Storia della città di Roma nel medio evo, vol. 1/8

Part 36

Chapter 363,192 wordsPublic domain

[109] La _Historia Miscella_ dice: _captaque est Roma IX Kal. Septemb. anno MCLXIV conditionis suae_. — THEOPHAN., _Chronogr._, p. 70: Πρὸ θ’, καλανδῶν Σεπτεμβρίου. — Il PAGI, che il MURATORI segue ciecamente, tenta di dimostrare che la presa di Roma avvenisse nell’anno 409. Al 410 s’attengono il BARONIO, il GOTOFREDO, il SIGONIO, il TILLEMONT, il GIBBON ed i più recenti. Al signor DE ROSSI vo debitore di un argomento che mi fa accogliere come vero l’anno 410. Dai suoi materiali per una raccolta d’iscrizioni cristiane abbiamo ricavato: che dai tempi di Costantino fino al 409, si trovano ad ogni anno iscrizioni consolari, e, ad esempio, all’anno 405 si trovano 18 iscrizioni; al 406, 11; al 407, 9; al 408, 7; al 409, 6. All’anno 410, neppur una; e ciò dimostra che quello deve essere stato l’anno dei torbidi interni e della caduta della Città, non avendosi saputo quali nomi di Consoli porre nelle iscrizioni sepolcrali. La progressiva restaurazione dell’ordine conosciamo mirabilmente dalle iscrizioni consolari che di nuovo si rinvengono. Infatti all’anno 411, se ne trova 1; al 412, 1; al 413 ed al 414, nessuna; al 415, 1; al 416, nessuna; al 417, forse una; al 418, 1; al 419, 3; al 420, 2; al 421, nessuna; al 422, 3; al 423, 4; al 424, 5; al 425, 4; al 426, 6; al 427, 4; al 428, 4.

[110] HIERONIM., _Ep. 127, ad Princip._, p. 953: _Nocte Moab capta est, nocte cecidit murus ejus_.

[111] TACITUS, _Hist._, c. 82, dove descrive la pugna dei soldati di Vespasiano coi Vitelliani: _qui in partem sinistram Urbis ad Sallustianos hortos per angusta et lubrica viarum flexerant_.

[112] Una prima traccia di tali leggende troviamo già nel _Curiosum Urbis, Regio XIV_, dove è detto: _Herculem cubantem sub quem plurimum aurum positum est_.

[113] In FOZIO, pag. 180.

[114] OROSIUS, V, c. 39.

[115] HIERON., _Ad Principiam, Ep._ 127, n. 12: _caesam fustibus flagellisque ajunt non sensisse tormenta: sed hoc lacrymis, hoc pedibus eorum prostratam egisse, ne te a suo consortio separarent_. Marcella morì pochi giorni dopo l’assedio. San Gerolamo esclama con Virgilio:

_Quis cladem illius noctis, quis funera fando_ _Explicet, aut posset lacrymis aequare dolorem?_ _Urbs antiqua ruit, multos dominata per annos;_ _Plurima perque vias sparguntur inertia passim_ _Corpora, perque domos; et plurima mortis imago._

[116] NICEPHORUS, _Eccl., Hist._ XIII, c. 35.

[117] OROSIUS, V, c. 39. S. Agostino (_De Civitate Dei_, nel primo Capitolo) tributa lodi ai Goti, e con gran fervore parla del trionfo di Cristo di cui tiene discorso anche CASSIODOR., _Variar., Lib. XII, ep. 20_. Il BARONIO difende il pio Onorio dell’accusa che per sua colpa Roma cadesse, e si scaglia in quest’occasione contro gl’idolatri che già da lungo tempo erano morti.

