Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III, parte II

Part 40

Chapter 403,656 wordsPublic domain

II. Ego R (Raimundus) Dei gratia Barcinonensis Comes iuro, et assecuro tibi Domino Rogerio eadem gratia duci, quod ibo in Kal. Julij septimae Indictionis, vel ante, cum exercitu meo in Hispania, in servitium Dei, et auxilium tuum, et adiuvabo homines tuos terra, et mari per fidem: et in auxilio tuo, et hominum tuorum permanebo quandiu classis tua, quae Extolyum dicitur, terra, et mari Hispaniae fuerit. Ego galeis tuis, et aliis navibus tuis, et hominibus Extolij tui, et rebus eorum secura receptacula in mari, et in terra, in Civitatibus, Castellis, et Villis dabo ad posse meum, et liberam victualium, et stipendiorum emptionem: et assecuro tibi de universa adquisitione nostra, tempore exercitus lui, terra, et mari in partibus Hispaniae, scilicet Civitatum, Castellorum, Castrorum, burgorum, casalium, villarum, omnium denique terrarum, hominum, auri, argenti, et rerum omnium, tam mobilium, quam etiam stabilium, integram medietatem habendam tibi, et hominibus tuis super hanc causam tua illusione ordinatis, sine contrarietate, vel contradictione, vel vi eis illata; ei non queram, neque querere faciam, neque consentiam quomodo eam perdas. Et adiuvabo tibi eam tenere, defendere, et hominibus, et baiulis tuis per fidem, sine fraude, et ingenio, contra omnes homines, et foeminas, qui praedictam partem tibi, vel hominibus tuis ad tollendum invaserit. Quod si forte de his praedictis pactionibus aliquid minus factum in exercitu tuo factum fuerit. Infra octo dies emendabo, vel emendari faciam per iustitiam, si inde requisitus fuero, vel per concordiam, quae sit grata illi, vel illis, cui, vel quibus, minus facium fuerit factum, si ex eo, vel ex eis, qui recipere debet non remanserit. Haec attendam, et observabo per fidem sine fraude, et ingenio tibi, et baiulis tuis, et hominibus tuis; sicut supra scriptum est in praesenti cartula. Facta Panormi in palatio Domini Ducis, anno Dominicae Incarnationis M centesimo XXVII, mense Martij (Ianuarij) XV. Kal. Februarij, indictione sexta.

_A carta recondita in scrinio mensae Aulae inferioris Regij Archivij._

Michel Bernardo Archivario del Regio Archivio de Barcelona. Raphael de Dominic.

[117] Presso Caruso, _Bibl. Sicula_, pag. 257, 258. La Cronica di Falcone Beneventano e gli Annali di Romualdo Salernitano mostrano i particolari di questo brutto quadro.

[118] Si vegga il Libro V, cap. X, pag. 271 segg. di questo volume.

[119] Nel Capitolo 1º del presente libro, pag. 347, abbiamo accennato ad alcuni casi sotto la reggenza. Romualdo Salernitano, _Annali_, 1126, dice espressamente che i baroni seminavano zizzanie tra Guglielmo e Ruggiero.

[120] Romualdo Salernitano, op. cit., dal 1121 al 1127.

[121] Alessandro abate di Telese.

[122] Falcone Beneventano.

[123] Si confrontino: Alessandro abate di Telese, lib. I, e Falcone Beneventano, anni 1127 a 1129, presso Caruso, _Bibl. Sicula_, pag. 259 segg. 329 segg.; e Romualdo Salernitano, anni 1126 a 1130, presso Muratori, _Rer. Ital. Script._, VII, pag. 184 segg. Lascio da parte le dispute che si son fatte su l’assentimento dell’antipapa Anacleto, su la doppia incoronazione del re, ecc.

