Storia della città di Roma nel medio evo, vol. 5/8

c. 18); però JACOPO STEFANESCHI dice:

Chapter 211,254 wordsPublic domain

_Post morulam Senior: Missis sermonibus, inquit_— — _Papatus accepto gradum._

I legati gli baciarono i calzari, _chiffonibus oscula figunt — villosis_: probabilmente saranno stati della foggia usata dai ciocciari odierni; sandali di pelle d’asino.

[714]

_Intumidus vilem Murro conscendit asellum,_ _Regum fraena manu dextra laevaque regente_ — (_Opus Metricum._)

[715] Carlo partì di Perugia sulla fine del Marzo, e per Aquila andò a Napoli; ai 22 Luglio fu a Sulmona, e dai 28 di quel mese fino ai 6 Ott. dimorò ad Aquila (arch. regio di Napoli, _Reg. Caroli II_, 1294, B. n. 65).

[716] Il celebre cardinale morì ai 10 Agosto 1294. La data ne è notata nella _Cronica_ (mscr.) di un Domenicano, che si custodisce nella bibl. Podiana a Perugia. Egli si aveva edificato un bel palagio a Roma, vicino san Michele (_Frisonum_) nel _Porticus_ del Vaticano, ridosso al _Palatiolus_ e ad una vecchia muraglia _qui fuisse dicitur de Palatio Neroniano_. Vedi la Bolla di Onorio IV, a. 1287, nel _Bullar. Vatican._, I, 209, e il frammento del testamento del Cardinale, p. 223.

[717] _Fueruntque in sua coronatione plusquam CC millia hominum et ego interfui_: PTOL. LUCENSIS, _Hist. Eccl._, XXIV, c. 29. — CIRILLO, _Annali della città dell’Aquila_, Roma 1570, p. 14.

[718] _Multa (fecit) ne dixerim inepta_... JACOPO STEFANESCHI, p. 616; e vedine il giudizio ch’ei ne dà nell’_Opus Metricum_, e l’altro di PTOL. LUC. (c. 33) che fu testimonio di veduta: _Cardinales mordaciter infestant, quod in periculum animae suae Papatum detinebat propter inconvenientiam et mala, quae sequebantur ex suo regimine_.

[719] Ai 3 Sett., da Aquila, Carlo annuncia ai Napoletani che per il prossimo mese il Papa sarebbe giunto nella loro città; e vi manda Rostaino Cantelmi e Guido de Alamania acciocchè allestiscano l’occorrente: _Reg. Caroli II_, 1294; B. n. 65, fol. 9. Secondo gli stessi _Regesti_, Carlo partì di Aquila in compagnia del Papa ai 6 Ott., e andò a Sulmona: a Sulmona si fermò fino ai 12; ai 14 fu a Isernia; ai 18, a San Germano; ai 27 trovossi a Capua, ed agli 8 Nov. entrò in Napoli.

[720]

_Silvester ut ales_ _Cum caput abscondit gallus, lacrimabile visu,_ _Corpore se toto venantibus abdere credens,_ _Decipitur, capiturque manu._ (_Opus Metr._, c. XI.)

[721] Ormai agli 11 Nov. 1294 lo appella amico suo fedelissimo: nella lettera da Capua in cui comanda al giudice Jacopo de Avellino di dare ascolto al ricorso sporto dal vicario del cardinale per turbamento di diritti su un bosco di sua proprietà: _venerabilis patris Domini Benedicti dei gr. tituli s. Martini in montibus Pbri Cardinalis, amici nostri carissimi: Reg. Caroli II_, 1294, B n. 65.

[722]

_Defectus, senium, mores, inculta loquela,_ _Non prudens animus, non mens experta, nec altum_ _Ingenium, trepidare monent in sede periclum._

(_Opus Metr._, c. XV). Eguali ragioni espone Celestino medesimo nella formula dell’abdicazione (RAYNALD, n. XX).

[723] «Che fece per viltade il gran rifiuto»: nè è sostenibile l’opinione che DANTE vi intenda parlare di Esaù. Ed il PETRARCA, certamente alludendo a DANTE, dice: _Quod factum solitarii sauctique patris vilitati animi quisquis volet attribuat — ego in primis et sibi utile arbitror et mundo — Papatum vero, quo nihil est altius — quis ulla aetate — tam mirabili et excelso animo contempsit, quam Coelestinus iste?_ (_De vita solitaria_, II, sec. III, c. 18).

[724] Una pergamena di Monte Cassino, in data dei 4 Agosto 1012, parla di _Roffredo Consul et Dux Campanie — habitator de civitate Berulana_ (Veroli). È possibile che egli sia stato un antenato della famiglia. Io devo alla liberalità del duca don Michele Gaetani di Sermoneta di avere potuto largamente profittare del ricco archivio della sua famiglia: e ne rilevai che Bonifacio VIII fu il vero fondatore della potenza di casa Gaetani. Il signor Carinci ha ordinato egregiamente quell’archivio: da esso e da altri archivî privati di Roma si trarrebbero le fonti della storia medioevale del Lazio, che assolutamente manca.

[725] Gli Statuti di Benevento del 1230 sono sottoscritti dal rettore pontificio _Roffridus Uberti Anagninus_, che forse fu il padre di Bonifacio VIII (BORGIA, _St. di Benev._, II, 409). Nell’anno 1255 in un _Privilegium_ dato da _Johes Compater Ducatus Spoletani rector_ per Gubbio, si sottoscrivono come testimonî _Dno Trasmundo Zanchari, Dno Jacobo Gaitani militib. de anania_ (arch. Gubbio, _Liber Privilegior._, fol.7). Da atti dell’arch. di Todi, si rileva che ivi nel 1283 era podestà il _nobil. et potens miles Loffredus Gayetanus_ (fratello del Papa). Bonifacio era stato educato a Todi e n’era canonico, in quello che Pietro suo zio, figlio di Mattia Gaetano, dopo il 1252 n’era vescovo (_Annal. mscr. di Todi_, vol. V, compilati da LUCALBERTO PETTI, che sul principio del secolo decimosettimo fu benemerito conservatore dell’arch. secreto di quella città: sono custoditi colà, nell’archiv. di san Fortunato). Quegli stessi Annali dichiarano che un Mattia Gaetani di Anagni fu capitano di Manfredi. L’arch. possiede molti Brevi e Bolle di Bonifacio VIII che serbò grato animo alla città.

[726] _Propter hanc causam factus est fastuosus et arrogans, ac omnium contemtivus_: così il contemporaneo PTOL. LUCENSIS, XXIV, c. 36. — JACOPO STEFANESCHI lo chiama _pastor conscius aevi_, e dice:

_qui saecula, mores,_ _Pontifices, clerum, reges, proceresque, ducesque_ _Et Gallos, Anglosque procul, fraudesque, minasque,_ _Terrarumque plagas orbemque reviderat omnem._

[727] Dai _Reg. Caroli II_, 1294, C. 65, si deduce che il Re partì di Napoli ai 4 di Gennaio: ai 16 fu a San Germano; dai 22 di Gennaio ai 24 di Maggio segnò suoi atti da Roma.

[728] Lettera notevole e finora ignota, scritta da Carlo a Rostaino Cantelmi, capitano di Napoli, _dat. 7 Jan. 1295 apud Turrim S. Herasmi prope Capuam... Nostre nuper auditui majestatis innotuit quod pridie in civitate nostra Neapolis stolidi cujusdam rumoris vulgaris — stultiloquium insurrexit, quod — Dn. Bonifacius div. prov. S. Pont. diem repente finiverat fatalitatis extremum, et quod ex hoc generalis in populo letitia creverat et exultatio insolenter jocunda psallebat..._ E comanda che i colpevoli siano puniti, poichè altrimenti gliene avrebbe potuto derivare danno e vergogna (arch. regio di Napoli, _Reg. Caroli II_, 1294, C. 65, fol. 159).

[729] JACOPO STEFANESCHI, p. 644. Il _Chron. Parmense_ (ed. Barbieri, Parma 1858, p. 93) tiene nota ad a. 1295 del senato di _Hugolinus Rubeus_. Prima di lui senatore era stato _Thomas de S. Severino Comes Marsici, a. 1294_ (PAPENCORDT, p. 327, dalla _Margarita Cornetana_). — _Populus — dispositionem regiminis — Urbis ad vitam nostram nobis hactenus unanimi voluntate commisit_: così dice Bonifacio medesimo in un Breve dell’anno 1297 (THEINER, I, n. 516).

[730] _Praefectusque urbis, magnum sine viribus nomen_, sclama JACOPO STEFANESCHI, che ha descritto in un poema la coronazione di Bonifacio VIII. Allora era prefetto Pietro di Vico; del senatore non si fa nota, perchè l’officio ancora vacava.

[731]

_Tunc lora tenebant_ — _Rex Siculus, Carolusque puer_— — — _Jure tamen: nam sceptra tenet vassallus ab ipso_ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . _Reticere juvat velamina muri_ _Et vestes, mensaeque situs, fulgentia Bacchi_ _Pocula, gemmatos calices, et fercula; quonam_ _Ordine servitum est; quemnam diademata Reges_ _Cum ferrent gessere modum._ —

Se avessero visto queste pompe san Bernardo e san Francesco avrebbero sclamato: _in his successisti non S. Petro, sed Constantino_!

[732] Ai 16 Maggio 1295, da Roma, scrive Carlo II al L’Estendard di aver mandato Radolfo patriarca di Gerusalemme, frate Guglielmo di Villaret e il cavaliere Luigi _de Moheriis pro conducendo fratre Petro de Murono a Vestis usque Capuam_: e gli comanda di recarvisi in persona, per condurre il fuggitivo a Capua (_Reg. Caroli II_, 1294, C. 65, Fol. 264). JACOPO STEFANESCHI parla di un _Regis sonorum edictum_, che parrebbe essere stato una specie di requisitoria.

[733] Stando a PIETRO DE ALIACO (nel RAYNALD, ad a. 1295, n. XI ecc.) ei fu chiuso in un carcere angustissimo, _ut vir sanctus ubi habebat pedes, dum missam celebravit, ibi caput reclinaret dum dormiendo quiesceret_. Celestino V, morto ai 19 Maggio 1296, fu canonizzato nell’anno 1313 (DI PIETRO, _Memorie di Sulmona_, p. 198).

[734] Presenti furono Giovanni da Procida e il Loria che avevano accompagnato Costanza a Roma; e a Roma Giovanni sparve. Di passaggio tengo qui nota del suo albero genealogico ricavato da un documento dei 23 Giugno 1314, compilato a Salerno, che riguarda una permuta di beni fra la Santa Maria in Ilice e Tomaso da Procida figlio di Giovanni. Vi è fatta menzione dei suoi antenati di antico sangue longobardo, e vi è detto: _Nob. vir D. Thomas de procida miles dom. Insule Procide, qui fuit filius Petri, filii Johis, filii Adenulfi, filii Petri, filii Aczonis Comitis_ (arch. Ludovisi Boncompagni di Roma, pergam. della rubrica _S. Maria in Elce_).

[735] Solamente nell’anno 1298 Carlo II trovò che era cosa vituperevole far languire di fame i figli di Manfredi (_si ob alimentorum defectum — fame peribunt_: DEL GIUDICE, _Cod. Dipl._, I, p. 127). Allora, nel 1299, comandò che fossero loro levate le catene, che si vestissero e conducessero a Napoli (AMARI, _Vespro_, Doc. XXIX, XXX). Però furono destinati a nuova prigionia nel castel dell’Uovo: Federico ed Enzo morirono per primi; Enrico passò di vita che aveva quarantasette anni, nel 1309. Per lo contrario il Loria, dopo la sua vittoria navale di Napoli, aveva liberato Beatrice figlia di Manfredi: ed ella sposò Manfredi marchese di Saluzzo.

