Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III, parte II
Part 41
[183] Ibn-el-Athir, anno 548, e Ibn-Khaldûn, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 299, 502. Ne fa un cenno l’Anonimo Cassinese, anno 1151, presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 510.
[184] Edrîsi, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 73 e nella _Description de l’Afrique_ ecc. traduzione de’ sigg. Dozy e De Goeje, pag. 136. Il prudente geografo, che pubblicò il suo libro poco appresso il supplizio di Filippo, si limita a dire che Bona fu conquistata “da uno degli uomini del gran Re.” Si vegga anco Ibn-Khaldûn, op. cit., pag. 491.
[185] Confrontinsi: Edrîsi, Tigiani e Ibn-Khaldûn, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 74, 384, 385 e 496; il primo anco nella citata versione de’ sigg. Dozy e De Goeje, pag. 151, e l’ultimo nella versione del baron De Slane, _Histoire des Berbères_, tomo III, pag. 64.
La verosimiglianza e il positivo attestato del Tigiani, portano a riconoscer buona nell’Edrîsi la lezione _medinat_, che torna a Palermo, ed esclude il dubbio espresso dall’erudito traduttore di Edrîsi nella nota 2.
Del rimanente si vegga qui sopra la nota a pag. 400.
[186] Edrîsi, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 73, e nella _Description_ ecc., pag. 150, della versione.
[187] Ibn-el-Athîr, anno 548, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 300, e nella edizione del Tornberg, tomo XI, pag. 125. Abulfeda lo copia.
[188] Presso Muratori, _Rer. ital. script._, tomo VII, pag. 191.
[189] _Kitâb-el-Mowâ’iz_, testo di Bulâk, tomo I, pag. 214, 215, nel capitolo di Damiata. Si riscontri il capitolo di Tinnis, a pag. 179-180, dello stesso volume. Egli è da notare che il Makrizi, a pag. 180, registra un assalto dell’armata di Sicilia a Tinnis l’anno 348; e che non è da supporre sbaglio di cifra nelle centinaia, poichè dopo quel fatto di cronica municipale, il Makrizi ne porta altri del quarto e del quinto secolo dell’egira e poi, venendo al sesto secolo, descrive l’assalto dato a tutta la costiera il 571, del quale diremo a suo luogo.
[190] Nella _Bibl. ar. sicula_, testo, pag. 72 e nella _Description_, ecc., dei sigg. Dozy e De Goeje, pag. 114, 120.
È da avvertire che nel Ms. B dell’Edrîsi si attribuisce a Marsa-ez-Zeitûna ciò che il Ms. A dice più correttamente di Koll. Seguasi pertanto il testo della _Description_, pag. 102, ultimi due righi e primo della pag. 103, che rispondono alla pag. 120 della versione francese.
[191] _Tunetam urbem maximam in Africa_, si legge senza varianti nella edizione del Pertz, _Scriptores_, tomo VI, pag. 503. Questo passo, copiato con gran parte della cronica di Roberto, si trova a pag. 977 della _Chronica Normanniæ_, pubblicata dal Duchesne, _Historia Normannorum Scriptores_, con la variante _Tonisam_ in luogo di _Tunetam_. Evidentemente è questo il frammento stesso della _Chronica Normanniæ_, ristampato dal Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 921. Or la variante Tonisam, ch’era senza dubbio in uno de’ manoscritti di Roberto, ben si adatterebbe a Tenes: e l’_urbem maximam in Africa_, potrebbe essere supposizione di Roberto, o anco aggiunta del copista. D’altronde Tenes era città importante pel suo commercio, come afferma Edrîsi, edizione del Dozy e De Goeje, _Description de l’Afrique_, ec. pag. 96 della versione.
[192] Nel testo di Dozy, pag. 162 segg. e nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 318 segg. L’autore qui nota ch’ei scrive il 621 (1224).
[193] Presso il Muratori, _Rer. Ital. Script._, tomo XII, pag. 283.
[194] Si confrontino: _Baiân_, testo del Dozy, tomo I, pag. 323 a 326, del quale io ho ristampato uno squarcio nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 373; Ibn-Khaldûn, _Histoire des Berbères_, traduzione del baron de Slane, tomo II, pag. 29 segg. Sembra errore del Tigiani, _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 399, che Tunis fosse tenuta da un Ibn-abi-Khorasân quando l’assediavano le milizie di Mehdia, mandate da Hasan poco avanti la occupazione de’ Siciliani. La vittoria sopra gli Almohadi fu significata da Abd-Allah ai Pisani, per una carta bilingue del 10 luglio 1157, ch’io ho pubblicata ne’ _Diplomi Arabi dell’Archivio Fiorentino_, Nº I, della prima serie e VI della seconda. Si vegga l’_Introduzione_ a quella raccolta, § XXII, dove io ho corretto il casato di questi principi secondo il testo del diploma.
