Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 04

Part 8

Chapter 82,988 wordsPublic domain

L'autorità d'un Concilio generale, a cui gli Arriani stessi erano stati costretti a sottomettersi, delineò sulle bandiere della parte ortodossa i misteriosi caratteri della parola _Homoousion_, la quale nonostanti alcune oscure dispute, e certi notturni dibattimenti, essenzialmente contribuì a mantenere e perpetuar l'uniformità della fede, o almen del linguaggio. I Consustanzialisti, che pel loro buon successo avean meritato e conseguito il titolo di Cattolici, si gloriavano della semplicità e fermezza del loro proprio simbolo, ed insultavano le replicate variazioni de' loro avversari, ch'eran privi d'una certa regola di fede. La sincerità o l'astuzia de' Capi Arriani, il timor delle leggi o del popolo, la reverenza che aveano per Cristo, il loro odio verso Atanasio, tutte in somma le cause umane e divine, che possono influire e indur varietà ne' consigli d'un partito teologico, introdussero fra i Settari uno spirito di discordia e d'incostanza, che nel corso di pochi anni produsse diciotto diverse formule di religione[193], e vendicò la violata dignità della Chiesa. Lo zelante Ilario[194], che per causa della particolar durezza di sua situazione era inclinato a diminuire piuttosto che ad aggravare gli errori del Clero dell'Oriente, dichiara che nella vasta estensione delle dieci Province dell'Asia, nelle quali esso era stato esule, potean trovarsi ben pochi Prelati, che avessero mantenuta la cognizione del vero Dio[195]. L'oppressione, che avea provato, i disordini, de' quali era stato spettatore e vittima, quietarono per breve tempo le fervide passioni nell'animo suo; e nel seguente passo, di cui non farò che trascrivere pochi versi, il Vescovo di Poitiers s'abbandona, senz'avvedersene, allo stile d'un Cristiano filosofo; «È una cosa» dice Ilario «ugualmente deplorabile e pericolosa, che vi siano tanti simboli, quante son le opinioni fra gli uomini, tante dottrine, quante inclinazioni, e tante sorgenti di bestemmie, quanti difetti si trovan fra noi, perchè facciamo i simboli arbitrariamente e gli spieghiamo ancora a capriccio. Varj Sinodi hanno successivamente rigettato, ammesso ed interpretato il termine _Homoousion_. La parziale e total somiglianza del Padre e del Figlio in questi infelici tempi è un soggetti di disputa. Ogni anno, anzi ogni mese facciamo de' nuovi simboli per esporre de' misteri invisibili. Ci pentiamo di ciò, che abbiam fatto, difendiamo quelli che che si pentono, ed anatematizziamo quelli che prima difendevamo. O condanniamo la dottrina degli altri in noi stessi, o la nostra in quella degli altri; e reciprocamente lacerandoci l'uno coll'altro, siamo stati la causa della nostra vicendevol rovina»[196].

