Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III, parte I
id. Citeriore, Alessandria,
Monferrato). _Bivona_ (Girgenti). _Bibbona_ (Pisa). _Vicari_ (Palermo). _Biccari_ (Capitanata). _Briga_ [S. Stefano di] _Briga_ (Novara, Cuneo). (Messina). _Brolo_ (Messina). _Brolpasino_ (Cremona). Si ricordi anco _Broglio_. _Burgio_ (Girgenti). _Borgio_ (Genova). _Cammarata_ (Girgenti). _Camerata_ (Bergamo, Ancona). _Caronia_ (Messina). _Corona_ (Bergamo). _Castania_ (Messina). _Castana_ (Pavia); _Castano_ (Milano). _Chiaramonte_ (Siracusa). _Chiaramonti_ (Sassari); _Chiaromonte_ (Basilicata). _Cinisi_ (Palermo). _Cinisello_ (Milano). _Corleone_, anticamente _Coreglia_ (Lucca, Genova); Coriglione, (Palermo). _Corigliano_ (Calabria, Otranto). _Gagliano_ (Catania). _Gagliano_ (Abruzzo, Otranto). _Geraci_ (Palermo). _Gerace_ (Calabria). _Gravina_ (Catania). _Gravina_ (Bari). _Gualtieri_ (Messina). _Gualtieri_ (Reggio d’Emilia). _Mirabella_ (Catania). _Mirabella_ (Principato); _Mirabello_ (Cremona, Pavia, Alessandria, Monferrato, Milano, Molise). _Motta_ [due] (Messina, _Motta_ (Calabria Ulteriore 1ª e Catania). 2ª, Cremona, Novara [due], Capitanata, Pavia, Milano) [due]. _Novara_ (Messina). _Novara_ (Novara) [Piemonte]. _Palazzolo_ (Noto). _Palazzolo_ (Terra di Lavoro, Milano, Brescia, Novara); _Palazzuolo_ (Firenze). _Paternò_ (Catania). _Paterno_ (Principato, Calabria, Ancona). _Paderna_ (Alessandria). _Padernello_ (Brescia). _Paderno_ (Como, Cremona, Brescia, Milano). _Paterno_, villa e chiesa presso Firenze. _Pettineo_ (Messina). _Pettinengo_ (Novara). _Piazza_ (Caltanissetta). _Piazza_ (Massa e Carrara, Bergamo, Como). _Piazzatorre_ (Bergamo). _Piazzo_ (Torino, Bergamo [due]). _Piazzolo_ (Bergamo). _Sala_ [Paruta] (Trapani). _Sala_ (Como, Parma, Novara, _Sala_ [di Partinico] Bologna, Alessandria [due], (Palermo). _Sala_, antico Como, Principato). casale presso Sciacca. _Sambuca_ (Girgenti). _Sambuco_ (Firenze, Cuneo). _Sambughetto_ (Novara). _Saponara_ (Messina). _Saponara_ (Basilicata). _Scaletta_ (Messina). _Scaletta_ (Cuneo). _Scopello_ [Tonnara di]. _Scopello_ e _Scopa_ (Novara).
[493] Presso Gregorio, _Considerazioni_. lib. I, cap. III, nota 46. Il Francese è di _Limeuil_, nel Dipartimento della Dordogne (_Limoliensis_). Ho detto bresciano un Herbertus Braosensis (_Bressensis_?).
[494] Presso Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 771, 772. Tolceto era villa nel territorio dell’attuale comune di Nè, in provincia di Genova, come si vede dagli _Atti della Società Ligure di Storia patria_, vol. II, parte II, pag. 769. V’ha anco tra’ testimonii un Roberto di Sardevalle (o Surdavalle come si legge nel Malaterra, libro III, cap. XXX), il qual nome potrebbe tornare a Sordivolo in provincia di Novara. Guglielmo de Surdavalle è soscritto in un diploma del 1090, presso Spata, _Pergamene_, pag. 248.
[495] Presso Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 76.
[496] Presso Spata, _Pergamene_, pag. 266.
[497] Presso Gregorio, _Considerazioni_, lib. I, cap. V, nota 3, pag. LI, LII.
[498] I diplomi siciliani e napoletani del XII secolo e le Costituzioni di Federigo imperatore, provvedono severamente affinchè non solo i servi della gleba e i villani, ma anco i borghesi, non si partano dalla terra del signore.
[499] _Merûsid-el-Ittila’_, testo, all’articolo _Ankabord_. Ma Edrisi, _Géographie_, trad, di Jaubert, vol. II, pag. 118, 120, 261, 262, ristringe i limiti dalla parte di mezzogiorno; e Abulfeda conosce già le divisioni politiche dell’Italia, _Géographie_, trad. di M. Reinaud, pag. 36, 37 ec.
[500] Presso Muratori, _Rer. Ital. Script_., tom. IV, pag. 498.
[501] Eustathii Metropolitae Thessalonicensis, _De Capta Tessalonica_, edizione di Bonn, pag. 415. Eustazio scrive λαμῶαρδικοί e λογγιθάρδοι.
[502] Pietro Diacono, presso Muratori, _Rerum, Italicarum Scriptores,_ tom. IV, 518. Si vegga poi Costantino Porfirogenito, _De Themathibus_, p. 1462, e Muratori, _Annali d’Italia_, anno 1008.
[503] Presso Caruso, _Bibl. Sic_., de’ primi a p. 419, 444, 450, e de’ secondi a’ luoghi citati qui appresso. Si vegga anco Romualdo Salernitano, presso Caruso, op. cit., pag. 868.
[504] Presso Gregorio, _Considerazioni_, lib. I, cap. IV, nota 25. Il Gregorio non porta la data; ma la non può essere posteriore al 1153.
[505] Falcando e Romualdo Salernitano, presso Caruso, op. cit., pag. 440, 442, 443, 868.
[506] Falcando, presso Caruso, op. cit., p. 448, 462, 480, 481.
[507] Deca I, libro I, cap. VI, e libro X, cap. I e II, per Aidone; e per San Fratello, Deca I, libro IX, cap. IV, dove si legge _et Longobardorum, ut ex incolarum idiomate colligitur, oppidum_. E ciò conferma l’Amico, nel _Dizionario topografico_.
[508] Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 582, 588.
[509] Diploma dell’imperator Federigo, dato di Cremona il 20 febbraio 1248, (_Historia Diplomatica Friderici II_, tom. VI, p. 695) dal quale si vede che Corleone era stata conceduta molto innanzi a’ lombardi Oddone e Bonifacio de Camerano, e Scopello anche prima di Corleone.
[510] Questa opinione del dottissimo Tedoro Wüstenfeld, è sostenuta dal fatto che il nome di _Scopello_, non arabico al certo nè greco, si trova nella provincia di Novara in Piemonte e comparisce in Sicilia allo scorcio dell’XI secolo.
[511] Ho citate le sorgenti nella mia _Storia del Vespro Siciliano_, cap. II, edizione del 1866, vol. I. p. 18, 22.
[512] Continuazione di Saba Malaspina, presso Gregorio, _Biblioteca Aragonese_, tomo II, pag. 356.
[513] Op. cit., p. 358.
[514] Pag. 196 segg.
[515] Veggasi il cap. VI di questo Libro, p. 156 del volume.
[516] Si vegga l’albero genealogico pubblicato dal De’ Simoni, nella _Nuova Antologia_ di Firenze, settembre 1866. Un Oddone Bono, _marchese_, è segnato tra’ testimoni nel citato diploma del 1095, presso Pirro, _Sicilia Sacra_, p. 76; e Bono, marchese, feudatario nelle vicinanze di Corleone, è nominato nello stesso diploma. Probabilmente un Oddone de’ marchesi di casa aleramica, soprannominato il Buono.
[517] Si scorge da’ diplomi del 1094, 1114 e 1136, presso Pirro, _Sicilia Sacra_, p. 75. 1177 e 1156, e del 1113, presso Gregorio, _Considerazioni_, libro I, cap. V, nota 20.
[518] Alessandro Abate di Telese, Libro II e III, presso Caruso, _Bibl. Sic._, p. 266, 293.
[519] Alessandro Abate di Telese, loc. cit. Falcando, presso Caruso, op. cit., p. 413, 417, 418. Si vegga anche un diploma di questo conte Simone, dato il 1147, nel quale sono testimonii due di Piazza, presso Lünig, _Cod. Ital. Dipl_., tomo II, pag. 1639.
