Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 03
Part 8
[70] Quantunque non possiam prestare intera fede all'epistole, o agli atti d'Ignazio, che si trovano nel II tomo dei Padri Apostolici; pure possiam citare quel Vescovo d'Antiochia come uno di questi martiri condannati per esempio degli altri. Fu egli mandato in catene a Roma come ad un pubblico spettacolo; e quando arrivò a Troade, ricevè la piacevol notizia, che la persecuzione d'Antiochia era già terminata.
[71] Fra' Martiri di Lione (_Euseb. l. V. c. 1_) la schiava Blandina fu distinta co' più squisiti tormenti. De' cinque Martiri, sì celebri negli Atti di Felicita e Perpetua, due erano servi, e due altri di molto vil condizione.
[72] _Origen. adv. Celsum._ (_l. III. p. 116._). Le sue parole meritano d'essere trascritte. Ολιγοι κατα καιρους, καὶ σφοδρα ευαριθμητοι περι τῶν Χρισιανῶν θεοσεβειας τεθνηκασι.
[73] Se noi riflettiamo, che tutti i plebei di Roma non eran Cristiani, e che tutti i Cristiani non eran santi nè martiri, possiam giudicare, con quanta certezza possano attribuirsi gli onori sacri a quelle ossa ed urne, che si prendono senza distinzione alcuna da' pubblici cimiteri. Dopo un libero ed aperto commercio, che se n'è fatto per dieci secoli, si è risvegliato qualche sospetto fra' più eruditi Cattolici. Al presente si richiedono, come una prova di santità e di martirio le Lettere R. M., una caraffa piena di liquor rosso, che si crede sangue o la figura di una palma. I due primi segni però son di piccolo peso, e quanto all'ultimo si osserva da' Critici 1. che quella che si dice figura d'una palma, è forse un cipresso o anche puramente un punto, o un intrecciamento di punteggiatura usato nelle iscrizioni sepolcrali; 2. che la palma era il simbolo della vittoria fra' Pagani; 3. che fra' Cristiani serviva come d'emblema non solo del martirio, ma anche di una gloriosa risurrezione in genere. Vedi la lettera del P. Mabillon sul culto de' Santi ignoti, ed il Muratori sopra le Antichità Italiane (_Dissert. LVIII._).
[74] Per dare un saggio di queste leggende, ci contenteremo de' diecimila soldati Cristiani fatti crocifiggere in un giorno da Traiano o da Adriano sul monte Ararat. Vedi Baronio _ad Martyrol. Rom._ Tillemont (_Mem. Eccles. Tom. II. P. II. p. 438._) e le Miscellanee di Geddes _vol. II. p. 203_. L'abbreviatura MIL., che può significare tanto _soldati_ che _migliaia_, dicesi, che abbia prodotto vari sbagli straordinari.
[75] Vedi Dionisio _ap. Euseb. l. VI. c. 41_. Uno de' diciassette fu accusato ancora di furto.
[76] Le lettere di Cipriano somministrano una molto curiosa ed original pittura sì di esso che de' suoi tempi. Vedansi parimente le due vite di Cipriano, scritte con ugual esattezza quantunque con mire assai differenti, l'una da Le Clerc (_Biblioth. univers. Tom. XII. p. 208-378._) l'altra dal Tillemont (Memoir. Eccles. _Tom, IV. part. I. p. 76-459_).
[77] Vedasi la civile ma severa lettera del Clero di Roma al Vescovo di Cartagine (_Cyprian. Epist. 8, 9._) Ponzio pone la massima cura e diligenza in giustificare il suo maestro contro la general censura, che se gli faceva.
[78] Specialmente quello di Dionisio di Alessandria, e di Gregorio Taumaturgo di Neocesarea. Vedi Euseb. (_H. E. lib. VI. c. 40_) e le Memorie di Tillemont (_Tom. IV. Part. II. p. 685._).
[79] Vedi Cipriano, _Epist. 16_, e la vita che ne fece Ponzio.
