Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 04
Part 24
[466] Fabbricata da Omar, secondo Califfo, che morì l'anno 644. Questa gran Moschea occupa tutto il sacro terreno del tempio Giudaico; e forma quasi un quadrato di 760 tese, o un miglio Romano in circonferenza. Vedi Danville _Jerusalem. p._ 45.
[467] Ammiano rammenta i Consoli dell'anno 363 avanti di procedere a far menzione de' _pensieri_ di Giuliano: _Templum instaurare sumptibus cogitabat immodicis_. Warburton ha un segreto desiderio d'anticiparne il disegno; ma deve avere appreso da' più antichi esempi, che l'esecuzione di tal opera avrebbe richiesto molti anni.
[468] Le successive testimonianze di Socrate, di Sozomeno, di Teodoreto, di Filostorgio ec. aggiungono contraddizioni anzi che autorità. Si confrontino le obbiezioni di Basnagio (_Hist. des Juifs, Tom._ VIII. _p._ 157. 168.) con le risposte di Warburton (_Julian. p._ 174. 258). Il Vescovo ha spiegato ingegnosamente le croci miracolose, che apparivano sulle vesti degli spettatori per mezzo d'un simil esempio e de' naturali effetti del baleno.
[469] Ambrog. _Tom._ II. _Epist._ 40. _p._ 946. _Edit. Bened._ Egli compose questa lettera l'anno 388 per giustificare un Vescovo ch'era stato condannato dal Magistrato civile per aver bruciato una sinagoga.
[470] Grisostomo _Tom._ I. _p._ 580 _adv. Judaeos et Gent._ T. II. _p._ 574. _de S. Babyla Edit. Montfaucon_. Io ho seguitato la comune e naturale supposizione; ma il dotto Benedettino, che riferisce la composizione di questi sermoni all'an. 383, crede che non fosser mai pronunziati dal pulpito.
[471] Gregor. Nazianzeno _Orat._ IV. _p._ 110. 113. Το δε ουν περιβοητον πασι θαυμα και ουδε τοις αθεοις αυτοις απιστουμενον λεξων ερχομαι. _Intraprendo a narrare adunque tal prodigio noto a tutti, e neppure negato dagli stessi infedeli._
[472] Ammiano XXIII. 1. _Cum itaque rei fortiter instaret Alypius, juvaretque Provinciae rector, metuendi globi flammarum prope fundamenta crebris assultibus erumpentes fecere locum exustis aliquoties operantibus inaccessum: hocque modo elemento destinatius repellente, cessavit inceptum._ Warburton s'affatica d'estorcere (_p._ 60. 90.) una confessione del miracolo dalla bocca di Giuliano e di Libanio, e di servirsi della testimonianza d'un Rabbino, che visse nel XV Secolo. Tali prove non possono ammettersi che da un giudice ben favorevole.
[473] Il Dottor Lardner è forse il solo fra' critici Cristiani ad osare di porre in dubbio la verità di questo famoso miracolo. _Testim. Giudaic. Pag. Vol._ IV. _p._ 47. 71. Il silenzio di Girolamo condurrebbe a sospettare, che potesse dispregiarsi sul luogo quella medesima storia ch'era celebre in lontananza.
[474] Greg. Nazianz. _Orat._ III. _p._ 81. E questa legge fu confermata dalla pratica invariabile dell'istesso Giuliano. Warburton ha giustamente osservato (_p._ 35) che i Platonici credevano nella misteriosa virtù delle parole: ed il contraggenio di Giuliano pel nome di Cristo potea procedere da superstizione ugualmente che da disprezzo.
[475] Juliano _Fragm. p._ 288. Ei deride la μορια αλιλαιων _stoltezza dei Galilei_; (_Epist._ 7) e perde tanto di vista i principj di tolleranza, che brama, _Epist._ 42. ακοντας ιασθαι, _medicarli contro lor voglia_.