[736] Il SURITA dimostra errare coloro i quali affermano che Costanza morisse in Roma (_Anales de Aragon_, V, c. 28). — Si ricordi il bel passo di DANTE, là dove l’ombra di Manfredi gli dice:

Vadi a mia bella figlia, genitrice Dell’onor di Cicilia e di Aragona, (_Purgatorio_, c. III, v. 115, 116).

[737] RAYNALD, ad a. 1297, n. 2 sgg. In un _Privilegium_ per Corneto, dei 24 Luglio 1298, _datum in Portu Corneti_, Jacopo stesso si appellò _S. R. E. Vexillarius, Amiratus et Capitaneus Generalis_. L’originale se ne trova nell’arch. secreto di Corneto, Casset. A, n. 5; una copia nella bibl. del conte Falzacappa di Corneto.

[738] Addì 21 Gennaio 1295 Terracina nominò Bonifacio per suo podestà a vita (CONTATORE, p. 209). Orvieto, ai 7 Ottobre 1287, fece lo stesso, eleggendolo per sei mesi (THEINER, I, n. 509); Toscania, ai 6 Luglio 1297, a vita (n. 517); Todi, addì 31 Genn. 1297, per sei mesi (PETTI, _Annali_, V, p. 110); Velletri, ai 3 Ott. 1299, per sei mesi (n. 535); Corneto, addì 27 Febb. 1302, a vita (n. 544). Ed a Corneto trovasi un reggimento popolare, composto del _Rector Societatis Laboratorum_, del _consul mercatorum, del Rector societ. Calzorarorum_... in generale dei _rectores artium et societatum_.

[739] Fu posto in officio a Roma, addì 13 Marzo 1297: THEINER, I, n. 516. Ai 12 Giugno 1297 confermò gli Statuti dei mercanti. Questo fu il suo ultimo senato; morì nel 1306, ed è sepolto in Araceli. Prima di lui, nel 1296, erano stati senatori Pietro di Stefano e Andrea Romano di Trastevere (Vitale, p. 204). Vedi di loro la iscrizione esistente in Campidoglio (nel FORCELLA, I, 25).

[740] Pergamena nell’arch. Colonna (Privilegi, VI, A. n. 7) _Actum Rome presentib. viris nob. Petro Ruffo de Calabria Catanzarii, Ermingario de Sabrano Ariani, et Riccardo Fundorum Comitibus, Guillielmo Estandardo Regni Sicilie marescalco... A. D. 1295 die XX m. Febr. Ind. VIII Regnor. nror. a. XI feliciter Amen. Considerantes igitur grandia, grata, diuturna et accepta servitia, quae sanctiss. in Xpo patre et clem. Dom. nr. D. Bonifacius... ab olim dum in minori statu consisteret clare mem. Domino patri nostro et nobis... exhibuit, ac paterna beneficia, que post apicem apostolatus assumptum-exibet... Roffridum Gaetanum militem fratrem ipsius in omrificentiam decoremque perpetuum domus et generis domini nostri prefati dignitate Comitatus Caserte... providemus illustrandum._ — Caduto Corradino, ed insieme cogli Hohenstaufen caduta la famiglia antica di Riccardo di Caserta e di Corrado suo figlio, fu ad essa confiscata per fellonia la bella contea. Documento che andò perduto, ed era raccolto nel _Liber Donat. Caroli I_, A. 1269: trovasi registrato dal MINIERI RICCI nelle sue _Brevi notizie intorno all’arch. Angioino di Napoli_ (1862), p. 105.

[741]

=Loffredus Gaetani=, cavaliere di Anagni. | | =Benedictus=, papa Bonifacio VIII. | | =Loffredus=, primo conte di Caserta (1295). | | =Franciscus=, cardinale di S. M. in Cosmedin. | | =Petrus=, conte di Caserta, signore di Sermoneta, Norma, Ninfa, signore della torre «delle Milizie» nella Città ecc. | | =Franciscus=, cherico. | | =Loffredus=, primo conte di Fundi (1299), | sposato con Margherita Aldobrandini; | indi in seconde nozze con Giovanna figlia | di Riccardo di Aquila, | erede di Fundi e di Traetto. | | =Benedictus=, conte palatino.

(Dall’arch. della famiglia Gaetani).

[742]

=Oddo Colonna= † intorno al 1257. | | =Jacobus=, card. (1278); testa ad Avignone (1318). | | =Johannes=, senatore † 1292. | | | | =Petrus=, card. (1288). | | | | =Agapitus=, † prima del 1318. | | | | =Stephanus=, conte di Romagna, senatore, (1292). | | | | =Jacobus=, chiamato Sciarra. | | | | =Johannes= de S. Vito. | | | | =Oddo=. | | =Oddo=. | | | | =Jordanus=. | | =Matheus=, _praepositus ecclesiae de S. Audomaro_. | | =Landulphus=. | | =Beata Margarita=, monaca (1277) † 1284.

Il padre del cardinale Jacopo viene chiamato espressamente con nome di Odone nella Bolla dei 10 Maggio 1297; e questo riesce sorprendente poichè nel contratto dei 28 Aprile 1292 (PETRINI, p. 418) è appellato Giordano. Nell’archiv. Colonna (scaff. XVII, n. 8) vid’io quel contratto, ed anche là il nome è Giordano. Però io m’attengo alla Bolla autentica del Pontefice.

[743] Il Tosti, _Storia di Bonif. VIII_, I, 200, crede che Jacopo fosse dalla parte del torto in questa lite: deciderne è impossibile perchè non conosciamo gli atti del processo.

[744] Bolla nel RAYNALD, n. 27: _Praeteritorum temporum nefandis Columnensium actibus... Columnensium domus exasperans, amara domesticis, molesta vicinis, Romanorum reipublicae impugnatrix, S. R. E. rebellis, Urbis et patriae perturbatrix..._ documento di dettatura chiara e bella. — Mi passo di dire su quello che scrivono il VILLANI ed altri intorno alla causa della contesa. Non credo che Stefano derubasse il tesoro pontificio, perciocchè il Papa ne taccia. Il PETRINI (_Mem. Prenestine_) ha composto queste storie traendole da documenti, ma sventuratamente gli archiv. Gaetani e Colonna non possiedono alcun documento che abbia speciale importanza intorno a quella età. Quanto a me non potrò mai sdebitarmi abbastanza della gratitudine che professo al venerando don Vincenzo Colonna, che da anni mi tiene aperto il celebre archivio della sua famiglia, per lunghissimo tempo a tutti celato.

[745] Il Tosti registra alcune di queste satire.

[746] _L’Histoire du Different d’entre le Pape Bonif. VIII et Philippe le Bel, Preuves_, p. 34 sq.: _Respondemus — quod vos non credimus legitimum Papam esse — — — quod in renuntiatione ipsius (Coelestini) multae fraudes et doli, conditiones et intendimenta et machinamenta intromisse multipliciter... Propter quod petimus instanter et humiliter generale concilium congregari._ — I cardinali mandarono il loro goffo manifesto anche a Parigi, dove si aveva di già discusso acremente sull’abdicazione di Celestino.

[747] Bolla _Lapis abscissus de monte sine manibus_: nel RAYNALD, n. 35.

[748] BZOVIUS, _Annal._, ad a. 1297, n. IX. — Tosti, I, 215. — La Costituzione _Felicis recordationis_ è nella VI _Decretal._, libro V, tit. 9, c. 5. — Innocenzo IV, da Lione, aveva dato al cardinali il cappello rosso.

[749] Lettera del Papa a Landolfo, da Orvieto, ai 4 Sett. 1297 (PETRINI, p. 419).

[750] Lettera del Papa a Pandolfo, da Orvieto, ai 29 Settembre 1297: ibid.

[751] La Bolla di scomunica, data da Roma, ai 18 Nov. 1297, è registrata nel RAYNALD, n. 41. La Bolla della crociata è raccolta nel PETRINI, p. 421.

[752] L’Inquisitore n’ebbe gran faccenda per le mani. Nell’arch. Gaetani, XXXVII, n. 31, si conserva un istromento nel quale Alamannus de Balneoregio dell’ordine dei Minori, giudice degli eretici di Roma, agli 8 Sett. 1297, condannò alcuni cittadini come _adjutores et fautores scysmaticorum et rebellium Columpnensium_; e furono proscritti: _Exbandimus et exponimus Christi fidelibus capiendos_. L’inquisitore Simone _de Tarquinio_ vendette per mille fiorini d’oro a Pietro Gaetani le case di uno di quei condannati poste presso la torre «delle Milizie» (ai 13 Aprile 1301, ibid., n. 31).

[753] Nell’antica famiglia dei Ceccano s’erano riuniti gli Anibaldi loro congiunti. Trovo nell’archivio Colonna che ultimo di quei vecchi conti fu Giovanni, figlio di Landolfo, ai 26 Marzo 1286. Indi nel 1291 subentrò _Anibaldus de Ceccano_, padre di Giovanni e stipite della seconda famiglia dei conti di Ceccano, che fu potente anche a Terracina e nella Maritima.

[754] Nell’editto che pronunciò il tribunale degli eretici agli 8 Sett 1297, fra i condannati si trova un Mario _magister lignaminis_ che in servizio dei Colonna aveva fabbricato macchine a Nepi _ad exercitum Ecclesie per edificia impugnandum et ad machinas_...

[755] Arch. Gaetani (XIII, n. 79), quaderno in pergamena, _Registr. Allibrati civitates Nepesine, A. 1293 temp. potestarie magn. vir. D. Pandulphi de Sabello Romanor. Procon._ Il parlamento di Nepi delibera _quod Dominium dicte civitatis alicui potenti vendatur — qui bona stabilia per eum empta singulis venditorib. in feudum concedat_. Ai 3 Ott. 1293 il cardinale Pietro Colonna compera Nepi per 25000 fiorini (80000 talleri). Il _Syndicus_ fa tradizione della città a Stefano Colonna, _procurator_ del cardinale _per vexillum et sigillum communis, per claves portarum et ipsas portas_; indi giura _vassallagium, homagium et fidelitatem_. In questo modo comuni liberi diventavano vassalli di baroni. — Un altro istromento compilato a Roma, ai 6 Agosto 1293, contiene un’alleanza fra i Colonna, Pietro e Manfredi di Vico e gli Anguillara, assistendovi il cardinal Benedetto (Bonifacio VIII). — In un terzo contratto dato da Roma nel palazzo di _Florentius Capocci_, del 13 Agosto 1293, Pietro cardinale vende metà di Nepi ai fratelli della casa Vico, ma si pattuisce che il cardinale debba conservarne il possesso finchè gli si abbia pagato il prezzo. — Noto che a Nepi v’erano un _consilium speciale et generale e Castaldiones_, capi della republica, che convocavano il parlamento.

[756] PTOL. LUCENS., _Hist. Eccl._, p. 1219. — Stando a un documento raccolto nella _Histoire de Different._, p. 278, Sciarra nel 1297 cedette Nepi alla città di Roma; e questa, morto Benedetto XI, nell’anno 1305 ne chiese la consegna a _Ponzellus Orsini_ a’ termini del contratto.

[757] Addì 9 Febb. 1298 il Papa richiese Rieti di aiuto _ad expugnationem castri Columpne_: Breve nell’arch. Gaetani, XXVI, n. 56, — _Oppidum Columna diu obsessum — subversum_: RICOBALDO, _Hist. Imp._, p. 144.

[758] «Lunga promessa con l’attender corto», parole notissime di DANTE (_Inferno_, c. XXVII, v. 110), che furono forse la maggior origine del racconto. Vedi anche FR. PIPIN., _Chron._, p. 741. Il Tosti nega recisamente la cosa.

[759] I Gaetani profittarono tosto a Rieti di queste circostanze di cose. Giusta una pergamena esistente nell’arch. Colonna (scaff. XVII, n. 12), addì 19 Sett. 1298, Agapito figlio di Giovanni Colonna cedette a _Petrus Gaytanus_ conte di Caserta, _titulo donationis_, tutti i suoi diritti su Ninfa. _Actum Reate praesentib. D. Rogerio Bussa, D. Johe de Sermineto, D. Giffredo Bussa_ (il quale più tardi tradì il Papa) _civib. Anagninis_.

