Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 03
Part 29
[388] Girol. _in Chron._ La povertà di Lattanzio si può riferire o a lode del disinteressato filosofo, o a vergogna dell'insensibil padrone. Vedi Tillemont _Mem. Eccl. Tom._ VI. _part._ I. _p._ 345. Dupin _Bibliot. Eccl. T._ I. _pag._ 205. Lardner _Credibil. dell'Ist. Evangel. P._ II. _Vol._ VII. _p._ 66.
[389] Euseb. Hist. Eccles. _l._ X. c. 9. Eutropio (X. 6.) lo chiama _egregium virum_; e Giuliano (_Orat._ I) assai chiaramente allude alle imprese di Crispo nella guerra civile. Vedi Spanem. _Coment. p._ 92.
[390] Si confronti Idacio e la Cronica Pasq. con Ammiano _l._ XIV. _c._ 5. Sembra che l'anno, in cui Costanzo fu creato Cesare, sia con più accuratezza fissato da due Cronologisti; ma l'istorico, il quale visse nella sua Corte, non poteva ignorare il _giorno_ anniversario. Quanto alla deputazione del nuovo Cesare alle Province della Gallia vedi Giuliano _Orat. I p._ 12. Gotofredo _Cronol. leg. p._ 26. Blondello _del Primat. della Chies. pag._ 1183.
[391] Cod. Theod. _l._ IX. _Tit._ IV. Gotofredo sospetta i segreti motivi di questa legge. _Coment. Tom._ III. _pag._ 9.
[392] Du Cange _Fam. Byzant. p._ 58. Tillemont _Tom._ IV. _p._ 610.
[393] Il suo nome era Porfirio Ottaviano. Si stabilisce la data del suo panegirico, scritto secondo il gusto di quel tempo in bassi acrostici, da Scaligero _ad Euseb. p._ 250. da Tillemont _Tom._ IV. _p._ 607 e dal Fabricio _Bibl. Latin. l._ IV. _c._ 1.
[394] Zosim. _l._ II. 103. Gotofred. _Chronolog. leg. pag._ 28.
[395] Ἀκριτως _senza processo_ è la forte e più probabilmente giusta espressione di Svida. Vittore il Vecchio, che scrisse nel regno seguente, dice con conveniente cautela: _natu grandior incertum qua, causa patris judicio occidisset_. Se noi consultiamo gli scrittori posteriori, come Eutropio, Vittore il Giovane, Orosio, Girolamo, Zosimo, Filostorgio e Gregorio di Tours, sembra che la cognizione, che hanno di questo fatto, vada a grado a grado crescendo a misura che dovevan diminuire i mezzi d'esserne informati: circostanza, che frequentemente s'incontra nelle istoriche ricerche.
[396] Ammiano (_l._ XIV. _c._ II) adopera l'espression generale _peremptum_. Codino (p. 34) dice, che il Principe fu decapitato; ma Sidonio Apollinare (_Epist._ V. 8), forse per fare un'antitesi al bagno _caldo_ di Fausta, vuol piuttosto che gli fosse dato un sorso di _freddo_ veleno.
[397] _Sororis filium commodae indolis juvenem._ Eutrop. X. 6. Non sarebb'egli permesso di congetturare, che Crispo avesse sposato Elena, figlia dell'Imperator Licinio, e che in occasione del felice matrimonio della Principessa fatto nell'anno 322, Costantino avesse accordato un generale perdono? Vedi Du Cange (_Fam. Byzant. p._ 47) e la legge (_l._ IX. _Tit._ XXXVII) del Codice Teodosiano che ha tanto imbarazzato gl'Interpreti. Gotofred. _Tom._ III _p._ 297.
[398] Vedi la vita di Costantino specialmente nel l. II. c. 19, 20. Evagrio dugento cinquant'anni dopo (l. III. c. 41.) dedusse dal silenzio d'Eusebio un vano argomento contro la verità del fatto.
[399] Voltaire _Hist. de Pierre le Grand, P._ 2. _c._ 10.