[476] Ου γαρ μοι θεμις εστι χομιζεμεν, η ελεαιρειν Ανδρας οι και θεοισιν απεχθωντ’ αθανατοισιν. _Poichè non mi è permesso d'aver cura o misericordia di uomini, che sono odiosi agli Dei immortali._ Questi due versi, che Giuliano ha cangiati e pervertiti nel vero spirito d'un superstizioso (_Epist._ 49) son presi dal discorso d'Eolo, che ricusa di accordare ad Ulisse un nuovo aiuto di venti (_Odyss._ X. 73). Libanio (_Orat. parent. c._ 59. _p._ 286.) tenta di giustificare questa parziale condotta con un'apologia, in cui si travede la persecuzione attraverso la maschera del candore.
[477] Queste leggi sopra il Clero si posson vedere ne' leggieri cenni, che ne ha dato Giuliano medesimo (_Epist._ 52.), nelle vaghe declamazioni di Gregorio (_Orat._ III. _p._ 86. 87), e nelle positive asserzioni di Sozomeno l. V. c. 5.
[478] _Inclemens, perenni obruendum silentio._ Ammiano XXII. 10. XXV. 5.
[479] Può confrontarsi l'editto medesimo, che tuttavia sussiste nella 42 fra le lettere di Giuliano, con le libere invettive di Gregorio (_Orat._ III. _p._ 96). Il Tillemont (_Mem. Eccl._ VII. _pag._ 96) ha raccolto le apparenti differenze fra gli antichi ed i moderni. Possono però facilmente conciliarsi fra loro. A' Cristiani fu _direttamente_ proibito d'insegnare, ed _indirettamente_ d'apprendere, mentre non avrebbero mai frequentato le scuole de' Pagani.
[480] _Cod. Theod. lib._ XIII. _Tit._ III. _de medicis et professor. leg._ 5. (pubblicata li 17 Giugno, ricevuta a Spoleti, in Italia il 29 Luglio dell'anno 363) con le illustrazioni del Gottofredo, Tom. V. _p._ 31.
[481] Orosio celebra la lor disinteressata risoluzione. _Sicut a majoribus nostris compertum habemus, omnes ubique propemodum.... officium quam fidem deserere maluerunt._ VII. 30. Proeresio, Sofista Cristiano ricusò d'accettare il parzial favore dell'Imperatore. Hieronym. _in Chron. p._ 185 _ed. Scalig._ Eunap. _in Proaeresio p._ 126.
[482] Essi ricorsero all'espediente di comporre libri per le loro scuole. In pochi mesi Apollinare pubblicò le sue Cristiane imitazioni d'Omero (_Istoria sacra in 4 libri_), di Pindaro, d'Euripide e di Menandro; e Sozomeno è persuaso, ch'esse uguagliassero o superassero gli originali.
[483] Tal era l'istruzione di Giuliano a' suoi Magistrati Epist. 7 προτιμασθαι μεν τοι τους θεοσεβεις και πανυ φημι δειν _dico che si debbano onninamente preferire quelli che venerano gli Dei_. Sozomeno (l. V. c. 18) e Socrate (l. III. c. 13) esser debbon ridotti alla misura di Gregorio (_Orat. III. p. 195_), non in vero meno proclive ad esagerare, ma più ritenuto per l'attual cognizione de' lettori del suo tempo.
[484] ψηφω θεων και διδυς και ην διδυς. _Dando e non dando secondo il suffragio degli Dei_. _Liban. Orat. parent. c. 88, pag. 314._
[485] Gregor. Nazianzen. _Orat. III. p. 74, 91, 92_. Socrate l. III. c. 4. Teodoreto l. III. c. 6. Può accordarsi però qualche tara alla violenza del loro zelo non meno parziale di quello di Giuliano.
[486] Se paragoniamo il moderato linguaggio di Libanio (_Orat. parent. c. 60, p. 286_) con le forti esclamazioni di Gregorio (_Orat. III p. 86, 87_) sarà difficile di persuaderci che i due Oratori veramente descrivano i medesimi fatti.
