Storia della città di Roma nel medio evo, vol. 3/8

Part 40

Chapter 403,338 wordsPublic domain

[129] Il Papa orò in prima dinanzi alla porta maggiore: ... _Deus — hanc civitatem, quam novi ter te adjuvante fundavimus, fac ab ira tua in perpetuum manere securam, et de hostibus, quorum causa constructa est, novos ac multiplices habere triumphos._ Indi pregava a porta _S. Angeli_ e per ultimo alla _posterula_ (ANASTASIO). Il PLATINA scambia queste preci _super portam_ per vere inscrizioni.

[130]

_Qui venis ac vadis decus hoc adtende, viator,_ _Quod Quartus struxit nunc Leo Papa libens._ _Memoria praeciso radiant haec culmina pulchra_ _Quae manibus hominum facta decore placent._ _Caesaris invicti quod cemis iste Hlothari,_ _Tantum Praesul ovans tempore gessit opus._ _Credo malignorum tibi nunquam bella nocebunt,_ _Neque triumphus erit hostibus ultra tuis._ _Roma caput orbis, splendor, spes, aurea Roma,_ _Praesulis ut monstrat en labor alma tui._

_Civitas haec a Conditoris sui nomine Leonina vocatur._

[131]

_Romanus, Francus, Bardusque viator et omnis_ _Hoc qui intendit opus cantica digna cantet;_ _Quod bonus Antistes quartus Leo rite novavit_ _Pro patriae ac plebis ecce salute suae._ _Principe cum summo gaudens et ovans per annos_ _Quos veneranda fides nimio devinxit amore_ _Hos Deus omnipotens perferat arce poli._

_Civitas Leonina vocatur._

Le due inscrizioni sono riferite nel MURATORI, _Dissert._ XXVI, colle varianti del _Cod. Passionei_ da me adottate; trovansi anche nella _Roma subterr._, II, c. 8. La seconda inscrizione nel quinto verso direbbe: _Haec cuncta Joannes_, con che Giovanni VIII avrebbe dato compimento alla città Leonina, come osserva il MURATORI: ma ANASTASIO dice che essa fu da Leone _undique consumata_. A vece di _cuncta Joannes_ propongo la dizione: _junctus in annos_. Il DE ROSSI (_Le prime raccolte_, p. 98) propone: _cuncta Hlotharo_.

[132] Afferma il BUNSEN che Leone avesse dato sede a’ Côrsi nella città Leonina: forse lo trae dal BLONDO, I, 13, il quale dice: «e la empì di Côrsi.» Però non si fa menzione mai di una Scuola o di una chiesa di Côrsi nella città Leonina. Trovo per la prima volta fatto cenno della nuova città nel _Dipl._ XIII raccolto dal MARINI, a. 854: _Infra hanc nostram nova civit. Leonina_.

[133] Il _praeceptum pontificale_ conteneva la statuizione così dei diritti dei Côrsi che dei loro oblighi _in servitium b. Petri_. I terreni erano stati per la più parte beni della Camera pontificia, alcuni in possesso di conventi e di uomini privati. Si noti la piega di questo discorso: _pontificale eis, quod secundo promiserat ob serenissimorum Lotharii et Ludovici majorum Imperatorum, suamque simul mercedem, perpetuamque memoriam, praeceptum emisit_.

[134] ANASTAS., n. 548: _cui ex nomine proprio Leopolim nomen imposuit_.

[135] MURATORI, _Annal._, ad a. 854, e l’HOLSTEIN, annot. al CLUVER. Il FRANGIPANI, _Istoria di Civitavecchia_, riporta l’opinione di Scrittori posteriori, secondo la quale la novella città avrebbe avuto nome di Circella, e Leopoli sarebbe stata Corneto: egli crede che gli abitatori di Leopoli sieno ritornati a Centumcelle intorno all’anno 940. Il GUGLIELMOTTI, I, 42, assume per data l’anno 889, e opina che Centumcelle fosse distrutta nell’anno 829, ma, computati i quarant’anni di esilio e la fondazione di Leopoli avvenuta nell’anno ottavo del pontificato di Leone IV, ne risulta l’anno 813. _Annal._ EINHARDI, ad a. 813: _Mauri Cemtumcellas vastaverunt_. ANASTASIO tace che i Mauri ponessero sede nella ruinata città.