[520] Pagina 223.
[521] Bonifazio d’Incisa, cugino carnale di Arrigo e di Adelaide contessa di Sicilia, come si scorge dall’albero aleramide pubblicato dal De’ Simoni, _Nuova Antologia_, settembre 1866; e Arrigo d’Incisa nominato il 1186, presso Moriondi, _Monumenta Aquensia_, vol. II, p. 348. Arrigo d’Incisa combattente nella battaglia di Ponza, secondo Speciale citato da me nel _Vespro Siciliano_, cap. XVIII, tomo II, p. 160 dell’edizione 1866. Giovanni ed Aloisio d’Incisa, feudatarii al principio del XIV secolo, presso Gregorio, _Biblioteca Aragonese_, tomo II, pag. 468; e Simone d’Incisa nominato in documenti del 1309, 1317, 1319, nel Tabulario della Cappella Palatina di Palermo, pag. 97, 103, 109, 113.
[522] Un diploma del 1157, presso De Meo, _Annali del Regno di Napoli_, sotto quell’anno, è dato da “_Albertus, Dei et Regis gratia Comes de Gravina, filius et heres Bonifacii, marchionis_“. Debbo al dottissimo Teodoro Wüstenfeld, lodato di sopra, questa ed altre citazioni fatte sugli Aleramidi e molte altre che tralascio, come non necessarie al mio argomento.
[523] Si confronti ciò ch’egli dice di Nicosia e di Aidone e San Fratello ne’ luoghi citati di sopra.
[524] Catania 1857, in 8º. Si vegga la Prefazione, p. 47 e seg., e i canti di San Fratello e Piazza, p. 332 seg.
[525] Lettera indirizzatami dal professore Angelo De Gubernatis, pubblicata nel _Politecnico_ di Milano, giugno 1867, pag. 609, segg.
[526] Secondo i quadri delle entrate e spese de’ Comuni italiani nel 1858, pubblicati il 1863 nella Rivista dei Comuni, Caltagirone possedea, tra fitti di terre e canoni, con una popolazione di
24,417 anime, L. 313,558 Palermo 194,463 » » 236,215 Messina 103,324 » » 95,609 Catania 68,810 » » 38,523
Notisi esser compresi in cotesti patrimonii i beni urbani, che sono molto maggiori nelle grandi città che nelle piccole, e che non risalgono di certo all’XI e XII secolo.
[527] Un diploma di Guglielmo I, dato il 1 maggio 1160, attesta che i fedeli uomini di Calatagerun avessero comperate dal re Ruggiero e da Guglielmo stesso, le terre dette di Fatanasino e di Iudica per 40,000 tarì di Sicilia, Pergamena del Municipio di Caltagirone, della quale io ho una copia. È citato anco ne’ ricordi municipali un diploma del 1 settembre 1143, il quale, da quanto ne so, or è perduto.
[528] Secondo i quadri ch’io ho testè citati, vien dopo Caltagirone e Palermo, la città di Mistretta, con una popolazione di 10,638, ed un patrimonio territoriale di L. 102,926, e immediatamente dopo Messina, occorre Nicosia, popolazione 14,731, e patrimonio L. 89,783.
[529] Fazzello, Deca I, libro X, cap. 2; Amico, _Dizionario topografico della Sicilia_, alla voce Caltagirone; Aprile, _Cronologia universale della Sicilia_ p. 64 seg., 91 seg. A rincalzare la tradizione, era citato un diploma che non si ritrova, e una lapide del campanile di San Giorgio, che più non esiste.
[530] Si vegga il cap. VI di questo libro, p. 153 del volume, nota 1. Debbo le notizie locali, le copie e fac-simile del diploma del 1160, e d’un altro del 1201 e quella della _Cronica di Camopetro_, al signor avv. La Rosa di Caltagirone, che mandolle nel 1847 in Parigi al barone Friddani, il quale le avea richieste per me.
[531] Testo, nella _Biblioteca Arabo-Sicula_, p. 55, e presso Gregorio, _Rerum Arabicarum_, p. 120.
Una montagna che sta di faccia a Caltagirone a tre o quattro miglia, si chiama tuttora _Cansaria_ e l’è nominata Ganzaria, Chanzaria, e Cancheria, ne’ diplomi dal XIII al XV secolo. Lo scambio di _Hisn_ in _Kala’t_ non fa specie. La seconda parte del nome topografico, _gerun_, come la si legge nel diploma del 1160, senza la declinazione latina, esclude com’e’ parmi l’etimologia di _girone_ o altro vocabolo nostrale, e porta piuttosto a credere che i coloni italiani venuti a porsi presso la Kala’t-el-Khinzarla, abbiano mantenuto il nome arabico di qualche antico castello, ritrovo de’ _ginn_ (demonii) mutando la _n_ in _r_. Può darsi anco che gli Arabi a lor volta, avessero trasformato in quel vocabolo qualche derivato di Gela, come Gelonum (castrum). Gela sorgea, com’e’ pare, a poche miglia di distanza.
[532] Pirro, _Sicilia Sacra_, p. 618 e 622, dove è stampato: _Ecclesias Calatageronis et quae sunt in territorio ejusdem cum pertinentiis suis._
[533] L’Inveges, nella _Carthago Sicula_, non ne dà notizie degne di fede.
[534] Si veggano i diplomi del 1094 e 1095, citati poc’anzi a p. 221.
[535] Si vegga la nota a p. 220.
[536] Falcando, presso Caruso, _Bibl. Sicula_, p. 423 seg. infino a 442.
[537] Falcando, op. cit., p. 415, dice de’ Baresi frequenti in Palermo.
[538] _Considerazioni_, libro II, cap. vij, p. 165. Il professor Diego Orlando nell’opera intitolata _Il Feudalismo in Sicilia_, Palermo, 1847, in-8, cap. XIV, nota 43, pag. 282, ha dimostrato questo errore del Gregorio con alcune delle autorità ch’io verrò citando.
[539] Si veggano in questo stesso libro i cap. II, III, VI, p. 69, 74, 95, 100, 153, del presente volume, e soprattutto le narrazioni di Amato, citate nel nostro, cap. IV, pag. 119, 120, 121, 129, 132.
[540] Una legge attribuita a Guglielmo, Libro III, titolo xxxiv (_Historia Diplomatica Friderici II_, tomo IV, p. 142), prescrive che gli schiavi (_servos et ancillas_) fuggitivi fossero resi ai padroni loro o consegnati al bajulo; e un’altra di Federigo, libro III, titolo xxxvj, p. 143, li chiama _mancipia_, spiegando più particolarmente il detto provvedimento. Per una legge delle _Assisae_, nello stesso volume, p. 227, è vietato tra le altre cose che alcun giudeo o pagano (cioè musulmano), comperi _servum christianum_, o lo tenga sotto qualsivoglia pretesto. Si veggano anche i _Fragmenta juris siculi_, pubblicati dal Merkel, _Commentatio_, Halis, 1856, pag. 18, 20, 34.
[541] Diploma inedito della Chiesa di Catania.
[542] Il testo greco di questo diploma, serbato oggi nello Archivio regio di Palermo, è stato pubblicato dal sig. Spata, _Pergamene_, p. 215 seg.
[543] Presso Pirro, _Sicilia Sacra_, p. 976 e 1008.
[544] Diploma del 1114, presso Pirro, op. cit., p. 1004.
[545] _Regii Neapolitani Archivii Monumenta_, volume V, nº 497 e 510, p. 249, 278, i quali si leggono anco nella vita di S. Brunone, Acta Sanctorum, tomo III di ottobre, come abbiamo accennato nel cap. VII del presente libro, p. 487, nota 2 di questo volume.
Gli editori laici di Napoli non mettono in forse l’autenticità di cotesti diplomi; gli ecclesiastici di Anversa la sostengono con gran calore; ed io non avendo sotto gli occhi quelle scritture, non posso, così senz’altro esame, dichiararle false. Pure ho gravi sospetti. Il fatto principale è un sogno miracoloso, raccontato con troppi particolari; e lo scioglimento del nodo, una larghissima donazione al monastero di San Brunone. Oltre a ciò il primo di cotesti diplomi dà il titolo del conte Ruggiero con formole insolite, e il secondo è dato di giugno, Xª indizione 1102, in Mileto “nella camera dove giaceva infermo il conte,” quando si sa ch’egli era morto il 22 giugno IX indizione 1101. Quella stessa qualità mista di _servi_ e _villani_, della quale non si conosce altro esempio, accresce i dubbii.
