Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 04
Part 5
[36] Eusebio _in vit. Constant. l._ II, _c._ 7, 8, 9. Egli introduce il Labaro avanti la spedizione dell'Italia, ma sembra che la sua narrazione indichi, ch'esso non fu mai mostrato alla testa dell'esercito, finchè Costantino, circa dieci anni dopo, non si fu dichiarato nemico di Licinio e liberator della Chiesa.
[37] Vedi _Cod. Teod. l._ VI, Tit. XXV. Sozomeno _l._ I, _c._ 2. Teofane Cronogr. _p._ 11. Teofane visse verso il fine dell'ottavo secolo, quasi cinquecento anni dopo Costantino. I Greci moderni non erano inclinati a spiegare in campo lo stendardo dell'Impero e del Cristianesimo; e quantunque s'attaccassero ad ogni superstiziosa speranza di _difesa_, pure la promessa della _vittoria_ sarebbe sembrata loro una finzione troppo ardita.
[38] L'Abate du Voisin (_p._ 103. ec.) riporta molte di queste medaglie, e cita la particolar dissertazione d'un Gesuita, cioè del P. Grainville, su tal soggetto.
[39] Tertulliano _de Coron. c. 3_. Athanas. (_Tom. I. p. 101_). Il dotto Gesuita Petavio (_Dogm. Theolog. l. XV. c. 9, 10_) ha raccolto molti passi uniformi sopra le virtù della Croce, che nel passato secolo imbarazzarono i nostri Protestanti controversisti.
[40] _Caecil. de M. P. c. 44_. Egli è certo che questa istorica declamazione fu composta e pubblicata, mentre Licinio Sovrano dell'Oriente conservava sempre l'amicizia di Costantino e de' Cristiani. Ogni lettore di buon gusto si deve accorgere, che lo stile è d'un carattere molto diverso ed inferiore a quel di Lattanzio, e tale in fatti è il giudizio del Clerc e del Lardner, (_Bibl. anc. et mod._ Tom III. _p. 438_ _Credibil. del Angelo ec._ P. 2 vol. II. _p. 94_). Quelli, che son per Lattanzio, deducono tre argomenti di tale opinione dal titolo del libro e da' nomi di Donato e di Cecilio. Vedi _il P. Lestocq (T. II. p. 46-60)_. Ciascheduna di queste prove presa da se è debole e mancante, ma l'unione di esse ha gran peso. Io sono stato spesso dubbioso, e seguiterò senza darmene altro pensiero il MS. Colbertino, chiamando l'A. chiunque siasi Cecilio.
[41] Caecil. _de M. P. c. 46_. Par che sia ragionevole l'osservazione di Voltaire (_Oeuvr. Tom. XIV. p. 307_), che attribuisce al successo di Costantino l'essere stata la fama del suo Labaro maggiore di quella dell'Angelo di Licinio. Pure anche quest'Angelo ha incontrato favore appresso il Pagi, il Tillemont, il Fleury, che sono impegnati ad accrescere la loro quantità di miracoli.
[42] Oltre questi ben cogniti esempi, Tollio, nella Prefazione alla traduzione di Longino fatta da Boileau, ha scoperto una visione d'Antigono, che assicurò le sue truppe d'aver veduto un pentagono (simbolo di salvezza) con queste parole «In questo vinci». Ma Tollio è affatto inescusabile per avere omesso di addurre donde ha ricavato quel fatto; ed il suo carattere nella letteratura, ugualmente che nella morale, non è superiore ad ogni eccezione. Vedi Chauffepiè _Diction. crit._ Tom. IV. _p. 460_. Senza insistere nel silenzio di Diodoro, di Plutarco, di Giustino ec. si può osservar, che Polieno, il quale in un capitolo a parte (_l. IV. c. 6_), ha raccolto diciannove stratagemmi militari d'Antigono, non è punto informato di questa notevol visione.
[43] _Instincta Divinitatis, mentis magnitudine._ Da qualunque curioso viaggiatore può sempre leggersi l'Iscrizione sull'arco trionfale di Costantino, che fu copiata dal Baronio, dal Grutero ec.