[195] Questo fatto si ritrae da Romualdo Salernitano, il quale sotto l’anno 1146, da correggersi 1149, nota la conceduta consacrazione, presso Muratori, _Rer. Italic._, VII, 193. Non occorrono citazioni per gli altri avvenimenti notissimi ai quali io accenno.
[196] Lo suppongo dall’accordo che poi fu fatto, secondo Ottone di Frisingen, di che alla nota 3 di questa pagina.
[197] I sussidii al duca Guelfo sono attestati da Goffredo di Viterbo, presso Muratori, op. cit., VII, 460. Quelli ad altri feudatarii tedeschi si leggono nella epistola di Giovanni notaio a Wibaldo, abate di Stavelot e di Corvey, data del 1151, presso Martene e Durand, _Veterum Scriptorum_, Parigi, 1724, tomo II, pag. 422.
[198] Epistola, presso Ottone di Frisingen, _Gesta Frider._, lib. I, cap. 28.
[199] Epistola citata di Giovanni Notaio.
[200] Ibid.
[201] Si vegga, per questo Abate di Cluny, l’_Histoire littéraire de la France_, tomo XIII, pag. 241 segg.
[202] Epistole del 1139, 1145, 1150, ristampate dal Caruso, nella _Bibl. sicula_, pag. 977 a 980.
[203] Si vegga Guglielmo di Tiro, lib. XIV, cap. 9 e 20, su coteste pratiche, alle quali ho voluto accennare perchè le veggo trascurate dagli storici di Sicilia.
[204] Ottone di Frisingen, _Gesta Frider._, lib. I, cap. 63.
[205] Si vegga il capitolo precedente, pag. 421 di questo volume.
[206] Si confrontino: Niceta Coniate e Cinnamo, presso il Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 1159, segg. 1174 segg.; Ottone di Frisingen, op. cit., lib. I, cap. 33; _Continuazione della Cronica di Sigeberto_, presso Pertz, _Scriptores_, VI, 453, 454 (anni 1147 a 1149); _Cronica della Cava_, anno 1147, presso Pertz, _Scriptores_, III, 192; Romualdo Salernitano e Dandolo, presso Muratori, _Rer. Italic._, VII, 191; XII, 282 segg.
Di cotesti scrittori i bizantini e Ottone non portan data. Gli altri pongono i fatti nel 1147. Io credo incominciate le ostilità nel mese di settembre, perchè i due scrittori bizantini le fanno coincidere col passaggio de’ Crociati; e Niceta aggiugne che allora in Costantinopoli si sospettò un accordo tra’ Siciliani e i Tedeschi. Or noi sappiamo da Ottone, op. cit., lib. I, cap. 45, che questi ultimi si trovarono presso Costantinopoli nel mese di settembre. La critica del Muratori e del Le Beau, i quali ho citati nel capitolo precedente, pag. 413, nota 2, accerta del resto le date delle due imprese dell’armata siciliana in Levante, quella cioè del 1147, segnalata per la occupazione di Corfù e le scorrerie nel golfo di Corinto e quella condotta dal 1149 in poi, più gloriosa quantunque men felice. Credo sia da riferire alla prima il guasto dato a Modone del quale il Brompton, nell’_Historiae Anglicanae Scriptores_, tomo I, pag. 1218.
Quanto alla prigionia e liberazione di Lodovico VIII, si vegga il Muratori, _Annali_, 1149, e il Di Blasi, _Storia di Sicilia_, lib. VIII, cap. xxj. Si aggiunga la testimonianza del continuatore di Sigeberto, loc. cit., e la epistola di Lodovico VII a Guglielmo il Buono, data del 1169, pubblicata il 1839, nella _Collection de Documents inédits sur l’Histoire de France_, tomo I, pag. 3. Non so come l’erudito editore, Champollion-Figeac, seguendo i pregiudizii di molti compilatori francesi, abbia allegate le parole di Lodovico per oppugnare l’opinione del Muratori, che anzi me ne pare confermata.
[207] _Considerazioni_, lib. II, cap. ij, alla nota 34.
