Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III, parte II

Part 39

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In cotesti versi, per vero, è detto della ritirata del naviglio siciliano e della paura che gli avean fatta le navi zirite, ma non si fa parola di zuffa, nè di sangue sparso. Similmente la kasida d’Ibn-Hamdis che si legge nel solo Ms. della Vaticana, a pag. 127 della copia del professor Sciahuan, non allude menomamente a fazione combattuta, ancorchè la si estenda di molto descrivendo il terribile aspetto delle harbîe mandate dal signore di Mehdia contro le galee venute di Sicilia a Kâbes (così va corretto il nome di Fas, ossia Fez), l’anno 512. Dal silenzio de’ cronisti e sopratutto da quello de’ due poeti, argomento che il Tigiani, avendo per le mani qualche racconto non compiuto di Abu-s-Salt, abbia confusa la prima spedizione di cui trattiamo, con qualche fazione della guerra che poi si combattè tra Alì e Rafi’ aiutato da Ruggiero; forse la vittoria navale degli Ziriti alla quale accenna Ibn-Khaldûn, con data che pare erronea.

[63] Ibn-el-Athîr, Nowairi e Ibn-Abi-Dinar.

[64] Ibn-Khaldûn non cita questo fatto.

[65] Poesia citata nella nota 2 della pagina precedente.

[66] Ibn-el-Athîr, Nowairi, Ibn-Khaldûn, Ibn-Abi-Dinar.

[67] Ibn-Khaldûn.

[68] Ibn-el-Athîr, _Baiân_, Nowairi, Tigiani, Ibn-Abi-Dinar.

[69] Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 511, testo nella _Biblioteca arabo-sicula_, pag. 280 seg. e nella edizione del Tornberg, vol. X, pag. 370; Tigiani, testo nella Bibl. citata, pag. 382 segg., 392 segg. e traduzione francese di M^r. Rousseau, pag. 93 e 244 (ne’ quali luoghi la traduzione va corretta per migliori lezioni di un altro Ms. acquistato di poi da M^r. Rousseau); _Nowairi_, sotto gli anni 511 e 512, testo nella Bibl. citata, pag. 454; Ibn-Khaldûn, _Storia de’ Berberi_, testo nella _Bibl_. citata, pag. 486 e 488, testo di Algeri, tomo I, pag. 208 e 215, e versione francese del baron de Slane, tomo II, pag. 26 e 36; Ibn-Abi-Dinar, testo nella Biblioteca citata, pag. 535, e versione francese (_Histoire de l’Afrique de_.... Kaïrouani, traduite par MM. Pellissier et Rémusat), pag. 152.

Ibn-Khaldûn, nel primo de’ luoghi citati, dice che l’armata siciliana veniva in aiuto di Rafi’ per infestare la costiera ed _appostare_ il naviglio zirita, e che Alì _rinnovò_ il suo navilio. Nell’altro luogo accenna con pari laconismo ad una vittoria navale dagli Ziriti sopra i Siciliani, ma aggiugne che Alì arruolò allora _tribù arabe e navi e andò allo assedio di Kâbes il_ 511. La cronologia non è osservata di certo in questo secondo frammento; nè lo si può mettere di accordo col primo, se non che supponendo la guerra navale, condotta con varia fortuna. Il _Baiân_, testo, ediz. del Dozy, pag. 316, e nella _Bibl. ar. sic._ pag. 370, sotto l’anno 512 fa parola soltanto delle ambascerie di Ruggiero a Mehdia.

[70] Cotesti fatti, d’altronde notissimi, sono raccontati, con qualche diversità nelle date e ne’ particolari, da Ibn-el-Athîr, anno 448, edizione del Tornberg, vol. IX, pag. 425 segg.; dagli _Annales Regum Mauritaniæ_, edizione del Tornberg, vol. II, pag. 100 segg.; e da Ibn-Khaldûn, _Histoire des Berbères_, traduz. del baron de Slane, tomo II, pag. 67 seg. Secondo la traduzione degli _Annales_, per Tornberg, pag. 106, il ribât sarebbe stato in mare. Ma il testo ha _bahr_, che si dice anco di gran fiume, e così la tradizione s’accorderebbe con quella, molto precisa d’Ibn-Khaldûn.