[136] ANAST., n. 541, la appella: _S. Dei Genitricis Mariae super Scholam Saxonum_.

[137] Vedi il vol. II, a pag. 486 di questa Storia.

[138] _Portas — multisque argenteis tabulis lucifluis salutiferisque historiis sculptis decoravit_: ANAST., n. 540. I predicati officiali: _mirae magnitudinis et pulchritudinis, inclyta operatione celatum_, ch’egli d’ordinario attribuisce ai sacri arredi, non sono fuor di luogo.

[139] Al ricamo delle stoffe, talvolta appellato _opus plumarium_, attendevano certamente degli artefici in vicinanza al san Pietro, sì come i musaicisti fanno oggidì nella fabbrica dei musaici. La _Cronica di Farfa_, pag. 469, fa cenno al secolo decimo di una siffatta fabbrica, nella quale erano impiegate delle giovani donne: _Curtem S. Benedicti in Silva Plana, ubi fuit antiquitus congregatio ancillarum, quae opere plumario ornamenta ecclesiæ laborabant_. Di mantelli a cappa di foggia romana (_cappae romanae_) e di cinture d’oro (_cingula romano opere_) fa parola il _Chron. Fontanell._ (nel DACHERY, II, c. 17, 280) come di cose preziose che s’usavano per donativo.

[140] Di Leone IV è il corridoio dietro alla tribuna; una inscrizione in marmo nomina i Santi che egli vi seppellì.

[141] Tre volte ANASTASIO ripete il cenno di questa chiesa come di edificio di Leone IV; n. 568, 569, 592. Il PLATNER, _Descrizione della città_ (III, I, 368) dubita della identità della _Maria Antiqua_ e della _Nova_, perocchè dall’ANONIMO DI EINSIEDELN sembri emergere che la _M. antiqua_ era posta in vicinanza all’arco di Severo. Certo è che Leone IV tramutò la _Maria antiqua_ nella _Nova_, e precisamente fra le ruine del duplice tempio di Adriano. — Il CIAMPINI, ecc., c. 28, reputa che i musaici odierni sieno quelli dell’anno 848. Ma molti divarî dal carattere di questa età, ad esempio la posa del bambino ritto in piedi, e l’epigramma in versi leonini, dimostrano un secolo posteriore, anche senza dire della miglior fattura artistica.

[142] _Basilica S. Sebastiani, quae in Frascatis consistit_: ANAST., n. 515, n. 529: _S. Maria, quae ponitur in Frascata_; n. 546: _S. Vincentii, quae ponitur in Frascata_.

[143] Sola notizia se ne ha negli _Annal. Bertin._: _Lotharius filium suum Hludovicum Romam mittit, qui a Leone papa honorifice susceptus, et in imperatorem unctus est_. Il MURATORI contesta la data del PAGI, che pone l’avvenimento ai 2 Dicembre.

[144] _Romani quoque urtati Saracenorum Maurorumque incursionibus, ob sui defensionem omnino neglectam apud imperatorem Lotharium conqueruntur: Annal. Bertin._, a. 853.

[145] Gli Atti sono nel BARON., a 853, n. XXXV; nel LABBÉ, _Concil._, IX, p. 1134; e le iscrizioni di Leone IV nel san Pietro trovansi negli _Annal. Bertin._, a. 868.

[146] ANASTAS., n. 554 gli dà nome di _Romani palatii egregius superista, ac consiliarius_, e di _Romanae urbi superista_.

[147] In tale nesso possono porsi i due frammenti di lettere che si attribuiscono a Leone IV; trovansi in GRAZIANO, c. IX, dist. 10: _De capitulis vel praeceptis imperialibus — irrefragabiliter custodiendis_, e nella Pars. 2, caus. 2, qu. 7: _Nos si incompetenter aliquid egimus, et subditis justae legis tramitem non conservavimus, vestro, ac Missorum vestrorum cuncta volumus emendare judicio etc._

[148] ANAST., verso la fine della _Vita Leonis_.

