Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 03
Part 7
Le descrizioni degli esilj, delle carcerazioni, delle pene e de' tormenti son così facilmente esagerate o abbellite dal pennello di un artificioso Oratore, che siamo naturalmente indotti ad investigare un fatto di una più distinta ed incredibil natura, vale a dire il numero delle persone, che soffriron la morte in conseguenza degli editti pubblicati da Diocleziano e da' suoi colleghi e successori. I leggendari moderni fanno menzione di armate e di città intere, che furono ad un tratto disperse dalla cieca rabbia della persecuzione. I più antichi scrittori si contentano di spargere una quantità di libere e tragiche invettive, senza discendere a determinare il numero preciso di quelli, a' quali fu concesso di sigillare col loro sangue la fede dell'evangelio. Dall'istoria d'Eusebio però possiam ricavare, che nove soli Vescovi furon puniti con la pena di morte; e dalla particolar enumerazione, ch'ei fa, de' Martiri della Palestina, siamo assicurati che non più di novanta due Cristiani ebber diritto a quell'onorevol titolo[182]. Siccome non sappiamo fino a qual segno ascendesse in quel tempo lo zelo ed il coraggio Episcopale, dal primo di questi fatti non possiamo tirare alcuna utile conseguenza: ma il secondo può servire a giustificare una importantissima ed assai probabile conclusione. Secondo la distribuzione delle Province Romane, la Palestina può valutarsi la decimasesta parte dell'Impero Orientale[183]; e poichè vi furono alcuni governatori, che per una reale o affettata clemenza avean conservato le loro mani pure dal sangue de' Fedeli[184], egli è ragionevol di credere, che il paese, dov'era nato il Cristianesimo, producesse almeno la decimasesta parte de' Martiri, che soffriron la morte negli stati di Galerio e di Massimino; per conseguenza tutti insieme potrebbero ascendere a circa mille cinquecento; numero, che se dividasi ugualmente ne' dieci anni della persecuzione, darà un annual resultato di centocinquanta Martiri. Usando la medesima proporzione rispetto alle Province dell'Italia, dell'Affrica, e forse della Spagna dove al termine di poco più di tre anni fu sospeso o abolito il rigore delle leggi penali, si ridurrà la quantità de' Cristiani, che soffrirono per giudicial sentenza la pena capitale in tutto l'Impero a meno di duemila persone. E poichè non può dubitarsi, che i Cristiani eran più numerosi, ed i lor nemici più esacerbati nel tempo di Diocleziano, di quel che fossero stati mai in alcuna precedente persecuzione, questo probabile e moderato calcolo può darci regola per valutare il numero de' Santi e de' Martiri primitivi, che sacrificaron la vita per l'importante fine d'introdurre nel mondo la religione Cristiana.
Noi finiremo questo capitolo con una trista verità, che contro voglia s'insinua nella mente; cioè che ammettendo, anche senz'esitazione o esame veruno, tutto quel che ha narrato l'istoria, o finto la devozione intorno a' martirj, bisogna sempre confessare, che i Cristiani hanno usato, nel corso delle intestine lor dissensioni, gli uni contro degli altri severità molto maggiori di quelle, ch'essi abbiano giammai provate dallo zelo degl'Infedeli. Ne' secoli d'ignoranza, che vennero dopo la sovversione dell'Impero d'Occidente, i Vescovi della città Imperiale estesero il loro dominio sopra i Laici ugualmente che sopra i Cherici della Chiesa Latina. La fabbrica della superstizione da essi eretta, che potè per lungo tempo affrontare i deboli sforzi della religione, fu assaltata finalmente da una folla di arditi fanatici, che dal secolo duodecimo fino al decimosesto assunsero il popolar carattere di Riformatori. La Chiesa Romana difese con la violenza il dominio, che acquistato avea con la frode: