Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 04

Part 12

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Un moderno Scrittore, che con giusto ardire ha posto in fronte della sua storia gli onorevoli titoli di _politica_ e _filosofica_[293], accusa la timida prudenza di Montesquieu per aver omesso di enumerare fra le cause della decadenza dell'Impero una legge di Costantino, da cui fu assolutamente soppresso l'esercizio del Culto Pagano, e si lasciò priva di Sacerdoti, di tempj, e d'ogni pubblica religione una considerabil parte di sudditi. Lo zelo dell'Istorico filosofo pei diritti della umanità l'ha indotto ad ammetter l'ambigua testimonianza di quegli Ecclesiastici, che hanno troppo leggermente attribuito il _merito_ di una generale persecuzione all'Eroe lor favorito[294]. Invece di allegar questa legge immaginaria, che avrebbe brillato in fronte a' Codici Imperiali, noi possiamo con sicurezza rimetterci all'epistola originale, che Costantino indirizzò ai seguaci dell'antica religione in un tempo, nel quale non dissimulava più la sua conversione, nè più temeva i rivali dei trono. Esso invita ed esorta ne' termini più pressanti i sudditi del Romano Impero ad imitar l'esempio del loro Principe; ma dichiara, che quelli, che tuttavia ricusano d'aprir gli occhi alla celeste luce, posson liberamente godere i lor tempj e gl'immaginari lor Dei. Vien dunque formalmente contraddetta l'asserzione, che le ceremonie del Paganesimo fossero soppresse dall'Imperatore medesimo, il quale saviamente assegna come principio della sua moderazione l'invincibil forza dell'abitudine, del pregiudizio e della superstizione[295]. Ma senza violare la santità della sua promessa, senza eccitare i timori de' Pagani, l'artificioso Monarca con lenti e cauti passi avanzavasi a distrugger l'irregolare e cadente edifizio del politeismo. Gli atti parziali di severità, che secondo le occasioni esercitava, quantunque segretamente provenissero da uno zelo Cristiano, eran coloriti dai più bei pretesti di giustizia e di pubblico bene; e mentre Costantino tendeva a rovinare i fondamenti dell'antica religione, pareva che ne riformasse gli abusi. Ad esempio dei suoi più saggi predecessori condannò sotto le più rigorose pene le occulte ed empie arti della divinazione, che risveglia le vane speranze ed alle volte i rei tentativi di quelli, che son malcontenti della presente lor condizione. Fu imposto un ignominioso silenzio agli oracoli, ch'erano stati pubblicamente convinti di frode e falsità; furono aboliti gli effeminati Sacerdoti del Nilo; e Costantino eseguì l'uffizio di Censore Romano, allorchè diede ordine che si demolissero i diversi tempj della Fenicia, nei quali si praticava ogni sorta di prostituzione pubblicamente in onore di Venere.[296]. L'Imperial città di Costantinopoli fu in certo modo innalzata a spese de' ricchi tempj della Grecia e dell'Asia, e adornata delle loro spoglie; si confiscarono i beni sacri; si trasportaron con rozza famigliarità le statue degli Dei e degli Eroi in mezzo ad un Popolo, che le risguardava come oggetti non di adorazione, ma di curiosità; si restituì alla circolazione l'argento e l'oro; ed i Magistrati, i Vescovi, e gli Eunuchi profittarono della fortunata occasione di soddisfare nel tempo stesso lo zelo, l'avarizia e lo sdegno. Ma tali depredazioni si ristrinsero ad una piccola parte del Mondo Romano; e le Province da lungo tempo erano assuefatte a soffrire la medesima sacrilega rapacità dalla tirannia di Principi e di Proconsoli, contro i quali non potea nascer sospetto veruno di tendere a sovvertire la religione stabilita[297].

