Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III, parte II

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Chapter 503,639 wordsPublic domain

[754] Il libro di Ruggiero, per quanto io sappia, non è stato studiato addentro se non che dal Lelewel; il quale l’ha confrontato con le opere anteriori ed ha rifatto, com’ei potea meglio, il mappamondo e alcune carte parziali. Non è cosa facile il citare dei passi dell’opera di Lelewel. Si veggan pure i capitoli 54 a 68, e 246 a 254, le carte X, XI e XII, dell’Atlante, quelle date ne’ _Prolegomeni_, l’_Epilogue_, cap. 73 segg. e tutta l’_Analyse_.... _d’Edrîsi_ nel III volume. Ritornando su l’argomento nell’Epilogue, cap. 72, pag. 126, il signor Lelewel indovinò felicemente gli altri elementi del mappamondo siciliano; ma costretto, lo voglio replicare, dalla versione di M. Jaubert, a credere che si fossero trasportate nell’abbozzo «le latitudini e longitudini» e non già «le linee itinerarie orientate», ei non potè scoprire il merito principale dell’opera.

[755] Reinaud, _Géog. d’Aboulfeda_, Introduzione, pag. CXX.

[756] Questo giudizio ch’io dètti una volta, è stato ratificato dal Dozy, nella prefazione all’opera citata su l’Affrica e la Spagna.

[757] Il testo latino di questa iscrizione fu pubblicato dal Fazzello, Deca I, libro viij, cap. 1, indi dal Pirro; e, co’ testi greco ed arabico, dal Gregorio, _Rerum Arab_., pag. 176; dal Morso, _Palermo antico_, pag. 27 segg., e in parte poi dal Buscemi e dal Lanci. Io ho data una lezione, com’io credo più esatta, de’ testi, accompagnata di alcuni schiarimenti, nella _Rivista Sicula_, Palermo, vol. I, pag. 339 segg. (maggio 1869.)

[758] Kazwini, _Athâr el Belâd_, nella edizione del Wüstenfeld, Zaccaria.... _Cosmographie_, II, 373; e nella mia _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 143.

[759] Estratto della _Kharida_ di Imad-ed-dîn, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 581. Ibn-Ramadhan è indicato quivi col nome di Abd-er-Rahmân e da Kazwini col cognome di Abu-l-Kasem, il che non prova nulla contro la identità della persona.

[760] Eghinardi, _Annales_, anno 806.

[761] Testo del Wright, pag. 281 segg. Di questo squarcio ho data la traduzione italiana, nel mio articolo su la iscrizione trilingue della Cappella Palatina, pag. 346, 347 della citata _Rivista Sicula_.

[762] Nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 617. Il Casiri, _Bibl. arabo-hispanica_, I, 384, dando il medesimo squarcio, tradusse erroneamente: “De instrumentis hydraulicis, ubi de cochleis ad aquas exhauriendas.”

[763] _Kartâs_, ossia _Annales Regum Mauritaniae_, ediz. del Tornberg, testo, I, 151, e versione latina, pag. 200. Ho ragionata la _roba’_, o _arrova_, come in oggi scrivono gli Spagnuoli, a 400 libbre da 400 grammi. I dinâr di cui si tratta qui, dovrebbero esser quelli dei primi califi almohadi, dei quali que’ che possiede il gabinetto numismatico di Parigi pesano, su per giù, grammi 4,75, e son d’oro purissimo. Onde tornano a un di presso a 17 lire ciascuno. Se li supponessimo dinâr ordinarii, la somma scemerebbe a lire 1,450,000.

Il partito di portar su una di quelle sfere per l’interno della torre, si comprende bene riflettendo che la Giralda, come il campanile di San Marco in Venezia, suo coetaneo e compagno, ha la scala non a gradini ma a piani inclinati. Si vegga su questo particolare Girault de Prangey, _Essai sur l’architecture des Arabes_. Paris 1841, pag. 105 seg.

[764] _Cronica del sancto rey D. Fernando_, cap. 73.

Si confronti il signor De Schack, _Poesie und Kunst der Araber in Spanien_ etc., Berlino, 1865, II, 241, segg. dal quale traggo questa citazione, non avendo potuto trovare il testo nelle biblioteche di Firenze.

