Storia degli Italiani, vol. 14 (di 15)

Part 36

Chapter 363,227 wordsPublic domain

[117] Vedansi il rapporto di Ferdinando Tadini e Leopoldo Galeotti sul Ministero democratico e il triumvirato, stampato nel 1850, e i _Ricordi_ di L. G. De Cambray Digny sulla Commissione governativa del 1849, stampato nel 1853.

[118] Pochi uccisi nel breve assalto; fucilati dopo non meno di sessanta, fra cui un rumoroso prete Maggini.

[119] LA FARINA. E vedansi i dispacci di Moore nella citata _Correspondence_. Ranalli divisa a lungo que’ micidj e soggiunge: «Non è improbabile che secretamente vi dessero mano i settarj della tirannide, mascherandosi da repubblicani, e co’ più licenziosi della democrazia accontandosi, per interesse d’infamare la repubblica». Lib. XXIII. Insinuazione gratuita, che ricorre di spesso. Vedi anche _Fatti atroci dello spirito demagogico negli Stati romani_; racconto estratto dai processi originali, Firenze 1853.

[120] _L’orbe cattolico a Pio IX p. m. esulante da Roma_, 1848-49. Napoli 1850.

[121] Vedasi Drouyn de Lhuys ministro, al sig. La Cour ambasciadore a Vienna il 17 aprile.

[122] Freeborn a lord Palmerston.

[123] Nelle istruzioni a Oudinot leggessi: «Tutte le informazioni ci fanno credere che sarete lietamente ricevuto a Civitavecchia, dagli uni come liberatore, dagli altri come mediatore contro i pericoli della riazione. Se però contro ogni verosimiglianza si pretendesse impedirvene l’entrata, voi non dovreste arrestarvi per la resistenza oppostavi in nome d’un Governo che nessuno ha riconosciuto in Europa, e che a Roma si mantiene contro il voto dell’immensa maggioranza della popolazione».

[124] Seduta del 2 giugno 1849.

[125] Vedi _Giornale di Roma_, 16 luglio 1849; e il discorso del cardinale Tosti.

[126] Più tardi Bastide stampò _La République française et l’Italie en_ 1848, _récits et documents_ (Bruxelles 1858), dove mostra come il re e il Ministero di Piemonte avessero soprattutto paura della Francia perchè produrrebbe un movimento repubblicano, pericoloso alla Casa di Savoja; come Pareto non meno che Brignole ripetessero che Italia voleva far da sè; come di rimpatto gli Ungheresi e Kossuth specialmente riguardassero la lotta come fosse tra l’Austria e Carlalberto, e perciò convenisse sostenere quella.

[127] Nei carteggi diplomatici dell’agosto appare evidente questo pensiero, che basta a giustificare il Governo veneto. Beaumont, ambasciadore francese a Londra, scriveva in tal senso a Palmerston, e conchiudeva: «Certo la Francia non può dispensarsi dal portar prontamente soccorsi a Venezia, salvo il caso d’una mediazione pacifica conforme alla politica sua: ma per questa è duopo che cessi subito ogni ostilità». 29 agosto 1848.

Nell’indirizzo di Manin ai ministri d’Inghilterra e Francia, del 4 aprile 1849, è detto: _Si d’autres Etats italiens ont jadis rejété le secours de la France, Venise était, en revanche, accusée, du contraire: les journaux du temps en font foi... La durée de la résistance est elle-même un titre, puisqu’elle démontre que ce n’est pas une ivresse turbulente, mais une volonté réfléchie. Tout en recommandant à V. E. l’Italie toute entière, dont les intérêts sont solidaires, et dont la pacification, c’est-à-dire l’affranchissement est devenu la condition indispensable de la paix de l’Europe, nous devons vous supplier de prendre dès l’abord en considération notre Etat, qui, faute de moyens économiques, ne saurait se prolonger sans donner gain de cause à nos ennemis. Ses délais sont calculés... Venise affranchie ne saurait donner de l’ombrage; Venise autrichienne serait une honte et un embarras._

Palmerston rispondea il 20 aprile, che Venezia appartiene all’Austria pel trattato di Vienna, e che «il componimento proposto dai Governi inglese e francese a quello d’Austria nell’11 agosto 1848 come base della negoziazione, non alterava in ciò il trattato di Vienna: nessun cangiamento può essere fatto nella condizione politica di Venezia se non col consenso e l’opera del Governo imperiale; e questo ha già annunziato la sua intenzione a tal riguardo».

