Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 04
Part 23
_..... Ductor fortissimus armis;_ _Conditor et legum celeberrimus; ore manuque_ _Consultor patriae; sed non consultor habendae_ _Religionis; amans tercentum milia divum._ _Perfidus ille Deo, sed non et perfidus orbi_.
Prudent. _Apotheos._ 450. Sembra che la coscienza d'un sentimento generoso abbia innalzato il Poeta Cristiano sopra la solita sua mediocrità.
[390] Io trascriverò alcune delle sue proprie espressioni, tolte da un breve discorso religioso, che compose il Pontefice Imperiale per censurare l'ardita empietà d'un Cinico. Αλλ’ ουως ουτω δη τιτουσ θεους πεφρικα, και φιλω, και σεβω, και αξομαι, και πανθ’ απλως τα τοιαυτα προς αυτους πασχω, οσαπερ αν τις και υια προς αγαθους δεσποτας, προς διδασκαλους, προς πατερας, προς κηδεμονας. _Ma in tal maniera ho temuto ed amo, venero e rispetto gli Dei, e fo generalmente verso di loro tutto ciò che potrebbe farsi verso de' buoni padroni, de' maestri, de' padri, de' tutori. VII. p. 212_. La varietà e la copia della lingua Greca non sembra sufficiente al fervore della sua devozione.
[391] L'oratore con qualche eloquenza, con molto entusiasmo e con più vanità indirizza il suo discorso al cielo e alla terra, agli uomini e agli angeli, a' vivi ed a' morti, e specialmente al gran Costanzo ει τως αισθησις ec. _se pure è capace di sentimento_, inadequata espressione Pagana ec. Ei conclude, con ardita sicurezza, che ha eretto un monumento non meno durevole, e molto più maneggiabile delle colonne di Ercole. Vedi Greg. Naz. _Orat. III. p. 50. IV. p. 134_.
[392] Vedasi questa lunga invettiva, ch'è stata con poco senno divisa in due Orazioni nelle Opere di Gregorio _Tom. I p. 49-134_. Parigi 1630. Fu pubblicata da Gregorio, e dal suo amico Basilio (_IV. p. 133_) circa sei mesi dopo la morte di Giuliano, quando fu trasportato il suo corpo a Tarso (_IV. p. 120_), mentre Gioviano era tuttora sul Trono (_III. p. 54. IV. p. 117_). Io ho tratto grand'aiuto da una traduzione Francese, e dalle note impresse a Lione nel 1735.
[393] _Nicomediae ab Eusebio educatus Episcopo, quem genere longius contingebat_. Amminano XXII. 9. Giuliano non dimostra mai gratitudine alcuna verso l'Arriano Prelato; ma celebra l'eunuco Mardonio suo precettore, e descrive la sua maniera d'educarlo, che inspirò nell'allievo una forte ammirazione pel genio, e forse per la religione d'Omero. _Misopogon p. 351. 352_.
[394] Gregor. Nazianz. III. p. 70. Egli procurò di cancellare quel santo segno nel sangue, forse, d'un _Taurobolo_. Baron. _Annal. Eccl. an. 361. n. 3. 4_.
[395] Giuliano stesso (_Epist. 51. p. 454_.) assicura gli Alessandrini, ch'egli era stato Cristiano (deve intendere sincero) fino all'età di vent'anni.
[396] Vedi la sua cristiana ed eziandio ecclesiastica educazione presso Gregorio (III. p. 58.), Socrate (l. II. c. 1.) e Sozomeno (IV. c. 2). Poco mancò che non fosse un Vescovo, e forse un Santo.
[397] La parte dell'opera, ch'era toccata a Gallo, fu proseguita con vigore e buon successo; ma la terra ostinatamente rigettava e distruggeva le moli che s'erigevano dalla sacrilega mano di Giuliano. _Greg_. III. p. 59. 60. 61. Questo parzial terremoto, attestato da molti spettatori viventi, dovrebbe essere uno de' più chiari miracoli nell'Istoria Ecclesiastica.