[765] Cap. ij del presente libro, pag. 397 del volume.

[766] Abate di Telese, presso Caruso, _Bibl. Sicula_, p. 279.

[767] Cap. V del presente libro, pag. 508.

[768] Ivi, pag. 538.

[769] Diplomi del 23 aprile 1284, citati nella mia _Guerra del Vespro Siciliano_, ediz. di Firenze, 1866, I, 283, nota.

Si faccia attenzione altresì a un diploma del 6 maggio quivi citato, nel quale è detto di una quantità di sassi lavorati (_finarrati_) pei mangani.

[770] Libro II, cap. ix, vol. I, pag. 399.

[771] Cap. V del presente libro, pag. 539.

[772] Cap. ij di questo libro, pag. 397.

[773] Si vegga la nota 5 della pag. 611 di questo stesso volume, cap. viij.

[774] Si vegga il cap. v di questo libro, pag. 461.

[775] _Turikh-el-Hokamâ_, nella _Biblioteca arabo-sicula_, testo, pag. 619. La famiglia era siciliana, come lo dice espressamente il Zuzeni e come si vede dal nome del padre, Isa-ibn-Abd-el-Mon’im, giureconsulto e poeta, del quale ci occorrerà di far parola nel capitolo seguente, tra i poeti e i giureconsulti. Secondo la notizia biografica che abbiamo nella _Biblioteca_ citata, pag. 586-587, questo Isa visse nella prima metà del secolo.

[776] Falcando, presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 481, narra che il cancelliere Stefano, aspettando la congiunzione di corpi celesti che gli astrologhi cercavan favorevole a lui, differì la mossa da Palermo alla volta di qualche altra fortezza.

[777] Il ms. latino 7316 della Biblioteca di Parigi, che comincia con l’_Introductorium Albumazar_, ha un opuscolo di cento brevissime proposizioni con questo titolo: “Domino manfrido inclito regi Sicilie, Stephanus de Messana hos flores de secretis astrologie divi ermetis transtulit.” Comincia a fog. 152 verso e finisce a fog. 154, recto di questo buon codice latino di mano francese del XV secolo, posseduto un tempo da Francesco II.

Il gran credito di Hermes trismegisto si può argomentare da’ libri che gli attribuiscono gli Arabi, presso Hagi-Khalfa, edizione di Fluegel, N^i 6177, 6257, 6259, 7733, 7873, 9197, 9815, 9831, 10523, 10620, ec. ec.

[778] Il Mongitore, _Bibliotheca Sicula_, pag. 314, citò un Codice di quest’opera posseduto dalla Biblioteca di sant’Antonio in Venezia, quello appunto di cui il Tomasini (_Bibliothecæ venetæ, Mss._, pag. 5) dà il titolo: “Tabulae Toletanae Joannis de Sicilia super Canonibus Arzachelis.”

Io ne ho visti due altri nella Biblioteca parigina e sono segnati Mss. Latins, Ancien Fonds, 7281 e 7406. Il primo de’ quali torna al XV secolo, ed è intitolato: “Exposicio Jo. De Sicilia supra canones Arzachelis, facta Parisius (sic) anno Christi 1290,” com’io lessi con l’aiuto dell’illustre M. Gerard. L’altro del XIII o XIV secolo ha per titolo, “Canones in tabulas toletanas quos exposuit Joannes de Silicia (sic) 1290.” E sul bel principio occorrono i metodi della riduzione degli anni dell’egira a quei dell’èra volgare, della bizantina, etc.

[779] Del primo di cotesti astrolabii ho trattato nella Introduzione alla presente Storia, tomo I, pag. XXV, XXVI. Sul secondo si vegga Sédillot, _Matériaux pour servir à l’histoire des sciences mathematiques_ etc. Paris 1815 (1819?) in 8º pag. 347. Questo astrolabio del XII secolo, trovato nella cittadella di Aleppo, fu descritto dall’illustre orientalista R. Dorn dell’Accademia di Pietroburgo, il quale lo credette siciliano, per cagion de’ caratteri magbrebini. Ma il Sédillot non giudica sufficiente tal prova, e mi par abbia ragione.