[118] PROCOP., I, 2, _De bello Vandal._: Ῥωμαίων τοὺς πλείστους διαφθεῖραντες, locchè è troppo esagerato. ISIDORUS, _Chronic. Gothor.: sicque Roma irruptione atque impetu magnae cladis eversa est_. — PHILOSTORG., _Hist. Eccles._, XII, c. 3, dice che la Città fu messa a ferro e a fuoco, e che i cittadini furono tratti in ischiavitù. Similmente HIERONIM., _Ad Principiam_; AUGUST., _De Civit. Dei_, I, c. 3, 12, 13.

[119] AUGUST., _De Civit. Dei_, III, c. 29. OROSIUS, II, c. 19. Questo scrittore fa allusione alla _Civitas Dei_, nello scritto in cui si propone lo scopo istesso del libro di santo Agostino. Solo SOCRATE, _Hist. Eccles._, VII, c. 10, parla di «molti» Senatori martoriati ed uccisi, e la _Historia Miscella_ lo ripete sulla fede di lui.

[120] ISIDOR., _Chron. Gothor.: post tertium diem quo Romam ingressi sunt, nullo hoste cogente, sponte discedunt_. OROSIUS, II, c. 19 e VII, c. 39. _Histor. Misc._ Il solo MARCELLINUS, _Chronic. apud Sirmond._, II, p. 356, parla di sei giorni, e questa versione segue BENEDETTO DA SORATTE: _Alaricus trepidam urbem Romam invasit — sextoque die quam ingressus fuerat depraedata urbe egressus est_. Che Alarico traesse con sè prigioni romani, è dimostrato dall’iscrizione esistente sulla tomba di Dionisio diacono e medico, che leggesi nel GRUTER, 1173, n. 3:

_Hic Levita jacet Dionysius artis honestae_ _Functus et officio quod medicina dedit_ ec. ec. _Postquam romana captus discessit ab urbe_ _Mox sibi jam D[=n]s subdidit arte getas_ ec. ec.

[121] PROCOP., _De bello Vandal._, I, 2: ἔν αἶς ἧν καὶ ἡ Σαλουστίου — ᾗς δὴ τὰ πλεῖστα ἠμίκαυτα καὶ ἔς ἑμὲ ἕστηκε.

[122] SOCRATES, _Hist. Eccles._, XII, c. 10: Τὰ μὲν πολλὰ τῶν θαυμαστῶν ἐκεινῶν θεαμάτων κατέκαυσαν. Ciò è ripetuto anche nella _Histor. Miscella_, e in CASSIODOR., _Hist. Eccles. tripart._, II, c. 9. (T. I, p. 368, Opera). PHILOSTORG., _Hist. Eccl._, XII, C. 3: ἐν ἐρειπίοις δὲ τῆς πόλεως κειμένης. S. HIERON., _Ep. XVIII, ad Gaudent._, p. 959 (ediz. di Verona): _Urbs inclyta, et Romani imperii caput, uno hausta est incendio_. Questa lettera fu scritta nell’anno 413.

[123] JORNAND., _De reb. Get._, c. 30. _Alarico jubente spoliant tantum: non autem, ut solent gentes, ignem supponunt_. Un passo che trovasi in MARCELL., _Com. Sirmond._, T. II, p. 356, dice con espressione più moderata e più giusta: _Alaricus trepidam urbem Romam invasit, partemque ejus cremavit incendio_. Ancor più mite è l’opinione di BATTISTA IGNAZIO, sulla fine della storia di ZOSIMO: _Intromissus Gothus majori ignominia quam damno urbem omnem depopulatur_.

[124] OROSIUS, _Hist._, II, c. 19, p. 143.

[125] _Facto quidem aliquantarum aedium incendio, sed ne tantum quidem_ etc. OROSIUS, _ultimo lib._, c. 39. Si veda anche il SIGONIO, _De occid. Imper._, X, verso la fine.