[44] _Habes profecto aliquid cum illa mente divina secretum, quae delegata nostra Diis minoribus cura uni se tibi dignatur ostendere. Panegyr. vet. IX. 2._
[45] Freret (_Mem. de l'Acad. des Inscript. Tom. IV. p. 411-417_) spiega per mezzo di cause fisiche molti prodigi dell'antichità, e Fabricio, di cui abusano ambe le parti, vanamente procura di porre la celeste croce di Costantino fra gli aloni solari. _Biblioth. Graec. Tom. VI. p. 8-29_.
[46] Nazar. _Paneg. vet. X. 14, 15_. Non è necessario nominare i moderni, l'avido e non discernente appetito de' quali ha ingoiato anche il cibo Pagano di Nazario.
[47] Vengono attestate dagli Istorici e da' pubblici monumenti le apparizioni di Castore e di Polluce, specialmente per annunziare la vittoria Macedonica. Vedi Cicer. _de Nat. Deor._ II. 2. III; 5. 6. Flor. II. 12. Val. Massim. lib. I. c. 8 n. 2. Pure il più recente di questi miracoli è omesso, ed indirettamente negato da Livio, XLV. I.
[48] Eusebio _l. I. c. 18, 19, 20_. Il silenzio d'Eusebio stesso, nella sua Storia Ecclesiastica, ha veramente toccato sul vivo tutti que' difensori del miracolo che non sono affatto insensibili.
[49] Sembra che la narrazione di Costantino indichi, ch'esso vide la croce nel cielo, avanti di passar le alpi contro Massenzio. La vanità Provinciale però ha fatto rappresentar questa scena a Treveri, a Besanzone ec. Vedi Tillemont _Hist. des Emper. Tom. IV. p. 573_.
[50] Il pio Tillemont (_Mem. Eccles. Tom. VII. p. 1317_) rigetta, sospirando gli utili Atti di Artemio, veterano e martire, che attesta come testimone di veduta la visione di Costantino.
[51] Gelas. Cizic. _Act. Conc. Nicaen. l. I. c. 4_.
[52] Gli avvocati della visione non possono addurre neppure una sola testimonianza tratta da' Padri del quarto e del quinto secolo, che ne' loro voluminosi scritti celebrano più volte il trionfo della croce e di Costantino. Siccome a questi venerabili uomini non sarebbe dispiaciuto un miracolo, noi possiam sospettare (e tal sospetto vien confermato dall'ignoranza di Girolamo) che essi non fossero informati della vita di Costantino, scritta da Eusebio. Questo tratto si scoprì dalla diligenza di quelli, che tradussero o continuarono la sua Storia Ecclesiastica, e che rappresentarono con diversi colori la visione della croce.
[53] Gottofredo fu il primo, che nell'anno 1643 (_Not. ad Philostorg. l. I. c. 6 p. 16_) mostrò qualche dubbio sopra un miracolo, che con uguale zelo s'era sostenuto e dal Cardinal Baronio e da' Centuriatori di Magdeburgo. Dopo quel tempo molti de' Critici Protestanti hanno inclinato al dubbio e alla diffidenza. Si propongono le obbiezioni con gran forza da Chaufepiè _Dictionn. Critiq. T. IV. p. 6-11_; e nell'anno 1774 l'Abbate du Voisin, dottor di Sorbona, pubblicò un'apologia, che merita d'essere lodata com'erudita e moderata.
[54]
Lors Constantin dit ces propres paroles: J'ai renversé le culte des idoles; Sur les débris de leurs Temples fumans Au Dieu du Ciel j'ai prodigué l'encens. Mais tous mes soins pour sa grandeur suprême N'eurent jamais d'autre objet que moi-même; Les saints autels n'étaient à mes regards Qu'un marchepied du trône des Césars. L'ambition, la fureur, les délices Étaient mes Dieux, avoient mes sacrifices. L'or des Chrétiens, leurs intrigues, leur sang Ont cimenté ma fortune et mon rang.
Può leggersi con piacere il poema, che contiene questi versi, ma non si può con decenza nominare.