[780] Capitolo IX di questo libro, pag. 641.

[781] Huillard-Bréholles, op. cit., Introduction, pag. DXXVI, seg.

[782] _Opuscoli di Leonardo Pisano_, pubblicati dal principe Baldassarre Boncompagni, 2ª edizione. Firenze, 1836, in 8º, pag. 55.

L’erudito signor Huillard-Bréholles, nella Introduzione, op. cit., pagina DXXXV, ha sostenuto con buone ragioni che la data del 1225 sia quivi sbagliata e che le si debba forse sostituire 1230.

[783] Opuscoli citati, pag. 2, 17.

[784] Opus. cit., pag. 114.

[785] Opus. cit., pag. 44.

[786] Opus. cit., pag. 20.

[787] Il monaco Filagato, contemporaneo di Ruggiero ed autore di alcune delle omelie che si attribuirono a Teofane Cerameo, ha in alcuni mss. il titolo di filosofo, come notammo nel libro Iº di questa istoria, vol. I, pagina 488. In un diploma greco del 1172 ed in uno latino del 1173, nel Tabulario della Cappella palatina di Palermo, pag. 30 e 33, è citato Giovanni, _filosofo_ e prefetto della Cappella. Su questa dignità ecclesiastica si vegga il glossario latino del Ducange.

[788] Diplomi del 1221 e del 1210, presso Huillard-Bréholles, _Historia Diplomatica_, vol. II, 185, e V, 720.

Il nome preciso di maestro Giovanni di Sicilia è preposto ad un trattato latino di stile epistolare, il quale, con altri opuscoli somiglianti, si ritrova nel codice di Parigi, Fonds saint Germain, 1450, scrittura, come parmi del XIV secolo. Questo trattato prende 12 fogli, dal 3 recto, dove si legge “Incipit rectorica magistri Joannis de Sicilia in arte dictandi” infino al 14 verso, dove incomincia un’altra “Summa dictaminis.... composita per magistrum _Laurentium de Aquilegia_ lombardum, juxta stilum romane curie et consuetudinem modernorum.” Segue la “Summa Britonis”, opuscolo dello stesso genere. Meglio che le due ultime terze parti del volume sono occupate da un dizionario latino etimologico, nel quale è soscritto _Petrus Thibodi_, monaco in Parigi, con la data del 1298. Forse questo segretario latino maestro Giovanni di Sicilia, visse anch’egli allo scorcio del secolo ed è pertanto diverso dal filosofo di Federigo II.

[789] Diploma dato di Sarzana il 15 dicembre 1239, presso Bréholles, op. cit. V, 556.

[790] Diplomi del 6 e 10 febbraio 1240, op. cit., V, 727, 745.

[791] Diploma del 12 febbraio 1240, op. cit., V, 750-751.

[792] Si riscontrino gli aneddoti di cotesti astrologhi di Federigo, nella cronaca vicentina del Godi, presso Muratori, _Rer. Ital._, VIII, 83 e in quella di Rolandino, vol. cit., 228, dove è nominato maestro Teodoro; e notisi infine ciò che ne dice in generale frate Francesco Pipino, Muratori, op. cit., IX, 660.

[793] Si veggano i versi latini citati dal Bréholles, Introduction, p. DXXXI seguente.

[794] Il prologo d’una traduzione francese del notissimo _Libro di Sidrac_ dice che “un homme d’Antioche qui ot non Codre le philosophe” intimo di Federigo, procacciò e mandò ad Obert, patriarca d’Antiochia, la traduzione latina di quel libro, fatta da un frate palermitano per nome Ruggiero, che l’imperatore avea mandato apposta a Tunis, sapendo che quel re possedesse il testo arabico. M^r Huillard-Bréholles, dalla cui Introduzione tolgo questa notizia (pag. DXXIX), non la crede apocrifa, com’altri ha pensato e riconosce nell’_Obert_, Alberto patriarca d’Antiochia, e nel Codre il nostro Teodoro. Le quali correzioni mi sembrano ottime. Chiunque ha pratica di paleografia latina, sa quanto spesso si confonda la _t_ con la _c_. E lo scorciamento di _Theodoros_ in _Todros_ è comunissimo in Oriente, come ognun sa.