[124] Le scarse sorgenti istoriche di questo fatto non ci permettono di ritrarre precisi i particolari. Abbiamo in primo luogo la bolla dell’antipapa Anacleto, data il 27 settembre 1130, pubblicata in parte dal Baronio e poi dal Pirro, _Chronologia_, pag. XV e XVI, per la quale concedeasi a Ruggiero la corona _del regno_ di Sicilia, Calabria e Puglia, dichiarandone _capo_ la Sicilia. Ma noi non sappiam se questa bolla sia stata mai spedita, e sopratutto se Ruggiero l’abbia accettata. L’abate di Telese, scrittor di corte, non ne fa parola. Ei narra il fatto come proceduto dal solo voto del Parlamento e limita il titolo regio alla Sicilia. Ma questo abate cortigiano scrisse dopo la pace del re con Innocenzo II; onde si potrebbe supporre ch’egli avesse trascurata ad arte la concessione dell’antipapa e ridotto il titolo regio ne’ termini che poi assentì Innocenzo. La bolla, in fine, di questo papa, data il 27 luglio 1139, pare una transazione, ammettendo il titolo di re per la Sicilia e mantenendo quel di duca per la Calabria e la Puglia, pretesi feudi della Santa Sede.

Ho detto transazione, perchè il titolo usato da Ruggiero tra il 1130 e il 1139 fu _Sicilie atque Italie rex_, come si legge nei diplomi di settembre 1131, presso Pirro, _Sic. Sacra_, pag. 386, 387; del 1133 e 1137, presso Ughelli, _Italia Sacra_; e vedeasi a rilievo in una campana del duomo di Palermo, detta _la Guzza_, gittata in Palermo il 1136, indiz. xiv, della quale il Pirro, _Chronologia_, pag. XVI, riferisce la leggenda. Occorre anco in un diploma di Ruggiero, dato di novembre 1137 e trascritto da Falcone Beneventano, presso Caruso, _Bibl. Sic._, pag. 367. Cotesto titolo ricomparisce talvolta nei diplomi de’ due Guglielmi: ma più ordinariamente fu usato quello di re di Sicilia, del Ducato di Puglia e di Calabria, e del Principato di Capua. Si corregga con questi particolari il saggio storico ch’io scrissi nella mia prima gioventù, stampato il 1835 nelle _Effemeridi scientifiche e letterarie per la Sicilia_, fasc. 35, sotto il titolo di _Osservazioni intorno un’opinione del Signor Del Re_, ecc.

[125] Si confrontino: Alessandro abate di Telese, lib. II, III; Falcone Beneventano, anni 1130 segg.; Romualdo Salernitano, negli stessi anni. Marangone, nell’_Archivio Storico Italiano_, tomo VI, parte II, pag. 9, dice dell’armata di Ruggiero. L’abate di Telese, presso Caruso, _Bibl. Sic._, pag. 282 e 295, fa menzione delle compagnie stanziali. La bolla d’Innocenzo II è stata già citata nella pag. precedente, in nota.

[126] Alessandro abate di Telese, presso Caruso, op. cit., pag. 274.

[127] Otone di Frisingen, _Chronicon_, lib. VII, cap. 20.

[128] Abate di Telese, nell’op. cit., pag. 275, 276.

[129] Anno 1133.

[130] Anno 1133, presso Caruso, op. cit., pag. 351.

[131] Anno 1127.

[132] Falcone Beneventano, presso Caruso, op. cit., pag. 345.

[133] Epistole, presso Martene e Durand, _Veterum Scriptorum_, ecc. tomo II. Parigi, 1724, pag. 183, 186 segg.

[134] Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 529; Tigiani, Ibn-Khaldûn, e Ibn-Abi-Dinâr, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 284, 398, 487 e 536. Nessuno di questi compilatori ci dice appunto in qual mese dell’anno musulmano fossero succeduti gli avvenimenti ch’e’ narrano. La durata dell’assedio e i due fatti che seguono, sono riferiti dal solo Ibn-Abi-Dinâr, nell’op. cit., pag. 537. Tutti pongono l’assedio di Mehdia prima del saccheggio delle Gerbe, del quale abbiamo la data precisa dall’Edrîsi.