Non si aspetterà, e forse neppure si soffrirebbe, che io ampliassi questa teologica digressione con un minuto esame de' diciotto simboli, gli autori de' quali per la maggior parte ricusavano l'odioso nome del loro padre Arrio. Il delineare la forma e descriver la vegetazione d'una pianta riesce assai piacevole; ma il noioso ragguaglio delle foglie senza fiori e de' rami senza frutti stancherebbe tosto la pazienza, e sconcerterebbe la curiosità del laborioso studente. Non deve però tralasciarsi la notizia d'una questione, che in seguito nacque dalla controversia Arriana, mentre servì essa a produrre e distinguer fra loro tre Sette, le quali non convenivano in altro che in una comune avversione all'_Homoousion_ del Sinodo Niceno. 1. Alla questione se fosse il Figlio _simile_ al Padre, risolutamente si rispondeva per la negativa da quegli Eretici, che aderivano a' principj d'Arrio, o anche a quelli della filosofia, che sembra porro un'infinita differenza fra il Creatore e la più eccellente delle sue creature. Si sosteneva quella ovvia conseguenza da Aezio[197], a cui lo zelo de' suoi nemici diede il soprannome di Ateo. Il suo spirito inquieto ed intraprendente lo indusse a provare quasi tutte le professioni della vita umana. Egli fu in diversi tempi schiavo o almeno lavoratore di terra, venditore di vasi per le strade, orefice, medico, maestro di scuola, teologo, e finalmente Apostolo di una nuova Chiesa, che propagossi mediante l'abilità del suo discepolo Eunomio[198]. Armato di testi scritturali, e di arguti sillogismi, presi dalla logica d'Aristotele, il sottil Aezio aveva acquistato la fama d'invincibil disputatore, che non si poteva nè ridurre al silenzio, nè convincere. Tali doti s'attiraron l'amicizia de' Vescovi Arriani, fino a tanto che non furon essi costretti a ricusare, ed anche a perseguitare un pericoloso alleato, che per l'esattezza del suo raziocinio aveva pregiudicato la lor causa nell'opinion popolare, ed offeso la pietà de' loro più devoti seguaci. 2. L'onnipotenza del Creatore somministrava una speciosa e riverente soluzione della _somiglianza_ del Padre e del Figlio; e la fede poteva umilmente ammettere ciò, che la ragione non avrebbe ardito di negare, vale a dire, che il supremo Dio potesse comunicar le infinite sue perfezioni, e creare un Ente simile unicamente a se stesso[199]. Questi Arriani furon potentemente sostenuti dal peso e dall'abilità dei lor Capi, ch'eran successi al maneggio del partito Eusebiano, e che occupavan le sedi principali dell'Oriente. Detestavano essi forse con qualche affettazione l'empietà d'Aezio e professavan di credere, o senza riserva o secondo le Scritture, che il Figlio fosse differente da tutte _le altre_ creature, e simile soltanto al Padre. Ma negavano, ch'egli fosse o della medesima, o di simile sostanza, giustificando alle volte arditamente il loro dissenso, ed alle volte opponendosi all'uso della parola _sostanza_, che sembra includere un'adeguata, o almeno distinta nozione della natura di Dio. 3. La Setta, che sosteneva la dottrina d'una _simil_ sostanza, era la più numerosa, almeno nelle Province dell'Asia; e quando si adunarono i Capi di ambe le parti nel Concilio di Seleucia[200], potè prevalere la lor opinione mediante il suffragio di cento cinque Vescovi sopra quarantatre. Il Greco vocabolo, che si scelse per esprimere tal misteriosa _somiglianza_, ha un'affinità così grande al simbolo ortodosso, che i profani d'ogni tempo hanno deriso le furiose dispute, che la differenza d'un semplice dittongo eccitò tra gli _Homoousii_, e gli _Homoiousii_. Siccome però frequentemente accade che i suoni ed i caratteri, che sono più vicini fra loro, accidentalmente rappresentano le più opposte idee, tal osservazione sarebbe per se stessa ridicola, se fosse possibile di notare alcuna reale e sensibile distinzione fra la dottrina de' semi-Arriani, come impropriamente si appellano, e quella de' Cattolici medesimi. Il Vescovo di Poitiers che nel suo esilio di Frigia tentò molto saviamente di riunire le parti, procura di provare, che mediante una pia e fedele interpretazione[201] la parola _Homoiousion_ può ridursi al senso di consustanziale. Pure confessa, che tal parola porta un'aria di oscurità e di sospetto, e come se l'oscurità fosse congenita alle dispute teologiche, i semi-Arriani, che più s'accostavano alle porte della Chiesa, le assalirono col più inflessibil furore.

Le Province dell'Egitto e dell'Asia, che apprendevano la lingua ed i costumi de' Greci, avevan profondamente bevuto il veleno della controversia Arriana. Lo studio ad essi famigliare del sistema Platonico, una disposizione alla vanità e all'argomentazione, un copioso e pieghevole idioma somministravano al Clero ed al Popolo dell'Oriente un'inesauribile quantità di parole e di distinzioni; ed in mezzo alle fiere loro contese, facilmente obbliavano il dubitare che si raccomanda dalla filosofia, e la sommissione che dalla religione è comandata. Gli abitanti dell'Occidente erano d'uno spirito meno investigatore; le loro passioni non eran sì fortemente mosse dagli oggetti invisibili; i loro animi eran meno esercitati dall'abitudine di disputare; e tal era la felice ignoranza della Chiesa Gallicana, che Ilario medesimo più di trent'anni dopo il primo Concilio Generale non avea cognizione del simbolo Niceno[202]. I Latini avevan ricevuto il lume della cognizione divina per l'oscuro e dubbioso mezzo di una traduzione. La povertà e durezza della nativa loro lingua non era sempre capace di somministrare i giusti vocaboli, equivalenti a' Greci ed alle voci tecniche della Platonica filosofia[203], che s'erano consacrate dal Vangelo o dalla Chiesa per esprimere i misteri della fede Cristiana; ed un difetto verbale poteva introdurre nella teologia Latina una lunga serie d'errori, o d'ambiguità[204]. Ma poichè le Province dell'Occidente avevano la fortuna di trarre la lor Religione da una sorgente ortodossa, esse mantennero con fermezza la dottrina, che avean ricevuto con docilità; e quando la peste Arriana s'accostò alle loro frontiere, fu applicato ad esse l'opportuno preservativo dell'Homoousion per le paterne cure del Romano Pontefice.