[149] _Papa Pater Patrum Peperit Papissa Papellum_, dice un Autore favoleggiando; infatti di tal forma si spiegava un’inscrizione antica che apparteneva ad un sacerdote di Mitra (_Pater Patrum_), ma che il popolo ebbe riferito alla Papessa. Una statua antica che rappresentava una donna con un bambino s’ergeva lungo la via Lateranense, e per il corso dei secoli fu reputata simulacro della papessa Giovanna. Soltanto Sisto V ne la fece rimuovere.

[150] PLATINA in Giovanni VIII, com’ei chiama la Papessa. — _Sella stercoraria_ (seggetta) dicevasi veramente lo scanno su cui sedeva il Papa quando prendeva possesso. CENCIO (MABILLON, _Mus. ital._, II, 211) così spiega quest’uso: _ducitur a cardinalib. ad sedem lapideam, quae sedes dicitur Stercoraria, quae est ante porticum basil. Salvatoris patriarchatus Lateranensis: et in ea eumdem electum — ponunt, ut vere dicatur:_ «_Suscitat de pulvere egenum, et de stercore erigit pauperem, ut sedeat cum principibus, et solium gloriae teneat._» Il Papa sedeva altresì sopra due altri fessi sedili di porfido nella cappella di san Silvestro in Laterano; dall’uno riceveva le chiavi della basilica, dall’altro le restituiva al Priore (MABILL. _Iter. Ital._, I, 57). Il bizzarro costume durò fino alla fine del secolo decimoquinto. Una tal _sella_ di marmo rosso trovasi oggidì nel museo Vaticano. Nelle inscrizioni cristiane del Vaticano lessi: _Stercoriae filiae_: è un nome abbastanza strano per una donzella.

[151] Intorno a questa favola v’hanno parecchie scritture: dopo della Riforma vi fu una mischia di dissertazioni fra Cattolici e Protestanti su questo subbietto, per guisa che una donna di cantafavola ebbe biografie in maggior copia delle più celebri regine che siano state nel tempo antico e nel moderno. Perfino FEDERICO SPANHEIM sostenne il fatto in una sua dissertazione; ne la scalzò del fondamento la _Histoire de la Papesse Jeanne_ del LENFANT (La Haye, 1720). Prima, LEONE ALLAZIO aveva scritto la sua _Confutatio fabulae de Joanna Papissa_, Colon. 1653, e DAVID BLONDEL, in un’opera scritta in francese e nell’altra _De Johanna Papissa_, Amstel., 1657, aveva messo in sepoltura la Papessa. Il LEIBNITZ, l’ECKHART, il LABBÉ, il BARONIO, il PAGI, il BAYLE, il LAUNOY, il NOVAES ne trattarono lungamente a confutazione, e ancora ai dì nostri il BIANCHI GIOVINI scrisse in Torino un _Esame critico degli atti e documenti relativi alla favola della papessa Giovanna_, Milano, 1845. L’ultima scrittura è lo studio conchiudente del DÖLLINGER intitolato: _La Papessa Giovanna_, nelle _Fole pontificie del Medio evo_, Monaco, 1863; ivi il lettore troverà la più ampia notizia su questa favola meravigliosa. Per quel che concerne la parte numismatica, noto come importante il GARAMPIUS, _De Nummo Argenteo Benedict. III_ (Roma, 1749). La moneta tiene scritto sul suo rovescio: _Hlotharius Imp._, e poichè essa fu battuta ancora al tempo di questo Imperatore, ne consegue che Benedetto III fu immediato successore di Leone IV, e non Giovanna, cui si attribuì un reggimento di due anni, un mese e quattro giorni.

[152] Per la prima volta si menziona questa pratica, come era di già in consuetudine all’epoca bizantina. _Decretum componentes propriis manibus roborarunt et consuetudo prisca ut poscit, invictissimis Lothario ac Ludovico destinaverunt Augustis_: ANAST. in _Bened. III_, n. 558.