[126] PIETRO BARGA, nel 1656, publicava uno scritto intitolato: _De Privatorum publicorumque aedificiorum urbis Romae evasoribus_, in cui egli cercava di distruggere le accuse lanciate contro i Barbari. Egli tributa grandi lodi ad Alarico (p. 15). In quello però che risguarda l’arte, il Barga è più barbaro dei Vandali. Il TIRABOSCHI, _Storia della Letteratura_, Tom. III, non è meno caldo difensore dei Barbari, ed il FEA è più profondo dei due. _Può ben provarsi_, egli dice, _che non s’abbiano portata quella devastazione che crede il volgo_ (p. 268).

[127] RUTILII CLAUDII NUMATIANI, _Itinerarium ad Venerium Rufium_. Il Poeta abbandonava il carico di prefetto della Città nell’anno 417, e se ne tornava nelle Gallie sua patria. Quell’inno sgorgando dal suo animo commosso, è simile alla voce d’un cigno che lamentoso abbandona le sponde del Tevere e batte le ali al suo viaggio di migrazione:

_Exaudi regina tui pulcherrima mundi_ _Inter sidereos Roma recepta polos._ _Exaudi genitrix hominum, genitrixque deorum,_ _Non procul a coelo per tua templa sumus._

[128] HIERON., T. V, _Op. ad Eustochiam_, che serve d’introduzione ai suoi Commenti su Ezechiello.

[129] _Haeret vox et singultus intercipiunt verba dictantis. Capitur Urbs quae totum cepit orbem_ — è rettoricume che non rende bene la nostra lingua. _Ep. 127, ad Princip._, I, p. 953. — Nel concitamento del suo discorso egli congiunge alcuni passi d’Isaia colla descrizione di Virgilio della caduta di Troja. Vedi anche _Ep. 130, ad Demetriadem_, p. 973, _sq._: _Urbs tua, quondam orbis caput, Romani populi sepulchrum est_, ed a pag. 974 egli parla con amplificazione da retore di _Romanae urbis cineres_. PROSPERO TIRO, contemporaneo, dice nel _Chron._ che leggesi nel CANISIO, T. I: _Roma, orbis quondam victrix, a Gothis, Halarico duce, capta_.

[130] PROCOPIO narra questo aneddoto caratteristico nella sua storia _De bello Vand._, I, 2.

[131] AUGUSTIN., _De urbis excidio. Opera_, T. V, p. 622-628. Ediz. di Venezia, 1731.

[132] S. AUGUST., _De Civitate Dei_, I, c. 7: _quidquid ergo vastationis, trucidationis, depraedationis, concremationis, afflictionis in ista recentissima Romana clade commissum est, fecit hoc consuetudo bellorum_. E il _Serm. 107, de verb. Ev. Luc._, 10, n. 13; 11, n. 12.

[133]

_Unum, mira fides, vario discrimine portum_ _Tam prope Romanis, tam procul esse Getis_, v. 335.

[134] JORNAND., _De reb. Get._, c. 81. _Qui suscepto regno revertens iterum ad Romam, si quid primum remanserat, more locustarum, erasit._

[135] Narrano con qualche esagerazione dello sbarco e della sconfitta di Eracliano OROSIUS, VII, c. 42 e IDACIUS, _Chron. apud_ SIRMOND, ed anche MARCELLINUS COMES.

[136] PROSPER AQUIT. _Chron.: Honorius triumphans Romam ingreditur, praeeunte currum ejus Attalo, quem Lyparae vivere exulem jussit_. Degna di lode è questa mitezza d’animo.

[137] Vi si riferisce la _Descriptio urbis Romae, quae aliquando desolata nunc gloriosior piissimo Imperatore restaurata_, che trovasi nel LABBE e nel PANCIROLI. — PHILOSTORG., XII, n. 5: Μετὰ ταῦτα δὲ καὶ ἡ Ῥώμη τῶν πολλῶν κακῶν ἀνασχοῦσα συνοικίζεται καὶ. ὅ βασιλεὺς αὐτῇ παραγεγονὼς, χειρὶ καὶ γλώττῃ τὸν συνοικισμὸν ἐπικρότει. — NICEPHORUS, _Eccl. Hist._, XIII, c. 35. — OROSIUS, VII, c. 40, dice che la Città in breve fu restituita in isplendore: _irruptio urbis per Alaricum facta est: cujus rei quamvis recens memoria sit, tum si quis ipsius populi Romani et multitudinem videat et vocem audiat, nihil factum, sicut etiam ipsi fatentur, arbitrabitur, nisi aliquantis adhuc existentibus ex incendio ruinis forte docentur_. È passo degno di nota.