[398] Il _Filosofo_ (_Fragm_. p. 288.) mette in ridicolo le catene di ferro di questi solitari fanatici (Vedi Tillemont. _Mem. Eccl. Tom. IX. p. 661. 662._), che s'eran dimenticati, che _l'uomo è di sua natura un animale gentile e socievole_, ανθρωπου, φυσει πολιτικου ζωου και ἡμερτου. Il _Pagano_ suppone ch'essi fossero posseduti e tormentati da' cattivi spiriti, perchè avevano rinunziato agli Dei.
[399] Vedi Giuliano ap. Cirill. l. VI. p. 206. l. VIII. p. 253-262. _Voi perseguitate, dic'egli, quegli Eretici, che non piangono l'uomo morto precisamente nel modo che voi approvate._ Egli si dimostra tollerabil teologo; ma sostiene, che la Trinità Cristiana non è derivata dalla dottrina di Paolo, di Gesù, o di Mosè.
[400] Liban. _Orat. parent. n. 9. 10. p. 232._ Greg. Naz. _Orat. III, p. 61._ Eunap. _Vit. sophist. in Maximo p. 68. 69. 70. Edit. Commelin_.
[401] Un moderno Filosofo ha ingegnosamente paragonate le differenti operazioni del Teismo, e del Politeismo, rispetto al dubbio e alla persuasione che producono nello spirito umano. Vedi Hume _Sagg. II. p. 444, 457 in 8. Edit. 1777_.
[402] La Madre Idea sbarcò in Italia verso il fine della seconda guerra Punica. Il miracolo di Claudia, vergine o matrona che fosse, la quale purgò la sua fama coll'infamar la più grave modestia delle Dame Romane, è attestato da una folla di testimonj. I loro attestati si son raccolti da Drakenborch (_ad Sil. Ital. XVII. 33_). Ma noi possiam osservare che Livio (XXIX. 14) passa sopra il fatto con prudente ambiguità.
[403] Io non posso ritenermi dal trascrivere l'enfatiche parole di Giuliano: εμοι δε δοκει ταις πολεσι πιστευειν μαλλον τα τοιαυτα, ἡ τουτοισι τοις κουψοις, ων το ψυχαριον δριμυ μεν, υγεις δε ουδε ἑν βλεπει. _A me sembra, che si debba credere in tali cose piuttosto alle città, che a questi faceti, lo spirito de' quali è acuto, ma non sano in discernere. Orat. V. p. 161_. Giuliano similmente dichiara la ferma sua fede negli _Ancili_, o ne' sacri scudi che caddero dal Cielo sul colle Quirinale; e compassiona la strana cecità de' Cristiani, che preferivano la _Croce_ a questi celesti trofei. _Apud Cyrill. l. VI. p. 194_.
[404] Vedi i principj d'allegoria, appresso Giuliano (_Orat. VII. p. 216. 222_). Il suo ragionamento è meno assurdo di quello che alcuni moderni Teologi, i quali asseriscono, che una stravagante o contraddittoria dottrina dev'esser divina, mentre nessuna persona vivente avrebbe potuto pensare ad inventarla.
[405] Eunapio ha fatto di questi Sofisti il soggetto d'una parziale e fanatica storia; ed il dotto Brucher (Hist. Phil. T. II. p. 217-303) ha impiegato molta fatica in illustrarne le oscure vite, e le incomprensibili dottrine.
[406] Giuliano (_Orat._ VII. _p._ 222) giura con la più fervida ed entusiastica devozione; e trema per paura di parlar troppo di que' santi misteri, che i profani con un empio sardonico riso potrebber beffare.
[407] Vedi la quinta Orazione di Giuliano. Ma tutte le allegorie, che mai uscirono dalla scuola Platonica, non uguagliano il breve poema di Catullo sul medesimo straordinario soggetto. Il passaggio d'Ati, dal più fiero entusiasmo al sobrio patetico lamento per l'irreparabil sua perdita, deve inspirar compassione ad un uomo, e disperazione ad un eunuco.
[408] Può dedursi la vera religione di Giuliano da' _Cesari_ (_p._ 308 _con le note ed illustrazioni dello Spanemio_), da' frammenti appresso Cirillo (l. II. p. 57. 58) e specialmente dalla orazione teologica _in Solem Regem_, indirizzata in confidenza al Prefetto Sallustio, suo amico.