[400] Ad oggetto di provare, che da Costantino fu eretta la Statua, e dipoi nascosta dalla malizia degli Arriani, Codino con molta facilità inventa (p. 34) due testimonj, Ippolito ed Erodoto il Giovane, alle immaginarie storie de' quali con fiducia sfacciata si riferisce.
[401] Zosimo (_l._ II. _p._ 103) si può considerar come il nostro originale. L'accorgimento de' moderni, assistito da qualche cenno che ne han dato gli antichi, ha illustrato e migliorato l'oscura ed imperfetta di lui narrazione.
[402] Filostorgio _l._ II. _c._ 4. Zosimo (_l._ II. _p._ 104, 116) attribuisce a Costantino la morte di due mogli; cioè dell'innocente Fausta, e d'un'adultera, ch'era madre de' tre successori di lui. Secondo Girolamo passaron tre o quattro anni fra la morte di Crispo e quella di Fausta. Vittore il Vecchio osserva un prudente silenzio.
[403] Se Fausta fu privata di vita, è ragionevol di credere, che il teatro della sua esecuzione fossero i privati appartamenti del palazzo. L'oratore Grisostomo compiacque la sua fantasia con esporre l'Imperatrice nuda in un deserto monte, ad essere divorata dalle fiere.
[404] Giulian. _Orat. I._ Par ch'egli la chiami madre di Crispo. Ella potè forse prender quel titolo per adozione. Almeno non si risguardava come mortale di lui nemica. Giuliano paragona la fortuna di Fausta a quella di Parisatide Regina di Persia. Un Romano si sarebbe dovuto rammentare più naturalmente Agrippina seconda.
_Et moi qui sur le trône ai suivi mes ancètres;_ _Moi fille, femme, soeur, et mère de vos maitres._
[405] Monod. _in Constant. Jun. c._ 4 _ad calc. Eutrop. Edit. Havercamp_. L'oratore la chiama la più divina e pia delle Regine.
[406] _Interfecit numerosos amicos_ Eutrop. XX. 6.
[407]
_Saturni aurea, saecula quis requirat?_ _Sunt haec gemmea, sed Neroniana._
Sidon. Apollinar. V. 8.
Egli è un poco singolare, che questi satirici versi fossero attribuiti non ad un oscuro compositor di libelli, o ad un disgustato patriotta, ma ad Ablavio primo ministro e favorito dell'Imperatore. Noi possiamo adesso conoscere, che le imprecazioni del popolo Romano eran dettate dall'umanità non meno che dalla superstizione. Zosim. _t. II. p. 105_.
[408] Euseb. _Orat. in Constant. c. 3_. Queste date son corrette abbastanza da giustificar l'Oratore.
[409] Zosim. _l. II. p. 117_. Sotto i predecessori di Costantino _Nobilissimus_ era un epiteto indeterminato piuttosto che un fisso e legittimo titolo.
[410] _Adstruunt nummi veteres ac singulares_; Spanem. _de us. num. Diss. XII. Vol. II. p. 357_. Ammiano parla di questo Romano Re (_l. XIV. c. I._ e _Vales. Ib._). Il Frammento Valesiano lo chiama Re de' Re, e la Cronica Pasquale p. 286. usando la Parola Ρηγα, aggiunge peso alla testimonianza Latina.
[411] La sua destrezza negli esercizi marziali è celebrata da Giuliano _Orat. I. p. 11._ _Orat. II. p. 53._ e confessata da Ammiano _l. XXI. c. 16_.
[412] Euseb. _in vit. Const. l. IV. c. 51_. Julian. _Orat. I. p. 11. 16._ coll'elaborato Comentario di Spanemio. Libanio _Orat. III. p. 109_. Costanzo studiò con lodevol diligenza; ma la lentezza della sua fantasia gl'impedì di far progressi nell'arte della poesia o anche della rettorica.
[413] Eusebio (_l. IV. c. 51, 52_) con animo d'esaltare l'autorità e la gloria di Costantino, afferma, ch'esso divise il Romano Impero, come avrebbe potuto un cittadino privato dividere il suo patrimonio. Può rilevarsi la divisione, ch'ei fece delle Province da Eutropio, da' due Vittori, e dal frammento Valesiano.
