Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 03
Part 23
[226] Seicento centinaia, o sessantamila libbre d'oro. Tal somma è presa da Codino _Antiq. Const. p. 11_. Ma questo disprezzabile Autore, a meno che non abbia tratta la sua relazione da qualche sorgente più pura, non sarebbe probabilmente stato capace di contare in una maniera così disusata.
[227] Quanto alle foreste del Mar Nero vedasi Tournefort _Lett. XVI_. Quanto alle cave di marmo di Proconneso, vedi Strabone _l. XIII. p. 588_. Queste ultime avevan già somministrato i materiali alle grandiose fabbriche di Cizico.
[228] Vedi _Cod. Theod. lib. XIII. Tit. IV. leg. 1_. La data di questa legge è dell'anno 334 e fu indirizzata al Prefetto dell'Italia, la giurisdizione del quale s'estendeva sull'Affrica. Merita d'esser consultato il Comentario del Gotofredo sopra tutto il Titolo.
[229] _Constantinopolis dedicatur pene omnium Urbium nuditate: Hieronym. Chron. p. 181_. Vedi Codin. _p. 8, 9_. L'autore delle Antichità Cost. _l. III_ (appresso Banduri _Imp. Orient. Tom. I. p. 41_) enumera Roma, Sicilia, Antiochia, Atene ed una lunga lista di altre città. Può supporsi che le Provincie della Grecia e dell'Asia minore avranno somministrato il più ricco bottino.
[230] _Hist. Comp. p. 369._ Esso descrive la statua, o piuttosto il busto d'Omero con sì fino gusto, che chiaramente indica, che Cedreno copiò lo stile d'un secolo più fortunato.
[231] Zosimo _l. II. p. 106. Cronic. Alessand. o Pasqual. p. 284_. Du Cange _Const. l. I. c. 24_. Anche quest'ultimo scrittore pare, che confonda il Foro di Costantino coll'Augusteo, o corte del Palazzo. Io non sono ben sicuro, se abbia precisamente distinto quel che appartiene all'uno ed all'altro.
[232] Pocock porge la descrizione più tollerabile di tal colonna, _Descriz. d'Orient. vol. II. Part. II. p. 131_, ma essa in molti luoghi è tuttavia oscura, e non soddisfa pienamente.
[233] Du Cange _Const. l. I. c. 24. p. 76_, e le sue _not. ad Alexiad. p. 382_. La statua di Costantino o d'Apollo fu abbattuta nel tempo di Alessio Comneno.
[234] Tournefort (_Lett. XII._) considera l'Atmeidan 400 passi. Se intende passi geometrici di sette piedi l'uno, sarebbe stato lungo 300 tese, intorno a quaranta più lungo del gran Circo di Roma. Vedi Danville _Misur. Itiner. p. 72_.
[235] Se i custodi delle reliquie più sante potessero addurre una serie di prove, quali si possono allegare in quest'occasione, ne sarebbero ben essi contenti. Vedi Banduri _ad antiquit. Const. p. 668_. Gyll. _de Bizant. l. II. c. 13_. 1. Può in primo luogo provarsi l'originale consacrazione del tripode, e della colonna nel tempio di Delfo coll'autorità d'Erodoto e di Pausania; 2. Zosimo Pagano si trova d'accordo co' tre Storici Ecclesiastici, Eusebio, Socrate e Sozomeno in asserire, che per ordine di Costantino furon trasportati a Costantinopoli gli ornamenti sacri del tempio di Delfo; e fra gli altri espressamente si nomina la colonna serpentina dell'Ippodromo. 3. Tutti i viaggiatori Europei, che sono stati a Costantinopoli da Buondelmonti fino a Pocock, la descrivono nel medesimo luogo, e quasi nell'istessa maniera; e le differenze, che si trovan fra loro, non nascono che dalle ingiurie che ha sofferto da' Turchi. Maometto II. con un colpo di scure spezzò la mascella di sotto ad uno de' serpenti. Thevenot _l. I. c. 17_.
[236] Da' Greci fu adottato il nome Latino di _cochlea_, e frequentemente s'incontra nell'istoria Bizantina. Du Cange _Const. l. II. c. 1. p. 104_.