In ogni modo, i diplomi se non falsi, sono di certo anomali, scritti da cappellani del conte fuor dagli usi cancellereschi e non fanno grande autorità in una quistione di Dritto pubblico.
[546] Falcando, presso Caruso, _Bibl. Sic._, pag. 458.
[547] Diploma arabico, inedito e senza data, della Chiesa di Cefalù. Facendovisi menzione dei _dinâr_ di Abd-el-Mumen e dei _roba’i_ ducali di Sicilia, par che torni alla metà del XII secolo.
[548] Si vegga il cap. IV di questo libro, p. 107, del volume, intorno i prigioni di Bugamo.
[549] Presso Pirro, _Sicilia Sacra_, p. 771.
[550] Morso, _Palermo Antico_, documento nº VI, p. 344, diploma della prima metà del XII secolo.
[551] _Constitutiones Regni_ ec., libro III, titolo ij, iij, p. 162, 163, e più esplicitamente nelle _Assisae_, stesso volume, p. 232, _Rescriptum pro Clericis_. Era vietato in generale ai vescovi di ordinare sacerdoti de’ _villani_, senza permesso dei Signore; ma si spiegava così, che il divieto fosse assoluto (tolto il caso di estremo bisogno) pei villani obbligati a servire, _intuitu personæ, ut sunt adscriptitii et servi glebæ et alii hujusmodi_, ma che i vincolati _respectu tenimentorum vel aliquorum beneficiorum_, poteano rinunziare a que’ beni e farsi chierici.
[552] Diplomi presso Pirro, _Sicilia Sacra_: del 1091, p. 521, del 1093, p. 695, del 1094, p. 771, del 1134, p. 976, oltre quelli citati di sopra e moltissimi altri. In uno del 1083, a p. 1016, si legge _villicos_.
[553] Diplomi, ne’ _Regii Neapolitani Archivii Monumenta_, tomo V: del 1087, p. 117; del 1092, p. 140; del 1126, p. 521 ec.
[554] Diplomi greci dell’archivio di Palermo, pubblicati dal sig. Spata, _Pergamene_, ec.: del 1101, p. 192; del 1112, p. 234; del 1116, p. 242; del 1136, p. 265; diploma del 1143, nel Tabulario della Cappella Palatina di Palermo, p. 14; e un altro arabo-greco del Monistero di Morreale, inedito, dato il 1151. La stessa voce occorre in parecchi diplomi greci del Napoletano, pubblicati dal Trinchera, _Syllabus_, ec. del 1130, a p. 139; del 1154, a p. 199, del 1165, a p. 219, risguardanti alcuni monasteri di Calabria.
[555] Diplomi arabi inediti del 1145 (Chiesa di Morreale); 1177? (Chiesa della Magione in Palermo); 1178 e 1183 (Chiesa di Morreale).
[556] Diplomi greci, presso Spata, _Pergamene_, ec., del 1099, rinnovato il 1114, p. 237; del 1101, p. 192; del 1116, p. 242; del 1123, p. 409. Occorre anco lo stesso nome generico in un diploma greco del 1098, pubblicato dal Buscemi, nella _Biblioteca Sacra_, vol. I, Palermo, 1832, in 8º, p. 212, la cui traduzione latina si ha dal Pirro, _Sicilia Sacra_, p. 293; e nel diploma arabo-greco del 1151, citato nella pag. prec., nota 4. E similmente nei diplomi greci del Napoletano, per esempio uno del 1145, presso Trinchera, _Syllabus_, p. 182, ed un altro dello stesso XII secolo, op. cit., p. 557. Non occorre citare i diplomi latini.
[557] Diploma greco-arabico inedito, del 1095, appartenente alla Chiesa di Catania, nel quale il ruolo dell’_Ahl-Liagi_ (gente di Aci), è tradotto Πλάτια τῶν αγαρηνῶν τοῦ Γιάκιου (Ruolo degli agareni di Aci); ed un altro anche greco-arabico della medesima data, appartenente alla Chiesa di Palermo e contenente una donazione di uomini, buoi e terre, fattale dal conte Ruggiero, dove al vocabolo αγαρήνοι risponde anco l’arabico _rigiâl_, ed in una spedizione latina, presso Pirro, _Sicilia Sacra_, p. 76, il vocabolo _villani_. Il nome _agareni_ occorre in molti diplomi latini.
[558] Si veggano le rubriche de’ diplomi del 1143 e 1149, presso Mortillaro, _Tabulario della Cattedrale di Palermo_, p. 23 e 30. Occorre tal voce sovente nei diplomi greci del Napoletano, pubblicati dal Trinchera, _Syllabus_: del 1136, p. 155 (relativo alla Sicilia); del 1145, p. 182, con la variante υελλάνοι; del 1188, p. 297 idem; ed un altro senza data, ma del XII secolo anch’esso, con lo errore υιλλάνη. Veggasi anche Ducange, _Glossario greco_, il quale alla voce Βελλάνος cita un diploma del conte Ruggiero.
[559] Presso Trinchera, _Syllabus_, p. 557, nº XVI dell’appendice.
[560] Diplomi arabici del 1150 e 1154, appartenenti alla cattedrale di Palermo, dei quali ho avuta copia dal professor Cusa, e il secondo fu pubblicato mediocremente dal Gregorio, _De Supputandis_, ec., p. 34 seg. e dal Caruso, nella _Biblioteca Sacra_, vol. II, Palermo, 1834, p. 46. Diploma arabico del 1169, appartenente alla stessa cattedrale di Palermo, del quale ho copia per cortesia del lodato prof. Cusa. In quest’ultima copia veggo la lezione _Kh.. r.. sc_ in luogo di _H.. r.. sc_ (lettere 7, 10, 13, in luogo delle 6, 10, 13, dell’alfabeto arabico). Non par verosimile che fosse stata adoperata una traduzione della voce _rusticus_ (_heresc_ significherebbe ruvidezza). Chi voglia vedere le conghietture del Gregorio e del Tychsen su questa e su la voce _mils_ o _mels_ del medesimo diploma, legga la nota a alla pag. 36 del _De supputandis_.
[561] Diploma latino del duca Ruggiero figlio di Roberto, dato di agosto 1086, presso Pirro, _Sicilia Sacra_, p. 74, 75; Diploma del vescovo di Catania, dato di settembre 1114, il quale rilasciava al monastero di Santa Maria in Josaphat di Paternò la decima sopra i _rustici Saraceni_, donati a quello dal conte Arrigo.
[562] Ducange, _Gloss. lat._: Rustici, Coloni, Glebæ adscriptitii ec., Rustis.
[563] Secondo la Costituzione, libro III, titolo 60, era vietato di far giudice o notaio _qui vilis conditionis sit, villanus aut angarius forsitan, filii clericorum spurii, aut modo quolibet naturales_.
[564] _Considerazioni_, libro II, cap. vij, p. 168. Più evidentemente dimostrasi il significato generico della voce _rustico_ nelle Assise del regno di Sicilia, pubblicate dal Merkel, Halis, 1856; dove a pag. 17, titolo III, si raccomanda a tutti i signori di usare umanamente co’ loro soggetti: _cives, burgenses, rusticos, sive cujuscumque professionis homines_; e non si fa motto di villani, angarii ec. Contro il suo solito, il Gregorio non cita alcun diploma in questa delicata investigazione; contentandosi di porre in nota parecchi luoghi delle Costituzioni, dove occorrono i vocaboli _rustico_ e _villano_, nei quali luoghi ei credette ritrovare «le classi tutte in cui fu distribuita la nazione siciliana e quale differenza tra esse passasse». (_Considerazioni_, vol. II, p. 70. Nota 8 del cap. vij.)
Ma le Costituzioni, in primo luogo, promulgate in Melfi il 1231, non furono dettate esclusivamente per la Sicilia. Sendo comuni a tutte le province che ubbidivano a Federigo nell’Italia meridionale, ricordano varie denominazioni di classi inferiori che usavansi qua e là in luoghi usciti, qualche secolo o due secoli innanzi, da dominazioni molto diverse.
In secondo luogo, le Costituzioni non sono mica un codice sistematico e compiuto, nel quale tutti i diritti si trovino esposti in bell’ordine; ma bensì una raccolta di alcune leggi; confusa raccolta di leggi, di principi diversi, e tempi diversi dello stesso principe. Non vi sì può dunque supporre _a priori_, nè in fatto vi si nota, una tale precisione di linguaggio che le stesse cose sieno sempre designate con gli stessi vocaboli.