[71] Si vegga il lib. V, cap. I, pag. 12, del presente volume.

[72] Ibn-el-Athîr, testo, anno 407, edizione Tornberg, vol. IX, p. 205. Si riscontri il Dozy, _Histoire des Musulmans d’Espagne_, tomo IV, pag. 304, e _Recherches_, etc. seconda edizione, tom. II, pag. XXIX XXX, dove è notato un anacronismo d’Ibn-Khaldûn, _Histoire des Berbères_, traduz. del baron de Slane, tomo II, pag. 79. L’occupazione di Denia per Moktadir torna, secondo gli autori seguiti dal Dozy, al 1079, ancorchè Ibn-el-Athîr la riferisca al 478 (1085-6).

[73] Abbiamo la narrazione di questa impresa per Lorenzo Vernese, contemporaneo, il quale dà preziosissimi ragguagli, e più importanti compariranno quando il Bonaini ristamperà, com’egli ha promesso, questa cronica, sopra un Ms. ch’ei ne ha alle mani, molto migliore di quello che servì al Muratori. Per ora usiamo la edizione del _Rerum Italic. Script._, tomo VI, pag. 111, segg. Si confronti con la _Chronica varia Pisana_, nello stesso tomo del Muratori, pag. 101 segg. e con Marangone, nell’_Archivio Storico Italiano_, tomo VI, parte II, pag. 7 e 8. Degli Arabi si vegga il _Baiân-el-Moghrib_, testo, ediz. del Dozy, tomo I, pag. 314, e Ibn-Khaldûn, _Histoire des Berbères_, traduz. de Slane tomo II, pag. 206.

[74] Lorenzo Vernese, op. cit., pag. 154; Ibn-Khaldûn, _Histoire des Berbères_, l. c., dice che Mobascer domandò gli aiuti ad Alì-ibn-Jûsuf.

[75] Ibn-Khaldûn, _Prolegomeni_, testo di Parigi, parte II, pag. 37, e traduzione francese del baron de Slane, parte II, pag. 43. La data si vede dalle scorrerie ne’ dominii di Ruggiero, le quali or or narreremo.

[76] Dozy, _Histoire des Musulmans d’Espagne_, tomo IV, pag. 263, nota 4.

In due elegie scritte da Ibn-Hamdis l’anno stesso ch’ei morì (527= 1132-3) per un kaîd Ibn-Hamdûn, si fa ricordo anco del trapassato kaîd Abu-Mohammed-Meimûn; ma le vaghe lodi di virtù guerriera prodigate a costui, non danno alcuno indizio ch’egli appartenesse alla famiglia della quale noi trattiamo. Coteste elegie si trovano nel Diwan d’Ibn-Hamdis, Ms. di Pietroburgo, fog. 60 verso e 61 verso; della prima delle quali io ho dato il titolo nella _Bibliot. ar. sicula_, pag. 572. Mancano entrambe nel Ms. della Vaticana.

[77] Il Marrekosci, testo, edizione del Dozy, pag. 149, narra che i Musulmani di Almeria, disdetto il nome almoravide, voleano far principe il kaîd-Abu-Abd-Allah-ibn-Meimûn, ma ch’egli ricusò dicendo: esser uomo di mare, facessero assegnamento sopra di lui contro le armate nemiche, ma dessero il principato ad un altro.

[78] La rivolta dell’ammiraglio è accennata da Ibn-Khaldûn, il quale nella _Histoire des Berbères_, vol. II, pag. 183 della traduzione, gli dà il nome di Ali-ibn-Isa-ibn-Meimûn; e ne’ _Prolegomeni_, l. c., parla di tutta la famiglia de’ Beni-Meimûn “signori di Cadice.” Si vede ch’e’ stavano a cavallo sul mare, tra le Baleari, Denia, Cadice e Almeria.