[80] Abbiamo una vita originale di Cipriano fatta dal Diacono Ponzio, compagno del suo esilio e spettatore della sua morte; e possediamo ancora gli antichi Atti Proconsolari del suo martirio. Questi due documenti son coerenti fra loro e probabili; e quel ch'è più osservabile, sono spogliati di qualunque circostanza maravigliosa.
[81] Potrebbe parere, che questi fosser ordini circolari mandati a tutti i Governatori nel medesimo tempo. Dionisio (_ap. Euseb. l. VII. c. 11._) racconta l'Istoria del proprio esilio da Alessandria, quasi nell'istessa maniera. Ma siccome egli evitò la morte, o sopravvisse alla persecuzione, si dee reputare o più o men fortunato di Cipriano.
[82] Vedi Plinio, _Hist. Nat. V. 3_. Cellario _Geogr. ant._ (_Part. III. p. 96._) i Viaggi di Shaw p. 90, e per l'adiacente paese (ch'è terminato dal Capo Bona, o dal promontorio di Mercurio) l'Affrica di Marmol (_Tom. II. p. 474._). Si trovano ivi i residui di una acquedotto vicino a Curubis, o Curbis presentemente mutato in Gurbes; ed il D. Shaw lesse un'iscrizione, che chiama quella città _Colonia Fulvia_. Il Diacono Ponzio (_in vit. Cypriani c. 12_) l'appella _apricum et competentem locum, hospitium pro voluntate secretum, et quidquid apponi eis ante promissum est, qui regnum et justitiam Dei quaerunt_.
[83] Vedi Cipriano (_Epist. 77. Edit. Fell._)
[84] Nell'atto della sua conversione aveva egli venduto quei giardini per benefizio de' poveri. La bontà di Dio (probabilissimamente la liberalità di alcuni amici Cristiani) li restituì a Cipriano. Vedi Ponzio c. 15.
[85] Quando Cipriano un anno avanti era stato mandato in esilio, sognò che sarebbe stato posto a morte nel seguente giorno. L'evento fece spiegare quella parola come indicante un anno. Vedi Ponzio. c. 12.
[86] Ponzio (c. 15) confessa che Cipriano, col quale cenò egli stesso, passò la notte _custodia delicata_. Il Vescovo esercitò l'ultimo atto di giurisdizione molto a proposito, disponendo, che le giovani donne, che vegliavano nella strada, fossero allontanate dal pericolo, e dalle tentazioni di una folla notturna. _Act. Proconsolar. c. 2_.
[87] Vedasi negli Atti c. 4, ed appresso Ponzio c. 17, la sentenza originale. Quest'ultimo l'esprima in un modo oratorio.
[88] Vedi Ponzio c. 19. Al Tillemont (_Memoir. Tom. IV. Part. I p. 450 nat. 50_) non piace una così positiva esclusione di ogni Martire di grado Episcopale più antico.
[89] Qualunque sia l'opinione che possiamo avere del carattere o de' principj di Tommaso Becket, bisogna confessare ch'egli soffrì la morte con una costanza non indegna de' primitivi Martiri. Vedi Lord Lyttelton _Istor. di Enrico II._ (_Tom. II. p. 592 ec._).
[90] Vedasi particolarmente il trattato di Cipriano _de Lapsis p. 87-98. Ediz. Fell._ L'erudizione di Dodwell (_Dissert. Cyprian. XII. XIII._) e l'ingenuità di Middleton (_Ricerca libera p. 162 ec._) non hanno lasciato cosa da aggiungere intorno al merito, agli onori, ed ai motivi de' Martiri.
[91] Vedi Cipriano _Epist. 5, 6, 7, 22, 24 e de unit. Eccles_. Il numero de' pretesi Martiri si è moltiplicato assaissimo per l'uso, che fu introdotto, di dare quest'onorevole nome a' Confessori.
[92] _Certatim gloriosa in certamina ruebatur; multoque avidius tum martiria gloriosis motibus quaerebantur, quam nunc Episcopatus pravis ambitionibus appetuntur. Sulpic. Sever. l. II. Egli poteva omettere la parola nunc_.
[93] Vedi _Epist. ad Rom. c. 4, 5 ap. Patres Apostol_. (_Tom. II. p. 27._). Era confacente al proposito del Vescovo Pearson (_Vindic. Ignatian. part. II. c. 9_) di giustificare con profusione di esempi e di autorità i sentimenti d'Ignazio.