[487] _Restan_, o Aretusa, posta in ugual distanza di sedici miglia fra Emesa (_Hems_) ed Epifania (_Hamath_) fu fondata, o almeno nominata da Seleucio Nicatore. La particolare sua Era incomincia dall'anno 685 di Roma secondo le medaglie della città. Nella decadenza de' Seleucidi, Emesa ed Aretusa furono usurpate dall'Arabo Sampsiceramo, la posterità del quale, divenuta vassalla di Roma, non era anche estinta nel regno di Vespasiano. Vedi Danville _Carte, e geogr. antic. Tom._ II _p._ 134. Wesseling. _Itinerar. p._ 188 e Noris _Epoch. Syro Maced. p._ 80, 481, 482.
[488] Sozomeno _l._ V. _c._ 10. Fa maraviglia che Gregorio e Teodoreto abbian soppresso una circostanza, che, a' loro occhj, doveva far crescer di pregio il religioso merito del Confessore.
[489] I patimenti e la costanza di Marco, che Gregorio ha sì tragicamente rappresentato (_Orat._ III. _p._ 88-91) si confermano dall'indubitabile e forzata testimonianza di Libanio. Μαρκος εκεινος κρεμαμενος και μαστιγουμενος, και του πωγωνος αυτω τιλλομενου, παντα ενεγκων ανδρειως νυν ισοθεος εστι ταις τιμαις, καν φανη που περιμαχητος ευθυς; _quel Marco essendo stato sospeso e battuto, ed essendogli stata svelta la barba, fortemente avendo tutto sofferto, adesso è onorato come un Dio, e dovunque si trovi, con ardore si combatte pel favore di lui._ _Epist._ 730. _p._ 350. 351. _Ed. Wolf. Amstel._ 1713.
[490] Περιμαχητος: _intorno a cui si contende; certatim eum sibi_ (Christiani) _vindicant_. In tal modo Lacroze e Volfio (_ivi_) hanno spiegato un vocabolo Greco, di cui non s'era capito il vero senso dagl'Interpreti antecedenti e neppure dal Le Clerc (_Bibl. ant. et mod._ Tom. III. _p._ 371). Contuttocciò il Tillemont in strana guisa tormentasi per capire (_Mem. Eccl._ Tom. VII. _p._ 1309) come Gregorio e Teodoreto potessero prender per santo un Vescovo Semi-arriano.
[491] Vedi il ragionevol consiglio di Sallustio (Gregorio Nazianzeno _Orat._ III. 90. 91). Libanio intercede in favore di un simile reo, per timore di trovar molti _Marchi_; pure conviene, che se Orione avea realmente nascosto i beni sacri, meritava d'esser condannato al gastigo di Marsia, cioè d'essere scorticato vivo. Ep. 730. _p._ 349, 351.
[492] Gregorio (_Orat._ III. _p._ 90), è persuaso, che salvando l'Apostata, Marco avea meritato molto peggio di quello che aveva sofferto.
[493] Il bosco ed il tempio di Dafne son descritti da Strabone (l. XVI. _p._ 1089, 1090 ed. Amstel. 1707), da Libanio (_Naenia p._ 185. 188. _Antioch. Orat._ XI. _p._ 380, 581. _ec._) e da Sozomeno (l. v. c. 19). Wesseling (_Itin. p._ 581), e Casaubono (_ad Hist. Aug. p._ 64) illustrano questo curioso soggetto.
[494] _Simulacrum in eo Olympiaci Jovis imitamenti aequiparans magnitudinem._ Ammiano XXII. 13. Il Giove Olimpico era alto sessanta piedi, e la sua mole per conseguenza era uguale a quella di mille uomini. Vedi una curiosa memoria dell'Ab. Gedoyn _Acad. des Inscr. Tom. IX. p. 198_.
