Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 04

Part 3

Chapter 33,240 wordsPublic domain

La gratitudine della Chiesa ha esaltato le virtù, e scusati i difetti d'un generoso protettore, che collocò il Cristianesimo sul trono del Mondo Romano; ed i Greci, che celebrano la festa del Santo Imperiale, rare volte rammentano il nome di Costantino senza aggiungervi il titolo di _uguale agli Apostoli_[71]. Tale paragone, se allude al carattere di que' Missionari divini, non può attribuirsi che alla stravaganza d'una empia adulazione; ma se ristringasi all'estensione ed al numero dell'Evangeliche loro vittorie, il successo di Costantino potrebbe forse uguagliarsi a quello degli Apostoli stessi. Cogli editti di tolleranza egli tolse que' temporali svantaggi, che avevan ritardato fin'allora il progresso del Cristianesimo, e gli attivi e numerosi Ministri di questo ebbero una libera permissione ed un generoso incoraggiamento per insinuare le salutari verità della Rivelazione con qualunque sorta d'argomento, che potesse muovere la ragione o la pietà del genere umano. Non sussistè più che un momento la bilancia esatta fra le due religioni; e l'occhio penetrante dell'ambizione e dell'avarizia scoprì ben presto, che la professione del Cristianesimo potea contribuire al vantaggio della vita presente non meno che della futura[72]. Le speranze di ricchezze e di onori, l'esempio d'un Imperatore, e le sue esortazioni, gli irresistibili suoi allettamenti convincevano la venale ossequiosa turba, che ordinariamente riempie gli appartamenti della reggia. Le città che con un pronto zelo si segnalavano, mediante la volontaria distruzione de' loro templi, venivan distinte con privilegi municipali, e premiate con popolari donativi; e la nuova Capitale dell'Oriente gloriavasi del singolar pregio, che Costantinopoli non era stata mai profanata dal culto degl'idoli[73]. Siccome le classi inferiori della società non regolate dall'imitazione, così la conversione di quelli, che avevano qualche superiorità di nascita, di potere o di ricchezze veniva tosto seguìta dalla dipendente moltitudine[74]. Era molto facile conseguir la salvazione del comun popolo, se è vero che a Roma in un anno si battezzarono dodicimila uomini, oltre un proporzionato numero di donne e di fanciulli, e che l'Imperatore aveva promesso ad ogni convertito un abito bianco con venti monete d'oro[75]. Il potente influsso di Costantino non fu ristretto agli angusti limiti della sua vita o de' suoi dominj. L'educazione, ch'egli diede a' suoi figli e nipoti, assicurò all'Impero una famiglia di Principi, la fede de' quali riusciva sempre più viva e sincera, poichè nella più tenera infanzia s'insinuava loro lo spirito, o almeno la dottrina del Cristianesimo. La guerra ed il commercio avevano sparso la cognizione dell'Evangelio oltre i confini delle Province Romane; ed i Barbari, che avevano sdegnato di seguire una setta umile e proscritta, ben presto appresero a stimare una religione, che si era di fresco abbracciata dal Monarca più grande, e della nazione più culta del globo[76]. I Goti ed i Germani, che s'arrolavano sotto gli stendardi di Roma, veneravan la croce, che risplendeva alla testa delle legioni, ed i fieri lor Nazionali ricevevan nel tempo stesso le lezioni della fede e quelle dell'umanità. I Re dell'Iberia e dell'Armenia adoravano il Dio del lor protettore; ed i loro sudditi, che hanno invariabilmente conservato il nome di Cristiani, tosto formarono una sacra e perpetua connessione co' Romani loro fratelli. I Cristiani della Persia in tempo di guerra si sospettava che preferissero la religione alla patria; ma finchè sussisteva la pace fra i due Imperi, lo spirito persecutore de' Magi veniva efficacemente represso dall'intercessione di Costantino[77]. I raggi del Vangelo illuminarono la costa dell'India. Le colonie di Ebrei, ch'erano penetrate nell'Arabia e nell'Etiopia[78], s'opposero al progresso del Cristianesimo; ma il lavoro de' Missionari fu in qualche modo facilitato da una precedente cognizione della Rivelazione Mosaica; e l'Abissinia venera tuttavia la memoria di Frumenzio, che nel tempo di Costantino sacrificò la sua vita per la conversione di que' remoti paesi. Sotto il Regno del suo figlio Costanzo, Teofilo[79], ch'era Indiano d'origine, fu investito del doppio carattere d'Ambasciatore e di Vescovo. Egli s'imbarcò sul mar Rosso con dugento cavalli delle razze più pure della Cappadocia, i quali eran mandati dall'Imperatore al Principe de' Sabei o degli Omeriti. A Teofilo furono affidati molti altri utili o curiosi regali, che potevano eccitare l'ammirazione, e conciliar l'amicizia de' Barbari, ed esso impiegò con vantaggio molti anni in una visita pastorale alle Chiese della Zona torrida[80].

