Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 03

Part 34

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La sua salutare influenza fece risorger le città della Gallia, ch'erano state sì lungo tempo esposte a' danni della discordia civile, della guerra co' Barbari e della domestica tirannia; e s'eccitò lo spirito d'industria colla speranza del premio. L'agricoltura, le manifatture ed il commercio di nuovo fiorivano sotto la protezion delle leggi; e le Curie, o corpi civili eran nuovamente piene di utili e rispettabili membri: la gioventù non temeva più il matrimonio, nè i coniugi temevan più la posterità; si celebravano le pubbliche e private feste colla solita pompa; ed il frequente e sicuro commercio delle Province spiegava l'immagine della nazionale prosperità[570]. Uno spirito, come quel di Giuliano, dovea sentire la general felicità, della quale era l'autore; ma egli vedeva con particolar soddisfazione e compiacenza la città di Parigi, sede del suo invernal soggiorno, ed oggetto anche della sua parziale affezione[571]. Quella splendida capitale, che adesso contiene un vasto territorio da ambe le parti della Senna, era in principio ristretta alla piccola isola, che è nel mezzo del fiume, da cui gli abitanti eran forniti d'acqua pura e salubre. Il fiume bagnava il piè delle mura, e la città non era accessibile, che per mezzo di due ponti di legno. Dalla parte settentrionale della Senna stendevasi una foresta; ma al mezzodì il suolo, che adesso ha il nome dell'Università, fu insensibilmente coperto di case, e adornato d'un palazzo, d'un anfiteatro, di bagni, d'un acquedotto e d'un campo Marzio per esercizio delle truppe Romane. Il rigore del clima era temperato dalla vicinanza dell'Oceano; e con qualche precauzione, insegnata dall'esperienza, si coltivavan con frutto le viti ed i fichi. Ma negl'inverni crudi la Senna si ghiacciava profondamente; ed i grossi pezzi di ghiaccio, che scorrevan giù pel fiume, potevano da un Asiatico paragonarsi a' massi di bianco marmo, che s'estraevano dalle cave della Frigia. La licenza e corruzione d'Antiochia richiamavano alla memoria di Giuliano i semplici e severi costumi della sua cara Lutezia[572], dove i divertimenti del teatro erano incogniti, o disprezzati. Egli confrontava acceso di sdegno gli effeminati Sirj colla brava ed onesta semplicità de' Galli, e ne obbliò quasi l'intemperanza, ch'era l'unica macchia del carattere Celtico[573]. Se Giuliano potesse adesso visitar di nuovo la capitale della Francia, potrebbe conversar con uomini di scienza e di grande ingegno, capaci d'intendere e d'istruire uno scolare de' Greci; potrebbe scusar le vivaci e graziose follie d'una nazione, il cui spirito marziale non si è mai snervato dalla propensione al lusso; e dovrebbe applaudire la perfezione di quell'inestimabil arte, che ammollisce, raffina, ed abbellisce il commercio della vita sociale.

NOTE:

[480] Ammiano (_l. XIV. c. 6_) attribuisce la prima pratica di castrare al crudele ingegno di Semiramide, che si suppone regnasse più di mille novecento anni prima di Cristo. L'uso degli Eunuchi è molto antico sì nell'Asia che nell'Egitto. Se ne fa menzione nella Legge di Mosè _Deuteron. l. XXIII_. Vedi Goguet _Orig. des Loix ec. P. I. l. I. c. 3_.

[481]

_Eunuchum dixti velle te;_ _Quia solae utuntur his Reginae._

Terent. _Eunuch. Act. I. Sc. 2_. Questa commedia è tradotta da una di Menandro, e l'originale dev'esser comparso alla luce poco dopo le conquiste orientali d'Alessandro.

[482]

_Miles.... spadonibus_ _Servire rugosis potest._

Horat. _Carm. V. 9_, e Dacier _Ib._ Colla parola _spado_ i Romani energicamente esprimevano il loro abborrimento a tale mutilazione. Il nome Greco d'Eunuchi, che insensibilmente prevalse, aveva un suono più dolce, ed un senso più ambiguo.