[760] Vedi il frammento del reclamo che, morto il Papa, i Colonna indirissero al Senato (Petrini, p. 429): _Palatium autem Caesaris edificatum ad modum unius C propter primam litteram nominis sui, et Templum palacio inherens opere sumptuosissimo et nobilissimo edificatum ad modum S. M. Rotunde de Urbe. — Muri antiquissimi opere Saracenico_ (vecchio edificio ciclopico a contrapposto delle costruzioni romane di mattoni).

[761] _Ipsamque aratro subjici ad veteris instar Carthaginis Africanae, ac salem in ea etiam fecimus — seminari, ut nec rem, nec nomen, aut titulum habeat civitatis_: Bolla, da Anagni, ai 13 Giugno 1299; RAYNALD, n. VI; PETRINI, pagine 426, 428.

[762] PETRINI. Fino a questo tempo, vescovo di Palestrina era stato il cardinale Beaulieu: lui morto nell’Agosto 1297, Bonifacio non gli aveva eletto alcun successore; e questo dimostra che fin da allora aveva stabilito il suo piano di vendetta.

[763] Ai Podestà dei Comuni nel _Patrimonium Petri_ è concesso il _merum et mixtum imperium_, e si guarentisce protezione di parecchie maniere contro gli officiali pontificî: Bolla _Licet merum_, dei 20 Genn. 1299, arch. secr. di Corneto, Cassett. A, n. 6. — A difesa della marca di Ancona furono promulgati, ai 7 Sett. 1303, degli Statuti (THEINER, I, n. 571), e questi furono uno degli ultimi atti del Papa. Più tardi, ai 15 Genn. 1304, il bellissimo Editto fu abrogato da Benedetto XI (ibid., n. 577). — Bonifacio, a richiesta di Todi, sottrasse questa città al tribunale del Rettore del _Patrimonium_. Egli soppresse soltanto le confederazioni delle città: così la lega antica fra Perugia, Todi, Spoleto e Narni (Bolla dei 13 Dic. 1300, nell’arch. di san Fortunato di Todi).

[764] BENVENUTO DA IMOLA, SANT’ANTONINO (III, 248), il VILLANI, BONINCONTRIUS, la _Cronica di Este_ (MUR., XV, 344) accusano addiritura il Papa di spergiuro. Il TOSTI imprese a spurgarnelo di questa taccia, ma non riuscì a darne dimostrazione.

[765] Bolla _ad succidendos_, L, VI, _Decretal._, V, tit. III.

[766] Vedi le satire XVII e XIX nella ediz. veneziana delle sue poesie. Jacopone coi Colonna ottenne l’assoluzione soltanto da Benedetto XI. Indi visse presso a Todi, dove in san Fortunato il suo epitaffio dice: _Ossa Beati Jacoponis de Benedictis, Tudertini, Fr. ordinis Minorum, qui stultus propter Christum, nova mundum arte delusit et coelum rapuit_. Però l’iscrizione data soltanto dall’anno 1596.

[767] PETRARCHA, _De reb. famil._, II, Ep. 3, p. 592. Vedi anche il DE SADE, _Mémoires pour la vie de Petrarche_, I, 100.

[768] Bolla _Antiquorum habet fida relatio_ (RAYNALD, A. 1300, n. IV). Clemente VI ordinò che il Giubileo si celebrasse ad ogni cinquant’anni; Gregorio XI accorciò il termine a trentatre; Paolo II a venticinque. Bolla _Nuper per alias_, da Roma, al 1 Marzo 1300 (Tosti, II, 283).

[769] Il maggior numero di pellegrini vennero di Francia: Inghilterra, causa le guerre, ne diede pochi. Vedasi JACOPO STEFANESCHI, _De centesimo seu jubilaeo anno Liber_ (_Bibl. Max. Vet. Patr._, XXV, 936, 944).

[770] _Annales Veteres Mutinensium_, p. 75.

[771] VILLANI, VIII, c. 36. _Annales Colon. Majores_, p. 225. _Chron. Parmense_ (Parma 1858), p. 109: _Et singulis diebus videbatur quod iret unus exercitus generalis omnibus horis per stratam Claudiam intus et extra_. Il _Cronista d’Asti_ numera due milioni di pellegrini per tutto quell’anno.

[772] _Chron. Astense_ del VENTURA (MUR., XI, 191). Se egli trovava che fosse troppo caro lo spendere per alloggio e per scuderia _tornesium unum grossum_ (che corrisponde a un terzo di franco) ei si può vedere quanto poco allora il vivere costasse. Dalla mancanza di fieno conchiude il Tosti, ma a torto, che la Campagna a quel tempo rendesse più grano che oggidì. Ancora adesso ha molti pascoli per greggi, ma fieno ne produce poco.

[773] La barbarica scrittura di JACOPO STEFANESCHI dice: _Appositura facta in moenibus alta, qua peregrinantibus compendiosior pateret via inter monumentum Romuli ac vetustum portum._ Io leggo _vetustum pontem_, e per esso intendo gli avanzi del ponte di Nerone. Si forò presso il fiume il muro di fianco del castello, che aveva soltanto una porta.

[774] Vi si riferisce DANTE là dove dice (_Inferno_, c. XVIII, v. 28-33):

Come i Roman, per l’esercito molto, L’anno del Giubbileo su per lo ponte Hanno a passar la gente modo tolto: Che dall’un lato tutti hanno la fronte Verso ’l castello e vanno a santo Pietro, Dall’altra sponda vanno verso ’l Monte.

Il «Monte» non può essere altro che Monte Giordano, ed io dirò più sotto che esso formava un quartiere circondato di mura a mo’ di castello.

[775] _Die ac nocte duo Clerici stabant ad altare S. Pauli tenentes in eorum manibus rastellos rastellantes pecuniam infinitam._

[776] _Et quia multi contradicentes dictae indulgentiae dicentes ipsam factam fuisse acaptatoriam denariorum, ideo contradicentes excommunicavit: Chron._ abbreviata JOHIS DE CORNAZANO, nell’antedetta edizione delle _Croniche Parmensi_, p. 361. La stessa accusa ripete CHARLES CHAIS, _Lettres historiques et dogmatiques sur les Jubilées_ (La Haye 1751), scrittura leggiera di tempo di Voltaire.

[777] PTOL. LUCENSIS, _Hist. Eccl._, p. 1220, dice: _singulis diebus ascendebat oblatio ad 1000 libras Perusinorum_.

[778]

_Mille trecentenis Domini currentibus annis_ _Papa Bonifacius octavus in orbe vigebat_ _Tunc Aniballensis Riccardus de Coliseo_ _Nec non Gentilis Ursina prole creatus_ _Ambo Senatores Romam cum pace regebant — _ — — — — — — _tu Toscanella fuisti_ _Ob dirum dampnata nefas, tibi demta potestas_ _Sumendi regimen est, at data juribus Urbis._

La città fu obligata a pagare un tributo di duemila rubbie di grano che corrispondono a mille libbre: e dovette mandare a Roma la sua campana e le imposte delle sue porte. _Octo ludentes Romanis mictere ludis._ La iscrizione trovasi oggidì nel palazzo dei Conservatori infissa nel muro, a capo della scala interna.

[779] VILLANI, VIII, c. 36.

[780] La Bolla è nel RAYNALD, n. IX.

[781] I due Diplomi, da Anagni, ai 3 Settembre, a. VII, nel THEINER, I, n. 553, 554.

[782] _Nonne possum Imperii jura tutari? Ego sum Imperator!_ FRANC. PIPIN., _Chron._, p. 739.

[783] Mi riferisco al VILLANI ed alle Biografie di Dante, delle quali è eccellente quella di CESARE BALBO adatta ad ogni specie di lettori.

[784] «In guisa che nel poema dantesco l’Ettore trascinato più volte intorno alle trojane mura pare sia appunto Bonifacio»: imagine calzante che io traggo dall’argutissimo don LUIGI TOSTI (II, 103). E lo faccio per rendere omaggio al suo ingegno, sebbene le sue opinioni su Bonifacio VIII sieno differenti dalle mie.

[785] La enciclica ed il sillabo publicati agli 8 Dicembre 1864 ci hanno fatto risovvenire de’ tempi di Bonifacio VIII.

[786] La Bolla _Ausculta, fili_ è nel DUPUY, _Hist. du Differ._, n. 48: quella al clero vi è registrata al n. 53. Nei _Regesti_ di Bonifacio VIII i documenti sono mutilati, poichè più tardi Filippo costrinse Clemente V a cancellare tutti i passi che erano avversi a lui: prova eloquentissima della schiavitù cui egli ebbe ridotto il Papato.

[787] Il FLATHE, _St. dei precursori della Riforma_, Lipsia 1835, II, 27, tratteggia assai bene le attenenze di Bonifacio VIII con Francia.

[788] _Subesse Rom. Pontifici omnem humanam creaturam declaramus, dicimus, et diffinimus omnino esse de necessitate salutis_: ultimo periodo della Bolla dei 18 Nov. 1302 (RAYNALD, n. 13). Eccone alcuni altri passi: _Oportet autem gladium esse sub gladio, et temporalem auctoritatem spirituali subjici potestati. — Spiritualis potestas terrenam potestatem instituere habet et judicare, si bona non fuerit_. — Queste dottrine, che non erano nuove, pronunciò Bonifacio fino dal 1300 nella sua lettera al Duca di Sassonia: _Apostolica sedes divinitus constituta super Reges et Regna — cui omnis anima quasi sublimiori preminencie debet esse subjecta, per quam principes imperant_. — (THEINER, I, p. 547).

[789] Queste accuse si ripeterono anche nell’inquisizione dell’anno 1311. Oltre ad eresia, a tirannide ed a scostumatezza, il Papa fu tacciato eziandio di commercio col diavolo. I cardinali Colonna credevano che ei tenesse chiuso uno spiritello in un anello che aveva appartenuto a re Manfredi. Vedansene le requisitorie nelle _Preuves de l’histoire du Different_ etc., e il documento nell’HÖFLER, _Guardo retrospettivo su Bonifacio VIII_, p. 32.

[790] _Misericordiam humiliter implorasti_: THEINER, I, n. 567.

[791] Crede l’OLENSCHLAGER che questi documenti non abbiano potuto essere scritti da Tedeschi, poichè contengono dottrine troppo enormi (_Storia polit. commentata dell’Impero rom._, Francof. 1775, p. 12). Ecco la professione di fede dell’Imperatore: _recognoscens — quod Rom Imp. per Sed. Ap. de Grecis translatum est in persona magnif. Caroli in Germanos, et quod jus eligendi Rom. regem, in Imp. postmodum promovendum, certis principib. ecclesiasticis et secularib. est ab eadem sede concessum, a qua reges et imperatores, qui fuerunt et erunt pro tempore, recipiunt temporalis gladii potestatem ad vindictam malefactorum, laudem vero bonorum — profiteor..._ Vi tien dietro il formale giuramento feudale _non ero in consilio etc_. (_Mon. Germ._, IV, 483; THEINER, I, n. 570. — Al n. 569 si contiene il _Privilegium Alberti regis R. de tuendis regalib. B. Petri_, che manca nel _Monum. Germ._).

[792] Ancora ai 29 Ott. 1312, da Parigi, Rainaldo di Supino fa quietanza di diecimila fiorini _de auxilio quod fecit pro executione captionis Bonifacii_ (_Preuves_, p. 608-611).

[793] FERRETUS VICENTINUS, _Hist._, p. 996, rimprovera il Papa perciocchè violentemente si facesse vendere Anagni per darlo poi ai suoi nipoti. Però io lessi gran copia di documenti, i quali provano che sono stati i Gaetani a comperare le possessioni di Anagni. L’arch. di quella famiglia mi fe’ capace che la caduta di Bonifacio avvenne esclusivamente per opera dei baroni della Campagna.