[A. D. 360]

Si spiegarono i sentimenti, e l'indole loro nel memorabil Sinodo di Rimini, che sorpassò in numero il Concilio di Nicea, mentre vi si trovarono più di quattrocento Vescovi dell'Italia, dell'Affrica, della Spagna, della Gallia, della Gran-Brettagna, e dell'Illirico. Fino da' primi dibattimenti si vide che soli ottanta Prelati aderivano al partito d'Arrio, quantunque affettassero di anatematizzarne la memoria ed il nome. Ma quest'inferiorità era compensata da' vantaggi della perizia, dell'esperienza e della disciplina; ed il minor numero era condotto da Valente ed Ursacio Vescovi dell'Illirico, che avean consumato le loro vite negli intrighi delle Corti e de' Concilj, e che nelle religiose guerre dell'Oriente erano stati attirati sotto la bandiera Eusebiana. Essi per mezzo de' loro argomenti e negoziati imbarazzarono, confusero, ed al fine ingannarono l'onesta semplicità de' Vescovi Latini, che si lasciarono strappar dalle mani il Palladio della fede, più per frode ed importunità, che per aperta violenza. Non fu permesso che si separasse il Concilio di Rimini, finchè i membri di esso non ebbero imprudentemente soscritto un ingannevole simbolo, nel quale furono inserite in luogo dell'_Homoousion_ alcune espressioni, suscettibili d'un senso ereticale. Allora fu che, secondo Girolamo[205], il Mondo con sua maraviglia si trovò Arriano. Ma appena i Vescovi delle Province Latine furon giunti alle respettive lor Diocesi, conobbero il loro sbaglio e si pentirono della lor debolezza. Fu rigettata con abborrimento e con isdegno l'ignominiosa capitolazione; e lo stendardo _Homoousio_, ch'era stato scosso, ma non atterrato, fu più stabilmente ripiantato in tutte le Chiese Occidentali[206].

Tale fu l'origine ed il progresso, e tali furono le naturali rivoluzioni di quelle teologiche dispute, che disturbaron la pace del Cristianesimo sotto i regni di Costantino e de' suoi figli. Ma siccome questi Principi presunsero di estendere il lor dispotismo sopra la fede non meno che sulle vite e sostanze de' loro sudditi, il peso del loro voto qualche volta fece pender la bilancia Ecclesiastica; e le prerogative del Re del Cielo furono stabilite, cangiate o modificate nel gabinetto d'un Monarca terreno.

[A. D. 324]