Or questo appunto presuppose il Gregorio, quand’ei conchiuse che in Sicilia i rustici fossero diversi dai villani; perchè gli uni erano nominati nelle leggi, libro I, titoli x, xxxiij; II, titolo iij; III, titolo xiiij e gli altri nelle leggi lib. II, xxxij; III, titoli ij, vj. Nè egli considerò che il titolo xxxij del libro II rassegnava per vero ogni classe di persone; onde se vi mancano i _rustici_, son da tenere designati dalle altre classi che vi si leggono, cioè _angarii_ e _villani_; o, per dir meglio, che _rustici_ significasse genericamente i villani, gli ascrittizii e i servi della gleba, più particolarmente nominati nei titoli ij e iij dello stesso lib. II. In vero non poteano essere trascurati i villani nella legge contro l’asportazione delle armi, lib. I, titolo x; nè i rustici trascurati nel novero delle classi ammesse alle testimonianze contro baroni, ovvero escluse, lib. II, titolo xxxij; oppure dimenticati nella legge che ammettea i villani alla successione ne’ beni tenuti in demanio, lib. II, titolo x.
Nè regge l’altro ragionamento dell’illustre pubblicista siciliano, che i rustici fossero diversi da’ villani, perchè le costituzioni stabilivano una _composizione_, come diceasi nelle leggi barbariche, per gli uni e non per gli altri: onde gli tornava che i villani non avessero persona, giuridicamente parlando. Perocchè _composizione_ era il prezzo del sangue, maggiore secondo il grado, e favoriva quindi gli uomini in ragion diretta della altezza del grado loro; ma di ciò non tratta alcuna delle Costituzioni di Federigo. Queste al contrario ammettono la gradazione delle persone per aggravare la pena secondo l’altezza: onde il borghese dovea pagare più che il rustico, il milite più che il borghese, il barone che il milite, e il conte che il barone. La ragione stessa è seguita nel fissare la taglia per la cattura dei fuorusciti; dove sono nominati i rustici e non i villani: nè può presumersi che il legislatore abbia voluto assicurare l’impunità a’ banditi servi della gleba, sopprimendo la taglia per loro.
Io non so poi dove il Gregorio abbia letto che le testimonianze de’ villani fossero ammesse contro rustici e borghesi. La costituzione ch’egli cita non ne fa menzione, nè allude a questo; nè alcun’aura io ne trovo che prevegga il caso; ond’è probabile sia corso qualche errore di stampa, sia nel testo del Gregorio, sia nella nota.
Finalmente è da considerare che il Gregorio stesso, ponendo i rustici in condizione diversa dai villani, non era ben certo in che differissero dai borghesi; e, per dir pure qualcosa, proponeva il supposto che il medesimo ordine sociale si chiamasse dei borghesi nelle città e de’ rustici nelle campagne. Distinzione al tutto arbitraria; la quale in ogni modo non proverebbe la esistenza d’una classe di mezzo tra i borghesi e i villani.
Il professor Diego Orlando, fin dal 1847, dimostrava l’errore del Gregorio col mero confronto delle Costituzioni, nell’opera intitolata _Il Feudalismo in Sicilia_, Palermo, in-8, cap. XIV, nota 32, pag. 275.
Non tacerò che in due diplomi dello Archivio di Napoli, la voce _rustico_ sembra perfetto sinonimo di _borghese_. Si leggono entrambi nel quinto volume dei _Regii Neapolitani Archivii monumenta_, (Napoli, 1857) sotto i numeri 477 e 494, pag. 203 e 245. Nel primo de’ quali, dato del 1091, si vieta di molestare il monastero di San Brunone presso Stilo, a chiunque, stratigoto o vicecomite, _rusticus aut miles, servus aut liber_: e nell’altro dato il 1098, accennando a certi richiami dei _Veterani Squillacenses_ relativamente ai limiti del territorio conceduto a San Brunone, si conchiude che vedendo, _rusticorum causam contra fratres nil juris obtinere_, è data la decisione a favor del monastero. Ma questo solo esempio non varrebbe contro il ritratto delle Costituzioni. Quand’anco non cadessero su i primi documenti del monastero di San Brunone que’ gravi dubbi che abbiamo notati di sopra, si potrebbe supporre idiotismo locale quel significato della voce rustici, ovvero neologismo del cappellano del conte Ruggiero, uomo probabilmente straniero, che scrisse i diplomi, se autentici; o del monaco, anch’egli straniero, che li fabbricò dopo, se falsi.
[565] Gregorio, _Considerazioni_, lib. II, cap. vij, pag. 167. Si veggano in Ducange, _Glossar. lat._, le voci Angaralis, Angarea, Angariae, Angariales, Angariarius, Angarii.
[566] Gli Angarii citati nelle _Costituzioni_, lib. II, titolo xxxij; III, x, ix; sono ragguagliati a’ villani. Ne’ diplomi napoletani si dice di angaria dovuta da villani (Trinchera, _Syllabus_, pag. 300, 334, 558, 559, dipl. 1188, 1198.) E nei siciliani si veggon chiese e monasteri liberati da prestazioni ed angarie (Spata, _Pergamene greche_, dipl. 1117, pag. 247; dipl. 1171, pag. 273, 275); ma non comparisce in Sicilia alcuna classe denominata _angarii_.
[567] Si vegga il lib. IV, cap. xj, pag. 398, 399 del secondo volume.
[568] Dei tre primi diplomi ho le copie mandatemi dal prof. Cusa; ed uno fu pubblicato, in parte e male, dal Gregorio, _De supputandis_, ec., pag. 34. Il quarto è stato stampato da M. Des Vergers, con traduzione francese e comento, nel _Journal Asiatique_, ottobre 1845, pag. 313 segg.; ed io ne detti una versione nell’_Archivio Storico Italiano_, tomo IV, appendice, pag. 49 segg. L’eruditissimo editore sbagliò supponendo _ascrittizii_ gli uomini di cui si tratta; e sbagliai anch’io seguendolo in questa interpretazione e nella lezione _Mils_ in luogo di _Maks._
[569] Oltre la spiegazione che troviamo nel _Kamûs_, tradotta in parte nel Dizionario di Freytag, il significato della voce _Maks_ si scorge nei seguenti testi arabi: _The Travels of Ibn-Jubair_, ediz. Wright, pag. 52, 53, 66; _Ibn-el-Athiri, Chronicon_, ediz. Tornberg, tomo XII, anno 604, pag. 183; _Annales Regum Mauritaniæ_, ediz. Tornberg, pag. 88; Makrizi, _Mewâ’is_, ediz. di Bulâk, tomo II, pag. 121; Abu-l-Mehâsin, _Annales_, ediz. _Juynboll_, tomo II, pag. 286. Si vegga anche Sacy, _Memoires sur le droit de proprieté en Egypte_, nelle _Mémoires de l’Académie des Inscriptions_, tomo V, pag. 64; lo stesso, _Chrèstomathie Arabe_, 2ª ediz., tomo I, pag. 172; tomo II, pag. 60, 84, 168; e Quatremère, _Sultans Mamlouks_, di Makrizi, tomo II, parte ij, pag. 97. In cotesti passi _Maks_ talvolta significa contribuzioni indirette.
[570] Si veggano quelle diverse voci nel Ducange,_ Gloss. latino_. Molti esempii forniscono di questa classe di uomini, i diplomi latini e greci del Napoletano; quelli, per esempio, degli anni 932, 975, 1054, 1080, 1082, 1096, nei _Regii Neapolitani Archivii Monumenta_, tomo I, pag. 63, 239; tomo V, pag. 8, 97, 114, 165; e presso Trinchera, _Syllabus_, diplomi del 1097, 1145, 11... pag. 81, 182 segg. 559, _et passim_. Gli stessi provvedimenti delle Costituzioni che richiamavano i fuggitivi dalle terre del demanio, e il citato diploma di Morreale del 1183, confermano la frequentissima fuga dei villani che andavano a stanziare, da commendati, in altri luoghi.