Nell'importante e pericoloso cambiamento della Religion nazionale si manifestò l'irresistibile potere degl'Imperatori Romani. I terrori d'una forza militare imposero silenzio al debole e non sostenuto mormorar de' Pagani, e v'era motivo di credere, che una volontaria sommissione del Clero non men che del popolo Cristiano sarebbe stata l'effetto della coscienza e della gratitudine. Da lungo tempo era già stabilito come una massima fondamentale della costituzione di Roma, che ogni classe di cittadini fosse ugualmente sottoposta alle leggi, e che la cura della Religione fosse un diritto ed un dovere del Magistrato civile. Costantino ed i suoi successori non potevan facilmente persuadersi di aver perduto, mediante la lor conversione, parte veruna delle prerogative Imperiali, o di essere inabili a dar leggi ad una Religione, ch'essi avevan protetta ed abbracciata. Gl'Imperatori continuarono sempre ad esercitare una suprema giurisdizione sopra il ceto Ecclesiastico; ed il libro decimosesto del Codice Teodosiano dimostra in vari Titoli l'autorità, ch'essi assunsero nel governo della Chiesa Cattolica.

Ma il legittimo stabilimento del Cristianesimo introdusse e confermò la distinzione fra la potestà spirituale e la temporale[81], che non erasi mai potuta imporre sullo spirito libero della Grecia e di Roma. L'uffizio di Sommo Pontefice, che dal tempo di Numa fino ad Augusto s'era sempre esercitato da uno dei più eminenti Senatori, restò finalmente unito all'Imperial dignità. Il primo Magistrato dello Stato, ogni volta che la superstizione o la politica lo richiedeva, faceva in persona le funzioni sacerdotali[82]; nè trovavasi o a Roma o nelle Province alcun ordine di sacerdoti, che s'attribuissero un carattere più sacro fra gli uomini, o una più intima comunicazione cogli Dei. Ma nella Chiesa Cristiana, che affida il ministero dell'Altare ad una perpetua successione di sacri Ministri, il Monarca, la cui dignità spirituale è meno onorevole di quella del minimo Diacono, era collocato fuori del recinto del Santuario, e confuso col resto della moltitudine fedele[83]. Pareva salutarsi l'Imperatore come Padre del suo Popolo, ma esso dovea prestare un rispetto ed una reverenza filiale a' Padri della Chiesa; e ben presto l'orgoglio dell'Ordine Episcopale pretese i medesimi segni di ossequio, che Costantino aveva usato verso le persone de' Santi e dei Confessori[84]. Un segreto contrasto fra la Giurisdizione Civile e l'Ecclesiastica imbarazzava le operazioni del Governo Romano; e la colpa ed il pericolo di toccar con mano profana l'arca del Testamento agitava un pio Imperatore. La separazione in vero degli uomini ne' due ordini dello stato clericale e laicale era comune appresso molte antiche Nazioni; ed i Sacerdoti dell'India, della Persia, dell'Assiria, della Giudea, della Etiopia, dell'Egitto e della Gallia riconoscevano da un'origine celeste il poter temporale, ed i beni che avevano acquistati. Queste venerabili istituzioni s'erano a grado a grado assimilate a' costumi e al governo de' respettivi loro paesi[85]; ma l'opposizione o il disprezzo della potestà civile servì ad assodare la disciplina della primitiva Chiesa. I Cristiani erano stati costretti ad eleggere i loro Magistrati, ad esigere e distribuire certe tasse particolari, ed a regolar l'interno governo della loro Repubblica con un codice di leggi, ch'erano state confermate dal consenso del popolo e dalla pratica di trecent'anni. Quando Costantino abbracciò la Fede Cristiana, parve che contraesse una lega perpetua con una distinta e indipendente società; ed i privilegi conceduti o confermati da quell'Imperatore o da' suoi successori si accettavano, non già come favori precarj della Corte, ma come giusti ed inalienabili diritti dell'Ordine Ecclesiastico.