Il nome dell’Imperatore comparisce anco in una traduzione latina del “liber novem judicum, quem misit Soldanus Babiloniae Friderico imperatori” di che nel _Catalogue Mss. Angliae_, II, 346, n. 8509, citato dello Steinschneider nel _Giornale della Società orientale di Germania_, tomo XXIV, parte III (1870), p. 387. Probabilmente i “Sette Savii” divennero “Nove Giudici” pel doppio significato della voce arabica _hakim_ e il facilissimo scambio de’ vocaboli sette e nove nella scrittura neskhi.

[795] Salimbeni, _Chronica_, Parma, 1857, p. 168, 169.

[796] Si vegga Perles, _Rabbi Salomo_, etc. Breslau, 1863, citato dallo Steinschneider, _Hebräische Bibliogr._, n. 39, pag. 64.

[797] Si vegga il capitolo precedente, pag. 641 di questo volume. Il Bréholles, op. cit. Introduction, pag. CXCIII, segg. dà i particolari: gli animali messi in mostra a Ravenna il 1234, in Alsazia il 1235; l’elefante donato alla città di Cremona etc.

[798] Op. cit. Introduzione, pag. DXXIV, e tomo IV, 384 seg., dove si citano i Mss. di Bruges e di Pommersfeld. Si aggiunga quello della Laurenziana, Plut. XIII, sin., cod. 9, proveniente dalla Bibl. di Santa Croce (catalogo del Baudini, IV, pag. 109). Questo bel codice di pergamena, in foglio, è intitolato: “Aristotelis de Animalibus, interprete Michaele Scoto” e si compone di tre opere diverse:

1. “De animalibus” tradotto dall’arabico in latino per maestro Michele (Scoto) in _Tellecto_, del quale fu finita la copia il 24 sett. 1266 (fol. 56, recto).

2. Lo stesso, col nome intero di Michele Scoto, principia: “Frederice domine mundi” etc. come nel catalogo del Bandini e in fine vi si legge “expletus est per magistr. Henrigum colloniensem etc. apud _Messinam civitatem Apulee_, ubi dominus Imperator eidem magistro hunc librum premissum _commendavit_ anno 1232,” finita la copia il 14 novembre 1266 (fol. 38, recto).

3. “De partibus animalium” tradotta anche da Michele Scoto. Secondo il catalogo, la traduzione sarebbe stata fatta sul testo greco; ma ciò non si legge nel codice, il quale è scritto della stessa mano, con maggior fretta che nelle due prime parti. È da accettare per cagione della data, la correzione del Bréholles, che sostituisce Melfi a Messina.

Michele Scoto fu celebre in Italia per tutto il secolo XIII, come si scorge dal Salimbeni, _Chronica_, pag. 169.

[799] Si vegga Steinschneider, _Hebräische Bibliographie_, n. 39, (maggio 1864) pag. 65, nota 7.

[800] Bréholles, op. cit., pag. DXXV.

[801] Op. cit., pag. DXXXVI.

[802] Op. cit., pag. DXXXVII.

[803] Wolf, tom. IV, p. 861, citato dallo Steinschneider, nell’opuscolo di cui si è detto poc’anzi.

[804] Codice della Biblioteca di Modena, citato dal Tiraboschi, tomo IV, parte II, pag. 342. La versione italiana manoscritta (XV secolo) che possiede la Biblioteca nazionale di Firenze, non ha nome d’autore, nè di traduttore.

[805] Su la parte ch’ebbero i Giudei in questo celebre insegnamento, si vegga il Carmoly, _Histoire des Médecins juifs_, Bruxelles, 1844, in 8º, tomo I, § XXIII, e il De Renzi, _Collectio Salernitana_, Napoli, 1852, tomo I, pag. 106, 119, et passim ed anco ne’ tomi II, III, IV.

[806] De Renzi, op. cit., III, 328.

[807] Ibn-Giobair, da noi citato nel cap. v, di questo libro, pag. 534 del volume.

