Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 04
Part 18
[308] Il piccolo intervallo, che passa fra l'_hyeme adulta_, ed il _primo vere_ d'Ammiano (XX. I. 4) invece di dare un sufficiente spazio per una marcia di tremila miglia renderebbe gli ordini di Costanzo altrettanto stravaganti, quanto erano ingiusti. Le truppe della Gallia non potevan giungere in Siria che al fino dell'autunno. Bisogna che le memorie d'Ammiano fossero inesatte, o le sue espressioni scorrette.
[309] Ammiano XXI. Si riconosce il valore, e la militar perizia di Lupicino dall'Istorico, il quale nell'affettato sua stile accusa il Generale d'innalzar le corna del suo orgoglio, ruggendo con tragico tuono, e facendo dubitar s'egli fosse più crudele o più avaro. Il pericolo eccitato dagli Scoti, e da' Pitti era tanto serio, che Giuliano medesimo ebbe qualche idea di passare in persona nell'Isola.
[310] Ei loro permise il _cursus clavularis_, o _clabularis_. Di questi carri di posta si fa spesso menzione nel Codice, e si suppone, che portassero mille cinquecento libbre di peso. Vedi Vales. _ad Ammian._ XX. 4.
[311] Ch'era molto probabilmente il palazzo de' bagni (_Thermarum_) di cui sussiste ancora una solida ed alta stanza nella via _De la Harpe_. Quelle fabbriche cuoprivano un considerabile spazio del moderno quartiere dell'Università; ed i giardini sotto i Re Merovingi comunicavano coll'abbazia di S. Germano _des Prez_. Dalle ingiurie del tempo, e de' Normanni quest'antico palazzo fu ridotto nel duodecimo secolo ad un mucchio di rovine, gli oscuri nascondigli del quale servivan di scena a' licenziosi amori.
_Explicat aula sinus, montemque amplectitur alis;_ _Multiplici latebra scelerum tersura ruborem._ _ . . . . pereuntis saepe pudoris._ _Celatura nefas, Venerisque accommoda_ furtis.
Questi versi son presi dall'_Architrenius lib. IV. c. 8._ opera poetica di Giovanni di Hauteville, o Hauville Monaco di S. Albano verso l'anno 1190. Vedi Warton _Istor. della Poes. Ingl. Vol. 1 dissert. 2_. Tali _furti_ però erano forse meno perniciosi per il genere umano delle Teologiche dispute della Sorbona, che di poi si sono agitate sul medesimo terreno. Bonamy _Mem. de l'Acad. Tom._ XX. _p._ 678-682.
[312] Anche in quel tumultuoso momento Giuliano badò alla formalità della superstiziosa cerimonia; ed ostinatamente ricusò l'infausto uso d'una collana femminile, o d'un collare da cavalli, che gl'impazienti soldati volevano adoperare in luogo di diadema.
[313] Cioè un'ugual porzione d'oro e d'argento, cinque monete di quello, ed una libbra di questo, che in tutto ascendeva a circa cinque lire Sterline, e dieci Scellini.
[314] Per l'intera narrativa di questa ribellione possiamo rimetterci a materiali originali ed autentici, quali sono Giuliano medesimo (_ad S. P. Q. Athen. pag._ 282, 283, 284). Libanio (_Orat. Parent. c._ 44-48. _in Fabric. Bibliot. Graec. Tom._ VII. _p._ 269-273) Ammiano (XX. 4) e Zosimo (_l._ III. _p._ 151, 152, 153) che nel regno di Giuliano par che seguiti l'autorità più rispettabile d'Eunapio. Con tali guide potremmo fare di meno degli abbreviatori e degl'Istorici Ecclesiastici.
[315] Eutropio ch'è un rispettabile testimone, usa la dubbiosa espressione _consensu militum_ (X. 15). Gregorio Nazianzeno di cui l'ignoranza potrebbe scusare il fanatismo, direttamente accusa l'apostata di presunzione, d'empietà e d'empia ribellione. αυθαδεια, απονοια, ασεβεια _Orat._ III. _p._ 67.