[55] Questo favorito era probabilmente il grande Osio Vescovo di Cordova, che preferiva la cura pastorale di tutta la Chiesa al governo d'una diocesi particolare. Atanasio (_T. I. p. 703_) rappresenta il suo carattere magnificamente, quantunque in breve. Vedi Tillemont, _Mem. Eccles. Tom. VII. p. 524-561_. Osio fu accusato forse ingiustamente di essersi ritirato dalla Corte con molto abbondanti ricchezze.
[56] Vedi Eusebio _in vit. Const. passim_, e Zosimo _l. II, p. 104_.
[57] Il Cristianesimo di Lattanzio era d'una specie morale, piuttosto che misteriosa. _Erat paene rudis_ (dice l'ortodosso Bull) _disciplinae Christianae, et in rethorica melius quam in theologia versatus. Defens. Fid. Nic. sect. II c. 14_.
[58] Il Fabricio colla solita sua diligenza ha raccolto una lista di tre in quattrocento Autori, citati nella Preparazione Evangelica d'Eusebio. Vedi _Bibl. Graec. l. V. c. 4. T. VI. p. 37-56_.
[59] Vedi _Const. Orat. ad Sanctos c. 10, 20_. Egli specialmente si fonda sopra un misterioso acrostico, composto nel sesto secolo dopo il diluvio, dalla Sibilla Eritrea e da Cicerone tradotto in Latino. Le lettere iniziali de' trentaquattro versi Greci formano questa profetica sentenza: «Gesù Cristo, figlio di Dio, Salvatore del Mondo».
[60] L'Imperatore, nella sua parafrasi di Virgilio, ha spesse volte aiutato e migliorato il senso letterale del testo Latino. Vedi Blondel _des Sybilles l. I. c. 14, 15, 16_.
[61] Le varie pretensioni d'un figlio maggiore o minore di Pollione, di Giulio, di Druso, o di Marcello, si sono trovate incompatibili colla cronologia, coll'istoria e col buon senso di Virgilio.
[62] Vedi Lowth. _De sacra Poesi Hebraeor. Praelect. XXI. p. 289, 293_. Nell'esame dell'Egloga quarta il rispettabile Vescovo di Londra ha dimostrato erudizione, gusto, ingenuità, ed un moderato entusiasmo, che esalta la sua fantasia senza degradarne il giudizio.
[63] Thiers (_Exposit. du Saint Sacrem. l. I. c. 8. 12. p. 59, 91_) spiega molto giudiziosamente la distinzione fra le parti pubbliche e le segrete del Divin Sacrifizio, fra la _missa Catechumenorum_ e la _missa Fidelium_, ed il misterioso velo, che la pietà e la politica gettato aveva sopra l'ultima; ma siccome in questo punto i Papisti possono essere ragionevolmente sospetti, un lettor Protestante seguiterà con più sicurezza l'erudito Bingamo. _Antiquit. l. X. c. 5_.
[64] Vedi Eusebio _in vit. Constant._ I. IV. c. 15-32 e tutto il tenore del sermone di Costantino. La fede, e la devozione dell'Imperatore hanno somministrato al Baronio uno specioso argomento in favore del suo anticipato battesimo.
[65] Zosimo (_l. II. p. 105_).
[66] Eusebio _in vit. Costant._ I. IV. c. 15-16.
[67] È stata copiosamente spiegata la teoria e la pratica dell'antichità rispetto al Sacramento del battesimo da Chardon; (_Hist. des Sacremens, Tom. I. p. 3-405_) dal Martenne (_De ritib. Eccl. antiq. Tom. I._) e dal Bingamo nel libro decimo e undecimo delle sue Antichità Cristiane. Si può notare una circostanza, in cui le Chiese moderne si sono materialmente allontanate dal costume antico, cioè, che il Sacramento del battesimo (anche quando si amministrava agl'infanti) era immediatamente seguito dalla Confermazione e dalla sacra Eucaristia.