[94] L'Istoria di Polieuto, sulla quale Cornelio ha formato una bellissima tragedia, è uno de' più celebri, quantunque non de' più autentici esempi di questo eccessivo zelo. Noi dobbiam osservare, che il canone 60 del Concilio d'Elvira nega il titolo di martiri a quelli che si esponevano alla morte col pubblicamente distruggere gl'Idoli.
[95] Vedi Epitteto _l. IV. c. 7_, e (sebbene vi sia qualche dubbio, s'egli alluda a' Cristiani) Marco Antonino _de rebus suis_ (_l. XI. c. 3._) _Lucian. in Peregrin_.
[96] _Tertullian. ad Scapul_, c. 5. Gli eruditi son divisi fra tre dell'istesso nome, che furon Proconsoli d'Asia. Io sono inclinato ad attribuire questo fatto ad Antonino Pio, che poi fu Imperatore, e che può aver governato l'Asia sotto Traiano.
[97] _Mosem. de rebus Christ. ante Constant. p. 235_.
[98] Vedi l'epistola della Chiesa di Smirne _ap. Euseb. Hist. Eccl._ (_l. IV. c._ 15).
[99] Nella seconda Apologia di Giustino si trova un esempio speciale e molto curioso di questa legal dilazione. Il medesimo fu concesso a' Cristiani accusati nella persecuzione di Decio; e Cipriano (_de Lapsis_) fa espressa menzione del _dies negantibus praestitutus_.
[100] Tertulliano risguarda la fuga dalla persecuzione come un'imperfetta, sebbene assai colpevole, apostasia, come un empio tentativo di eludere la volontà di Dio ec. Egli ha scritto un trattato su tal proposito (Vedi _p. 536-544. Edit. Rigalt._). che è pieno del più fiero fanatismo e della più incoerente declamazione. Merita però qualche attenzione il vedere che Tertulliano medesimo non sofferse il martirio.
[101] I _Libellatici_, che sono specialmente noti per le opere di Cipriano, vengono descritti con la massima precisione nel copioso commentario di Mosemio p. 48, 489.
[102] Vedi Plinio (_Epist. X._ 97.) Dionisio Alessandrino. _ap. Euseb.(l. VI. c. 41.) Ad prima statim verba minantis inimici maximus fratrum numerus fidem suam prodidit: nec prostratus est persecutionis impetu, sed voluntario lapsu seipsum prostravit. Cyprian. oper. p. 89._ Fra questi disertori trovaronsi molti Preti ed anche Vescovi.
[103] Fu in quest'occasione, che Cipriano scrisse il suo trattato _de Lapsis_, e molt'epistole. Fra' Cristiani del secolo antecedente non si trova la controversia intorno al trattamento degli apostati penitenti. Dobbiamo noi attribuirlo alla superiorità della fede e coraggio di essi, od alla più scarsa cognizione, che abbiamo della loro Istoria?
[104] Vedi Mosemio p. 97. Sulpicio Severo fu il primo autore di questo computo, quantunque sembri, che desideri di riservar la decima e maggiore persecuzione per la venuta dell'Anticristo.
[105] Della testimonianza, che fece Ponzio Pilato si fa menzione per la prima volta da Giustino. I successivi accrescimenti fatti a quell'Istoria (nel passare ch'ella fece per le mani di Tertulliano, di Eusebio, di Epifanio, di Grisostomo, di Orosio, di Gregorio Turonense, e degli autori di molte edizioni degli Atti di Pilato) sono esattamente fissati dal Calmet; Dissertazioni sulla Scrittura (_Tom. III. p. 651. ec._).
[106] Rispetto a questo miracolo, come si dice comunemente della Legione fulminea, vedasi l'ammirabil critica di Moyle _Vol. II. p._ 81-390 delle sue opere.
[107] Dione Cassio, o piuttosto l'abbreviatore di lui Sifilino, _l. LXXII. p._ 1206. Moyle ha esposto lo stato della Chiesa nel Regno di Commodo.