[208] Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, anno 548, e Ibn-Khaldûn, testo, nella _Bibl. ar. sicula_, pag. 299, 300, 503, e Romualdo Salernitano, presso Muratori, _Rerum Italic._, VII, 194, 195, e presso Pertz, _Scriptores_, XIX, 426.
Il dottor Arndt, editore di Romualdo nella raccolta del Pertz, ha eliminato dalla cronica il presente capitolo, non trovandolo nel testo del codice vaticano. Ei confessa, per altro, non saper conghietturare l’origine di questa interpolazione; mentre di tutte le altre l’ha ritrovata o supposta con fondamento. E che il capitolo sia stato aggiunto dopo il primo dettato del cronista, ognun lo vede leggendo la fine di quello che precede nella edizione del Muratori e il principio di quel che segue, tra i quali due luoghi non si può supporre interruzione. Ciò mal si scorge nella edizione del Pertz, poichè il dott. Arndt, non badando alla data dell’impresa di Bona, riferì il capitolo al tempo di quelle d’Affrica, notate tutte insieme, per un’altra inavvertenza, con l’anno 1146. Il capitolo a me pare estratto dalla originale sentenza della corte de’ Pari, e però non oserei dir che non l’avesse inserito lì lo stesso arcivescovo di Salerno; ancorchè di certo non vi si scorga il suo stile, nè la tiepidezza religiosa d’un uom di Stato par suo, il quale nelle gare della corte di Palermo pendè pur troppo a parte musulmana. Ma cosifatti ostacoli vengon meno ove si consideri che l’autore avrebbe copiata qui una sentenza, dove l’ampollosità delle parole corrisponde all’atrocità del fatto. Che che sia, opera di Romualdo o di altro statista contemporaneo, o foss’anco più moderno che avesse avuta alle mani la sentenza, il ricordo è da tenere genuino e preziosissimo, trapelandone perfino i dubbii che correano su l’ortodossia del re.
[209] Romualdo Salernitano, presso Muratori, vol. citato, pag. 193, 194.
[210] Si riscontri Romualdo Salernitano, presso Muratori, _Rer. Italic._, VII, 196, e l’obituario di Monte Cassino, pubblicato dal Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 523.
[211] Non occorre ch’io replichi i titoli delle sorgenti cristiane citate in questo capitolo e nel precedente. Le sorgenti musulmane contemporanee, sono Edrîsi ed un cronista seguito da’ compilatori i quali io nomino nel testo. Forse egli è quell’Ibn-Sceddâd, di cui feci parola nella Introduzione, vol. I, pag. xxxviij, N. VII. Edrîsi dice di re Ruggiero in due luoghi della Prefazione della sua geografia, i quali si leggono nella _Bibl. ar. sicula_, testo, pag. 15, 16. Gli squarci de’ compilatori si trovano nella stessa mia raccolta, cioè Ibn-el-Athîr, a pag. 278, 279, 300; Scehâb-ed-dîn Omari, a pag. 152; Abulfeda, pag. 114; Nowairi, pag. 448; Ibn-Khaldûn, pag. 498, 503; Ibn-Abi-Dinâr, pag. 534; Sefedi, pag. 657, 658.
[212] Presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 410.
[213] Letteralmente: “e i sonni suoi (eran come le) veglie della gente.” Nella _Bibl. ar. sicula_, testo pag. 16.
[214] Romualdo Salernitano, Falcando, ec.
[215] Alessandro di Telese, lib. IV, presso Caruso, op. cit., pag. 294.
[216] Alessandro di Telese; Pietro il Venerabile, nelle epistole che abbiam citate in questo capitolo.
[217] Nella _Bibl. ar. sicula_, testo, pag. 15.
[218] Op. cit., pag. 27. Ho tradotto _regoli_ il plurale _Molûk_, che propriamente significa re. Gli Arabi dell’XI e XII secolo lo dissero anco dei grandi baroni cristiani, ed inoltre fu titolo dato a grandi personaggi musulmani che non vantavan punto diritti di sovranità.
[219] Falcando, l’Abate di Telese e tutti gli altri contemporanei.
[220] Falcando, presso il Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 410.
[221] Ibn-el-Athîr, anno 484, nella _Bibl. ar. sicula_, testo, pag. 278.
[222] Alessandro di Telese, lib. I, presso Caruso, op. cit., pag. 266.
[223] Gregorio, _Considerazioni_, lib. II, cap. ij.