[808] Mi riferisco pei particolari e per le citazioni, al Bréholles, op. cit., Introduction, pag. DXXXVIII, DXXXIX.

[809] Articolo di M^r Cherbonneau, nel Journal asiatique di maggio 1856, pag. 489, nel quale si dà ragguaglio d’una raccolta di biografie musulmane del XIII secolo, per Ahmed-Gabrini. L’Autore dice che Taki-ed-dîn fu benaccolto da _El-ibratur_, re cristiano dell’isola; la qual voce va corretta di certo _imbiratûr_, e forse designa Manfredi, come pensa l’erudito Mr De Freméry, l. c.

[810] Mss. Latins, 6912. Ho cavate le notizie su l’origine di questa versione, dall’opera stessa, vol. I, fog. 1, 2, e vol. V, fog. 189 verso, e n’ho dato ragguaglio nella mia _Guerra del Vespro Siciliano_, edizione del 1866, I, 81, 82, in nota. Il codice fu copiato in Napoli (vol. V, ult. pag.) da Angelo de Marchla.

[811] La tavola delle malattie e de’ membri del corpo umano, tomo V, fog. 86, segg. è scritta a due colonne, col titolo di _Sinonimum_ nell’una, e di _Expositum_ nell’altra; nella prima delle quali colonne si legge il vocabolo tecnico arabico o greco, nella seconda il latino.

La _Tabula medicinarum_ corre dal fog. 90 verso al 134 del medesimo volume, anco a due colonne: per esempio “Alebros = Agnus castus;” Alhon = Rosa fetens etc,” ma alcuni quaderni mal rilegati guastan qui l’ordine alfabetico. Poi v’ha, dal fog. 190 recto, una descrizione de’ semplici, condotta anco nell’ordine dell’alfabeto arabico, della quale parmi bene dare il seguente articolo, che piacerà forse ai botanici.

RUBEA TINCTORIS. Arabice appellatur _fuatelsabg_ (Fuwwat-es-sabgh, a nostro modo di trascrivere) et est quedam herba, cujus radix est rubea, qua utuntur tinctores ad tingendum rubeum; et ideo dicitur rubea tinctoris: et ista herba expanditur et suspenditur cum arboribus; et virgulta ejus sunt quadrata, alba et subtilia, nodulosa et in quolibet nodulo sunt octofolia aut sex, aut quatuor, aspera, parva, similia foliis ysopi montani. Capud (_sic_) ipsorum est acutum et in ipsis nodulis est flos parvus, citrinus, declinans ad albedinem et in loco floris egreditur granus similis coriandro; et radice ejus est utendum (vol. V, fog. 207).

Hadoshaon, hadoydodayon, Rubea tinctoris (fog. 100, recto).

[812] Cap. iij di questo libro, pag. 441, nota 1.

[813] Cap. citato, pag. 453.

[814] _Arrighetto, ovvero Trattato contro all’avversità della Fortuna_, Firenze, 1730. Quivi (lib. IV, pag. 38) è posto in bocca della filosofia questo distico:

_Et mihi sicaneos, ubi nostra palatia, muros,_ _Sic stat propositum mentis, adire libet._

Ma gli antichi traduttori italiani pensaron bene di scrivere Parigi in luogo di Sicilia; come si vede nella edizione citata, pag. 76 e nella variante di un codice della Riccardiana, che ha data il Milanesi nella edizione del 1864 (_Il Boezio e l’Arrighetto_), pag. 341.

Il Mebus, nella vita di Ambrogio Traversali, _Epistolæ_ etc., Firenze, 1759, in foglio, sostiene con ottime ragioni che il carme di Arrigo da Settimello fu scritto nel 1193.

[815] Ibn-el-Giuzi, da noi citato nel capitolo precedente, pag. 615.