[571] Sono sì frequenti coteste concessioni de’ villani co’ beni loro, che non occorrerebbe quasi di citarne i testi. Per accennarne alcuno, noterò i diplomi greci del 1098, da Buscemi, nella _Biblioteca Sacra_, vol. I, Palermo, 1832, pag. 212; del 1101, 1112 e 1146, presso Spata, _Pergamene_, ec. pag. 192, 234, 242; del 1143, nel _Tabulario_ della cappella Palatina di Palermo, pag. 14; del 1136, presso Trinchera, _Syllabus_, pag. 155; la traduzione latina d’un diploma greco del 1096, presso Pirro,_ Sicilia Sacra_, pag. 382, per lo quale il conte Ruggiero donava, con molti altri beni, al novello vescovo di Messina: _in Oliverio villanos centum et terras et tenimenta quæ ibi habitantes prius tenebant_.
[572] Diploma arabico-greco, inedito, del 20 febbraio 1095, appartenente alla chiesa di Catania, il quale contiene la platea dei villani di Aci. Si vegga anche in Trinchera, _Syllabus_, pag. 182, segg. il diploma, che contiene la dotazione del vescovado di Squillaci. Il conte Ruggiero concedea al vescovo tra le altre cose, di ricettare ne’ suoi poderi de’ villani estranei “purchè non fossero ne’ privilegi di lui, nè de’ suoi baroni.”
[573] Diploma del 1095, due del 1144 e due del 1145; tutti arabo-greci appartenenti alle chiese di Catania e di Morreale e all’Archivio regio di Palermo, citati di sopra.
[574] Si vegga la pagina 244, e si confronti il tit. III, lib. vij, delle Costituzioni ec.
[575] Il Gregorio pubblicò, _Considerazioni_, lib. II, cap. vij, nota 4, l’atto di riconoscimento di un villano di Collesano in data del 1279, scritto in latino. Uno simile ed assai più importante, scritto in arabico e com’io credo nel 1177 (v’ha l’_’alama_ di Guglielmo il Buono e il riscontro del mese di Rebi 1º con agosto, perciò un de’ tre anni 1177-8-9) si conserva nel reale Archivio di Palermo. I figli di Musa Santagat, da Menzil Jusuf (Mezzojuso) confessano sè essere _uomini di Gerâid_ dell’abate Tabat, e promettono di star sempre nella obbedienza della chiesa; e l’Abate loro perdona, pone sopr’essi la _gezia_ di trenta _rob’ai_ all’anno e il canone di 20 _Modd_ di grano e 10 di orzo. Essi infine pregano l’Abate di permettere che soggiornino dovunque loro aggradi.
[576] Abbiamo dimostrato poco fa, pag. 239, che si debba anco intendere de’ villani ciò che il Gregorio dice de’ rustici.
[577] _Costituzioni_, lib. III, tit. X. Cf Gregorio, _Considerazioni_, lib. II, cap. vij, pag. 167.
[578] _Considerazioni_, lib. II, cap. vj, pag. 140, 141, 142, e cap. vij, pag. 166-167.
[579] Un diploma del conte Ruggiero, dato, com’e’ pare, del 12 febbraio 1095, e scritto in greco, se non che i nomi degli uomini (_rigiâi_) sono in arabico, concedeva alla chiesa di Palermo settantacinque _agareni,_ undici buoi, e dei poderi ne’ territori di Giato, Corleone e Limona; dovendo gli Agareni pagare alla chiesa, per_ doma_, in inverno 750 tarì e altrettanti in agosto, con 150, _mudd_ di frumento e 150 d’orzo. Ogni villano così dava in ogni anno 20 tarì, due salme di frumento e due d’orzo e nulla più. Si avverta che la spedizione latina del medesimo diploma presso Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 76, non contiene i particolari delle prestazioni. Una pessima traduzione latina del testo greco, si legge presso il Mongitore, _Bullae_, ec. _Panormitanæ Ecclesiæ_, pag. 13, opera del gesuita Giustiniani da Scio, il quale, tra le altre cose, tradusse _laudemium_ la frase λογοῦ δόματος. Pieno anco di errori il testo pubblicato dal Mortillaro, nel _Tabulario della cattedrale di Palermo_, pag. 8 segg.
Non cito qui il diploma del 1093, presso Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 695, per il quale furono conceduti al vescovo di Girgenti 400 villani col casale, _Cathal. in quo frumenta_, etc., poichè il testo iui par sì corrotto da non potervi far assegnamento; nè ha chiarita quella dubbia lezione il Gaglio, negli _Opuscoli di Autori siciliani_, tom. IX.
La voce δόμα occorre anco in un diploma greco di Sicilia del 1192, presso Spata, _Pergamene_, pag. 306, e in tre diplomi greci della estrema Calabria del 1188, 1198 e 11.., presso Trinchera, _Syllabus_, pag. 300, 334 e 557, col significato di tributo principale, diverso dalle angarie e dagli altri pesi che sopportavano i villani: tributo personale, senza dubbio, poichè talvolta si pagava ad altro signore che quello del luogo ove attualmente soggiornasse il villano. Il sig. Spata ha tradotto vagamente _esazione_, e il sig. Trinchera, con troppa precisione, _jus hospitii_. Ma quella voce nel greco dei bassi tempi valea _dono_; come si scorge da’ luoghi del Nuovo Testamento, delle Basiliche e di altri scritti del medio evo, citati nel_ Thesaurus_, edizione Hase, Parigi, 1833, tomo I, col. 1642. Non sarebbe stato vezzo nuovo di chiamar così un’odiosa imposizione.
[580] _The Travels of Ibn-Jubair_, testo edito dal Wright, pag. 328, 336, 344. Il testo di questo squarcio si vegga anco nel _Journal Asiatique_, dicembre 1845, p. 509, 520, 531; la versione francese ivi a p. 538 e in gennaio 1846 pag. 81, 202, e la versione italiana nell’_Archivio Storico Italiano_, vol IV, Appendice nº 16, pag. 34, 40, 46.
[581] Si vegga il lib. II, cap. 12, pag. 475 del 1º volume.
[582] Qui innanzi a pag. 246, nota 3, e il diploma del 1095 a pag. 247, nota 3.
[583] In questo atto del 1177 i tre villani venuti a riconoscere l’autorità del signore, sono tassati di trenta _roba’i_ in ciascun anno solare, per _gezie_, 20 _modd_ di frumento e 10 d’orzo.
La moneta d’oro detta in arabico _roba’i_ e in greco e latino _tarì_, pesava poco più di un grammo, donde tornava in valor di metallo a tre franchi e mezzo in circa. Si vegga il lib. III, cap. xiij, pag. 457 a 460 del secondo volume.
[584] Veggansi tutti i diplomi latini e greci, nel Pirro _Sicilia Sacra_; Spata, _Pergamene,_ ec. e gli inediti che è occorso di citare nel presente capitolo.
[585] Nel diploma greco del 1188, presso Trinchera, _Syllabus_, p. 300, i pesi de’ villani sono specificati: δόματα καὶ ᾶγγαρὶας καὶ καννίσκια, _doni_ (ossia il tributo) _angarie e regalucci_; e lo stesso notasi con poco divario nei diplomi del 1198 e 11..., pag. 334, 557.
[586] Si vegga qui innanzi pag. 213.
[587] Diploma del 1150, di Lucia di Cammarata, presso Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 801.
[588] Diploma del 1188, presso Trinchera, _Syllabus_, pag. 297.
[589] Diploma del 1262, presso Gregorio, _Considerazioni_, lib. II, cap. vj, nota 19.
[590] _Considerazioni_, lib. II, cap. vj, pag. 135 segg.; cap. vij, pag. 169.
[591] Si vegga su la significazione del vocabolo _rustici_ la pag. 239 del presente capitolo.
Borghesi eran detti i cittadini di Palermo, (Gregorio, _Considerazioni_, lib. II, cap. vij, nota 10) di Morreale, (Gregorio, op. cit., lib. I, cap. iv, nota 19) del casale di Sinagra, (Gregorio, op. cit., lib. II, cap. vj, note 18, 19) di Siracusa, (Diploma del 1172, presso Spata, _Pergamene_, pag. 442) del territorio di Santa Maria in Cammarata, (Diploma del 1150 presso Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 801) e di Oppido in Calabria (Diploma del 1188 presso Trinchera, _Syllabus_, pag. 297).
[592] Presso Caruso, _Bibl. Sic._, pag. 475.
