quindi è manifesto non potersi sfuggir la taccia di calunniatore da chiunque asserisce, che i Padri soprallodati favorissero il Triteismo. Egli è poi tanto falso che l'_Homoousion potesse essere caro ed ai Triteisti, ed ai fautori di una Trinità nominale_, che nel linguaggio Teologico a norma delle espressioni di G. Cristo medesimo _Ego, et Pater unum sumus... Ego in Patre, et Pater in me est_[278], si credeva piuttosto capace di non conciliare i due supposti contrari partiti, ma di distruggerli. _Vox ista_ ομοουσιον, _et SABELLII impietatem corrigit, tollit enim hypostaseos identitatem, et perfectam Personarum intelligentiam introducit. Non enim aliquid idem est sibi ipsi Homoousion, sed alterum alteri. Itaque rectissime, et cum pietate conjunctissime hypostaseon dividuntur proprietates, et immutabilitas naturae inalterabilis repraesentatur_. Così S. Basilio Magno[279], a cui egregiamente uniformasi S. Ambrogio scrivendo[280]. _Frustra autem verbum istud propter SABELLIANOS declinare se dicunt et in eo suam impietatem produnt. Homoousion enim aliud alii non ipsum est sibi. Recte ergo Homoousion Patri Filium dicimus quia eo verbo, et PERSONARUM DISTINCTIO_ (contro Sabellio), _et NACTURAE UNITAS_ (contro i Politeisti e gli Arriani) _significatur_.

