Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 02
Part 26
[457] _Mosheim. de rebus Christ. ante Constantinum_ M. p. 153. In quest'opera magistrale, ch'io avrò occasione di citare frequentemente, egli parla con molta maggior estensione dello stato della primitiva Chiesa, di quel che abbia luogo di farlo nella sua Storia generale.
[458] Euseb. (l. III. c. 5.) Le Clerc. (_Hist. Eccl._ p. 605.) Nel tempo di quest'accidentale assenza la Chiesa di Pella col proprio Vescovo ritenne sempre il nome di Gerusalemme. Nella istessa guisa i Pontefici Romani risederono per settant'anni in Avignone, ed i Patriarchi d'Alessandria da gran tempo han trasferito al Cairo la sede loro Episcopale.
[459] Dion. Cassio (l. LXIX). Attesta l'esilio della nazione Giudaica da Gerusalemme Aristone di Pella (_ap. Enseb._ l. IV. c. 6) e ne fanno menzione molti scrittori ecclesiastici: sebbene alcuni di loro estendano troppo incautamente questa proibizione a tutta la Palestina.
[460] Euseb. (l. IV. c. 6). Sulpic. Severo. II. 31. Mosemio confrontando insieme i loro imperfetti racconti (p. 327) ha formata una ben distinta istoria delle circostanze, e de' motivi di questa rivoluzione.
[461] Sembra che le Clerc (_Hist. Eccl._ p. 477, 535.) abbia raccolto da Eusebio, Girolamo, Epifanio, ed altri scrittori, tutte le principali circostanze relative a' Nazareni o Ebioniti. Per la natura stessa delle lor opinioni si divisero ben presto in due Sette, una più rigorosa, l'altra più dolce; e v'è qualche motivo di congetturare, che la famiglia di Gesù Cristo si trovasse fra' membri almeno del secondo più moderato partito.
[462] Alcuni scrittori han voluto creare un Ebione, immaginario autore della Setta, e del nome di essi: ma con maggior sicurezza può credersi all'erudito Eusebio che al veemente Tertulliano, o al credulo Epifanio. Secondo le Clerc, la parola Ebraica _Ebionim_ corrisponde alla Latina _Paupares_. Vedi (_Hist. Eccl._ p. 477.)
[463] Vedi il Dialogo molto curioso di Giustino martire con Trifone giudeo. Seguì conferenza fra loro in Efeso al tempo di Antonino Pio, a circa venti anni dopo il ritorno della Chiesa di Pella in Gerusalemme. Per questa data si consulti ciò che nota diligentemente il Tillemont (_Memoir. Eccles._ Tom. II. p. 54).
[464] Fra tutte le Sette Cristiane quella dell'Abissinia è la sola, che sempre osserva i riti Mosaici (Ist. Ecclesiast. di Etiopia di Geddes, e dissertazione di le Grand sulla relazione del P. Lobo). L'eunuco della Regina Candace potrebbe somministrare qualche sospetto; ma siccome siam certi (Socrat. I. 19; Sozomen. II. 24. _Ludolph._ p. 281) che gli Etiopi non furon convertiti prima del quarto secolo, è più ragionevol di credere ch'essi venerassero il sabbato, e distinguessero i cibi vietati ad imitazione de' Giudei, che molto per tempo si erano stabiliti sopra ambe le rive del Mar Rosso. Era stata praticata la circoncisione da' più antichi Etiopi per motivi di pulizia e di salute, come sembra esser dimostrato nelle Ricerche filosofiche su gli Americani. (Tom. II. p. 117).
[465] Beausobre (_Hist. du Manicheisme_ l. I. c. 3) ha determinato le lor' obbiezioni, specialmente quelle di Fausto, avversario di Agostino, colla più dotta imparzialità.
[466] _Apud ipsos fides obstinata, misericordia in promptu: adversus omnes alios hostile odium._ Tacit. (_Hist._ V. 5). Sicuramente avea Tacito riguardato gli Ebrei con occhio troppo favorevole. La lettura di Gioseffo avrebbe potuto distrugger l'antitesi.