[153] _Imagines enim confregit, ignique concremavit, et Synodum, quam supra sanctuarii januas b. memor. Leo pingi Papa jusserat, destruxit_: n. 561. Del quadro che rappresentava il Sinodo parlano gli _Annal. Bert._, a. 868. Fra i Vescovi franchi v’avevano allora molti avversarî delle imagini; tali erano Claudio di Torino (m. 839), uomo di spiriti liberali, contro cui scrisse Dungallo, e il colto Agobardo di Lione (m. 840). V. il GIESELER, II, 1, p. 93 ecc.

[154] _Benedictum beatum Papam volumus_, gridava il popolo.

[155] _Imperialibus missis cernentibus, in Apostolica sede, ut mos est, et antiqua traditio dictat consecratus ordinatusque est Pontifex_: ANAST. n. 566. Falso è dunque il diploma di Lodovico, sclama a questo punto il PAGI. Ad onta di questi fatti precedenti, il cardinale Anastasio fu assolto da Nicolò I, indi nuovamente scomunicato da Adriano II.

[156] Il BARONIO, _Annal._, a. 855, riferisce un lungo epitaffio di lui. Quantunque ei dica che l’iscrizione è erroneamente attribuita a Enrico III, tuttavolta io reputo che essa sia di Enrico. Vi parla troppo manifestamente l’indole dell’età degli Ottoni. I versi donde incomincia:

_Caesar tantus eras quantus et orbis,_ _At nunc exigua clauderis urna_

trovansi parola per parola nei _Mirabilia_, riportati come iscrizione della favoleggiata tomba di Cesare, allo obelisco del Vaticano. Il BARONIO ha notizia di un’altra iscrizione funeraria in cui è detto di Lotario: _qui Francis, Italis, Romanis praefuit ipsis_.

[157] _Michael — Imp. — misit ad b. Petrum Apost. donum per manum Lazari Monachi et Pictoriae artis nimie eruditi, genere vero, Chazai, i. e. Evangelium de auro purissimo, cum diversis lapidibus pretiosis._ Il nome di Lazzaro può pertanto campeggiare come uno degli antichissimi nella storia dell’arte. Osservo di passaggio che allora si coltivava in Roma anche l’arte di dipingere i vetri di finestre: _fenestras vero vitreis ornavit_, dice ANASTASIO, n. 572, all’occasione dei restauri operati da Benedetto nella santa Maria in Transtevere.

[158] _Praesente Caesare consecratus est_, dice la _Vita Nicol. I_; e gli _Ann. Bertin.: praesentia magis ac favore Hludovici regis et procerum ejus quam cleri electione substituitur_ (a. 858).

[159] _Et ecce Aemilienses, ac Senatores urbis Ravennae cum innumero populo_: ANAST., n. 588. Il concetto _Senatus_ nel significato di nobiltà, compare assai spesso, da dopo di Carlo magno, in tutte le biografie dei Papi; ed anche qui vedesi che esso denotava massimamente soltanto gli ottimati.

[160] _Nisi post Electionem Ducis, Cleri et populi_ (n. 591). Si noti che i Duci pontificî nelle città maggiori, sedi in pari tempo di Vescovi, prendevano parte alla elezione di questi: scomparso era l’_Ordo_.

[161] _Donec in praesentia Apostolica, vel missi ejus, aut Vestararii Ravennae legali ordine illas in judicio convincas_: n. 591.

[162] Vedi il PICHLER, _Storia della separazione ecclesiastica fra Oriente e Occidente_, Monaco 1864, Vol. I.

[163] _Responsa_ di papa Nicolò ai Bulgari: _asseritis quod rex vester cum ad manducandum in sedili, sicut mos est, ad mensam sederit, nemo ad convescendum etiam neque uxor ejus cum eo discumbat, vobis procul in sellis residentibus, et in terra manducantibus_.