[108] Si confronti la vita di Caracalla nell'Istoria Augusta con la lettera di Tertulliano a Scapula. Il Dottore Jortin (_Osservaz. sull'Istor. Ecclas. Vol. II. p. 5._) risguarda la cura di Severo per mezzo dell'olio santo con gran desiderio di convertirla in un miracolo.
[109] Tertulliano _De Fuga_, _c. 13._ Il dono si faceva in occasione delle feste de' Saturnali; ed è un soggetto di grand'importanza per Tertulliano, che il Fedele dovesse restar confuso con quelli, ch'esercitando le professioni più infami, accattavano la connivenza del Governo.
[110] _Euseb. l. V. c. 23. 24. Mosem. p. 435, 447._
[111] _Judaeos fieri sub gravi poena vetuit. Idem etiam de Christianis sanxit. Hist. Aug. p. 70._
[112] _Sulpic. Sever. l. II. p. 384._ Questo computo (fattavi una sola eccezione) vien confermato dall'istoria d'Eusebio e dalle opere di Cipriano.
[113] Si discute l'antichità delle Chiese Cristiane dal Tillemont (_Memoir. Eccles. Tom. III. part. II. p. 68-72_) e dal Moyle (_Vol. I. p. 378-398_). Quegli riferisce la prima costruzione di esse alla pace di Alessandro Severo; questi alla pace di Gallieno.
[114] Vedi l'Istoria Augusta p. 130. L'Imperator Alessandro adottò il loro metodo di proporre pubblicamente i nomi di quelle persone, che dovevan promuoversi agli Ordini. È vero però che l'onore di tal costume si attribuisce ancora agli Ebrei.
[115] Vedi _Eusebio Hist. Eccl. l. VI. c. 21_ e Girolamo _de script. Eccl. c. 54_. Mammea fu chiamata una santa e pia donna sì da' Cristiani che da' Pagani. Da' primi però era impossibile, che essa potesse meritar quell'onorevol epiteto.
[116] Vedi L'Istoria Augusta _p. 123_. Sembra, che Mosemio (_p. 465_) troppo nobiliti la domestica religione d'Alessandro. Il suo disegno di fabbricare un pubblico tempio a Cristo (_Hist. Aug. p. 129_) e le obbiezioni, che furon suggerite o ad esso, o in simili circostanze ad Adriano, par che non abbiano avuto altro fondamento, che un improbabil racconto inventato da' Cristiani, ed adottato con troppa credulità da un Istorico del tempo di Costantino.
[117] _Euseb. l. VI. c. 28._ Si può presumere che i buoni successi de' Cristiani avessero commosso ad ira l'ipocrita devozione de' Pagani che sempre andava crescendo. Dione Cassio, il quale compose la sua Storia sotto il regno anteriore, destinava molto probabilmente ad uso del suo Sovrano que' consigli ch'egli attribuiva ad una migliore età ed al favorito di Augusto. Intorno a quest'orazione di Mecenate, o per dir meglio, di Dione, posso riferire il lettore all'imparziale opinione che ne ho portato io medesimo (Vol. I N. 25), ed all'abbate De la Bleterie (_Mem. de l'Acad. t. XXIX. p. 303. t. XXV. p. 432_).
[118] Orosio (_l. 7. c. 19_) rappresenta Origene come l'oggetto dell'odio di Massimino; e Firmiliano, Vescovo di Cappadocia in quel tempo, dà una giusta e ristretta idea di questa persecuzione. Vedi Cipriano (_Epist. 75._).
[119] La menzione che si fa di que' Principi, che pubblicamente si supponevan Cristiani, quale si trova in una lettera di Dionisio Alessandrino (_ap. Euseb. l. VII. c. 10_) evidentemente allude a Filippo ed alla sua famiglia, ed è una testimonianza contemporanea, che tal opinione aveva preso vigore; ma il Vescovo Egiziano, che viveva in una umile distanza dalla corte di Roma, si esprime con una giusta diffidenza rispetto alla verità del fatto. Le lettere d'Origene che sussistevano al tempo d'Eusebio (_Vedi l. VI. c. 36_) probabilmente deciderebbero questa più curiosa che importante questione.