[816] Si vegga la cronica del Salimbeni, il quale lo chiama (pag. 3) “pestifer et maledictus, schismaticus, haereticus et epicureus, corrumpens universam terram”; e altrove (p. 168) gli attribuisce come bestemmia lo scherzo: che Dio non avrebbe lodata tanto la Terra Promessa, s’egli avesse vista Terra Di Lavoro, Calabria, Sicilia e Puglia. Il tedesco frate Alberico (_Chronicon_, Hannover 1868), gli appone il detto che “Tres _Baratores_ seu _guittatores_ fuerunt in mundo”, cioè Moisè, Cristo e Maometto. Racconta poi che Federico, vedendo un Sacerdote portare l’eucaristia, sclamò “Heu me, quamdiu durabit _truffa_ ista!” La sentenza dei tre “trufatores” è citata anco nella vita di Gregorio IX, presso Muratori, _Rerum Italic._, tomo III, parte I, 585. E questa frase ha dato origine al supposto che Federigo abbia scritto il famoso e incertissimo libro “De tribus impostoribus.”

[817] Ms. della Bodlejana, Hunt, 534, n. cccclxvj del Catalogo arabico, dove è sbagliato il nome del principe, autore de’ quesiti. Io ho dato un esteso ragguaglio di questo opuscolo, nel _Journal asiatique_ del 1853, février-mars, pag. 240, segg. ed ho ristampati alcuni brani del testo nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 573, segg. Mi riferisco al lavoro del _Journ. asiat._ per le prove e pe’ riscontri delle date e de’ nomi.

Secondo gli autori citati, Ibn-Sab’în nacque a Murcia il 614 (1217-18) e morì alla Mecca il 660 (1271). Il califo almohade Rascîd, regnò dal 1232 al 1242.

[818] La biografia di questo filosofo musulmano si ricava da Ibn-Khaldûn, Makkari, ed Abu-l-Mehâsin, da me citati nel _Journ. Asiat._ Ibn-el-Khatib, citato dal Makkari, fa menzione di cotesti Quesiti Siciliani, che i dotti _Rûm_ aveano mandati per confondere i Musulmani e che furono sì felicemente risoluti dal giovane Ibn-Sab’în. Dopo la pubblicazione dell’articolo, l’erudito M. Charbonneau, professore ad Algeri, mandommi un’altra biografia d’Ibn-Sab’în, estratta dal libro di Gabrini (si vegga qui innanzi a pag. 698, nota 2) suo contemporaneo, la quale non contiene nulla di nuovo per noi, essendo stata copiata negli scritti degli autori più moderni che mi eran prima venuti alle mani.

[819] Makkari, edizione di Leyda, I, 594; e nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 574 in nota. Si veggano gli Schiarimenti che io dètti a questo proposito nel citato articolo del _Journal asiatique_.

[820] Il nostro professore Fausto Lasinio, notò questo passo in un codice ebraico alla Laurenziana e ne mandò copia al dottore Steinschneider; il quale l’ha pubblicato, con eruditi comenti, nella _Hebräische Bibliographie_, n. 39 (maggio 1864), pag. 62, segg.; ed ha aggiunto nel n. 42 (novembre 1864), pag. 136, un passo di altro ms. ebraico, nel quale si fa parola di un abboccamento ch’ebbe Federigo con Samuele-ibn-Tibbon, traduttore ebraico della “Guida.”

[821] Steinschneider, op. cit., n. 39, pag. 65.

[822] _Anonymi_, etc. (Niccolò de Jamsilla) presso Caruso, _Bibl. Sicula_, pag. 678.

[823] Mi basti citare per l’unico testo delle due epistole, l’_Historia Diplomatica_ etc. del Bréholles, IV, 383, segg. dove si leggono le varianti delle edizioni fattene un tempo nelle Epistole di Pietro della Vigna e nella collezione del Martène. La data della epistola di Federigo torna a un dipresso al 1230. L’argomento degli opuscoli è spiegato nel testo, con le parole _in sermonialibus et mathematicis disciplinis_, delle quali ho resa la seconda _cosmografia_, poichè trattasi, secondo l’opinione del Jourdain, de’ libri della Fisica e delle Meteore d’Aristotile e fors’anco dell’Almagesto di Tolomeo. Si confronti il Bréholles, op. cit., IV, 384, nota e Introduzione, pagina DXXVI.

[824] Bréholles, l. c.