[409] Giuliano adotta questo grossolano sentimento, attribuendolo al suo favorito Marco Antonino (_Caesar._ p. 333.). Gli Stoici ed i Platonici esitavano fra l'analogia de' corpi e la purità degli spiriti; tuttavia i più gravi Filosofi inclinavano alla capricciosa fantasia d'Aristofane e di Luciano, che un secolo miscredente avrebbe potuto affamare gli Dei immortali. Vedi _le Osservazioni dello Spanem_, p. 284. 444.
[410] Ηλιον λεγω, το ζων αγαλμα και εμψυχον, και εννουν, και αγαθοεργου τον γοκτον πατρος. _Io chiamo il sole vivente, animata, ragionevole, e benefica immagine dell'intelligente padre. Juliano Epist._ In un altro luogo (_ap. Cyrill._ l. II. p. 69) chiama il sole, Dio, e il trono di Dio. Giuliano credeva la Trinità Platonica, e solo biasimava i Cristiani, perchè preferissero un _Logos_ mortale ad un immortale.
[411] I sofisti d'Eunapio fanno tanti miracoli, quanti ne fanno i santi del deserto; e l'unica circostanza in lor favore è che sono d'un color men oscuro. In vece di diavoli con corna e code, Jamblico facea comparire i genj d'amore _Eros e Anteros_, da due vicine fontane. Due bei fanciulli uscivan fuori dall'acqua, lo abbracciavano teneramente qual padre, e si ritiravano al primo suo cenno, p. 26, 27.
[412] Il destro maneggio di questi Sofisti, che facevan passare il loro credulo allievo dalle mani dell'uno a quelle dell'altro, è chiaramente riportato da Eunapio (p. 69. 76.) con non sospetta semplicità. L'Ab. della Bleterie ha intesa ed elegantemente descritta tutta questa commedia _Vie de Julien_, p. 61-67.
[413] Quando Giuliano, in un momentaneo timor panico che lo sorprese, si fece il segno della croce, i demonj subito sparirono (Greg. Naz. _Orat. III. p. 71_). Gregorio suppone, che si fossero spaventati, ma i Sacerdoti dichiararono che si erano sdegnati. Il lettore potrà, secondo il grado della sua fede, decidere questa profonda questione.
[414] Danno un'oscura e lontana idea de' terrori e de' piaceri dell'iniziazione Dion Grisostomo, Temistio, Proclo, e Stobeo. Il dotto autore della _Divina Legazione_ ha riferito le loro parole (Vol. I. p. 239. 247. 248. 280. ed. 1765.) che esso destramente o forzatamente applica alla sua ipotesi.
[415] La modestia di Giuliano limitossi ad oscuri ed accidentali cenni; ma Libanio distendesi con piacere ne' digiuni e nelle visioni del religioso eroe. _Legat. ad Julian. p. 157_ e _Orat. parent. c. 85. p. 309, 310._
[416] Libanio _Orat. parent. c. 10. p. 233, 234_. Gallo aveva qualche motivo di sospettare dell'apostasia segreta di suo fratello, ed in una lettera, che può ammettersi per genuina, esorta Giuliano ad aderire alla religione de' loro _Maggiori_. Questo era un argomento, che, per quanto sembra, non calzava ancora perfettamente. Vedi Giuliano _Op. p. 454_ ed _Hist. ae Jovien. Tom, II. p. 141._
[417] Gregorio (III. p. 50) con zelo inumano censura Costanzo per aver risparmiato l'apostata fanciullo κακως σωθεντα _malamente salvato_. Il suo traduttore Francese (_p._ 265) cautamente osserva, che tali espressioni non debbon prendersi alla lettera.
[418] Libanio _Orat. parent. c._ IX. _p._ 233.
[419] Fabricio (_Bibl. Graec. l._ V. _c._ VIII. _p._ 88, 90) e Lardner (_Testim. Pagan. Vol._ IV. _p._ 44-47) hanno esattamente raccolto tutto ciò che ora può trovarsi delle opere di Giuliano contro i Cristiani.
[420] Circa settant'anni dopo la morte di Giuliano egli eseguì un'impresa, che s'era debolmente tentata da Filippo di Sidone, prolisso e disprezzabile autore; ma neppur l'opera di Cirillo ha interamente soddisfatto i giudici più favorevoli; e l'Ab. della Bleterie (_Pref. a l'Hist. de Jovien. pag._ 30-32) desidera, che qualche _Teologo filosofo_ (strano centauro) intraprenda la confutazione di Giuliano.