[414] Per la vigilanza di Dalmazio fu preso Calosero, ch'era l'oscuro capo di questa ribellione o piuttosto tumulto, e bruciato vivo nella pubblica piazza di Tarso. Vedi Vittore il Vecchio, la Cronica di Girolamo, e le dubbiose tradizioni di Teofane e di Cedreno.
[415] Il Cellario ha raccolto le opinioni degli antichi rispetto alla Sarmazia Europea ed Asiatica; e il Danville le ha applicate alla Geografia moderna, con l'avvedimento e coll'esattezza che sempre distinguono quell'eccellente scrittore.
[416] Ammiano _l. XVII. c. 12_. I cavalli Sarmati eran castrati per prevenire i dannosi accidenti, che avrebber potuto produrre le forti e indomabili passioni de' maschi.
[417] Pausania _l. I. p. 50. Edit. Hulm._ Quel diligente viaggiatore aveva esaminato con attenzione una corazza sarmatica, che si conservava nel tempio d'Esculapio in Atene.
[418]
_Aspicis et mitti sub adunco toxica ferro_ _Et telum caussas mortis habere duas._
_Ovid. ex Pont. l. IV. ep. 7. v. 7._
Vedi nelle Ricerche sopra gli Americani (_Tom. II p. 236, 271_) una dissertazione molto curiosa intorno a' dardi avvelenati. Il veleno traevasi ordinariamente dal regno vegetabile; ma quello, che usavan gli Sciti, par che fosse tratto dalla vipera con una mistura di sangue umano. L'uso delle armi avvelenate, che si è trovato diffuso in ambedue i mondi, non ha mai preservato una tribù di selvaggi dalle armi di un disciplinato nemico.
[419] I nove libri delle poetiche epistole, che compose Ovidio ne' primi sette anni del suo tristo esilio, hanno, oltre il merito dell'eleganza, un doppio pregio. Presentano, cioè, una pittura dello spirito umano, posto in circostanze molto singolari, e contengono molte curiose osservazioni, che nessun Romano, fuori che Ovidio, avrebbe avuto l'occasione di fare. Si è raccolta ogni circostanza, che può contribuire ad illustrar l'istoria de' Barbari dell'accuratissimo Conte di Buat. _Hist. Anc. des Peupl. de l'Europe Tom. IV. c. XVI. p. 286-317_.
[420] I Sarmati Jazigi eran già stabiliti sulle rive del Patisso o Tibisco, quando Plinio pubblicò nell'anno 79 la sua Storia Naturale. Vedi l. IV. c. 15. Al tempo di Strabone e di Ovidio, sessanta o settant'anni avanti, par che abitassero al di là de' Geti, lungo le coste dell'Eussino.
[421] _Principes Sarmatarum Jazygum, penes quos civitatis regimen... plebem quoque et vim equitum, qua sola valent, offerebant._ Tacit. _Hist. III. 5_. Fu fatta quest'offerta nella guerra civile tra Vitellio e Vespasiano.
[422] Sembra che quest'ipotesi d'un Re Vandalo sopra sudditi Sarmati sia necessaria per conciliare il Goto Giornaudes con gl'istorici Greci e Latini di Costantino. È da osservarsi, che Isidoro, il quale visse in Ispagna sotto il dominio dei Goti, dà loro per nemici non i Vandali, ma i Sarmati. Vedi la sua Cronica appresso _Groz._ p. 709.
[423] Bisogna che io faccia qualche apologia per essermi servito senza scrupolo dell'autorità di Costantino Porfirogenito, in tutto ciò, che ha rapporto alle guerre e negoziazioni degli abitanti del Chersoneso. Io so, ch'egli era un Greco del decimo secolo, e che i suoi racconti d'Istoria antica son bene spesso confusi e favolosi. Ma in quest'occasione, ciò ch'esso narra è per la massima parte coerente e probabile; nè deve esservi molta difficoltà a concepire, che per un Imperatore potevano essere accessibili alcuni archivi segreti, ch'erano sfuggiti alla diligenza degl'Istorici minori. Quanto alla situazione ed istoria del Chersoneso vedi Peyssonel _Des Peuples barbares qui ont habité les bords du Danube. c. XVI. p. 84, 90_.