ed un sistema di benevolenza e di pace fu ben presto disonorato con le proscrizioni, con le guerre, con le stragi e coll'instituzione del Sant'Uffizio. E siccome i Riformatori erano animati dall'amore della libertà civile non meno che religiosa, i Principi Cattolici unirono il loro interesse con quello del Clero, e sostennero con la spada e col fuoco i terrori delle spirituali censure. Si dice, che ne' soli Paesi Bassi soffrissero per mano del carnefice più di centomila sudditi di Carlo V. e questo numero straordinario viene attestato da Grozio,[185] uomo d'ingegno e di dottrina, che mantenne la sua moderazione in mezzo al furor delle Sette che contendevano, e compose gli annali del secolo e del paese, in cui visse, in un tempo nel quale la invenzione della stampa avea facilitato i mezzi di sapere i fatti, ed accresciuto il pericolo di scuoprire la falsità. Se dobbiamo prestar fede all'autorità di Grozio, bisogna confessare, che il numero de' Protestanti posti a morte in una sola Provincia, e durante il corso di un solo regno, sorpassò di gran lunga quello degli antichi Martiri nello spazio di tre secoli, ed in tutto il Romano Impero. Ma se l'improbabilità del fatto medesimo dee prevalere al peso della testimonianza, se dee credersi, che Grozio abbia esagerato il merito ed i patimenti de' Riformatori[186], saremo naturalmente portati a richiedere, qual fiducia dunque aver possiamo ne' dubbiosi ed imperfetti monumenti dell'antica credulità; o qual credito si voglia accordare ad un Vescovo cortigiano o ad un appassionato declamatore, che sotto la protezione di Costantino godeva il privilegio esclusivo di rappresentare le persecuzioni mosse contro i Cristiani da' vinti rivali, o da' negletti predecessori del grazioso loro Sovrano.
NOTE:
[1] In Cirene trucidarono 220,000 Greci, in Cipro 240,000, ed in Egitto una grandissima quantità di persone. Molte di queste infelici vittime furon segate in due parti, secondo un precedente esempio datone da David. I vittoriosi Giudei divoravan la carne, leccavano il sangue, si avvolgevan come nastri le budella di que' meschini attorno a' lor corpi. _Vedi Dione Cassio l. LXVIII. p. 1145._
[2] Senza ripetere le ben note descrizioni di Gioseffo, possiamo apprendere da Dione (_l. LXIX, p. 1262_) che nella guerra di Adriano furon passati a fil di spada 580,000 Giudei, oltre un numero infinito di essi, che morirono di fame, di disagio e di fuoco.
[3] Per la setta degli Zeloti vedi _Basnag. Hist. des Juifs l. I. c. 17_; pe' caratteri del Messia, secondo i Rabbini _l. V. c. 11, 12, 13_; per le azioni di Barcocheba _l. VII. c. 12_.
[4] Noi dobbiamo a Modestino Giurisconsulto Romano (_l. VI. Regular._) una distinta notizia dell'Editto di Antonino. Vedi _Casaubon. ad Hist. Aug. p. 27_.
[5] Vedi _Basnag. Hist. des Juifs l. III. c. 2, 3_. La carica di Patriarca, fu soppressa da Teodosio il Giovine.
[6] Basti solo rammentare il _Purim_, o la liberazione degli Ebrei dal furore d'Aman, che fino al Regno di Teodosio fu celebrata con insolente trionfo e sfrenata intemperanza. _Basnage Hist. des Juifs l. VI. c. 17. l. VIII. c. 6._
[7] Secondo il falso Gioseffo, Tsefo nipote di Esaù condusse in Italia l'armata d'Enea Re di Cartagine. Un'altra Colonia d'Idumei, fuggendo la spada di David, si rifuggì negli stati di Romolo. Per queste o per altre ragioni di ugual peso gli Ebrei applicarono il nome d'Edom all'Impero Romano.
[8] Dagli argomenti di Celso, quali son rappresentati e confutati da Origene (_l. V. p. 247, 259._) possiamo chiaramente scuoprire la distinzione, che si faceva fra il _popolo_ Ebraico, e la _setta_ Cristiana. Si veda nel Dialogo di Minuzio Felice una bella ed elegante descrizione de' sentimenti popolari intorno all'abbandonamento del culto stabilito.