[495] Adriano lesse l'istoria della sua futura grandezza sopra una foglia immersa nel fonte Castalio: artificio, che secondo il medico Vandale (_de Oraculis 281, 282_) per mezzo di chimiche preparazioni può facilmente eseguirsi. L'Imperatore turò la sorgente di tal pericolosa cognizione, la quale fu riaperta dalla devota curiosità di Giuliano.
[496] Fu acquistato l'anno di Cristo 44 ed il 92 dell'era di Antioco (Noris _Epoc. Syr. Maced. p. 139-174_) per il termine di novanta olimpiadi. Ma non furon celebrati regolarmente i giuochi olimpici d'Antiochia fino al regno di Commodo. Vedine le curiose particolarità nella cronica di Gio. Malala (Tom. I. _p. 290, 320, 370, 381_) scrittore, il merito e l'autorità del quale si ristringono a' limiti della sua patria.
[497] Quindici talenti d'oro, lasciati da Sosibio, che morì al tempo d'Augusto. Si riferiscono i meriti teatrali delle città della Siria nel secolo di Costantino nell'_Expositio totius mundi p. 6._ (Hudson _Geogr. min. Tom. III._).
[498] _Avidio Cassio Syriacas legiones dedi luxuria diffluentes, et Daphnicis moribus._ Queste sono le parole dell'Imperatore Marco Antonino in una lettera originale conservataci dal suo Biografo (_in Hist. Aug. p. 41_). Cassio licenziò o punì ogni soldato che fosse veduto a Dafne.
[499] _Aliquantum agrorum Daphnensibus dedit_ (Pompeo) _quo lucus ibi spatiosior fieret, delectatus amoenitate loci, et aquarum abundantia_, Eutrop. VI. 14. Sext. Ruf. _de Provinc. c. 16_.
[500] Giuliano (_Misopogon. p. 361. 362_) scuopre il suo carattere con quella _naturalezza_, con quella inavveduta semplicità, che sempre costituisce la vera fantasia.
[501] Babila è rammentato da Eusebio nella successione dei Vescovi d'Antiochia (_Hist. Eccl. l. VI. c. 29. 30_). Vien diffusamente celebrato da Grisostomo (_Tom. II. p. 536. 579. ed. Montfaucon._) il suo trionfo sopra due Imperatori (il primo favoloso, ed il secondo istorico). Il Tillemont (_Memoir. Ecclesiast. Tom. III. p. II. p. 287. 302. 459. 465._) diviene quasi scettico.
[502] I Critici Ecclesiastici, particolarmente quelli che amano le reliquie, esultano per la confessione di Giuliano (_Misopogon p. 361_) e di Libazio (_Naen. pag. 785_) che Apollo fosse disturbato dalla vicinanza d'un uomo morto. Ammiano però (XXII. 12.) fa mondare e purificare tutto il terreno secondo i riti che usaron anticamente gli Ateniesi nell'isola di Delo.
[503] Giuliano, _in Misopogon p. 361_, insinua, piuttosto che affermi il loro delitto. Ammiano (XXII. 13), tratta quest'imputazione come _levissimus rumor_, e riferisce l'istoria con estremo candore.
[504] _Quo tam atroci casu repente consumpto, ad id usque Imperatoris ira provexit, ut quaestiones agitare juberet solito acriores_ (Giuliano però biasima la mollezza de' Magistrati d'Antiochia) _et majorem Ecclesiam Antiochiae claudi._ Tale interdetto fu eseguito con alcune circostanze d'indegnità e di profanazione; e l'opportuna morte dello zio di Giuliano, attore principale, si riferisce con molto superstiziosa compiacenza dall'Ab. della Bleterie. _Vie de Julien pag. 362, 569._
[505] Oltre gl'Istorici Ecclesiastici, che debbono essere più o meno sospetti, possiamo allegare la passione di S. Teodoro negli _Atti sinceri_ di Ruinart _p. 591_. Il lamento di Giuliano le dà un'aria originale ed autentica.
[506] Juliano _Misopogon p. 361_.