[79] Mi par bene raccogliere qui i luoghi degli annali, ne’ quali si fa menzione di questa famiglia:

1114. Alle Baleari, _Maymonus_, Lorenzo Vernese, e Ibn-Khaldûn, ll. cc.;

1122. A Nicotra, _Abu-Abd-Allah-ibn-Meimûn_, secondo il Baiân, testo I, 317. Ibn-Khaldûn, _Berbères_, II, 26, traduzione, lo chiama _Mohammed_: e pare lo stesso personaggio, sendo solito tra’ Musulmani, ad onor del profeta, di porre il _keniet_, ossia soprannome, di Abu-Abd-Allah, a chi si chiamasse Mohammed. Ma il Tigiani, nella _Bibl. ar. sicula_, pag. 393, dà al capitano di questa correria il nome di _Ali-ibn-Meimûm_, e potrebbe essere per avventura l’_Alas_ e all’accusativo _Alanta_, spagnuolo, che Lorenzo Vernese dice rimaso capitano del castello di Majorca dopo la fuga di Burabe, e scampato a nuoto quando i Pisani entravano nella fortezza. È da avvertire che Tigiani, op. cit., pag. 398, accennando a quel Meimûn-ibn-Mohammed-ibn-Meimûn che assalì la Sicilia dopo il 1123, aggiugne “aver già fatta menzione di costui” Pare da ciò che nei Mss. sia stato sbagliato il nome di Alì o quello di Mohammed.

Le sorgenti siciliane dicono Gaytus Maymonus, senz’altro.

1127. A Patti e Siracusa, _Meimûn-ibn-Mohammed-ibn-Meimûn_, capitano dell’armata almoravide. Prendo il nome dal Tigiani, nella Bibl. ar. sicula, pag. 398, quantunque la prima voce sia mutila, _Maimu_ e manchi altresì l’_ibn_ seguente. Indi si potrebbe supporre il _Maimu_ scritto per sbaglio dal copista e non cancellato, e questo personaggio tornerebbe a Mohammed-ibn-Meimûn, lo stesso capitano, cioè, della correria sopra Nicotra del 1122. Ibn-Khaldûn, _Storia de’ Berberi_, testo nella _Bibl. ar. sic._, pag. 487, e traduzione francese del baron de Slane, II, 27, dice di questa seconda scorreria di Mohammed-ibn-Meimûn dopo l’impresa di Dimas, senza porre data precisa. Gli altri autori arabi non fanno parola della impresa del 1127.

Ma parecchi de’ cristiani ne danno notizia. E primo, l’Appendice al Malaterra, presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 249, porta che il 17 luglio 1027, il _Gaitus Maymonus_, saraceno spagnuolo, assalì Patti e Siracusa, dievvi il guasto, uccise, arse, fe’ preda e riportò prigioni uomini e donne. Lo stesso avvenimento, con le medesime parole e con errori di copia, si trova nella Epistola di fra Corrado, presso Caruso, op. cit., pag. 47, con un’aggiunta di fole, o fatti e nomi sì guasti da non potersi ravvisare. La tradizione dell’assalto del Gaito Maimono evidentemente è unica; e alla data scritta nelle due cronache non manca altro che una C per fare 1127, in luogo di 1027, che fu probabilmente cattiva correzione dei compilatori, entrambi del XIII secolo.

E così il fatto risponde a quello raccontato da Guglielmo arcivescovo di Tiro, lib. XIII, cap. 22 (estratto presso Caruso, op. cit., pag. 1001), che avendo Ruggiero assalita invano l’Affrica con 40 galee, gli Affricani, armatone 80, si vendicarono dando il guasto a Siracusa. La data torna bene, poichè il cronista nel capitolo seguente nota la primavera del quarto anno dalla espugnazione di Tiro, la quale avvenne il 30 maggio 1124.

Negli atti della traslazione del Corpo di Sant’Agata, (1126) presso il Gaetani, _Vitæ sanctorum siculorum_, tomo I, pag. 60, è attribuito a quella Santa il miracolo che, un anno appresso il trasporto della reliquia a Catania, i cittadini furono avvisati del prossimo assalto di pirati di Spagna; onde il nemico, trovandoli preparati, voltò la prora sopra Siracusa; dove uccise, fece prigioni “e portò via ogni cosa fuorchè le mura” dice lo scrittore contemporaneo.