[237] Vi sono tre punti topografici, che indicano la situazione del Palazzo; 1. La scala che lo faceva comunicare coll'Ippodromo o Atmeidan, 2. Un piccolo porto artificiale sulla Propontide, da cui salivasi facilmente per una serie di scalini di marmo a' giardini del Palazzo, 3. L'Augusteo, ch'era una spaziosa corte, un lato della quale veniva occupato dalla facciata del palazzo, e l'altro dalla chiesa di Santa Sofia.
[238] Zeusippo era un epiteto di Giove, ed i bagni facevano una parte dell'antico Bizanzio. Du Cange non ha sentito la difficoltà di determinarne la vera situazione. L'Istoria par che gli unisca con S. Sofia, e col palazzo; ma la pianta originale, inserita nel Banduri, li pone dall'altra parte della città, vicino al porto. Quanto alle loro bellezze, vedi _Chron. Paschal. p. 285_ e Gyll. _de Byzan. l. II. c. 7_. Cristodoro (_Antiquit. Const. l. VII_) compose delle iscrizioni in versi per ogni statua. Egli era un poeta Tebano di nascita non men che d'ingegno _Boeotum in crasso jurares aere natum_.
[239] Vedi la _notizia ec._ Roma una volta contava 1780 grandi case _domus_; ma bisogna che tal parola avesse un significato più ampio. In Costantinopoli non si fa menzione d'_Insulae_. La Capitale antica conteneva 424 strade, la nuova 322.
[240] Luitprand. _Legat. ad Imperat. Niceph. p. 153_. I Greci moderni hanno stranamente sfigurate le antichità di Costantinopoli. Sarebbero scusabili gli sbagli degli scrittori Turchi o Arabi, ma fa stupore, che i Greci, che avevano tra le mani autentici materiali, conservati nella lor propria lingua, preferissero la finzione alla verità, e le favolose tradizioni alla storia genuina. In una sola pagina di Codino posson contarsi dodici imperdonabili errori, quali sono la riconciliazione di Severo e di Negro, il matrimonio tra il figlio dell'uno e la figlia dell'altro, l'assedio di Bizanzio fatto da' Macedoni, l'invasione de' Galli, che richiamò Severo a Roma, i sessant'anni che scorsero dalla morte di lui alla fondazione di Costantinopoli ec.
[241] Montesquieu, _Grand. et decad. des Rom. c. 17_.
[242] Temist. _Orat. III. p. 48. Edit. Hardouin_. Sozomeno _l. II. c. 3_. Zosimo _l. II. p. 107_. Anon. Vales. _p. 715_. Se dovessimo prestar fede a Codino (_p. 10_) Costantino fabbricò le case pei Senatori sul medesimo esatto disegno de' loro palazzi di Roma, e diede ad essi ugualmente che a se medesimo il piacere d'una gradita sorpresa; ma tutta quell'istoria è piena di finzioni e di insussistenti racconti.
[243] Fra le Novelle dell'Imperator Teodosio il Giovane al fine del Codice Teodosiano (_Tom. VI Nov. 12._) si trova la legge con cui quell'Imperatore, nell'anno 438, abolì tali concessioni. Il Tillemont (_Hist. des Emper. Tom. IV. p. 37_) ha evidentemente sbagliato intorno alla natura di questi beni. La medesima condizione, che si sarebbe con ragione stimata un peso, qualora fosse stata imposta su' beni de' privati, si riceveva come un favore quand'era accompagnata dalla concessione di fondi Imperiali.
[244] Gillio (_de Byzant l. I. c. 3._) raccoglie, e connette fra loro i passi di Zosimo, di Sozomeno e di Agatia, che riferiscono l'accrescimento, e le fabbriche di Costantinopoli. Sidonio Apollinare (_in Panegyr. Anthem. 56. p. 291. Edit. Sirmond_) descrive le moli, che furono gettate molto avanti nel mare: formavansi queste dalla famosa pozzolana che indura nell'acqua.