I figli di Costantino calcaron le vestigia del loro padre con più zelo e con minor discrezione. Si moltiplicarono appoco appoco i pretesti dell'oppressione e della rapina[298]; fu accordata ogni sorta di condiscendenza all'illegittima condotta dei Cristiani; qualunque dubbio fu interpretato in disfavore del Paganesimo; e la demolizione de' tempj fu celebrata come uno dei più prosperi avvenimenti del regno di Costante e di Costanzo[299]. È scritto il nome di quest'ultimo in fronte ad una breve legge, che avrebbe potuto render superflua qualunque posteriore proibizione. «Vogliamo che in tutti i luoghi ed in tutte le città immediatamente si chiudano i tempj, o siano diligentemente guardati, affinchè nessuno possa far male. Vogliamo ancora, che tutti i nostri sudditi si astengano da' Sacrifizj. Se alcuno fosse reo di tal atto, provi la spada della vendetta; e dopo la morte i suoi beni siano confiscati a vantaggio del Pubblico. Estendiamo le stesse pene a' Governatori delle Province, se trascureranno di punire i delinquenti»[300]. Ma vi è la più forte ragione di credere, che questo formidabil editto o fosse scritto senza esser pubblicato, o fosse pubblicato senza essere eseguito. L'evidenza dei fatti ed i monumenti, che tuttavia sussistono di bronzo e di marmo, continuano a provare il pubblico esercizio del Culto Pagano in tutto il regno de' figli di Costantino. Tanto nell'Oriente quanto nell'Occidente, sì nelle città che nella campagna si rispettava, o almeno si risparmiava un gran numero di tempj; e la devota moltitudine tuttavia godeva il lusso dei sacrifizj, delle feste e delle processioni per la permissione o per la connivenza del Governo. Circa quattro anni dopo la pretesa data di quel sanguinoso editto, Costanzo visitò i tempj di Roma; e viene commendata da un oratore Pagano la decenza del suo contegno, come un esempio degno dell'imitazione dei successivi Principi. Quell'Imperatore (dice Simmaco) «tollerò che restassero intatti i privilegi delle Vestali; diede le dignità Sacerdotali a' nobili di Roma; concesse la solita prestazione per le spese dei pubblici riti e sacrifizj; e quantunque avesse abbracciato una religione diversa, non tentò mai di spogliar l'Impero del sacro culto dell'antichità»[301]. Il Senato pretendeva sempre di consacrare con solenni decreti la _divina_ memoria dei suoi Sovrani, e Costantino medesimo fu dopo la sua morte associato a quegli Dei, che esso avea rinunziati e insultati in vita. Il titolo, le insegne, e le prerogative di _Pontefice Massimo_, che s'erano istituite da Numa ed assunte da Augusto, s'accettarono senza esitare da sette Imperatori Cristiani, che venivano investiti di un'autorità più assoluta sulla religione da essi abbandonata, che su quella che professavano[302].

Le divisioni fra i Cristiani sospesero la rovina del Paganesimo[303]; e la guerra sacra, contro gl'Infedeli con minor vigore fu proseguita da Principi e da Vescovi, che erano più immediatamente sbigottiti dal male e dal pericolo della ribellione domestica. Si sarebbe potuta giustificare l'estirpazione dell'idolatria[304] coi principj già stabiliti d'intolleranza; ma le contrarie Sette, che a vicenda regnavano nella Corte Imperiale, temevano di alienare da loro, e forse d'esacerbare gli animi di una forte, sebbene decadente fazione. Militava allora in favore del Cristianesimo ogni motivo di autorità e di moda, d'interesse e di ragione; ma dovettero passare due o tre generazioni, prima che fosse universalmente sentita la sua vittoriosa influenza. La religione, che per sì lungo tempo e recentemente avea dominato nell'Impero Romano, era sempre venerata da molti, meno attaccati invero alle opinioni speculative che all'antico uso. Erano indifferentemente concessi gli onori dello Stato e dell'esercito a tutti i sudditi di Costantino e di Costanzo; ed una parte considerabile di cognizioni, di ricchezze e di valore trovavasi tuttora impegnata in servizio del politeismo. Nasceva da cause molto diverse la superstizione del Senatore e del Villano, del Poeta e del Filosofo; ma con ugual divozione si univano tutti nei tempj degli Dei. Era insensibilmente provocato il loro zelo dall'insultante trionfo d'una Setta proscritta; e si ravvivavan le loro speranze dalla ben fondata fiducia, che l'erede presuntivo dell'Impero, giovane e valoroso Eroe, che avea liberato la Gallia dalle armi dei Barbari, avesse abbracciato segretamente la religione dei suoi maggiori.