[467] Il Dottore Burnet (_Archaeolog._ l. II. c. 7) ha discusso i primi capitoli della Genesi con troppa libertà ed acutezza.
[468] I Gnostici più moderati risguardavano Jeova, il Creatore, come un ente di una natura di mezzo fra quella di Dio, e del Demonio. Altri lo confondevano col principio cattivo. Si consulti il secondo secolo dell'Istoria generale di Mosemio, che fa una breve ma assai distinta narrazione degli strani lor pensamenti su tal soggetto.
[469] Vedi Beausobre _Histoire du Manicheisme_ (_liv._ I. c. 4.) Origene e S. Agostino si contano fra gli allegoristi.
[470] Hegesipp. presso Eusebio (l. III. 32. IV. 22.) Clement. Aless. Strom. VII. 17.
[471] Relativamente ai Gnostici del secondo e del terzo secolo, Mosemio è ingegnoso ed ingenuo; le Clerc pesante, ma esatto; Beausobre quasi sempre apologista; e v'è gran motivo di temere, che i primitivi Padri siano bene spesso calunniatori.
[472] Vedi i cataloghi d'Ireneo e d'Epifanio. Bisogna confessare però, che questi Scrittori erano inclinati a moltiplicare il numero delle Sette, che opponevansi all'_unità_ della Chiesa.
[473] Eusebio (l. IV. c. 15, ) Sozomeno (lib. II. c. 32). Vedasi appresso Bayle, nell'articolo _Marcione_, un curioso ragguaglio di una disputa su tal articolo. Parrebbe, che alcuni fra i Gnostici (vale a dire i Basilidiani) evitassero, ed anche ricusassero l'onor del martirio. Le lor ragioni erano singolari ed astruse. Vedi Mosem. p. 359.
[474] Vedasi un passo molto considerabile di Origene (_Proem. ad Lucam._). Quest'istancabile scrittore, che avea consumata la propria vita nello studio delle Scritture, per la loro autenticità si riferisce all'inspirata autorità della Chiesa. Egli era impossibile, che i Gnostici potessero ammettere i presenti nostri Evangeli, una gran parte dei quali (specialmente rispetto alla Risurrezione di Cristo) è direttamente, e come può sembrare, a bella posta formata contro le opinioni lor favorite. Ond'è alquanto singolare che Ignazio (_Epist. ad Smirn. Patr. Apost._ Tom. II. p. 34) volesse far uso di una dubbiosa ed incerta tradizione, piuttosto che citare la sicura testimonianza degli Evangelisti.
[475] _Faciunt favos et vespae; faciunt ecclesias et Marcionitae._ Questa è la forte espressione di Tertulliano, che io son costretto di citare a memoria. Al tempo di Epifanio (_adv. Haeres._ p. 302) i Marcioniti eran molto numerosi nell'Italia, nella Siria, nell'Egitto, nell'Arabia, e nella Persia.
[476] Agostino somministra un memorabil esempio di questo successivo progresso dalla ragione alla fede. Esso fu per molti anni impugnato nella setta de' Manichei.
[477] L'unanime sentimento della primitiva Chiesa è molto chiaramente spiegato da Giustino martire (_Apolog. Major._), da Atenagora (_Legat._ c. 22. ec.), da Lattanzio (_Inst. Divin._ II. 14-19).
[478] Tertulliano (_Apol._ c. 23) allega la confessione degli stessi Demonj, ogni volta che venivano tormentati dagli Esorcisti Cristiani.
[479] Tertulliano ha composto un rigidissimo trattato contro l'idolatria per cautelare i suoi fratelli dal continuo pencolo di cadervi. _Recogita sylvam, et quantae latitant spinae. De Corona Militis_ c. 10.
[480] Il Senato Romano si adunava sempre in un Tempio o in altro luogo consacrato (Aul. Gellio XIV). Avanti di entrare in materia, ogni Senatore versava una porzione di vino e d'incenso sopra l'altare. Sueton. _in August._ c. 35.