[316] Juliano _ad S. P. Q. Athen. p._ 284. Il _divoto_ Abbate de la Bleterie (_Vit. di Giuliano p._ 159) è quasi disposto a rispettare le divote proteste d'un Pagano.
[317] Ammiano XX. 5 con l'annotazione di Lindenbrogio sul Genio dell'Impero. Giuliano medesimo in una lettera confidenziale ad Oribasio, amico e medico suo, (Epist. XVII. _p._ 384) fa menzione d'un altro sogno a cui prima dell'avvenimento ei prestò fede, cioè d'un grosso albero gettato a terra, e di una piccola pianta che gettava in terra profonde radici. Anche nel sonno la mente di Cesare doveva essere agitata dalle speranze e da' timori di sua fortuna. Zosimo (_l._ III. _p._ 155) riporta un sogno fatto dopo.
[318] Tacito (_Hist._ I. 80-85) egregiamente descrive la difficile situazione del Principe di un'armata ribelle. Ma Ottone era molto più reo e molto meno abile di Giuliano.
[319] A questa lettera ostensibile dice Ammiano, che ne aggiunse delle private _objurgatorias et mordaces_, che l'Istorico non aveva vedute, e non avrebbe neppur pubblicate. Forse non sussisterono giammai.
[320] Vedi le prime azioni del suo Regno appresso Giuliano medesimo _ad S. P. Q. Athen. pag._ 285, 286. Ammiano XX. 5, 8. Liban. _Orat. parent. c._ 49, 50. _pag._ 273-275.
[321] Liban. _Orat. parent. c._ 50. _pag._ 275, 276. Fu questo uno strano disordine, poichè continuò più di sette anni. Nelle fazioni delle Repubbliche Greche gli esiliati ascendevano a 20,000 persone; ed Isocrate assicura Filippo, che sarebbe stato più facile di levar un'armata fra vagabondi, che dalle città. Vedi Hume. _Saggi Tom._ I. _p._ 426-427.
[322] Giuliano (_Epist._ 38. _p._ 44) fa una breve descrizione di Vesonzio, o Besanzone come di una sassosa penisola quasi circondata dal fiume Doubs, una volta magnifica Città piena di tempj ec., e poi ridotta ad una piccola terra, che risorgeva però dalle sue rovine.
[323] Vadomair entrò nella milizia Romana, e dal grado di Re barbaro fu promosso a quello di Duce di Fenicia. Egli mantenne sempre il medesimo artificioso carattere (Ammiano XXI. 4). Ma sotto il Regno di Valente segnalò il suo valore nella guerra d'Armenia (XXIX. 1).
[324] Ammiano XX. 10. XXI. 3. 4. Zosimo _lib._ III. _p._ 155.
[325] Il suo corpo fu mandato a Roma, e sotterrato vicino a quello di Costantina sua sorella nel sobborgo della via _Nomentana_. Ammiano XX. 1. Libanio ha composto una ben debole apologia per giustificare il suo Eroe da un'accusa molto assurda, vale a dire d'avere avvelenato la propria moglie, e premiato il medico di essa con le gioie di sua madre (Vedi la settima delle diciassette nuove Orazioni pubblicate a Venezia nel 1754 da un MS. della libreria di S. Marco _p._ 117-127). Elpidio, Prefetto del Pretorio d'Oriente, alla testimonianza del quale s'appella l'accusator di Giuliano, si caratterizza da Libanio per un _effeminato_ ed ingrato; si loda però la religione d'Elpidio da Girolamo (_Tom._ I. _p._ 243) e la sua umanità da Ammiano (XXI. 6).
[326] «Feriarum die, quem celebrantes mense Januario Christiani _Epiphania_ dictitant, progressus in eorum Ecclesiam, solemniter numine orato discessit» Ammiano XXI. 2. Zonara osserva, che ciò seguì nel giorno di Natale; e può la sua asserzione esser vera; mentre le Chiese d'Egitto, d'Asia, e forse di Gallia celebravano il medesimo giorno (sei di Gennaro) la natività ed il Battesimo del Salvatore. I Romani, ugualmente ignoranti che i lor confratelli della vera data della sua nascita ne fissarono la solenne festa a' 25 di Decembre _Brumalia_, o solstizio d'inverno, quando i Pagani annualmente celebravan la nascita del sole. Vedi Bingam. _Antich. della Chies. Cristian lib._ XX. _c._ 4. e Beausobre _Hist. Critic. du Manic. T._ II. _p._ 690-700.