NOTE:

[131] Eusebio _in vit. Const. l._ III. _c._ 63, 64, 65, 66.

[132] Dopo qualche esame delle varie opinioni di Tillemont, di Beausobre, di Lardner ec. io son persuaso, che Manete non propagasse neppure nella Persia la sua Setta prima dell'anno 270. Egli è strano, che una filosofica e straniera eresia penetrar potesse con tanta rapidità nelle Province Affricane; pure io non posso facilmente indurmi a rigettare l'editto di Diocleziano contro i Manichei, che può leggersi appresso il Baronio (_An. Eccles. an._ 287).

[133] _Constantinus enim cum limatius superstitionum quaereret sectas Manichaeorum et similium etc._ Ammian. XV. 15. Strategio, che da questa commissione prese il soprannome di _Musioniano_, era un Cristiano della Setta d'Arrio. Esso intervenne come uno de' Conti al Concilio di Sardi. Libanio loda la sua dolcezza e prudenza. Vales _ad d. loc. Ammian._

[134] Cod. Teod. (l. XVI. _Tit_. V. _leg_. 2). Siccome nel Codice Teodosiano non si trova inserita la legge generale, egli è probabile che nell'anno 438 fosser già estinte le Sette nella medesima condannate.

[135] Sozomeno (l. I. c. 22.) Socrate (l. I. c. 10). Si è sospettato, ma credo senza ragione, che quest'Istorici inclinassero alla dottrina Novaziana. L'Imperatore disse al Vescovo: «Acesio, prendi una scala e va in Paradiso da te solo». Molte Sette Cristiane hanno a vicenda presa in prestito la scala d'Acesio.

[136] Si posson trovare i migliori materiali per questa parte d'Istoria Ecclesiastica nell'edizione d'Ottato Melevitano, pubblicata in Parigi nel 1700 da M. Dupin, che l'ha arricchita con note critiche, con geografiche discussioni, con memorie originali, e con un esatto compendio di tutta la controversia. Il Tillemont ha impiegato intorno a' Donatisti la maggior parte del Tom. VI P. I. e ad esso è dovuta un'ampia collezione di tutti i passi di S. Agostino, suo favorito, che si riferiscono a quegli Eretici.

[137] _Schisma igitur illo tempore confusae mulieris iracundia peperit, amibitus nutrivit, avaritia roboravit. Optat. l. I. c._ 19. Il linguaggio di Purpurio è simile a quello di un furioso frenetico: _dicitur te necasse filios soraris tuae duos. Purpurius respondit. Putas me terreri a te... occidi; et occido eos, qui contra me faciunt. Act. Conc. Cirtens. ad calc. Optat. p._ 274. Quando Ceciliano fu inviato ad un'assemblea di Vescovi, Purpurio disse a' suoi confratelli o piuttosto complici: «Venga pur qua a ricever da noi l'imposizione delle mani, e noi in via di penitenza gli spezzeremo la testa». _Optat. l._ I. _c._ 19.

[138] I Concilj di Arles, di Nicea e di Trento confermarono la savia e moderata pratica della Chiesa Romana. I Donatisti però avevano il vantaggio di sostenere l'opinione di Cipriano, e d'una parte considerabile della primitiva Chiesa. Vincenzio Lirinense (_p. 332. ap. Tillemont. Mem. Eccl. T. VI. p. 138_.) ha spiegato perchè i Donatisti son condannati a bruciare in eterno col Diavolo, mentre S. Cipriano regna in Cielo con Gesù Cristo.

[139] Vedi _il lib. 6 d'Ottato Melevit. p. 91-100_.