[68] I Padri, che censuravano questa colpevole dilazione, non potevano peraltro negare la certa e vittoriosa efficacia del battesimo, preso anche vicino alla morte. L'ingegnosa eloquenza di Grisostomo non potè trovare che tre argomenti contro questi prudenti Cristiani. 1. Che noi dobbiamo amare e seguir la virtù per amor di lei stessa, e non puramente pel premio che ne proviene. 2. Che possiamo esser sorpresi dalla morte senz'aver comodo del battesimo. 3. Che quantunque siamo per aver luogo nel Cielo, pure non vi risplenderemo, che come piccole stelle, in paragone di que' soli di giustizia, che avran percorsa la lor carriera con travagli, con successo e con gloria. Chrysost. _in Epist. ad Hebraeos, Homel. 13._ ap. Chardon. _Hist. des Sacrem. (Tom. I. p. 49)_. Io credo che tal dilazione di battesimo, quantunque soggetta alle più perniciose conseguenze, non fosse però mai condannata da verun Concilio generale o provinciale, nè da verun pubblico atto, o dichiarazione della Chiesa. Facilmente s'accendeva lo zelo de' Vescovi in molte anche più leggiere occasioni.
[69] Zosimo I. II. p. 104. Per questa non ingenua falsità egli ha meritato e provato i trattamenti più duri da tutti gli Scrittori Ecclesiastici, eccetto che dal Cardinal Baronio (l'An. 324. n. 15-28) il quale aveva bisogno di servirsi dell'autorità dell'Istoria infedele in una particolare occasione contro l'Ariano Eusebio.
[70] Eusebio _l. IV. c. 61, 62, 63_. Il Vescovo di Cesarea suppone colla più perfetta sicurezza la salvazione di Costantino.
[71] Vedi Tillemont _Hist. des Emper. Tom. IV p. 249_. I Greci, i Russi, ed i Latini stessi, ne' secoli più tenebrosi, hanno desiderato di porre Costantino nel Catalogo de' Santi.
[72] Vedi il III. e IV. lib. _della sua vita_. Egli era solito dire, che o si fosse predicato Cristo colle labbra, ovvero col cuore, esso ne avrebbe sempre goduto. (_l. III. c. 58._)
[73] Il Tillemont (_Hist. des Emper. Tom. IV. p. 374, 616_) ha difeso con forza e con spirito la virginal purità di Costantinopoli contro alcuni maligni passi del Pagano Zosimo.
[74] L'Autore dell'_Istoria polit. e filosof. delle due Indie (Tom. I. p. 9.)_ condanna una legge di Costantino, che compartiva la libertà a tutti gli schiavi, che avessero abbracciato il Cristianesimo. L'Imperatore promulgò veramente una legge che proibiva agli Ebrei di circoncidere, e forse di tenere alcuno schiavo Cristiano. Vedi Eusebio _in vit. Const. l. IV c. 27_ ed il _Cod. Teod. lib. XVI. Tit. IX col Comment. del Gottofredo Tom. VI. p. 247_. Ma tale imperfetta eccezione si riferiva solo agli Ebrei, ed il gran numero di schiavi, ch'erano in potere di padroni o Cristiani o Pagani, non poteva migliorare la propria condizione temporale col cangiare di religione. Io non so da quali guide restasse ingannato l'Abbate Raynal; mentre l'assoluta mancanza di citazioni è un imperdonabile difetto della sua piacevole Istoria.
[75] Vedi _Act. S. Silvestri_, e Niceph. Callist. _Hist. Eccl. l. VII c. 34. ap. Baron. Accl. an. 324. n. 67, 74_. Tale autorità veramente non è molto pregevole, ma queste circostanze per loro medesime son tanto probabili, che l'erudito Dr. Howell (_Istor. del Mond. Vol. III. pag. 14_) non ha avuto scrupolo d'adottarle per vere.
[76] Si celebra la conversione de' Barbari sotto il regno di Costantino dagl'Istorici Ecclesiastici (Vedi Sozom. _l. II. c. 5_ e Teodoret. _l. I. c. 23, 24_). Ma Ruffino, traduttore Latino d'Eusebio, merita d'essere considerato come un Autore originale. Le sue notizie erano tratte diligentemente da uno dei compagni dell'Apostolo dell'Etiopia, e da Bacurio Principe Ibero, ch'era Conte de' Domestici. Il P. Mamacchi ha dato un ampio ragguaglio del progresso del Cristianesimo nel primo e secondo volume della grande ma imperfetta sua opera.
