Storia della città di Roma nel medio evo, vol. 3/8

Part 38

Chapter 383,307 wordsPublic domain

[3] _Ordinatis deinde Romanis urbis et apostolici totiusque Italiae non tantum publicis, sed etiam ecclesiasticis et privatis rebus: nam tota hieme non aliud fecit imperator:_ EINHARDI, _Annal._, ad a. 801.

[4] Leggasi il _Libellus de Imperatoria Potestate in Urbe Roma: Inventum est, ut omnes majores Romae essent imperiales homines, et ut suus missus omni tempore moraretur Romae_. I documenti taciono dell’officio di Prefetto fino all’anno 995: se durante l’età dei Carolingi avesse cessato di esistere, è incerto.

[5] ANASTAS., in _Leone III_, c. 31; EINHARD. _Ann._, 801; _Annal. Fuld.; Poeta Saxo_ etc. — Il GALLETTI, _Inscr._, I, 21, ha riferito erroneamente a Leone III la iscrizione che trovasi nel chiostro del san Paolo, nella quale Leone I parla della caduta e della restaurazione della basilica.

[6] _Anno consulatus autem nostri primo._ I Carolingi indi in poi tennero nota anche dell’anno del postconsolato; ad esempio: _Imp. Dnn. pp. Aug. Hludowico a Deo coronato magno pacifico Imp. anno sexto et PC. ejus anno sexto sed et Hlotario novo Imp. ejus filio anno tertio Ind. XII_.

[7] Ne darebbero conferma le lettere di Leone, se fossero giunte fino a noi le epistole di quell’anno. Delle sue dieci lettere (CENNI, _Monum._, tom. II) la prima appartiene all’anno 806; nelle successive si rivelano le lagnanze onde abbiamo detto. Del resto, il _Poeta Saxo_ ne sa i motivi: _Ecclesiae quoque pro caussis_. Del viaggio del Papa parlano gli _Annales_ EINH., _Fuld., Amandi, Juvav., Lauriss._

[8] EINH. _Annal._, ad a. 806. La _divisio Imperii_ è compresa nei _Capitular., Mon. Germ._, III, 140. Il MURATORI ne ha chiarito che Modena, Reggio, Parma e Piacenza appartenevano al reame d’Italia, e non già all’Esarcato di Ravenna.

[9] _Annal._ EINH. e _Fuld._, ad a. 808. Le lettere quinta, sesta e settima di Leone, nel CENNI.

[10] L’anno 812 si desume dagli _Annal._ EINH., da quelli _Lauriss. min._, e _Xant._: l’anno 813 si ricava da quegli Annali stessi e dal THEGANO, _Vita Ludov._

[11] _Tunc jussit eum pater, ut propriis manibus elevasset coronam, quae erat super altare, et capiti suo imponeret. At ille jussionem implevit:_ THEGANI, _Vita_, c. 6.

[12] Ne lo dimostra il passo della lettera di Lodovico II, indiritta a Basilio imperatore, dove è detto: _Qui nisi Romanorum Imperator essemus, utique nec Francorum. A Romanis enim hoc nomen et dignitatem assumsimus, apud quos profecto nimirum primo tantae culmen sublimitatis et appellationis effulsit, quocumque gentem et Urbem divinitus gubernandam, et matrem omnium Ecclesiarum Dei defendendam — suscepimus:_ ANON. SALERN., c. 102.

[13] AGNELLUS, _Vita Martini_, c. 2: _Mensam argenteam unam absque ligno, habentem infra se anagliphte totam Romam, una eum tetragonis argenteis pedibus_. — EGINH., _Vita_, in sulla fine: _decrevit, ut una ex his, quae forma quadrangula, descriptionem urbis Constantinopolitanae continet Romam ad basilicam b. Petri ap. deferatur, et altera quae forma rotunda, Romanae urbis effigie decorata est, episcopio Ravennatis etc. conferatur_. — Una terza mensa d’argento, ancor più bella, rappresentava l’universo mondo con figure di piccole dimensioni (_minuta figuratione_); era composta di tre dischi aderenti insieme, che probabilmente corrispondevano alle tre parti del mondo: me la imagino della forma di una foglia di trifoglio. _Ex tribus orbibus connexa_, dice EGINARDO.

