Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 02

Part 18

Chapter 183,644 wordsPublic domain

Tali erano i ripieghi e tale l'abilità di Licinio, che dopo tante successive disfatte raccolse di nuovo nella Bitinia un esercito di cinquanta o sessantamila uomini, mentre l'attività di Costantino era impiegata nell'assedio di Bisanzio. Il vigilante Imperatore nondimeno non trascurò gli ultimi sforzi del suo antagonista. Fu trasportata in piccoli legni una parte considerabile del suo vittorioso esercito sul Bosforo, e subito ch'ebbe posto i piedi a terra sulle altezze di Crisopoli, o come si dice adesso, di Scutari, fu attaccata la decisiva battaglia. Le truppe di Licinio, quantunque levate di fresco, male armate, e peggio disciplinate, resisterono ai vincitori con infruttuoso ma disperato valore, finchè una total disfatta, e la strage di venticinquemila uomini determinò irrevocabilmente il destino del loro Capo[437]. Ritirossi egli a Nicomedia col fine di guadagnar tempo, e colla mira piuttosto di entrare in trattato, che colla speranza di un'efficace difesa. Costanza, moglie di lui e sorella di Costantino, intercedè appresso il fratello in favor del marito, ed ottenne dalla politica piuttosto che dalla compassione di questo una solenne promessa, confermata con giuramento, che dopo il sacrificio di Martiniano, e la rinunzia della porpora, sarebbe stato permesso a Licinio di passare il rimanente della sua vita in pace, e nell'abbondanza. La condotta di Costanza, e la parentela, che aveva colle parti che combattevano, richiama naturalmente allo spirito la memoria di quella virtuosa matrona, ch'era sorella di Augusto, e moglie di Antonio. Ma la maniera di pensare degli uomini era mutata, e non si stimava più un'infamia per un Romano il sopravvivere al proprio onore ed alla propria indipendenza. Licinio chiese, ed accettò il perdono delle sue mancanze; si prostrò colla porpora ai piedi del suo Signore e Padrone; con insultante pietà fu sollevato da terra; nel medesimo giorno ammesso alla mensa Imperiale, e poco dopo mandato a Tessalonica, ch'era stata scelta per luogo del suo confino[438]. Questo per altro fu terminato in breve dalla morte; ed è posto in dubbio se un tumulto de' soldati o un decreto del Senato servì di pretesto all'esecuzione. Secondo le regole della tirannia fu accusato di tentare una cospirazione, e di mantenere una perfida corrispondenza co' Barbari; ma poichè non ne fa mai convinto nè dalla sua condotta, nè da alcuna legittima prova, è permesso per avventura di presumerne l'innocenza dalla sua debolezza[439]. Fu disonorata la memoria di Licinio coll'infamia; ne furono gettate a terra le statue, ed abolite tutte in un tratto le leggi ed i processi giudiziali del regno di lui con un editto fatto con tale precipitazione, e di conseguenze tanto cattive, che fu quasi subito dopo corretto[440].

[A. D. 324]

Con questa vittoria di Costantino, il Mondo Romano trovossi di nuovo unito sotto l'autorità di un solo Imperatore, trentasette anni dopo che Diocleziano ne avea diviso la potenza e le province con Massimiano suo collega.

I gradi successivi dell'innalzamento di Costantino, dal tempo in cui prese la porpora a York fino alla rinunzia di Licinio a Nicomedia, si son riferiti minutamente e con precisione, non solo perchè i fatti per se stessi interessano, ma molto più anche perchè i medesimi contribuirono alla decadenza dell'Impero per cagione della gran perdita di sangue e di danaro, e pel continuo accrescimento de' tributi non meno che del corpo militare. Le immediate memorabili conseguenze di questa rivoluzione furono la fondazione di Costantinopoli, e lo stabilimento della Religione Cristiana.

FOOTNOTES:

[329] Il Sig. di Montesquien (Considerations sur la grandeur et la decadence des Romains, c. 17.) suppone sull'autorità di Orosio e di Eusebio, che in quella occasione l'Impero per la prima volta fu _realmente_ diviso in due parti. È difficile però di rinvenire in qual parte il sistema di Galerio differisse da quello di Diocleziano.