[483] Noi non abbiamo che a rammentar Poside, Liberto ed Eunuco di Claudio, in favore di cui l'Imperatore prostituì varj de' più onorevoli premj del valor militare. Vedi Sveton. _in Claud. c. 28_. Poside impiegò una gran parte delle sue ricchezze in fabbricare.

_Ut spado vincebat Capitolia nostra_ _Posides._ Juvenal _Sat. XIV_.

[484] _Castrari mares vetuit._ Sveton. in Domit. _c. 7_. Vedi Dion. Cass. l. LXVII _p. 1107_, l. LXVIII. _p. 1119_.

[485] Si trova un passo nell'Istoria Augusta (_p. 137_), in cui Lampridio nel tempo che loda Alessandro Severo e Costantino per aver limitata la tirannia degli Eunuchi, deplora i danni, che cagionavano essi negli altri regni: _Huc accedit quod Eunuchos nec in consiliis, nec in ministeriis habuit; qui soli Principes perdunt, dum eos more Gentium aut Rogum Persarum volunt vivere; qui a Populo etiam amicissimum semovent; qui internuntii sunt, aliud quam respondetur referentes; claudentes Principem suum, et agentes ante omnia, ne quid sciat._

[486] Senofonte (_Cyropaed. l. VIII. p. 540_) ha esposte le speciose ragioni, che impegnaron Ciro ad affidare la propria persona alla custodia degli Eunuchi. Aveva egli osservato negli animali, che sebbene l'uso della castrazione potesse addolcire la loro non governabil fierezza, non ne diminuiva però la forza e lo spirito, e si persuadeva, che uomini separati dal resto della specie umana, sarebbero più fortemente attaccati alla persona del loro benefattore. Ma una lunga esperienza ha contraddetto al giudizio di Ciro. Può incontrarsi qualche particolar esempio di Eunuchi, distinti per la fedeltà, pel valore, e l'abilità loro; ma se esaminiamo l'istoria in genere della Persia, dell'India e della China, troveremo che la potenza degli Eunuchi ha uniformemente indicato la decadenza e la caduta di ogni dinastia.

[487] Vedi Ammiano Marcellino l. XXI. c. 16, l. XXII. c. 4. Tutta la serie dell'imparziale sua storia serve a giustificar le invettive di Mammertino, di Libanio, e di Giuliano medesimo, che hanno insultato i vizi della Corte di Costanzo.

[488] Aurelio Vittore censura la negligenza del suo Sovrano in eleggere i Governatori delle Province e i Generali dell'esercito; e termina la sua storia coll'ardita osservazione, ch'è assai più pericoloso in un regno debole d'attaccare i ministri, che non lo stesso Monarca: _uti verum absolvam brevi, ut Imperatore ipso clarius ita apparitorum plerisque magis atrox nihil._

[489] _Apud quem_ (_si vere dici debeat_) _multum Constantius potuit._ Ammian. l. XVIII. c. 4.

[490] Gregorio Nazianzeno (Orat. III. p. 90) rimprovera l'Apostata della sua ingratitudine verso Marco, Vescovo d'Aretusa, che aveva contribuito a salvargli la vita; ed apprendiamo, quantunque da un testimone meno rispettabile (Tillemont _Hist. des Emper. Tomo IV. p. 916_), che Giuliano fu nascosto nel santuario d'una Chiesa.

[491] Si contiene il racconto più autentico dell'educazione e delle avventure di Giuliano nell'epistola, o manifesto, ch'egli stesso indirizzò al Senato ed al Popolo d'Atene. Libanio (_Orat. Parental._) dal canto de' Pagani, e Socrate (l. II. c. 1) da quello de' Cristiani ce ne han conservate molte interessanti particolarità.