[245] Sozomeno _l. II. c. 3_. Filostorg. _l. II. c. 9_. Codino _Antiquit. Const. p. 8_. Si rileva da Socrate (_l. II. c. 13._) che la quotidiana distribuzione della città consisterà in ottanta migliaia di σιτου, che o si può tradur con Valesio per _modj_ di _grano_, o supporre ch'esprima il numero de' pani, che si dispensavano.
[246] Vedi _Cod. Theodos. lib. XIII e XIV e Cod. Justin. Ed. XII. Tom. II. p. 648. edit. Genev._ Si veda il bel lamento di Roma nel Poema di Claudiano _de bello Gildon. v. 46-64_.
_Cum subiit par Roma mihi, divisaque sumpsit_ _Aequales Aurora togas; Aegyptia rura_ _In partem cessere novam._
[247] Si fa menzione de' rioni di Costantinopoli nel codice di Giustiniano, e sono particolarmente descritti nella Notizia di Teodosio il Giovane; ma siccome gli ultimi quattro di essi non son compresi nelle mura di Costantino, si può dubitare se tal divisione della città riferir debbasi al fondatore.
[248] _Senatum constituit secundi ordinis;_ claros _vocavit. Anonym. Valesian. p. 715._ I Senatori della vecchia Roma avevano il titolo di _Clarissimi_. Vedasi una curiosa nota di Valesio _ad Ammian. Marcellin. XXII. 9_. Dall'epistola undecima di Giuliano apparisce, che si risguardava il posto di Senatore piuttosto come un peso, che come un onore; ma l'Abbate della Bletterie (_Vit. di Giovian. Tom. II. p. 371_) ha dimostrato che questa lettera non può riferirsi a Costantinopoli. Non potremmo noi leggere invece del celebre nome di Βυζαντιοις l'oscuro ma più probabile vocabolo Βισανθηνοις? Bisanto, o Redesto (adesso Rodosto) era una piccola città marittima della Tracia. Vedi _Steph. Byzant. de Urbibus p. 225_ e _Cellar. Geograph. Tom. I. p. 849_.
[249] _Cod. Theodos. l. XIV. 13._ Il Comentario di Gotofredo (_Tom. V. p. 220_) è lungo ma oscuro; ed in verità non è facile il determinare in che consistesse il Gius Italico, dopo che fu comunicata a tutto l'Impero la libera cittadinanza Romana.
[250] Giuliano (_Orat. I. p. 8_) celebra Costantinopoli come non meno superiore ad ogni altra città, di quel che fosse inferiore all'istessa Roma. Il dotto di lui Comentatore (_Spanem. p. 75._ ec.) giustifica questa maniera di parlare con varj esempi simili di Autori contemporanei, Zosimo non meno che Socrate e Sozomeno fiorirono dopo la divisione dell'impero, fatta fra due figli di Teodosio, la quale stabilì una perfetta uguaglianza fra la Capitale antica e moderna.
[251] Codino (_Antiquit. p. 8_) asserisce, che furon gettati i fondamenti di Costantinopoli nell'anno del mondo 5837 (dell'Era volg. 329) il dì 26 settembre, e che fu fatta la dedicazione della città negli 11 Maggio 5838 (330 di Cristo). Egli pretende di connettere queste date con altr'epoche caratteristiche, ma si contraddicono l'una coll'altra: l'autorità di Codino è di piccolo peso, e lo spazio, ch'egli assegna, dee sembrare insufficiente. Giuliano (_Orat. I. p. 8_) fissa il termine di dieci anni, e Spanemio (p. 69-759) procura di stabilirne la verità coll'aiuto di due passi presi da Temistio (_Orat. IV p. 58_), e da Filostorgio (_l. II c. 9_) e tal tempo si conta dall'anno 324 al 334. Intorno a questo punto di cronologia son tra loro divisi i moderni critici, ed i varj lor sentimenti vengono con molt'accuratezza discussi dal Tillemont (_Hist. des Emper. Tom. IV. p. 619-625_).
[252] Temist. _Orat. III. p. 47_. Zosimo _l. II. p. 108_. Costantino medesimo in una delle sue leggi (_Cod. Theod. l. XV. Tit. 1._) manifesta la sua impazienza.