[120] _Euseb. l. VI. c. 34_. L'istoria è stata abbellita, secondo il solito, da' successivi scrittori, ed è confutata con sovrabbondante erudizione da Federigo Spanemio (_Oper. var. Tom. II. p. 440 ec._).
[121] _Lactant. de Mortib. Persec. c. 3, 4_. Dopo aver celebrato la felicità e l'avanzamento della Chiesa, durante una lunga successione di buoni Principi, soggiunge: _Extitit post annos plurimos execrabile animal, Decius, qui vexaret Ecclesiam_.
[122] _Euseb. l. VI. c. 39_. _Cyprian. Epist. 55_. Rimase vacante la Sede Romana dal martirio di Fabiano, che seguì nei 20 di Gennaio dell'anno 250, fino all'elezion di Cornelio fatta ne' 4 Giugno del 251. Decio era probabilmente partito da Roma, giacchè fu ucciso avanti la metà di quell'anno.
[123] Vedi Eusebio _l. VII. c. 10_. Mosemio (p. 548) ha dimostrato molto chiaramente, che il Prefetto Macriano ed il Mago Egizio sono un'istessa persona.
[124] Eusebio (_l. VII. c. 13_) ci dà una versione Greca di quest'editto Latino, che sembra essere stato molto conciso. Per mezzo di un altro Editto Gallieno comandò, che si restituissero a' Cristiani i Cimiteri.
[125] Vedi Eusebio _l. VII. c. 30_. Lattanzio _de Mort. Persecut. c. 6_. S. Girolamo _in Chron. p. 177_. Oros. _l. VII. c. 23_. Il lor linguaggio è generalmente sì ambiguo e scorretto, che non sappiamo determinare fino a qual segno Aureliano estendesse le sue intenzioni avanti che fosse assassinato. Moltissimi fra i moderni eccettuato Dodwell (_Dissert. Cyprian. XI. 64_.) hanno preso di qui l'occasione di guadagnare alcuni pochi Martiri straordinari.
[126] Paolo si compiaceva più del titolo di _Ducenario_ che di quello di Vescovo. Il Ducenario era un procuratore Imperiale, così chiamato dal suo salario di dugento sesterzi, o di tremila dugento zecchini l'anno. (Vedi Salmasio _ad Hist. Aug. p. 124_) Alcuni Critici suppongono, che il Vescovo d'Antiochia realmente avesse ottenuto quell'uffizio da Zenobia, mentre altri non lo considerano che come un'espressione figurata del suo fasto ed insolenza.
[127] La simonia non era incognita in que' tempi ed il Clero alle volte comprava quel che avea intenzione di vendere. Ciò si chiarisce dal Vescovato di Cartagine, che fu comprato da una ricca Matrona chiamata Lucilla, per il suo servo Maiorino. Il prezzo, fu di 400 _Folli_ (_Monum. antiq. ad calcem Optati p. 263._) Ogni _Folle_ conteneva 125 monete d'argento, e può valutarsi tutta la somma circa 4800 zecchini.
[128] Se volessimo diminuire i vizi di Paolo, saremmo costretti a sospettare, che i Vescovi dell'Oriente, adunati insieme, avessero pubblicato le più maliziose calunnie in una lettera circolare mandata a tutte le Chiese dell'Impero (_ap. Euseb. l. VII. c. 30_).
[129] La sua eresia (come quelle di Noeto e di Sabellio, che insorsero nel medesimo secolo) tendeva a confondere la misteriosa distinzione delle persone Divine. Vedi Mosemio _p. 720. ec._
[130] Vedi Eusebio (_Hist. Eccl. l. VII. c. 30_). Ad esso è interamente dovuta la curiosa istoria di Paolo Samosateno.
[131] L'Era de' Martiri, ch'è sempre in uso fra' Copti e gli Abissinj, dee computarsi dal 29 Agosto dell'anno 284, perchè il principio dell'anno Egiziano cadeva diciannove giorni prima del reale avvenimento al trono di Diocleziano. Vedasi la Dissertazione preliminare all'Arte di verificar le date.