[140] Tillemont. (_Mem. Eccl. Tom. VI. p. 1. pag. 253._) Egli deride la parziale lor crudeltà, mentre rispetta Agostino, il gran Dottore del sistema della predestinazione.

[141] _Plato Aegyptum peragravit, ut a Sacerdotibus Barbaris numeros et_ coelestia _acciperet_. Cicer. de Finib. c. 25. Gli Egizi potevan tuttavia conservare la tradizional fede dei Patriarchi. Gioseffo ha persuaso molti de' Padri Cristiani, che Platone traesse una parte delle sue cognizioni dagli Ebrei; ma non può conciliarsi tal vana opinione coll'oscuro stato, e con gl'insociabili costumi del popolo Giudaico, le scritture del quale non furono accessibili alla curiosità Greca fino a più di cent'anni dopo la morte di Platone. Vedi Marsham. _Can. Chron. pag. 144_. Le Clerc _Epist. crit. VII. pag. 177-194_.

[142] Le moderne guide, che mi hanno condotto alla cognizione del sistema Platonico, sono Cudworth (_System. Intell. p. 568-620_), Basnage (_Hist. des Juifs. l. IV. c. IV. p. 53, 86_), Le Clerc (_Epist. crit. VII. p. 194, 209_), e Brucker (_Hist. Philos. Tom. I. p. 675-706_). Siccome l'erudizione di questi Scrittori era uguale, e diversa la loro intenzione, così un attento osservatore può trarre istruzione dalle loro dispute, e certezza da' loro argomenti.

[143] Brucker _Hist. Philos. Tom. I. p. 1349, 1357_. Si celebra la scuola Alessandrina da Strabone (_l. 17_.), e da Ammiano (XXII. 6).

[144] Joseph _Antiq. lib. XII. c. 1. 3_, Basnage _Hist. des Juifs. l. VII. c. 7_.

[145] Quanto all'origine della filosofia Giudaica vedi Eusebio, _Prepar. Evang._ VIII. 9, 10. Secondo Filone i Terapeuti studiavan la filosofia; e Brucker ha provato (_Hist. Philos. Tom. II. p. 787_) ch'essi preferivano quella di Platone.

[146] Vedi Calmet. (_Dissert. sur la Bibl. Tom. II. p. 277._) Il libro della Sapienza di Salomone fu da molti Padri riguardato come opera di quel Monarca; e sebbene sia rigettato da' Protestanti per mancanza di un originale Ebraico, pure ha ottenuto, col resto della volgata, l'approvazione del Concilio di Trento.

[147] Il Platonismo di Filone, che fu celebre a segno tale da passare in proverbio, si pose fuor d'ogni dubbio dal Le Clerc (_Epist. Crit. VIII. p. 211-228_). Basnagio (_Hist. des Juifs. l. IV. c. 5_) ha chiaramente dimostrato, che le opere teologiche di Filone furon composte avanti la morte e probabilissimamente avanti la nascita di Cristo. In tempo di tale oscurità son più sorprendenti le cognizioni di Filone che i suoi errori. Bull. (_Defens. Fid. Nic. s. I. c. 1. p. 12_).

[148] _Mens agitat molem, et magno se corpore miscet._ Oltre quest'anima materiale, Cudworth ha scoperto (_p. 562_) in Amelio, in Porfirio, in Plotino, e per quanto egli crede, in Platone medesimo, una superiore, spirituale _upercosmiana_, (sopramondana) anima dell'Universo. Ma Brucker, Basnagio, e Le Clerc rigettano questa doppia anima, come una vana fantasia de' Platonici posteriori.

[149] Petavio _Dogm. Theol. Tom. II. lib. VIII. c. 2. p. 791_. Bull. _Def. Fid. Nic. s. 1. c. 1 p. 8, 13_. Questa nozione, fino a tanto che non ne fu abusato dagli Arriani, era liberamente ammessa nella Cristiana Teologia. In Tertulliano (_adv. Prax. c. 16_) si trova un notabile e pericoloso passo. Dopo d'avere poste in contrasto fra loro con indiscreta acutezza le azioni di Jehovah e la natura di Dio, conclude in tal modo: _scilicet et haec nec de Filio Dei credenda fuisse, si scripta non essent, fortasse non credenda de Patre, licet scripta_.