[481] Vedi Tertulliano _De spectaculis_. Questo rigoroso riformatore non si dimostra più indulgente per una tragedia d'Euripide, che per un combattimento di gladiatori. L'offende specialmente la maniera di vestir degli attori; questi coll'uso di alti coturni tentavano _empiamente_ di accrescere un cubito alla loro statura (c. 23).
[482] Si può trovare appresso tutti i Classici l'antica usanza di chiudere i conviti con libazioni. Socrate e Seneca diedero negli ultimi loro momenti un nobil esempio di tal costume. _Postquam stagnum calidae aquae introiit, respergens proximos servorum, addicta voce, libare se liquorem illum Jovi liberatori._ Tacit. _Annal._ XV. 64.
[483] Vedi l'elegante ma idolatrico inno di Catullo sopra le nozze di Manlio, o di Giulia. _O Hymen, Hymenaee Io! quis huic Deo comparariet ausit?_
[484] Virgilio descrive ne' funerali di Miseno e di Pallante le antiche usanze con esattezza non minore di quella, con cui sono illustrati dal di lui commentatore Servio. Il rogo medesimo era un altare; si nutrivano le fiamme col sangue delle vittime; e tutti gli assistenti erano aspersi d'acqua lustrale.
[485] Tertullian. _de Idol._ c. 11.
[486] Vedi le Antichità di Montfaucon in ogni parte. Fino i rovesci delle monete Greche e Romane spesso erano idolatrici, ma in quest'occasione gli scrupoli de' Cristiani eran sospesi da una passione più forte.
[487] (Tertullian. _de Idol._ c. 20, 21, 22.) Se un amico Pagano (nello starnutar per esempio d'alcuno) usava la famigliar espressione, _Giove ti salvi_, era obbligato il Cristiano a protestar contro la divinità di Giove.
[488] Si consulti l'opera la più elaborata ma la più imperfetta di Ovidio, vale a dire i Fausti. Egli non oltrepassò i primi sei mesi dell'anno. La compilazione di Macrobio, che porta il nome di _Saturnali_, non è che una piccola parte del primo libro, che ha qualche rapporto a quel titolo.
[489] Tertulliano ha composto una difesa, o piuttosto un panegirico della troppo ardita azione di un soldato cristiano, che gettando via la sua corona di lauro, aveva esposto se medesimo ed i suoi fratelli al più imminente pericolo. Dalla menzione, ch'ei fa degl'_Imperatori_ Severo e Caracalla, egli è chiaro, non ostante la brama del Tillemont, che Tertulliano compose il suo trattato _de Corona_ molto tempo avanti che si impegnasse negli errori de' Montanisti. Vedi Memor. Eccl. (Tom. III. p. 384).
[490] Il primo libro delle Quistioni Tusculane in ispecie, il trattato _De Senectute_ ed il Sogno di Scipione contengono nel più bello stile tutto ciò, che la Greca Filosofia, o il buon senso Romano potea suggerire in quest'oscuro, ed importante soggetto.
[491] La preesistenza delle anime umane, in quanto almeno tal dottrina è conciliabile con la religione, fu adottata da molti de' Padri Greci e Latini. Vedi Beausobre _Hist. du Manicheisme_ (l. VI. c. 4).
[492] Vedi Cicerone _pro Cluentio_ c. 61. Cesare _ap. Sallust. de bello Catil._ c. 50. Giovenale Sat. II. 149, ove così si esprime.
Esse aliquos manes et subterranea regna, . . . . . . . . . . . . . Nec pueri credunt, nisi qui nondum aere lavantur.
[493] L'undecimo libro dell'Odissea dà la più terribile ed incoerente idea delle ombre infernali. Tal pittura è stata molto abbellita da Pindaro e da Virgilio; ma anche questi Poeti, quantunque siano più corretti del grande loro maestro, sono ciò nonostante caduti in molte stravaganti incoerenze. Vedi Bayle _Reponse aux questions d'un Provincial_ P. III. c. 22.