[253] Può vedersi il più antico e pieno racconto di tale straordinaria ceremonia nella Cronica Alessandrina p. 285. Tillemont, e gli altri amici di Costantino, offesi dall'aria di Paganesimo, che sembra indegna di un Principe Cristiano, avevan ragione di risguardarla come dubbiosa, ma non avevano perciò diritto di ometterla affatto.
[254] Sozomeno _l. II. c. 2_. Du Cange _C. P. l. I. c. 6_. _Velut ipsius Romae filiam_ dice S. Agostino _de civit. Dei l. V. c. 25_.
[255] Eutrop. _l. X. c. 8_. Giuliano _Orat. 1. p. 8_. Du Cange C. P. I. c. 5. Si trova il nome Costantinopoli nelle medaglie di Costantino.
[256] Il vivace Fontenelle (_Dial. de' Morti XII._) affetta di derider la vanità dell'ambizione umana, e par che trionfi per essere andato a voto il disegno di Costantino, l'immortale cui nome, dice, che adesso s'è perduto nella volgar denominazione d'_Istambol_, che è una corruzione che fanno i Turchi delle parole εις την πογιν (alla città). Ma sempre si conserva il nome originale di Costantinopoli: in primo luogo, appresso le nazioni dell'Europa, 2. appresso i Greci moderni, 3. appresso gli Arabi, gli scritti de' quali sono sparsi per l'ampio tratto delle loro conquiste nell'Asia e nell'Affrica. Vedi d'_Herbelot. Bibliot. Orient. p. 275_. Finalmente appresso i Turchi più culti, e l'Imperatore medesimo ne' pubblici suoi decreti. Cantemir _Istor. Ottom. p. 51_.
[257] Il Codice Teodosiano fu promulgato nell'anno di Cristo 438. Vedi i Prolegomeni del Gotofredo _c. 1. p. 385_.
[258] Il Pancirolo, nell'elaborato suo Comentario, assegna alla _Notizia_ una data quasi simile a quella del Codice Teodosiano; ma le sue prove o piuttosto congetture sono sommamente deboli. Io sarei anzi inclinato a porre quest'utile opera nel tempo, che passò fra l'ultima divisione dell'Impero (an. 395), e l'invasione fatta con buon successo da' Barbari nelle Gallie (an. 407.) Vedi _Hist. des anc. Peupl. de l'Europe Tom. VII. p. 40_.
[259] _Scilicet externae superbiae sueto, non inerat notitia nostri_ (forse _nostrae_); _apud quos vis imperii valet, inania transmittuntur._ Tacit. _Annal. XV. 31_. Può vedersi la degradazione dallo stile di libertà e di semplicità a quello di formalità e di servitù nelle lettere di Cicerone, di Plinio e di Simmaco.
[260] L'Imperator Graziano dopo d'aver confermato una legge di precedenza, pubblicata da Valentiniano, padre di sua _Divinità_, così prosegue: _Si quis igitur, indebitum sibi locum usurpaverit, nulla se ignoratione defendat; sitque plane sacrilegii reus, qui divina praecepta neglexerit, Cod. Theodos. lib. VI. Tit. V. leg. 2_.
[261] Vedasi la _Notit. Dignitat._ al fine del Codice Teodos. _Tom. VI. p. 316_.
[262] Pancirolo _ad Notitiam utriusq. Imper. p. 39_. Ma le sue spiegazioni son oscure, ed egli non distingue abbastanza gli emblemi puramente dipinti, dall'effettive insegne d'uffizio.
[263] Nelle Pandette, che possono riferirsi a' regni degli Antonini, l'ordinario e legittimo titolo d'un Senatore è _Clarissimus_.
[264] Pancirol. _p. 12-17_. Io non ho creduto di dover fare menzione alcuna de' due gradi minori _Perfectissimus_ ed _Egregius_, che si davano anche a molti non innalzati alla dignità Senatoria.