[138] OLIMPIODORO in FOZIO, pag. 187.

[139] RUTILIUS, V, 115-165. Egli chiude quella calda apostrofe con questi versi pieni d’affetto.

_His dictis iter arripimus, comitantur amici:_ _Non possum sicca dicere luce: vale!_

[140]

_Sedes Roma Petri: quae pastoralis honoris_ _Fucat caput mundo, quicquid non possidet armis,_ _Relligione tenet._

Versi di PROSPERO D’AQUIT., _Bibl. Max._, VIII, 106. _a_, nel BEUGNOT, II, pag. 115 in nota.

[141] Secondo EUSEBIO, san Pietro sarebbe venuto in Roma nel secondo anno di regno dell’imperator Claudio, ma gli Atti degli Apostoli contraddicono a questa asserzione, e il _Liber Pontificalis_ e LATTANZIO narrano ch’egli venisse nella Città ai tempi di Nerone. Si crede che l’Apostolo abbia tenuto il seggio vescovile da lui fondato, per un periodo di 25 anni, ma la sana critica rigetta questo fatto, imperocchè essa attribuisca al primo pontefice di Roma 10 anni al più, cioè il periodo dall’anno 55 al 65, nel quale, morto l’Apostolo, succedette Lino. Vedasi FRANCESCO PAGI, _Breviar. Gestor. Pontif. Roman._, dove parla di san Pietro.

[142] BARONIUS, _Annal._, MURATORI, _Annal._, e PAGI, _Critica_ a quell’anno.

[143] MURATORI, _Annal._, ad ann. 425.

[144] Il GRUTER, 1170, n. 7, riporta l’antica iscrizione che leggevasi sulla porta maggiore della Chiesa:

_Virgo Maria tibi Sixtus nova tecta dicavit_ _Digna salutifero munera ventre tuo._ _Tu genitrix ignara viri; te denique foeta_ _Visceribus salvis edita nostra salus._ _Ecce tui testes uteri sibi praevia portant_ _Sub pedibusque jacet passio cuique sua._ _Ferrum, flamma, ferae, fluvius, saevumque venenum_ _Tot tamen has mortes una corona manet._

La chiesa era, nel secolo sesto, chiamata _Basilica s. Dei Genitricis ad Praesepe_, come apprendo da una narrazione degna di nota (di cui il De Angelis non si giovò), che, scritta verso la metà del secolo sesto, leggesi nel MARINI, _Papiri diplomatici_, n. XCI, p. 142. Il VALENTINI (_La Patriarcale Bas. Liberiana descritta ed ill._, Roma, 1839) ne trasse la notizia che essa ricevesse questo titolo soltanto allora che vi venne deposta la mangiatoja del presepe dove nacque Cristo, che fu trasportata di Gerusalemme dopo l’anno 642. La critica sdegna occuparsene.

[145] Nella cronologia dei musaici delle chiese io seguo GIOVANNI CIAMPINI: _Vetera Monumenta in quibus praecipue Musiva opera etc., Romae_, 1690. Che i musaici in _santa Maria M._ appartengano all’epoca di Sisto III, dimostra l’iscrizione posta sull’arco trionfale: _Xystus Episcopus Plebis Dei_. Non vi furono condotti restauri troppo rozzi.