[494] Vedi l'Epistola 16 del primo libro d'Orazio, la Satira 13 di Giovenale, e la seconda Satira di Persio. Questi discorsi popolari esprimono il sentimento e il linguaggio della moltitudine.
[495] Se vogliam limitarci ai popoli Galli, si può osservare ch'essi non solo affidavano le loro vite, ma anche la lor moneta alla sicurezza dell'altro mondo. _Vetus ille mos Gallorum occurrit_ (dice Valerio Massimo lib. II. c. 6. p. 10) _quod memoria proditum est, pecunias mutuas, quae his apud inferos redderentur, dare solitos_. La medesima usanza è più oscuramente indicata da Mela (l. III. c. 2). Egli è quasi inutile d'aggiungere, che i profitti di tal commercio eran sempre in una proporzione corrispondente al credito del mercante, e che i Druidi eran quelli, che dalla santa lor professione traevano un carattere di credibilità, che difficilmente si potrebbe assumere da qualunque altra classe di uomini.
[496] L'Autore della Divina Legazione di Mosè adduce un motivo assai curioso di tal omissione, o molto ingegnosamente la ritorce contro i miscredenti.
[497] Vedi Le Clerc. _Prolegom. ad hist. Ecle._ c. I. Sect. 8. Sembra, che l'autorità di lui sia di grandissimo peso, avendo egli scritto un dotto e giudizioso Comentario su' libri del vecchio Testamento.
[498] _Josephus Antiq._ l. XIII. c. 18. Secondo l'interpretazione più naturale delle sue parole, i Sadducei non ammettevano che il Pentateuco; ma è piaciuto ad alcuni moderni critici di aggiungere al loro _Credo_ anche i Profeti, o di supporre che si contentassero solo di rigettar le tradizioni de' Farisei. Il Dottore Jortin ha discusso tal articolo nelle sue Osservazioni sopra l'Istoria Ecclesiastica, vol. II. p. 103.
[499] Tale aspettativa era sostenuta dal capo 24. di S. Matteo, e dalla prima lettera di S. Paolo a' Tessalonicensi. Erasmo toglie la difficoltà coll'aiuto dell'allegoria e della metafora, e l'erudito Grozio cerca di persuadere che per providi fini fu permesso, che si stabilisse quella pia illusione.
[500] Vedi la Teoria sacra di Burnet P. III. c. 5. Questa tradizione si trova già stabilita fino al tempo dell'Autore dell'Epistola di Barnaba, che scrisse nel primo secolo, e che sembra essere stato mezzo Giudeo.
[501] La chiesa primitiva d'Antiochia contava quasi 6000 anni dalla creazion del mondo alla nascita di Cristo. Africano, Lattanzio, e la Chiesa Greca avean ridotto quel numero a 5500, ed Eusebio si è contentato di 5200 anni. Questi calcoli eran fondati sulla version de' Settanta, ch'era universalmente ricevuta ne' primi sei secoli. L'autorità della Volgata, e del testo Ebraico ha determinato i moderni, sì Cattolici che Protestanti a preferire un periodo di circa 4000 anni; quantunque nello studio dell'antichità profana, spesse volte si trovino essi angustiati da così stretti confini.
[502] Furon prese moltissime di queste pitture dalla falsa interpretazione d'Isaia, di Daniele, e dell'Apocalisse. Può trovarsene una delle più grossolane immagini appresso Ireneo (l. V. p. 455) discepolo di Papia, che aveva veduto l'Apostolo S. Giovanni.
[503] La testimonianza di Giustino, e la fede con cui egli ed i suoi fratelli ortodossi credevano alla dottrina del Millenio si chiariscono nel modo più lucido o solenne (_Dial. cum Tryph. Jud._ p. 177, 178 ed. Benedit.). Se nel principio di quest'importante passaggio si scopre qualche cosa che sembra incoerente, noi possiamo accusarne, come più ci piacerà, o l'autore, o il suo traduttore.