[327] Le pubbliche e segrete negoziazioni fra Costanzo e Giuliano debbono trarsi con qualche cautela da Giuliano medesimo (_Orat. ad S. P. Q. Athen. pag._ 286), da Libanio (_Orat. parent. cap._ 61. _pag._ 276), da Ammiano (XX. 9.), da Zosimo (_lib._ III _p._ 154), ed anche da Zonara (_T._ II _lib._ XIII. _p._ 20 ec.), che in questo proposito pare, che avesse ed usasse dei valutabili materiali.
[328] Trecento miriadi, ovvero tre milioni di _medimni_, misura comune appresso gli Ateniesi, che conteneva sei _modj_ Romani. Giuliano dimostra da Soldato e da Politico il rischio della sua situazione e la necessità ed i vantaggi di una guerra offensiva (_ad S. P. Q. Athen. pag._ 286. 287).
[329] Vedi la sua orazione ed il contegno delle truppe appresso Ammiano XXI. 5.
[330] Egli aspramente ricusò la sua mano al supplichevole Prefetto, che fu mandato in Toscana (Ammiano XXI. 5). Libanio con barbaro furore insulta Nebridio, applaude ai soldati, e quasi censura l'umanità di Giuliano (_Orat. Parent. c._ 53. _p._ 278).
[331] Ammiano XXI. 8. In tal promozione osservò Giuliano la legge che aveva pubblicamente imposto a se stesso: _Neque civilis quisdam Judex, nec militaris rector, alio quodam praeter merita suffragante, ad potiorem veniat gradum_ (Ammiano XX. 5). L'assenza non indebolì il suo riguardo per Sallustio, col nome del quale onorò il Consolato dell'anno 363.
[332] Ammiano (XXI. 8) attribuisce ad Alessandro Magno, e ad altri abili Generali la stessa pratica e l'istesso motivo.
[333] Questo bosco era una parte della gran foresta Ercinia, che al tempo di Cesare s'estendeva dal paese de' Rauraci, _Basilea_, sino alle indefinite regioni del Nort. Vedi Cluver. _German. antiq. l. III. c. 47_.
[334] Si paragoni Libanio _Orat. Parent. c. 53. p. 278-279_, con Gregorio Nazianzeno _Orat. III. p. 68_... Anche il Santo ammira la celerità e la segretezza della sua marcia. Un moderno Teologo forse applicherebbe al progresso di Giuliano que' versi, che originalmente appartengono ad un altro apostata (_Milton_).
. . . . . . . . In questa guisa il truce Viandante infernal per l'aspro e 'l piano, Il denso, il raro, i ripidi, i burroni Capo e mani, ali e piedi oprando a gara, Il suo cammin sospinge, ed or s'attuffa, Ora nuota, ora striscia, or guazza, or vola.
[335] In quello spazio la _Notizia_ colloca due o tre flotte, la _Lauriacense_ (a Lauriacum o Lorch) l'_Arlapense_, la _Maginense_; e fa menzione di cinque legioni o coorti di Liburnarj, che dovevano essere una specie di soldati di marina. _Sect. 58. Edit. Labb_.
[336] Il solo Zosimo (_l. III. p. 156_) ha specificato quest'interessante circostanza. Mammertino (_in Paneg. vet. XI. 6, 7, 8_) che accompagnava Giuliano come Conte delle sacre largizioni, descrive questo viaggio in una florida e pittoresca maniera, sfida Trittolemo e gli argonauti di Grecia ec.
[337] La descrizione d'Ammiano, che può esser fiancheggiata da altre prove, assicura la situazione precisa delle _Angustiae Succorum_, o passo di Succi. Danville per una debole somiglianza di nomi l'ha posto fra Sardica e Naisso. Io son costretto per giustificarmi a far menzione dell'_unico_ errore, che ho scoperto nelle carte o negli scritti di quell'ammirabil Geografo.