Al citato luogo d’Ibn-Khaldûn risponde la versione francese di M. De Slane, vol. II, pag. 27; la quale, nello stile scorrevole e netto dell’egregio traduttore, dà talvolta ai fatti quella precisione che lor manca nel testo e li ravvicina l’uno all’altro e connette più strettamente che non abbia fatto l’autore. Così il passo “Roger prit _aussitôt_ la résolution, etc.” rappresenta come avvenuti entro pochi mesi, due fatti tra i quali corsero nove anni, cioè dal 1127 al 1135.

[135] Ho dati alcuni ragguagli su le cose di questa isola nella _Storia del Vespro Siciliano_, edizione del 1866, tomo I, pag. 309 segg. e in una lettera indirizzata al signor Federigo Odorici, tra gli _Atti e memorie delle regie deputazioni di storia patria per le province modenesi e parmensi_, vol. III. N’ho fatta anco menzione nel presente lavoro, libro III, cap. X, vol. II, p. 197.

[136] Si confrontino: Edrîsi; Ibn-el-Athîr, anno 529; _Baiân_, anno 530; Tigiani; Abulfeda, anno 529; Nowairi; Ibn-Khaldûn e Ibn-Abi-Dinâr, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 73, 286, 372, 384, 415, 456, 494 segg. 498 e 537. La versione e il testo di Edrîsi si veggan anco nella _Description de l’Afrique et de l’Espagne_ par MM. Dozy et de Goeje, Leyde, 1866, pag. 151-152; quella d’Ibn-Khaldûn, nella _Histoire des Berbères_, per M. De Slane, tomo I, 245; II, 397, 427; III, 63 segg. 87, 122; e quella di Tigiani, per M. Rousseau, nel _Journal Asiatique_, Aôut-sept. 1852, pag. 170 segg. Debbo avvertire il lettore che il paragrafo d’Ibn-el-Athîr su le Gerbe ed alcuni altri citati nel corso del presente capitolo, sono stati tradotti dal baron De Slane, in appendice al II volume della _Histoire des Berbères, par Ibn-Khaldoun_, pag. 578 segg. anni 529, 537, 541, 543, 544, 546, 547.

Fuorchè il _Baiân_, gli altri portano il fatto nel 529, e l’Edrîsi, ch’è il solo contemporaneo e lo potea ben sapere, lo riferisce allo scorcio dell’anno. Ibn-Khaldûn, in un luogo, dice l’occupazione avvenuta il 529 e in un altro il 530.

[137] Ibn-Abi-Dinâr, compilatore, com’ho avvertito altre volte, moderno ma diligentissimo, il quale, senza dubbio, copiò questo squarcio da qualche cronista contemporaneo, scrive che il re “pose i Gerbini superstiti nella condizione di _Khewel_ suoi.” Questa voce significa “famigliari, servi, uomini che lavorano pel padrone.” Ibn-Khaldûn, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 498, dice che gli abitatori furono lasciati nell’isola e sottoposti alla gezìa. Lo stesso autore, narrando in altro luogo (_Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 496) che l’isola si ribellò e fu ripigliata il 1153, dice che i Siciliani adoperarono al lavoro i _raia’_ (infime classi del popolo) e i contadini: le quali parole il dotto baron De Slane ha tradotte (_Histoire des Berbères_, tomo III, pag. 64) “et [les Siciliens] y établirent des agents chargés d’administrer les gens du peuple et les cultivateurs.” Anco il Tigiani, nel luogo citato, fa supporre diversa la condizione de’ Gerbini avanti e dopo la ribellione; poich’ei dice del conquisto del 1135, che gli avanzi della popolazione rimasero sotto il dominio de’ Siciliani, e di quello del 1153 che gli abitatori furono la più parte menati prigioni in Sicilia e non rimase nella Gerbe se non che la gente da nulla. Anco Edrîsi parla della cattività in Palermo il 1153.

E questa parmi la principale differenza de’ provvedimenti dati nelle due imprese. Nell’occupazione del 1135, confiscati i possessi, ma lasciata nel paese la gente, che non fu menata in cattività prima che si promulgasse l’_amân_. In quella del 1153, fatti schiavi quanti non furono uccisi e lasciato un pugno d’uomini, sì poco da non potersene temere altra sollevazione.