[146] Si trovano le descrizioni di quei musaici nella _Dissertazione II_ di FRANCESCO BIANCHINI, pag. 123 e seg., vol. I, della sua ediz. di ANASTAS., e nella _Basilica Liberiana descr. ed illustr._, Roma, 1839. Nove quadri che andarono distrutti furono sostituiti nel secolo decimosesto da pitture che imitano lo stile dei musaici.

[147] Alcune di queste figure subirono più tardi alcuni mutamenti, e spetta alla storia dell’arte farne osservazione e spiegarne il fatto. Nel _Manuale della Storia dell’Arte_ del KUGLER si osserva erroneamente che i musaici dell’arco trionfale rappresentano «di preferenza argomenti tratti dall’Apocalisse», pag. 380, della bella versione italiana che ne ha publicato il valoroso Ab. PIETRO dott. MUGNA. Venezia, 1852.

[148] Questo bel concepimento vidi espresso in un affresco della chiesa del Convento di s. Benedetto in Subiaco con felice imitazione del musaico. Sembra che appartenga al secolo duodecimo od al decimoterzo, in quell’epoca in cui vi dipingevano Consolo ed altri artisti.

[149] ANASTAS., _in s. Sixto III. Fastigium argenteum in basilica Constantiniana, quod a barbaris sublatum fuerat_.

[150] HIERON., _Epist. 52 ad Nepotianum_, c. 10. L’AGINCOURT nella sua _Storia dell’arte_ si prese la cura di raccogliere un catalogo delle opere artistiche donate alle chiese dai Papi e dagli Imperatori dal quarto al nono secolo. Alla fine del Vol. I.

[151] PROSPER., _Chron._ ad ann. 443.

[152] GIBBON, c. 35. MURATORI, _Annal._ ad ann. 450.

[153] JORNAND., _De Regnor. success._, nel MURATORI, T. I, P. I, p. 239, e _De Reb. Get._, 42. PRISCO, scrittore contemporaneo (_Excerpta de Legat._, p. 39, 40) e MARCELL. COM. narrano la storia di Onoria e delle relazioni di lei con Attila.

[154] Negli Italiani moderni spira talvolta quell’odio puerile, ed anche uomini illustri quali il RANIERI (_Storia d’Italia dal V al IX secolo_, Brusselles, 1841), ed il NICOLINI non ne sono del tutto scevri. Eglino avrebbero dovuto informarsi piuttosto all’imparziale discernimento del MURATORI (V. _Annal._ ad ann. 482 verso la fine, ed in altri luoghi).

[155] _Hist. Misc._, XV. In CASSIODOR., _Variar., Lib. I, ep. 4_, è detto che fra i legati furono anche il padre di Cassiodoro e Carpilione figlio di Ezio. JORNAND., _De reb. Get._, c. 42. PROSPER., _Chronic._ ed il _Liber Pontif._ parlano dell’ambasceria.

[156] JORNAND., _De reb. Getic._, c. 42.

[157] I Padri della Chiesa venerano gli Apostoli quali patroni di Roma: ad esempio s. PAOLINUS, _Natal._ XIII, _Fragm. de Gothorum exercitus cum suo Rege interitu_. Numi tutelari di Roma li chiama anche CASSIODOR., _Varior._, XI, 13. — Quella leggenda è di origine assai più recente. Gli editori delle opere di Leone (_Lugdun._, 1700) asseriscono che la leggenda sia stata inserita nel Codice della _Hist. Misc._ edito da GIANO GRUTER, perocchè i Codici più antichi non la contengano. Si veda _Dissert. I, de vita et reb. gestis s. Leonis M._, p. 165 _sq._ nell’Appendice.

[158] MARANGONI, _Cose Gentilesche_, c. XX, p. 68. TORRIGIUS, _De Cryptis Vat. etc._, p. 126, e _Sacri Trofei Romani_, p. 149. BONANNI, _Templi Vaticani Historia_, p. 107. Della statua del san Pietro avrò occasione di parlare nel Vol. II.