[338] Per quante circostanze possiamo prendere altrove, Ammiano (XXI. 8, 9, 10) somministra sempre la sostanza della narrazione.
[339] Ammiano XXI. 9, 10. Liban. _Orat. Parent. c. 54. p. 279. 280._ Zosimo _lib. III p. 157._
[340] Giuliano (_ad S. P. Q. Athen. p. 286_) positivamente asserisce, che aveva intercettate le lettere di Costanzo a' Barbari; e Libanio afferma con ugual sicurezza che nella sua marcia le lesse alle truppe ed alle città. Contuttocciò Ammiano XXI. 4 s'esprime con una fredda ed ingenua dubbiezza: _Si famae solius admittenda est fides._ Specifica però una lettera intercetta e scritta da Vadomair a Costanzo, che suppone un'intima corrispondenza fra loro; _Caesar tuus disciplinam non habet._
[341] Zosimo rammenta le lettere di Giuliano agli Ateniesi, a' Corintj, ed a' Lacedemoni. La sostanza era probabilmente l'istessa, quantunque ne fosse variata la direzione. L'epistola agli Ateniesi tuttavia sussiste p. 268-287, ed ha somministrato notizie assai valutabili. Essa merita le lodi dell'Abbate della Bleterie (_Pref. a l'Hist. de Jovien. p. 24, 25_) ed è uno de' migliori manifesti, che si possano trovare in qualsivoglia linguaggio.
[342] _Auctori tuo reverentiam rogamus._ Ammiano XXI 10. È molto piacevole l'osservare i segreti contrasti del Senato fra l'adulazione ed il timore. Vedi Tacito _Hist. I. 85._
[343] _Tamquam venaticam praedam caperet; hoc enim ad leniendum suorum metum subinde praedicabat_. Ammiano XXI. 7.
[344] Vedi il discorso ed i preparativi in Ammiano XXI 13. Il vil Teodoto implorò in seguito ed ottenne il perdono dal pietoso conquistatore, che indicò il desiderio che aveva di scemare il numero de' nemici e di accrescere quello degli amici (XXII 14).
[345] Ammiano XXI. 7. 11. 12. Par ch'ei descriva con fatica superflua le operazioni dell'assedio d'Aquileia, che in quest'occasione mantenne la sua fama d'insuperabile. Gregorio Nazianzeno (_Orat. III. p.68_.) attribuisce quest'accidentale rivolta all'abilità di Costanzo, di cui annunzia la sicura vittoria con qualche apparenza di verità. _Constantio quem credebat procul dubio fore victorem: nemo enim omnium tunc ab hac constanti sententia discrepebat_. Ammiano _XXI. 7_.
[346] Ammiano rappresenta fedelmente la morte ed il carattere d'esso (XXI. 14. 156.) ed abbiam motivo di non ammettere, e di detestar la stolta calunnia di Gregorio (_Orat. III. p. 68_.) che accusa Giuliano d'aver macchinata la morte del suo benefattore. Il privato pentimento dell'Imperatore d'aver risparmiato, e promosso Giuliano (_p. 69. ed Orat. XXI. p. 389_.) in se stesso non è improbabile, nè incompatibile col pubblico suo verbal Testamento, che potè negli ultimi momenti della sua vita esser dettato da considerazioni prudenziali.
[347] Nel descrivere il trionfo di Giuliano, Ammiano (XXI, 1, 2.) assume il sublime accento di oratore, o di poeta; mentre Libanio (_Orat. parent. c. 56. p. 281_) cade nella grave semplicità d'un Istorico.
[348] I funerali di Costanzo vengon descritti da Ammiano (_XXI 16_), da Gregorio Nazianzeno (_Or. VI. p. 119_), da Mammertino (_in Paneg. vet. XI. 27_), da Libanio (_Orat. parent. c. 56. p. 283_), ed a Filostorgio (_l. VI. c. 6. con le dissertaz. del Gottofredo p. 265_). Questi Scrittori, e quelli, che gli han seguitati, secondo la propria professione di Pagani, di Cattolici, e di Arriani, osservano l'Imperatore sì vivo che morto con occhi assai differenti.