[424] Le guerre Gotiche e Sarmatiche son riportate in un modo così imperfetto, che io sono stato costretto a confrontare fra loro i seguenti scrittori, che reciprocamente si suppliscono, correggono, ed illustrano l'uno coll'altro. Quelli che si prenderanno la medesima pena, possono avere un diritto di criticare la mia narrazione. Ammiano _l. XXVII. c. 22_. Annon. Vales. _p. 715_. Eutrop. X. 7. Sesto Rufo _de Prov. c. 26_. Julian. _Orat. I. p. 9_ col _Coment. di Span. p. 94_. Hieron. _in Chron._ Euseb. _in vit. Const. l. IV. c. 6_. Socrat. _l. I. c. 18_. Sozom. _l. I c. 8_. Zosim. _l. II. c. 108_. Jornand. _de reb. Get. c. 22_. Isidor. _in Chron. p. 709. in Hist. Gothor. Grotii_, Constant. Porphyrog. _De administr. Imper. c. 53. p. 208. Edit. Meurs_.
[425] Eusebio (_in vit. Const. l. IV. c. 50_) osserva tre circostanze relative a quest'Indiani. 1. Essi vennero dai lidi dell'Oceano Orientale; descrizione che può applicarsi alle coste della China o del Coromandel; 2. Presentarono scintillanti gemme ed incogniti animali; 3. Protestarono che i loro Monarchi avevano erette statue per rappresentare la maestà suprema di Costantino.
[426] _Funus relatum in urbem sui nominis; quod sane P. R. aegerrime tulit._ Aurel. Vittore. Costantino s'era preparato un magnifico sepolcro nella Chiesa de' Santi Apostoli. Vedi Eusebio. _l. IV. c. 60_, che nel quarto libro della vita di esso dà il migliore, e quasi l'unico ragguaglio della malattia, della morte, e de' funerali di Costantino.
[427] Eusebio (_l. IV. c. 6._) termina il suo racconto con questa fedele dichiarazione delle truppe, e scansa tutte le odiose circostanze del macello, che seguì dopo.
[428] Si descrive il carattere di Dalmazio con vantaggio, quantunque brevemente, da Eutropio X. 9. _Dalmatius Caesar prosperrima indole, neque patruo absimilis_, haud multo _post oppressus est factione militari_. Siccome tanto Girolamo quanto la Cronica Alessandrina fanno menzione del terzo anno di questo Cesare, che non principiava fino al 18. o 24. Settembre dell'anno 337, egli è chiaro che queste militari fazioni continuarono per più di quattro mesi.
[429] Ho riferito questo singolare aneddoto sull'autorità di Filostorgio _l. II. c. 16_. Ma se mai da Costanzo, o dagli aderenti di lui si usò tal pretesto, dipoi fu disprezzato, appena ebbe servito all'immediato loro disegno. Atanasio (_Tom. I p. 856_) fa menzione del giuramento, che Costanzo avea preso per la sicurezza de' suoi congiunti.
[430] _Coniugia sobrinarum diu ignorata tempore addito percrebuisse_. Tacit. _Annal. XII. 6._ e Lips. _Ib._ La rivocazione dell'antica legge, e la pratica di cinquecent'anni non furono bastanti a sradicare i pregiudizi de' Romani, che sempre risguardarono i matrimonj de' cugini germani come una specie d'imperfetto incesto (Augustin. _De civ. Dei XV. 6._); e Giuliano, il cui spirito era stravolto dalla superstizione e dall'ira, diffama queste non naturali parentele fra' propri di lui cugini coll'obbrobrioso epiteto di γαμὼν τε ου γαμον _nozze non nuziali_ (_Orat. VII p. 228_). La giurisprudenza de' canoni ha di poi restituita, e rinvigorita questa proibizione, senza però averla potuta introdurre nelle civili, o comuni leggi di Europa. Vedi a proposito di questi matrimonj Taylor _Leg. Civ. p. 331_. Brorer. _de Jur. Connub. l. II. c. 12_. Hericourt _Loix Eccles. P. III. c. 4_. Fleury _Inst. du Droit Can. Tom. I. p. 331. Paris 1767_ e Fra Paolo _Istor. del Conc. Trid. l. VIII_.