[159] S. LEO. M., _Sermon. in octava Apost. Petri et Pauli_ LXXXI. Il MURATORI (ad ann. 455) afferma che s’incominciò a celebrare la festività dopo la ritirata dei Vandali. Quantunque gli Editori delle opere di san Leone asseriscano la stessa cosa, mi sembra più esatta la opinione del Baronio, che quel sermone si riferisca ad Attila. Io non credo che Leone dipingesse il terribile saccheggio dato dai Vandali colle semplici parole: _qui corda furentium Barbarorum mitigare dignatus est_, nè in quel caso egli avrebbe parlato di Roma salva dalla servitù. Il PAPENCORDT (_Geschichte der Vandal. Herrsch. in Afrika_, Berlin, 1837) opina persino che quella predica fosse stata tenuta subito dopo la ritirata dei Vandali. Or come avrebbe potuto una città caduta in tanto squallore pensare ai giuochi del circo?

[160] Questo Vescovo è SALVIANO di Marsiglia: _De vero Judicio et provid. Dei_, VII, p. 78. Gli oratori sacri di quel tempo ricavavano alti argomenti dalla storia politica. Ammiro l’ingegno del Gallo dove parla del riso sardonico dei Romani in mezzo a quel decadimento terribile: _Sardonicis quodammodo herbis omnem Romanum populum putes saturatum. Moritur et ridet_. — PROCOP., _De bello Goth._, IV, 24, fa alcune osservazioni sulle erbe sardoniche e sul riso. Salviano era di cuore più romano che l’africano Agostino, e la sua eloquenza scorre rapida e talvolta è anche elevata.

[161] Della uccisione di Ezio parlano VICTOR TUNUN. in CANISIUS, T. I; PROSPER. TIRO; PROSPER., _Chron. Pithoean. ibid._; PROCOP., _De bello Vand._, I, c. 4; IDATIUS, _Chron._, in SIRMOND., T. II.

[162] IDATIUS, _Chron._; CASSIODOR., _Chron._

[163] PROCOP., _De bello Vand._ I, 4; MARCELL. COM., _Chron._; NICEPHOR. CALLIST., _Hist. Eccl._, XV, c. 11; EVAGRIUS, _Hist. Eccl._, II, c. 7.

[164] CASSIODORO narra che l’assassinio fu commesso nel campo di Marte, ma invece PROSPERO TIRONE afferma essere avvenuto nel luogo appellato _ad duas Lauros_, ch’era situato innanzi a porta Nomentana. Oltre a quei cronisti sta scritto nella _Hist. Misc._, XV, e in MARCELL. COM. IDATIUS, _Chronic._: _occiditur in campo, circumstanti exercitu_ — e similmente VITTORE TUNUN.: _in campo Martio_.

[165] Fonti dalle quali si trae la narrazione di questi fatti sono: PROCOP., _De bello Vand._, I, c. 4; EVAGRIUS, II, c. 7. — NICEPHOR., XV, c. 11, segue EVAGRIO ch’egli trascrive. — MARCELL. COMES, _Chronic._; JORNAND., _De Regni success._, p. 127.

[166] PROSPER., _Chron._, ad ann. 455.

[167] _Hist. Misc._, XV; PROSPER., _Chron._

[168] Secondo la cronaca di MARIANO SCOTO, fu nel _IV Idus Julii Feria III_, ossia addì 12 di Luglio; e, seguendo questa opinione, il MURATORI corregge il PAGI. Il PAPENCORDT raccolse con somma diligenza tutte le varie opinioni degli Storici sul giorno in cui i Vandali presero Roma, ed accoglie come epoca presso a poco esatta quella dei 2 di Giugno. Vedi il supplemento IV della sua _Storia dei Vandali_.

[169] PROCOP., _De bello Vand._, I, 5.