Ma se così grande era la forza di quel vocabolo, e sì ben fissata la significazione, perchè mai tanti sinodi _lo rigettarono, l'ammisero, l'interpretarono_? Il Sig. Gibbon istesso mi presenta in gran parte come rispondervi. Ciò avvenne perchè _gli Arriani sempre stimaron prudente consiglio quello di mascherare con ambigue parole i lor sentimenti e disegni, avvenne per l'astuzia dei loro Capi, per il loro odio verso Atanasio, ed in modo singolarissimo per il minuto e capriccioso gusto dell'Imperator Costanzo[281], che perseguitava con egual zelo quelli, che difendevan la simil sostanza, quelli che sostenevano la Consustanzialità, e quelli che negavano la somiglianza del Figlio di Dio_. Anderebbe ingannato a partito chi credesse in quel passo del S. Vescovo di Poitiers[282] delineato il carattere dei difensori del simbolo di Nicea egualmente che quello dei nemici dell'_Homoousion_: e molto più chi volesse dedurne l'estinzione o l'incertezza della vera credenza nel vasto Impero Romano. Non è però nuovo l'abuso dei libri di S. Illario per quest'oggetto. Anche Vincenzo Rogatista vi si faceva forte disputando contro S. Agostino sulla Cattolicità della Chiesa. Dico che sarebbe un abusare delle opere di quel S. Padre a pensare in tal modo, poichè intorno a quei tempi medesimi per la testimonianza di Socrate[283] _Achajae et Illyrici civitates, et reliquae Occiduarum partium Ecclesiae tranquillae adhuc erant, et inconcussae, tum quod inter se consentirent, tum quod fidei regulam a Nicaeno Concilio traditam constantissime retinerent_, ed Illario nel IV. Libro _de Trinitate_[284] provoca gli Eretici alla fede della Chiesa universale, in cui _omne os credentium Christum Deum loquitur_. Il parlare come se uno avesse parte a un disordine, da cui si vogliano ritrar coloro, coi quali si forma una società, è forse il più efficace linguaggio per l'intento, che sappia dettar l'umiltà e la prudenza. Vedendo pertanto lo zelantissimo Vescovo, che nel Conciliabolo Costantinopolitano sotto gli occhi dell'Augusto Sovrano si erano soscritti gli Arriani decreti fatti in Rimini[285] dopo la partenza dei Legati, e non ancor disperando del ravvedimento dei _dissidenti_ e del Principe, intende realmente in quella Rappresentanza di rimproverar questo e quelli perchè convochino tanti Sinodi, e con tante formule _vadano in traccia della fede, come se non vi fosse_[286]; ma lo fa in termini, i quali denotando che ciò avvenisse per comun colpa di tutti i Cristiani, non irritassero i veri colpevoli ed il prepotente lor fautore. In fatti confrontate il passo trascritto da Gibbon, ed inserito nel suo Repertorio da Locke con quel che scrisse San Illario probabilmente[287] pochi mesi dopo, e giustificate a chi egli imputasse la colpa di sì scandaloso disordine, dicendo all'Imperatore quando ei si fu tratta la maschera: _Synodo contrahis, et Occidentalium fidem ad impietatem compellis.... Orientalis autem dissensione artifex nutris_[288]. _Namque post primam vere_ _Synodi Nicaenae... novis vetera subvertis, nova ipsa rursum innovata emendatione rescindis, emendata autem iterum emendando condemnas... His quidem ego intra Nicaeam scripta a Patribus fide fundatus, manensque non egeo_[289]. Quindi ancora deducesi, che l'_Homoousion_ fu riguardato con savissima avvedutezza da S. Illario sotto diversi aspetti, ora cioè come inutile, or come pio e religioso, ed or come scandaloso ed empio. Riguardollo siccome ozioso ed inutile per coloro, _i quali erano immobilmente fondati nella sostanza della fede Nicena_, dicendo: _his quidem... ego non egeo_, e in appresso[290]. _Quod tametsi nobis ad fidem otiosum sit ec._; come pio e religioso poi _per quegli stessi_, qualora lo usassero a solo oggetto di evitare la confusione Sabelliana, che i maligni Settari spargevano, che si celasse nell'_Homoousion_ dagli Ortodossi, come sopra osservammo[291]. _Mihi quidem similitudo ne UNIONI detur occasio sancta est._ E qui dee notarsi che dal S. Vescovo della Gallia non differisce di troppo l'immortale Primate d'Egitto, giacchè protestasi di riguardare i medesimi come fratelli nella credenza, mentre scrive[292]: _Adversus autem eos,_ _qui omnia Synodi Nicaenae scripta recipiunt, de solo autem CONSUBSTANTIALI ambigunt, non ut adversus inimicos affici nos decet... Sed veluti fratres cum fratribus disceptamus, ut cum quibus nobis eadem sit sententia, controversia autem de Verbis_. Onde si vede chiaro quanto sia _rispettoso_ il Critico a giudicare Atanasio _attaccato dal contagio del fanatismo_, e a darci i due opposti partiti, come _egualmente agitati dallo spirito d'intolleranza_. Riguardavasi finalmente come scandaloso ed empio in bocca di quegli impugnatori della _Consustanzialità_, che lo prendevano in opposizione all'eguaglianza perfetta del Figlio col Padre e all'unità dell'essenza, come porta la sua genuina e nuda significazione. _Et me movet (cum scandalo) homoousii nuditas_[293]. Così il S. Vescovo di Poitiers, il quale prosiegue[294]. _Multa saepe fallunt, quae similia sunt... similitudo vera in veritate naturae est. Veritas autem in utroque naturae non negatur HOMOOUSION_, come leggesi concordemente nei Codici MSS. ed esige il buon senso. _Has enim similitudines, quae non ex unitate naturae sint, metuo._ Così pure S. Atanasio _de Synod. Qui secundum substantiam simile dicit, participationem quadam simile esse definit... Hoc vero factarum rerum est, quae propter participationem fiunt similes Deo_. Così l'A. _de Filii Divinit._[295]. _Denique sublato Homoousion idest unius substantiae vocabulo, Homoousion, idest similem (Filium) factori suo posuerunt, cum aliud sit similitudo, aliud veritas._ Ed in tal caso non fa di mestiero di un occhio teologico delicato gran fatto per distinguere la differenza tra quei due famosi vocaboli[296]: e perciò S. Illario soggiunse[297]. _Non puto quemquam admonendum in hoc loco ut expendat, quare dixerim SIMILIS SUBSTANTIAE PIAM INTELLIGENTIAM nisi quia intelligerem et IMPIAM, et idcirco similem, non solum aequalem, sed etiam eamdem dixisse, ut neque similitudinem, quam tu frater Lucifer praedicari volueras, improbarem, et tamen SOLAM PIAM esse similitudinis intelligentiam admonerem, quae UNITATEM Substantiae praedicaret._ Che questo poi fosse il caso di una gran parte dei Vescovi dell'Oriente io lo deduco dal ripeter che fa Sant'Illario per ben due volte nel Libro _de Synodis_[298], che a proporzione delle molte Chiese che vi erano, _pochi_ professavano la _vera fede_, e dal dir loro, apostrofandoli, che gli avevan dato speranza di richiamare la _vera fede_, (opponendosi, com'è verisimile, agli Anomei) non già che l'avessero richiamata[299]. Ma che tale fosse altresì l'_Homoousion_ sostenuto da Macedonio, non ardisco asserirlo[300]. So però con certezza che esso uscì dalla scuola degli Arriani, che da loro fu ordinato Vescovo, e che fu Eresiarca nell'impugnare la Divinità dello Spirito Santo; che il suo odio contro il Patriarca Paolo ed i fautori di lui fu intestino, e la sua ambizione senza misura[301], e francamente asserisco, che l'esecrande tirannie dei Macedoni e dei Giorgi di Cappadocia, che la squisita malignità degli Eusebi, che gl'intrighi dei Valenti e degli Ursaci non si trovaron giammai nei _Santi alla moda_ del tempo loro[302], e so per fede divina che quei Settari avrebbon potuto apprendere _dalle pure e semplici massime dell'Evangelio_ ad unire alla prudenza del serpe la semplicità di colomba, ad esser miti ed umili di cuore come fu Gesù Cristo, egregiamente imitato dai due distinti Campioni della Fede Nicena Atanasio[303] ed Illario[304], e a dar la loro vita per la lor greggia, non a toglierla altrui. Perciò riconosco in chi asserisce che _tutti egualmente erano agitati nel tempo della Controversia Arriana dallo spirito intollerante, che avevano tratto dall'Evangelio_, non uno Storico, il quale tiri _rispettosamente il velo del Santuario_, ma sivvero (per usare un'espressione suggeritami dal Sig. Gibbon istesso) un Profano.