[431] Giuliano (_ad S. P. Q. Athen. p. 270_) accusa il suo cugino Costanzo di tutta la colpa di un macello, in cui era stato sì vicino a soccombere ei pure. Vien confermata la sua asserzione da Atanasio, che per ragioni di altro genere non era meno nemico di Costanzo (_Tom. I. p. 856._) Zosimo conviene nella medesima accusa; ma i tre abbreviatori Eutropio e i Vittori usano l'espressione molto temperata _sinente potius quam jubente; — incertum quo suasore — vi militum_.
[432] Euseb. _in vit. Const. l. IV. c. 69_. Zosim. _l. II. p. 1117_. Idat. _in Chron._ Vedi due note di Tillemont _Hist. des Emper. IV. p. 1086-1091_. Si fa menzione del regno del fratello maggiore in Costantinopoli solo nella Cronica Alessandrina.
[433] Agatia, che visse nel sesto secolo, è l'autore di questa istoria (_l. IV. p. 135. edit. Lovre_). Egli rilevò tali notizie da alcuni estratti delle Croniche persiane, che ottenne e tradusse l'interprete Sergio durante la sua ambasceria a quella Corte. La Coronazione della madre di Sapore, è similmente rammentata da Schikard (_Tarikk. p. 126_) e D'Herbelot (_Bibl. Orient. p. 763_).
[434] D'Herbelot. _Bibl. Or. p. 764_.
[435] Sesto Rufo c. 26 la di cui autorità in quest'occasione non è disprezzabile, afferma che i Persiani richiesero invano la pace, e che Costantino si preparava a marciar contro di loro; ma il peso maggiore della testimonianza d'Eusebio ci costringe ad ammettere, se non la ratifica, i preliminari almeno del trattato. Vedi Tillemont _Hist. des Emper. T. IV. p. 420_.
[436] Julian. _Orat. I. p. 20_.
[437] Julian. _Orat. I. p. 20, 21_. Mosè di Corene l. II. c. 8-9 l. III. c. 1-9. p 226-240. Il perfetto accordo fra gl'indeterminati cenni dell'Oratore contemporaneo e la circostanziata narrazione dell'Istorico nazionale dà lume all'uno e peso all'altro. Può anche osservarsi, rispetto all'autorità di Mosè, che si trova il nome d'Antioco pochi anni prima in un uffizio d'inferior dignità. Vedi Gotofred. _Cod. Theodos. Tom. IV. p. 350_.
[438] Ammiano XIV 4. fa una viva descrizione della vita vagabonda e predatoria de' Saraceni, che s'estendevano da' confini dell'Assiria fino alle cateratte del Nilo. Dalle avventure di Malco, che Girolamo riferisce in sì piacevol maniera, si rileva, che la pubblica strada fra Berea ed Edessa era infestata da questi ladroni. Ved. _Hieron. Tom. I. p. 256_.
[439] Noi prenderemo da Eutropio l'idea generale di questa guerra X. 10. _A Persis enim multa et gravia perpessus, saepe captis oppidis, obsessis urbibus, coesis exercitibus, nullumque et contra Saporem prosperum praelium fuit, nisi quod apud Singaram etc._ Quest'ingenua narrazione vien confermata da' cenni, che ne danno Ammiano, Rufo, e Girolamo. Le due primo Orazioni di Giuliano, e la terza di Libanio ce ne presentano una più lusinghiera pittura; ma la ritrattazione di ambedue quegli oratori dopo la morte di Costanzo, nel tempo che ci rimette in possesso della verità, infama il loro carattere e quello dell'Imperatore. Il Comentario di Spanemio sulla prima orazione di Giuliano contiene una profusa erudizione. Vedansi ancora le giudiziose osservazioni di Tillemont. _Hist. des Emper. Tom. IV. p. 656_.
[440] _Acerrima nocturna concertatione pugnatum est, nostrorum copiis ingenti strage confessis._ Ammiano XVIII. 5. Vedi anche Eutropio X. 10. e Sesto Rufo c. 27.