[170] Che quei disegni esistenti sull’arco di Tito e principalmente la figura del candelabro non sieno stati tratti esattamente dagli originali, si pare da ciò che la prima e la settima asta del candelabro sono disuguali e le braccia sono troppo grosse, e finalmente dal fatto che sulla base sono disegni rappresentanti animali, mostri marini ed aquile, simboli che il giudaismo non aveva accolti. Ciò è dimostrato in una memoria di ADRIANO RELAND, _De spoliis Templi Hierosolim. in arcu Titiano Romae conspicuis_. Nel cap. 13 narrasi la storia di quelle spoglie.

[171] JOSEPHUS, _Lib._ VII, c. 24.

[172] PROCOP., _De bello Goth._, I, c. 12: ἔν τοῖς ἦν καὶ τὰ Σολόμωνος τοῦ Ἑβραίων βασιλέως κειμήλια, ἀξιοθέατα ἔς ἄγαν ὄντα. πρασία γὰρ λίθος αὐτῶν τὰ πολλὰ ἐκαλλώπιζεν, ἅπερ ἔξ Ἱεροσολύμων Ῥωμαῖοι τὸ παλαιὸν εἷλον.

[173] THEOPHAN., _Chronogr._, p. 93, e GIORGIO CEDRENO, _Histor. Comp._, T. I, p. 346: ἔν οἷς ἦσαν κειμήλια ὁλόχρυσα καὶ διάλιθα ἐκκλησιαστικὰ καὶ σκἐυη Ἑβραϊκὰ, ἅπερ ὄ Οὐεσπασιανοῦ Τῖτος ἔξ Ἱεροσολύμων ἀφείλετο.

[174] PROCOP., _De bello Vandal._, II, c. 4.

[175] _Breviar._ ZACHAR.: _Similiter alia aenea XXV, referentia Abrahamum, Saram regesque de stirpe Davidis, quae Vespasianus imperator Romam detulit post deletam Hierosolymam cum ejusdem Urbis portis aliisque monumentis_. Si vede che tali leggende furono create di buon’ora. La compilazione dei _Mirabil. urbis Romae_, che si conosce sotto il titolo: _Graphia aureae urbis Romae_ conservata nella _Bibl. Laurent., Plut._ 89, cod. 41, e publicata da OZANAM, _Docum. inédits_ etc., p. 160, aggiunge: _In templo Pacis juxta Lateranum_ (sic!) _a Vespasiano imperatore et Tito filio ejus recondita est archa testamenti, virga anû_ (forse _Aaronis_), _urna aurea habens manna, vestes et ornamenta Aaron, candelabrum aureum cum VII lucernis tabernaculi, septem cath. argentee_, etc. Segue un catalogo di altre reliquie conservate nella Basilica lateranense, tra le quali si celebra l’_arca foederis_ e la _virga Aaronis_.

[176] THEOPHAN., _Chronogr._, p. 102. Delle avventure della bella Atenaide, ossia Eudocia, imperatrice di Bisanzio, narra NICEFORO, XIV, c. 23.

[177] Questa leggenda è narrata dall’UGONIO, p. 58 e seg. Oggidì ancora si celebrano in quel giorno le _Feriae Augusti_, e in linguaggio popolare dicesi: _ferrare Agosto_.

[178] ANAST., _in Vita s. Leonis: Hic renovavit post cladem Vandalicam omnia ministeria sacrata argentea per omnes titulos de confiatis hydriis sex argenteis; basilicae Constantinianae duabus, basil. B. Petri duabus, basil. B. Pauli duabus quas Constantinus Aug. obtulit, quae pensabant singulae libras centum. Quae omnia vasa renovavit sacrata_.