[265] _Cod. Theod. lib. VI. Tit. VI._ Con la più minuta esattezza si determinano le regole di precedenza dagl'Imperatori; e con ugual prolissità vengono illustrate dal dotto interprete di esse.
[266] _Cod. Theodos. lib. VI. Tit. XXII_.
[267] Ausonio (_in Gratiar. Action._) s'estende vilmente su questa indegna specie di luogo oratorio, che vien maneggiato con un poco più di libertà e d'ingenuità da Mamertino. _Paneg. Vet. XI. 16, 19._
[268] _Cum de Consulibus in annum creandis solus mecum volutarem... te Consulem et designavi et declaravi, et priorem nuncupavi_: queste sono alcune dell'espressioni usate dall'Imperat. Graziano verso il poeta Ausonio suo precettore.
[269]
_Immanesque... dentes,_ _Qui secti ferro in tabulas auroque micantes,_ _Inscripti rutilum coelato Consule nomen_ _Per proceres et vulgus eant._
Claud. _in II. Consul. Stilic. 456._
Montfaucon ha pubblicato alcune di queste tavolette, o dittici. Vedi il _Supplem. all'Antich. spieg. Tom. III. p. 220._
[270]
_Consule laetatur post plurima saecula viso_ _Pallanteus apex: agnoscunt rostra curules_ _Auditas quondam proavis: desuetaque cingit_ _Regius auratis Fora fascibus Ulpia lictor._
Claudian. _in VI. Cons. Honor. 643._
Dal regno di Caro fino al sesto Consolato d'Onorio si trova un intervallo di centovent'anni, nel qual tempo gl'Imperatori furono sempre il primo di Gennaio assenti da Roma. Vedi la _Cronolog. di Tillemont Tom. III. IV. e V._
[271] Vedi Claudiano _in Cons. Prob. et Olybrii 178 etc. et in IV. Cons. Honor. 585 etc._ quantunque, rispetto a quest'ultimo, non è facile il distinguer gli ornamenti dell'Imperatore da quelli del Console. Ausonio ricevè dalla liberalità di Graziano una _veste palmata_ o abito di Ceremonia, in cui era ricamata la figura dell'Imperator Costanzo.
[272]
_Cernis et armorum proceres legumque potentes:_ _Patricios sumunt habitus, et more Gabino_ _Discolor incedit legio, positisque parumper_ _Bellorum signis sequitur vexilla Quirini._ _Lictori cedunt aquilae, ridetque togatus_ _Miles, et in mediis effulget Curia Castris?_
Claud. _in IV. Cons. Honor. 5._
_.... Strictasque procul radiare secures._
_In. Cons. Prob. 229._
[273] Vedi Vales. _ad Ammian. Marcell. l. XXII. c. 7._
[274]
_Auspice mox latum sonuit clamora Tribunal,_ _Te fastos ineunt quater; solemnia ludit_ _Omnia libertas; deductum vindice morem_ _Lex celebrat, famulusque jugo laxatus herili_ _Ducitur, et grato remeat securior ictu,_
Claud. _in IV. Cons. Honor. 611._
[275] _Celebrant quidem solemnes istos dies omnes ubique urbes, quae sub legibus agunt; et Roma de more et Constantinopolis de imitatione, et Antiochia pro luxu, et discincta Carthago, et domus flaminis Alexandria, sed Treviri Principis beneficio. Auson in gratiar. act._
[276] Claudiano (_in Cons. Mall. Theodor. 279-331_) descrive con vivace ed immaginosa maniera i diversi giuochi del circo, del teatro e dell'anfiteatro, dati da' nuovi Consoli. Ma eran già stati proibiti i sanguinosi combattimenti de' gladiatori.
[277] Procop. _in Histor. arcan. c. 26._
[278] _In consulatu honos sine labore suscipitur._ Mamertino _in Paneg. Vet. XI. 2._ Questa esaltata idea del Consolato è presa da un'orazione (_II. p. 107_) che recitò Giuliano nella servil Corte di Costanzo. Vedi l'Ab. della Bleterie (_Memoir. de l'Acad. Tom. XXIV. p. 289_) che si studia di cercare i vestigi dell'antica costituzione, e che li trova qualche volta nella fertile sua fantasia.