[132] L'espressione di Lattanzio (_de M. P. c. 15_) _sacrificio pollui coegit_ suppone l'antecedente lor conversione alla fede, ma non par che giustifichi l'asserzione di Mosemio (_p. 192_), ch'esse privatamente si fossero battezzate.
[133] Il Tillemont (_Memoir. Eccles. Tom. V. Part. I. p. 11, 12_) ha tratto dallo Spicilegio di Don Luca d'Acheri un'istruzione molto curiosa, che fece il Vescovo Teona per uso di Luciano.
[134] Vedi Lattanzio _de M. P. c. 10_.
[135] _Euseb. Hist. Eccl. l. VIII c. 1._ Il lettore, che voglia consultare l'originale non mi accuserà di avere ingrandito la pittura. Eusebio aveva circa sedici anni, quando Diocleziano fu fatto Imperatore.
[136] Noi potremmo addurre fra' moltissimi esempi il misterioso culto di Mitra, ed il _Taurobolia_, essendo quest'ultimo divenuto alla moda nel tempo degli Antonini. Vedi una Dissertazione di Deboze nelle memorie dell'Accademia delle Iscrizioni (_Tom. II. p. 443_). Il romanzo d'Apuleio è pieno sì di devozione che di satira.
[137] L'impostore Alessandro con molta forza raccomandò l'oracolo di Trofonio in Mallos, e quelli di Apollo in Claro e in Mileto (_Lucian. Tom. II. p. 236. Edit. Reitz._). Quest'ultimo, l'istoria singolare del quale potrebbe somministrare un episodio molto curioso, fu consultato da Diocleziano, avanti ch'ei pubblicasse i suoi editti della persecuzione (_Lactant. de M. P. c. 11_).
[138] Oltre le antiche istorie di Pitagora e d'Aristeo, frequentemente si opponevano a' miracoli di Cristo le cure fatte al Santuario d'Esculapio, e le favole attribuite ad Apollonio di Tiane; quantunque io convenga col D. Lardner. (Vedi _Testim. Vol. III. p. 252, 352_), che quando Filostrato scrisse la vita d'Apollonio, non ebbe tal intenzione.
[139] Egli è molto da dolersi, che i Padri Cristiani, ammettendo la parte soprannaturale, o com'essi credono, infernale del Paganesimo, con le proprie lor mani distruggano il gran vantaggio, che altrimenti noi potremmo trarre dalle generose concessioni de' nostri avversari.
[140] Giuliano (_p. 301 Edit. Spanhem._) dimostra una devota gioia, perchè la providenza degli Dei avesse estinte l'empie Sette, e per la maggior parte distrutti i libri de' Pirronei e degli Epicurei; ch'erano assai numerosi, mentre il solo Epicuro non compose meno di 300 volumi. Vedi Diogene Laerzio _l. X. c. 26_.
[141] _Cumque alios audiam mussitare indignanter, et dicere oportere statui per Senatum, aboleantur ut haec scripta, quibus Christiana religio comprobetur, et vetustatis opprimatur auctoritas. Arnob. adv. Gentes l. III p. 103, 104._ Egli aggiunge molto assennatamente: _Erroris convincite Ciceronem.... nam intercipere scripta, et publicatam velle submergere lectionem, non est Deum defendere, sed testificationem timere._
[142] Lattanzio (_Div. Inst. l. V. c. 2, 3_) fa una molto chiara ed ingegnosa istoria di due di questi filosofi, nemici della Fede. Il vasto trattato di Porfirio contro i Cristiani era composto di trenta libri, e fu scritto in Sicilia circa l'anno 270.
[143] Vedi _Hist. Eccl. l. I. c. 9._ ed il _Cod. Teodos. l. I. Tit. I. l. 3_.