Il Wenrich, _Rerum ab Arabibus_, etc., pag. 309, scorge in questo titolo il _wâli_ arabico. Non è mestieri ch’io ricorra alle leggi di permutazione per provare l’error di cotesta etimologia. La voce Βαίουλος e _bajulus_ è usata dagli scrittori greci e latini molto innanzi l’XI secolo; tra gli altri da Ammiano Marcellino. Veggasi il Ducange, Glossario latino. Io feci già questa osservazione nel _Journal Asiatique_ del marzo 1846, pag. 230, nelle note a Ibn-Giobair.
[224] Gregorio, loc. cit. Su la circoscrizione provinciale si vegga il nostro libro V, cap. X, pag. 313, 314 del presente volume.
[225] Quantunque l’ufizio della corte suprema di giustizia preseduta dall’imperatore, fosse di dettar secondo i casi novelle norme di diritto, essa pure giudicava cause speciali. Si vegga Mortreuil, _Histoire du droit byzantin_, tomo III, pag. 83, 84.
[226] Si vegga il nostro libro III, cap. primo, pag. 7, 8 del 2º vol.
[227] Ibn-el-Athîr, nell’anno 484, testo, nella _Bibl. ar. sicula_, pag. 278, è il più antico che noi conosciamo de’ copisti di quella tradizione. Il Gregorio la cavò, come ognun sa, dal Nowairi, _Rerum Arabicarum_, pag. 26, e _Considerazioni_, lib. II, cap. ij, nota 30.
[228] _Considerazioni_, cap. cit.
[229] Qui innanzi a pag. 437.
[230] Nelle Costituzioni del Regno di Sicilia, promulgate da Federigo II imperatore, alcune leggi portano il nome di re Ruggiero; ma non è indizio certo. Si vegga a questo proposito il Gregorio, _Considerazioni_, lib. II, cap. viij.
Son usciti alla luce, in questi ultimi tempi, i frammenti delle Assise dei re di Sicilia (Hall, 1856, in 4^to) che il Merkel trovò in un codice vaticano; i quali sono stati riferiti da alcuno a re Ruggiero, da altri a Guglielmo II. Si vegga la _Storia della Sicilia sotto Guglielmo il Buono_, per Isidoro la Lumia; la critica di Otto Hartwig, nell’Archivio storico del Sybel, band xx, e la risposta del La Lumia nella _Rivista Sicula_ di febbraio 1869 (Palermo, 1869). Quanto a me, il preambolo di que’ frammenti mi conduce più tosto a riferirli a Guglielmo I, alla quale opinione pendeva il Merkel.
[231] Gregorio, _Considerazioni_, lib. Il, cap. ij.
[232] Si vegga il cap. I del presente libro, pag. 351 segg. del volume.
[233] Libro V, cap. ix e lib. VI, cap. primo, pag. 262. seg. e 365 di questo volume.
[234] Pag. 443, 444. Si noti che il Gregorio, non comprendendo coteste denominazioni, ch’ei trovava nel Nowairi e che M^r. Caussin avea saltate per la stessa cagione nella traduzione francese, suppose che le fossero predicati dei principi Musulmani presi ad esempio da Ruggiero; onde tradusse come gli parve “comitate, benevolentia et patrociniis insignium,” _Rer. Arabic._, pag. 26.
[235] Ne fa parola Ibn-Giobair, testo arabico del Wright, pag. 328 e nella _Bibl. ar. sicula_, pag. 83. Ho data la traduzione francese di questo squarcio nel _Journal Asiatique_ di dicembre 1845, pag. 539, e l’italiana nell’_Archivio Storico_, Appendice N. 16 (1847), pag. 26.
L’_hâgib_, primo servitore a corte degli Abbasidi, fu primo ministro degli Omeiadi di Spagna; fu primo dopo il _nâib_ appo i Sultani di Egitto e via dicendo; poichè l’autorità degli ufiziali così chiamati variò di molto secondo le dinastie e i tempi. Ne tratta Ibn-Khaldûn, nei _Prolegomeni_ (testo di Parigi, parte II, pag. 14, e traduz. francese, pag. 17); De Sacy nella _Chrestomathie arabe_, tomo II, pag. 157, 159; Gayangos nella versione di Makkari, _Mohammedan dynasties in Spain_, tomo I, pag. 102, seg. 397 e XXIX.
[236] Significa literalmente chi sta allato. Si dice anco de’ cavalli di ricambio, menati a guinzaglio. Risponderebbero i _giânib_, per avventura, ai protospatarii della corte bizantina. Un Niccolò protonotaro, camerlingo e protospatario, è citato in un diploma greco di Ruggiero il vecchio, dato del 1090, ch’è trascritto in uno di Ruggiero, secondo conte, dato del 1147, presso Spata, _Pergamene_, pag. 247.