Si amministrava la Chiesa Cattolica dalla spirituale e legittima giurisdizione di mille ottocento Vescovi[86]; mille de' quali trovavansi nelle Province Greche dell'Impero, ed ottocento nelle Latine. L'estensione ed i confini delle respettive lor Diocesi si erano in varie maniere accidentalmente stabiliti dallo zelo e dall'incontro de' primi Missionari, dai desiderj del Popolo, e dalla propagazione del Vangelo. Eransi fondate in abbondanza, le Chiese Vescovili lungo le rive del Nilo, e sulle coste dell'Affrica, nell'Asia Proconsolare, e nelle Province Meridionali dell'Italia. I Vescovi della Gallia e della Spagna, della Tracia e del Ponto, dominavano sopra vasti territorj, e delegavano i rurali, loro suffraganei ad eseguire gl'inferiori doveri dell'uffizio pastorale[87]. Poteva una Diocesi Cristiana estendersi ad una intera Provincia o ridursi ad un solo villaggio, ma tutti i Vescovi godevano un uguale indelebil carattere; traevano tutti le medesime facoltà e privilegi dagli Apostoli, dal Popolo e dalle Leggi. Nel tempo che la politica di Costantino separava la profession militare dalla civile, stabilivasi nella Chiesa e nello Stato un nuovo e perpetuo ordine di Ministri Ecclesiastici, sempre rispettabile, e qualche volta pericoloso. Ciò che v'è da osservar d'importante, rispetto alla costituzione e a' diritti di essi, può ridursi a' seguenti capi: I. all'elezione popolare: II. all'ordinazione del Clero: III. alle sostanze di esso: IV. alla giurisdizione civile: V. alle censure spirituali: VI. all'esercizio di predicar pubblicamente: VII. al privilegio delle assemblee legislative.

I. Durò la libertà dell'elezioni lungo tempo dopo il legale stabilimento del Cristianesimo[88]; ed i sudditi Romani godevano nella Chiesa il privilegio, che avevan perduto nella Repubblica, di eleggere i Magistrati, a' quali dovevano ubbidire. Appena era morto un Vescovo, il Metropolitano dava la commissione ad uno de' suoi suffraganei d'amministrare la sede vacante, e di preparare dentro un certo tempo la futura elezione. Il diritto di dare il voto risedeva nel Clero inferiore, ch'era il più adatto a giudicare del merito de' candidati; ne' Senatori o nobili della città, persone distinte per la dignità o per le ricchezze; e finalmente in tutto il corpo del popolo, che nel giorno stabilito correva in folla dalle più lontane parti della Diocesi[89]; ed alle volte colle sue tumultuose acclamazioni facea tacere la voce della ragione e le leggi della disciplina. Queste acclamazioni potevano accidentalmente cadere sul competitore più meritevole, su qualche vecchio Prete, su qualche santo Monaco, o su qualche laico famoso per lo zelo e per la pietà. Ma si sollecitava la cattedra Episcopale, specialmente nelle grandi e ricche città dell'Impero, piuttosto come una dignità temporale che spirituale. I fini d'interesse, le passioni dell'amor proprio e dell'ira, le arti della perfidia e della dissimulazione, la segreta corruzione, l'aperta ed anche sanguinosa violenza, che avevano un tempo sturbata la libertà d'eleggere nelle Repubbliche della Grecia e di Roma, troppo spesso influivano nella scelta de' successori degli Apostoli. Mentre uno dei candidati vantava gli onori della sua famiglia, un altro allettava i suoi giudici colle delicatezze d'una copiosa tavola, ed un terzo, anche più colpevole de' suoi rivali, offeriva di divider fra' complici delle sacrileghe sue speranze le spoglie della Chiesa[90]. Le leggi Civili ugualmente che l'Ecclesiastiche tentarono d'escludere la plebaglia da tal atto solenne ed importante. I Canoni dell'antica disciplina esigendo ne' Vescovi alcune qualificazioni d'età, di stato ec. ristringevano in qualche modo l'arbitrario capriccio degli elettori. Interponevasi anche l'autorità de' Vescovi Provinciali, che si adunavano nella Chiesa vacante ad oggetto di confermare la scelta del popolo, per moderarne le passioni ed emendarne gli errori. I Vescovi potevan ricusar d'ordinare un candidato indegno, ed il furore de' diversi fra' loro contrari partiti alle volte accettava l'imparziale lor mediazione. La sommissione o la resistenza del Clero e del Popolo in varie occasioni somministrava esempi, che insensibilmente diventavano leggi positive e costumi provinciali[91]; ma da per tutto ammettevasi come una massima fondamentale di religioso governo, che non potesse darsi ed una Chiesa ortodossa alcun Vescovo senza il consenso de' membri della medesima. Gl'Imperatori, come custodi della pubblica pace e come i primi cittadini di Roma e di Costantinopoli, potevano in realtà dichiarare i loro desiderj nell'elezione d'un Primate; ma quegli assoluti Monarchi rispettavano la libertà delle elezioni Ecclesiastiche; e mentre distribuivano e riassumevano gli onori dello Stato e dell'esercito, permettevano che mille ottocento Magistrati perpetui ricevessero i loro importanti uffizi da' liberi suffragi del popolo[92]. Sarebbe stato giusto, che tali Magistrati non abbandonassero un onorevole posto, da cui non potevano esser rimossi; ma la saviezza de' Concilj tentò, senza gran successo, di obbligare i Vescovi alla residenza, e d'impedirne le translazioni. Nell'Occidente, in vero, la disciplina era meno rilassata che nell'Oriente; ma le stesse passioni, che obbligavano a far tali regolamenti, li rendevano inefficaci. I rimproveri che con tanta veemenza si son fatti, nel furor della collera, alcuni Prelati fra loro, non servono che a manifestare la comune lor colpa e la loro vicendevole indiscretezza.