[492] Quanto alla promozione di Gallo, vedi Idacio, Zosimo, ed i due Vittori. Secondo Filostorgio (_l. IV. c. 1._). Teofilo, Vescovo Arriano, fu il testimone, e come il garante di questo solenne trattato. Egli sostenne tal carattere con generosa fermezza; ma il Tillemont (_Hist. des Emper. Tom. IV. p. 1120_) crede molto improbabile che un Eretico possedesse una tale virtù.

[493] Sul principio fu permesso a Giuliano di proseguire i suoi studi in Costantinopoli; ma la riputazione, ch'egli acquistava, presto eccitò la gelosia di Costanzo, e fu avvisato il giovane Principe di ritirarsi ne' meno cospicui teatri della Bitinia e della Jonia.

[494] Vedi Giulian. _ad S. P. Q. A. 271_. Girol. _in Chron._ Aurel. Vitt. Eutrop. X. 14. Io copierò le parole d'Eutropio, che scrisse il suo compendio circa quindici anni dopo la morte di Gallo, quando non v'era più alcun motivo o di adulare, o di deprimere il suo carattere: _Multis incivilibus gestis Gallos Caesar... vir natura ferox, et ad tyrannidem pronior, si suo jure imperare licuisset._

[495] _Megaera quidem mortalis, inflammatrix saevientis assidua, humani aruoris avida etc._ Ammian. Marcellin. l. XIV. c. 1. La sincerità d'Ammiano non gli permetterebbe di alterare i fatti, o i caratteri; ma l'amore, che ha per gli ambiziosi ornamenti, spesso lo conduce ad una veemenza d'espressione non naturale.

[496] Il nome di questo era Clemazio d'Alessandria, e l'unico suo delitto fu l'aver ricusato di soddisfare a' desiderj della sua suocera, che ne sollecitò la morte, perchè era restato deluso il suo amore. Ammiano l. XIV. c. 1.

[497] Vedi in Ammiano (_l. XIV. c. 1, 7_) un ampio ragguaglio delle crudeltà di Gallo. Giuliano suo fratello (_p. 272_) ci fa conoscere, ch'erasi formata una segreta cospirazione contro di lui; e Zosimo nomina (_l. II. p. 135_) le persone impegnate in quella, vale a dire un ministro di ragguardevol grado, ed alcuni oscuri agenti, che avevan risoluto di fare la loro fortuna.

[498] Zonara (_l. XIII. T. II. p. 17, 18._). Gli assassini avevano sedotto un gran numero di legionari; ma i loro disegni furono scoperti e rivelati da una vecchia, nella capanna della quale alloggiavano.

[499] Nel testo attuale d'Ammiano si legge: _asper quidem, sed ad lenitatem propensior_, che forma un non senso contraddittorio. Valesio coll'aiuto d'un vecchio manoscritto ha corretta la prima di queste corruzioni, e si vede qualche raggio di lume, sostituendovi la parola _vafer_. Se ci arrischiamo a cangiare _lenitatem_ in _levitatem_, quest'alterazione d'una sola lettera renderà tutto il passo chiaro e corrente.

[500] In vece d'esser costretti a raccoglier da varj fonti sparse ed imperfette notizie, entriamo adesso nel pieno corso dell'istoria d'Ammiano, nè abbiam bisogno di riferire, che il settimo ed il nono capitolo del suo libro decimoquarto. Non dee però interamente ommettersi Filostorgio (_l. III. c. 28_) sebbene parziale per Gallo.

[501] Ella preceduto avea suo marito; ma morì di febbre per viaggio in un picciol luogo della Bitinia chiamato _Coenum Gallicanum_.

[502] Le legioni Tebee, acquartierate in Adrianopoli, mandarono a Gallo una deputazione coll'offerta de' loro servigi. (Ammiano _l. XIV. c. 11._) La _Notizia_ (S. 6, 20, 38. _Edit. Labb._) fa menzione di tre diverse legioni, ch'ebbero il nome di Tebee. Lo zelo del Voltaire, per distruggere una disprezzabile quantunque celebre leggenda, lo ha tentato a negare, su' più leggieri fondamenti, l'esistenza d'una legione Tebea negli eserciti Romani. Vedi _Oeuvr. de Voltaire Tom. XI. p. 414 Edit. 4_.