[9] _Cur nullas aras habent? templa nulla? nulla nota simulacra?.. unde autem vel quis ille, aut ubi, Deus unicus, solitarius, destitutus? Minuc. Felix c. 10._ L'interlocutore Pagano fa una distinzione in favor de' Giudei, che una volta ebbero un tempio, altari, vittime, ec.
[10] Egli è difficile (dice Platone) di acquistare, e pericoloso il pubblicare la cognizione del vero Dio. Vedasi la Teologia de' Filosofi nella traduzione, che ha fatto in Francese l'Abate d'Olivet dell'opera di Tullio _De natura Deorum Tom. 1. pag. 275_.
[11] L'autore del Filopatride tratta continuamente i Cristiani come una compagnia di sognatori entusiasti δαιμόνιοι, αἰθέριοι, αἰθεροβατοῦντες, ἀεροβατοῦντες ec. ed in un luogo manifestamente allude alla visione, in cui S. Paolo fu trasportato al terzo Cielo. In un altro luogo Triefonte, che rappresenta un Cristiano, dopo aver deriso gli Dei del Paganesimo propone un misterioso giuramento.
ὙΨιμέδοντα θέον, μέγαν, ἄμβροτον, οὐρανίωνα, Ὑιον πατρὸς. πνεῦμα ἐη πατρὸς ἐππορευόμενον, Ἑν ἐκ τριῶν, καὶ ἑνὸς τρία ταῦτα νόμιζε.
Ἀριθμέειν με διδάσκεις (questa è la profana risposta di Critia) Καὶ ὅρκος ἡ ἀριθμητική, οῦκ οἶδα γὰρ τί λέγεις, ἐν τρία, τρία ἐν.
[12] Secondo Giustino Martire (_Apolog. major._ c. 70. 85), il demonio, che aveva qualche imperfetta cognizione delle profezie, aveva finto a bella posta questa somiglianza, che potesse rimuovere, quantunque con diversi mezzi, tanto il Popolo che i Filosofi dall'abbracciar la fede di Cristo.
[13] Nel primo e secondo libro d'Origene, Celso tratta la nascita e il carattere del nostro Salvatore col più empio disprezzo. L'oratore Libanio loda Porfirio e Giuliano per aver confutato la follia di una setta, che ad un uomo di Palestina morto dava il nome di Dio, e di figlio di Dio. _Socrat. Hist. Eccl. III. 23._
[14] L'Imperator Traiano ricusò la permissione di lasciar formare una compagnia di 150 spegnitori d'incendj per uso della città di Nicomedia. Egli non gradiva qualunque associazione. Vedi _Plin. Epist. X. 42, 43_.
[15] Il Proconsole Plinio avea pubblicato un editto generale contro le adunanze illegittime. La prudenza de' Cristiani fece sospender le loro Agapi, ma era impossibile ch'essi omettessero l'esercizio del culto pubblico.
[16] Siccome le profezie dell'Anticristo, del prossimo abbruciamento del mondo ec. irritavano que' Pagani, che non convertivano, se ne faceva menzione con cautela e riserva, e furono censurati i Montanisti per aver troppo liberamente svelato il pericoloso segreto. _Vedi Mosem. p. 413._
[17] _Neque enim dubitabam, quodcumque esset quod faterentur_ (queste sono le parole di Plinio), _pervicaciam certe et inflexibilem obstinationem debere puniri._
[18] Vedasi l'istoria Eccles. Mosem. _Vol. I. pag. 101_ e _Spanem. Remarques sur les Césars, de Julien pag. 468. etc._
[19] Vedi Giustino Mart. _Apolog._ I, 35, II, 14. Atenagora _in Legation. c. 27_, Tertulliano _Apolog._ c. 7, 8, 9. Minucio Felice c. 9, 10, 30, 31. L'ultimo di questi Scrittori riferisce l'accusa nella più elegante e circostanziata maniera; la risposta di Tertulliano è più ardita e più vigorosa.