[330] _Hic non modo amabilis, sed etiam venerabilis Gallis fuit, praecipue quod Diocletiani suspectam prudentiam, et Maximiani sanguinariam violentiam Imperio ejus evaserant: Eutrop. Breviar. X. I._

[331] _Divitiis Provincialium (vel Provinciarum) ac privatorum studens, fisci commoda non admodum affectans; ducensque melius publicas opes a privatis haberi, quam intra unum claustrum reservari. Id. ibid._ Egli portò questa massima tanto innanzi, che ogni qualvolta facea trattamento, era obbligato a prendere in prestito un servito di argenteria.

[332] Lattanzio _de Mort. Persecutor._ c. 16. Se fossero le particolarità di questa conferenza più conformi alla verità ed al decoro, si potrebbe sempre dimandare, come vennero a notizia di un oscuro Retore? Ma vi sono vari Storici che ci fanno ricordare l'ammirabile eletto del gran Condè al Cardinale di Retz. «Ces coquins nous font parler et agir, come ils auroient fait eux mêmes à notre place».

[333] _Sublatus nuper a pecoribus et silvis_ (dice Lattanzio, _de M. P._ c. 19.) _statim scutarius, continuo Protector, mox Tribunus, postridie Caesar, accepit Orientem_, Aurel. Vittore è troppo liberale in dargli tutta la porzione di Diocleziano.

[334] La sua esattezza e la sua fedeltà sono riconosciute eziandio da Lattanzio. (_de M. P._ c. 18.)

[335] Questi divisamenti per altro si fondano sulla dubbiosa autorità di Lattanzio (_de M. P._ c. 20.)

[336] Questa tradizione, ignota ai contemporanei di Costantino, fu inventata tra l'oscurità dei monasteri; abbellita da Geoffrey di Monmouth e dagli Scrittori del XII secolo, è stata sostenuta dai nostri antiquari dell'ultimo secolo, e vien seriamente riferita nella pesante storia d'Inghilterra, compilata dal Sig. Carte. (_vol. I. p. 147_) Egli trasporta però il regno di Coil, immaginario padre di Elena, da Essex alla muraglia di Antonino.

[337] Eutropio (X. 2.) indica in poche parole la verità, e quello che ha dato luogo all'errore. _Ex obscuriori matrimonio ejus filius._ Zosimo (1. II. p. 78.) si è attenuto all'opinione la più sfavorevole, ed è stato in ciò seguitato da Orosio. (VII, 25.) Fa maraviglia che Tillemont, Autore instancabile, ma parziale, non abbia fatta attenzione all'autorità di lui. Insistendo sul divorzio di Costanzo, Diocleziano veniva a conoscere la legittimità del matrimonio di Elena.

[338] Tre sono le opinioni sul luogo della nascita di Costantino. I. Gli antiquari Inglesi eran soliti di fermarsi con compiacenza sopra queste parole del Panegirista di lui: _Britannias illic oriendo nobiles fecisti_; ma questo celebre passo si applica egualmente bene all'avvenimento di Costantino, che alla nascita del medesimo. II. Alcuni moderni Greci fan nascere questo Principe in Drepano, città situata sul golfo di Nicomedia (Cellario T. II. p. 174), a cui Costantino dette l'onorevol nome di Elenopoli, e che Giustiniano abbellì di superbi edifizi. (_Procop. de aedific. V. 2._) Per vero dire è molto probabile, che il padre di Elena avesse un albergo in Drepano, e che Costanzo vi alloggiasse, quando ritornò dalla sua ambasceria in Persia sotto il Regno di Aureliano. Ma nella vita errante d'un soldato, il luogo del suo matrimonio e quello della nascita de' suoi figliuoli hanno pochissimo rapporto l'un con l'altro. III. La pretensione di Naisso è fondata sull'autorità d'uno Scrittore anonimo, l'opera di cui è stata pubblicata alla fine della Storia di Ammiano p. 710, e che faceva generalmente uso di buonissimi materiali. Questa terza opinione è altresì confermata da Giulio Firmico (_de Astrologia_ 1. I. c. 4) che fioriva sotto Costantino. Si son mossi dubbi sulla sincerità, e sull'intelligenza del testo di Firmico, ma l'una di queste due cose è appoggiata ai migliori manoscritti; e l'altra è stata bravamente difesa da Giusto Lipsio _de magnitudine Rom._ l. IV. c. 11 e _Supplimento_.