[503] Vedi l'intera narrazione del viaggio e della morte di Gallo presso Ammiano _l. XIV. c. 11_. Giuliano si duole, che fosse condannato a morte il fratello senza processo: si studia di giustificare o almen di scusare la crudel vendetta, che questi avea fatto, de' suoi nemici; ma sembra alla fine confessare, che giustamente si potea privarlo della porpora.

[504] Filostorg. _l. IV, c. 1_. Zonara _l. XIII. T. II. p. 19_. Ma il primo era parziale per un Monarca Arriano, ed il secondo trascrisse senza scelta o criterio tutto quel che trovò negli scritti degli antichi.

[505] Vedi Ammiano Marcellino (_l. XV. c. 1, 3, 8._) Giuliano medesimo, nella sua lettera agli Ateniesi, fa una molto viva e giusta pittura del suo pericolo e de' suoi sentimenti. Egli dimostra però qualche propensione ad esagerar le sue pene, insinuando, sebbene in termini oscuri, ch'esse durarono più d'un anno; periodo che non si può conciliare colla verità della cronologia.

[506] Giuliano ha esposto i delitti e le sventure della famiglia di Costantino in una favola allegorica con felicità immaginata, e raccontata piacevolmente. Essa forma la conclusione dell'Orazione settima, da cui fu staccata e tradotta dall'Abate della Bleterie: _Vit. di Giovian._ (_Tom. II. p. 385-408_).

[507] Essa era nativa di Tessalonica in Macedonia, di nobil famiglia, figliuola e sorella di Consoli. Si può collocare il suo matrimonio coll'Imperatore nell'anno 352. In un tempo di divisione, gli storici di tutti i partiti sono fra loro d'accordo nelle sue lodi. Vedi le loro testimonianze raccolte dal Tillemont _Hist. des Emper._ (_Tom. IV. p. 750-754_).

[508] Libanio e Gregorio Nazianzeno hanno esaurito gli artifizi e le forze della loro eloquenza per rappresentar Giuliano come o il primo fra gli Eroi, o il peggior de' Tiranni. Gregorio fu di lui condiscepolo in Atene; ed i sintomi, ch'egli sì tragicamente descrive della futura empietà dell'Apostata, si riducono solo ad alcune imperfezioni di corpo, ed a certe singolarità del suo conversare, e delle sue maniere. Esso protesta, ciò nonostante, che fin d'allora previde e predisse le calamità della Chiesa e dello Stato. (_Gregor. Naz. Orat. IV. p. 121, 122._)

[509] _Succumbere tot necessitatibus tamque crebris unum se, quod numquam fecerat, aperte demonstrans_; Ammiano _l. XV. c. 8_. Ivi esprime con i propri lor termini le adulatrici proteste de' Cortigiani.

[510] _Tantum a temperatis moribus Juliani differens fratris, quantum inter Vespasiani filios fuit Domitianus et Titum_; Ammiano _l. XIV. c. 21_. Le circostanze e l'educazione de' due fratelli furono tanto simili, che somministrano un forte esempio dell'innate diversità de' caratteri.

[511] Ammiano (_l. XV. c. 8_. Zosimo _l. III. p. 137, 138_)

[512] Giuliano _ad S. P. Q. A._ (_p. 275, 276_). Liban. _Orat. X. p. 268_. Giuliano non volle cedere finchè gli Dei non gli ebber significato la lor volontà per mezzo di ripetute visioni ed augurj. Allora la sua pietà gli vietò di resistere.

[513] Giuliano medesimo riferisce (_p. 274_) con qualche vivezza le circostanze della sua metamorfosi, i dimessi suoi sguardi e la sua perplessità in vedersi così ad un tratto trasportato in un nuovo Mondo, dove ogni oggetto gli appariva straniero ed ostile.