Sicardi, vescovo di Cremona, presso Muratori, _Rer. ital. Scr._, VII, 597, scrive sotto il 1127, _Barbari Syracusanam civitatem invadunt, comburunt et cuncta diripiunt_.

1133 (1134 pisano). Pace fermata tra i Pisani, il re di Morroch, (Marocco) il re di Tremisiana (Telemsen) et _Gaidum Maimonem_. Marangone, nell’Archivio Storico ital., tomo VI, Parte II, pag. 8.

Il Makkari, testo di Leyde, vol. II, pag. 184, dice in generale delle scorrerie del _Kaid-ibn-Maimûn_ sopra i Cristiani, e ch’egli stava in Almeria.

1137. Ne’ mari di Spagna, 22 galee genovesi inseguono le 40 di Gaito Maimone d’Almeria. Caffaro. _Ann. Januenses_, presso Muratori, _Rer. Ital. Scr._, tom. VI, pag. 259.

1159. _Mohammed-ibn-Abd-el-Azîz-ibn-Meimûn_, capitano dell’armata del principe almohade Abd-el-Mumen all’assedio di Mehdia, respinse l’armata siciliana venuta in soccorso del presidio. Il nome è ricordato dal Tigiani (Ms. di Parigi Supp. Arabe 911. bis, fog. 140 verso) aggiugnendo ch’ei fosse “di quella casa sì celebre di capitani navali”; ma queste parole mancano a lor luogo nella traduzione francese che fece sopra altro Ms. M^r. Alphonse Rousseau, della quale si veggano le pagg. 262, 264. Il fatto di Mehdia è raccontato dallo stesso Tigiani nello squarcio ch’io pubblicai nella _Biblioteca arabo-sicula_, testo pag. 402.

1161. Oberto Spinola, con 5 galee si presenta nel porto di Denia, dove Lupo, re di Spagna, gli paga 10,000 _marabot_ (moneta degli almoravidi) e gli concede libero il commercio. Caffaro, op. cit., pag. 267. Secondo Ibn-Khaldûn, Berbères, traduz. II, 207, _Lob_ (Lupo) _ibn-Meimûn_ era ammiraglio degli Almohadi in quel tempo. La pace fermata tra lui ed i Genovesi è attestata anco da un diploma del 1162, nel _Liber Jurium Reipubl. Januensis_, tomo I, pag. 210.

Si vegga anco, su i fatti de’ Beni Meimûn, il Gayangos, traduzione del Makkari, _Mohammedan Dynasties in Spain_, tomo II, pag. 547, nota. Non assento al dotto traduttore che cotesta famiglia fosse berbera, della tribù di Lamtuna. Mi pare piuttosto spagnuola e forse di origine cristiana. Meimûn era de’ nomi che i Musulmani solean dare a’ liberti.

[80] Valgano le autorità citate nella nota precedente sotto l’anno 1122. Si aggiunga Ibn-el-Athîr, anno 517, nella _Bibl. ar. sic._, pag. 282, il quale, senza dare il nome d’Ibn-Meimûn, dice saccheggiata Nicotra da un’armata degli Almoravidi.

[81] Ibn-el-Athîr, loc. cit.; _Baiân_, testo del Dozy, pag. 317 e della _Bibl. ar. sic._, 371, anno 516; Ibn-Khaldûn, _Storia dei Berberi_, testo, nella _Bibl. ar. sic._, pag. 487 e nella versione francese, II, 27; Tigiani, _Rehela_, testo nella _Bibl. ar. sic._, pag. 394 segg. e nella versione francese, pag. 245 segg.; Ibn-Abi-Dinar, testo, nella _Bibl. ar. sic._, pag. 536 e nella versione francese pag. 153. Cotesti scrittori, che visser tutti dopo il XII secolo, par abbiano compilata la guerra del 1123 sopra due o tre cronisti contemporanei e su le relazioni ufiziali delle quali si farà menzione. De’ Cristiani abbiam solo Guglielmo di Tiro, citato poc’anzi a pag. 378 in nota. L’Abate di Telese allude alle conseguenze di questa impresa, quando, nel raccontare fatti del 1127, ei dice: “_Cumque_ (_Rogerius_) _ad alias iterum occupandas insulas terrasque attentius persisteret, etc._” Presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 259.