[421] Libanio (_Orat. parent. c._ 87 _p._ 313) contro di cui vi è stato il sospetto, che aiutasse il suo amico, preferisce la divina sua apologia (_Orat._ IX _in necem Julian. p._ 255 _Ed. Morel._) agli scritti di Porfirio. Si può attaccare il giudizio di Libanio (_Socrat. l._ III _c._ 23) ma non accusar lui d'adulazione verso un Principe defunto.
[422] Libanio (_Orat. parent. c._ 58. _p._ 283, 284) ha eloquentemente spiegato i principj tolleranti e la condotta dell'Imperiale suo amico, e Giuliano stesso in una molto notabile epistola al popolo di Bostra (_Epist._ 52) protesta la sua moderazione, e tradisce il suo zelo, ch'è riconosciuto da Ammiano, ed esposto da Gregorio (_Orat._ III _p._ 72).
[423] In Grecia s'aprirono per espresso comando di lui i tempj di Minerva, prima della morte di Costanzo (Liban. _Orat. parent. c._ 55 _p._ 280), e Giuliano stesso si dichiarò Pagano nel pubblico suo manifesto agli Ateniesi. Questa indubitabile prova può correggere l'inconsiderata asserzione di Ammiano, il quale suppone che Costantinopoli fosse il luogo, dove egli scuoprì il suo attaccamento agli Dei.
[424] Ammiano XXII. 5. Sozomeno _l._ V. _c._ 5. _Bestia moritur, tranquillitas redit... omnes Episcopi, qui de propriis sedibus fuerant exterminati, per indulgentiam novi Principis ad Ecclesias redeunt._ Girol. _adv. Lucifer. Tom._ II _p._ 143. Ottato rimprovera a' Donatisti d'esser debitori della loro salvezza ad un apostata (_l._ II. _c._ 16 _p._ 36, 37, _Edit. Dupin_).
[425] La restaurazione del Culto Pagano è descritta da Giuliano (_Misopogon p._ 346), da Libanio (_Orat. parent. c._ 60. p. 286. 287. e _Orat. Consul. ad Julian._ p. 245. 246. _edit. Morel._) da Ammiano (XXII. 12.), e da Gregorio Nazianzeno (_Orat._ IV. _p._ 121). Questi Scrittori convengono nella sostanza ed anche ne' fatti minuti; ma i differenti aspetti, ne' quali vedevano l'estrema divozione di Giuliano, esprimono diversi gradi d'amor proprio, d'appassionata ammirazione, di dolce disapprovazione e di parzial invettiva.
[426] Vedi Giuliano (_Epist._ 49. 62. 63) ed un lungo e curioso frammento senza principio nè fine (p. 288. 305). Il pontefice Massimo deride la storia Mosaica e la disciplina Cristiana, preferisce i Poeti Greci a' Profeti Ebrei, e dissimula coll'arte d'un Gesuita, il culto _relativo_ delle immagini.
[427] L'esultazione di Giuliano (_p._ 301) perchè s'estinguessero quest'empie Sette ed anche i loro scritti, può essere assai coerente al carattere Sacerdotale; ma è indegno d'un Filosofo il desiderare, che si celasse agli occhi del genere umano alcuna opinione o argomento anche il più ripugnante al proprio sentire.
[428] Insinua però che i Cristiani, sotto pretesto di carità, involavano i fanciulli alla lor religione ed a' loro genitori, li trasportavano sopra navi, e condannavano queste vittime ad una vita di povertà o di servitù in un remoto paese (_p._ 305). Se l'accusa fosse stata provata, il suo dovere non era di dolersi, ma di punire.
[429] Gregorio Nazianzeno è faceto, ingegnoso ed arguto (_Orat._ III. _p._ 101, 102. ec.) Egli pone in ridicolo la follia di tal vana imitazione, e si diverte ad investigare quali morali o teologiche lezioni potrebbero trarsi dalle favole Greche.