[514] Vedi Ammiano Marcellin. (_l. XV c. 8_. Zosim. _l. III. p. 139_.) Aurelio Vittore, Vittore il Giovane _in Epitom._ Eutrop. X. 14.

[515] _Militares omnes horrendo fragore scuta genibus illidentes, quod est prosperitatis indicium plenum, nam contra cum hastis clypei feriuntur irae documentum est et doloris._ Ammiano aggiunge con una delicata distinzione; _cumque, ut potiori reverentia servaretur, nec supra modum laudabant, nec infra quam decebat._

[516] Ἐλλαβε πορφύρεος θανάτος, καὶ μοῖρα καραταιλ: _l'occupò la purpurea morte, ed il fato violento. Iliad. E. v. 83._ La parola _porpora_, che Omero aveva usato, come un indeterminato, ma comune epiteto della morte, da Giuliano s'applicava ad esprimer molto a proposito la natura e l'oggetto delle proprie apprensioni.

[517] Egli rappresenta ne' termini più patetici (_p. 277_) le angustie della sua nuova situazione. La provvisione della sua tavola era però sì elegante e sontuosa che il giovane filosofo la rigettò con isdegno «_Quum legeret libellum assidue, quem Costantius ut privignum ad studia mitens manu sua conscripserat, praelicenter disponens quid in convivio Caesaris impendi deberet, phasianum, et vulvam, et sumen exigi vetuit et inferri._» Ammiano Marcellino (_l. XVI. c. 5._)

[518] Se vogliam riflettere, che Costantino, padre d'Elena, era morto più di diciotto anni avanti in una matura vecchiezza, sembrerà probabile, che la figlia, quantunque vergine, non poteva essere al tempo del suo matrimonio molto giovane. Ella poco dopo partorì un figlio, che immediatamente morì; _quod obstetrix, corrupta mercede, mox natum, praesecto plusquam convenerat umbilico, necavit._ Accompagnò essa l'Imperatore e l'Imperatrice nel loro viaggio di Roma, e quest'ultima, _quaesitum venenum bibere per fraudem illexit, ut quotiescumque concepisset immaturum abjiceret partum_; Ammiano _l. XVI. c. 10_. I nostri Fisici determineranno, se realmente può esservi tale veleno: quanto a me sono inclinato a credere, che la pubblica malignità imputasse gli effetti del caso a colpa di Eusebia.

[519] Ammiano (XV. 5.) era perfettamente informato della condotta e del fato di Silvano; egli stesso era uno de' pochi seguaci, che accompagnarono Ursicino in quella pericolosa impresa.

[520] Quanto alle particolarità della gita di Costanzo a Roma, vedi Ammiano _l. XVI. c. 10_. Noi abbiam solamente da aggiungere, che da Costantinopoli fu scelto per Deputato Temistio, e ch'egli compose per questa ceremonia la sua quarta orazione.

[521] Ormisda, Principe fuggitivo di Persia, fece osservare all'Imperatore, che se faceva un tal cavallo, dovea pensare a preparargli una simile stalla (qual'era il Foro di Traiano). Si riporta un altro detto d'Ormisda, cioè «che gli era solo _dispiaciuta_ una cosa, vale a dire che a Roma gli uomini morivano come altrove». Se noi adottiamo questa lezione del testo di Ammiano (_displicuisse_, invece di _placuisse_) possiamo risguardarla come una prova della Romana vanità. Il senso contrario sarebbe stato quello d'un misantropo.

[522] Allorchè Germanico visitò gli antichi monumenti di Tebe, il più vecchio fra' Sacerdoti gli spiegò il significato di que' geroglifici, Tacit. _Annal. II c. 60_. Ma sembra verisimile, che avanti l'utile invenzione dell'alfabeto, questi o naturali o arbitrarj segni fossero i comuni caratteri della nazione Egiziana. Vedi Warburton _Divin. Legaz. di Mosè Vol. III. p. 69-243_.

[523] Vedi Plin. _Hist. Nat. l. XXXVI. c. 14, 15_.