[349] Non sono ben determinati l'anno ed il giorno della nascita di Giuliano. Il giorno è probabilmente il sei di Novembre, e l'anno dev'essere il 331, o il 332. Tillemont. _Hist. des Emper. T. IV. p. 693_. Ducange _Fam. Byzant. p. 50_. Io ho preferito la data più antica.
[350] Giuliano medesimo _p. 253-259_. ha espresso queste idee filosofiche con molta eloquenza, e con qualche affettazione in una lettera molto elaborata a Temistio. L'Ab. della Bleterie (_Tom. II. p. 146-183_.) che ne ha fatta un'eloquente traduzione, è inclinato a credere, che questi fosse il celebre Temistio, di cui tuttavia sussistono le orazioni.
[351] Julian. _ad Temist. p. 258_. Il Petavio _not. p. 95_. osserva, che questo passo è preso dal _libro quarto De Legibus_; ma o Giuliano citava a mente, o i suoi manoscritti eran diversi da' nostri. Senofonte incomincia la Ciropedia con una riflessione simile.
[352] Ο δε ανθρωπον κελευων αρχειν τροστιθησι και θηριον (_chi esorta l'uomo a comandare l'insuperbisce, e lo muta in fiera_.) Arist. _ap. Julian. p. 261._ Il MS. di Vossio, non contento d'una sola bestia, somministra la più forte lezione di θηρια _fiere_, che può garantirsi dall'esperienza del dispotismo.
[353] Libanio _Orat. parent. c. 84, 85. p. 310, 311-312_ ci ha dato quest'interessante ragguaglio della vita privata di Giuliano. Egli stesso in _Misopogon p. 350_. fa menzione del suo cibo vegetabile, e biasima il grossolano e sensuale appetito del popolo d'Antiochia.
[354] _Lectulus... Vestalium toris purior_. È la lode, che Mammertino (_Paneg. vet. XI. 13_.) indirizza a Giuliano medesimo. Libanio afferma in un semplice e perentorio linguaggio che Giuliano non ebbe mai commercio con donne, prima del suo matrimonio, o dopo la morte della sua moglie (_Orat. parent. c. 88. p. 323_). La castità di Giuliano vien confermata dall'imparzial testimonianza d'Ammiano (_XXV. 4_.) e dal parzial silenzio de' Cristiani. Pure Giuliano ironicamente insiste sul rimprovero del Popolo d'Antiochia, che esso _quasi sempre_ ωϛ επιπαν (_in Misopogon p. 345_) stava solo. L'Ab. della Bleterie spiega questa sospettosa espressione (_Hist. de Jovien. Tom. II. p. 103-109_.) con candore ed ingenuità.
[355] Vedi Salmas. _ad Sueton. in Claud. 21_. Vi fu aggiunta una ventesima quinta corsa, o missus, per compire il numero di cento cocchi, quattro de' quali, distinti da quattro colori, correvano ad ogni corsa.
_Centum quadrijugos agitabo ad flumina cursus._
Sembra che corressero cinque o sette volte intorno alla _meta_. Svet. _in Domit. c. 4_. E secondo la misura del Circo Massimo a Roma, dell'Ippodromo a Costantinopoli ec. poteva essere un corso di circa quattro miglia.
[356] Juliano _in Misopogon p. 340_. Giulio Cesare aveva offeso il Popolo Romano leggendo le lettere nel tempo della corsa. Augusto secondò il genio di esso ed il proprio con una costante attenzione all'importante affare del Circo, per cui dichiarava d'avere la più forte inclinazione; _vet. in August. c. 45_.
[357] La riforma del Palazzo è descritta da Ammiano (_XXII. 4_), da Libanio (_Orat. parent. c. 62. p. 288_), da Mammertino (_in paneg. Vet. 11_.), da Socrate (_l. III. c. 1_), e da Zonara (_Tom. II. l. 13, p. 24_).
[358] _Ego non Rationalem jussi, sed tonsorem accivi_. Zonara usa l'immagine meno naturale d'un senatore. Pure un uffizial di finanze, saziato dalle ricchezze, desiderar poteva ed ottener gli onori del Senato.