[14] Pasquale III, antipapa a’ tempi di Alessandro III, cedette al desiderio dell’imperatore Barbarossa, e beatificò Carlo: quella canonizzazione ebbe conferma da Gregorio IX. Nella biblioteca municipale di Zurigo si conserva tuttavia il decreto di Eberardo vescovo di Costanza, dato a’ 22 del Febbraio 1272, in cui è ordinata la celebrazione della festività di Carlo.

[15] _Monum. Germ._, V, p. 710 sgg., c. 30.

[16] _Annal. Fuld._ a. 815: _Romae quidam primores in necem Leonis Papae conspirantes interficiuntur_. Con ciò si modifica quel _tardus ad irascendum_, che la Biografia di Leone III gli attribuisce; però si comprende la ragione del rigore. — ASTRON., _Vita Ludov._, c. 25: _perlatum est Imperatori, quod Romanorum aliqui potentes contra Leonem apostolicum pravas inierint conjurationes, quos detractos atque convictos isdem apost. supplitio addixerit capitali, lege Romanorum in id conspirante_. — EINH. _Annal._, a. 815.

[17] ASTRONOM. c. 26, sa di _Domus cultae_ fondate da Leone III, delle quali ANASTASIO non fa menzione: _Praedia omnia, quae illic domocultas appellant, et novi ab eodem apostolico instituta erant_. Secondo gli _Annal._ EINH., queste ville erano situate _in singularum civitatum territoriis_. E vi è detto: _Tunc Romam ire statuunt, et quae sibi erepta querebantur violenter auferre_.

[18] La Chiesa ne proclamò la santità, e riunì le ceneri di lui con quelle del primo, del secondo e del quarto Leone, i quali, eccezion fatta dal secondo, furono uomini cui ben s’addiceva nome di leone, e, per grandezza dei tempi, degni di ammirazione. Le loro ceneri, sepolte in un sarcofago degli antichi tempi cristiani, sono deposte nella cappella della Madonna detta «della colonna», sotto l’altare di Leone I. Vi sormonta il rilievo che è opera dell’Algardi; i loro nomi leggonsi scritti nel pavimento.

[19] Siffatto mi sembra essere il carattere di tutte le chiese romane dell’età dei Carolingi, quali sono quelle di santa Maria _in Cosmedin_, di santa Francesca Romana, dei santi Nereo e Achilleo, la torre di santa Cecilia, la chiesa di santa Maria _in Domnica_, ecc.

[20] AGNELLUS, _Vita Martini_, c. 1: _Leo Romanae Ecclesiae et Urbis Antistes misit cubicularium suum nomine Chrysaphum et reliquos caementarios, restauravit tecta B. Apollinaris_. — Nella Vita di Leone III si menziona per la prima volta che il Papa togliesse cura di basiliche di remoti paesi, ed è prova dell’ampliazione che assumevano i rapporti di Roma. Il Pontefice provvide a restaurare parecchie chiese a Velletri, a Preneste, ad Albano, a Porto, ad Ostia, a Tivoli, nella Sabina.

[21] ANASTAS., _Vita Leonis III_, c. 65. — Il RUMOHR, _Studî sull’Italia_ I, 204, scambia la cappella battesimale del san Pietro col battisterio del Laterano.

[22] _Vita Leonis III_, c. 27: _Et in pavimento marmoreis exemplis stratis_: in tal senso, durante questo periodo, deve spiegarsi la parola _exempla_ che di frequente è adoperata. Vi erano presso il san Pietro edificî parecchi: _Cum caeteris amplis aedificiis, tam in ascensu scalae, quamque post ipsum triclinium compte fecit_. Penso che questo grande triclinio fosse nel palazzo di Carlo.

[23] _Fecit et ubi supra juxta columnam majorem balneum_ (c. 89). Il popolo diceva allora in suo linguaggio _columna_ o _columpna majore_, e la parola _agulia_, venuta più tardi, o l’espressione _sepulchrum Julii Caesaris_, non si attribuivano ancora all’obelisco di Caligola.