[164] _Annal. Bertin_., a. 865. Il palazzo del Re era circondato da un esercito innumerevole; quando egli si scagliò fuori, seguito da soli quarantotto fedeli, comparvero di repente sette santi preti con cerei in mano, simili ai sette di Amschasbano; i ribelli videro precipitare sulle loro teste una città in fuoco, e i cavalli del Re gli assalsero cacciandoseli sotto le zampe. Caddero a terra tutti; il Re si contentò di cinquantadue teste mozze.

[165] Sulla venuta dei legati vedasi ANAST., n. 608. ANDREAS PRESBITER, contemporaneo, dice che il Re stesso venisse a Roma e ricevesse il battesimo dal Papa, _et fide sancta confirmata recepit doctores ab eodem apostolico et in suam reversas est patriam_ (DOM. BOUQUET, VII, 105). È difficile che ANASTASIO avesse taciuto della venuta del Re. D’altronde questi già aveva assunto nome di Michele da quello dell’Imperatore greco.

[166] Al confine trovavano Teodoro generale bizantino, il quale staffilando le teste dei loro cavalli, diceva loro in isplendido latino: _Imperator noster vos necessarios sane non habet_.

[167] La _Vita Nicol. I_, n. 609, dice: _omnes a suo Regno pellens alienigenas_ (ossiano i Greci), _praefatorum Apostolicorum solummodo praedicatione usus missorum_.

[168] _Quia Constantinopolis nova Roma dicta est favore principum potius, quam ratione, patriarcha ejus pontifex appellatus est_: n. 92 dei _Responsa ad Consulta Bulgar_., LABBÉ, _Concil._, IX, 1534. Il Papa vieta espressamente l’uso della tortura contro i ladri, e massimamente contro gli accusati; proibisce espressamente il battesimo violento. Egli non avrebbe consentito mai ad un battesimo come fu quello famoso del fanciullo ebreo Mortara.

[169] Di questo si lagnarono i due Arcivescovi nel loro libello: _sine synodo et canonico examine, nullo accusante, nullo testificante — tuo solius arbitrio et tyrannico furore damnare nosmet voluisti_: HINCMARO, _Annal._, a. 864, _Mon. Germ._, I. Tutti questi avvenimenti e gli atti del Sinodo romano sono descritti in quegli Annali e negli altri di Fulda, di Metz e in ANASTASIO. Vedine inoltre il DÜMMLER, I, 506, ecc.

[170] Ricavo questa data da un diploma di Farfa: _dat. VII Kal. Martii anno Christo propitio Imperii Domni Hludovici Piiss. Aug. XI_ (dee porsi X dall’era di Lodovico, che fu l’anno 855 in cui diventò solo Imperatore) _Ind. XII actum Leonina Civitate_ (nel FATTESCHI ecc. n. LV).

[171] HINCMARO, _Annal._, a. 864; ERCHEMPERTO, c. 37. ANASTASIO tace. Anche il _Libell. de Imp. Potest._ narra assai chiaramente di questi fatti; dice che il Papa si tenne chiuso nella chiesa dei santi Apostoli pregando Dio contro il Principe malvagio. Quell’avvenimento però lo avrebbe reso più pieghevole: _pro qua causa Apostolica mitior effectus est_ (p. 721). Secondo lo stesso _Libellus_, l’Imperatore, ancor prima, avrebbe incamerato alcuni beni della Chiesa nella Campagna.

[172] _Annal._ HINCMAR., a. 864.

[173] Riguardo alla validità del matrimonio di Gualdrada, eglino contrapponevano arditamente il diritto di natura al giure canonico: _et quia suo viro parentum consensu, fide, affectu, ac dilectione conjugali sodata est, uxor profecto, non concubina habenda sit_.

[174] Tutte queste notizie sono dovute a HINCMARO.

[175] Lotario cacciò nuovamente la sventurata Regina, e si riprese Gualdrada, per lo che questa nell’anno 866 fu scomunicata da Nicolò.

[176] ANAST., _Vita Nicol._, n. 600. Si contava allora per ferie. La domenica era _feria prima_. Noci vuotate ed infilate a funicelle significavano i giorni pei quali valevano quei marchi.