[179] EVAGRIUS, _Eccl. Hist._, II, C. 7: ἀλλὰ τὴν πόλιν πυρπολήσας, πάντα τὲ μὲν ληϊσάμενος. NICEPHOR., _Eccl. Hist._, XV, C. 11: ἀλλὰ τὰ μὲν πολιορκήσας (ciò manca affatto di senso), τὰ δὲ τῶν τῆς πόλεως πυρπολήσας. Parlano però il vero: PROSPER, _Chronic.: per quatuordecim igitur dies secura et libera scrutatione omnibus opibus suis Roma vacuata est_. ISIDORUS, _Chronic.: direptisque opibus Romanorum per quatuordecim dies_. JORNAND., _De rebus Get._, c. 45: _Romamque ingressus cuncta devastat_, e _de Regni succ._, p. 127: _urbe rebus omnibus exspoliata_.

[180] FEA, _Sulle rovine di Roma_, p. 270. E lo scritto del BARGEO.

[181]

_Sistimus portu, geminae potiti_ _Fronde coronae:_ _Quam mihi indulsit populus Quirini_ _Blattifer, vel quam tribuit Senatus:_ _Quam peritorum dedit ordo consors_ _Judiciorum:_ _Cum meis poni statuam perennem_ _Nerva Trajanus titulis videret_ _Inter auctores utriusque fixam_ _Bibliothecae._

APOLLIN. SIDON., _Ep._ XVI, _ad Firmianum, Lib._ IX, p. 284.

[182] _Nam patre Suevus, a genetrice Gethes_, dice SIDONIUS, _Panegir. Anthemii_ (_carm._ II, v. 361). Con espressioni ancor più ampollose di quelle usate da Claudiano, Sidonio tributa lodi a Ricimero che paragona a Stilicone. Con panegirici succedentisi l’uno all’altro, Sidonio lodò gl’imperatori Avito, Majoriano ed Antemio. Tutti quegli scritti pervennero sino a noi.

[183] GREGOR. DI TOURS, _Hist. Franc._, II, c. 11.

[184] SIDON. APOLL., nel _Panegyr. Maioriani, Carmen_ V, 385 e seg.

_Postquam ordine vobis_ _Ordo omnis regnum dederat, plebs, curia, miles_ _Et collega simul._

Che il Senato concorresse a quest’elezione si ricava da quel passo del Rescritto di Majoriano stesso ove dice: _favete nunc Principi, quem fecistis. Novell. Maior._ nel _Cod. Theodos._ Ved. CURTIUS, _Commentarii de Senatu Rom. post tempora Reipublicae_ etc., V, c. 1, p. 130.

[185] _Legum Novell. Liber_ alla fine del _Cod. Teodos., Tit._ VI, 1. _De aedif. publ._ L’Editto è dato: _VI Idus Jul. Ravennae_, sotto il consolato degl’imperatori Leone e Majoriano, ed è indiritto al _Praef. Praet. Aemilianus_.

[186] PROCOP., _De bello Vand._, I, 7.

[187] La iscrizione di stile barbarico, che ha per oggetto la costruzione del campanile e che dev’essere stata scritta tra l’anno 844 e l’847, fu da me trascritta da un avanzo delle balaustrate del coro: _Canpaa Expensis mei feci temp. D[n=] Sergii ter beass[=i]m et coangelico Junioris Pape Amen_. Dall’altro lato: _Stephani Primis Martiri ego Lupo Gricarius_. La basilica fu edificata sopra un’antica villa che sembra essere nei tempi antichi appartenuta a Domiziano, e dopo di lui alla famiglia Sulpicia oppure alla famiglia Servilia. Questa scoperta importante ci fa conoscere che allora nella Campania si edificavano basiliche, trasformando alcuni palazzi di campagna. Ora l’attenzione degli studiosi dell’antichità è risvegliata dalla scoperta preziosa di due celle mortuarie pagane adorne di belle scritture e di sarcofaghi. — Sembra che Demetria fosse quell’amica di santo Agostino a cui Pelagio indirizzò la _Epistola ad Demetriadem_, che sta fra le lettere di san Gerolamo.

[188] APOLL. SIDON., I, _Ep._ 9, p. 22: _seposita praerogativa partis armatae, facile post purpuratum Principem, principes erant_.