[504] Vedi il secondo Dialogo di Giustino con Trifone, ed il libro settimo di Lattanzio. Poichè il fatto è fuor di dubbio, non è necessario enumerare tutti i Padri di mezzo. Il lettore curioso può consultare Daille _de Usu Patrum_, (l. II, c. 4)
[505] Dupin (_Biblioth. Eccles._ Tom. I. p. 223. Tom. II. p. 366) e Mosemio (p. 720) quantunque l'ultimo di questi dotti Teologi non sia totalmente ingenuo in quest'occasione.
[506] Nel Concilio di Laodicea, tenuto circa l'anno 360, l'Apocalisse fu tacitamente esclusa dal Canone de' libri sacri per decreto di quelle medesime Chiese Asiatiche, alle quali essa era indirizzata, e possiam rilevare da' lamenti di Sulpizio Severo, che la lor sentenza era stata confermata dalla maggior parte de' Cristiani del suo tempo. Per quali cagioni dunque l'Apocalisse al presente vien così generalmente ammessa dalle Chiese, Greca, Romana e Protestante? Possono assegnarsene le seguenti: I. I Greci restaron vinti dall'autorità di un impostore che nel sesto secolo usurpò il carattere di Dionisio Areopagita; II. Un giusto timore, che i Grammatici non divenissero più importanti de' Teologi, impegnò il Concilio di Trento ad apporre il sigillo della propria infallibilità a tutti i libri della Scrittura contenuti nella Volgata Latina, nel numero de' quali entrava per buona ventura l'Apocalisse (Fra Paolo Istor. del Concil. Triden. l. II.) III. Il vantaggio di rivolger quelle misteriose profezie contro la sede Romana, inspirò ai Protestanti una singolar venerazione per un alleato sì comodo. Vedi gl'ingegnosi ed eleganti discorsi del presente Vescovo di Litchfield su questo spinoso soggetto.
[507] Lattanzio (_Instit. Div._ VII. 15. ec.) riferisce l'orribile istoria di quel che dovea seguire con grand'eloquenza e vivezza.
[508] Ogni lettore di buon gusto potrà consultare su questo articolo la terza parte della Teoria sacra di Burnet. Egli unisce insieme con un magnifico sistema la filosofia, la Scrittura e la tradizione; e nel descriverlo mostra una forza di fantasia non inferiore a quella di Milton medesimo.
[509] Eppure, qualunque siasi l'espressione de' particolari, questa è sempre la pubblica dottrina di tutte le Chiese Cristiane; nè la stessa Chiesa Anglicana può rifiutare di ammettere le conchiusioni che si debbono trarre da' suoi articoli 8.º e 18.º I Giansenisti, che hanno sì diligentemente studiate le opere de' Padri, sostengono con distinto zelo questa sentenza, e l'erudito Tillemont non lascia mai di parlare di un virtuoso Imperatore senza pronunziarne la condanna. Zuinglio è forse il solo Capo di un partito, che ha sempre adottato l'opinione più dolce, e questi ha dato non minore scandalo ai Laterani che ai Cattolici. Vedi Bossuet. _Hist. des variat. des Eglises Protest._ (l. II. c. 19, 22.)
[510] Giustino e Clemente d'Alessandria confessano, che alcuni filosofi furono istruiti dal _Logos_, confondendo il doppio significato, che ha questa parola, della ragione umana, e del Divin Verbo.
[511] Tertullian. _De Spectac._ c. 30. Per mettere in mostra il grado di autorità che lo zelante Affricano aveva acquistato, basterà citare la testimonianza di Cipriano, dottore e guida di tutte le chiese occidentali. (Vedi Prud. Inno XIII. 100.) Ogni volta ch'egli applicavasi al giornaliero suo studio delle Opere di Tertulliano, soleva dire, «_Da mihi magistrum_» Datemi il mio maestro. (_Hyeronym. de Viris Illustribus_, tomo I. p. 284).
[512] I sotterfugi del Dottor Middleton non possono servire a far perdere di vista i chiari vestigi delle visioni, e dell'inspirazione che si vedono appresso i Padri Apostolici.