[24] _Vita Leonis_, c. 90: _Hospitalem in loco qui Naumachia dicitur_, e al c. 81: _In hospitali Dominico ad Naumachiam_. Secondo i _Mirabilia_ e la _Graphia_, il _sepulchrum Romuli_ si comprendeva nella Naumachia, laonde così dev’essere stato appellato l’intiero tratto di territorio che si stendeva fra il Vaticano e il Castel sant’Angelo. — _Cod. Laurent._ XXXV: _In Naumachia est sepulcrum romuli et vocatur sci. petri_. L’ANON. MAGLIAB. (XXVIII, Cod. 53) così appella perfino la città Leonina: _civitas quae dicitur in Almachia_. La menzione più antica fatta della Naumachia è quella nella Biografia di Leone, per cui puossi ritenere che ivi fosse situato quel luogo.

[25] Questa chiesa va debitrice della sua conservazione al BARONIO, che da essa ebbe suo titolo cardinalizio. In una inscrizione ivi apposta, egli ammonì i posteri di non rimodernarla: un siffatto anatema sarebbe da scagliarsi contro ogni mala restaurazione. Dopo che il periodo del barocchismo ebbe cancellato i caratteri del medio evo, le chiese subirono un novello periodo di restaurazione, che potrebbe appellarsi dello stile da salotto. — Al c. 75 della _Vita Leonis_, quell’antico titolo presbiteriale è annoverato quale diaconia: errore che il VIGNOLI non corresse.

[26] _In ecclesia S. Agathe — imagine lignea, in qua depicta erat vultum ipsius martyra_, dice BENEDETTO DI SORATTE, c. 31, parlando dell’anno 921; qui per certo devesi a preferenza reputare che fosse una pittura in tavola.

[27] Occorre appena far avvertito il leggitore che a ciascuno di questi nomi va preposto l’addiettivo «Santo», o «Santa». Il Sinodo dell’anno 499 numera ventotto chiese titolari; all’età di Gregorio I, parimenti come a quella di Leone III, io ne contai ventiquattro; soltanto, invece della Emiliana, vi si sostituisce quella dei santi Apostoli. Giusta un codice del secolo decimoterzo, che io vidi nella Laurenziana (_Plut._ 89, _Inter. Cod._ 48), nel secolo duodecimo o nel decimoterzo vi avevano Titoli ventotto, che concordano col codice dell’archivio Lateranense riportato dal CRESCIMBENI nella _Istoria di S. Giov. av. P. Latina_, p. 369.

[28] Reputa il VIGNOLI che sia la chiesa di santo Abbaciro _in Septimo_, ignota. Però essa non può esser altro che la diaconia di sant’Angelo _in Piscaria_, che esisteva di già ai tempi di Leone III.

[29] Il codice fiorentino usa la dizione: _Ynter Ymagines_, e allude al gruppo di Orfeo.

[30] Nel codice fiorentino trovansi di bel nuovo numerate tutte queste diaconie, ad eccezione di quelle dei santi Silvestro e Martino, della santa Maria a porta san Pietro e dell’altra _in Adrianio_: invece dell’Arcangelo vi si usa la denominazione _Angeli_, e si annovera anche la chiesa di san Nicolò _in carcere Tulliano_, la quale diaconia difetta nel codice del CRESCIMBENI. Contiene pertanto le diciotto diaconie sorte più tardi.

[31] Con denotazione di _monasteria quinque constituta juxta magnam Ecclesiam S. Petri_, sono tutti enumerati nella bolla di Giovanni XIX, a. 1024, nel _Bullar. Vatican._, I, 17.

[32] Il convento dei santi Andrea e Bartolomeo è oggidì il noto ospitale di questo nome. Del monastero dei santi Sergio e Bacco fa cenno la _Vita Paschalis I_ (n. 442): _Post formam aquaeductus Patriarchi Lateran. positum_. Non trovo più menzione dell’antico convento dei Benedettini vicino al Laterano, che era restaurato ancora da Gregorio III.