[441] Libanio _Orat. III. p. 133_ con Giuliano _Orat. I. p. 24_ ed il Coment. di Spanemio _p. 179_.
[442] Vedi Giuliano _Orat. I. p. 27_, _Orat. II. p. 62_ col Comentario di Spanemio (_p. 188-202_), che illustra le circostanze e determina l'epoca de' tre assedj di Nisibi. S'esaminano anche le date di essi dal Tillemont (_Hist. des Emper. Tom. IV. p. 668, 671, 674_) e qualche cosa s'aggiunge da Zosimo (_l. III. p. 151_) e dalla Cronica Alessandrina (_p. 290._)
[443] Sallust. _Fragm. LXXXIV. edit. Brosses._ Plutar. _in Lucul._ (_Tom. III. p. 184._) Nisibi è presentemente ridotta a centocinquanta case; le terre paludose producon riso, ed i fertili prati, fino a Mosul ed al Tigri, son coperti dalle rovine della città e de' villaggi. Vedi Niebuhr (_Viag. Tom. II. p. 300-309._)
[444] I miracoli, che Teodoro (_l. II. c. 30_) ascrive a S. Giacomo, Vescovo d'Edessa, furono almeno fatti per una causa che lo meritava, cioè per la difesa della patria. Egli comparve sulle mura in forma del Romano Imperatore, e mandò un'armata di zanzare a punger le trombe degli elefanti, e a sconfigger l'esercito del nuovo Sennacherib.
[445] Giulian. _Orat. I. p. 27_. Quantunque Niebuhr, (_Tom. II. p. 307_) assegni un gonfiamento molto considerabile al Migdonio, sopra del quale vide un ponte di dodici archi, nonostante è difficile di capire quanto paralello di un piccol ruscello con un gran fiume. Nella descrizione di queste stupende operazioni d'acqua si trovano molte circostanze oscure, e quasi non intelligibili.
[446] Noi dobbiamo a Zonara (com. II _l. XIII. p. 11_) la notizia di tale invasione de' Massageti, ch'è perfettamente coerente alla serie generale degli avvenimenti a' quali siamo condotti oscuramente dall'interrotta storia d'Ammiano.
[447] Si riferiscono le cause e gli avvenimenti di questa guerra civile con molta ambiguità e contraddizione. Io ho seguìto specialmente Zonara e Vittore il Giovane. Il monodio pronunziato in occasione della morte di Costantino (_ad calcem Eutropii edit. Havercamp._) potrebbe averci date molte notizie; ma la prudenza ed il cattivo gusto impegnarono l'Oratore a diffondersi in una vaga declamazione.
[448] _Quarum_ (_Gentium_) _obsides pretio quaesitos pueros venustiores, quod cultius habuerat, libidine hujusmodi arsisse pro certo habetur._ Se non si fosse reso pubblico il gusto depravato di Costante, Vittore il Vecchio, che occupava un posto considerabile nel regno del fratello di lui, non l'avrebbe asserito in termini sì positivi.
[449] Giuliano _Orat. I. et II_. Zosim. _l. II._ (_p. 134._) Vittore _nell'Epit._ V'è ragione di credere, che Magnenzio fosse nato in una di quelle colonie barbare, che Costanzo Cloro avea stabilite nella Gallia. La sua condotta può farci sovvenire del famoso patriotta Simone di Montfort, Conte di Leicester, che potè persuadere il buon popolo d'Inghilterra, ch'esso, Francese di nascita, aveva preso le armi par liberarlo dagli estranei favoriti.
[450] Quest'antica città era una volta fiorita col nome d'_Illiberis_ (Pompon. Mela II. 5.) La munificenza di Costantino le diede nuovo splendore, ed il nome della propria madre. Elena (che ha tuttavia il nome di Elne) divenne Sede Episcopale, ed il Vescovo di essa dopo lungo tempo trasferì la sua residenza a Perpignano, capitale del moderno Rossiglione. Vedi D'Anville (_Not. de l'anc. Gaul. p. 380._) Longuerue _Descript. de la Franc._ (_p. 223_) e la _Marca Ispanica_.