[513] Il Dottor Middleton (Ricerca libera p. 96. ec.) osserva, ch'essendo tal pretensione più difficile di tutte le altre a sostenersi per mezzo dell'arte, fu la più pronta a cedere. L'osservazione s'accorda colla sua ipotesi.
[514] Atenagora _in Legation_. Giustino Mart. _Cohort. ad gentes_, Tertull. _adversus Marcion._ l. IV. Queste descrizioni non son molto dissimili da quel furore profetico, pel quale Cicerone (_De Divinat._ II. 54.) mostra così poco rispetto.
[515] Tertulliano (_apolog._ c. 23 ) arditamente sfida i Magistrati Pagani su questo punto. Fra' primitivi miracoli il potere di esorcizzare è l'unico che sia stato ammesso da' Protestanti.
[516] Ireneo _adv. Haeres._ (l. II. 56, 57, l. V. c. 6.) Dodwell (_Dissert. ad Iraeneum_ II. 42.) stabilisce, che il secondo secolo fu anche più abbondante del primo in miracoli.
[517] Theophil. _ad Antolycum_ l. II. p. 77.
[518] Il Dottore Middleton diede alla luce la sua Introduzione l'anno 1747; pubblicò la sua _Libera Ricerca_ nel 1749 ed avanti la sua morte, che avvenne nel 1750, aveva preparato una difesa della medesima contro i suoi numerosi avversari.
[519] L'università d'Oxford conferì i gradi agli oppositori di lui. Dall'amarezza di Mosemio (p. 221.) possiamo dedurre i sentimenti de' teologi Luterani.
[520] Può sembrare alquanto notabile, che Bernardo di Chiaravalle, il quale racconta tanti miracoli del suo amico S. Malachia, non faccia mai veruna menzione de' propri, che però vengono diligentemente riferiti da' compagni e discepoli di lui. Nel lungo corso dell'Istoria Ecclesiastica si trova egli mai un solo esempio di un Santo, che affermi di aver egli posseduto il dono de' miracoli?
[521] La conversione di Costantino è l'Era più comunemente fissata da' Protestanti. I Teologi più ragionevoli non son disposti ad ammettere i miracoli del quarto secolo, mentre i più creduli non vogliono rigettar quelli del quinto.
[522] Si rappresentano molto chiaramente le imputazioni di Celso e di Giuliano insieme colla difesa de' Padri da Spaurmio (_Commentaire sur les Césars de Julien_ p. 468.)
[523] Plinio Epist. X. 97.
[524] Tertullian. Apolog. c. 44. Egli soggiunge però con qualche dubbiezza, «_aut si aliud, jam non Christianus_».
[525] Il filosofo Pellegrino (della vita, e morte del quale ci ha lasciato Luciano un piacevol racconto) imposturò per lungo tempo la credula semplicità de' Cristiani dell'Asia.
[526] Vedi un molto giudizioso trattato di Barboyrac _sur la Morale dei Pères_.
[527] _Lactant. Divin. Institut._ l. VI. c. 20, 21, 22.
[528] Vedasi l'opera di Clemente Alessandrino intitolata _Il Pedagogo_, che contiene gli elementi d'Etica, quali insegnavansi nelle più celebri scuole Cristiane.
[529] Tertulliano _de Spectacul._ c. 23. Clemente Alessandrino _Pedagog._ (lib. III. c. 8.)
[530] Beausobre (_Hist. Critiq. du Manicheisme_ l. VII. c. 3.) Giustino, Gregorio, Nisseno, Agostino ec. erano fortemente inclinati a quest'opinione.
[531] Alcuni fra gli eretici Gnostici erano più coerenti: essi rigettavano l'uso del matrimonio.
[532] Vedasi una serie continuata di tradizioni, da Giustino Martire sino a Girolamo nella Morale de' Padri (c. IV. 6-26.)