[339] _Litteris minus instructus_; l'Anonimo _ad Ammian._ p. 710.

[340] Galerio, e forse il suo proprio coraggio, l'espose a gran pericolo. In una disfida si mise sotto i piedi un Sarmata (Anonimo 710) vinse un leone di smisurata grandezza. (Vedi Praxagor. presso Fozio p. 63.) Prassagora filosofo Ateniese avea scritta la vita di Costantino in due libri che ora si son perduti. Egli era contemporaneo di questo Principe.

[341] Zosimo l. II. p. 78, 79. Lattanzio _de Mort. Pers._ c. 24. Rapporta il primo una ridicolosissima storia dicendo, che Costantino fece tagliare i piedi a tutti i cavalli di cui s'era servito. Da un procedere sì stravagante, inutile ad impedire che lo inseguissero, sarebbero certamente nati sospetti, che avrebbero potuto arrestarlo nel suo viaggio.

[342] Anonimo p. 710. _Panegir. Vet._ VII. 4. Ma Zosimo (l. II. p. 79) Eusebio (_de vita Const._ l. I. c. 21) e Lattanzio (_de mort. Persec._ c. 24.) suppongono con minor fondamento, ch'ei trovasse suo padre nel letto della morte.

[343] _Cunctis, qui aderant, annitentibus, sed praecipue Croco_ (alii Eroco) _Alamannorum Rege, auxilii gratia Constantium comitato, imperium capit._ Vittore il Giovane, cap. 41. Questo forse è il primo esempio d'un Barbaro, che abbia servito ne' campi Romani con un corpo indipendente de' suoi propri sudditi. Tale uso divenne famigliare, e finì con esser funesto.

[344] Eumene, il suo panegirista (VII. 8.) ardì di asserire in presenza di Costantino, che questi avea dato di sprone al suo cavallo e tentato, ma in vano, di fuggire dalle mani de' suoi soldati.

[345] Lattanzio _de mort. Persec._ c. 25. Eumene (VII. 8) descrive tutte queste circostanze collo stile d'un Retore.

[346] Egli è naturale d'immaginare, e pare che Eusebio lo indichi, cioè che Costanzo morendo nominasse Costantino per suo successore. Questa scelta sembra confermata dall'autorità la più sicura, che è il consenso di Lattanzio (_de mort. Persecut._ c. 24.) e di Libanio (Orat. 1.); di Eusebio (_Vit. Const._ l. 1. c. 18, 14), e di Giuliano (Orat. I.).

[347] Delle tre sorelle di Costantino, Costanza sposò l'Imperatore Lacinio; Anastasia il Cesare Bassiano, ed Eutropia, il Console Nepoziano. I suoi tre fratelli erano Dalmazio, Giulio Costanzo, e Anniballiano, de' quali avremo in appresso occasion di parlare.

[348] Vedi Grutero (_inscript._ p. 178.) I sei Principi sono tutti nominati: Diocleziano e Massimiano, come i più antichi Augusti, e come Padri degli Imperatori. Essi unitamente dedicano questo magnifico edifizio per l'uso dei _loro cari_ Romani. Gli architetti han disegnato le rovine di queste Terme, e gli antiquari, particolarmente Donato e Nardini, hanno determinato lo spazio che esse occupavano. Una delle gran sale è ora la chiesa dei Certosini; ed è bastato un sol calidario per un'altra chiesa, che appartiene ai Bernardoni.