[138] Si veggano i _Diplomi Arabi dell’Archivio fiorentino_, Introduzione, § XVII, pag. xxxix, segg. e Mas-Latrie, _Traités de paix, etc., au moyen-âge_, Paris, 1866, in 4. Introduzione, pag. 83 segg.

[139] Si riscontri il capitolo precedente, pag. 372.

[140] N’abbiam fatta parola nel Libro V, cap. VI, pag. 156, di questo volume.

[141] Nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 536.

[142] Op. cit., pag. 537.

[143] Si riscontri ciò che abbiam detto nel Lib. V, cap. X, pag. 332, sul commercio de’ grani con l’Affrica. Ibn-el-Athîr, anno 536 (1141-2) nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 286, narra che Hasan, dopo le prede fatte a Mehdia dall’armata siciliana, mandò a implorare pace da Ruggiero, “per aver grani dalla Sicilia; perocchè la fame era orribile quell’anno e grande la mortalità.” Noi abbiam notato più volte che la carestia e quindi il bisogno dei grani di Sicilia, era ormai permanente nell’Affrica propria. Sappiamo inoltre da Ibn-Abi-Dinâr, citato nel seguito di questa narrazione, che Hasan, lo stesso anno 536, dovea a Ruggiero grosse somme di danaro.

[144] Nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 537-8.

Questo del 536 dell’egira (1141-2) par sia stato l’ultimo trattato. Come si è detto altre volte, tali patti erano sempre temporanei, e nel XII secolo soleano stipularsi per dieci anni. Or Ibn-el-Athîr, il quale narra cotesti fatti più largamente che ogni altro compilatore, dice in principio del capitolo su la presa di Mehdia il 543, che il trattato durava allora per altri due anni. Ammettendo, com’io fo, cotesta lezione, si riterrebbe che il trattato fosse stato stipulato il 1141-2, per dieci anni. Ma il duale _sanatein_ del testo si può supporre scritto per isbaglio, con lievissima mutazione, in luogo del plurale _sanîn_, che significherebbe alcuni anni e lascerebbe perciò indeterminata la data del trattato più recente.

[145] Si vegga il nostro Libro II, cap. XII, pag. 476, del volume I.

[146] Il _Baiân_, testo del Dozy, tomo I, pag. 322 e nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 373, dice che Giorgio “conosceva appunto i lati deboli di Mehdia e degli altri paesi” (dello Stato); il Tigiani nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, a pag. 399, ch’ei “conoscea di Mehdia ogni cosa: l’abitato come la campagna” ed a pag. 398, ch’egli tenea spie in Mehdia.

[147] Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 536; il _Baiân_, sotto lo stesso anno; Tigiani; e Ibn-Abi-Dinâr, tutti nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 286, 372-3, 388-9 e 537. Ancorchè questi compilatori narrino diversamente alcuni particolari e il Tigiani non ponga data, evidentemente trattano tutti dello stesso avvenimento.

[148] Tigiani nell’op. cit., pag. 399. Un altro _Mezzo Mondo_, carico di merci, fu mandato di Sicilia ad Alessandria d’Egitto, il 1242, dall’imperator Federigo.

[149] Ibn-Abi-Dinâr nell’op. cit., pag. 537-8.

[150] Ibn-Abi-Dinâr, l. c.

[151] Ibn-el-Athîr, anno 537; _Baiân_ nello stesso anno; Abulfeda, idem; Ibn-Khaldûn; e Ibn-Abi-Dinâr, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 287, 373, 415, 498, 538.

[152] Le stesse autorità, fuorchè il _Baiân_ e Abulfeda. Gigel rimase mezzo abbandonata e al tutto impoverita fino al tempo in cui scrisse Edrîsi. Veggasi questo autore, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 72, e nella edizione de’ sigg. Dozy e De Goeje, _Description de l’Afrique_, ec., pag. 114, della versione.

[153] Ibn-el-Athîr, e Abulfeda, anno 539, nell’op. cit., pag. 287 e 415.