[33] Questo soprannome rinviensi in un diploma di Subiaco, n. 967, nel _Codex Sublac._, manoscritto che è nella biblioteca Sessoriana, CCXVII, p. 142.

[34] Da quei due conventi si pare che in Roma esistevano a quell’età dei luoghi di romitaggio pei Côrsi e pei Sardi. Dalla _Vita Leon. IV_, n. 507, si rileva che il convento dei Côrsi era in prossimità di santo Sisto: _Mon. Corsarum quod juxta basil. b. Sixti Martyris_; e il VIGNOLI opina che fosse identico di quello di _S. Caesarius in Palatio_ (n. 513, _Vita Leon. IV_): — n. 406, _Vita Leon. III: In Oratorio S. Viti quod ponitur in Monast. quod appellatur de Sardas_: — n. 499, _Vita Leon. IV: vicus qui nuncupatur Sardorum_. Questo stesso vico, al n. 541, vien detto situato al _milliario ab urbe Roma trigesimo_. Significa dunque che esisteva nella Campagna una colonia di Sardi.

[35] Il MARTINELLI e il VIGNOLI lo pongono situato alle Carine; il secondo dei due Scrittori reputa che fosse la santa Maria _Purificationis_, in vicinanza del san Pietro _ad vincula_.

[36] Incerto; lo si cita nel MURATORI, _Antiq._ V, 772, e nel _Bullar. Casin._, II, const. 112 e 150.

[37] Anche nell’_Ordo Rom._, XII (MABILLON, _Mus. Ital._, II, 206) è detto: _Monasterio Tempoli_. Il TORRIGIO, _Historia della Imagine di Maria Vergine di S. Sisto e Domenico_, Roma 1641, p. 31, crede che fosse situato nel Transtevere e altresì appellato: _in Torre_, ma questa opinione è contestata dal MAMMACHIO, _Annal. Ord. Praedicator._, I, 557; secondo lui la santa Maria _in Tempulo_ era in vicinanza della santa Balbina, nella via Appia.

[38] ARNOLDUS DE S. EMMERAMMO, lib. II, c. 54 (_Mon. Germ._ VI). Sulle venti abazie di Roma a’ tempi posteriori, vedasi l’_Ordo Rom._, XI, nel MABILLON II, 160.

[39] _Qui statim — jussit omnem populum Romanum fidelitatem cum juramento promittere Hludowico_: THEGAN. _Vita Lud._ c. 16, — prova della sovranità che l’Imperatore esercitava sopra di Roma. — _Praemisit tamen legationem, quae super ordinatione ejus imperatori satisfaceret_: ASTRON., _Vita_ c. 26, — prova che di già Carlo pretendeva al diritto di approvare la elezione pontificia: peraltro non se n’era ancor costituita legge.

[40] ASTRONOM., c. 26; THEGAN., c. 16, 17. Stefano avea portato con sè una corona preziosa, ed ERMOLDO NIGELLO (II, v. 425) da poeta afferma che fosse quella di Costantino. Egli fa che Stefano acclami all’Imperatore ed ai suoi eredi: _quique regat Francos necnon Romamque potentem_, e dà notizia che Elisacario cancelliere ebbe rogato un documento in cui davasi confermazione imperiale ai privilegî della Chiesa. Secondo gli _Annal._ EINH., il Papa intraprese il suo viaggio sulla fine di Agosto.

[41] _Omnes exsules, qui illic captivitate tenebantur propter scelera et iniquitates suas, quas in S. Ecclesiam Rom., et erga Domnum Leonem Papam gesserunt, secum reduxit._

[42] Ancor di recente, il FLOSS nello scritto: _La elezione pontificia sotto gli Ottoni_, 1858, ha attribuito a Stefano IV (V) il decreto di Stefano VII, locchè a mia persuasione è un errore.

[43] _Excusatoriam Imperatori misit epistolam_: EINH. _Annal._ 817. — _Legatos cum epistola apologetica et maximis imperatori misit muneribus, insinuans non se ambitione nec voluntate, sed cleri electione et populi adclamatione huic succubuisse potius quam insiluisse dignitati_: ASTRON., _Vita_, c. 27.