[20] Nella persecuzione di Lione alcuni schiavi Gentili furon costretti dal timor de' tormenti ad accusare i lor padroni Cristiani. La Chiesa di Lione, scrivendo a' propri fratelli dell'Asia, tratta l'orrida accusa con l'indignazione e il disprezzo che merita. _Euseb. Hist. Ecl. V. I._
[21] Vedi Giustino Mart. _Apolog. I, 35._ Iren. adv. _haeres. I. 24._ Clem. Alessand. _Stromat. l. III. p. 438._ Euseb. _IV. 8_. Sarebbe grave e disgustoso il riferir tutto ciò, che hanno immaginato i successivi Scrittori, tutto quel ch'Epifanio ha ricevuto come vero, e che ha copiato il Tillemont. Il Beausobre (_Hist. du Manicheisme l. IX. c. 8, 9_) ha esposto con grande spirito l'arte non ingenua di Agostino e del Pontefice Leone.
[22] Quando Tertulliano divenne Montanista, diffamò la Morale della Chiesa, ch'egli aveva sì fortemente difesa. _Sed majoris est agape, quia per hanc adolescentes tui cum sororibus dormiunt, appendices scilicet gulae lascivia et luxuria: de Jejun. c. 17._ Il canone 35 del Concilio d'Elvira provvede agli scandali, che troppo spesso macchiavan quelli, che facevan le vigilie nelle Chiese, e screditavano il nome Cristiano agli occhi degl'Infedeli.
[23] Tertulliano (_Apolog. c. 2._) si diffonde a gran ragione, e con un poco di stile declamatorio sulla bella ed onorevol testimonianza di Plinio.
[24] Nella vasta compilazione dell'Istoria Augusta (una parte di cui fu composta nel Regno di Costantino) non si trovano sei linee relative a' Cristiani; nè la diligenza di Sifino ha potuto scoprire il lor nome nella vasta istoria di Dione Cassio.
[25] Un oscuro passo di Svetonio può somministrare per avventura una prova di quanto stranamente si confondesser fra loro gli Ebrei ed i Cristiani di Roma.
[26] Vedasi nel 18 e 25 capitolo degli Atti Apostolici la condotta di Gallione, Proconsole dell'Acaia, e di Festo, Procurator della Giudea.
[27] Nel tempo di Tertulliano e di Clemente Alessandrino la gloria del martirio si ristringeva a S. Pietro, a S. Paolo, ed a S. Giacomo. I Greci più moderni bel bello l'attribuirono al resto degli Apostoli, e prudentemente scelsero per teatro della lor predicazione e de' lor tormenti qualche remoto paese di là da' confini del Romano Impero, _Vedi_ Mosemio _p. 81_, e Tillemont _Mémoires Eccles. Tom I. p. III_.
[28] _Tacit. Annal. XV. 38, 44._ _Sueton. in Neron. c. 38._ _Dion. Cass. l. LXII. p. 1014._ _Oros. VII. 7._
[29] Il prezzo del grano (probabilmente del _Modio_) fu ridotto a tre _Nummi_, che può equivalere a circa quindeci Scellini per sacco Inglese.
[30] Noi possiam osservare, che Tacito fa menzione di tal fama con diffidenza molto conveniente e dubbiezza, mentre essa viene avidamente descritta da Svetonio, e solennemente confermata da Dione.
[31] Questa sola testimonianza è sufficiente a dimostrar l'anacronismo degli Ebrei, che pongon la nascita di Cristo quasi cent'anni più presto (_Basnage Hist. des Juifs l. V. c. 14, 15._). Possiamo apprendere da Gioseffo (_Antiq. XVIII. 3_) che il tempo, in cui fu Procuratore Pilato, corrisponde agli ultimi dieci anni di Tiberio dall'anno di Cristo 27 al 37. Quanto all'epoca particolare della morte di Cristo, una tradizione molto antica la fissa ai 25 di Marzo dell'anno 29 sotto il Consolato de' due Gemini (_Tertullian. adv. Judaeos c. 8._). Questa data che si adotta dal Pagi, dal Cardinal Noris e dal Le Clerc, sembra per lo meno tanto probabile, quanto l'Era volgare, che (non so per quali congetture) li pone quattro anni più tardi.