[154] Ibn-el-Athîr, anno 540, e Ibn-Abi-Dinâr, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 288 e 538. Ibn-Abi-Dinâr, porta questo fatto nell’anno 537, ma forse è errore del manoscritto.

[155] Si vegga il Capitolo precedente, pag. 388.

[156] Si ritrae da un aneddoto che Ibn-el-Athîr riferisce sotto l’anno 539, nel capitolo su la occupazione di Edessa per Zengui, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 288, e nella edizione del Tornberg, tomo XI, pag. 66.

[157] Confrontinsi: Edrîsi; Ibn-el-Athîr, anno 541; Tigiani; Abulfeda, Nowairi, Ibn-Khaldûn, Ibn-Abi-Dinâr, Ibn-Khallikân, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 73, 289, 388, 415, 457, 500, 538, 642. L’Edrîsi e il Tigiani portano il fatto nel 540; ma la differenza sarebbe di pochissimi giorni, poichè le ostilità cominciarono il terzo giorno del 541. Il Tigiani, per manifesto sbaglio, dice presa Tripoli dopo Mehdia e Sfax. Il codice d’Ibn-Khaldûn del quale ho fatta speciale menzione, è quello seguito dal Tornberg, _Ibn-Khaldûni_, ecc., _de Expeditionibus Francorum_, Upsal, 1840, pag. 37. L’Anonimo Cassinese, presso Caruso, _Bibl. Sicula_, pag. 510, registra la presa di Tripoli nel 1145, contando forse l’anno dell’èra volgare sopra la indizione, senza badare al mese. Roberto abate del Monte di San Michele, presso Pertz, _Scriptores_, tomo VI, pag. 497, la porta il 1146.

[158] Ibn-el-Athîr, anno 542, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 292, ed anno 543, testo, del Tornberg, tomo XI, pag. 90. Ho usata la moderna appellazione di Barbarìa, come quella che meglio rende, in questo caso, il _Maghreb_ de’ testi. L’Affrica propria non n’era che la parte orientale.

[159] Ibn-el-Athîr, loc. cit., e tutte le altre autorità arabiche che noi citeremo or ora pei fatti di Kâbes e di Mehdia.

[160] Nel Capitolo precedente, pag. 369.

[161] Cotesto abituro degli Arabi, ch’era nella parte più alta dell’antica città, fu chiamato la _Moa’llaka_, che vuol dir la “sospesa in alto.” Si vegga Edrîsi, edizione de’ sigg. Dozy e De Goeje, _Description de l’Afrique_, ec., pag. 112 del testo, e 131 della versione.

[162] Si confrontino: Ibn-el-Athir, anno 542, Tigiani; Ibn-Khaldûn e Ibn-Abi-Dinâr, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 290 segg. 384, 489, 500 e 538.

[163] Citerò gli scrittori contemporanei nel capitolo seguente dove occorrerà dare un cenno della guerra di Ruggiero contro Emmanuele Comneno. Basti qui ricordare che la cronologia degli avvenimenti, incerta presso gli annalisti bizantini, è bene determinata da Le Beau, _Histoire du Bas Empire_, lib. LXXXVII, § 22 a 39, e dal Muratori, _Annali_, 1146 a 1149. La cronaca della Cava, presso Pertz, _Scriptores_, tom. III, pag. 192 e presso Muratori, _Rer. Ital. Script._, tom. VII, porta appunto nel 1147, le prime ostilità contro l’impero bizantino.

[164] Tigiani, loc. cit.

[165] Non occorrono citazioni pei fatti notissimi della Crociata. Le pratiche de’ Gesuiti di quel tempo con re Ruggiero si rivelano in una epistola che scrivea a questo principe Pietro il Venerabile, abate di Cluny, la quale è stata ristampata dal Caruso, _Bibl. Sicula_, pag. 980.

[166] Tigiani.

[167] Ibn-el-Athir, anno 513, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 205.