[794] _Nimphas et Normias_: Vol. II, pag. 296 di questa Istoria.

[795] Furono _Anibaldus et Johes filii quond. Petri Transmundi de Anibaldis de Urbe._ Ai 7 Ott. 1299 il Papa confermò, da Anagni, la vendita (arch. Gaetani, VI, n. 20). Gli altri Anibaldi, _Riccardus de Militiis_ e suoi parenti vi diedero la ratifica ai 17 Dic. 1297 da Roma (ibid., XXXI, n. 30).

[796] Arch. Gaetani, XLIV, n. 40: _Johes fil. quond. Jordani de Normis... vendidit — D. Benedicto — Cardinali... tres partes Rocce et totius Castri de Normis_.

[797] Ancora nell’inquisizione di Avignone, dove gli accusatori regi rimproverarono al morto Papa di avere discacciato i baroni del Lazio dai loro possedimenti, fu detto: _Castrum tamen Nymphae, quod ditissimum castrum est et uberrimum in redditibus, quod ad jus D. Petri de Columpna pertinet — violenter — usque hodie contra Deum et justitiam detinetur per nepotes ipsius_ (_Hist. du Diff._, 343).

[798] Lo provano documenti moltissimi dell’arch. Colonna, dove passarono pergamene in buon numero della famiglia Gaetani.

[799] Docum. degli 11 Febb. 1298 (arch. Gaetani, XXV, 35): _actum in territorio Nimphe in loco ubi dicitur Foliano... usque ad centum millia intus mare_... La formula di tradizione del possesso fu: _ambulando, eundo et calcando pedibus_; ed al procuratore del barone furono posti in mano terra, rami d’albero, foglie, acqua dolce ed acqua di mare. — Il prezzo fu pagato in moneta contante. In un docum. degli 8 Sett. 1298 (ibid., XXVIII, 36), il _Syndicus_ di Ninfa fa quietanza di 200,000 fiorini pagatigli in denaro contante _sibi integre solutum et numeratum: actum in Palatio quondam Communis_; e ciò significa che Ninfa non era più Comune libero. Ho già notato che ai 19 Sett. 1298, da Rieti, Agapito Colonna cedette i suoi diritti su Ninfa.

[800] _Non transferatis aliquo alienationis genere — in Jacobum de Columpna vel Petrum nepotem ejus olim S. R. E. Cardinales nunc depositos, vel filios quond. Johis de Columpna_: tratto caratteristico dell’odio di Bonifacio. — Bolla originale, data da Anagni, ai 2 Ott. 1300, sottoscritta da quattordici cardinali (archiv. Gaetani, e dal Reg. del Papa nel THEINER, I, n. 550). Dipoi i cardinali Matteo Orsini e Francesco Orsini posero il conte Pietro in possesso di Ninfa, ed egli in cambio cedette alla Chiesa alcuni palazzi in Orvieto (Laterano, 10 Ott 1300; arch. Gaetani, XXV, 39).

[801] _Vita Innoc III_, p. 489: _Roccam Cicergii redemit a Rolando Guidoni de Leculo, cui Oddo et Robertus Frajapanis in feudum concesserunt_. — Ai 3 Maggio 1259 _Petrus Fernandi_ mastro dei Templarî in Italia, per mandato del _Magister generalis Thomas Berardi_, permutò il _locum Sci Felicis in monte Circego ad dictum ordinem pleno jure spectantem_, consentendovi il convento dell’ordine di _S. Maria de Aventino in urbe_: e lo diede a Giordano vicecancelliere della Chiesa, avendone in cambio il casale Piliocta (detto oggi Cicchignola lungo la via Ardeatina: NERINI, p. 229). Il docum. è aggiunto alla Bolla che Alessandro IV ne promulgò a conferma, da Anagni, ai 29 di Ottobre dell’anno 1259; ed è indiritto a Giordano, quello stesso che in Astura aveva chiesto che gli si consegnasse Corradino (arch. Gaetani, XXXVIII, 39). — L’atto dei 23 Nov. 1301, compilato in Laterano, ibid., XLVIII, 76. — Ai 28 Genn. 1302, il Papa conferma la comprita (THEINER, I, n. 5591).

[802] Carpineto: Bolla del Papa, da Trevi, ai 4 Sett. 1299 (arch. Gaetani, CXVII, 15). — Trevi, cui erano aggiunte altre castella (ibid., XLIII, 24; XLV, 35). — Sculcola (ibid., XLVII, 16) e l’atto di vassallaggio del castello (4 Maggio 1300, ibid., XLVII, 14). Il popolo di Sculcola fa riserva delle sue consuetudini, «come al tempo di Corrado». — Ai 27 Febb. 1300 Pietro acquistò da parecchie monache del convento di santa Maria de Viano, eredi di Galvano e di Corrado, i loro diritti su Sculcola (arch. Colonna, XIII, scaff. V, n 3).

[803] Bolla _Circumspecta sedis, dat. Lateran., IV Id. Febr. a. IX_ (arch. Gaetani, XXXVI, n. 43). _Cum itaque tu post inhibitiones hujusmodi in eisdem Campaniae ac Maritime partibus Castra Trebarum, Fellectini et Vallispetre, Gabiniani, Sculcule, Turris, Tribiliani, Pofarum, Carpini, Falvaterre, Collismedii, Carpineti, Sermineti, Bassani, S. Donati, Normarum, Nimphe, Sce Felicis et Asture... ac alia quamplurima bona, possessiones, dominia... in nonnullis civitatibus... de nostra conscientia acquisivisse noscaris._ — L’istromento di divisione dei beni famigliari di casa Gaetani (dei 24 Nov. 1317, in Anagni) fra Loffredo di Fundi, Benedetto e Francesco figli di Pietro, specifica ancora delle altre castella (ibid., XXXII, 24).

[804] Il Papa tolse a Margherita tutti i feudi ecclesiastici; ed allora il convento _ad Aquas Salvias_ investì Benedetto conte palatino terzo figliuolo di Pietro, di parecchi beni alla donna prima infeudati, che furono Ansidonia, Porto d’Ercole, Monte Argentaro, Orbitello e Giglio: il censo annuo si stabilì in sole quindici libbre di provisini (archiv. Gaetani, XLVII, 39; dei 12 Marzo 1303). Un solo convento prossimo a Roma possedeva tutte quelle città di Toscana, isole e porti, e pretendeva di averli avuti in donazione da Carlo magno. — Fundi venne in mano di Loffredo Gaetani nell’Ott. 1299 (arch. Gaetani, XXXIX, 39). — Ai 3 Ott. 1298, da Rieti, Bonifacio VIII ordinò al vescovo della Sabina di sciogliere il matrimonio fra Loffredo e Margherita, la quale viveva in bigamia (ibid. XXVII, 2). Chi ponga mente a questi documenti ne rileverà quanta finezza di politica famigliare abbia avuto Bonifacio.

[805] I capi dei congiurati furono Rainaldo di Supino, Tommaso di Morolo, Pietro Colonna di Olevano e di Genazzano, Goffredo di Ceccano, Massimo di Trevi, Giordano e i suoi figli Galvano e Pietro di Sculcola, un Giovanni Conti: e Clemente V nell’anno 1312 gli assolse tutti, chiamandoli fedeli di re Filippo e diletti figli suoi. I nomi se ne leggono negli atti dell’inquisizione, nella Bolla _Flagitiosum_ di Benedetto XI e in quella di Clemente V dei 20 Aprile 1312, data da Vienne: ed eziandio nel documento tratto dagli Statuti di Anagni e registrato da JOH. RUBEUS, _Bonif. VIII_, Roma 1651, p. 338.

[806] Bonifacio VIII aveva eletto a vescovi e ad arcivescovi venti Anagnesi, amici e congiunti suoi: SANT’ANTONINO, III, 259.

[807] Nell’anno 1263 Urbano IV chiama _Mathias de Anagnia_ con nome di _nepos felicis mem. C(oelestini) pape predecessoris nostri_ (THEINER, I, 285): dei suoi figli si parla ivi, n. 585. — Innocenzo IV, mentre trattava con Manfredi, abitava ad Anagni _in palatio Domini Mathiae_ (NICOL. DE CURBIO). Matteo era imparentato coi Conti, ma apparteneva alla casa _de Papa_. In un docum. dei 30 Marzo 1300 vien detto: _Nobiles viros Adinulphum et Nicolaum filios quond. Domini Mathie de Papa cives Anagninus_ (DE MAGISTRIS, _Storia di Anagni_, p. 148). — Bonifacio VIII, ancora quand’era cardinale, aveva comperato dalla famiglia Bussa i diritti che questa possedeva sopra _Castrum Silvamolle_ (arch. Gaetani).

[808] FERRETUS VICENTINUS (p. 1002) rappresenta questo cardinale come il vero traditore del Papa.

[809] Vedi il docum. pontificio _Super Petri solio_, che dovevasi leggere agli 8 di Settembre: _Histoire du Diff._, p. 181.

[810] Vedi la relazione officiale del Nogaret, dei 7 Settembre 1304, nelle _Preuves de l’histoire_ ecc., p. 239, e la prima parte del racconto del WALSINGHAM (_Hist. du Diff._, p. 194): la seconda parte ne è inzeppata di favole e di esagerazioni. Lo stesso dicasi del KNIGHTON.

[811] VILLANI, VIII, c. 64. FR. PIPIN. _Chron._, p. 40. _Istorie Pistolesi_; MUR., XI, 528. Non è verosimile la narrazione di FERRETUS VICENTINUS.

[812] _Sed Papa nulli respondit_: nel WALSINGHAM.

[813] Per certo è falso che il Nogaret lo schiaffeggiasse. La Bolla di Benedetto XI tace di maltrattamenti corporali, e il VILLANI, BENVENUTO DA IMOLA, FRANC. PIPINO espressamente lo negano. _Personam ejus non tetigi, nec tangi permisi_; così protesta il Nogaret, il quale, per quanto fosse bugiardo, qui non avrebbe potuto tanto sfrontatamente mentire. I più favolosi racconti si diffusero nei paesi di fuori; lo si può vedere da ciò che ne dicono il KNIGHTON e TOMMASO WALSINGHAM.

[814] Bolla _Flagitiosum_, dei 7 Giugno 1304. Più tardi i cittadini o meglio i preti di Anagni attribuirono a quel delitto la rovina della loro città, e ancora nell’anno 1526 ne implorarono solenne indulto dal Papa. Vedi nel Tosti (II, 242) quello che ne racconta Leandro Alberti.

[815] Vedi il _Chron. Parmense_ che è contemporaneo (MURAT., IX, 848). Il cardinale STEFANESCHI (_Opus Metric._, pagina 659), che fu testimonio di veduta, dice:

— _rediens festinus in almam_ _Urbem, quippe sacram, miro circumdatus orbe,_ _Vallatusque armis. O mira potentia, tantis_ _Enodata malis! Numquam sic gloriosus armis,_ _Sic festus susceptus ea_.......

[816] Negli ultimi anni del Pontefice, senatori furono quasi soli gli Orsini. Ai 2 Giugno 1302: _Jacobus D. Napoleonis et Matheus D. Rainaldi de filiis Ursi_ (vol. LXI, p. 115, delle _Deliberazioni_, arch. Siena). Il PAPENCORDT, p. 335, erroneamente si riferisce a quell’archivio per l’anno 1300, sulla fede del GIGLI e del VITALE: io invece ho copiato il documento propriamente a Siena. Anche le sue notizie per l’anno 1301 e le indicazioni dei cosiddetti vicarî del 1302, sono tolte soltanto dal registro capitolino, che è pieno zeppo di falli. La notizia dell’OLIVIERI che Stefano Colonna fosse senatore nel 1302 è tutta di suo capo. — Ai 19 Genn. 1303 _Guido de Pileo_, da senatore, conferma gli Statuti dei mercanti; ed egli parimenti compare ai 17 Aprile 1303 da _D. Pape nepos alme urbis Senator_ (_Cod. Vat. 7931_; doc. dalla santa Maria in via Lata). — Agli 11 Giugno 1303 (VITALE, p. 307, dallo stesso archivio) senatori erano Tebaldo di Matteo Orsini e Alessio di Giacomo di Bonaventura. E può darsi che fossero senatori quando avvenne la catastrofe di Anagni.