[177] _Formam aquae, quae vocatur Tocia_ (ANAST., n. 584). Quest’acqua sarebbe, come alcuni Archeologi credono, la _Jopia_ o _Jovia_, ovvero la _Trajana Tuscia_; ma un insigne conoscitore della topografia di Roma nei bassi tempi, ci dimostra con buoni argomenti che la _Tocia_ era la _Appia_. Vedi COSTANTINO CORVISIERI, _dell’Acqua Tocia in Roma nel medio evo_, articolo di sommo pregio inserito nel «_Buonarroti_» (Roma 1870, Febbraio, Marzo e Luglio). La _Tocia_ forniva di acqua la regione Lateranense. Il nome _Tucia_ ossia _Tuscia_ è antico, perchè così si chiamava un fiumicello nelle vicinanza di Roma, e già fin dal tempo di papa Silvestro era conosciuto il _Fundus Aquae Tuscae_ nell’Agro Verano. Peraltro ho già osservato che vi sia corrispondenza fra l’_Aqua Tocia_ e l’Acquatoccio, che è il nome medioevale di un piccolo fiume che si mesce colle acque del rivo chiamato Almo (a).

(a) Questa nota, che si sostituisce all’altra apposta nell’originale tedesco (seconda ediz., 1870), ci fu, con una lieve modificazione nel testo, fornita dall’illustre Autore, il quale viene, con sua grande cortesia, offerendoci delle aggiunte o delle varianti anche ad altri luoghi dell’Opera. Ne faremo, a loro sito, avvertenza, come di cosa che reca gran pregio alla nostra edizione italiana. (N. del T.)

[178] Secondo la _Vita Gregor. IV_, n. 467, la _Sabbatina_ continuava a scorrere _ad Ecclesiam b. Petri Ap., atque ad Janiculum sicut prius_. La Vita _Nicol. I_, n. 607, contraddicendo: _formam aquaeductus qui multis a temporibus ruerat, et ad b. Petrum Ap. ob hoc aqua non ducebatur, in meliorem, quam fuerat, certamine quam plurima revocari statum_. Quel _multis a temporibus_ è pertanto inesatto ed erroneo.

[179] _Vita Nicol. I_, n. 607: _Ostiensem urbem — in ruinis jacentem — fortiori, firmiorique fabrica raedificari — jussit — promptos ad bella in ea homines collocavit_.

[180] _Pater vero ejus liberalium cum fuisset amator artium, et nobilissimum polleret fomitem cunctis eum elementis, almificisque ritibus imbuens, literarum studiis, et optimis artibus perornabat, ita ut nulla sacrarum species remaneret disciplinarum_: incominciamento della _Vita Nicol. I_.

[181] La _Constitutio Lotharii_ è data nel Maggio 825 da Olona, e non nell’823, come opinano il MURATORI e il TIRABOSCHI, _Mon. Germ. III_, 248. Incomincia: _de doctrina vero, quae ob nimiam incuriam atque ignaviam quorundam praepositorum, cunctis in locis est funditus extincta, placuit, ut sicut a nobis constitutum est, ita ab omnibus observetur, videlicet ut ab his qui nostra dispositione ad docendos alios per loca denominata sunt constituti, maximum detur studium, qualiter sibi commissi scholastici proficiant_. Si noti l’espressione _Scholasticus_ in significato di scolare.

[182] Decreto di Eugenio nel _Concil. Roman. 826, Canon. 34: magistri et doctores constituantur, qui studia literarum, liberaliumque artium, ac sancta habentes dogmata assidue doceant_; e l’aggiunta di Leone IV: _etsi liberalium artium praeceptores in plebibus_ (oggidì «pievi») _ut assolet, raro inveniuntur, tamen divinae scripturae magistri, et institutores ecclesiastici officii nullatenus desint_.