[349] Lattanzio _de M. P._ c. 26, 31.

[350] Il sesto Panegirico mette nel più favorevol aspetto la condotta di Massimiano; e l'espressione equivoca di Aurelio Vittore, _retractante diu_, può significare egualmente che ei tramò la congiura, o che vi si oppose. Si veda Zosimo l. II. p. 79, e Latt. _de M. P._ c. 26.

[351] Le circostanze di questa guerra e la morte di Severo son raccontate diversissimamente, e con una maniera molto incerta ne' nostri antichi frammenti. Vedi Tillem. _Hist. des Emp._ T. IV. p. 555. Io ho procurato di cavarne un racconto conseguente e verisimile.

[352] Il sesto Panegirico fu recitato per celebrare l'innalzamento di Costantino, ma il prudente Oratore evita di parlar di Galerio o di Massenzio. Non fa che una leggiera allusione alle attuali turbolenze ed alla Maestà di Roma.

[353] Vedi al proposito di questo trattato i frammenti d'un istorico anonimo, che il Sig. di Valois ha pubblicato alla fine della sua edizione di Ammiano Marcellino, pag. 711. Questi frammenti ci hanno somministrato molti aneddoti curiosi, e per quanto apparisce, autentici.

[354] Lattanzio _de M. P._ c. 20. La prima di queste ragioni è presa da Virgilio, quando fa dire ad uno de' suoi pastori:

_Illam ego huic nostrae similem, Meliboee, putavi etc._

Lattanzio ama queste poetiche allusioni.

[355]

_Castra super Tusci si ponere Tybridis undas; (Jubeus)_ _Hesperios audax veniam metator in agros_ _Tu quoscumque voles in planum effundere muros,_ _His aries actus disperget saxa lacertis,_ _Illu licet, penitus tolli quam jusseris urbem,_ _Roma sit._

Lucan. Phars. 381.

[356] Lattanzio _de M. P._ c. 27. Zosimo l. II p. 82. Questi ci fa sapere, che Costantino, nel suo abboccamento con Massimiano, avea promesso di dichiarare la guerra a Galerio.

[357] Tillemont (_Hist. des Emp._ T. IV. P. I. p, 559.) ha provato che Licinio, senza passare pel grado intermedio di Cesare, fu dichiarato Augusto gli 11. Novembre dell'anno 307 dopo il ritorno di Galerio dall'Italia.

[358] Lattanzio _de M. P._ c. 32. Quando Galerio innalzò Licinio alla medesima dignità della sua, e lo dichiarò Augusto, credè di poter contentare il suo giovane collega, immaginando per Costantino e _Massimino_ (e non _Massenzio_, Vedi Baluzio p. 81.) il nuovo titolo _di figli degli Augusti_. Ma Massimino gli fece sapere, ch'egli era già stato salutato Augusto dall'esercito; o allora Galerio fu obbligato di riconoscere questo Principe non altrimenti che Costantino, come eguali associati alla dignità Imperiale.

[359] Vedi _Panegyr. Vet._ VI. 9. _Audi doloris nostri liberam vocem etc._ Tutto questo passo è dettato dalla più fina e accorta adulazione, ed è espresso con un'eloquenza facile e piacevole.

[360] Lattanzio _de M. P._ c. 28. Zosimo l. II. p. 82. Si fece correre il rumore, che Massenzio era figlio di qualche oscuro Siriano, e che la moglie di Massimiano l'avea sostituito al suo proprio figliuolo, V. Aurelio Vittore, Anonim. Val. _Panegyr._ Vet. IX. 3. 4.

[361] _Ab urbe pulsum, ab Italia fugatum, ab Illyrica repudiatum, tuis provinciis, tuis copiis, tuo palatio recepisti._ Eumen. _Panegyr. Vet._ VII. 14.

[362] Lattanzio _de Mort. Persec._ c. 39. Ciò nonostante quando Massimiano ebbe deposta la porpora, Costantino gli conservò sempre la pompa e gli onori della dignità Imperiale, e in tutte le pubbliche occasioni dava la dritta al suo suocero. _Panegyr. Vet._ VII. 15.