[168] Il Tigiani dice seguito lo sbarco sette ore dopo l’arrivo dell’armata. Secondo Ibn-el-Athir, eran corsi due terzi della giornata. Or, nel giugno, il sole spunta in Mehdia verso le cinque del mattino e tramonta poco dopo le sette della sera: onde la giornata dura 14 ore. Ambo le relazioni si accordano, dunque, a porre lo sbarco tra le 2 e le 3 dopo mezzogiorno, se noi contiamo le sette ore del Tigiani, non dall’alba quando si videro i primi legni, ma dalla riunione di tutto il navilio, per la quale dovettero passar due o tre ore.

[169] I Cristiani di Mehdia in questo tempo erano, com’e’ mi sembra, in parte indigeni dell’Affrica propria e in parte stranieri. Chi voglia notizie più particolari su’ Cristiani dell’Affrica settentrionale nell’XI e XII secolo, potrà consultare la introduzione storica dell’opera del signor Mas-Latrie, intitolata _Traités de paix_, ecc., pag. 7 ed 11 e 67 segg. Ancorchè io ritenga lontani dal vero alcuni particolari, quivi narrati, delle guerre che seguirono tra gli italiani e i Musulmani d’Affrica nell’XI secolo, (pag. 7, 8, 9,) ed ancorchè l’autore, per troppa tenerezza, esageri qui i meriti della Corte romana, mi piace pur di attestare la diligenza delle ricerche, la copia della erudizione e il bell’ordine di tutto il lavoro.

Oltre i fatti citati dal signor Mas-Latrie su quel favorito argomento, va ricordata una testimonianza di cronisti arabi su le chiese dell’Affrica propria nel 955. (_Storia de’ Musulmani di Sicilia_, tomo II, pag. 248, lib. IV, cap. II) e il detto del continuatore di Sigiberto da Gembloux: che Ruggiero, nel 1148, rimandò libero alla sua sede il vescovo di Affrica, il quale era ito da servo a consecrarsi in Roma, (presso Caruso, _Bibl. Sicula_, pag. 950). Ci occorrerà anco nei capitoli seguenti di aggiugnere qualche altro particolare su questo subietto.

[170] Quelle del sabato e del venerdì, il 558, e il 573, dell’egira, secondo il Baiân, ediz. del Dozy, tomo I, pag. 326, e nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 374. Edrîsi descrive cotesto piano che dividea le due città e chiamavasi Er-Ramla, ossia “La Sabbia;” presso Dozy et De Goeje, _Description_, ec., pag. 128.

[171] In linguaggio legale sono chiamate _Omm-walid_, ossia “madre di figlio.”

[172] Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, anno 543; _Baiân_, stesso anno; Tigiani; Abulfeda, stesso anno; Ibn-Khaldûn; Ibn-Abi-Dinâr, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 292 segg. 373, 399, 416, 500 segg. 539. Abulfeda, per errore, com’ei pare, avendo del resto compendiato o piuttosto mutilato il racconto d’Ibn-el-Athîr, dice che la fuga fu consigliata ad Hasan dagli ottimati. Negli scrittori cristiani si fa un cenno appena della occupazione di questa città, alla quale è dato, al solito, il nome d’Affrica. Così Romualdo Salernitano e il Dandolo, anno 1148, presso Muratori, _Rer. Ital._, tomo VII, pag. 191, e XII, pag. 283. Si veggan anco: Continuazione di Sigeberto da Gembloux, anno 1148; Appendice al Malaterra, luglio 1149; Ugo Falcando, presso Caruso, _Bibl. Sicula_, pag. 950, 250, 410. La continuazione di Sigeberto è stata ultimamente ristampata dal Pertz, _Scriptores_, tomo VI, pag. 453-4, dove i nomi delle città prese sono scritti: Africa, Suilla, Asfax, Clippea.

[173] Stesse autorità citate nella nota precedente. Edrîsi dice anco presa Sfax il 543, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 72, e nella _Description_, ecc. di Dozy e De Goeje, traduzione, pag. 126.

[174] Ibn-el-Athîr, loc. cit.