[593] Re Ruggiero vietava a’ bajuli di molestare gli abitatori Lombardi di Santa Lucia che avessero pagato il diritto di marineria, di esigere da loro angarie, ajutorii e fin anco l’erbatico per le loro greggi; e prescrivea fossero liberi come i Lombardi di Randazzo: presso Gregorio, _Considerazioni_, lib. I, cap. iv, nota 25. Nello stesso capitolo quarto sono particolareggiati gli antichi diritti del fisco, e non si trova alcuna tassa diretta su i borghesi se non la _gezia_ ai Giudei. Nel cap. v, nota 4, è pubblicata una sentenza di magistrati del 1113 sugli abusi che commetteva il vescovo feudatario contro gli abitatori di Patti.
[594] _Considerazioni_, lib. II, cap. vj, vij, e in particolare la nota 19 del cap. vj, ch’è squarcio d’un diploma del 1262.
[595] _Considerazioni_, lib. I, cap. ij, iij, iv e v.
[596] Cap. VIII di questo libro, pag. 207 del volume.
[597] _Considerazioni_, lib. I, cap. iv, pag. 77. Quivi nella nota 22 il Gregorio allega una sua propria nota al Novairi, nella quale spiega che cosa fosse la gezia presso i Musulmani, e cita poi alcuni diplomi di Sicilia su la gezia che pagavano i Giudei, ed un luogo del registro di Federigo II imperatore, relativo a due musulmani di Lucera. E nulla più!
[598] Si veggano nelle _Considerazioni_, lib. I, cap. iv, note 18, 19, 20, 21, le citazioni su i _diritti antichi_, nelle quali occorre la _sisia_ de’ Giudei e non mai dei Musulmani.
[599] Si riscontrino le _Considerazioni_, lib. I, cap. ij, pag. 44, e la nota 45 che non prova nulla. La voce gezia occorre una sola volta ne’ diplomi che io conosca relativi alla condizione delle persone, latini, greci e arabi: appunto nel diploma arabico ch’io credo del 1177, citato dianzi pag. 216 nota 3, per lo quale tre musulmani si riconosceano villani di un abate e questi loro imponea canone e gezia. I greci portano l’appellazione di σόμα, appunto come pei villani cristiani di Terraferma (pag. 250, nota 1). È degno di molta attenzione un diploma latino del Conte dato il 1091, presso Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 521, per lo quale Ruggiero rammenta aver già donato al Monastero di Sant’Agata di Catania varii poderi e animali e quattro villani co’ loro figliuoli nella città di Messina, due de’ quali cristiani e due saraceni. Se pur non occorressero tanti nomi cristiani nelle platee di villani che ci rimangono, basterebbe questo sol diploma a mostrare che i Normanni non liberarono mica i loro correligionari dalla servitù della gleba.
[600] Ibn-el-Athîr, Annali, testo nella _Biblioteca Arabo-Sicula_, pag. 278. È replicato questo luogo dal Nowairi, op. cit., pag. 448 e presso Gregorio, _Rerum Arabicarum_, pag. 26.
[601] _Geografia_, squarcio su la Sicilia, nella _Biblioteca Arabo-Sicula_, testo, pag. 26.
[602] Si vegga qui sopra a pag. 248.
[603] Gregorio, _Considerazioni_, lib. I, cap. I, nota 11 e i seguenti diplomi, dei quali gli arabici inediti son citati secondo le copie che me ne ha mandate il professor Cusa.
XII secolo. Omar-ibn-Hosein-et-Tamimi vende un pezzo di terra al monastero di Bardhali (?). Diploma arabico dell’Archivio di Palermo, inedito.
1132. Permuta di acque tra Abd-er-Rahman-el-Lewati ed Hosein-ibn-Ali-el — Kindi, squarcio arabico, presso Gregorio, _De supputandis_, p. 44.
1137. Ibn-Baruki vende una casa all’Arcivescovo di Messina. Diploma arabico della Cappella Palatina di Palermo, inedito.
1157. Il Gaito Abd-el-Malek vende degli stabili al vescovo di Girgenti. Diploma latino, Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 698.
1161. Abu-Bekr e Ahmed, conciatori di pelli, e altri vendono una casa in Palermo al prete Raoul. Diploma arabico dell’Archivio di Palermo, inedito.
1164. Sittelkiul, figlia del Kaid-Se’ûd e un figliuolo di lei, vendono alla figliuola d’un Giovanni Romeo una casa nel sobborgo di Palermo. Diploma greco, presso Trinchera, _Syllabus_, ec., pag. 218.
1176. Othman-ibn-Jusuf-el-Howari vende al prete Pietro ec. una casa in Palermo. Diploma arabico dell’Archivio di Palermo, inedito.
1180. Abu-l-Abbas-Ahmed-et-Tamimi e l’Haggi-Abu-l-Fadhl vendono un podere nel territorio di Palermo all’Arcivescovo Gualtiero Offamilio. Diploma arabico della Cattedrale di Palermo, inedito.
1183. Mes’ud-Koresci e un suo figlio vendono una casa in Palermo alla dama Margherita. Diploma arabico dell’Archivio di Palermo, inedito.
1190. Zeinab-bent-Abd-Allah-Ansari vende a Niccolò Askar una casa in Palermo. Diploma arabico della Cattedrale di Palermo. Gregorio, _De supputandis_, pag. 40.
1192. Hosein e Meimun suo figlio vendono al monastero del Cancelliere una loro casa in Palermo. Diploma greco, presso Trinchera, _Syllabus_, ec., pag. 315.
1193. Ibrahim-ibn-Mohammed-Koresci vende al cristiano Giulio una casa in Castrogiovanni. Diploma arabico dell’Archivio di Palermo, inedito.
1196. Costanza figliuola di Abu-l-Fadhl vende de’ beni urbani. Diploma greco, presso Morso, _Palermo Antico_, pag. 368.
[604] Oltre i diplomi, lo provano le _Consuetudini di Palermo_, citate dal Gregorio, _Considerazioni_, lib. I, cap. I, nota 11.
[605] Le notizie che do sul prete Scholaro son cavate dalle traduzioni latine di tre diplomi greci del 1099, 1114, e 1128 (o 1130) pubblicate dal Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 1003 segg., e da’ comenti del Pirro; il quale argomenta il nome di famiglia da quello che porta in due altri diplomi del 1162 e 1184, Ula figlia del figliuolo primogenito del fondatore (op. cit., pag. 1009). Mi par che Scholaro non si debba tenere col Pirro nome proprio, ma soprannome tolto dalle σχόλαι, ossia guardie del corpo degli imperatori bizantini, nelle quali avesse incominciata la sua avventurosa vita il futuro abate Saba. Le traduzioni, come opera del celebre Costantino Lascari, meritano fiducia in questi diplomi, perchè non vi occorrono quelle parole tecniche di gius pubblico Siciliano che il dotto ellenico mal conoscea. Qualche difficoltà che occorre, come il titolo di re dato a Ruggiero II, il 1114 e il 1128 (pag. 1005), potrebbe nascere da errori sulla copia della versione, della quale il Pirro ebbe alle mani parecchi esemplari diversi l’un dall’altro.
Il diploma del primo conte Ruggiero attesta così i meriti del Prete Scholaro: _Igitur, quoniam et tu prædictus Scholarius perfectam erga nos habuisti et optimam intentionem, promptitudinem et conscientiam; fidelissimus existens in omnibus rebus nostris, et summa exercens ministeria, et servitia nobis, restituere tibi voluimus parva munera pro tuis maximis et honestissimis ministeriis ac servitiis: pro quibus donamus,_ ec.
[606] Si vegga il lib. III, cap. ix, e lib. IV, cap. viij, pag. 187, nota 3, e pag. 353 nota 1, del 2º volume. I luoghi d’Ibn-el-Athîr e del Nowairi quivi citati si trovano nella _Biblioteca Arabo-Sicula_, pag. 284 e 437.
[607] Si vegga il lib. IV, cap. iv, pag,. 282 segg. del 2º volume. Giawher è detto il kâid da Makrizi, _Mewâ’iz_, ediz. di Bulâk, tomo II, pag. 273, e nella _Biblioteca Arabo-Sicula_, pag. 669.
[608] Erano la più parte Spagnuoli e vi occorre anco de’ Genovesi e de’ Veneziani. _Presentibus archaido Lodovico Alvares, archaido Andreuccio Cibo, conestabilibus stipendiariorum christianorum_ ec., leggesi nella traduzione contemporanea del trattato di commercio stipulato tra Pisa e Tunis il 1353, ch’io ho pubblicata nei _Diplomi Arabi dell’Archivio fiorentino_, pag. 308. Si vegga anco la Prefazione mia a quella raccolta, pag. xxij e xliv e nota 7 della pag. 175. Occorre il nome dell’Alcayt-Ferrau-Iove in un diploma del 1315, presso Capmany, _Memorias historicas.... de Barcelona_, Docum. XXXI, pag. 62.