L'infelice spirito di discordia, che invase le Province dell'Oriente, interruppe il trionfo di Costantino; ma l'Imperatore per qualche tempo continuò a guardare con fredda e non curante indifferenza il soggetto della disputa. Ignorando egli ancora la difficoltà di quietare le contese de' Teologi, indirizzò ad ambi i contendenti, Alessandro ed Arrio, una moderata lettera[207] che può attribuirsi con più ragione al libero senso d'un soldato e d'un politico che a' dettami di alcuno de' Vescovi suoi consiglieri. Egli attribuisce l'origine di tutta la controversia ad una minuta e sottile questione intorno ad un punto incomprensibile della legge, questione che fu scioccamente promossa dal Vescovo, e sciolta imprudentemente dal Prete. Si duole, che il popolo Cristiano, che aveva lo stesso Dio, la stessa religione e lo stesso culto, fosse diviso da tali meschine distinzioni; e seriamente raccomanda al Clero d'Alessandria di seguir l'esempio de' Greci filosofi, i quali sapevan sostenere i loro argomenti senza perder la tranquillità, e conservar la libertà propria senza violar l'amicizia. L'indifferenza ed il disprezzo del Sovrano sarebbe forse stato il metodo più efficace di por silenzio alla disputa, se la corrente popolare fosse stata meno rapida e impetuosa, e se Costantino medesimo in mezzo alla fazione ed al fanatismo avesse potuto conservar la calma ed il possesso della sua mente. Ma i suoi Ministri Ecclesiastici presto tentarono di sedurre l'imparzialità del Magistrato, e d'infiammare lo zelo del proselito. Fu egli provocato dagl'insulti fatti alle proprie statue; fu commosso dalla reale o immaginaria grandezza del male, che andava dilatandosi; ed estinse ogni speranza di pace e di tolleranza, dal momento che adunò trecento Vescovi dentro le mura d'un istesso palazzo. La presenza del Monarca accrebbe l'importanza della disputa; la sua attenzione fece moltiplicarne gli argomenti; ed egli espose la sua persona con un'intrepidezza sì paziente, che animò il valore de' combattenti. Nonostante l'applauso, che si è fatto all'eloquenza e sagacità di Costantino[208], un Generale Romano, la cui religione poteva esser sempre dubbiosa, e la cui mente non era stata illuminata nè dallo studio, nè dall'inspirazione, doveva esser poco acconcio a discutere in Greco linguaggio una questione metafisica o un articolo di fede. Ma il credito d'Osio suo favorito, il quale sembra che presedesse al Concilio di Nicea, potè disporre l'Imperatore a favor della parte ortodossa; ed una osservazione fatta a tempo, che quel medesimo Eusebio di Nicomedia, il quale allora proteggeva gli Eretici, aveva innanzi assistito il Tiranno[209], potè inasprirlo contro gli avversari. Il Simbolo Niceno fu ratificato da Costantino, e la sua ferma dichiarazione, che quelli che resistito avessero al divino giudizio del Sinodo, potean prepararsi immediatamente all'esilio, annientò i romori di una debole opposizione, che da diciassette Vescovi Protestanti fu quasi ad un tratto ridotta a due. Eusebio di Cesarea prestò un ripugnante ed ambiguo consenso all'_Homoousion_[210]; e l'equivoca condotta d'Eusebio di Nicomedia non servì che a differire circa tre mesi la sua disgrazia, ed il suo esilio[211]. L'empio Arrio fu bandito in una delle remote Province dell'Illirico; la sua persona ed i suoi discepoli furono infamati dalla legge coll'odioso nome di _Porfiriani_; i suoi scritti furon condannati alle fiamme; e fu stabilita la pena capitale contro coloro, appresso i quali si fosser trovati. L'Imperatore s'era allora investito dello spirito di controversia, e l'ardente e satirico stile de' suoi editti era diretto ad inspirare ne' sudditi l'odio che egli avea concepito contro i nemici di Cristo[212].

[A. D. 328-337]

Ma come se la condotta dell'Imperatore avesse avuto per guida piuttosto la passione che un vero principio, appena eran passati tre anni dopo il Concilio Niceno, ch'ei dimostrò alcuni sintomi di misericordia ed eziandio d'indulgenza verso la setta proscritta, ch'era segretamente protetta dalla sorella sua favorita. Si richiamarono gli esuli; ed Eusebio che appoco appoco riprese la sua autorità sulla mente di Costantino, fu restituito alla Sede Episcopale, da cui era stato ignominiosamente deposto. Arrio stesso fu trattato da tutta la Corte con quel rispetto, che si sarebbe dovuto ad un innocente oppresso. La sua fede fu approvata dal Sinodo di Gerusalemme, e l'Imperatore parve impaziente di riparar l'ingiustizia fattagli, con emanare un assoluto comando, ch'egli fosse solennemente ammesso alla comunione nella Cattedrale di Costantinopoli. Nel medesimo giorno, ch'era stato stabilito pel trionfo d'Arrio, questi spirò; e le strane ed orride circostanze della sua morte potrebbero eccitare qualche sospetto, che i santi Ortodossi avessero contribuito più efficacemente che con le pure preghiere a liberar la Chiesa dal più formidabile de' suoi nemici[213]. I principali tre Capi de' Cattolici, Atanasio d'Alessandria, Eustazio d'Antiochia e Paolo di Costantinopoli sopra varie accuse furon deposti per decreto di numerosi Concilj; ed in seguito furon banditi in lontani paesi dal primo degl'Imperatori Cristiani, che negli ultimi momenti della sua vita ricevè i riti del battesimo dall'Arriano Vescovo di Nicomedia. Non può veramente salvarsi l'ecclesiastico governo di Costantino dalla taccia di leggerezza e di debolezza. Ma il credulo Monarca, inesperto degli stratagemmi nella maniera di guerreggiare teologico, potè restar ingannato dalle modeste e speciose proteste degli Eretici, de' quali non aveva egli mai perfettamente capiti i sentimenti; e nel tempo che proteggeva Arrio, e perseguitava Atanasio, risguardava sempre il Concilio Niceno come il baloardo della fede Cristiana, e la gloria principal del suo regno[214].