[150] I Platonici ammiravano il principio dell'Evangelio di S. Giovanni, come contenente un esatto compendio de' propri loro dommi. Agostino _de Civ. Dei X. 29_. Amellio ap. Cirill. _advers. Julian. l. VIII p. 283_. Ma nel terzo e quarto secolo i Platonici d'Alessandria migliorare poterono la loro Trinità, mediante lo studio segreto della Teologia Cristiana.

[151] Vedi Beausobre _Hist. Crit. du Manicheisme Tom. I. p. 377_. Si suppone, che il Vangelo di S. Giovanni fosse pubblicato circa 70 anni dopo la morte di Cristo.

[152] Le opinioni degli Ebioniti sono chiaramente esposte dal Mosemio (_p. 331_), e dal Le Clerc (_Hist. Eccl. p. 535_). Le costituzioni Clementine, pubblicate fra' Padri Apostolici, sono attribuite da' Critici ad uno di questi Settari.

[153] I buoni Polemici, come Bull, (_Judic. Eccl. Cathol. c. 2_), insistono sull'ortodossia de' Nazareni, che agli occhi di Mosemio (_p. 330_) sembra meno pura e certa.

[154] L'umile condizione ed i patimenti di Gesù sono sempre stati un forte ostacolo per gli Ebrei. _Deus.... contrariis coloribus Messiam depinxerat; futurus erat rex, judex, pastor._ Vedi Limborch ed Orobio _Amica. Collat. p. 8, 19, 53-76, 192-234_. Ma quest'obbiezione ha obbligato i credenti Cristiani ad innalzare i loro occhi ad un regno spirituale ed eterno.

[155] Giustino Mart. _Dial. cum Tryphon. p. 143, 144_. Vedi Le Clerc _Hist. Eccl. p. 615_. Bull e Grabe editori di esso (_Judic. Eccl. Cathol. c. 8 e append._) tentano di storcere o i sentimenti o le parole di Giustino; ma la violenta loro correzione del testo viene rigettata anche dagli Editori Benedettini.

[156] Gli Arriani rimproveravano agli Ortodossi di aver preso in prestito da' Valentiniani e da' Marcioniti la loro Trinità. Vedi Beausobre _Hist. du Manich. l. III. c. 5, 7_.

[157] _Non dignum est ex utero credere Deum, et Deum Christum... non dignum est, ut tanta majestas per sordes et squallores mulieris transire credatur._ I Gnostici sostenevano l'impurità della materia e del matrimonio; e si scandalizzavano delle grossolane interpretazioni de' Padri e di Agostino medesimo. Vedi Beausobre (Tom. II. _p. 523_).

[158] _Apostolis adhuc in saeculo superstitibus, apud Iudeam Christi sanguine recente, et_ phantasma _corpus Domini asserebatur._ Cotelerio (_Patr. Apost. Tom. II. p. 24_) crede che quelli, che non accordano che i _Dociti_ nascessero nel tempo degli Apostoli, con egual ragione possono anche negare, che il sole risplenda nel mezzogiorno. Questi _Dociti_, che formavano il più considerabil partito fra gli altri Gnostici, eran chiamati così perchè non davano a Cristo che un corpo _apparente_.

[159] Possono trovarsi prove del rispetto, che i Cristiani avevano per la persona e per la dottrina di Platone appresso di la Mothe le Vayer (_T. V. p. 135, edit. 1757_) e Basnage (_Hist. des Juifs. Tom. IV. pag 29, 79_).