[507] Vedi Greg. Naz. _Orat. III. p. 87_. Sozomeno (l. V. c. 9) può considerarsi come un testimone originale, quantunque non imparziale. Egli era nativo di Gaza, ed aveva conversato col Confessore Zenone, Vescovo di Majuma, che visse fino all'età di cent'anni (l. VII. c. 28). Filostorgio (l. VII. c. 14. _colle Dissertazioni del Gottofredo p. 284_), aggiunge alcune tragiche circostanze di Cristiani, che furono letteralmente sacrificati sugli altari degli Dei ec.
[508] La vita e morte di Giorgio di Cappadocia sono descritte da Ammiano (XXII. 11.), da Gregorio Nazianzeno (_Orat. XXI. p. 382. 385. 389. 390_.) e da Epifanio (_Haeres. 70_). Le invettive de' due Santi non meriterebbero molta fede, se confermate non fossero dalla testimonianza del freddo ed imparziale Pagano.
[509] Dopo l'uccisione di Giorgio, l'Imperator Giuliano più volte ordinò, che se ne conservasse la libreria per uso suo, e che si torturassero gli schiavi, che potessero esser sospetti d'aver occultato qualche libro. Ei loda il merito della collezione, da cui avea prese in prestito e trascritte molte opere, quando faceva i suoi studi in Cappadocia. Avrebbe in vero desiderato, che perissero le opere de' Galilei; ma richiese un esatto conto anche di quei Teologici Volumi, affinchè non si perdesser con essi altri pregevoli trattati. Juliano _Epist. IX. XXXIV_.
[510] Filostorgio con cauta malizia indica la loro colpa; και του Αθανασιου γνωμην στρατηγισαι της πραξεως _e che il consiglio d'Atanasio diresse quel fatto_ lib. VII. c. 2. Gottofred. _pag._ 267.
[511] _Cineres projecit in mare, id metuens, ut clamabat, ne, collectis supremis, aedes illis extruerent; ut reliquis, qui deviare a religione compulsi, pertulere cruciabiles poenas, ad usque gloriosam mortem intemerata fide progressi, et nunc_ Martyres _appellantur_. Ammiano XXII. 11. Epifanio prova agli Arriani, che Giorgio non fu martire.
[512] Alcuni Donatisti (Optat. Millev. _p._ 60. 307. _Ed. Dupin._ e Tillemont _Mem. Eccles. Tom._ VI. _p._ 713 in 4.) e Priscillianisti (Tillemont. T. VIII. _p._ 516.) hanno in simile guisa usurpato gli onori di martiri e di santi Cattolici.
[513] I Santi della Cappadocia, Basilio ed i Gregorj, non furono informati del Santo loro compagno. Il Papa Gelasio, il primo fra' Cattolici, che riconosca S. Giorgio (nell'an. 494.), lo pone fra' martiri «_qui Deo magis quam hominibus noti sunt_». Rigetta i suoi atti, come opera d'Eretici. Tuttavia sussistono alcuni, forse non i più antichi dagli atti spurj, ed a traverso una nuvola di finzioni possiamo anche scorgere il combattimento che S. Giorgio di Cappadocia sostenne in presenza della Regina _Alessandra_, contro il _Mago Atanasio_.
[514] Non si dà questa trasformazione come assolutamente certa, ma com'_estremamente_ probabile. Vedi _Lengueruana_ Tom. I. _p._ 194.
[515] Si potrebbe trarre una curiosa storia del culto di S. Giorgio fino dal sesto secolo (in cui era già venerato nella Palestina e nell'Armenia, in Roma ed a Treveri nella Gallia) dal Dottor Heylin _Istor. di S. Giorg._ 2. _Ediz. Lond._ 1633. _in_ 4. _p._ 429. e da' Bollandisti _Act. SS. Mens. April. Tom._ III. _p._ 100-163. La sua fama e popolarità in Europa, e specialmente in Inghilterra, provenne dalla Crociate.
[516] Juliano _Epist._ 43.