[817] FERRETUS VICENTINUS descrive la fine del Papa con colori drammatici, ma esagera.

[818] Nota è la profezia su Bonifacio VIII che si pose in bocca di Celestino V: _intrabit ut vulpis, regnabit ut leo, morietur ut canis_ (_Hist. Pistolesi_; MUR., XI, 528).

[819] Scrittori contemporanei ne parlano nello stesso modo come se ne diffuse la leggenda: così il VILLANI, FR. PIPINO, FERRETUS (_diabolico correptus a spiritu caput muro saevus incussit_), _Chron. Estense_ (MUR., XV, 350), PAOLINO DI PIERO, p. 64, fin SANT’ANTONINO, III, 259. Questi Autori ed altri hanno fatto di Bonifacio VIII un re Lear. I Cronisti tedeschi non dicono che impazzisse. Che egli colle sue mani si dilacerasse le carni, è contraddetto dal fatto che il suo cadavere si trovò intatto allorchè lo si scoperse nell’anno 1605: vedine la relazione officiale nel RAYNALD, ad a. 1303, n. 44. Il suo volto spirava maestà anche in morte: _severitatem magis quam hilaritatem ostendebat_.

[820] _Aurumque nimis sitiens aurum perdidit et thesaurum, ut ejus exemplo discant superiores Praelati non superbe dominari in Clero et Populo_ (BERNHARDUS GUIDONIS; MURAT., III, I, 672). — FERRETUS, p. 1019.

[821] PTOL. LUCENSIS, _Hist. Eccl._, XXIV, c. 36, e meglio nel JORDANUS, _Cod. Vat._ 1960, fol. 261: _Decessit ex tremore cordis, et ab omni superveniente putabat capi, et ideo in eorum oculos et faciet manus injicere cupiebat._ Vedi anche il _Chron._ NICOL. TRIVETI, nel DACHERY, _Spicil._, III, 229. Senza esagerare, dice anche BERNHARDUS GUIDONIS (MURAT., III, I, p. 672): _In lecto doloris et amaritudinis positus, inter angustias spiritus, cum esset corde magnanimus obiit Romae V Idus Octobris._ Se si stia alla narrazione dello STEFANESCHI, che pur era presente in Vaticano, sarebbe morto dopo di essersi confessato. E i difensori della sua memoria ad Avignone dichiararono: _In morte confessus fuit coram octo Cardinalibus_ (_Preuves de l’hist._ ecc., p. 402).

[822] _Magnanimus peccator_: BENVENUTO DA IMOLA (MUR., _Antiq._, I, 1089) toglie da altri quel concetto. E DANTE con odio sì ma con reverenza lo chiama «il gran Prete». — Vedasi il giudizio del VILLANI, VIII, c. 64. — Assai giustamente dice il MANSI: _ingentes animi dotes in pontificatum contulit, quamquam saeculari principatui potius, quam ecclesiastico potiores_ (Annot. al RAYNALD, a. 1303, p. 356). I giudizî dello SCHLOSSER, del NEANDER, del DRUMANN non sono scevri da esagerazione.

[823] _In die mortis Papae Bonifacii venit Rex Carolus Romam cum 1500 militibus et VIII millibus peditum ad favorem Ecclesie_: PTOL. LUCENSIS; MUR., XI, 1224. Il numero dei soldati è certo un’esagerazione. Vedi anche FERRETUS, p. 1010.

[824] Egli stesso, nella sua prima enciclica, parla della varia fortuna della sua povera vita. _Timor et tremor nos vehementer invadunt, dum infra mentis arcana revolvimus quod et quantas immutationes receperit hactenus status noster, qui ab olim ordinem fratrum Praedicatorum professi, putabamus abjecti esse in domo Domini — dat. Lateran., 1 Nov. 1303_ (RAYNALD, n. 47).

[825] Il benedettino Tosti dice: «Temevasi non il martirio, ma il difetto delle spirituali armi spuntate dal disprezzo de’ popoli»: _Storia di Bonifacio VIII_, II, 205.

[826] Bolla dei 6 Nov. 1303, nel THEINER, I, n. 573, ed una seconda del 7 Dic. 1303, nel RAYNALD, n. 57 e nel THEINER, I, n. 574.

[827] RAYNALD, ad ann. 1304, n. 13.

[828] La prima assoluzione fu data da Roma in tempo di Pasqua (MANSI al RAYNALD, a. 1304, p. 376); indi vi tennero dietro le Bolle di assoluzione promulgate da Perugia, ai 13 Maggio 1304, _Cum sicut accepimus_, e l’altra _Ad statum tuum_. E vi si trova il passo: _propter evitandum scandalum, praesertim ubi multitudo delinquit, severitati est aliquid detrahendum_. Benedetto addolcì anche il tenore della Bolla _Clericis laicos_.

[829] Ho già avvertito che s’erano abrogati gli Statuti per la Marca: addì 1 Febb. 1304 Benedetto XI cassò anche i privilegî dati da Bonifacio per Spoleto (THEINER, I, n. 578). Con mente grettamente fratesca ei volle conservare i _jura Ecclesiae_ contro a’ Comuni, ma cedette alle monarchie con grande scapito della Chiesa.

[830] PETRINI, p. 153, 429. Intorno ai due senatori dell’anno 1304 vedansi il VITALE e la lettera di Benedetto, data dal Laterano ai 16 Marzo 1304 (THEINER, I, n. 580), e indiritta a _Gentilis de Filiis Ursi Senator Urbis. — Lucas de Sabello_ vi è chiamato suo _Consenator_.

[831] Bolla _Flagitiosum scelus_, da Perugia ai 7 Giugno 1304: RAYNALD, n. 13.

[832] Con aperte parole lo dice FERRETUS, p. 1013. Al Papa ei dà cinquantasei anni. — VILLANI, VIII, 80. — Però gli _Annali di Perugia_ scrivono: «a’ dì 7 Luglio 1304 passò di questa vita di morte naturale» (_Archiv. Stor._, XVI, I, 60).

[833] Suo padre Rinaldo fu fondatore del ramo Orsini-Monterotondo, che si spense nel secolo decimosettimo. Dall’arch. Gaetani trassi e copiai parecchi documenti provanti che questo celebre cardinale Napoleone con patrimonio regio acquistò città e castella, massime in Tuscia. Morì ai 23 Marzo 1342. Intorno a lui vedasi la Dissertazione XII nella _B. Chiara_ del GARAMPI.

[834] _Conductis 300 stipendiariis Catalanis vindictam sumpserunt de inimicis Papae traditoribus, in regione Campaniae_: SANT’ANTONINO, III, 259. — «Domarono quasi tutta la campagna e terra di Roma»: VILLANI, VIII, c. 64; e dice che se Bonifacio avesse visto le prodezze de’ suoi nipoti, «di certo gli avrebbe fatti re o gran signori». — Un istrom. da Alatri, ai 26 Agosto 1304, contiene il trattato di una lega fra Landolfo di Ceccano, Adenolfo figlio di Mattia, Rainaldo di Supino e la città di Ferentino contro Anagni ed i Gaetani (dall’archiv. comunale di Alatri; ed è posseduto dal signor Carinci, bibliotecario dell’arch. Gaetani).

[835] PETRINI, _Mon._, 32; e il decreto del popolo romano è raccolto nelle _Preuves_ ecc., p. 278-282. In esso è accordata la _reaffidatio_ ai Colonna, con severissimo biasimo della malvagità di Bonifacio VIII. In pari tempo il senato decretava che alla «Camera» pontificia si consegnasse Nepi, colla cui esca i Colonna se ne avevano guadagnato il favore.

[836] Il docum., dato da Napoli ai 24 Marzo 1327, si custodisce nell’arch. Gaetani. Il Re, eletto arbitro, decide della pretesa onde i Colonna chiedevano un compenso di centomila fiorini d’oro; e stabilisce che i Gaetani (e precisamente Loffredo di Fundi, Benedetto conte Palatino e Francesco prelato) debbano pagare ai Colonna in termine di tre anni _quilibet pro eorum rata supradicto Stephano ac filiis et eredib. ejus tam clericis quem laicis... florenorum tria millia_. Anche i figliuoli di Mattia dovevansi restituire nel possesso di Anagni.

[837] Quest’è il racconto che il VILLANI dà intorno all’elezione; e SANT’ANTONINO segue le sue tracce. È noto che si dubitò di cotale narrazione e di quanto vi è detto delle sei condizioni imposte da Filippo. Però è difficile che il VILLANI inventasse tutto questo di suo capo: dubbio non v’ha che v’entrasse la mano del Re.

[838] _De contemptu mundi, sive de miseria conditionis humanae, libri tres_, Lugduni 1561. Questo trattato scrisse Innocenzo III mentre era ancora cardinale. _Ad deprimendam superbiam humanae conditionis utcunque descripsi._ Le miserie della umana natura vi sono dipinte al nudo, con una crudezza che fa nausea. Il latino è bello, chiaro lo stile.

[839] Cardinali fondarono biblioteche private: così fece Matteo di Aquasparta la cui libreria passò alla città di Todi, dove in quell’archivio di san Fortunato ne vid’io ancora una parte, gettata alla rinfusa e sepolta sotto alla polvere.

[840] _Schola sacri palatii_: da primo maestro ei vi chiamò Domenico. E anche più tardi continuò a mantenersi questa cattedra palatina: vedi GIOVANNI CARAFA, _De Gymnasio Romano et de ejus professoribus_, Roma 1751, p. 134. Il RENAZZI, _Storia dell’università degli studî di Roma_ (Roma 1803) dimostra che questo _Studium Curiae_ deve tenersi assolutamente distinto dallo _Studium Urbis_, che in seguito diventò l’università romana.

[841] Bolla del Papa del 1243, nel CARAFA, p. 131.

[842] SARTI, _De clariss. Archygymnasii Bonon. Prof._, pagina 256 e segg.

[843] Per opinione di archivisti romani, l’archivio Capitolino andò distrutto nel sacco di Roma. Fui assicurato che all’antico archivio secreto di sant’Angelo vennero dal Campidoglio soltanto alcuni documenti di argomento economico. Il VITALE e il VENDETTINI, storiografi del senato, non dicono che nell’arch. vaticano si custodissero atti del Campidoglio; e sì che, se ve ne fossero stati, il VENDETTINI avrebbe avuto intiero agio di esaminarli. Il MORONI nel suo _Dizionario_ (art. Roma, p. 157) afferma che nell’arch. vaticano esista un codice degli Statuti di Roma, il quale appartiene all’epoca dal 1358 al 1398; ma egli non parla che sulla fede del GARAMPI, _Append. de’ docum. alle osservaz. sul valore delle antiche monete pontif._, p. 68. — La _Editio princeps_ degli Statuti romani fu fatta nel 1471.

[844] _Generale in ipsa studium tam utriusque juris quam artium duximus statuendum. Universitatem vestram ad illud tamquam ad fontem et riguum, unde quilibet juxta votum poterit irrigari, leto animo invitantes ac concedentes tenore presentium scolaribus et magistris in veniendo, morando et redeundo securitatem plenariam, aliaque privilegia que a jure accedentibus ad generale studium conceduntur. Datum Rome per man. Roberti de Baro Magne Regie Curie nostre protonotarii._ Il documento (fino a’ tempi recenti restò ignoto) fu tratto dal _Reg._ 1280, C. fol. 3, n. 40, e per primo lo publicò il DEL GIUDICE, _Cod. Dipl._, n. XXIV. Esso aggiunge una nuova pagina alla storia dell’università romana.