[430] Egli accusa uno de' suoi Pontefici d'una segreta lega co' Vescovi e Preti Cristiani. _Epist._ 69. Ορων ουν πολλην μεν ολιγωριαν ουσων ημιν προς τους θεους, _vedendo pertanto che in noi si trova molta negligenza verso gli Dei_; e di nuovo ημας δε ουτω ραθυμως; _che noi così languidamente ec. Ep._ 63.
[431] Ei loda la fedeltà di Callissene, Sacerdotessa di Cerere, ch'era stata due volte costante come Penelope, e la rimunera col Sacerdozio della Dea Frigia a Pessino (Giuliano _Epist._ 21). Applaude alla fermezza di Sopatro di Jerapoli, che più volte da Costanzo e da Gallo era stato stimolato ad _apostatare_ (_Epist._ 27. _p._ 401).
[432] Ο δε νομιζων αδελφα λογους τε και θεων ιερα: _stimando congiunti fra loro i raziocinj ed i misteri degli Dei. Orat. parent. c._ 77, _p._ 302. Viene inculcato spesse volte il medesimo sentimento da Giuliano, da Libanio, e dagli altri del loro partito.
[433] Ammiano (XXII. 12) espone elegantemente la curiosità e credulità dell'Imperatore, che approvava ogni specie di divinazione.
[434] Giuliano _Epist._ 38. Sono indirizzate al filosofo Massimo le altre tre lettere 15, 16 e 39 col medesimo stile d'amicizia e di confidenza.
[435] Eunapio (_in Massimo p._ 77. 78. 79 _et in Chrysanthio p._ 147. 148) ha minutamente riportati questi aneddoti, ch'ei crede i fatti più importanti di quel tempo. Nondimeno ingenuamente confessa la fragilità di Massimo. Il suo ricevimento a Costantinopoli è descritto da Libanio (_Orat. parent. c._ 86. _p._ 301) e da Ammiano (XXII. 7).
[436] Crisantio, che avea ricusato di partir dalla Lidia, fu creato sommo Sacerdote della Provincia. Il cauto e moderato uso che fece del suo potere, l'assicurò dopo la rivoluzione, e visse in pace, mentre Massimo, Prisco ec. furon perseguitati da' ministri Cristiani. Vedi le avventure di que' fanatici sofisti, raccolte dal Brucker T. II. 281-293.
[437] Vedi Libanio (_Orat. parent. c._ 101. 102. _p._ 324. 325. 326.) ed Eunapio (_Vit. Sophista. in Proderesio. p._ 126). Alcuni studenti, le speranze de' quali erano forse mal fondate o stravaganti, si ritirarono disgustati (Greg. Nazianz. _Orat._ IV. _p._ 120). Egli è strano, che non possiamo essere in grado di contraddire al titolo d'un capitolo di Tillemont (_Hist. des Emper. Tom._ IV. _p._ 960.) «La cour de Julien est pleine de philosophes et de gens perdus».
[438] Durante il regno di Luigi XIV. i suoi sudditi d'ogni ordine aspiravano al glorioso titolo di _Convertisseur_, che esprimeva lo zelo e successo loro in far de' proseliti. Sì la parola, che l'idea in Francia sono presentemente antiquate. Possano in Inghilterra non trovare accesso giammai!
[439] Vedansi le forti espressioni di Libanio, ch'erano probabilmente quelle di Giuliano medesimo (_Orat. parent. c._ 59. _p._ 285.)
[440] Quando Gregorio Nazianzeno (_Orat._ X. _p._ 167.) vuol magnificare la fermezza Cristiana di Cesario suo fratello, medico alla Corte Imperiale, confessa che Cesario disputò con un formidabile avversario, πολυν εν οπλοις, και μεγαν εν λογων δεινοτητι _abbondante di armi, e grande nella forza del discorso_. Nelle sue invettive appena concede alcuna dose d'ingegno o di coraggio all'apostata.
[441] Giuliano _Epist._ 38. Ammiano XXII. 12. _Adeo ut in dies poene singulos milites carnis distentiore sagina victitantes incultius, potusque aviditate correpti humeris impositi transeuntum per plateas ex publicis aedibus... ad sua diversoria portarentur._ Tanto il devoto Principe, quanto lo sdegnato Istorico descrivono la medesima scena; e nell'Illirico non meno che in Antiochia simili cause debbono avere prodotto simili effetti.