[363] Zosimo L. II. p. 82. Eumen. _Panegyr. Veter._ VII 16-21. Quest'ultimo ha rappresentato, senza dubbio, tutto l'affare nell'aspetto più vantaggioso pel suo Sovrano; pure anche dalla parziale di lui narrazione possiam concludere, che la ripetuta clemenza di Costantino, ed i reiterati tradimenti di Massimiano, nella maniera in cui vengono descritti da Lattanzio (_de M. P._ c. 29 30) e copiati da' moderni, non son sostenuti da alcun istorico fondamento.

[364] Aurel. Vittor. c. 40. Ma quel lago era situato nella Pannonia superiore vicino alle frontiere del Norico; e la Provincia di Valeria (nome che ricevè dalla moglie di Galerio il territorio seccato) è senza dubbio fra il Dravo e il Danubio (Sest. Rufo c. 9.) Io sospetterei dunque che Vittore avesse confuso il lago Pelso con le paludi Volocee, che hanno adesso il nome di lago Sabaton o Balaton. Questo è nel cuore della Valeria, e l'estensione, che ha presentemente, non è minore di 12 miglia d'Ungheria (che sono circa 70 Inglesi) di lunghezza, e due di larghezza. Vedi Severio. Pannonia lib. 1. c. 9.

[365] Lattanzio (_de M. P._ c. 33.) ed Eusebio (l. VIII. c. 16.) descrivono gli accidenti ed il progresso di questa infermità con singolare accuratezza, e, per quanto sembra, con piacere.

[366] Se alcuno tuttavia si dilettasse, come ultimamente fece il Dottor Jortin (Osservazioni sull'Istoria Ecclesiastica vol. II. p. 307-356) di far menzione delle morti maravigliose de' persecutori, io gli raccomanderei di leggere un ammirabil passo di Grozio (Istor. l. VII. p. 332) rispetto all'ultima malattia di Filippo II Re di Spagna.

[367] Vedi Euseb. l. IX. 6. 10. Lattanz. _de M. P._ c. 36. Zosimo è meno esatto, ed evidentemente confonde Massimiano con Massimino.

[368] Vedi il Panegirico VIII, nel quale Eumene alla presenza di Costantino espone la miseria, e la gratitudine della Città di Autun.

[369] Eutrop. X. 3. _Paneg. Vet._ VII. 10, 11, 12. Furono in simil guisa esposti molti giovani Franchi alla stessa crudele ed ignominiosa morte.

[370] Giuliano esclude Massenzio dal banchetto de' Cesari con abborrimento e disprezzo, e Zosimo (l. II. p. 85) l'accusa di ogni specie di crudeltà e di scelleratezza.

[371] Zosimo l. II. p. 83-85. Aurelio Vittore.

[372] Si dovrebbe leggere il passo di Aurelio Vittore nel seguente modo: «Primus instituto pessimo, _munerum_ specie, Patres _oratoresque_ pecuniam conferre prodigenti sibi cogeret.»

[373] _Paneg. Vet._ IX. 3. Euseb. _Hist. Ecl._ VIII. 14. _et in vit. Constant._ l. 33. 34. Rufin. c. 17. La virtuosa Matrona, la quale si uccise per evitar la violenza di Massenzio, era Cristiana, e moglie del Prefetto di Roma, chiamata Sofronia. Resta sempre in dubbio fra' Casisti, se il suicidio in simili casi possa giustificarsi.

[374] L'indeterminata espressione di Aurelio Vittore è questa: _Praetorianis caedem vulgi quondam annueret_. Vedasi un più circostanziato, sebbene alquanto diverso racconto di un tumulto ed uccisione, che avvenne a Roma, in Eusebio 1. VIII. c. 14, ed in Zosimo lib. II. p. 84.