[77] Vedi appresso Eusebio (_in vit. Constan. l. IV. c. 9_) la pressante e patetica lettera di Costantino in favore de' suoi Cristiani fratelli della Persia.
[78] Vedi Basnage _Hist. des Juifs. T. VII. p. 182. T. VIII. p. 333. T. IX. p. 810_. La curiosa diligenza di questo Scrittore seguita gli esiliati Giudei sino all'estremità del globo.
[79] Teofilo nella sua puerizia era stato dato in ostaggio da' suoi nazionali dell'Isola di Diva, ed era stato educato dai Romani nelle lettere e nella pietà. Le Maldive, delle quali forse Male o Diva è la capitale, sono un complesso di 1900 o 2000 piccole isole nell'Oceano Indico. Gli Antichi avevano imperfetta notizia delle Maldive; ma si trovan descritte nei due viaggiatori Maomettani del nono secolo, pubblicati dal Renaudot. _Geogr. Nubiens. p. 30, 31_. D'Herbeloi _Biblioth. Orient. p. 704. Hist. gener. des voyages Tom. VIII_.
[80] Filostorgio (_l. III. c. 4, 5, 6._) coll'erudite osservazioni del Gottofredo. La narrazione istorica presto si perde in una ricerca intorno alla sede del Paradiso, a strani mostri ec.
[81] Vedi l'_Epist. d'Osio presso Atanasio vol. I. p. 840_. La pubblica rimostranza, che Osio fu costretto d'indirizzare al figlio, conteneva i medesimi principj di governo Ecclesiastico e Civile, ch'esso aveva secretamente instillati nella mente del padre.
[82] Il Sig. della Bastia (_Mem. de l'Acad. de Inscr. T. XV. p. 386_) ha evidentemente provato, che Augusto, e i suoi successori esercitavano in persona tutte le funzioni sacre di Pontefice Massimo, o di Sommo Sacerdote del Romano Impero.
[83] Era insensibilmente prevalsa una pratica alquanto contraria nella Chiesa di Costantinopoli; ma il rigido Ambrogio comandò a Teodosio di ritirarsi fuori del recinto, e gl'insegnò a conoscer la differenza che corre fra un Re ed un Sacerdote. Vedi Teodoreto (_l. V. c. 18_).
[84] Alla mensa dell'Imperator Massimo, Martino Vescovo di Tours ricevè la coppa da un famigliare, e la porse al Prete suo compagno avanti di permettere all'Imperatore che bevesse; e l'Imperatrice serviva Martino medesimo a tavola. Sulpic. Sever. _in vita S. Martini c. 23. e dial. H. 7_. Pure può dubitarsi se tali straordinari complimenti eran fatti al Vescovo o al Santo. Si possono vedere gli onori, che ordinariamente si prestavano al carattere Episcopale appresso il Bingamo (_Antiq. l. II. c. 9_) e Valesio (_ad Theodoret. l. IV. c. 6._) Vedasi l'altiero Ceremoniale, che Leonzio Vescovo di Tripoli prescrisse all'Imperatrice in Tillemont. _Hist. des Emp. Tom. IV. p. 754. Patr. Apostol. Tom. II. p. 179_.
[85] Plutarco, nel suo Trattato d'Iside e Osiride, racconta che i Re dell'Egitto, che non eran già Sacerdoti, venivano promossi dopo la loro elezione all'Ordine Sacerdotale.
[86] Non vien determinato questo numero da veruno antico Scrittore o Catalogo originale, poichè le liste particolari delle Chiese dell'Oriente in confronto a quel tempo, son tutte moderne. Ma la paziente diligenza di Carlo da S. Paolo, di Luca Olstenio, e del Bingamo ha con gran fatica investigato tutte le Sedi Episcopali della Chiesa Cattolica, ch'era quasi tanto estesa, quanto l'Impero Romano. Il nono libro delle Antichità Cristiane forma una carta molto esatta di geografia Ecclesiastica.