[82] _Baiân_, Ibn-el-Athîr, Tigiani, Ibn-Khaldûn.

[83] Veggasi Romualdo Salernitano, anni 1121-1122, presso Muratori, _Rer. Italic._ Scr., tomo VII, pag. 183.

[84] Si veggano le condizioni della corte di Mehdia in questo tempo dal Nowairi, testo, nella _Bibl. ar. sic._, pag. 456.

[85] _Baiân_.

[86] Si confrontino Ibn-el-Athîr, il _Baiân_, e la Relazione ufiziale trascritta in parte dal Tigiani.

[87] Tigiani e Ibn-Khaldûn.

[88] Ibn-el-Athîr, _Baiân_, Tigiani. È notevole che il _Baiân_ dica delle _Kabile_ chiamate e degli _Arabi_ condotti. Evidentemente la prima denominazione indica qui gli abitanti antichi, arabi e berberi. Tigiani dice: le _Kabile_ di Arabi e altri. _Kabîla_ in arabico significa tribù.

[89] _Baiân_.

[90] _Relazione_, presso Tigiani.

[91] Ibn-el-Athîr, _Baiân_.

[92] Si vegga il nostro lib. I, cap. v, vij, pagg. 111, 112, 165 del 1º volume e il cap. ij del lib. V, pag. 81 del presente.

[93] Questo fatto non si ritrae da’ cronisti, ma da una kasîda d’Ibn-Hamdîs, scritta a bella posta dopo il caso di Dimas. Nella quale il poeta, vantando il conquisto musulmano della Sicilia e le scorrerie nelle quali i Musulmani avean prese le donne dei Rûm, continua:

“E Cossira, dove si veggono i teschi degli avi loro; i teschi de’ cui rottami è cosparso tuttora il terren brullo!”

[94] Così il Tigiani. E veramente il 21 luglio, secondo il calendario cristiano, cadde in sabato. Questo prova che l’autore seguito dal Tigiani abbia tenuto il conto civile dell’egira, non l’astronomico, che comincia un giorno innanzi. Ibn-el-Athir dice negli ultimi di Giumadi primo, senza specificare il giorno. Così anche il _Baiân_.

[95] Cotesto nome è dato dal _Baiân_ e dal Tigiani. La relazione ufiziale, co’ suoi vezzi di prosa rimata, dice “un’isola piena di _ahsau_.” Or, secondo i dizionarii, questo vocabolo è plurale di _hisâ_, o _husâ_ “acqua che s’infiltra nella sabbia, e la sabbia stessa:” mentre _huswa_, singolare di _ahasi_, vuol dire sorso o centellino. Il Quatremère nella versione francese di Makrizi, _Sultans Mamlouks_, tomo I, parte 1, pag. 19, nota 19, spiega, con moltissimi esempii, _hisa_ “puits creusé dans le sable.” Io ritengo che i due vocaboli siano stati usati promiscuamente, come sono simili le radici e vicino il significato, e che l’isolotto fosse stato detto _Ahasi_ per cagion de’ pozzi che vi si cavassero.

Più importante osservazione è che gli Arabi contemporanei abbian parlato di un isolotto, mentre or ve n’ha due. Trascuraron essi il minore: o ve n’era un solo che poi si è spezzato; oppure le sabbie n’han formato un altro dal XII secolo in qua?

Nella carta di Smyth, nuova edizione del 1860, sono segnati a settentrione del Capo Dimas i due isolotti Baltah, divisi dalla terra ferma per uno strettissimo canale di basso fondo. I medesimi, col nome di “Isole Sorelle,” si veggono nella bella carta del _Sahel_, ossia costiera tunisina, pubblicata dal sig. Enrico De Gubernatis, nel primo Fascicolo del Bollettino della Società geografica italiana, Firenze, agosto 1868. Nella carta si vede il tratto di costiera da Mehdia a Dimas, del quale noi parliamo nel testo; e le _Osservazioni_ aggiunte a pag. 245, del Bollettino, §7, danno l’odierna larghezza dello Stretto tra Dimas ed Ahasi.