[845] _De pulvere, Pater, Philosophiam erigitis, que lugere solet in sue mendicitatis inopia, nostrorum Presulum auxiliis destituta_: così scrive il Campano al Papa (TIRABOSCHI, IV, 147).

[846] _Tenuit studium Romae, quasi totam Philosophiam, sive Moralem, sive Naturalem exposuit_: PTOL. LUC., XXII, c. 24.

[847] Anibaldo degli Anibaldi, cardinale sotto di Urbano IV, fu nipote del celebre Riccardo Anibaldi. Vedi i QUETIF ed ECHARD, _Scriptores Ordin. Praedicator._, I, 261, e PROSPERO MANDOSIO, _Bibl. Romana, seu Romanor. Scriptor. Centuriae_, Roma 1862, I, 283. Intorno a _Romanus de Romano Orsini_ vedi l’ECHARD, p. 263, 272.

[848] _Ideoque ferventi non immerito desiderio ducimur, quod eadem Urbe quam divina bonitas tot gratiarum dotibus insignivit, Scientiarum etiam fiat foecunda muneribus — — — auctoritate apostolica duximus statuendum, quod in urbe predicta futuris temporibus generale vigeret studium in qualibet facultate_... Bolla _In supremae, Dat. Anagniae A. Inc. Dom. 1303 VIII Idus Junii, Pont. N. A. Nono_; ed è indiritta all’Abate di San Lorenzo, priore dei _Santa Sanctor._ ed arciprete di sant’Eustachio (_App. degli Statuti Gregoriani di Roma_, a. 1580). Il RENAZZI crede probabile che fin da allora l’università fosse situata in vicinanza di sant’Eustachio. A quel tempo lo stipendio di un professore, di regola, ammontava a cento fiorini d’oro.

[849] La _Cronica_ di MARTINO giunge fino a Giovanni XXI (a. 1277). Di Nicolò III non dice che due parole.

[850] _Bernardus Guidonis_, domenicano e inquisitore, morì nel 1331 da vescovo di Lodève. La sua opera intitolata _Flores cronicorum_ ossia _Cathalogus pontificum romanorum_ (_Cod. Vat. 2043_) finisce con Giovanni XXII. Fu edita da ANGELO MAI (_Spicil. Rom._, VI), ma soltanto nella parte che giunge fino a Gregorio VII; però della parte da Gregorio VII in giù si giovarono il MURATORI ed il BALUZIO.

[851] Le sue _Res Siculae_ furono stampate incompletamente dal CARUSIO, dal MURATORI e dal BALUZIO, nella parte che corre dal 1250 al 1276: la continuazione, fino al 1285, fu edita dal GREGORIO nel Tom. II della _Bibl. Aragon._ — SABA, sulla fine della sua Storia, chiama sè stesso _de urbe_. Anche il FABRICIO (_Bibl. latina mediae et infim. aetatis_) giustamente dichiara che fu romano. La famiglia dei Malaspina trovasi menzionata in documenti romani.

[852] _Mare historiarum, cod. vat. membran. 4963_; e ve ne hanno due codici a Parigi (OUDIN, _De scriptorib. eccl. antiquis_, III, 185). — Non è scevro di dubbî, per riguardo a Giovanni Colonna, l’albero genealogico del LITTA. QUETIF ed ECHARD, I, 418, affermano che fosse nipote del cardinale Giovanni vissuto al tempo di Federico II. — Scrisse anche _De viris illustribus_, frammento raccolto nel DE RUBEIS, _De gestis et scriptis S. Thomae Aquinatis_, Venezia 1750, p. 27 segg.

[853] _De renunciatione Papae_, nell’ediz. delle opere di Egidio, fatta a Cordova nel 1706. Vedi l’_Ouvrage inédit de Gilles de Rome, en faveur de la papauté, extr. du Journal gén. de l’Instr. publique, par_ CHARLES JOURDAIN (Paris 1858).

[854] _De regimine Principum_ (ediz. rom. del 1607 e nel t. II della _Bibl. Pontificia_ del ROCABERTI). Quest’opera di forma scolastica s’inspira alla Politica e all’Etica di Aristotele. Nel lib. III si contengono alcuni notevoli capitoli contro il comunismo di Platone. Egidio era partigiano della monarchia ereditaria, e sua dottrina fondamentale fu questa: _Optima est autem monarchia unius Regis, eo quod ibi perfectior unitas reservetur_ (p. 458). Sull’operosità di Egidio a Parigi vedasi il BULAEUS, _Historia universitatis parisiensis_, Parigi 1615, p. 671. Ed Egidio morì ad Avignone, nel 1316.

[855] _Oculus pastoralis sive Libellus erudiens futurum Rectorem populorum, anonymo auctore conscriptus circa A. 1222_: MUR., _Antiq._, IV, 93. Questa scrittura, che certo fu opera di un cherico, è notevole soltanto per il principio cui s’inspira; chè del resto è cosa dappoco.

[856] Lo _Stabat Mater_ senza ragione viene attribuito a Innocenzo III, il pontefice dai grandi concetti e dalla mente fredda. Nel convento di Monte Santo vicino Todi vid’io un mscr. della fine del secolo decimoterzo, che contiene le poesie di fra Jacopone: e fra quelle è compreso anche lo _Stabat Mater_, il quale invece manca nella ediz. veneziana del 1617.

[857] Vedi l’OZANAM, _Les poëtes franciscains en Italie au XIII siècle_.

[858] _Dicimus ergo Romanorum non vulgare sed potius tristiloquium italorum omnium esse turpissimum; nec mirum cum etiam morum, habituumque deformitate prae cunctis videantur foetere. Dicunt enim: Me sure, quinte dici_ (che significa: «mia sorella, che cosa dici»). _De vulgari Eloq._ I, c. XI.

[859] Nell’arch. del duomo di san Pietro si conserva il mscr. della _Vita S. Georgii_, che quel Cardinale di san Giorgio in Velabro compilò, e Giotto ornò di miniature. — I suoi poemi sono raccolti nel MURAT., III, I, 641; la sua scrittura sul giubileo nella _Bibl. Max. Patr._ XXV, 930; il suo _Ceremoniale_ nel MABILLON, _Mus. Ital._, II, 243.

[860] Registro officiale nel _Cod. Vat. 7143_ e nel MAI, _Spicil._, VI, 300-312. Da cardinale, Innocenzo ebbe restaurato la chiesa dei santi Sergio e Bacco: vedi la iscrizione nel MARTINELLI, _Roma ex ethn._, p. 399. — Nel lib. II, _Ep._ 102, dei _Reg._ del Papa trovasi il _Privilegium_ ch’ei diede per quella chiesa; ed è notevole per la topografia del Campidoglio. Vi si legge: _Duo casalina juxta columnam perfectissimam_ (?) — _Hortum S. Sergii, sive post S. Sergium, et hortum inter columnas usque ad abscidam, et usque ad custodiam Mamortinam_.

[861] _Fecit fieri domos istas de novo — palatium claudi muris et super portas erigi turres — Cod. Vat. 6091._

[862] FR. PIPINO, p. 723. Nel _Cod. Cencii_, ch’è a Firenze, trovansi molti documenti intorno a questa edificazione. Il Papa comperò dei fondi _extra portam auream in monte Geretulo_ per comporne il giardino. E quel luogo si denota anche così: _extra portam auream seu castri S. Angeli prope Ecclesiam S. M. Magdalene ad pedes montis Malis_. Un’iscrizione che, tolta dalla muraglia del giardino vaticano, fu nell’anno 1727 trasportata in Campidoglio, dice così: † A. D. MCCLXXVIII. SC[=IS]SIM. P[=A]T. D[=N]S. NICOLAVS. PP. III. FIERI. FECIT. PALATIA. ET. AVLAM. MAIORA. ET. CAPELLAM. ET. ALIAS. DOMOS. ANTIQVAS. AMPLIFICAVIT. PONT. SVI. A. PRIMO. ET. A. SEC. PONT. SVI. FIERI. FECIT. CIRCUITVM. MVROR. POMERII. HVIVS. FVIT. AVT P. D[=C]S. S. PONT. NATIONE. ROMANVS. EX. PATRE. D[=N]I. MATHEI. RVBEI. DOMO. VRSINORVM.

[863] L’iscrizione in musaico, che è nel cortile del san Paolo, narra che vi diè principio l’abate Pietro II (1193-1208) e che lo compiè Giovanni V (1208-1241). Non così bello è il chiostro di Subiaco, edificato nel 1235 al tempo di Lando abate, come ne dice l’iscrizione che ivi è collocata: _Cosmas et Filii Lucas et Jacobus alter Romani cives in Marmoris arte periti hoc opus explerunt Abbatis tempore Landi_.

[864] Dell’edificazione parlano PTOL. LUC., c. 30, e il MARANGONI, _Istoria dell’antich. oratorio di S. Lorenzo_, ROMA 1747. La iscrizione, che si legge sulla parete presso la porta, dice: _Magister Cosmatus fecit hoc opus_.

[865] _In lateranensi palatio domos construxit altissimas et palatium nobile pauperum usibus deputatum: Vita_, MURAT., III, 577. Anche a Terni Gregorio IX costruì un palazzo pontificio.

[866]

_Nam quisque suas educet in altum_ _Aedes, et capitis Petri delubra relinquet,_ _Ac lateranenses aulas regalia dona_ _Despiciet, gaudens proprios habitare penates._

Così JACOPO STEFANESCHI dice di Nicolò IV nell’_Opus metricum_.

[867] A Roma erano allora venti Abazie privilegiate: _Alexius et Bonifacius_ (Aventino); _Agatha_ (Suburra); _Basilius juxta palatium Trajani; Blasius inter Tyberim et pontem S. Petri; Caesarius in Palatio; Cosmas et Damianus_ (Transtevere); _Gregorius in Clivo Scauri; Laurentius in Panisperna; S. Maria in Aventino; S. M. in Capitolio; S. M. in Castro Aureo_ (circo Flaminio); _S. M. in Pallara_ (Palatino); _S. M. in Monasterio_ (vicino S. Pietro _ad vincula_); _Pancratius in Via Aurelia; Prisca et Aquila_ (Aventino); _Saba Cellae Novae_ (presso all’Aventino); _Sylvester inter duos hortos_ (od anche _in Capite_, vicino il Corso); _Thomas juxta formam Claudiam_ (Celio); _Trinitatis Scottorum_ (oggi «de’ Pellegrini»); _Valentini juxta pontem_ (_sc. Milvium_); JOH. DIACON., _Liber de Eccl. Lateranensi_ (MABILL., _Mus. It._, II, 574).

[868] _Hospitale — fecisse dicitur, quia reprehensus fuerat de tanto fastidioso aedificio_: PTOL. LUC., p. 1276; RICOBALDO, p. 126.

[869] _Gesta Innoc._, c. 143; e la Bolla nel lib. XI, ep. 104. — Sisto IV nel 1471 rifabbricò l’ospitale sontuosamente. Esso possiede un’entrata di 85000 scudi e riceve dallo Stato un sussidio di altri 36000. Annualmente v’entrano più di dodicimila infermi e più di duemila trovatelli. Vedansi il MORICHINI, _Istituz. di publica carità_, Roma 1835 e 1870, e il PIAZZA, _Opere pie di Roma_ (Roma 1698).

[870] E si conserva con un musaico che rappresenta Cristo fra due schiavi liberati, coll’iscrizione: _Signum ordinis S. Trinitatis Et. Captivorum_. Sull’arco della porta è scritto: _Magistri Jacobus Cum Filio Suo Cosmato Fecit Ohc Opus_. Il chiostro fu abbandonato nel 1348. Il luogo è descritto in una Bolla di Onorio III del 1217 (_Bullar. Vatic._, I, 100), la quale concede in dono a quell’ordine una parte del Celio: _Montem cum formis et aliis aedificiis positum inter clausuram Clodei_ (Castello dell’_Aqua Claudia_) _et inter duas vias; unam videl. qua a praedicta Eccl. S. Thomae itur ad Coliseum, et aliam qua itur ad SS. Johem et Paulum_.