[87] Intorno a' Vescovi rurali o a' _Corepiscopi_, che aveano diritto di dare il lor voto ne' Sinodi, e conferivano gli Ordini minori, vedi Tomassino (_Discipl. Tom. I. pag. 447._ ec.) e Chardon _Hist. des Sacrem. Tom. V. p. 395._ ec. Essi non compariscono che nel quarto secolo, e tal equivoco carattere, che aveva eccitata la gelosia de' Prelati, fu abolito avanti che finisse il decimo, tanto nell'Oriente, quanto nell'Occidente.
[88] Il Tomassino (_Disc. Eccl. Tom. II. lib. II. c. 1-8. p. 673-721_) ha trattato abbondantemente dell'elezione dei Vescovi nei primi cinque secoli, sì nell'Oriente che nell'Occidente; ma egli dimostra un'inclinazione molto parziale in favore dell'aristocrazia de' Vescovi. Il Bingamo (_lib. IV. c. 2,_) è moderato; e Chardon (_Hist. des Sacrem. Tom. V. pag. 108-128._) è molto chiaro e preciso.
[89] _Incredibilis multitudo non solum ex eo oppido_ (Tours), _sed etiam ex vicinis urbibus ad suffragia ferenda convenerat etc._ Sulp. Sever. (_in vit. Martin. c. 7_). Il Concilio di Laodicea (_Can. 13_) allontana dall'elezioni l'infima plebe e i tumulti; e Giustiniano ristringe tale diritto alla nobiltà (_Nov. 123, 1_).
[90] Le lettere di Sidonio Apollinare (_IV. 25. VII. 5, 9_) dimostrano alcuni scandali della Chiesa Gallicana; eppure la Gallia era meno incivilita e meno corrotta dell'Oriente.
[91] Alle volte facevasi un compromesso o per legge o per consenso, oppure i Vescovi e il Popolo sceglievano uno dei tre candidati nominati dall'altra parte.
[92] Sembra, che tutti gli esempi citati dal Tomassino (_Disc. Eccles. Tom. II. l. II. c. 6. p. 704-714_) siano atti straordinari di potestà ed eziandio d'oppressione. S'adduce da Filostorgio (_Hist. Eccles. I. II. 11_) la conferma del Vescovo d'Alessandria come una maniera di procedere più regolare.
[93] Il celibato del Clero per li primi cinque o sei secoli, forma in vero un soggetto di disciplina e di controversia, che si è con gran diligenza esaminato. Si veda in particolare il Tomassino (_Disc. Eccles. Tom. I. l. II. c. 60, 61. p. 886-902_) e le antichità del Bingamo (_lib. IV. c. 5_). Ciascheduno di questi eruditi, ma parziali, critici ha esposto una parte del vero, ed ha taciuto l'altra.
[94] Diodoro Siculo attesta e comprova l'ereditaria successione del Sacerdozio fra gli Egizj, i Caldei e gl'Indiani (_l. I. p. 84. l. II. p. 142. 153. Edit. Wesseling_). Ammiano descrive i Magi come una famiglia molto numerosa. _Per saecula multa ad praesens una eademque prosapia multitudo creata, Deorum cultibus dedicata._ (XXIII. 6.) Ausonio celebra la _stirpe de' Druidi (de Profess. Burdigal IV)_, ma dalle osservazioni di Cesare (VI. 13) possiamo arguire, che nella Gerarchia Celtica si dava luogo anche alla scelta ed all'emulazione.
[95] Discutono esattamente la materia della vocazione, dell'ordinazione, dell'ubbidienza ec. del Clero, il Tomassino (_Disc. Eccles. Tom. II. p. 1-83_) ed il Bingamo nel IV lib. delle sue Antichità (_specialmente ne' cap. 4, 6 e 7_). Quando fu ordinato in Cipro il fratello di S. Girolamo, i Diaconi gli tenevan per forza chiusa la bocca, per timore, che egli non facesse una solenne protesta, la quale rendesse nulli i sacri riti.