[609] Diploma catalano del 1313, presso Capmany, _Memorias historicas_, ec. tomo IV, Docum. XXVI, art. 6, e Dipl. del 1323, Docum. XLII, art. 5, e 16.
[610] Lib. IV, cap. xij, pag. 420, 421 del 2º volume.
[611] Lib. V, cap. ij, iij, iv, pag. 68, 70, 75, 99, 130 del presente volume. Notisi che Amato, nel luogo citato da me alla pag. 75, con molta precisione chiama _amirail_ il capo del governo musulmano in Palermo, mentre egli ha dato a’ condottieri e castellani il titolo di _cayt_.
[612] Platee greco-arabiche de’ vassalli del vescovo in Catania e in Aci, delle quali la seconda data del 1095 e la prima, rinnovata molti anni appresso, va riferita senza dubbio allo stesso tempo.
[613] Diploma latino del 9 dicembre 1092 presso Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 522, 523.
[614] Diploma greco del 1123, presso Spata, _Pergamene_, ec., pag. 410.
[615] Diploma greco-latino del 1132, presso Spata, op. cit., pag. 426.
[616] Diploma arabo-greco del 1172, nel _Tabulario_, ec. della Cappella Palatina di Palermo, pag. 30 e seg. Quivi tra i testimonii della delimitazione di un podere, sono nominati Giovanni figlio dello ammiraglio Giorgio, Niccolò Logoteta, Abu Tâib e Mukhlûf, detti nel testo greco οι καΐτοι τῶν τοξότων e nella parafrasi arabica _kaix degli Arcieri_ ed un γέρον καΐτος Chapzis (leggesi Hamza), il quale nell’arabico è detto _sceikh_ e _kâid_ senz’altro. Nel testo greco inoltre è data la qualità di kaid a un Niccolò che nell’arabico è detto _Farrâse_ (gli editori lesser male Carasc) che significa propriamente cameriere, colui che bada a’ tappeti, ai letti, ec.
Così questo diploma cita dei _kâid_ delle tre classi poste da noi, cioè i primi quattro condottieri, il quinto nobile, e il sesto cameriere di corte.
Ritornando alla prima classe, si rammenti che Ibn-Giobair fa menzione di una schiera di schiavi negri musulmani, i quali servivano Guglielmo II sotto un kâid della stessa lor gente: nel _Journal Asiatique,_ dicembre 1815, pag, 509, e traduzione francese pag. 540; e nell’_Archivio Storico Italiano_ Appendice al vol. IV, pag. 33.
[617] _Kâid_ Barûn, direttore, diremmo noi, del Demanio; diploma dell’aprile 1150, mal pubblicato dal Caruso nella _Biblioteca Sacra_, ec. Palermo, 1834, pag. 28, del quale ho miglior copia per cortesia del professore Cusa. Pare sia lo stesso paggio (_fatâ_) Barun, il cui nome si legge in un frammento d’iscrizione monumentale nella casa del Municipio di Termini. Imâd-Eddin, nella _Kharida_ (_Biblioteca Arabo-Sicula_, testo, pag. 581,) novera tra i poeti siciliani un Giâfar-ibn-Barûn.
_Gaitus Ricon_ (?)_ domini regis Magister Camerarius et familiaris, e Gaytus Maranus, domini regis magister et familiaris,_ soscritti in un diploma del 1167, nel _Tabulario_ della Cappella Palatina di Palermo, pag. 25.
Καΐτος Βονλκατάχ, uno degli Arconti della corte, diploma greco del 1168, presso Spata, op. cit., pag. 440.
_Caitus Riccardus_, capo dei Segreti, diploma di origine greca, dato il 1169, traduzione latina, presso Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 1017, e il medesimo in un diploma greco del 1183, presso Spata, op. cit., pag. 291.
_Gaitus Martinus,_ già morto, camerario del re. Diploma latino del 1172, presso Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 454.
_Gaytus Johannes_, camerario del re. Diploma latino-arabico del 1187, nel _Tabulario_ della Cappella Palatina di Palermo, pag. 37, 38. Quivi è citato nel lesto latino il _Gaytus Riccardus_ di cui si è detto poc’anzi, e lo si vede soscritto in arabico tra i testimonii col titolo di _Kâid_. Al contrario il _Gaytus_ Giovanni è pria nominato e poi sottoscritto nel testo arabico _Fatâ_, cioè paggio della corte e _Fatâ_ anco un Ammâr testimonio. Il Morso, il quale trascrisse e tradusse cotesto diploma, lesse erroneamente in luogo di _Fatâ_ la voce _Kata_ che non significa nulla, e identificò questa con Gaytus, cioè _Kâid._
[618] Presso Caruso, _Bibl. Sicula_, pag. 463.
[619] Testo nel _Journal Asiatique_, dicembre 1845, pag. 552, e nella edizione di Wright, pag. 315; traduzione francese nel detto _Journal_, gennaio 1846, pag. 203; e traduzione italiana nell’_Archivio Storico italiano_, vol. IV, Appendice nº 16, pag. 46.
Lo stesso autore, edizione del Wright, pag. 146, denota con la voce _Za’im_ il capo d’una tribù araba ch’ei vide cavalcare allato a Self-el-islam, fratello di Saladino, quando quegli entrava solennemente alla Mecca. Il _Kamûs_ le dà lo stesso significato di capo d’una gente e signore; colui che ha dritto di parlare a nome della gente o se ne fa mallevadore. Mawerdi, scrittore di Baghdad al X secolo, chiama _Zâim_ il capo supremo d’un esercito, testo, edizione Enger, pag. 67; e Makrizi, narrando la morte del Sultano mamluko Khalil che seguì allo scorcio del XIII secolo, gli mette in bocca le parole ch’ei non si tenesse principe, ma solo _Za’im_ dell’esercito: _Histoire des Sultans Mamlouks_, traduzione di Quatrémère, tomo II, parte I, pag. 153. Si vegga anche il _Lobb-el-Lobâb_, pag. 108, 109 del Supplemento. Da ciò si ritrae come, non ostante i significati particolari presi in varie circostanze, questo vocabolo torni sempre a capo elettivo o ereditario, e di fatto si avvicini di molto al barone del medio evo cristiano.
[620] _Gaytus Micheret de Jatino_, testimonio in un diploma latino del 1133 presso Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 774.
_Gaitus Abdi Malach_, venditor di un podere al Vescovo di Girgenti tra il 1157 e il 1171, presso Pirro; op. cit., pag. 698.
_Gaitus Maimon_ e καϊτ ἀυδερραχμεν, de’ Saraceni di Siracusa; _Gaitus Hamar_, e _Gaitus Brahim_ di que’ del vicino casale di Aguglia, testimonii in un diploma greco latino del 1172, presso Spata, _Pergamene_, ec., pag. 414.
_Gaytus Ramun_ di Michiken.... _Gaytus Humur_ dello stesso luogo, _Gaytus Aly-el-Bonifati_ di Gurfa.... _Gaytus Abdelguaiti_, id... _Gaytus Aly Petruliti_ di Yhale.... _Gaytus Husein_ di Cassaro (in val di Mazara) testiinonii con altri molti, in un atto greco-arabico del 1175, del quale una traduzione latina del XIII secolo si legge presso Gregorio, _De supputandis_, etc., pag. 52 segg., e presso Spata, _Pergamene_, pag. 453. Alcun di costoro è intitolato anche Sceikh, come il Kâid Hamza, di cui nel diploma del 1172 citato qui innanzi, pag. 262 nota 3.
[621] Riccardo da San Germano, _Chronicon_, presso Caruso, _Bibl. Sicula_, pag. 547, anno 1190.
[622] Si veggano i nomi di quattro kaid di Arcieri nel Diploma del 1172, citato di sopra e l’attestato d’Ibn-Giobair.
[623] Si veggano i molti Gayti citati dal Falcando presso Caruso, _Bibl. Sicula_, passim, e gli altri nomi cavati da’ diplomi che abbiam tutti citati a pag. 263. Leggiamo un _Arabicus miles,_ soscritto da testimone in un diploma latino dei 1151 presso Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 933. Probabilmente precedea l’iniziale del nome che non si potè leggere o fu saltata nella stampa. Il testimonio parmi un _kâid_ che traduceva il suo titolo di nobiltà nel linguaggio latino del tempo.