II. I soli Vescovi godevano la facoltà della generazione _spirituale_; e questo privilegio straordinario compensar poteva in qualche modo il penoso celibato[93], che imponevasi loro come una virtù, come un dovere, e finalmente come una positiva obbligazione. Quelle religioni antiche, le quali stabilirono un ordine separato di Sacerdoti, dedicarono al servizio perpetuo degli Dei una data stirpe, tribù, o famiglia sacra[94]. Instituzioni però di tal genere furon fondate per via di possesso, piuttosto che di conquista. I figli de' Sacerdoti godevano con altera ed indolente sicurezza la sacra loro eredità; ed il feroce spirito d'entusiasmo veniva diminuito dalle cure, da' piaceri e dagli allettamenti della vita domestica. Ma il Santuario de' Cristiani era aperto ad ogni candidato ambizioso, che avesse aspirato alle celesti promesse, od a' beni temporali di esso. L'uffizio di Sacerdoti valorosamente s'esercitava, come quello de' soldati o de' Magistrati, da coloro, l'abilità e temperamento de' quali gli aveva resi atti ad abbracciare la professione Ecclesiastica, o che da un accorto Vescovo si erano scelti come i più abili a promuovere la gloria e l'interesse della Chiesa. I Vescovi[95] potevan costringere (finattantochè dalla prudenza delle leggi non fu represso l'abuso) anche quelli che ripugnavano, e proteggere gli angustiati per tal motivo; e l'imposizione delle mani concedeva in perpetuo alcuni de' più stimabili privilegi della società civile. Tutto il corpo del Clero Cattolico, forse più numeroso delle legioni, s'era per gl'Imperatori esentato da ogni pubblico o privato servizio, da tutti gli uffizi municipali, da tutte le tasse e contribuzioni personali, che aggravavano con intollerabile peso gli altri loro concittadini; e si accettavano i doveri della sacra lor professione come un pieno adempimento degli obblighi loro verso la Repubblica[96]. Ogni Vescovo acquistava un assoluto ed irrevocabil diritto allo perpetua ubbidienza del Cherico che ordinava; il Clero d'ogni Chiesa Episcopale, colle parrocchie da essa dipendenti, formava una costante e regolar società, e le Cattedrali di Costantinopoli[97] e di Cartagine[98] mantenevano il loro stabilito numero particolare di cinquecento Ministri Ecclesiastici. La quantità di essi ed i gradi[99] furono insensibilmente moltiplicati dalla superstizione de' tempi, che introdussero nella Chiesa le splendide ceremonie del Tempio Giudaico o dei Pagani; ed una lunga serie di Preti, di Diaconi, di Suddiaconi, di Accoliti, di Esorcisti, di Lettori, di Cantori, e di Ostiari co' respettivi loro uffizi contribuirono ad accrescer la pompa e l'armonia del Culto religioso. S'estesero il nome ed i privilegi clericali a molte pie confraternite che devotamente sostenevano il trono Ecclesiastico.[100] Seicento _parabolani_ o avventurieri in Alessandria visitavano gli ammalati; mille cento _copiati_ o scavatori di fosse seppellivano i morti a Costantinopoli; e gli sciami de' Monaci, insorti dal Nilo, cuoprirono ed oscurarono la faccia del Mondo Romano.