[517] Juliano _Ep._ X. Egli permetteva agli amici di calmare la sua collera. Ammiano XXII. 11.
[518] Vedasi Atanasio _ad Rufin. Tom._ II. _p._ 40, 41. e Greg. Nazianz. (_Orat._ III. _p._ 395, 396) il quale giustamente stabilisce, che fu il moderato zelo del Primato più meritorio dello sue preghiere, de' suoi digiuni, delle sue persecuzioni ec.
[519] Io non ho tempo di seguire la cieca ostinazione di Lucifero di Cagliari. Vedansi le sue avventure nel Tillemont (_Mem. Eccl. Tom._ VII. _p._ 900, 926,) e si osservi, come insensibilmente cangia il colore della narrazione, finattantochè il Confessore diventa uno scismatico.
[520] _Assensus est huic sententiae Occidens, et per tam necessarium concilium Satanae faucibus mundus ereptus._ Il vivo ed artificioso dialogo di Girolamo contro i Luciferiani (Tom. II. _p._ 135-155.) presenta un'original pittura della politica Ecclesiastica di quei tempi.
[521] Il Tillemont, supponendo, che Giorgio fosse trucidato nel mese d'Agosto, accumula in uno stretto spazio le azioni d'Atanasio (_Mem. Eccles. Tom._ VIII. _p._ 360). Un frammento originale, che pubblicò il Marchese Maffei, tratto dall'antica Libreria Capitolare di Verona (_Osserv. Letter. Tom._ III. _p._ 60-92), somministra molte importanti date, che sono autenticate dal computo dei mesi Egiziani.
[522] Τον μιαρον, ος ετολμησεν Ελληνιδας επ’ εμου, γυναικας των επισημων Βαπτισαι διωκεσθαι. Ho conservato l'ambiguo senso di quest'ultima voce; ambiguità d'un tiranno che brama di trovare o di crear delle colpe.
[523] Le tre lettere di Giuliano, che spiegano la sua intenzione e condotta intorno ad Atanasio, si dovrebbero disporre nel seguente ordine cronologico, XXVI. X. VI. Vedi anche Greg. Naz. XXI. _p._ 393. Sozomen. Lib. V. c. 15. Socrate lib. III. c. 14. Teodoreto lib. III. c. 9. e Tillemont _Mem. Eccl. Tom._ VIII. _p._ 361-368, che si è servito d'alcuni materiali preparati dai Bollandisti.
[524] Vedi la bella confessione di Gregorio, Orat. III. _pag._ 61-62.
[525] Si oda il furioso ed assurdo lamento d'Ottato. _De schism. Donat. l._ II _c._ 16. 17.
[526] Gregor. Naz. _Orat._ III. _p._ 91. IV. p. 133. Ei loda i tumultuanti di Cesarea; τουτων δε των αγμελοσυων και θερμων εις ευσεβειαν; _questi magnanimi e ferventi nella pietà_. Vedi Sozomeno l. V. 4. 11. Il Tillemont (_Mem. Eccles. T._ VII. _p._ 649-650.) confessa che la lor condotta non fu _dans l'ordre commun_: ma resta perfettamente soddisfatto, perchè il gran S. Basilio celebrò sempre la festa di questi benedetti Martiri.
[527] Giuliano decise una lite contro la nuova città Cristiana di Maiuma, porto di Gaza; e quantunque la sua sentenza potesse imputarsi di superstizione, non fu mai revocata dai suoi successori. Sozomeno lib. V. c. 3. Roland. _Palest. T._ II. _pag._ 791.
[528] Gregorio (_Orat._ III. _p._ 93, 94, 95. _Orat._ IV. _p._ 114.) pretende di parlare secondo le informazioni avute dai confidenti di Giuliano, che Orosio (VII. 30) non potè avere veduto.