[183] Se possedessimo questi Regesti, sì come dal tesoro del secolo sesto conservammo per felice ventura le lettere di Gregorio I, se ne avessimo soltanto quel che contengono i Regesti di Giovanni VIII, vivrebbe per noi a nuova vita anche l’oscura storia della città di Roma dal settimo secolo al decimo. L’odierno archivio secreto del Vaticano conserva soltanto i Regesti continuati da Innocenzo III in poi: formano più di duemila volumi, e questa parte della storia universale è, ancora ai dì nostri, pari a una fonte celata nelle viscere della terra!

[184] Vedi il _Chronic. Centulense_ nel D’ACHÉRY, _Spicileg._, II, c. 3. Il GINGUENÉ, (_Histoire littér._, c. 72) ne avrebbe potuto apprendere che erronea è l’opinione dell’ANDRES: _il n’y avait pas dans toute la France un Térence, un Cicéron, un Quintilien_.

[185] In quel tempo che la scarsezza di libri era tanto grande, v’aveva in Roma maggior liberalità che oggidì. Si davano codici a prestito perfino ai paesi stranieri. _Quae auctorum opera si vestra liberalitas nobis largita fuerit, deo annuente, una cum memorato S. Hieronymi Codice fideliter omnino, restituenda curabimus_: LUPI FERR., Ep., 103. Le lettere di Lupo trovansi nel Tom. II del DUCHESNE, e l’accennata è a pag. 778.

[186] I codici sono a tenersi in conto di opere d’arte. Chi non vide senza sentirne ammirazione il celebre _Codex Amiatinus_ della Vulgata, ornamento della Laurenziana di Firenze? Il BANDINI (_Dissert._, Vol. I, _Suppl. ad Catal._, p. 701) opina che esso venisse in dono al convento di Amiata fin dai tempi di Lodovico I, ma non può darsi dimostrazione della sua ipotesi che abbia appartenuto a Gregorio magno. I Papi donavano codici alle chiese, e i cataloghi gli enumerano insieme coi candelabri e coi ciborî. L’epitaffio di Pacifico arcidiacono di Verona (m. 846) celebra, con espresso discorso, di lui: _Bis centenos terque senos codices fecerat_ (MURAT., _Diss._ XLIII). La iscrizione del prete Giorgio di san Clemente in Roma, dice che egli donò questa chiesa (a. 743) di codici, vero obolo della vedova:

_Veteris novique Testamentum denique libros_ _Octateuchum, Regum, Psalterium, ac Prophetarium,_ _Salomonem, Esdram, Storiarum Ilico Plenos._ (_ibid._)

[187] Un frontespizio così fatto, è posto innanzi al celebre Codice di Farfa nella Vaticana; il più meraviglioso di questo genere vid’io a Monte Cassino: è il Codice longobardo n. 353, del secolo decimo, che contiene la Regola di Benedetto, l’originale dei due _Chronica Ignotor. Casinens._, un prezioso catalogo di Papi e la _Epistola Pauli Diaconi ad Carol. Regem_. Nel frontespizio è dipinto l’abate Giovanni il quale offre il codice in dono a san Benedetto che tiensi seduto. L’imagine è giovevole a far conoscere il ricco vestimento a foggia antica dei Benedettini.

[188] I caratteri longobardi dei secoli nono, decimo e undecimo, che erano usati in molti conventi, sono resi difficili a causa delle lettere _a_ e _t_ che facilmente si scambiano, così a cagione della _r_ e della _s_, e per la connessione delle lettere _n_ e _m_; del resto i caratteri sono costanti di forma, e questo è loro privilegio. Naturalmente i diplomi possono dirsi veri geroglifici. Il lettore se ne può persuadere esaminando il MABILLON, _De Re Diplom._, osservando ad esempio il diploma di Nicolò I (p. 441), o la bolla di Pasquale I, a Patronace di Ravenna, le bolle di Benedetto III e di altri Papi del secolo nono.

[189] Quest’opera fu trafugata a Parigi al tempo della Republica francese-romana, ma poi tornò felicemente a Roma. Era stato certamente un donativo dei Carolingi; ma è incerto se la prima imagine miniata rappresenti Carlo magno oppure Carlo il Calvo. Il disegno delle miniature è cattivo e grossolano; le lettere iniziali sono fatte con molto garbo di arte.