[375] Vedi ne' Panegirici (IX. 14) una viva descrizione della indolenza, e del vano orgoglio di Massenzio. Osserva l'oratore in un altro luogo, che le ricchezze accumulate in Roma nel corso di 1060 anni, furon concesse dal Tiranno alle mercenarie sue truppe; _redemptis ad civile latrocinium manibus ingesserat_.

[376] Dopo la vittoria di Costantino si conveniva generalmente, che il motivo di liberar la Repubblica da un detestabil tiranno avrebbe in qualunque tempo giustificato la di lui spedizione in Italia. Euseb. _in vit. Constant. l. I. c. 26. Paneg. Vet. IX. 2_.

[377] Zosim. lib. II. 84-85. Nazar. in Panegyr. X. 7-13.

[378] Vedi _Paneg. Vet. IX. Omnibus fere tuis Comitibus et Ducibus non solum tacite mussantibus, sed etiam aperte timentibus, contra consilia hominum, contra Haruspicem monita ipse per temet liberandae Urbis tempus venisse sentires_. Si fa menzione dell'ambasciata de' Romani solo da Zonara (l. XIII) e da Cedrano (_Compend. Histor._ p. 270); ma questi moderni Greci ebbero la comodità di consultare molte Opere, che dopo si son perdute, fra le quali si dee contare la Vita di Costantino scritta da Prassagora. Fozio (p. 63) fece un brev'estratto di quell'opera istorica.

[379] Zosimo (l. II. p. 86) ci ha lasciato questo curioso ragguaglio delle forze, che si trovavano da ambe le parti. Egli non fa menzione di alcun armamento navale, quantunque sia sicuro (_Paneg. Vet. IX. 25_) che fu attaccata la guerra per mare non meno, che per terra, e che la flotta di Costantino prese possesso della Sardegna, della Corsica, e de' porti dell'Italia.

[380] _Paneg. Vet. IX. 3._ Non dee far maraviglia, che l'oratore diminuisse il numero dello truppe, con le quali il suo Sovrano condusse a fine la conquista dell'Italia; ma sembra un poco singolare, ch'egli non valutasse l'esercito del tiranno a più di 100000 uomini.

[381] I tre passi principali delle Alpi fra la Gallia e l'Italia son quelli del monte di S. Bernardo, del monte Cenisio, e del monte Ginevro. La tradizione e certa somiglianza di nomi (_Alpes penninae_) han fatto sì, che il primo di questi si assegni alla marcia d'Annibale (Vedi Simler _de Alpibus_). Il Cavalier di Folard (Polib. tom. IV.) e il Danville l'han condotto pel monte Ginevro. Ma nonostante l'autorità di un esperto Uffiziale, e di un erudito Geografo, le pretensioni del monte Cenisio vengono sostenute in una plausibile, per non dir convincente maniera dal Sig. Grosley, _Observations sur l'Italie_, Tom I. p. 40.

(_Nelle_ Mescolanze _di Gibbon si trova un passo in cui egli discute più a lungo questa spinosa quistione, e rimansi indeciso tra Tito Livio e Polibio, tra il monte Ginevro e il Gran-S. Bernardo. Ma dopo di lui il generale inglese Melville e Deluc, figlio, hanno scoperto e dimostrato che Annibale passò in Italia per l'Alpe greca, ossia del Piccolo San Bernardo, passaggio de' più frequentati abantiquo, ed il più comodo, secondo Ebel, che in tutta la giogaia delle Alpi vi sia. Vedi parimente una bella dissertazione del Rezzonico, Tom. I. delle sue Opere._)

[382] La Brunetta vicino a Susa, Demont, Exiles, Fenestrelle, Coni, ec.

[383] Vedi Ammian. Marcellin. XV. 10. La descrizione, che egli fa delle strade sulle Alpi, è chiara, vivace ed esatta.

[384] Zosimo ugualmente ch'Eusebio trascorrono dal passaggio delle Alpi alla decisiva battaglia vicino a Roma. Dobbiamo riportarci a due Panegirici per le azioni che fece Costantino nel tempo di mezzo.