[442] Gregor. (_Orat._ III _p._ 74. 75. 83. 86) e Libanio (_Orat. parent. c._ 81, 82, _p._ 307, 308) περι ταυτην την σπουδην ουκ αρνουμαι πλουτον ανηλωσται μεγαν; _per tale ardore nego essersi spese grandi somme_. Il sofista confessa e giustifica la spesa di queste militari conversioni.
[443] La lettera XXV di Giuliano è indirizzata alla comunità degli Ebrei. Aldo (Venet. 1499) l'ha notata con un ει γνησιον, _se genuina_; ma di tal taccia è stata giustamente liberata da' seguenti Editori Petavio e Spanemio. Fa menzione di questa lettera Sozomeno (_l._ V. _c._ 22) ed il senso di essa vien confermato da Gregorio (_Orat._ IV. _p._ 111) e da Giuliano medesimo (_Fragmen. p._ 295).
[444] Il Misnah determinava la morte contro quelli che abbandonavano il fondamento. Il giudizio di zelo è spiegato dal Marsham (_Canon. Chron. p._ 161 162. _Edit. fol. Lond._ 1672) e dal Basnagio (_Hist. des Juifs T._ VIII. _p._ 120). Costantino fece una legge per proteggere i Cristiani convertiti dal Giudaismo. _Cod. Theod. lib._ XXI. _Tit._ VIII. _leg._ 1. _Gothofred. Tom._ VI. _p._ 215.
[445] _Et interea_ (nel tempo della guerra civile di Magnenzio) _Judaeorum seditio, qui Patricium nefarie in regni speciem sustulerunt, oppressa_; Aurel. Vittor. _in Constantio c._ 42. Vedi Tillemont _Hist. des Emper. T._ IV. _p._ 379. in 4.
[446] La città e la sinagoga di Tiberiade sono curiosamente descritte da Reland. _Palestin. Tom._ II. _p._ 1036-1042.
[447] Il Basnagio ha pienamente illustrato lo stato degli Ebrei sotto Costantino ed i suoi successori. Tomo VIII. _c._ IV. _p._ 111-155.
[448] Reland (_Palest. l._ I. _p._ 309, 390. _l._ III. _p._ 838.) descrive con erudizione e chiarezza Gerusalemme, e l'aspetto dell'addiacente paese.
[449] Ho consultato un raro e curioso trattato del Danville _Sur l'ancienne Jerusalem. Paris_ 1747. _p._ 75. La circonferenza dell'antica città (Euseb. _Praepar. Evang. l._ IX. _c._ 36.) era di 27. stadi, o di 2550. tese francesi. Una pianta presa sul luogo, non ne assegna più di 1980. alla moderna città. Il recinto vien determinato da segni naturali che non possono sbagliarsi o rimuoversi.
[450] Vedi due curiosi passi appresso Girolamo Tom. I. p. 102. Tom. VI. p. 315. e le molte particolarità riferite dal Tillemont (_Hist. des Emper. Tom. I. p. 509. Tom. II. 289. 294_. ed. in 4).
[451] Euseb. _in Vit. Constant. l. III. c. 25-47. 51-53_. L'Imperatore fabbricò similmente delle Chiese a Betlemme, sul monte Oliveto, ed alla quercia di Mambre. Il Santo Sepolcro è descritto da Sandys (_Viag_. p. 125. 133), e curiosamente disegnato dal Le Bruyn (_Voyage au Levant. p. 288-296_).
[452] L'itinerario da Bordò a Gerusalemme fu composto nell'anno 333 per uso de' pellegrini, fra' quali Girolamo (_Tom_. I. p. 126) conta Brettoni ed Indiani. Le cause di questa religiosa moda son discusse nella dotta e giudiziosa prefazione di Wesseling (_Itiner_. p. 537-545).
[453] Cicerone (_de Finib._ V. 1.) ha espresso elegantemente il senso comune degli uomini.