[871] L’iscrizione della porta dice che i suoi esecutori testamentarî, Ottone di Tusculo e Giovanni Gaetani (Nicolò III), fabbricarono l’ospitale. Pietro morì nel 1259.

[872] Fra Sisto morì in Roma nel Marzo 1289: _Commentarî alla Vita di Gaddo Gaddi_ del VASARI, I, 300, ediz. di Firenze.

[873] Che ciò avvenisse ormai al tempo di Innocenzo III lo dimostra il Registro del suoi doni votivi: _Ecclesiae Fossenovae pro consumatone edificii ejusd. Ecclesie C. libras — Monasterio Casemarii pro fabrica ipsius 200 Unc. auri_. La prima pietra di questa magnifica chiesa fu gettata nel 1203.

[874] La iscrizione posta sul tabernacolo del san Paolo, dice:

_Anno Milleno Centum Bis Et Octuageno_ _Quinto, Summe Deus, Tibi Hic Abbas Bartholomeus_ _Fecit Opus Fieri, Sibi Tu Dignare Mereri._

E più sotto:

_Hoc Opus Fecit Arnolfus Cum Socio Suo Petro._

Il disegno ne è dato nell’AGINCOURT, Tav. XXIII, e completamente nel MORESCHI, _Descrizione del tabernacolo di S. Paolo_, Roma 1840. Allo stesso Arnolfo si attribuisce anche il tabernacolo della chiesa di santa Cecilia.

[875] Può darsi che alla loro corporazione appartenesse una chiesa nel campo di Marte che aveva nome _S. Andree de Marmorariis_: e forse ivi era il luogo delle loro officine. Quella chiesa è registrata nel catalogo delle chiese romane all’epoca avignonese; nel PAPENCORDT, _Stor. della città di Roma_, p. 54.

[876] CARLO VITTE, nel _Giornale di arti_, 1825, n. 41 segg. — _Notizie epigrafiche degli artefici marmorarii romani dal X al XV secolo_... di CARLO PROMIS, Torino 1896. — GAYE, nel _Giornale di arti_, 1839. — Notevole è il portico del duomo di Civita Castellana, edificato da Lorenzo e da Cosma suo figlio nel 1210. Il nome Cosma, di origine greca, trovasi usitato a Ravenna sulla metà del secolo nono (MARINI, _Papiri_, n. 98, p. 153).

[877] Lettera a Ugo di Besanzone: _Per Urbem inquiras — si aliqua conca porfidis vel alicujus alterius pulchri lapidis prout illi qui sunt in S. Johanne Laterani poterit inveniri — et in ea corpus — Pontificis reponi — facias — Et si — non poterit inveniri, volumus quod — fieri facias sepulturam consimilem illi Comitisse attrebatensis et etiam si poterit pulcheriorem_ — VITALE, p. 152.

[878] Di sopra, nella parete, v’è questa iscrizione:

_Qui Legis Ancherum Duro Sub Marmore Claudi_ _Si Nescis Audi Quem Nece Perdis Herum._ _Greca Parit Puerum, Laudunum Dat Sibi Clerum_ _Cardine Praxedis Titulatur Et Istius Edis_ _Defuit In Se Lis: Largus Fuit Atque Fidelis;_ _Demonis A Telis Serva Deus Hunc Cape Celis:_ _Anno Milleno Centum Bis Et Octuaceno_ _Sexto Decessit Hic Prima Luce Novembris._

Del 1287 è l’epitaffio del cardinale Glusiano conte di Milano, che a lui pose in Laterano il cardinale Jacopo Colonna: ADINOLFI, _Laterano e Via Maggiore_, Roma 1857, p. 26.

[879] Sul davanti vedesi a due riprese lo stemma dei Savelli; leoni rossi con frammezzo un uccello sopra una rosa; più sotto fasce rosse e oro. Lo stemma del centro che porta leoni e aquile di color rosso, è quello di Vana. Vedi l’annotazione dell’OLDOIN alla _Vita Honorii IV_, nel CIACCONIO. — Onorio IV nel 1296 aveva eretto un cenotafio gotico a Pandolfo nella chiesa di sant’Alessio: vedine il disegno nel NERINI, p. 260; ed è certo opera dei Cosmati parimenti che i sepolcri in Araceli.

[880] _Hic Jacet D[=n]s Pandulfus De Sabello Et D[=n]a Andrea Filia Ejus Qui Obierunt Anno D[=n]i MCCCVI In Vigil. Beati L(ucae). — Hic Jacet D[=n]s Lucas De Sabello Pater D[=n]i Papae Honorii D[=n]i Johis Et D[=n]i Pandulfi Qui Obiit Dum Esset Senator Urbis Anno D[=n]i MCCLXVI Cujus A[=i]a Requiescat In Pace. Amen_ (è la maggiore delle iscrizioni).

[881] Nello stesso stile i Cosmati composero anche il sepolcro dei Prefetti di Vico in _S. Maria in Gradibus_ a Viterbo, la tomba di Clemente IV e il sepolcro della famiglia di Bonifacio VIII nel duomo di Anagni.

[882] _Joh’s Filius Magistri Cosmatis Fec. Hoc. Opus._ Il musaico rappresenta la Madonna col putto, san Domenico, il vescovo Privato e Durante genuflesso. Sullo zoccolo è posta una pomposa iscrizione a bei caratteri. Il giorno in cui Stefano morì è segnato al 1 Novembre 1296. I CROWE e CAVALCASELLE (_New History of Painting in Italy_, I, 104) incorsero in errore, perciocchè credessero che l’anno della morte (_trecentis quatuor amotis annis_) corrisponda al 1304: pertanto pongono a quest’anno l’epoca del monumento, laddove allora Giovanni non lavorava più. Così pure deesi notare che il cardinale Matteo di Aquasparta non morì già nel 1304, ma nel 1302.

[883] _Hoc O[=p]. Fe[=c]. Johes Magri Cosme Civis Romanus._

[884] _Joh. Filius Magistri Cosmati Fecit Hoc Opus._ L’epitaffio non fa che notare semplicemente il nome del morto: STEPHAN D. SVRD. DNI. PP. CAPELLAN. Qui manca il tabernacolo.

[885] Il CARDELLA dice che la tomba manchevole d’iscrizione è di quel Cardinale. — Matteo, uomo eruditissimo, fu da legato di Bonifacio VIII in Romagna; del 1300 fu come tale a Firenze. Di lui fa cenno DANTE, _Parad._, XII, v. 124.

[886] Ed ivi è la pietra sepolcrale della _Domina Ocilenda Uxor Dni Angeli De Manganella Et Filia Normanni De Monte Mario_, e l’altra di Perna Savelli dov’è disegnata una figura di donna incappucciata. Sul contorno è scritto: _Anno Dni Milo CCCXV Mense Januarii Die XXVIII Obiit Nobilissima Dna Dna Perna Uxor Quondam Dni Luce de Sabello Cujus Anima Requiescat in Pace. Amen._ Quest’iscrizione ci serva di esempio per tutte della stessa specie. In sant’Alessio evvi la pietra funeraria del canonico Pietro de Savello, morto nel 1287; ed è notevole per il disegno delle vestimenta sacerdotali.

[887] Ancor più sorprendente è la forma che assunsero in Lombardia. A Roma i caratteri delle scritture non si snaturarono così intieramente, come avvenne nei paesi del settentrione.

[888] Nell’anno 1481 la statua fu rialzata a nuovo per cura del senatore Matteo Toscano, con questa iscrizione, che oggidì non si trova più:

_Ille ego praeclari tuleram qui sceptra Senatus,_ _Rex Siculis Carolus jura dedi populis._ _Obrutus heu jacui saxis fumoque, dederunt_ _Hunc tua conspicuum tempora Sixte locum._ _Hac me Matthaeus posuit Tuschanus in aula,_ _Et patriae et gentis gloria magna suae._ _Is dedit at populo post me bona jura Senatus_ _Insignis titulis, dotibus atque animi._ _Anno Domini MCCCCLXXXI. III Semestri._

[889] JOH. RUBEUS, _Vita Bonif._, p. 89.

[890] _Hist. du Differ._, p. 331.

[891] Le pitture delle pareti del vestibolo (AGINCOURT, tav. 99) per la maggior parte rappresentano soggetti tratti dalla vita di Stefano e da quella di Lorenzo. Vuolsi che alcuni si riferiscano alla coronazione di Pietro; però io non potei farmene ragione. Una figura di imperatore genuflesso innanzi al Papa, è cinta dell’aureola; e certo rappresenta Enrico II, di cui vi è dipinta una storia leggendaria.

[892] Sopra il musaico della santa Maria Maggiore l’artefice scrive così il suo nome: _Jacobus Torriti Pictor Hoc Opus Mosaicen fecit_; e v’appone la data del 1295. Impossibile che ei fosse quel _Jacobus frater S. Francisci_ che nel 1225 compose i musaici della tribuna in san Giovanni a Firenze. Vedi il VASARI, I, _Commentarî alla Vita di Andrea Tafi_.

[893] Circa questo musaico vedasi TORRIGIO, _Le sacre grotte_, p. 162. Costò duemiladuecento fiorini d’oro. I musaici di Giotto in san Giorgio perirono. Un altro Stefaneschi, _Bertoldus fil. Petri_ (forse fu il fratello del cardinale) fece sulla fine del secolo decimoterzo comporre il musaico che vedesi sopra la parete della tribuna nella chiesa di santa Maria in Transtevere. Rappresenta la Vergine (mezza figura) fra Pietro e Paolo, con genuflessa l’imagine del commettente dell’opera.

[894] Cumuli di ruine opponevano inciampo al cammino delle processioni pontificie. _Sed propter parvitatem diei et difficultatem viae, fecit (Papa) stationem ad S. M. Majorem_: così l’_Ordo Rom._ (nel MABILLON, II, 126); e di questo passo tenne nota l’HOBHOUSE, _Historical Illustrations of the fourth Canto of Childe Harold_, p. 132.

[895] _Magister Matthaeus Alperini — certam partem Turrium, Palatiorum, Domorum, ruinarum, possessionum et bonorum suorum in Urbe consistentium. Basilicae Principis Ap. — reliquit_: Bolla del 1278 (_Bullar. Vatican._, I, 125).

[896] Una torre degli Anguillara esiste ancora presso la Lungaretta. Visti da ponte Cestio, il Transtevere e la sponda del fiume presentano un quadro meraviglioso. Frammezzo a case moderne, lungo il fiume sorge tratto tratto qualche vecchia torre baronale: e fu mirando Roma da quel ponte che mi balenò alla mente il pensiero di scrivere questa Storia della Città.

[897] Addì 21 Ott. 1286, _Matheus Rubeus Orsini_ vende ai suoi nipoti il _Castrum Castellucia_ vicino Albano. Il documento è dato: _Rome in domib. in quib. tunc morabatur rev. pater D. Jordanus mis. div. S. Heustachii Diacon. Card. germanus frater praefati D. Mathei Rubei... vid. in Monte qui dicitur Johannis Roncionibus_ (arch. Gaetani, XLVIII, n. 11). Ed ivi esisteva anche la chiesa _S. Marie de Monte Johannis Ronzonis_ (catal. delle chiese rom. del tempo dell’esilio avignon., nel PAPENCORDT, p. 55). Ai 20 Maggio 1234 il cardinale Napoleone Orsini da Avignone manda ordini al suo vicario nelle terre romane; e vi è detto: _Item habet dictus D. Card. infra muros Montis domos suas principales, quas consuevit inhabitare quond. Matheus et Ursus nepos ejus, habet et ibidem alias parvas domos in diversis locis montis praedicti infra muros ipsius montis_ (ibid., n. 18). Il Monte (Giordano), di cui fa parola anche DANTE nel passo ove dice del giubileo romano, aveva allora l’aspetto di una vera fortezza.