[279] Le leggi delle XII Tavole proibirono i matrimoni fra i Patrizi e i Plebei; e le uniformi operazioni della natura umana possono assicurare, che il costume sopravvisse alla legge. Vedasi appresso Livio (IV. 1-6) l'orgoglio di famiglia innalzato dal Console ed i diritti del genere umano sostenuti dal Tribuno Canuleio.
[280] Vedansi le vivaci pitture, che fa Sallustio nella guerra Giugurtina dell'orgoglio de' nobili, e fino del virtuoso Metello che non poteva soffrire, che si dovesse dar l'onore del Consolato all'oscuro merito del suo Luogotenente Mario (c. 64.) Dugento anni prima, la stirpe de' Metelli stessi era confusa fra i plebei di Roma; e dall'etimologia del loro nome _Caecilius_, vi è motivo di credere, che quegli altieri nobili derivassero la lor origine da un venditore di viveri.
[281] Nell'anno di Roma 800 vi rimanevan ben poche, non solo delle antiche famiglie patrizie, ma anche di quelle, ch'erano state creato da Cesare e da Augusto. (Tacit. _Annal. XI. 25._) La famiglia di Scauro (ch'era un ramo della patrizia degli Emilj) erasi ridotta in uno stato sì basso, che suo padre, il quale s'esercitava nel commercio del carbone, non gli lasciò che dieci schiavi, e qualche cosa meno di seicento zecchini. (Valer. Massim. l. IV. c. 4. n. 11. Aurel. Vitt. _in Scaur._) Il merito però del figlio salvò la famiglia dall'obblivione.
[282] Tacito _Annal. XI 25._ Dione Cass. l. LII p. 693. Le virtù d'Agricola, che fu creato patrizio dall'Imperator Vespasiano, rifletterono l'onore sopra quell'antico Ordine: ma i suoi antenati non oltrepassavano la nobiltà equestre.
[283] Sarebbe stata quasi impossibile questa mancanza, se fosse vero, come Casaubono costringe Aurelio Vittore ad affermare (_ad Sueton. in Caesar. c. 42._ vedi _Hist. Aug. p. 203_ e Casaubono _Comment. p. 220_) che Vespasiano creò in una volta mille famiglie patrizie. Ma tale stravagante numero è troppo anche per tutto l'Ordine Senatorio, se non vi si voglian comprendere tutti i cavalieri Romani distinti colla permissione di portare il laticlavo.
[284] Zosim. _lib. II. p. 118_ e Gotofred. _ad Cod. Theod. l. VI. Tit. VI._
[285] Zosim. _l. II. p. 109-118_. Se non avessimo per buona avventura questo soddisfacente ragguaglio della divisione del potere, e delle province de' Prefetti del Pretorio, saremmo spesse volte restati perplessi fra' copiosi particolari del _Codice_ e la circostanziata minutezza della _Notizia_.
[286] _A Praefectis autem Praetorio provocare non sinimus_ dice Costantino medesimo in una legge del _Cod. Giustin. lib. VII. Tit. LXII. leg. 19_. Carisio, Giurisconsulto del tempo di Costantino (Heinec. _Hist. Jur. Rom. pag. 349_), che risguarda questa legge come un fondamental principio di Giurisprudenza, paragona i Prefetti del Pretorio a' Generali di cavalleria degli antichi Dittatori. _Pandect. l. I. Tit. XI._
[287] Allorchè nello Stato già esausto dell'Impero, Giustiniano volle instituire un Prefetto del Pretorio per l'Affrica, gli assegnò un salario di cento libbre d'oro _Cod. Justinian. l. I. Tit. XXVII. leg. 1._
[288] Tanto per questa che per le altre dignità dell'Impero potrem riportarci agli ampi Comentari del Pancirolo, e del Gotofredo, che hanno diligentemente raccolti, e posti con esattezza in ordine tutti i materiali sì legali, che istorici su tal articolo. Il Dott. Howell (_Istor. del Mond. Vol. II. p. 24-77_) da questi Autori ha formato un compendio molto distinto dello Stato del Romano Impero.