[144] Eusebio (_l. VIII. c. 4. c. 17_) determina il numero de' martiri militari con la seguente notevole espressione σπανιως τουτων εις που καὶ δευτερος, di cui non hanno renduta la forza nè il Traduttore Latino, nè il Francese. Nonostante l'autorità d'Eusebio, ed il silenzio di Lattanzio, di Ambrogio, di Sulpicio, d'Orosio ec. si è per lungo tempo creduto, che la legione Tebea, composta di 6000 Cristiani, soffrisse il martirio per ordine di Massimiano nella valle delle alpi Pennine. Ne fu per la prima volta pubblicata l'istoria, verso la metà del quinto secolo, da Eucherio Vescovo di Lione, che l'ebbe da certe persone, alle quali era stata comunicata da Isacco Vescovo di Ginevra, che si dice averla ricevuta da Teodoro Vescovo d'Ottoduro. Tuttavia sussiste l'Abbazia di S. Maurizio, ricco monumento della credulità di Sigismondo Re di Borgogna. Vedasi un'eccellente dissertazione nel Tomo XXXIV. della _Bibliothèque raisonnée p. 427-454_.
[145] Vedi _Acta Sincera p. 299_. Le istorie del martirio di lui e di Marcello portano qualche carattere di verità e di autenticità.
[146] _Act. Sincer. p. 302_.
[147] _De M. P. c. II._ Lattanzio (o chiunque siasi l'autore di questo piccol trattato) aiutava a quel tempo in Nicomedia; ma sembra difficile immaginare com'egli potesse acquistare una cognizione così esatta di ciò che seguiva nel gabinetto Imperiale.
[148] L'unica circostanza, che possiam ravvisare, è la devozione e la gelosia della madre di Galerio. Essa ci viene descritta da Lattanzio come _Deorum montium cultrix, mulier admodum superstitiosa_. Aveva essa una grande autorità sopra il figlio, ed era offesa dalla poca stima di alcune delle sue serve Cristiane.
[149] Il culto e la festa del Dio Termine elegantemente si illustrano dal De Boze (_Mem. de l'Accademie des Inscriptions Tom. I. p. 50_.).
[150] Nell'unico manoscritto, che abbiamo di Lattanzio, si legge _profectus_; ma la ragione, e l'autorità di tutti i Critici permettono di sostituir _praefectus_, in luogo di quella parola che distrugge il senso del passo.
[151] Lattanzio (_de M. P. c. 12_) fa una pittura molto viva della distruzion della Chiesa.
[152] Mosemio (_p. 922-926_) da molti luoghi sparsi di Lattanzio e d'Eusebio ha rilevato una molto giusta ed esatta notizia di quest'editto, sebbene qualche volta egli dia in congetture e sottigliezze.
[153] Molti secoli dopo, Eduardo I. praticò con gran successo l'istessa forma di persecuzione contro il Clero d'Inghilterra. Vedi Hume, Ist. d'Ingh. Vol. I. p. 300 dell'ultima edizione in 4.
[154] Lattanzio solamente lo chiama _quidquam etsi non recte, magno tamen animo ec. c. 12_. Eusebio (_l. VIII. c. 5_) l'adorna degli onori secolari. Nessuno si è avvisato di far menzione del suo nome; i Greci però celebrano la memoria di lui sotto il nome di Giovanni. Vedi Tillemont, _Mem. Eccles. Tom. V. p. II. p. 320_.
[155] (_Lactant. de M. P. c. 13, 14._) _Potentissimi quondam eunuchi necati, per quos Palatium et ipse constabat._ Eusebio (_l. VIII. c. 6._) racconta le crudeli esecuzioni degli eunuchi Gorgonio, e Doroteo, e di Antimio Vescovo di Nicomedia; ed ambidue questi Autori descrivono in un'equivoca ma tragica forma le orride scene, che furono rappresentate anche alla presenza Imperiale.
[156] Vedi Lattanzio, Eusebio, e Costantino _ad Coetum sanctorum c. 25._ Eusebio confessa la sua ignoranza intorno alla ragione del fuoco.
[157] _Tillemont Memoir. Eccl. Tom. V. Part. 1. p. 43._
[158] Vedi _Act. Sincer. Ruinart. p. 353_. Quelli di Felice di Tibara, o di Tibur sembrano assai meno corrotti, che nelle altre edizioni, le quali somministrano un vivo saggio della licenza propria delle leggende.
[159] Vedi il primo libro di Ottato Mellevitano contro i Donatisti dell'ediz. del Dupin; Parigi 1700. Egli fiorì nel regno di Valente.