[96] _Relazione._

[97] Il _Merâsid-el-Ittila’_, ediz. di Leyde, tomo I, 443, ricorda de’ luoghi di questo nome a Waset e ad Ascalona, e dice che esso significhi carceri. Si potrebbe supporre che il nome del Capo fosse venuto da alcun edifizio romano che era o pareva una prigione, poichè negli atlanti marittimi si vede il segno di antiche rovine sul lato settentrionale del capo. In Makrizi, _Mowâ’iz_, ediz. di Bulâk, tomo I, pag. 482, 483, è intitolata così una specie di navi. Questo vocabolo poi par derivato dalla lingua greca e congenere a _Dâmâs_ e _Dâmûs_ “volta sotterranea.” Nel dialetto siciliano, “dammusu” vuol dire “tetto a volta” ed anco “cella sotterranea di prigione.”

Secondo Ibn-el-Athîr, Dimas, terra murata, racchiudeva un castello posto in riva allo Stretto; poi ch’egli dice che i Cristiani aveano occupato il castello, e che i Musulmani lo assediavano.

[98] Tigiani.

[99] _Baiân_ e Tigiani.

[100] _Baiân_.

[101] _Baiân_ e Tigiani. Ma Ibn-el-Athîr dice che i Siciliani aveano assalita la terra di Dimas ed erano stati respinti dagli Arabi.

[102] _Relazione_.

[103] Tigiani porta l’occupazione del castello il terzo giorno dallo sbarco; il _Baiân_ a dì 28 giumadi primo, correggendosi il testo com’io ho fatto nella _Bibl. ar. sic._, pag. 371, nota 4. Il primo aggiugne che favorirono in questa fazione il nemico “alcuni Arabi corrotti da’ due capitani di Sicilia”. Secondo la _Relazione_ fu “un de’ ribelli tiranni Arabi” che, per colpo di mano, fece entrare i Cristiani nel castello. Ibn-Hamdîs, nel verso 25 della citata kasîda, esclama: “Lo comperarono (il castello di Dimas) e vendettero alcune anime (de’ loro) alla distruzione. Dimmi s’essi hanno perduto o guadagnato in tal baratto?”

[104] _Relazione_. In questo stesso documento, ridondante di figure, si dice degli assediati che “il fuoco li arse, che sembrava quel dell’inferno”. Se ne può dedurre che nell’assedio fosse stata adoperata la nafta.

Le tribù di Arabi che segnalaronsi in queste fazioni, secondo i versi 51 a 58 della citata kasîda, furon quelle dei Riâh, Dahmân, Zeid e Sakhr.

[105] Tigiani.

[106] _Baiân._

[107] Questo numero è dato dal solo Ibn-Abi-Dinar, compilatore moderno, ma esatto e non tanto rettorico. Forse trovavasi in alcuna delle relazioni ufiziali contemporanee; perocchè negli squarci serbati dal Tigiani si legge lo stesso numero di centomila, erroneamente dato, e forse per mero sbaglio di copista, al presidio cristiano del piccol castello di Dimas. Si vegga nella _Bibl. ar. sic._ la nota 5 della pag. 397.

[108] Ibn-Hamdîs, nella kasîda citata, verso 35, dice “molti provarono a riscattarsi dalla dura lor sorte con tant’oro quant’e’ pesavano; e l’oro non fu accettato!”

[109] _Baiân_, senza dire il motivo al quale io attribuisco la longanimità del governo zirita.

[110] Ibn-el-Athîr, porta la catastrofe il mercoledì 15 giumadi 2º; il _Baiân_ il 15 giumadi; Tigiani il mercoledì 14 giumadi. I fatti sono raccontati con poco divario in quelle tre opere. E lo stesso in Ibn-Khaldûn e Ibn-Abi-Dinar.

[111] L’è data da Tigiani. Ibn-el-Athîr fa menzione di questa _Busera_, “la grida” diremmo noi.

[112] Questa poesia, che manca nel Ms. di Pietroburgo, si legge in quello della Vaticana, pag. 127 della copia del prof. Sciahuan. La pubblicherò in appendice alla _Bibl. ar. sicula_.