[175] Il capitolo d’Ibn-el-Athîr citato dianzi a questo proposito (_Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 297) ha un passo che va corretto secondo la copia litterale che ne fece il Nowairi (_Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 458, nota 1): “Il dominio de’ Franchi si stese da Tripoli del Garbo fin presso Tunisi, e dai deserti del Maghreb a quelli di Kairewâu.” Deserto del _Maghreb_ pare che qui significhi quello di Barca.

[176] Si confrontino gli stessi autori citati per l’occupazione di Mehdia nella pag. 418, nota 3. I Cristiani, dicendo dei conquisti di Ruggiero in Affrica, danno, oltre il nome di Mehdia, que’ di Susa, Bona, Cafsa, Sfax e Tripoli.

Chi legga gli _Annali Musulmani_ del Rampoldi, crederà ch’io qui defraudi il pubblico d’un tesoro di fatti storici. Il Rampoldi, portata nel 1149 la presa di Mehdia, aggiunge di capo suo che 60 mila crociati francesi e italiani sbarcarono in Libia; che Ruggiero li seguì per visitare i recenti acquisti delle sue armi; ch’ei volea varcare il deserto per andare in Egitto; che Hasan signore di Bugia si oppose (!!), ma che costui fu sconfitto e i Cristiani, lasciato presidio a Bugia, passarono veramente in Egitto, ecc.

[177] Ibn-el-Athîr, anno 544, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 297; Sefedi, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 657. Il proverbio ch’è nel testo di Sefedi, si legge con poche varianti nel Meidani, ediz. di Freytag, tomo II, pag. 588, ed anco nel Dizionario dello stesso dotto orientalista, tomo II, pag. 517.

[178] Ibn-el-Athîr, anno 543, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 295, 296.

[179] Il Kartâs, pag. 126 del testo e 169 della traduzione latina, ha ch’ei fosse andato a Genova. Nella Storia de’ Berberi, per Ibn-Khaldûn, testo arabico, tomo I, pag. 231, e versione francese, tomo II, pag. 58, è un luogo che M. De Slane ba tradotto: “Yahya s’embarqua pour la Sicile, afin de se rendre, de là, à Baghdad. Au lieu de pousser jusqu’à cette île, il alla débarquer à Bòne, etc.” Or l’autore, nella sua concisione, spesso frettolosa ed oscura, ha qui litteralmente: “Jehia s’imbarcò per la Sicilia, proponendosi di passare indi a Baghdad; poi si volse a Bona,” ecc. in guisa da far capire più tosto, che, arrivato in Palermo ei fosse ito a Bona, in vece di Baghdad; il qual significato ed esce più spontaneo dalle parole dell’autore, e s’adatta meglio agli altri fatti che noi conosciamo, cioè i fratelli di Jehia venuti in Sicilia; la lega proposta da Ruggiero agli emiri arabi, ecc. L’andata a Genova, nè la sembra inverosimile, nè incompatibile col viaggio in Sicilia; poichè gli Hammaditi, a Bugia a Bona e in altri loro porti, praticavano co’ Liguri, sì come co’ Siciliani, e conosceano per prova la potenza navale degli uni e degli altri nel XII secolo.

Il Marrekosci, testo arabico, pag. 147, raccontando alla grossa, dice che Abd-el-Mumen, il 540, assediò Bugia e che Jehia, vedendo non potersi difendere, fuggì sin ch’ei venne a Bona e di là a Costantina.

[180] Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn, ll. cc. Il soggiorno di questo Abd-Allah in Sicilia è attestato anco da Ibn-Bescirûn, il quale dà alcuni versi di Abu-Hafs-Omar-Ibn-Fulfûl, recitatigli dall’Hammadita quando s’incontrarono in Sicilia. Veggasi la _Kharîda_ di Imâd-Eddîn, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 599, 600.

[181] Gli Arabi correvano quasi sino ai limiti occidentali dell’odierna provincia di Costantina. Si vegga Edrîsi, _Description de l’Afrique_, ec., traduz. de’ sigg. Dozy e De Goeje, pag. 92 a 97 del testo, e 107 a 114 della versione.

[182] Ibn-el-Athîr, anni 547, 548, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 297, segg. e nel testo del Tornberg, tomo XI, pag. 103, 122.