[96] Le lettere d'immunità, che ottenne il Clero dagl'Imperatori Cristiani, si contengono nel lib. 16 del Codice Teodosiano, e con tollerabil candore sono illustrate dal dotto Gottofredo, la cui mente era bilanciata fra gli opposti pregiudizi di Giurisconsulto e di Protestante.
[97] Giustiniano (_Nov._ 103). Sessanta Preti o Sacerdoti, cento Diaconi, quaranta Diaconesse, novanta Suddiaconi, centodieci Lettori, venticinque Cantori e cento Ostiari; in tutto cinquecento venticinque. Fu dall'Imperatore fissato questo moderato numero di ministri per sollevare le angustie della Chiesa, che s'era trovata involta fra i debiti e le usure per la spesa d'una quantità assai più copiosa di essi.
[98] _Universus Clerus Carthaginensis... fere quingenti vel amplius; inter quos quamplurimi erant Lectores infantuli. Victor Vitens, de persecut. Vandal._ V. 9, _p._ 78. _Edit. Ruinart._ Tuttavia sussisteva sotto l'oppressione de' Vandali questo residuo d'uno stato più prospero.
[99] Nella Chiesa Latina oltre il carattere Episcopale si è stabilito il numero di sette Ordini; ma i quattro minori son presentemente ridotti a vuoti ed inutili titoli.
[100] Vedi _Cod. Theodos. lib. XVI. Tit. II._ leg. 42, 43. Il Commentario del Gottofredo e l'istoria Ecclesiastica d'Alessandria dimostrano il pericolo di tali pie instituzioni, che spesso disturbano la pace di quella turbolenta Capitale.
[101] L'editto di Milano (_de M. P. c. 48_) riconosce, che nella Chiesa trovasi una specie di proprietà di terreni, dicendo che questi erano _ad jus corporis eorum, idest Ecclesiarum, non hominum singulorum pertinentia_. Dovè tal solenne dichiarazione d'un Magistrato supremo riceversi come una massima di legge civile in tutti i Tribunali.
[102] _Habeat unusquisque licetitiam sanctissimo Catholicae Ecclesiae venerabilique concilio decedens bonorum quod optavit relinquere. (Cod. Theod. l. XVI. Tit. II. leg. 4.)_ Questa legge fu pubblicata a Roma l'anno 321 in un tempo, in cui Costantino potea prevedere la probabilità d'una rottura coll'Imperatore dell'Oriente.
[103] Eusebio _Hist. Eccles. lib. X. 2. in vit. Const. lib. IV. c. 28_. Esso più volte si diffonde sulla generosità del Cristiano eroe, che il Vescovo medesimo ebbe occasione di conoscere ed eziandio di sperimentare.
[104] Eusebio _Hist. Eccles. l. X. c. 2, 3, 4_. Il Vescovo di Cesarea, che studiava e secondava il genio del suo Signore, pronunciò in pubblico un'elaborata descrizione della Chiesa di Gerusalemme. (_in vit. Const. l. IV. c. 46_) Questa non esiste più, ma egli ha inserito nella vita di Costantino (_l. III. c. 36_) un breve ragguaglio dell'architettura e degli ornamenti di essa. In simil guisa fa menzione della Chiesa de' Santi Apostoli a Costantinopoli (_l. IV. c. 59_).
[105] Vedi Giustiniano _Nov. 123. 3_. Non è determinata la rendita de' Patriarchi e de' Vescovi più ricchi; il frutto però annuo maggiore d'un Vescovato si fissa a trenta libbre di oro, ed il minimo a due; il medio dunque potrebbe essere di sedici, ma questi calcoli sono molto al di sotto del reale valore.
[106] Vedi il Baronio, _Annal. Eccles,._ an. 324. n. 58, 65, 70, 71. Ogni memoria, che viene dal Vaticano, è giustamente sospetta: pure questi cataloghi hanno l'apparenza di antichi e di autentici; ed è almeno evidente che se son finti, si formarono in un tempo, in cui gli oggetti dell'avarizia Papale erano i _fondi_, non i _regni_.