[237] Altrimenti detti _selâhdâr_, ossia “porta armatura,” dall’arabico _selâh_ armi e dal persiano _dâr_, portatore. Si vegga Quatremère, nella versione di Makrizi, _Sultans Mamlouks_, tomo I, parte I, pag. 159.
[238] Il testo ha _giandâr_, voce composta di due, persiane entrambe, che significherebbe carnefice, o, per eufemismo, littore. Si vegga del resto una nota del Sacy, op. cit., tomo II, pag. 178, 179, e Ibn-Khaldûn, loc. cit.
_Giamdâr_, con una _m_, composta dello stesso vocabolo _dâr_ e di _giameh_ anche persiano, suona tenitore degli abiti, come dice il Quatremère, op. cit., tomo I, parte I, pag. 11. Può darsi che, col noto scambio di consonanti, sia stato usato il primo di questi vocaboli per indicare i vestiarii.
[239] Al Cairo e in Oriente era il _dewadâr_ “porta-calamaio” ossia primo segretario; l’_ostadâr_, “maggiordomo;” il _tabardâr_ “porta scure;” il _giukandâr_, “porta-racchetta” pel gioco della palla a cavallo, ec. Si vegga la citata opera del Sacy, II, 178, 179, 268, 269 e la citata del Quatremère, I, I, pag. 25 segg, 121 segg.
[240] Il diploma del 1167, che abbiano citato nel lib V, cap. ix, pag. 263. In nota, ha la soscrizione di un _Gaytus Maranus, domini regis magister et familiaris_.
Il Gregorio, _Considerazioni_, lib. II, cap. ij, non cita documenti del tempo di Ruggiero pel gran siniscalco; nè trovonne il laborioso Di Biasi, il quale scrisse lungamente de’ grandi ufizi della corona. Si vegga la sua _Storia di Sicilia_, libro VI, capo xxiij, articolo 3º. Ma il primo conte Ruggiero ebbe un siniscalco.
[241] De’ capitani degli arcieri sono soscritti nel diploma del 1172, che abbiam citato nel libro V, cap. ix, pag 262, nota 3. Un capitano de’ Negri della corte è nominato, con parecchi altri ufiziali, da Ibn-Giobair nello squarcio che citammo poc’anzi.
[242] Diploma del 1172 citato nella nota precedente.
[243] Ibn-Giobair, loc. cit. e propriamente a pag. 539. del _Journ. Asiat._ di dicembre 1845, ed a pag. 26 della Appendice dell’_Archivio storico italiano_.
[244] Si vegga il Sacy, _Chréstomathie arabe_, tomo II, pag. 287, 305. Noi abbiam fatto cenno di questa divisa nel libro IV, cap. i ed viij, pag. 240 e 356 del 2º volume.
[245] Capitolo ij del presente libro, pag. 411.
[246] L’ultima e più splendida pubblicazione di questo pallio, che chiamavasi di Nuremberg dal luogo dove fu tenuto infino al XVIII secolo, è stata fatta dall’abate Bock nell’opera intitolata: _Die Kleinodien des heil. röm. Reichs_, Vienna, 1864.
In vece di questo libro, ch’è rarissimo per cagion del prezzo, citerò il Gregorio, _Rerum Arabicarum_, pag. 172, il quale die’ il disegno della iscrizione e il Reinaud che rifece, correggendola alquanto, la trascrizione e traduzione, nel _Journal Asiatique_ di aprile 1846, pag. 583.
[247] Si vegga qui sopra la pag. 434.
[248] Ibn-Giobair, testo, ediz. del Wright, pag. 325 e _Bibl. ar. sicula_, pag. 84. Io ne detti la traduzione francese nel _Journ. Asiat._ di dic. 1845, pag. 541, e l’italiana nell’_Archivio storico_, Appendice cit., pag. 27. Si confronti il nostro Libro IV, cap. xiij, pag. 448 del 2º vol.
[249] Ibn-Hammâd, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 317.
[250] Diploma greco-arabico della Cappella palatina di Palermo, dato del 6651 (1143) e soscritto da Giorgio d’Antiochia. Il Morso che lo pubblicò nel _Palermo antico_, pag. 302 e il Caruso che aiutò il Garofalo a ristamparlo nel _Tabularium_ della stessa Cappella, pag. 13, lesser male le due ultime parole; e però tradussero _Laus Deo, excelso, magno_. Correggo su l’originale ch’io riscontrai nell’ottobre 1860.