[44] Lo dice ASTRONOMO con semplice linguaggio: _Theodorus nomenculator — negotio peracto, et petitis impetratis super confirmatione scilicet pacti et amicitiae more praedecessorum suorum, reversus est_. — EINH. _Annal._, a. 817: _pactum, quod cum praecessoribus suis factum erat etiam secum fieri et firmari rogavit_.

[45] _Patrimonium Beneventanum, et Salernitanum, et patrimon. Calabriae inferioris, et superioris, et patrimon. Neapolitanum_: così il diploma. Durante la controversia delle imagini, Bisanzio s’aveva preso i dominî di Roma nell’Italia meridionale, dove i Franchi nulla possedevano. Il testamento di Carlo non fa neanche parola di Benevento. — _Insulas Corsicam, Sardiniam, et Siciliam sub integritate_. L’_Ep._ 4 di Leone III parla di una donazione di Corsica fatta da Carlo, ma ne è oscuro il concetto. Da quella lettera e dal diploma di Lodovico, i Pontefici derivarono le loro pretese sull’isola. In Sicilia ed in Sardegna, la Chiesa avea avuto anticamente degli estesi possedimenti, e di essi ripetute volte faceva reclamo appresso gli Imperatori greci. Nicolò I scrive a Michele: _Calabritanum patrimon. et Siculum, quaeque nostrae ecclesiae concessa fuerunt — vestris concessionibus reddantur_ (LABBÉ, IX, 1296). Laonde quel Papa nulla sapeva della donazione di Lodovico, e si riferiva soltanto a chiedere i patrimonî che Roma aveva colà posseduto dai tempi di Gregorio I. Parimente i diplomi di Ottone I e di Enrico I, non sanno altro che del _patrimonium Siciliae_.

[46] Del diploma di Lodovico fanno menzione per la prima volta il _Chronic. Vulturnense_, che appartiene alla fine del secolo undecimo (MUR. I, 2, 369), e LEO OSTIENS. I, c. 16, che rimonta al principio del secolo duodecimo: concordano fra loro quasi parola per parola. Dicono che Lodovico avesse concesso a Pasquale il _pactum constitutionis et confirmationis_, ma non parlano nè di una donazione, nè del tenore del diploma. L’autografo non può essere fornito; apografo dev’essere quello conservato nell’archivio pontificio. GRAZIANO inserì il diploma, abbreviandolo, nel _Decret., Dist._ 63, _can._ 30; CENCIO lo introdusse nel _Liber Censuum_ traendolo dal _Cod. Vatic._ 1984, che è del secolo undecimo, o da ALBINO (_Cod. Vatic._ 3057). La impostura dimostrarono il PAGI, ad a. 817, e il MURATORI negli _Annali_, nella _Dissert._ 34, nella _Piena esposiz._ c. 4: il BERETTA, _Tab. Chor._ VI, se ne giova soltanto nei riguardi della geografia, e determina che la finzione avvenisse nell’età di Gregorio VII, alla quale appartengono le falsificazioni dei _Pacta_ dell’817, del 962 e del 1020, conservati soltanto in copie. Modernamente la questione fu discussa profondamente dal FICKER, nel secondo volume dei suoi _Studî sulla storia dello Stato e della Chiesa d’Italia_ (Innsb. 1869), § 347 e segg. Egli accoglie opinione che di questi celebri diplomi si falsassero alcuni passi, non l’intiero. Vedasi anche il SICKEL, _Acta Karolinor._, II, 381.

[47] THEGAN., c. 23. — Il _Chron. Reginen._ dice il vero: _Bernhardus dolo capitur_. Della sua tragica fine discorrono ASTRON., _Vita_, c. 30; THEGAN., c. 22; EGINH., _Annal._, a. 817, 818. — ANDREAS PRESBYTER dice concisamente: _Hermengarda — oculos Bernardo avulsit_.