[32] _Odio humani generis convicti._ Queste parole possono significare l'odio del genere umano contro i Cristiani, o l'odio, de' Cristiani contro il genero umano. Ho preferito quest'ultimo senso, come il più conforme allo stile di Tacito ed all'error popolare, di cui un precetto del Vangelo (_Vedi Luca XIV. 26_) era forse stato l'innocente occasione. Giustificato viene il mio interpretamento dall'autorità di Lipsio; da quelle de' traduttori di Tacito, Italiani, Francesi e Inglesi, dall'autorità di Mosemio (p. 102), di Le Clerc (_Hist. Eccles. p. 427_), del Dottore Lardner (_Testimon. vol. I. p. 345_) e del vescovo di Glocester (_Legat. Div._ vol. III. p. 38). Ma poichè il vocabolo convicti non si unisce molto felicemente col rimanente della sentenza, Giacomo Gronovio ha anteposto di leggere _conjuncti_, seguendo l'autorità del prezioso Codice di Firenze.
[33] _Tacit. Annal. XV. 44._
[34] _Nardini Roma antica p. 387. Donatus de Roma antiqua l. III. p. 449._
[35] _Sueton. in Neron. c. 16._ L'epiteto di _malefica_, il quale alcuni sagaci Comentatori traducono _magica_, più ragionevolmente risguardasi da Mosemio come sinonimo dell'_exitiabilis_ di Tacito.
[36] Il passo risguardante Gesù Cristo, che fu inserito nel testo di Gioseffo tra il tempo d'Origene o quello d'Eusebio, può somministrare un esempio di non volgar falsità. Si riferiscono distintamente l'esecuzione delle profezie, le virtù, i miracoli, e la risurrezione di Gesù. Gioseffo riconosce, ch'egli era il Messia, e dubita se debba chiamarlo un uomo. Se potesse rimaner qualche dubbio intorno quel celebre passo, il lettore può esaminare le argute obbiezioni di le Fevre (_Havercamp. Joseph. tom. II. p. 267-273_), l'elaborata risposta di Daubuz (p. 187-232) e la maestrevol replica (_Biblioth. Ant. L. Mod. t. VII. p. 237-288_) di un critico anonimo ch'io credo essere il dotto Ab. di Longuerue.
[37] Vedi le vite di Tacito fatte da Lipsio, e dall'Abate de la Bleterie, il Dizionario di Bayle all'art. _Tacite_ e Fabricio _Biblioth. Latin. Tom. II. p. 386. Edit. Ernest._
[38] _Principatum Divi Nervae, et imperium Traiani uberiorem securioremque materiam senectuti seposui._ Tacit. _Hist. I._
[39] _Vedi_ Tacito, _Annal. II, 61 IV. 4._
[40] Il nome del commediante era Alituro. Per il medesimo canale Gioseffo (_de vita sua c. 3._) aveva ottenuto, circa due anni prima, il perdono e la libertà di alcuni Sacerdoti Ebrei ch'erano prigionieri in Roma.
[41] L'erudito Dottore Lardner (Testimonianze giudaiche, e Gentili _Vol. II. p. 101-103_) ha provato, che il nome di Galilei fu molto antico, e forse la prima denominazione dei Cristiani.
[42] Gioseff. _Antiq. XVIII. 1, 2._ Tillemont. _Ruine des Juifs_ (_p. 742._). I figli di Giuda furono crocifissi al tempo di Claudio. Il suo nipote Eleazaro, dopo la presa di Gerusalemme, difese una forte rocca con 960 de' suoi più disperati seguaci. Quando l'ariete ebbe fatto una breccia, essi rivoltaron le loro spade contro le loro mogli ed i figli, e finalmente contro i lor propri petti; e tutti morirono, fino all'ultimo.