[825] Il codice del convento di Santa Croce di Firenze, passato alla Laurenziana e segnato Plut., XXVII, dext. n. 9, contiene, tra gli altri opuscoli, uno intitolato (fog. 476 o piuttosto 353) “Incipit liber magnorum ethicorum aristotelis, translatus de greco in latinum a magistro bartholomeo de Messini, in curia illustrissimi maynfridi, serenissimi regis sicilie, scientie amatoris, de mandato suo.” Si vegga anco il catalogo del Bandini, IV, 689, nel quale è notato che la stessa versione, mutila però e senza nome, si trova nell’altro codice di Santa Croce Plut. XIII, sin., cod. VI, n. 6, notato in catalogo a pag. 106, del medesimo volume. Il qual codice è composto tutto di opuscoli d’Aristotile; ma non me n’è occorso alcuno che si riferisca al tempo e al paese di cui trattiamo.

Il Tiraboschi, _Storia della Letteratura Italiana_, tomo IV, parte II, lib. III, cap. 1, § 1, p. 341, oltre il primo de’ suddetti mss. di Santa Croce, ne cita uno della Biblioteca di san Salvatore a Bologna.

[826] Renan, _Averroès_, partie II, chap. II, § 3.

[827] Carmoly, _Histoire des médecins Juifs_ etc., Bruxelles 1841, § lx; Steinschneider, _Hebräische Bibliographie_, n. 39, (1864) pag. 63, 64; Renan, _Averroès_, partie II, chap. 4, § iv. Si confronti Bréholles, op. cit., Introduction, pag. DXXVI.

[828] Wolf, De Rossi, e Krafft, citati dal Bréholles, nella stessa Introduzione, pag. DXXVII.

[829] Si confronti il Bréholles, op. cit. Introduz., pag. DXXXIX.

Sul testo greco delle Costituzioni di Federigo, si vegga la medesima opera, IV, 1, 2.

[830] Bréholles, op. cit. Introd., p. DXLI, DXLII.

[831] Il Salimbeni, _Chronicon_, pag. 166, dice in generale ch’ei parlò molte e varie lingue; Ricordano Malespini, cap. 170 scrive: “E seppe la nostra lingua latina e il nostro volgare e tedesco, francesco, e greco e saracinesco; e di tutte vertudi copioso, largo e cortese, ec.”

[832] Bréholles, op. cit. Introd., pag. DXL, DXLI.

[833] Salimbeni, op. cit., pag. 166.

[834] Salimbeni, loc. cit., fa vedere chiaramente quanta ammirazione ei sentì conversando con quest’empio. Si confronti ciò ch’ei dice a pag. 170.

[835] Su i monumenti, si vegga il Bréholles, op. cit. Introd., pag. CXLVI, segg.

[836] Non occorre citazione pe’ fatti di Giovanni il Moro. Le concessioni papali a suo favore, si veggano nel Registro d’Innocenzo IV, lib. XII, n. 284, 327, citato da M. De Cherrier, _Histoire de la lutte des papes_, etc., vol. III, 19, della seconda edizione.

[837] Squarcio d’una epistola del 1229, dato da Matteo Paris, presso Bréholles, op. cit., III, 140, in nota.

[838] Matteo Paris, citato da Bréholles, op. cit. Introduct., pag. CXCII, CXCIII. A pag. DXLV, si cita un diploma, nel quale l’imperatore ordina di scritturare per la corte un valente ballerino saraceno, a quel ch’e’ pare, di Spagna.

[839] Epistole del 17 luglio 1245 e 23 maggio 1246, presso Bréholles, op. cit., VI, 325, 427. Si veggano le memorie contemporanee, citate dallo stesso autore. Introd., pag. CLXXXIX.

[840] Le citazioni son date dal Bréholles, op. cit. Introd., pag. CXC, CXCI. La prima, ch’è cavata dalla _Historia Diplomatica_, V, 486, prova che quelle donne vestivano alla musulmana.

[841] Si vegga la citazione nel Capitolo precedente a pag. 641 di questo volume, nota 8.

[842] Diploma del 28 novembre 1239, presso Bréholles, op. cit., V, 535.

[843] Presso Gregorio, _Rerum Arabicar_., pag. 178.

Si vegga intorno a cotesta iscrizione il cap. vij del presente libro, pag. 589, nota 1.