[48] ASTRON., _Vita_, c. 36; _diadema imperiale cum nomine suscepit Augusti. — Annal._ EINH.: _et regni coronam et Imperatoris atque Augusti nomen accepit. — Annal. Fuld.: Hlotarius juvenis, rogante Paschale papa Romam veniens, ab eodem coronatur, et a populo Romano imperator Augustus appellatur_. — V’hanno pertanto nei diplomi due epoche imperiali per Lotario, quella dell’anno 820 e questa dell’823. Dalla prima conta Pasquale stesso, in una bolla indiritta all’Arcivescovo di Ravenna: _datum V Idus Julias per man. Sergii Biblioth. S. Sed. Ap., Imp. Dnn. pp. Hludovico a D. coronato magno pacifico Imp. anno sexto et po. ejus anno sexto sed et Hlotario novo Imp. ejus filio anno tertio Ind. XII_ (MARINI, _Pap._ n. XI).

[49] _Fragment. Langob. Hist._ (MURAT. I, p. 2, 184): _Paschalis, — potestatem, quam prisci Imperatores habuerant, ei super populum Romanum concessit_.

[50] _Sub nostro privilegio, atque Mundiburdio consistat_ (_Chron. Farf._, MURAT. II, 2, 364).

[51] La bolla di Stefano IV, in data _X kal. Febr._, trovasi nel _Chronic. Farf._ e nel GALLETTI, _del Primic._, appendice n. I; la bolla di Pasquale è nel _Chron. Farf._, p. 372.

[52] Diploma di Lotario dato da Cavillon (a. 840), nel _Chron. Farf._, p. 387. Il litigio si rinnovò nell’anno 829, ed anche stavolta ne andò a capo rotto il Papa: vedasi il placito nel _Vatican. Regest. Farf._, n. 285. I _Missi_ di Lodovico furono Giuseppe vescovo e Leone conte: _Missi ipsius Augusti singulorum hominum causas audiendas et deliberandas, et conjunxissemus Rome, residentibus nobis ibidem in judicio in palatio Lateranensi in praesentia domni Gregorii Papa_. I _Missi_ erano uomini _a finibus Spoletanis, seu Romania_; vedasi a che antichità risalga il nome di «Romagna.» La provincia dell’Emilia e Ravenna erano territorio pertinente a Roma, che i Longobardi non avevano conquistato: colà vigeva il diritto romano. In un diploma (a. 881) trovasi scritto: _Possessiones tam in Longobardia, quam in Romania, sive in Tuscia, et in Ducatu Spoletano_ (_Monumentor. Magni Farf. Chartarii Epitome_ del FATTESCHI, _Cod. Sessor._ CCXVIII, n. 331).

[53] _Et hoc eis ob hoc contigisse, quod se in omnibus fideliter erga partes Hlotarii juvenis imperatoris agerent; erat et qui dicerent, vel jussu vel consilio Paschalis pont. rem fuisse perpetratam: Annal._ EINH., a. 823. — Parimenti ASTRONOMO, c. 37. — Che i Romani stessi fossero gli accusatori, lo dice THEGAN., c. 30: _Quandam insolentiam quam Romanus populus super Roman. pont. Paschalem dixit, imputantes ei, quod nonnullorum homicida fuisset_. Vedasi di che stampa fossero ridotte omai a quel tempo le condizioni de’ Papi in mezzo a’ Romani.

[54] La dizione degli _Annal._ EINH.: _interfectores praedictorum hominum, quia de familia S. Petri erant_, significa veramente che non si trattò di esecuzione d’una sentenza, chè altrimenti i Romani non avrebbero potuto dare al Papa dell’_homicida_.

[55] _Accusationi opponentes excusationem, et super vita imperatori offerentes examinationem_: ASTRON., c. 37, _Annal._ EINH., a. 823.

[56] _Annal._ EINH.: _Legati — res gestae certitudinem adsequi non potuerunt, quia Paschalis pont. et se ab hujus facti communione cum magno episcoporum numero jurejurando purificavit, et interfectores praedictor. hominum, quia de familia S. Petri erant, summopere defendens, mortuos velut majestatis reo condemnavit, jure caesos pronuntiavit_. — Più mitemente, ossia con miglior garbo diplomatico, si esprime ASTRONOMO.

[57] _Imperator ergo natura misericordissimus, occisorum vindictam ultra persequi non valens, quamquam multum volens, ab inquisitione hujuscemodi cessandum existimavit, et eum responsis congruis missos Romanos absolvit_: ASTRONOM.