[43] Vedi Dodwell. _Paucitat. Martir. l. XIII._ La inscrizione Spagnuola appresso Grutero, _p. 238. n. 9_, è una manifesta e conosciuta menzogna, inventata da quel famoso impostore Ciriaco di Ancona, per lusingare l'orgoglio ed i pregiudizi degli Spagnuoli. Vedi Ferreras (_Hist. d'Espagne Tom. I p. 192._)
[44] Il Campidoglio fu bruciato nel tempo della guerra civile fra Vespasiano e Vitellio il dì 19 Decembre dell'anno 69. Il tempio di Gerusalemme restò distrutto ne' 10 Agosto del 70 per le mani de' Giudei stessi, piuttosto che per quelle de' Romani.
[45] Il nuovo Campidoglio fu dedicato da Domiziano (_Sveton. in Domitian. c. 5. Plutarco in Poplicol. Tom. I. p. 230, Edit. Bryan._) Il solo indoramento costò 12000 talenti (più di cinque milioni di zecchini). Fu opinione di Marziale (_l. IX. Epig. 3,_) che se l'Imperatore avesse voluto esigere il suo denaro, Giove medesimo, neppure col porre generalmente all'incanto l'Olimpo, avrebbe potuto pagare due scellini per lira.
[46] Rispetto al Tributo vedasi Dione Cassio (_l. LXVI. p. 1082 con le note di Reimaro_), Spanemio (_de usu numism. Tom. II. p. 571_) e Basnag. (_Hist. des Juifs l. VII. c. 2._)
[47] Svetonio (_in Domitian. c. 12_) avea veduto un vecchio di novant'anni pubblicamente esaminato avanti al Tribunale del Procuratore. Questo è quel che Marziale chiama _Mentula tributis damnata_.
[48] Questa denominazione a principio s'intese nel senso più comune, e fu supposto che i fratelli di Gesù fossero la legittima prole di Maria e di Giuseppe. Un divoto rispetto per la virginità della Madre di Dio suggerì agli Gnostici, ed in seguito a' Greci ortodossi l'espediente di dare una seconda moglie a Giuseppe. I Latini, fino dal tempo di Girolamo, vi accrebbero qualche cosa, attribuirono a Giuseppe un celibato perpetuo, e con molti esempi simili giustificarono la nuova interpretazione, che Giuda ugualmente che Giacomo e Simone, i quali sono chiamati fratelli di Gesù Cristo, non fossero che suoi primi cugini. Vedi Tillemont, _Memoir. Eccles._ (_Tom. I. part. III._) _e_ Beausobre, _Hist. critiq. du Manich._ (_l. II c. 2._)
[49] Trenta nove πλεθρα, quadrati di cento piedi l'uno, il qual terreno, rigorosamente computato, appena formerebbe la somma di nove acri. Ma la probabilità delle circostanze, la pratica degli altri scrittori Greci e l'autorità del Valois mi fanno inclinare a credere, che si usi il πλεθρον per esprimere il Romano _jugero_.
[50] _Euseb. III. 20._ La storia o presa da Egesippo.
[51] Vedasi la morte, ed il carattere di Sabino appresso Tacito (_Hist. III. 74-75_). Sabino era il fratel maggiore di Vespasiano, e fino all'avvenimento al trono di lui, si era considerato come il principal sostegno della famiglia Flavia.
[52] Flavium Clementem patruelem suum contemtissimae inertiae.... ex tenuissima suspicione interemit. Sueton. in Domit. c. 15.
[53] L'Isola Pandataria secondo Dione. Bruzio Presente (_ap. Eusebio III 18_) la bandisce in quella di Ponzia, che non era molto distante dalla prima. Tal differenza, ed un errore o d'Eusebio, o de' suoi copisti han data occasione di supporre due Domitille, una moglie, e l'altra nipote di Clemente. Vedi Tillemont, _Mem. Eccles._ (_Tom. II. p. 224._)
[54] _Dione l. LXVII. p. 1112._ Se Bruzio Presente, dal quale probabilmente prese questo racconto, era il corrispondente di Plinio (_Epist. VII. 3_) possiam risguardarlo come uno scrittore contemporaneo.