[385] Il Marchese Maffei ha esaminato l'assedio e la battaglia di Verona con quella dose di attenzione e di accuratezza, che meritava un'azione memorabile successa nel di lui paese nativo. Le fortificazioni di quella città, costruite da Gallieno, erano meno estese delle moderne mura, nè l'anfiteatro si trovava dentro il recinto di quelle. Vedi Verona illustrata: Part. I. p. 142-150.

[386] Mancavano le catene per tanta moltitudine di schiavi, nè sapevasi qual partito prendere nel consiglio; ma il sagace conquistatore felicemente immaginò l'espediente di convertire in ferri lo spade de' vinti. _Paneg. Vet. XI. 11._

[387] _Paneg. Vet. IX. 10._

[388] _Literas calamitatum suarum indices supprimebat. Panegyr. Vet. IX. 15._

[389] _Remedia malorum potius quam mala differebat_; così censura Tacito acutamente la supina indolenza di Vitellio.

[390] Il Marchese Maffei ha ridotto all'ultima probabilità che Costantino fosse per anco a Verona il primo di settembre dell'anno 312 e che la memorabil Era delle indizioni avesse principio dalla conquista ch'ei fece della Gallia Cisalpina.

[391] Vedi _Paneg. Vet. IX. 16_. Lattanz. _de M. P._ 6. 44.

[392] _Illo die hostem Romanorum esse periturum._ Il Principe vinto divenne, secondo il solito, nemico di Roma.

[393] Vedi _Paneg. Vet. IX. 16. X. 27_. Il primo di questi oratori magnifica la quantità del grano, che Massenzio avea raccolto dall'Affrica e dalle Isole: eppure se qualche fede si dee prestare alla scarsità di cui si fa menzione da Eusebio (_in vit. Constant. l. I. c. 36._) gl'Imperiali granai non erano aperti che per li soldati.

[394] _Maxentius... tandem urbe in Saxa Rubra millia ferme novem aegerrime progressus. Aurel. Victor_. Vedi Cellar. Geograph. Aut. Tom. I. p. 463. Questo luogo chiamato _Saxa Rubra_ si trovava in vicinanza della Cremera, piccolo ruscello, illustrato dal valore, e dalla morte gloriosa de' 300. Fabj.

[395] Il posto che avea preso Massenzio, avendo il Tevere alle spalle, vien con molta chiarezza descritto da due Panegiristi IX. 16. X. 28.

[396] _Exceptis latrocinii illius primis auctoribus, qui desperata venia locum, quem pugnae sumpserant, texere corporibus. Paneg. Vet. IX. 17_.

[397] Ben tosto promulgossi un rumore assai vano, che Massenzio, il quale non avea presa precauzione veruna per la sua ritirata, avesse teso un artificiosissimo laccio per distrugger l'armata di chi l'inseguiva; ma che il ponte di legno, che dovea sciogliersi all'arrivo di Costantino, disgraziatamente si ruppe sotto il peso de' fuggitivi Italiani. Tillemont (_Hist. des Empereurs_ T. IV. Part. I. 657) esamina molto seriamente, se la testimonianza di Eusebio, e di Zosimo contro il senso comune debba prevalere al silenzio di Lattanzio, di Nazario, e dell'Anonimo contemporaneo, che compose il nono Panegirico.

[398] Zosimo (l. II, p. 86, 88), ed i due Panegirici, il primo de' quali fu recitato pochi mesi dopo, ci danno una chiarissima idea di questa gran battaglia: e se ne cava ancora qualche util notizia da Eusebio, da Lattanzio, e dall'Epitome.

[399] Zosimo, il nemico di Costantino, confessa (l. II. p. 88) che solo pochi amici di Massenzio furon posti a morte; ma è da notarsi quel passo espressivo di Nazario (_Paneg. Vet. X. 6._) _Omnibus, qui labefactari statum ejus poterant, cum stirpe deletis._ L'altro Oratore (_Paneg. Vet. IX. 20, 21_) si contenta d'osservare, che Costantino, quando entrò in Roma, non imitò i crudeli macelli di Cinna, di Mario, o di Silla.