[624] Diplomi dell’imperatore Federigo, dati il 16 dicembre 1239, 12 marzo e 15 aprile 1240, nella _Historia diplomatica Friderici II_, tomo V, pag. 596, 820, 902. Diploma del 1274, nel _Tabularium_ ec. della Cappella Palatina di Palermo, pag. 82, segg.
Da questi si scorge che il _gaito_ di Palermo fosse l’amministratore diretto dei beni demaniali nella città e territorio di Palermo, sotto l’autorità del Segreto della Provincia. Il diploma del 1274 mostra che quell’uficio non durò oltre il regno di Manfredi e ch’era annuale e forse dato in appalto.
[625] _Innocentii III Epistolæ_, Libro IX, ep. 158, edizione di Parigi 1791, in-fol. nei _Diplomata Chartæ_, etc. di Brequigny, Part. II, tomo I. Archadio et universis Gaietanis, etc. Si corregga Jati il nome topografico Jaci.
[626] _Considerazioni_, lib. I, cap. I, pag. 6, nota 40. Lo squarcio di Leone Affricano che indusse in errore il Gregorio, è dato da lui medesimo in nota, nel _Rerum Arabicarum_, pag. 238. Si vegga ciò che noi abbiam detto di quell’erudito musulmano nel lib. I, cap. X, pag. 236 del 1º volume.
[627] Diploma latino del 1091; presso Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 521.... _et ego cum exercitibus militum meorum fortiter laboravi.... patiundo diversa pericula in terra et in mari et immensam famem et nimiam sitim ad invicem: numerus autem illorum meorum militum qui in acquisitione terre Sicilie mortui sunt, soli Deo et Sanctis ejus cognitus est; mihi vero, cum omnibus aliis hominibus incognitus_.
[628] Si vegga un Diploma del 1114, presso Pirro, _Sic. Sacra_, pag. 1177.
[629] Il diploma si legge nel Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 520. Diremo nel capitolo seguente la ragione per la quale le terre di minor conto mancano nelle prime circoscrizioni delle Diocesi. Non facciamo il medesimo confronto per Randazzo, nè per le altre colonie lombarde della diocesi di Messina, perchè ci è sospetto d’interpolazione il primo documento, dato il 1082, che il Pirro pubblicò, op. cit., pag. 495, sopra una copia del XVI secolo.
[630] Cap. VIII, pag. 231 di questo volume.
[631] Si vegga il cap. IV di questo libro, pag. 107 del presente vol.
[632] Diploma greco, presso Spata, _Pergamene_, pag. 409 segg.
Ha sbagliato il signore Spata supponendo _mariti_ entrambi della Moriella, normanna, come si argomenta dal nome, e signora del villaggio di Pitirrana, i due musulmani _vassalli_ di lei, che avean già posseduto il molino. La voce ἄνθρωπος nel medio evo ebbe anche questo significato, e qui l’è evidente.
[633] Malaterra, libro II, cap. xlv; Leone d’Ostia, libro III, cap. xvj, presso Caruso, _Bibl. Sicula_, pag. 201, 280. I luoghi di Eadmero e di Romualdo Salernitano sono trascritti dal Gregorio, _Considerazioni_, libro I, cap. vij, note 16, 17. Non può allegarsi l’Amato nè pro nè contro, poichè il traduttore francese, accennando (libro VI, cap. xxj, pag. 182), al fatto stesso narrato dal Malaterra, dice che Roberto: _donna... toute la Sycille_, senza definire altrimenti la natura della concessione.
[634] Diplomi del 1082, 1091 e 1099, il primo dei quali ne’ _Regii Neapolitani Archivii Monumenta_, tomo V, pag. 97, e gli altri due presso Trinchera, _Syllabus graecarum membranarum_, etc., pag. 68, 85; diploma del 1094, citato dal Gregorio, _Considerazioni_, libro I, cap. vij, nota 19; diplomi di Roberto e del suo successore, dati il 1079, 1083, 1084, 1092, e suggelli di piombo, presso Buchon, _Nouvelles Recherches sur la principauté française de Morée_, volume II, parte I. Paris, 1843, pag. 360, 361.
[635] Diplomi del 1081 e 1094, presso Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 1016 e 771.
[636] Si vegga il Gregorio, _Considerazioni_, libro I, cap. vij, pag. 151.
[637] Presso Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 770, 842. Diplomi del 1091 e del 1093.
[638] Gregorio, loc. cit.
[639] _Somma della Storia di Sicilia_, cap. XIX, pag. 84, segg. del vol. II.
[640] Si vegga questo libro V, cap. j, iij, v, vij, pag. 28 segg., 43, a 54, 87 ad 89, 141 segg. 182, 183.
[641] Si vegga il cap. ij, di questo libro, pag. 77 segg., e il cap. iij, pag. 82 segg., 94 segg.
Roberto die’ soltanto 100 uomini d’arme nel 1068. Veggasi la p. 104.
[642] Cap. v, pag. 133.
[643] Cap. vj, pag. 161.
[644] Cap. viij, pag. 183, 184 segg.
[645] Si vegga a questo proposito il Gregorio, _Considerazioni_, libro I, cap. vij, pag. 142.
[646] Op. cit., libro I, cap. vij, citando nelle note 17 e 18, il contemporaneo Abate di Telese.
[647] Loc. cit., nota 16, da un diploma.
[648] Diploma, presso Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 80, 81.
[649] In _Prolocutorio panormitani palatii_. A fin di evitare la voce parlatorio, che mal suonerebbe, mi è parso di usare quella antica dizione fiorentina.
[650] Diploma presso Pirro, op. cit., pag. 84, 85. In questa carta l’arcivescovo Pietro, papalino de’ suoi tempi, non curando il plebiscito, chiama tuttavia duca il re Ruggiero.
[651] Diploma senza data, presso Pirro, op. cit., pag. 696, citato dal Gregorio, libro I, cap. vj, nota 7. Quivi la parola _etiam_ (partem) va corretta _tertiam_; come risulta d’altronde da un diploma del 1142, presso Pirro, op. cit., pag. 698, nel quale re Ruggiero confermava il provvedimento del padre.
[652] Diploma del 1093, presso Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 1016, che mi sembra traduzione dal greco.
[653] Diploma del 1105, ed un altro senza data da riferirsi anco ai primi principii del XII secolo, citato in uno del 1133, presso Gregorio, _Considerazioni_, libro I, nota 30 al cap. ij, e nota 4 al cap. v. Squarcio di un diploma del 1108, e citazioni di altri, presso Pirro, _Sicilia Sacra, Chronologia_, pag. xiii.
I primi conti di Terraferma e il primo Ruggiero di Sicilia son intitolati sovente consoli nell’Anonimo, contemporaneo di re Ruggiero, presso Caruso, _Bibliotheca Sicula_, pag. 834, 836, 843, 844, 854, 855, 856, e nella traduzione francese, edizione di Champollion, pag. 276, 277, 290, 312.
[654] Oltre i molti e notissimi attestati degli scrittori ch’e’ sarebbe superfluo a citare, veggansi i diplomi del 1028, 965 e 1036, ne’ _Regii Neapolitani Archivii Monumenta_, tomo IV, pag. 206, e tomo VI, p. 147, 150, ec. e le monete, presso San Giorgio Spinelli, _Monete Cufiche_, pag. 4, 140, 145, 146, 248.
[655] Guglielmo di Puglia, libro I.
_........ Gallorum exercitus urbem_ _Condidit Aversam, Rannulfo consule tutus_
[656] _Considerazioni_, libro II, cap. vij, pag. 174 segg.
[657] Si riscontri il cap. viij del presente libro, pag. 228.
[658] Presso Gregorio, _Considerazioni_, libro II, cap. iv, nota 15.
[659] Op. cit., libro I, cap. iv, nota 23.
[660] Op. cit., libro I, cap. v, nota 3.
[661] Op. cit., libro II, cap. vij, nota 23.
[662] Libro I, cap. ix, e libro II, cap. xij, pag. 208 segg. e 472 segg. del Iº vol., libro III, cap. i e iij, e libro IV, cap. xj, pag. 10 segg., 397 segg. del 2º volume.
[663] Questo argomento è trattato, con molta critica ed autorità di citazioni, dal Mortreuil, _Histoire du Droit byzantin_, Paris, 1843-6,