[359] Μαγειρους μεν χιλιουσ, κουρεας δε ουκ ουλαττους, οινοχοους δε πλειους, σμηνη τραπεζοποιων, ευνουχους υπερ τας μυιας παρα τοις ποιμεσι εν ηρι _Mille cuochi, non minor numero di tonsori, maggiore di coppieri, sciami di serventi alle tavole, eunuchi più delle mosche intorno a' greggi nell'estate_. Queste son le parole originali di Libanio, che ho fedelmente citate affinchè non si sospettasse, che io avessi amplificato gli abusi della casa Reale.
[360] L'espressioni di Mammertino son forti e vivaci. _Quin etiam prandiorum et coenarum laboratas magnitudines Romanus Populus sensit; cum quaesitissimae dapes non gustui sed difficultatibus aestimarentur; miracula avium, longinquae maris pisces; alieni temporis poma, aestive nives, hybernae rosae_.
[361] Nondimeno Giuliano medesimo fu accusato di aver concesso delle intiere città agli Eunuchi (_Orat. VII. contr. Policlet. pag. 117-127_). Libanio si contenta d'una fredda ma positiva negazione del fatto, che realmente sembra piuttosto appartenere a Costanzo. Tale accusa però si può riferire a qualche incognita circostanza.
[362] Nel _Misopogon_ (_p. 338, 339_) fa una pittura molto singolare di se stesso, e le seguenti parole sono caratteristiche al sommo αυτος προσεθεικα τον βαθον τουτονι τωγονα... ταυτα τοι διαθεοντων ανεχομαι των φθειρων οσπερ εν λοχμη των θηριων. _Ho fatto crescere questa profonda barba.... così difendo gl'insetti, che trattan fra loro, come in un recinto di fiere._ Gli amici dell'Ab. della Bleterie lo scongiurarono, in nome della nazione Francese, a non tradur questo passo che così offendeva la loro delicatezza. _Hist. de Jovien_. T. II. p. 94. Io mi son contentato, come egli fa, d'una passeggiera allusione; ma il piccolo animale, che Giuliano _nomina_, è il più famigliare all'uomo, e significa amore.
[363] Julian _Epist._ XXIII. p. 389. Egli adopera le parole πολυκε φαλον ὑδραν scrivendo al suo amico Ermogene, che conversava com'esso co' Poeti Greci.
[364] Si debbon diligentemente distinguere i due Sallustj, il Prefetto di Gallia e quello d'Oriente (_Hist. des Emper._ Tom. IV. p. 696). Ho usato il soprannome di secondo come conveniente epiteto. Il secondo Sallustio godè la stima dei Cristiani medesimi: e Gregorio Nazianzeno, che condannava la sua religione, ha celebrato le sue virtù _Orat._ III. p. 90. Vedi una curiosa nota dell'Ab. della Bleterie _Vie de Julien_. p. 463.
[365] Mammertino loda l'Imperatore (_XI._ 1.) per aver dati gli uffizi di Tesoriere e di Prefetto ad un uomo d'abilità, di fermezza, d'integrità come egli stesso. Pure anche Ammiano lo pone (XX. 1) fra' ministri di Giuliano _quorum merita, norat et fidem_.
[366] Le processure di questo Tribunal di giustizia son riferite da Ammiano (XXII. 3.) e lodate da Libanio (_Orat. parent. c. 74._ p. 299. 300).
[367] _Ursuli vero necem ipsa mihi videtur flesse justitia._ Libanio, che attribuisce tal morte a' soldati, tenta di accusare anche il Conte delle largizioni.
[368] Si conservava sempre tal venerazione per li rispettabili nomi della repubblica, che il Pubblico fu sorpreso, e scandalizzato nell'udir Tauro, citato come reo, sotto il consolato di Tauro. La citazione del collega Florenzio probabilmente fu differita fino al principio dell'anno seguente.
[369] Ammiano XX. 7.