[A. D. 313]

III. L'editto di Milano assicurò le rendite ugualmente che la pace alla Chiesa[101]. Non solo i Cristiani ricuperaron le terre e le case, delle quali erano stati spogliati per causa della persecuzione di Diocleziano, ma eziandio acquistarono un pieno diritto a posseder tutti i beni che avevano fin allora goduti per connivenza de' Magistrati. Poscia che il Cristianesimo divenne la religione dell'Imperatore e dell'Impero, il Clero nazionale potea pretendere un decente ed onorevole mantenimento; e la paga d'una tassa annuale avrebbe potuto liberare il popolo dal più opprimente tributo, che la superstizione impone a' suoi devoti. Ma siccome colla prosperità della Chiesa ne crescevano anche i bisogni e le spese, così il ceto Ecclesiastico veniva sempre aiutato ed arricchito dalle volontarie obblazioni de' Fedeli. Otto anni dopo l'editto di Milano, Costantino concesse a tutti i suoi sudditi la libera ed universal facoltà di lasciare i loro beni alla Santa Chiesa Cattolica[102]; e la devota loro liberalità, che nel corso delle lor vite era tenuta in freno dal lusso o dall'avarizia, scorreva senza ritegno nell'ora della morte. I Cristiani ricchi venivano incoraggiati dall'esempio del loro Sovrano. Un assoluto Monarca, che è ricco senza patrimonio, può esser caritatevole senza merito, e Costantino credè troppo facilmente di poter acquistar il favore del Clero col mantenere gli oziosi a spese dell'industria, e col distribuire fra' Santi le ricchezze della Repubblica. Lo stesso corriere, che portò in Affrica il capo di Massenzio, forse portò anche una lettera per Ceciliano Vescovo di Cartagine. L'Imperatore in essa gli fa sapere, che i tesorieri della Provincia hanno l'ordine di pagare nelle sue mani la somma di tremila folli, o diciottomila lire sterline, e di soddisfare le ulteriori sue richieste per sollievo delle Chiese dell'Affrica, della Numidia e della Mauritania[103]. Cresceva la liberalità di Costantino in proporzione appunto della sua fede e de' suoi vizi. Egli assegnò in ogni città una regolar quantità di grano per servir di fondo alla carità Ecclesiastica, e le persone di ambidue i sessi, che abbracciavano la vita Monastica, divenivano i favoriti speciali del Sovrano. I tempj Cristiani d'Antiochia, d'Alessandria, di Gerusalemme, di Costantinopoli ec. dimostrano l'ostentata pietà di un Principe, ambizioso nella sua vecchiezza d'uguagliare le opere perfette dell'Antichità[104]. La forma di questi religiosi edifici era semplice e bislunga, quantunque potessero alle volte sorgere in figura di cupola, ed alle volte dividersi in forma di croce. Il legname per lo più era di cedri del Libano; il tetto era coperto di tegoli, forse di rame dorato; le mura, le colonne, ed il pavimento erano incrostati di varie sorti di marmi. Eran profusamente consacrati al servizio dell'Altare i più preziosi ornati d'oro e d'argento, di seta e di gemme; e tale speciosa magnificenza era sostenuta dalla solida e perpetua base di stabili possessioni. Nella spazio di due secoli, dal regno di Costantino fino a quello di Giustiniano, i frequenti ed inalienabili donativi de' Principi e del Popolo arricchirono le mille ottocento Chiese dell'Impero. Può ragionevolmente assegnarsi un'annuale rendita di seicento lire sterline a que' Vescovi ch'erano in mezzo tra i ricchi ed i poveri[105], ma insensibilmente s'accrebbe la lor ricchezza insieme con la dignità e coll'opulenza delle città ch'essi governavano. Un autentico ma imperfetto[106] catalogo di rendite specifica varie case, botteghe, giardini e fondi, che appartenevano alle tre Romane Basiliche di S. Pietro, di S. Paolo e di S. Gio. Laterano nelle Province dell'Italia, dell'Affrica e dell'Oriente. Questi producevano, oltre la riserva d'una quantità d'olio, di lino, di carta, d'aromati ec., un'annuale entrata di ventiduemila aurei, o dodicimila lire sterline. Al tempo di Costantino e di Giustiniano, i Vescovi non godevan più l'intera fiducia del Clero e del Popolo, e forse non la meritavano. I beni Ecclesiastici di ciascheduna Diocesi furon divisi in quattro parti, che dovevan servire per uso respettivamente del Vescovo stesso, del suo clero inferiore, de' poveri e del Culto pubblico; e fu più volte rigorosamente represso l'abuso di questa sacra amministrazione[107]. Il patrimonio della Chiesa era sempre sottoposto a tutte le pubbliche imposizioni dello Stato[108]. Il Clero di Roma, di Alessandria, di Tessalonica ec. potè chiedere ed ottenere alcune particolari esenzioni; ma il figliuolo di Costantino resistè con vigore al tentativo, non per anche opportuno, del gran Concilio di Rimini, che aspirava alla libertà universale[109].