[289] Tacit. _Annal. IV. 11_. Euseb. _in Chron. p. 155_. Dione Cassio nell'oraz. di Mecenate (_t. VII. p. 675_) descrive quali prerogative al suo tempo aveva il Prefetto di Roma.
[290] La fama di Messala fu appena corrispondente al suo merito. Nella sua più fresca gioventù fu raccomandato da Cicerone all'amicizia di Bruto. Egli seguì le bandiere della Repubblica, finchè furon vinte ne' campi di Filippi; ed allora accollò e meritò il favore del più moderato de' conquistatori, nè lasciò di sostener la sua libertà e dignità nella Corte di Augusto. La conquista dell'Aquitania giustificò il trionfo di lui. Disputò, come oratore, a Cicerone medesimo la palma dell'eloquenza. Messala coltivò tutte le muse, ed era il protettore d'ogni bell'ingegno. Impiegava egli le sue serate in filosofiche conversazioni con Orazio; ponevasi a tavola in mezzo a Delia e Tibullo; e si prendeva piacere d'incoraggiare i talenti poetici del giovane Ovidio.
[291] _Incivilem esse potestatem contestans_, dice il Traduttore d'Eusebio. Tacito esprime la medesima idem con altre parole; _quasi nescius exercendi_.
[292] Vedi Lipsio _Excurs. D. ad. I. Lib. Tacit. Annal._
[293] Heinec. _Elem. Jur. Civ. secund. ord. Pandect. Tom. I. p. 70_. Vedi anche Spanemio _De us. Numism. Tom. II. Diss. X. p. 119_. Nell'anno 450 Marciano pubblicò una legge, con cui stabilì, che ogni anno tre cittadini fossero eletti dal Senato, ma col loro assenso, Pretori di Costantinopoli. _Cod. Justin. l. I. Tom. XXXIX. leg. 2._
[294] _Quidquid igitur intra urbem admittitur ad P. U. videtur pertinere, sed et si quid intra centesimum milliarium._ Ulpian. _in Pandect. l. I. Tit. XIII. n. 1_. Egli prosegue ad enumerare i diversi uffizi del Prefetto, che nel Cod. di Giustiniano (_lib. I. Tit. XXXIX. leg. 3_) si dichiara dover precedere e comandare a tutte le magistrature civili _sine injuria ne detrimento honoris alieni_.
[295] Oltre le nostre solite guide, possiam osservare, che felice Contelorio fece un trattato a parte _De Praefecto Urbis_ e che nel decimoquarto libro del Codice Teodosiano si trovano molte curiose particolarità relativamente alla polizia di Roma e di Costantinopoli.
[296] Eunapio asserisce, che il Proconsole dell'Asia era indipendente dal Prefetto, lo che per altro si deve intendere con qualche limitazione: egli è fuor di dubbio che non riconosceva giurisdizione del Vice-Prefetto. Pancirolo, _p. 161_.
[297] Il Proconsole dell'Affrica aveva quattrocento apparatori; i quali tutti ricevevano stipendi o dal tesoro Imperiale o dalla Provincia. Vedi Pancirolo, p. 26 ed il Cod. Giustin. _l. XII. Tit. LVI. LVII._
[298] Trovavasi parimente in Italia il _Vicario_ di Roma: e si è molto disputato, se la sua giurisdizione si contenesse nelle cento miglia dalla città, o s'estendesse sopra le dieci Province meridionali dell'Italia.
[299] Fra le opere del celebre Ulpiano ve n'era una in dieci libri intorno all'uffizio del Proconsole, i doveri del quale, quanto alla sostanza, eran gli stessi che quelli d'un ordinario Governator di Provincia.
[300] I Presidenti o Consolari potevano imporre soltanto la pena di due once; i Vice-prefetti di tre; i Proconsoli, il conte di Oriente, ed il Prefetto d'Egitto di sei. Vedi Heinec. Jur. Civ. _Tom. I. p. 75._ Pandect. _L. LXVIII. Tit. XIX. n. 8._ Cod. Justinian. _L. I. Tit. LIV. leg. 4. 6._