[160] _Doleo, bona fide Platonem omnium haereticoritm condimentarium factum_, Tertull. _de Anim. c. 23_. Il Petavio (_Dogm. Theol. Tom. III. Proleg. 2._) dimostra, che questo era un lamento generale. Beausobre (_Tom. I. lib. III. c. 9, 10_) ha dedotto da' principj Platonici gli errori Gnostici; e siccome nella scuola d'Alessandria que' principj eran mescolati con la filosofia Orientale, (_Brucker. Tom. I. p. 1356_) si può conciliare il sentimento di Beausobre coll'opinione di Mosemio (_Gener. Hist. Eccl. Vol. 1. p. 37_).

[161] Se Teofilo Vescovo d'Antiochia (Vedi Dupin _Bibl. Eccl. Tom. I. p. 66_) fu il primo, che usasse la parola _Triade_ o _Trinità_, termine astratto già famigliare nelle scuole di filosofia, dev'essersi questo introdotto nella teologia de' Cristiani dopo la metà del secondo secolo.

[162] Atanasio _Tom. I. p. 808_. Le sue espressioni hanno una singolar energia, e siccome egli scriveva a' Monaci, non vi potea essere alcun motivo per _affettare_ un linguaggio ragionevole.

[163] In un Trattato, che avea per oggetto di spiegar le opinioni degli antichi Filosofi sulla natura degli Dei, avremmo potuto prometterci di veder esposta la teologica Trinità di Platone. Ma Cicerone molto ingenuamente confessa, che sebbene avesse tradotto il Timeo, non aveva mai potuto capire quel misterioso dialogo. (Vedi Hieronym. _Praef. ad lib. XII in Isaiam Tom. V. p. 154_).

[164] Tertulliano _in Apolog. c. 46_. Vedi Bayle _Diction._ alla parola _Simonide_. Le sue osservazioni sulla presunzione di Tertulliano sono profonde ed interessanti.

[165] Lactant. IV. 8. Pure la parola _Probole_, o _Prolatio_, che i più ortodossi Teologi presero senza scrupolo da' Valentiniani, ed illustrarono co' paragoni d'una fontana e del suo corso, del sole e de' suoi raggi ec. o non significa niente, o favorisce un'idea materiale della divina generazione. Vedi Beausobre (_Tom. I, lib. III c. 7. p. 548_).

[166] Molti de' primitivi Scrittori hanno francamente confessato, che il Figlio doveva l'essere alla _volontà_ del Padre. Vedi Clarke (_Script. Trinit. p. 280-287_). Dall'altra parte sembra che Atanasio ed i suoi seguaci non voglian concedere quel che hanno timor di negare. Gli scolastici si sbrigano da questa difficoltà con la distinzione fra la volontà _precedente_ e la _concomitante_. Petavio _Dogm. Theol. Tom. II. lib. VI c. 8, p. 587-603_.

[167] Vedi Petavio _Dogm. Theol. T. II. l. II. c. 10. p. 159_.

[168] _Carmenque Christo quasi Deo dicere secum invicem._ Plin. (_Epist. X 97_). Le Clerc (_Ars crit. p. 150-156_) esamina criticamente il senso della parola _Deus_, Θεοϛ _Elohim_ negl'idiomi antichi; ed il Sociniano Emlyn (_Tract. p. 29, 36, 51-145_) abilmente difende la proprietà del culto verso una molto eccellente creatura.

[169] Vedi Dalleo _De us. Patr._ e le Clerc _Bibliot. univ. Tom. X p. 409_. Lo scopo della stupenda opera del Petavio sulla Trinità (_Dogm. Theol. Tom. II_) fu d'attaccare la fede de' Padri Antiniceni, o almeno tale n'è stato l'effetto; nè questa profonda impressione si è cancellata dall'erudita difesa del Vescovo Bull.

[170] Le formule di fede più antiche furono estese alla massima ampiezza. Vedi Bull (_Judic. Eccl. Cath._), che tenta d'impedir Episcopio dal trarre alcun vantaggio da quest'osservazione.

[171] L'eresie di Prassea, di Sabellio ec. son esposte con esattezza dal Mosemio _p. 425, 680-714_. Prassea, che venne a Roma verso il fine del secondo secolo, ingannò per qualche tempo la semplicità del Vescovo, e fu confutato dalla penna del fervido Tertulliano.