[370] Intorno ai delitti ed alla punizione di Artemio, vedi Giuliano (_Epist. X p. 379_) ed Ammiano (XXII. 6 e _Vales. ivi_). Il merito di Artemio, che consiste nell'aver demolito templi, ed essere stato posto a morte da un apostata, ha tentato le Chiese Greca e Latina ad onorarlo come un martire. Ma l'istoria ecclesiastica afferma ch'egli non solo fu un tiranno, ma anche un Arriano, onde non è troppo agevole il giustificare questa promozione indiscreta. Tillemont, _Mem. Eccl. T. VII. p. 1319_.
[371] Vedi Ammiano XXII. 6. Valesio _Iv._ il Cod. Teodosiano lib. II. Tit. XXXIX. leg. 1 e Gottofredo _Comment. Iv. Tom. 1. v. 218_.
[372] Il presidente di Montesquieu (_Consider. sur la Grand. des Rom. c. 14. nelle sue opere Tom. III. p. 448. 449_) scusa tal minuta, ed assurda tirannia col supporre, che azioni le più indifferenti a' nostri occhi dovevano eccitare in una mente Romana l'idea di delitto e di pericolo. Questa strana apologia vien sostenuta da una strana mal'interpretazione delle leggi Inglesi: _Chez une nation.... où il est défendu de boire à la santé d'une certaine personne_.
[373] La clemenza di Giuliano, e la cospirazione, che si formò contro di lui ad Antiochia, si descrivono da Ammiano (_XXII 9, 10 c. Vales. Iv_.) e da Libanio (_Orat. parent. c. 99. p. 323_).
[374] Secondo alcuni, dice Aristotile (come vien citato da Giuliano _ad Themist_. pag. 261), la forma d'un assoluto Governo, la παμβασιλεια è contraria alla natura. Sì il Principe, che il Filosofo però vogliono avvolger questa verità eterna in un'artificiosa elaborata oscurità.
[375] Tal sentimento è espresso quasi nei termini di Giuliano medesimo. Ammiano XXII. 10.
[376] Libanio (_Orat. Parent. c. 95, p. 320_) che fa menzione del desiderio, e del disegno di Giuliano indica in un misterioso linguaggio θεων, ουτω γνοντων..... αλλ’ ην αμεινον ὁ κωλυων _Così disponendo gli Dei.... Ma era miglior consiglio quello d'impedirlo_ che l'Imperatore fu ritenuto da qualche speciale rivelazione.
[377] Juliano _in Misopogon p. 343_. Siccome non abolì mai con alcuna pubblica legge i superbi nomi di _despota_, o _dominus_, questi tuttavia sussistono nelle sue medaglie (Du Cange _Fam. p. 38, 39_); ed il privato dispiacere, che affettava d'esprimere, non fece che dare uno stile diverso alla servil maniera della Corte. L'Ab. della Bleterie (_Hist. de Jovien. Tom. II p. 99-102_) ha curiosamente investigato l'origine, ed il progresso della parola _dominus_ sotto il governo Imperiale.
[378] Ammiano XXII. 7. Il Console Mammertino (_in Paneg. vet. XI 28, 29, 30_) celebra quel fausto giorno, come un eloquente schiavo, attonito ed inebbriato per la condiscendenza del suo signore.
[379] La satira personale si condannava dalle leggi delle dodici tavole: _si mala condiderit in quem quis carmina, jus est, judiciumque_. Giuliano (_in Misopogon p. 337_) si confessa sottoposto alla legge; e l'Ab. della Bleterie (_Hist. de Jov. Tom. II. p. 92_.) ha prontamente abbracciato una dichiarazione sì favorevole al suo sistema, ed al vero spirito dell'Imperiale costituzione.
[380] Zosimo _l. III. p. 158_.
[381] ἡ της βουλης ισχυς ψυχη πολεως εστιν _La forza del Senato è l'anima della città_. Vedi Libanio (_Orat. parent. c. 71. p. 296_). Ammiano (XXII. 9.) ed il Codice Teodosiano (_lib. XII. Tit. I. leg. 50-55. col Coment. del Gottofredo Tom. IV. p. 390-402_). Pure tutto il soggetto delle Curie, non ostanti gli ampi materiali che vi sono, rimane sempre il più oscuro nell'Istoria legale dell'Impero.