[113] _Baiân_, testo, nella _Bibl. ar. sic._, pag. 382, e nella edizione del Dozy, pag. 317. Si vegga il cenno biografico di Abu-s-Salt, nella nostra Introduzione, vol. I, pag. xxxviij, n. IV. Ibn-Khallikân, quivi citato, riferisce che Abu-s-Salt andò a Mehdia il 506.

[114] Si vegga la pag. 378, in nota, anno 1127.

[115] Alessandro di Telese, presso Caruso, _Bibl. sic._, pag. 259. Il cronista dice che Ruggiero “si rammaricò del non aver saputo a tempo la morte del Duca.” Or noi ritraggiamo da Falcone Beneventano e da Romualdo Salernitano, che l’era seguìta il 20 luglio.

[116] Lettera di Ruggiero al conte di Barcellona e minuta della risposta che gli si richiedea; chè tal è di certo sendo scritta a nome del conte di Barcellona e data dal Palazzo di Palermo lo stesso giorno. La copia è cavata dall’Archivio regio di Barcellona, come si scorge dalla sottoscrizione dello archivario del tempo. Io la tolgo dalla Biblioteca comunale di Palermo, volume segnalo Q. 9. G. 1. ch’è de’ manoscritti di Antonino Amico il quale riportò di Spagna in Sicilia preziosissima raccolta di documenti storici. A questi due diplomi si riferì, al certo, il Di Biasi (_Storia del Regno di Sicilia_, libro VII, cap. xvi) chiamandoli “Monumenti tratti dal Regio Archivio”, senza dir di qual paese.

La data dal 1127 dell’Incarnazione, torna al 1128, poichè si tratta del mese di gennaio. Se pur non ci fosse per dimostrarlo la indizione 6ª, basterebbe il titolo di Duca di Puglia dato a Ruggiero, il quale nol potea prendere innanzi l’agosto 1127. Lascio da canto il mese di marzo, scritto per sbaglio, quando il XV. _Kal. februarii_ indica precisamente il gennaio. La _prossima state_ riferita alla 7ª indizione, mentre correa la 6ª, mi fa supporre usata qui per anomalia, l’indizione che si rinnovava il 25 marzo, di che v’ha esempii appo la stessa corte di Roma, nell’XI e nel XIIº secolo. Del resto, la cancelleria siciliana adoperava ordinariamente la indizione costantinopolitana. Ei non è verosimile che l’impresa fosse stata proposta per la state della 7ª indizione 1129, a capo, cioè, di 17 mesi dalla data del diploma.

Su i combattimenti che seguirono allora in Catalogna, si vegga il Surita, _Anales de la corona de Aragon_, lib. I, cap. xlix.

Or ecco i due diplomi:

I. Ego R (Rogerius) Dei gratia Princeps, et Dux Apuliae, Siciliae, et Calabriae Comes, concedo tibi Domino R (Raimundo) eadem gratia Comiti Barcinonensi, per honestissimos legatos tuos, videlicet Petrum Archidiaconum; et Raimundum, venientes ad nos Panormum, gratia (?) requirendi auxilium, et consilium propter guerras, et multiplices incursus Saracenorum in partibus Hispaniae, hanc subscriptam pactionem. Concedo tibi per securitatem baronum meorum, videlicet Roberti de Terona, et Roberti de Miliaco, quia si in praesentia legatorum meorum, videlicet Guilelmi de Pincinniaco, et Samsonis de Surda-valle, ad praesentiam tuam proficiscentium, iuraveris, infra octo dies eorum aduentus ad te, cartulas praesentes mearum pactionum, legatis tuis, vel legato, pro hoc negotio ad me venturis, vel venturo, iurabo quia in futura aestate septimae indictionis, in mense Julii, vel ante, galeas quinquaginta in servitium Dei, et auxilium exercitus, ad exercitum in Hispaniam, excepta occasione, quae propter hoc non sit reperta, mittam. Facta Panormi in palatio Domini Ducis, anno Dominicae Incarnationis M centesimo XXVII, Mense Martii (Januarii) XVº Kal. Februarij, indictione sexta.