[55] _Sueton. in Domit. c. 17. Filostr. in vit. Apollon. l. VII._
[56] _Dion. l. LXVIII. p. 1118. Plin. Epist. IV. 22._
[57] _Plin. Epist. X. 97._ L'erudito Mosemio si esprime con le più alte lodi intorno al moderato ed ingenuo carattere di Plinio. A malgrado di tutti i sospetti del Dottore Lardner (Vedi le testimonianze Giudaiche e Pagane _Vol. II. p. 46_), io non posso ravvisare alcuna ipocrisia nel suo linguaggio o nella sua maniera di procedere.
[58] _Plin. Epist. V. 8._ Egli difese la sua prima causa nell'anno 81, cioè un anno dopo la famosa eruzione del Vesuvio, nella quale il suo zio perdè la vita.
[59] _Plin. Epist. X. 98._ Tertulliano (_Apolog. c. 5_) risguarda questo Rescritto, come un rilassamento delle antiche leggi penali _quas Traianus ex parte frustratus est._ Eppure Tertulliano in un altro luogo delle sue Apologie nota l'incoerenza di proibire le inquisizioni, e di ordinare i gastighi.
[60] Eusebio (_Hist. Eccles. l. IV. c. 9_) ci ha conservato l'editto di Adriano. Egli ce ne dà parimente uno (_c. 13_) ancora più favorevole sotto nome di Antonino, del quale però non s'ammette così universalmente l'autenticità. La seconda Apologia di Giustino contiene alcune curiose circostanze relative alle accuse de' Cristiani.
[61] Vedi Tertulliano (_Apolog. c. 40_). Gli atti del martirio di Policarpo somministrano una viva pittura di tali tumulti, che per ordinario si fomentavano dalla malizia dei Giudei.
[62] Questi regolamenti sono inseriti ne' soprammentovati Editti di Adriano e di Pio. Vedi l'Apologia di Melitone (_ap. Euseb. l. IV. c. 26_).
[63] Vedasi il rescritto di Traiano, e la condotta di Plinio. Gli atti più autentici de' Martiri abbondano di simili esortazioni.
[64] In specie vedasi Tertulliano (_Apolog. c. 2_) e Lattanzio (_Instit. Divin. V. 9._) I raziocinj loro son quasi gl'istessi; ma si ravvisa bene, che il primo di questi Apologisti era stato un legale, ed il secondo un rettorico.
[65] Vedansi due esempi di questa specie di tortura negli Atti Sinceri de' Martiri pubblicati dal Ruinart (p. 160-399.). Girolamo, nella sua Leggenda di Paolo Eremita, riporta una strana istoria d'un giovane, che fu legato nudo in un letto di fiori ed assalito da una bella e lasciva meretrice. Egli represse la tentazione lacerandosi co' denti la lingua.
[66] La conversione della propria moglie provocò Claudio Erminiano, Governatore della Cappadocia, a trattare i Cristiani con straordinario rigore. Tertulliano ad _Scapulam cap. 3._
[67] Tertulliano, nella sua lettera al Governatore dell'Affrica, fa menzione di molti notabili esempi di lenità e di tolleranza, de' quali esso ebbe notizia.
[68] _Neque enim in universum aliquid, quod quasi certam formam habeat, constitui potest_; espressione di Traiano che diede un largo campo alle operazioni de' Governatori delle Province.
[69] _In metalla damnamur, in insulas relegamur. Tertullian. Apolog. c. 12._ Le miniere della Numidia contenevano nove Vescovi, con un numero de' loro Cherici e Popolo a proporzione, ai quali Cipriano mandò una pietosa lettera di consolazione o di lodi. Vedi Cipriano (_Epist. 76, 77._)