[898] La porta aveva ormai questo nome «del Popolo»: _Vineae_ — _extra portam Sce Marie de Populo_ (doc. dei 12 Genn. 1293; _Cod. Vat. 8050_, p. 79).

[899] Un docum. dei 7 Febb. 1252 (nel PETRINI, _Mem. di Palestrina_) dice: _Fines ad Montem Acceptorium hii sunt: domus Romanucciorum et Synebaldorum, ab alio dom. Macellariorum, et dom. Cesarlinorum, ab alio sunt Zarlonum et Toderinorum_... Il nome (in MONFAUCON, _Diar. Ital._, p. 243, è detto anche _Mons Acceptabitis_) potrebbe spiegarsi da ciò che dice Fulvius: _Citatorius a citandis tribubus, acceptorius ab acceptandis suffragiis, septorium a proximis Septis_. Vedi CARLO FONTANA, _Discorso sopra l’antico Monte Citatorio_, Roma 1694, p. 1. La positura delle _Septa_ (vicino l’odierna piazza Colonna) conforterebbe l’opinione che il nome derivi da _Septorius_.

[900] _Et tunc de Colliseo concussus lapis ingens eversus est_: RICC. DA SAN GERM., p. 1026. Nel Sett. 1255 v’ebbe un altro terremoto; per conseguenza nuove ruine (GUGL. NANGIS; DUCHESNE, V. p. 362).

[901] Nel 1215 l’Abate di san Gregorio cede a _Paulo de Grisayco... duos cryptas — positas Rome in vocabulo Circli sub palacio majori nostri monasterii juris loco, qui dicitur vel dici solet porticus Materiani_: MITTARELLI, _Annal. Camald._, IV, n. CCIX. Pertanto la massima parte del Palatino apparteneva ancora a quel convento.

[902] In un doc. degli 8 Dic. 1289 viene detto espressamente che questa via era abitata: _Domos de Viculo Capite Africe_ — _Ecclesia S. Stephani de Capite Africe_ (_mscr. Vatic. 8050_, p. 73). Oggidì non ne esiste più traccia.

[903] _Ordo_ di CENCIUS, p. 190. Quantunque ei dica che parecchi _nomina trasacta sunt et termini sive signa mutata_, tuttavia quel quartiere era al tempo suo più popoloso che oggi non sia.

[904] _Ecclesia S. Anastasii de Marmorata. — S. Salvatoris de Marmorata. — S. Anne de Marmorata. — S. Nicolai de Marmorata_ (catal. delle chiese rom. del tempo dell’esilio avignon.).

[905] _Totusque ille mons renovatur in aedificiis_ (PTOL. LUCENS., XXIV, c. 13). — Vedi anche il PLATINA, _Vita Hon._ IV.

[906] Presso le terme di Caracalla v’era un padule che copriva alcune parti del circo Massimo: _Ortum et Pantanum juxta Palatium Antonianum_ (Bolla di Onor. III del 1217; _Bullar. Vatic._, I, 100).

[907] FULVIO, DONATO, il VISCONTI ed altri italiani concordano nel dire che si elevasse nel foro di Nerva. Il BUNSEN (_Descriz. della Città,_ III, 2, p. 146) afferma che sorgesse sopra il tempio di Venus Genitrix, ma non ne adduce ragioni convincenti.

[908] PTOL. LUC. (MUR., XI, 1276). E nella _Hist. Eccl._, XXI, c. 16, dice di Innocenzo III: _Quod in urbe fecerat ad sui tuitionem, Turris Comitum_. — RICOBALDO (MUR., IX, 126) narra che la costruisse _sumptibus ecclesiae. — Opus tanto Pontifici inutile, non sine ipsius infamia constructum:_ BONINCONTR., p. 288. — BARTOLOM. DELLA PUGLIUOLA (MURATORI, XVIII, 248) dice che la erigesse nel 1203; e il FEA (_Sulle rovine_ ecc., p. 365) adduce i documenti che suffragano quella data. L’HURTER afferma, ma senza autorità, che Crescenzio (sul principio del secolo duodecimo) ricevesse da questa torre l’appellazione _de Turre Romanorum_; però il documento che ei dice aver tratto dal FATTESCHI non si ritrova presso di questo. Che Torre fosse un castello dei Crescenzî nella Sabina lo dimostra il GALLETTI nella sua scrittura intitolata _Gabio antica_.

[909] Nel piano della Città medioevale (_Cod. Vat. 1960_) se ne vede tracciata la forma, ed è chiamata _Turris Comitum_. — BONINCONTRIUS: _Turrim mirae altitudinis — unde late prospectus ad Latium_. — RICOBALDO: _Turris mirabilis_. — PTOL. LUC., p. 1276: _Singularis quidem in orbe — cujus altitudo et latitudo omnem turrem trascendit_. — Chiamavasi la «torre della Città»; e così il testamento di Giovanni Conti dei 3 Maggio 1226 dice: _praecipio — reparari — domos Montis Balnei Neapolis, et domos et turrim Urbis_ (nel CONTATORE, _Geneal. Comitum_, p. 5, e nel VISCONTI, _Città e famiglie_, p. 753). — _Cecidit edificiorum veterum neglecta civibus, stupenda peregrinorum moles. Turris illa toto orbe unica quae Comitis dicebatur ingentibus ruinis laxata dissiluit_: PETRARCA, _ad Socratem, Rer. Famil._, XI, ep. 7.

[910] VASARI, IV, 186. Ei dice, ma non prova (I, 243), che l’architetto ne fosse Marchione di Arezzo; e da lui attinse DONATO. Il VALESIO dedicò a quella torre una dissertazione nella _Lettera al barone Stosch_ (raccolta dal CALOGERA, T. 28). Sulle mura della torre evvi una iscrizione del tempo di _Petrus de Comite_ (1280). Eccola:

_Haec domus est Petri valde devota Nicholae_ _Strenuus ille miles, fidus, fortissimus atque;_ _Cernite, qui vultis secus hanc transire Quirites:_ _Quam fortis intus, composita foris_ _Est unquam nullus vobis qui dicere possit._

Il CORVISIERI, nel suo scritto _Sull’Aqua Tocia_, p. 71, crede che questo Pietro Conte, senatore di Roma, fosse l’edificatore della torre: però in tal caso egli se n’avrebbe dato il vanto nell’iscrizione, invece di dire, come dice, che n’era il possessore.

[911] Il VILLANI, VIII, c. 6, dice di Bonifacio VIII: «Comperò il castello delle milizie di Roma, che fu il palazzo d’Octaviano imperadore». In origine eravi un alto avanzo degli edifizî di Aureliano sul Quirinale, il quale si appellava «torre di Nerone», ed aveva anche nome di «La Mesa».

[912] Il quartiere _Biberatice_ trovasi così chiamato fin dal più antico medio evo: spesso è corrotto nel nome di _Libantica_, e talvolta si scrive anche _Viperatica_. Questo forse potrebbe essere il giusto nome, e in tal caso deriverebbe da qualche antico simulacro di serpente.

[913] In questa forma compaiono le «Milicie» nel piano topografico contenuto nel _Cod. Vat. 1960_. Nella nota Bolla di Luigi il Bavaro, che rappresenta il rilievo di Roma, le due torri non si vedono.

[914] _Ascendens per montem circa militias Tiberianas_ (_Ordo XI_, MABILL., p. 143); ma convien meglio leggere _Trajanas_. Il BALUZIO, _Vita Innoc. III_, crede che la torre fosse edificata da _Petrus Alexii_; però DONATO la attribuisce a Gregorio IX. — Nel testamento dei 3 Maggio 1226, dove Giovanni Conti comanda che si restaurino le case poste sul _Mons balnei Neapolis_ e la _turrim urbis_, non si fa parola della torre «delle Milizie»: eppure così non sarebbe avvenuto se essa avesse allora appartenuto ai Conti. Forse non la era peranco edificata. — Nel 1271 ai 30 Sett., facendo il suo testamento, _Crescentius Leonis Johis_ vi appone per data: _in Urbe apud militiam praedicti testatoris_ (MITTARELLI, VI, n. 127): noto ciò per mostrare come paia che allora con nome di _militia_ si significassero le castella.

[915] Nell’arch. Gaetani non trovai l’atto di acquisto. Pietro è chiamato «signore delle Milizie» soltanto nel 1301. Ai 13 Aprile, per il prezzo di mille fiorini, ei compra alcune case che avevano appartenuto ad un certo _Friderigotius_ condannato per eresia, e che erano poste in _Regione Biveratice in Contrada militiarum juxta domos Militiarum praedicti D. Petri_ (arch. Gaetani, 37 n. 31). — Ai 23 Nov. 1301 Riccardo Anibaldi è denotato così: _Quondam dictus de Militia_. E Pietro: _Dominus Casertanus, Dominus Militiarum, in Lobia juxta salam majorem_ (THEINER, I, 560). — I Gaetani affermarono d’esser padroni della torre anche a fronte di Enrico VII; e nel 1312 l’Imperatore dichiarò: _Domos seu palatia militiarum, que intelleximus spectare de jure ad D. Franciscum Gaetanum Card._ (THEINER, I, n. 628). — Ai 22 Agosto 1322 Pietro figlio di Benedetto Gaetani, conte Palatino, dispone nel suo testamento: _Item legamus... Bonifacio_ (suo figlio) _omnia jura nostra comitatus Alibrandesi et milicias urbis_ (arch. Colonna, XIII, scaff. V, n. XI).

[916] In un docum., dato da Subiaco nel 953, Rosa figlia di Teofilatto vende _filum saline quod ponitur in Durdunaria in pedica, quae vocatur Capite bove_ (GALLETTI, _Del Prim._, p. 904): e qui per certo non si può intendere il Capo di Bove lungo la via Appia. Il Nibby erroneamente vi riferisce il nome _Ta canetricapita_ che è usato in un Dipl. dell’anno 850 (ibid., p. 187). Può darsi, come suppone il Marini, che quest’ultimo monumento fosse così appellato da un rilievo rappresentante Cerbero.

[917] FERRET. VICENT. (MUR., IV, 1107) dice: _Capitis Bovis moenia quod oppidum Bonifacius VIII construi fecerat_.

[918] Anche le ruine lungo la via Appia (sono appellate «Roma vecchia») dimostrano che ivi nel medio evo si posero munimenti di fortezza; e se ne giovarono per certo i Gaetani o i Savelli, i quali ultimi, dopo morto Bonifacio VIII, si misero in possesso di Capo di Bove. Nell’arch. Gaetani non mi fu dato di rinvenire alcun documento attinente all’edificazione della fortezza. Ma poichè al tempo di Enrico VII appartenne ai Savelli, e poco dopo capitò in mano dei Colonna, non potè per fermo essere costruito dai Gaetani che all’epoca di Bonifacio VIII.

[919] Torraccio, Torricola, Torricella, Tor Bella Monaca, Tor de’ Cenci, Tor de’ Sordi, Tor del Vescovo, Torrimpietra, Tor Marancia. Torpagnotta, Tor Pignatarra, Torre Rossa, Tor Tre Teste, Tor vergata: NICOLAI, _Memorie sulle campagne e sull’annona di Roma_ (Roma 1803).

[920] Fra le carte conservate nell’archiv. dell’Ospitale di Santo Spirito trovo una sentenza pronunciata dal senatore Guidone _de Pileo_ ai 17 Aprile 1303... _lata in palatio novo Capitolii_.

[921] La prima menzione di edificî di questa specie se ne fa a Padova nel 1218. _Eo tempore incoeptum fuit Palatium magnum communis Paduae_ (MUR. _Ant._, IV, _Chron. Patavinum_).

[922] Anche per questo Volume facciamo avvertenza che la versione fu riveduta dall’illustre Autore, il quale in pari tempo ritoccò il suo testo originale e vi introdusse notevoli aggiunte. (N. del T.)

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

La notazione [=xx] indica che le lettere specificate sono sormontate da una barra.