[58] THEGAN., c. 30. — Stando agli _Annal._ EINH., morì Pasquale nell’anno 824, pochi giorni dopo il ritorno dei suoi legati: il senso molesto dei loro messaggi affrettò la sua morte. Incerto è il mese: il PAGI accoglie per data il giorno 10 di Febbraio.

[59] Il primo organo, da’ Greci venne tra i Franchi intorno all’anno 757. Gli _Annali_ di EINHARDO registrano all’anno 826, che un Giorgio, prete veneziano, il quale aveva appreso il secreto di costruire organi, ottenne impiego in Aquisgrana da Lodovico il Pio. La _Diss._ XXIV del MURATORI illustra questo argomento.

[60] Così in posa giacente la rappresenta nel marmo la vaghissima opera del Maderno, che è collocata nella chiesa della Santa.

[61] Il sarcofago e il luogo della sepoltura si mostrano in quelle catacombe che devono tanta luce di illustrazioni agli studî del DE ROSSI: i condotti di piombo d’un bagno antico, vedonsi in una cappella della chiesa che la Santa ha nel Transtevere.

[62] ANAST., _Vita Paschal._, n. 437.

[63] In vicinanza della chiesa, Pasquale ebbe edificato anche un convento _in honorem martyrum Agathae et Ceciliae juxta ipsius ecclesiam, in loco qui dicitur colles_ (?) _jacentes_ (ANASTAS., n. 438): pertanto può essere che quella figura di Santa incerta rappresenti santa Agata.

[64]

_Haec domus ampla micat variis fabricata metallis,_ _Olim quae fuerat confracta sub tempore prisco._ _Condidit in melius Paschalis praesul opimus_ _Hanc aulam Domini firmans fundamine claro._ _Aura gemmatis resonant haec Dyndima templis_ _Laetus amore Dei hic conjunxit corpora sancta_ _Caeciliae, et Sociis, rutilat hic flore juventus;_ _Quae prius in cryptis pausabant membra beata._ _Roma resultat ovans semper ornata per aevum._

_Dyndima_ significano massimamente istrumenti di musica, difficilmente organi. — Dei musaici parla il CIAMPINI, _Vet. Mon._, c. 27. — La storia della Santa scrissero ANTONIO BOSSI: _Laderchi Acta S. Caeciliae et Transtyb. Basilica_ (Roma 1722), e GIUSEPPE BONDINI: _Memorie storiche di S. Cecilia_ (Roma, 1855).

[65]

_Emicat aula pie variis decorata metallis_ _Praxedis Domino super aethra placentis honore,_ _Pontificis summi studio Paschalis, alumni_ _Sedis apostolicae, passim qui corpora condens,_ _Plurima Sanctorum subter haec maenia ponit,_ _Fretus ut his limen mereatur adire polorum._

[66] Il RUMOHR pone troppo soverchiamente in basso le opere del tempo di Pasquale. La loro fattura assai rozza, è pur sempre migliore di quella del tempo di Giovanni VII.

[67] Si costumava con gran predilezione di porre, fuor delle chiese, di quelle anticaglie. Nell’atrio del san Pietro era collocata la pina di bronzo del mausoleo di Adriano; fuor del Panteon era la bella urna di porfido in cui è adesso sepolta nel Laterano la salma di Clemente XII; nell’atrio della santa Cecilia v’ha ancora un grande vase antico di marmo; uno di somigliante è nel cortile della chiesa dei santi Apostoli. Poichè nelle vicinanze di santa Maria _in Domnica_ stava anticamente il campo degli stranieri, può darsi che da quello avesse origine l’antica nave votiva. La _V Cohors vigilum_ stava presso alla villa Mattei. Vedi il DE ROSSI, _Le Stazioni delle VII Coorti dei Vigili_, Roma 1859, p. 27 ecc. — L’appellazione _in Domnica_ deve, con massima semplicità d’interpretazione, spiegarsi dal giorno di «Domenica,» in cui è facile che ivi ai celebrasse officiatura festiva.