[524] Ammiano Marcell. _l. XVII. c. 4_. Egli ci dà una interpretazione Greca de' geroglifici; e Lindenbrogio suo Comentatore aggiunge un'iscrizione Latina del tempo di Costanzo in venti versi contenente una breve istoria dell'obelisco.

[525] Vedi Donat. _Rom. Antiq. l. III. c. 14. l. IV. c. 41_ e l'erudita quantunque confusa Dissertazione del Bargeo sugli obelischi, inserita nel Tomo IV dello _Antichità Romane di Grevio. p. 1897-1936_. Questa dissertazione è dedicata al Pontefice Sisto V, ch'eresse l'obelisco di Costanzo nella piazza ch'è avanti alla Chiesa Patriarcale di S. Gio. Laterano.

[526] Gli avvenimenti di questa guerra de' Quadi e de' Sarmati si riferiscono da Ammiano XVI, 10, XVII, 12, 13, XIX, 11.

[527] _Genti Sarmatarum magno decori considens apud eos regem dedit_: Aurel. Vittore. In una fastosa Orazione, pronunziata da Costanzo medesimo, egli si diffonde con molta vanità e con qualche cosa di vero nelle proprie sue geste.

[528] Ammian. XVI. 9.

[529] Ammiano (_XVII. 5_) trascrive l'orgogliosa lettera. Temistio (_Orat. IV p. 57. Edit. Petav._) fa menzione dell'involto di seta. Idacio e Zonara descrivono il viaggio dell'Ambasciatore, e (in _Excerpt. Legat. p. 28_). Pietro Patrizio c'informa della sua conciliante condotta.

[530] Ammiano XVII. 5 e Vales. ib. Il sofista o filosofo (questi nomi erano in quel tempo quasi sinonimi) era Eustazio di Cappadocia, discepolo di Jamblico ed amico di S. Basilio, Eunapio (_in vit. Edexii p. 44, 47_), appassionato pel suo filosofico Ambasciatore, gli attribuisce la gloria d'avere incantato il barbaro Re colle persuasive lusinghe della ragione e dell'eloquenza. Vedi Tillemont (_Hist. des Emper. Tom. IV p. 828, 1132_).

[531] Ammiano XVIII 5, 6, 8. Il decente e rispettoso contegno d'Antonino verso il Generale Romano lo pone in un aspetto molto interessante ed Ammiano stesso parla con qualche compassione e stima del traditore.

[532] Questa circostanza, quale ci vien notificata da Ammiano, serve a provare la veracità d'Erodoto (_l. I. c. 133_) e la durevolezza de' costumi Persiani. Questi sono stati sempre dediti all'intemperanza; ed i vini di Shiraz hanno trionfato sopra la legge di Maometto. Brisson _de Regn. Pers. l. II. p. 462-472_ e Chardin. _Viag. in Pers. Tom. III. p. 90_.

[533] Ammiano _l. XVIII. 6, 7, 8, 10_.

[534] Per la descrizione d'Amida, vedi d'Herbelot _Bibliot. Orient. p. 108. Hist. de Timur-Rec par Cherefeddin Alì l. III. c. 41_. Ahmed Arabasides _Tom. I. p. 331. c. 43. Viag. di Tavernier Tom. I. p. 301. Viag. d'Otter. Tom. II. p. 273_ e _Viag. di Niebuhr. Tom. II. p. 324,-328_. L'ultimo di questi viaggiatori, dotto ed esatto Danese, ha dato una pianta d'Amida, che illustra le operazioni dell'assedio.

[535] Diarbekir, ch'è chiamata Amid, o Kara-amid nelle pubbliche scritture de' Turchi, contiene sopra 16000 case, ed è la residenza d'un Bassà di tre code. L'epiteto di _Kara_ nasce dall'oscurità della pietra, che compone le forti ed antiche mura d'Amida.

[536] Le operazioni dell'assedio d'Amida sono minutamente descritte da Ammiano (XIX. 1-9) ch'ebbe un'onorevole parte nella difesa, e con fatica si salvò quando la città fu assaltata da' Persiani.