[529] Gregorio (_Orat._ III. _p._ 91.) accusa l'Apostata di segreti sacrifizi di fanciulli e di fanciulle, e positivamente afferma, che n'erano gettati i corpi nell'Oronte. Vedi Teodoreto lib. III. c. 26, 27 e l'equivoco candore dell'Ab. della Bleterie, _Vie de Julien p._ 351, 352. Pure la malizia dei contemporanei non potè imputare a Giuliano le truppe di Martiri, specialmente nell'Occidente, che il Baronio sì avidamente moltiplica, ed il Tillemont così debolmente rigetta (_Mem. Eccles. Tom._ VII. _p._ 1295-1315).
[530] La rassegnazione di Gregorio è veramente edificante (Orat. IV. _p._ 123. 124). Nondimeno, quando un uffizial di Giuliano tentò d'impadronirsi della Chiesa di Nazianzo, egli avrebbe perduta la vita, se non avesse ceduto allo zelo del Vescovo e del popolo (Orat. XIX. _p._ 308). Vedi le riflessioni di Grisostomo, allegate dal Tillemont (_Mem. Eccles. Tom._ VII. _p._ 575.).
CAPITOLO XXIV.
_Residenza di Giuliano in Antiochia. Sua felice spedizione contro i Persiani. Passaggio del Tigri. Ritirata e morte di Giuliano. Elezione di Gioviano. Egli salva l'esercito Romano per mezzo d'un vergognoso trattato._
La favola filosofica, che Giuliano compose col titolo _de' Cesari_[531], è una delle più piacevoli ed utili produzioni dell'antico sapere[532]. Nel tempo della libertà ed uguaglianza, che somministravano i Saturnali, Romolo preparò un convito per le Divinità dell'Olimpo, che l'avevano stimato degno della lor società, e pei Principi Romani, che avean regnato sopra il marziale suo popolo e le soggiogate nazioni della terra. Gli Dei eran distribuiti in buon ordine su' magnifici loro troni; e sotto la luna era apparecchiata la tavola pei Cesari nella più alta regione dell'aria. I Tiranni che disonorato avrebber la compagnia degli uomini e degli Dei, dall'inesorabile Nemesi venivan precipitati giù nell'abisso tartareo. Gli altri Cesari s'avanzavano, l'un dopo l'altro, verso i lor posti; e, mentre passavano, il vecchio Sileno, giocoso moralista, che sotto la maschera d'un baccanale cuopriva la saviezza di un filosofo, maliziosamente notava i vizi, i difetti e le macchie de' respettivi loro caratteri[533]. Quando fu terminato il convito, Mercurio promulgò il decreto di Giove, che una corona celeste fosse il premio del merito più sublime. Furono scelti come i più illustri candidati Giulio Cesare, Augusto, Traiano e Marco Antonino; non fu escluso l'effeminato Costantino[534] da tal onorevole concorrenza, e fu invitato Alessandro Magno a disputare il glorioso premio a' Romani Eroi. Fu permesso a ciaschedun candidato d'esporre il merito delle proprie geste; ma, secondo il giudizio degli Dei, il modesto silenzio di Marco perorò con maggior efficacia, che l'elaborate orazioni de' superbi rivali di lui; ed apparve sempre più decisiva e cospicua la superiorità dello stoico Imperiale, allorchè i Giudici di quella terribil contesa procederono ad esaminare il cuore ed a scrutinare i motivi delle azioni[535]. Alessandro, e Cesare, Augusto, Traiano e Costantino confessarono con rossore, che l'importante argomento de' loro travagli era stato la fama, la potenza o il piacere: ma gli Dei medesimi risguardarono con rispetto ed amore un virtuoso mortale, che sul trono avea posto in pratica gl'insegnamenti della filosofia, e che nello stato dell'imperfezione umana aveva aspirato ad imitare i morali attributi della Divinità. Il grado dell'Autore fa crescer di pregio questa piacevole opera (_i Cesari_ di Giuliano). Un Principe, che dipinge con libertà i vizi e le virtù de' suoi predecessori, sottoscrive ad ogni verso la censura o l'approvazione della propria condotta.