La diplomatica e la storia ci hanno serbati gli _’alâma_ di molti principi musulmani. Si vegga a questo proposito Reinaud, _Monuments,.... du Musée Blacas_, tomo I, pag. 109, e _Documents inédits sur l’Histoire de France_, Mélanges, tomo II, p. 52; Ibn-Khaldoun, _Histoire des Berbères_, versione del baron de Slane, tomo I, pag 27, 31, 42; II, 92, 197, 356; Tigiani, nel _Journ. Asiatique_ di agosto e settembre 1852, pag. 163; il _Kartâs_, ediz. del Tornberg, pag. 190, 202, della traduzione latina, ec. Io ho dato un altro _’alâma_ nelle note a Ibn-Giobair, _Journal Asiatique_ di marzo 1846, pag. 214, e dettone anco ne’ _Diplomi arabi di Firenze_, pag. lxviij e ne’ luoghi quivi citati in nota.
[251] Diplomi arabo-greci della Chiesa di Catania, dati di settembre e marzo 6653, de’ quali ho avuta copia per cortesia del prof. Cusa.
[252] Sangiorgio Spinelli, _Monete Cufiche_, pag. 41, 43, 47, N. clxxxij, cc, ccxxvij, e molte altre. Ve n’ha anco nelle raccolte di Adler, Pietrazewschi, Castiglioni, Marsden; e molte ne ho viste inedite nel Gabinetto di Parigi. Si confronti Mortillaro, _Opere_, tomo III, pag. 406 a 410, dove nella moneta inedita, N. cij, a pag. 408, è sbagliato al certo il titolo di Ruggiero dal principio alla fine.
[253] Sangiorgio, op. cit., pag. 47, 48, N. ccxxviij e ccxxix.
[254] _El Moktader bi-kodratih._ Il titolo di Moktader fu portato da un califo abbasida, da un principe di Saragozza, ec.
[255] Edrîsi, testo, nella _Bibl. ar. sicula_, pag. 15. Ho aggiunta tra parentesi, innanzi _imâm di Roma_, la voce _sostegno_, che fu evidentemente dimenticata dal copista. La si trova in un titolo analogo di Guglielmo II, nel diploma arabico della cattedrale di Palermo dato il 6677 (1169) ed è replicata in un diploma della Chiesa di Morreale del 6686 (1178) e 6691 (1183) l’ultimo de’ quali fu pubblicato da M. Des Vergers, nel _Journ. Asiat._ di ottobre 1845, e de’ primi due ho avute copie dal prof. Cusa lodato di sopra.
[256] Nella _Bibl. arabo-sicula_, testo pag. 584.
[257] Ρογέριος ἐν χριζῶ τῶ θεῶ εὐσεβὴς κραταιὸς ρὶξ καὶ Χριζιανῶν βοηθὸς, soscrizione dello splendido diploma della Cappella palatina di Palermo, pubblicato dal Monfaucon e ristampato nel Tabulario di essa Cappella, pag. 10 e altrove. La stessa soscrizione si legge ne’ diplomi pubblicati dallo Spata, _Pergamene greche_, pag. 224, 430, (veggasi a pag. 411, il titolo di Conte di Calabria e di Sicilia e difensore de’ Cristiani, in un diploma del 1133); in que’ del Trinchera, _Syllabus graecarum membran._, p. 138, 155, 182, (veggasi a pag. 101, un diploma del 1115, col titolo di Conte di Calabria Sicilia e _paese italico_ e difensore de’ Cristiani); e similmente nei diplomi arabo-greci delle Chiese di Catania, Morreale e Cefalù del tempo di Ruggiero, dei quali ho avute copie dal prof. Cusa. Si veggano anco i documenti citati dal Di Blasi, _Storia di Sicilia_, lib. VII, cap. xxij.
[258] Diploma della Trinità della Cava, dato il 1130, allegato dal Di Blasi loc. cit., ed altro del 1137, nella cronica di Falcone Beneventano, presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 367. Si vegga anche qualche altro diploma originale latino nel Pirro. Ma il gran suggello latino del re, com’ egli è noto, avea soltanto: _Rogerius Dei gratia rex Sicilie ducatus Apulie et principatus Capue_.
[259] Edrîsi, nella _Bibl. ar. sicula_, testo pag. 27, dice che alla morte del malek Ruggiero figlio di Tancredi, ereditò lo stato il suo figliuolo, il malek Ruggiero secondo.