[533] Vedi una molto curiosa dissertazione sulle Vestali nelle Memorie dell'Accademia delle Iscrizioni (Tom. II. p. 161-227.) Nonostanti gli onori, ed i privilegi concessi a quelle vergini, era difficile di trovarne un numero sufficiente; nè il timore della morte più orribile potè sempre tenere in freno la loro incontinenza.
[534] _Cupiditatem procreandi aut unam scimus aut nullam. Minucius Felix c. 21, Justin. Apolog. Major. Athenagor. in Legat. c. 28, Tertull. de cult. foeminar._ l. 2.
[535] Euseb. l. VI 8. Avanti che la fama d'Origene avesse risvegliato l'invidia, e la persecuzione, quest'azione straordinaria era piuttosto ammirata, che censurata. Siccome aveva egli generalmente l'uso d'interpretare allegoricamente la Scrittura, sembra una disgrazia, che in questo sol caso dovesse adottare il senso letterale.
[536] Cipriano, _Ep._ 4, e Dodwell, _Dissert. Cyprian._ III. Qualche cosa di simile a questo temerario tentativo, fu lungo tempo dopo, attribuite al fondatore dell'ordine di Fontevrault. Bayle ha divertito se, ed i suoi lettori intorno a questo assai delicato soggetto.
[537] Dupin (_Bibl. Eccles._ Tom. I. p. 195.) fa un particolar racconto del dialogo delle dieci vergini, quale fu composto da Metodio Vescovo di Tiro. Le lodi della verginità sono eccessive.
[538] Gli Ascetici fin dal secondo secolo incominciarono a far pubblica professione di mortificare i lor corpi, e di astenersi dall'uso della carne e del vino. Mosemio p. 310.
[539] Vedi la Morale de' Padri. Furono dopo la Riforma rinnovati gli stessi pazienti principj da' Sociniani, da' moderni Anabattisti, e da' Quaccheri. Barclai, ch'è l'apologista di questi ultimi, ha patrocinato i propri fratelli coll'autorità de' primitivi Cristiani p. 542-549.
[540] Tertull. _Apolog._ c. 21. _De Idol._ c. 17. 18. Origene _contra Celsum_ (l. V. p. 253. l. VII. p. 348. lib. VIII. p. 423-428.)
[541] Tertulliano (_De corona Milit._ c. 11.) suggerisce loro l'espediente di disertare: consiglio, che se fosse stato generalmente noto, non era molto a proposito per conciliare alla Religione Cristiana il favore degl'Imperatori.
[542] Per quanto noi possiam giudicare dalla mutilata rappresentazione d'Origene (l. VIII. p. 423), Gelso, di lui avversario, avea sostenuto la sua obbiezione con gran forza, e candore.
[543] Il partito aristocratico in Francia, ed in Inghilterra ha fortemente sostenuto l'origine divina de' Vescovi; ma i Preti calvinisti non han voluto soffrire un superiore, ed il Romano Pontefice ha ricusato di riconoscere un uguale. Vedi Fra Paolo.
[544] Nell'istoria della Gerarchia Cristiana ho per lo più seguitato il dotto ed ingenuo Mosemio.
[545] Quanto a' Profeti della primitiva Chiesa vedi Mosem. _Dissert. ad Hist. Ecles. pertinentes_ Tom. II. p. 132-208
[546] Vedi le Epistole di S. Paolo, e di Clemente a' Corintj.
[547] Hooker Ecclesiast. Polizia. l. VII.
[548] Vedi Girolamo _ad Titum_ c. 1. ed _Epist. 85._ (nell'Ediz. Benedettin. 101.) e l'elaborata apologia di Blondello _pro sententia Hieronymi_. L'antico stato del Vescovo, e de' Preti d'Alessandria, qual è descritto da Girolamo riceve una considerabil conferma dal Patriarca Eutichio (_Annal_. Tom. I. p. 330. _vers. Pocock_), di cui non so come possa rigettarsi la testimonianza malgrado tutte le obbiezioni del dotto Pearson nelle sue _Vindiciae Ignatianae_ Part. I. c. II.