[537] Di queste quattro nazioni gli Albanesi troppo bene sono conosciuti per aver bisogno d'alcuna descrizione. I Segestani abitavano un'ampia e piana regione, che sempre conserva il loro nome al Sud di Korasan, ed a Ponente dell'Indostan (vedi Georg. _Nubiens. p._ 133 e d'Herbelot _Bibl. Orient. p._ 797). Non ostante la vantata vittoria di Bahram (vol. I. _p._ 410) i Segestani più d'ottant'anni dopo compariscono alleati di Persia come un'indipendente nazione. Non ci è nota la situazione de' Verti e de' Chioniti; ma sono inclinato a collocare (almeno i secondi) verso i confini dell'India e della Scizia. Vedi Ammiano XVI. 9.

[538] Ammiano ha indicato la cronologia di quest'anno con tre segni, che non sono perfettamente coerenti tra loro, o colla serie dell'istoria. 1. Il grano era maturo, quando Sapore invase la Mesopotamia; _cum jam stipula flavente turgerent_: circostanza, che nella latitudine d'Aleppo naturalmente porterebbe al mese d'Aprile o di Maggio. Vedi Harmer _Osservaz. sulla Scrittur. Vol. I. p. 41_. Shaw _Viagg. p. 355 ediz. 4_. Secondariamente s'impedirono i progressi di Sapore dall'inondazione dell'Eufrate che generalmente accade ne' mesi di Luglio e d'Agosto. Plin. _His. Nat. V. 21_. _Viag. di Pietro della Valle Tom. I p. 696, 3_. Quando Sapore dopo un assedio di settantatre giorni ebbe preso Amida, l'autunno era molto avanzato, _autumno praecipiti, haedorumque improbo sidere exorto_. Per conciliare queste apparenti contraddizioni, conviene ammettere qualche ritardo nel Re di Persia, qualche inesattezza nell'istorico, e qualche disordine nelle stagioni.

[539] Ammiano dà notizia di questi assedj XX. 6, 7.

[540] Quanto all'identità di Virta e di Tecrit, vedi Danville _Geogr. anc. Tom. II. p. 201_, e quanto all'assedio fatto di quel castello da Timur-Bec a Tamerlano, vedi Cherefeddin _l. III. c. 33_. Il biografo Persiano esagera il merito e la difficoltà di quest'impresa, che liberò le carovane di Bagdad da una formidabile banda di ladri.

[541] Ammiano (XVIII. 5, 6. XIX. 3. XX. 2) rappresenta il merito e la disgrazia d'Ursicino con quella fedel diligenza, che un soldato deve al suo generale. Vi si può sospettare qualche parzialità, ma tutto il racconto è coerente e probabile.

[542] Ammiano XX. 11. _Omisso vano incepto hiematurus Antiochiae rediit in Syriam aerumnosam, perpessus et ulcerum, sed et atrocia diuque deflenda_. In tal modo ha restaurato Giacomo Gronovio un oscuro passo: e crede che questa sola correzione meritasse una nuova edizione del suo Autore, il senso del quale si può adesso oscuramente capire. Io aspettava qualche maggior luce dalle recenti fatiche del dotto Ernesti (_Lips. 1773_).

[543] Da Giuliano medesimo posson rilevarsi le devastazioni de' Germani e le angustie della Gallia. _Orat. ad S. P. Q. Athen; p. 277_. Ammiano XV. 21. Liban. _Orat. X_. Zosimo _l. III. p. 140_. Sozomeno _l. III. c. 1_.

[544] Ammiano XVI. 8. Sembra che tal nome derivi da' Toxandri di Plinio, e s'incontra molto frequentemente nelle istorie del medio evo. Toxandria era un paese di boschi e di paludi, che si estendeva dalle vicinanze di Tongres fino all'unione del Vahal col Reno. Vedi Vales, _Notit. Galliar. p. 558_.