[451] Zosimo _l. II._ (_p. 119, 120_) Zonara _Tom. II. l. XIII._ (_p. 13_) e gli Abbreviatori.
[452] Eutropio (X. 10) rappresenta Vetranione con più moderazione, e probabilmente con più verità de' due Vittori. Esso era nato di oscuri parenti nelle più selvagge parti della Mesia; e la sua educazione era stata tanto negletta, che dopo il suo innalzamento studiò l'alfabeto.
[453] Giuliano descrive nella sua prima Orazione la dubbiosa e fluttuante condotta di Vetranione, ed accuratamente la spiega Spanemio, che discute la situazione ed il contegno di Costantina.
[454] Vedi Pietro Patrizio nell'_Excerpt. Legation._ (_p. 27_).
[455] Zonara (T. II l. XIII. p. 16.) La situazione di Sardica, vicina alla moderna città di Sofia, sembra meglio adattata a questo congresso, che la situazione o di Naisso o di Sirmio, dove si pone da Girolamo, da Socrate, e da Sozomeno.
[456] Vedi le due prime Orazioni di Giuliano, specialmente a _p. 31_ e Zosimo (_l. II p. 122._) La distinta narrazione dell'Istorico serve ad illustrare le diffuse ma indeterminate descrizioni dell'Oratore.
[457] Vittore il Giovane dà al suo esilio l'enfatico nome di _voluptarium otium_. Socrate (_l. II. c. 18_) è garante della corrispondenza coll'Imperatore la quale parrebbe provare che Vetranione era in vero _prope ad stultitiam simplicissimus_.
[458] _Eum Constantius .... facundiae vi dejectum imperio in privatum otium removit. Quae gloriam post natum Imperium soli processit eloquio, clementiaque etc._ Aurelio Vittore, Giuliano e Temistio adornano questo fatto co' più artificiosi e vivi colori della loro rettorica.
[459] Busbechio (_p. 112._) attraversò la bassa Ungheria e Schiavonia in un tempo, in cui erano esse ridotte quasi ad un deserto dalle reciproche ostilità de' Cristiani e de' Turchi. Pure con maraviglia rammenta l'insuperabile fertilità del terreno; ed osserva, che l'altezza dell'erba era sufficiente a nascondere un carro carico alla sua vista. Vedi anche Browne _Viagg._ nella Collezione di Harris. _Vol. II._ (_p. 762._ ec.).
[460] Zosimo fa un ampio racconto della guerra e della negoziazione (_l. II. p. 123-130_). Ma siccome non si dimostra nè soldato nè politico, la sua storia dee ponderarsi con attenzione, ed ammettersi con cautela.
[461] Questo riguardevole ponte, ch'è fiancheggiato con torri, e fondato su grossi pali di legno, fu costruito l'anno 1566 dal Sultano Solimano per facilitare la marcia de' suoi eserciti nell'Ungheria. Vedi Browne _Viagg._ e Busching _Sistem. di Geogr. Vol. II. p. 90_.
[462] Questa positura e le successive evoluzioni son chiaramente, sebbene in breve, descritte da Giuliano (_Orat. I. p. 36_).
[463] Sulpic. Sever. l. II. 405. L'Imperatore passò la giornata in preghiere con Valente, Vescovo Arriano di Mursa, che guadagnò la sua confidenza con annunciargli l'evento della battaglia. Il Tillemont (_Hist. des Emper. Tom. IV. p. 1110_) osserva molto a proposito il silenzio di Giuliano rispetto al personal valore di Costanzo nella battaglia di Mursa. Il silenzio dell'adulazione qualche volta equivale alla più positiva ed autentica prova.
[464] Giuliano _Orat. I. p. 36_ ed _Orat. II. p. 59, 60_. Zonara _Tom. II. l. XIII. p. 17_. Zosim. l. II. _p. 130, 133_. Quest'ultimo celebra la destrezza dell'arcier Menelao, che poteva scagliare tre dardi nel medesimo tempo; vantaggio, che secondo la sua idea degli affari militari, materialmente contribuì alla vittoria di Costanzo.