[454] Il Baronio (_Annal. Eccl._ an. 326. n. 42-50.) ed il Tillemont (_Mem. Eccl. Tom._ VII. _p._ 8-16) sono gl'Istorici ed i campioni della miracolosa invenzione della croce nel regno di Costantino. Le loro più antiche testimonianze son tratte da Paolino, da Sulpicio Severo, da Ruffino, da Ambrogio, e forse da Cirillo di Gerusalemme. Il silenzio d'Eusebio e del pellegrino di Bordò soddisfanno alcuni e rendon altri perplessi. Vedi le notabili osservazioni di Jortin _Vol. II p._ 238. 248.
[455] S'asserisce tal moltiplicazione da Paolino (_Epist. 36._). Vedi Dupin (_Bibl. Eccles. Tom. III. p. 149_), il quale sembra estendere un ornamento oratorio di Cirillo ad un fatto reale. Il medesimo soprannatural privilegio dev'essersi comunicato al latte della Vergine; (_Erasmi Opera T. I. p. 378. Lugd. Batav. 1703 in colloq. de peregr. relig. ergo_), alle teste de' Santi; e ad altre reliquie, che si trovano replicate in tante Chiese diverse.
[456] Girolamo (T. I. p. 103), che dimorava nel vicino villaggio di Betlemme, descrive per propria esperienza i vizi di Gerusalemme.
[457] Gregorio Nissen. _ap. Vesseling. p. 539_. Tutta quell'epistola, che condanna o l'uso o l'abuso de' religiosi pellegrinaggi, è incomoda pe' teologi Cattolici, laddove riesce grata e famigliare a' polemici Protestanti.
[458] Ei rinunziò alla sua ordinazione ortodossa, uffiziò come Diacono, e fu riordinato dalle mani degli Arriani. Ma in seguito Cirillo cangiò col tempo, e prudentemente si uniformò alla fede Nicena. Il Tillemont (_Mem. Eccl._ _Tom._ VIII.) che tratta la memoria di Cirillo con tenerezza e rispetto, ha inserito nel testo le sue virtù, e nelle note, con una decente _oscurità_, i _suoi difetti_.
[459] _Imperii sui memoriam magnitudine operam gestiens propagare._ Ammiano XXIII. 1. Il tempio di Gerusalemme era stato famoso anche fra' Gentili. Questi avevano molti tempj in ogni città (cinque in Sichem, otto in Gaza, a Roma quattrocento ventiquattro); ma la ricchezza e la religione della nazion Giudaica eran tutte concentrate in un luogo.
[460] S'espongono le segrete intenzioni di Giuliano dal fu Vescovo di Glocester, l'erudito e dogmatico Warburton, che coll'autorità d'un Teologo prescrive i motivi e la condotta dell'Esser supremo. Il discorso intitolato _Giuliano_ (2. _Ediz._ _Lond._ 1751) contiene in sommo grado tutte le particolarità imputate alla scuola Warburtoniana.
[461] Io mi difendo coll'autorità di Maimonide, di Marsham, di Spencer, di le Clerc, di Warburton ec., che hanno elegantemente deriso i timori, la follia e la falsità di alcuni superstiziosi Teologi. Vedi _Div. Legat. vol. IV. p. 25_.
[462] Giuliano (_Fragm. p. 295_) lo chiama rispettosamente μεγας θεος _grande Dio_, ed altrove (_Epist. 63_) lo rammenta con sempre maggior riverenza. Ei condanna doppiamente i Cristiani, e perchè credevano, e perchè rinunziavano la religione degli Ebrei. La loro Divinità era secondo esso il _vero_, ma non _l'unico_ Dio. _Ap. Cyrill. l. IX p. 305_.
[463] _I. Reg. VIII. 63. II. Numer. VII. 5_. Joseph. _Antiq. Jud. l. VIII, c. 4. p. 431. edit. Havercamp_. Siccome il sangue ed il fumo di tante ecatombe sarebbe stato inconveniente, il Cristiano Rabbino Lightfoot se ne sbriga con un miracolo. Le Clerc (in quei luoghi) ardisce di sospettare della fedeltà de' numeri.
[464] _Juliano Epist. XXIX, XXX_. La Bleterie ha trascurato di tradurre la seconda di queste lettere.
[465] Vedi lo zelo e l'impazienza degli Ebrei appresso Gregorio Nazianzeno (_Orat. IV. v. 111_.) e Teodoreto (l. III. c. 20).