Ho, per quanto mi sembra, adempiute le mie promesse. Tocca ora a voi, intraprendendo un'ampia confutazione degli errori del Sig. Gibbon, a vendicare l'onore della Religione oltraggiata, e a sostenere il decoro del partito Cattolico della nazione; giacchè avete ambedue ed acutezza d'ingegno e cognizione delle lingue erudite ed ogni dì più divenite valenti nelle Ecclesiastiche Controversie. Avvertite però, il vostro Avversario è un Proteo, il quale

_Omnia transformat se se in miracula rerum,_ _Ignemque horribilemque feram fluviumque liquentem._

NOTE:

[158] L'A. allude a mio credere al celebre _Galilaee vicisti, satiare ec._ ed al racconto, che Giuliano volesse precipitarsi nel fiume vicino per celar la sua morte, e così passar, come Romolo, per un Dio. Ma S. Gregorio (_Orat. IV. p._ 290. _Edit. Paris._ 1583) non dice cosa veruna delle bestemmie di quell'Imperatore, nè del sangue gettato contro al Cielo; e benchè accenni il secondo fatto, osserva in generale, che le circostanze della morte di Giuliano erano incertissime. Sozomeno poi (l. VI. c. 2), e Teodoreto (l. 30. c. 25. _Ed. Vales._) parlano del primo come di cosa non ben sicura, e come un discorso di pochi. Vedi della Bleterie pag. 495 e segg. Se il sig. Gibbon avesse ben ponderata la forza del titolo di _Calunniatore_ si sarebbe astenuto dal darlo a Gregorio ed ai Santi più moderni, per non meritarlo egli stesso. Vedi Filostorgio H. E. l. 7. in fogl.

[159] Che dirà dunque l'Autore dell'Apocalisse, in cui i Vescovi son distinti col nome di Angeli? Che di G. C. medesimo, mentre disse di loro nella persona degli Apostoli; _qui vos audit, me audit, qui vos spernit, me spernit?_ E come non sapere che di tutti i buoni si legge: _Ego dixi, Dii estis_ ec.? Lo sa benissimo: ma è tanto prevenuto contro Gioviano, che unitamente al merito di Confessore nel precedente regno gli nega quello di aver esatto dall'esercito che lo proclamò Imperatore la professione del Cristianesimo, benchè ne sian testimoni Socrate, Sozomeno e Teodoreto (l. IV. c. 1. ex Vales.) sol perchè Ammiano dice (l. XXV. c. 6) _hostiis pro Joviano, extisque inspectis pronunciatum est_ etc. Alle osservazioni del Baronio (ad Ann. 363. §. 118) sul testo citato, aggiungo col Tillemont, che forse alcuni pochi ostinati Pagani compiron quel rito superstizioso senza saputa dell'Imperatore, e che _Ammiano avea una cognizione molto oscura e superficiale della Storia Ecclesiastica_. È Gibbon istesso che parla in tal modo; perchè in quell'occasione l'ignoranza di Ammiano torna in discredito dei Cattolici.

[160] Grot. L. I. c. 4. Bossuet Var. l. 10.

[161] V. Athan. Epist. ad Lucif. et Serapion.

[162] Vedi Hermant Vie de S. Athanas.

[163] Vedi Baron. ad an. 356. n. 85. Tillemont Tom. VIII. N. 74. Fleury l. 13. n. 32.

[164] L. I. c. XIII. de Trin. §. 6.

[165] Sec. IV. diss. 30.

[166] V. Bern. Montf. _Diatriba de Causa_ Marcelli Ancyr. T. 2. Coll. Nov. PP. et Script. Graecor.

[167] Il Garner. Diss. ad Mart. Mercat. Opera T. III. p. 312 chiama la medesima causa _difficile ed oscura_.

[168] Vedi Mamachi T. I. Orig. et Antiq. Christ. i PP. di Trevoux Febr. 1708. Arti 26. Claud. Molinet. 1681, nel Giornale dei dotti di Parigi ec. ec. Tra i Protestanti Gio. Reischko 1681. Gian Cristof. Wolf. 1706. _De visione Crucis, etc._

[169] _Syntagma, quo apparientis M. Costantino Crucis historia complexa est universa. Romae 1595._

[170] Euseb. loc. cit.

[171] Controv. Rob. Bell. defens. T. II. Col. 1044.

[172] Saec. IV. Diss. 32.