[A. D. 337-361]

I figli di Costantino furono certamente ammessi fino dalla lor fanciullezza nell'elenco de' Catecumeni, ma nel differire il Battesimo imitarono l'esempio del loro Padre. Al pari di lui, essi pretesero di pronunziar il loro giudizio intorno a que' misteri, ne' quali non erano mai stati regolarmente iniziati[215]; ed il destino della controversia sulla Trinità dipendeva in gran parte dai sentimenti di Costanzo, ch'ereditò le Province dell'Oriente, ed acquistò poi tutto l'Impero. Il Prete o Vescovo Arriano, che si era servito in suo vantaggio del segreto del testamento del defunto Imperatore, profittò della fortunata occasione, che avevalo ammesso alla famigliarità d'un Principe, le pubbliche deliberazioni del quale erano sempre dominate da' domestici suoi favoriti. Gli eunuchi e gli schiavi sparsero pel palazzo il veleno spirituale, e fu comunicata la pericolosa infezione dalle serventi alle guardie, e dall'Imperatrice al non sospettoso marito di lei[216]. La parzialità che Costanzo dimostrò sempre verso la fazione d'Eusebio, fu insensibilmente fortificata da' destri maneggi de' capi di essa; e la vittoria, che riportò contro il tiranno Magnenzio, accrebbe la sua inclinazione e la sua abilità in impiegar le armi della forza nella causa dell'Arrianismo. Nel tempo che combattevano i due eserciti nella pianura di Mursa, e dipendeva il destino de' due rivali dalla sorte della guerra, il figlio di Costantino stava ansioso aspettando in una Chiesa di Martiri, sotto le mura della Città. Il suo spirituale confortatore, Valente, Vescovo Arriano della Diocesi, prese le più artificiose cautele per essere informato del successo in tempo da potere assicurarsi o il favore di lui, o la fuga. Una secreta catena di veloci e fedeli nunzj lo rendeva inteso delle vicende della battaglia; e mentre i cortigiani stavan tremanti attorno lo spaventato loro Signore, Valente l'assicurò che le Galliche legioni cedevano; e con qualche presenza di spirito gli fece credere, che gli era stato rivelato il glorioso fatto da un Angelo. Il grato Imperatore attribuì la sua fortuna a' meriti ed all'intercessione del Vescovo di Mursa, la cui fede aveva meritamente la pubblica e miracolosa approvazione del Cielo[217]. Gli Arriani, che risguardavan la vittoria di Costanzo come propria di loro, preferivano la gloria di lui a quella del Padre[218]. Cirillo, Vescovo di Gerusalemme, immediatamente compose la descrizione d'una croce celeste circondata da una splendida iride, che nella festa di Pentecoste, circa l'ora terza del giorno, era apparsa sul monte Oliveto per edificare i devoti pellegrini ed il popolo della santa città[219]. La figura della meteora fu appoco appoco ingrandita; e l'istorico Arriano avventurò di asserire, ch'essa fu visibile nelle pianure della Pannonia ad ambo gli eserciti; e che il Tiranno, ch'egli a bella posta rappresenta come idolatra, fuggì davanti al fausto segno dell'Ortodossa Cristianità[220].