[172] Socrate confessa, che l'eresia d'Arrio nacque dal forte desiderio, che aveva, di opporsi più diametralmente che fosse possibile all'opinione di Sabellio.

[173] Si dipingono da Epifanio _Tom. I. Haeres 69. 3. p. 279_, con colori molto vivaci la figura ed i costumi d'Arrio, il carattere e il numero de' suoi primi proseliti; e non possiamo fare a meno di dolerci ch'esso tosto abbandoni il carattere d'Istorico per assumer quello di Controversista.

[174] Vedi Filostorgio _lib. I. c. 3_, e l'ampio Comentario del Gottofredo. L'autorità però di Filostorgio vien diminuita agli occhi degli Ortodossi per causa del suo Arrianismo; ed a quegli de' critici ragionevoli a motivo della sua passione, della sua ignoranza e de' suoi pregiudizj.

[175] Sozomeno (_lib. I. c. 15._) rappresenta Alessandro come indifferente ed anche ignorante in principio della disputa; mentre Socrate (_lib. I._) ne attribuisce l'origine alla vana curiosità delle sue teologiche speculazioni. Il Dottor Jortin (_Osserv. sull'Ist. Eccl. vol. II. p. 178_) ha censurato con la solita sua libertà la condotta d'Alessandro πρὸϛ ὁργήν ἑξκπτεται.... ὁμότωϛ φρόνειν ἑκελέυσε (_s'accende di sdegno.... comanda che si pensi come egli pensa_).

[176] Le fiamme dell'Arrianismo poterono per qualche tempo ardere occulte; ma v'è ragione di credere, che si manifestassero con violenza sin dall'anno 319. Tillemont _Mem. Ecc. Tom. VI. p. 774-780_.

[177] _Quis crediderit? Certe aut tria nomina audiens tres Deos esse credidit, et idolatra effectus est; aut in tribus vocabulis trinominem credens Deum in Sabellii haeresim incurrit; aut edoctus ab Arrianis unum esse verum Deum Patrem, Filium et Spiritum S., credidit creaturas. Aut extra haec quid credere potuerit, nescio._ Hieron. _adv. Luciferian_. Girolamo riserva all'ultimo il sistema ortodosso, ch'è più complicato e difficile.

[178] Siccome s'introdusse appoco appoco fra' Cristiani la dottrina dell'assoluta creazione dal niente (Beausobre _Tom. II. p. 165-215_), così la dignità dell'artefice s'elevò assai naturalmente insieme con quella dell'opera.

[179] Le teorie metafisiche del Dottor Clarke (_script. Trinit. p. 276-280_) potrebbero ammettere un'eterna generazione da una causa infinita.

[180] S'usa questa profana ed assurda similitudine da' varj de' primitivi Padri, specialmente da Atenagora nella sua apologia all'Imperator Marco ed al suo figlio; e vien citata senza censura da Bull medesimo. Vedi _Defens. Fid. Nic. S. III. c. 5. n. 4_.

[181] Vedi Cudworth _Intell. syst. p. 559. 579_. Questa pericolosa ipotesi fu favorita dai due Gregorj, Nisseno e Nazianzeno, da Cirillo Alessandrino, da Giovanni Damasceno ec. Vedi Cudworth. _p. 603._ e Le Clerc. _Bibl. univ. Tom. XVIII. p. 97-105_.

[182] Sembra, che Agostino invidii la libertà de' Filosofi; _Liberis verbis loquuntur philosophi... Nos autem non dicimus duo vel tria principia, duos vel tres Deos; de Civ. Dei X. 23._

[183] Boezio, ch'era profondamente versato nella filosofia di Platone e d'Aristotile, spiega l'unità della Trinità mediante _l'indifferenza_ delle tre persone. Vedi le giudiziose osservazioni del Le Clerc, _Biblioth. Chois. Tom. XVI. p. 225_.