Simile, ma più ipocrito era quello di Drouyn de Lhuys: _Si la liberté italienne eût été partout défendue ainsi, elle n’aurait pas succombé, ou de moins, en recourant à temps, après une honorable résistance, à la négociation, elle eût obtenu des conditions, qui lui eussent assuré une partie des bénéfices de la victoire. Il en a été autrement. Des fautes irréparables ont été commises, et les Vénitiens qui n’ont pas à se le reprocher, _doivent_ aujourd’hui, par la force des choses, en supporter les conséquences_.

[128] È singolarmente memorabile la canzone del Mameli:

Fra le lagune adriache Giace una gran mendica.... Date a Venezia un obolo ecc.

[129] Agostino Stefani muratore si offre al colonnello Cosenz d’andare a mettere fuoco al ponte ove il nemico s’accalcava. I difensori lo vedono, lo credono una spia, e a furore lo ammazzano.

[130] «Il ministro dalle prime ci disse tenessimo un franco linguaggio: l’Austria del passato non è quella d’oggi; gli uomini che al presente dirigono, sono di liberali principj, e comprendono avere gl’Italiani avute poche garantigie, e queste pure talvolta non rispettate ecc.» _Relazione di Foscolo a Calucci_.

[131] Ne fu poi graziata alla venuta dell’imperatore nel 1857. Manin morì a Parigi nel 1857, e mentre l’aveano vilipeso governante, insultato o negletto esule, il divinizzarono come precursore delle idee che dappoi trionfarono.

[132] Chiudendo la _Storia Universale_ nel dicembre 1847, noi dicevamo: «Ognun vede che la rivoluzione odierna è ben diversa dalle precedenti; non si parla d’assassinj, ma si canta l’affratellamento; non si bestemmiano i preti, ma si va sui loro passi alla conquista di sempre nuovi vantaggi; non si sbalzano i regnanti, ma si chiedono da loro quelle concessioni, a cui gl’invita un grande esempio. Come finirà? Possano i nostri evitare almeno il ridicolo, se non potranno evitare un’altra volta la commiserazione! Ma se Dio li prospera, abbiano a mente che non dalla guerra viene la libertà, bensì dalla pace, e che facile è la rivoluzione, mentre è difficile il far da essa uscire _una società che si difenda, si ordini, si governi da sè_».

[133] Ho studiato questo modo principalmente in uno che, come negli atti così nel libro, affettò lealtà. Or vi ritrovi sempre «i faccendieri pontifizj o imperiali», e «gente venduta e perversa» e quei che servono al potere, e simili frasi; mentre gli ambasciadori della repubblica, i capi de’ movimenti, i periti nei processi o nelle battaglie o nelle sollevazioni sono «anime d’oro, spiriti incontaminati, fedeli dalla cuna alla tomba alla moralità e alla patria». Se Carlalberto rinnova la guerra, sono i nemici occulti di esso che ve lo accelerano: se i sommovitori fanno tumulto e sangue, è «grave disdoro della pubblica autorità, che nulla fece per prevenire lo scandalo e reprimerlo»: se sono arrestati o repressi colla forza, ecco «imitati gli esempj dell’Austria, rinnovate le commissioni di Romagna e i supplizj di Napoli»: i principi e il papa fingono di cedere alla violenza», hanno «pretesti ridicoli», simulazione sono i loro atti migliori. In lui frequentissime ricorrono frasi somiglianti a queste: «Nome tanto in quel dì gradito, quanto aborrito dappoi. — Personaggio fino allora incontaminato. — Ministro della più nobile reputazione, che poi tradì — Correnti, segretario che poco potè giovare alla pubblica causa, e molto nocque alla propria reputazione, perdendo il favor popolare e gli amici».

[134] Dal libro del Bava appare che s’ignoravano interamente la natura del suolo lombardo, e fino i monti e i fiumi suoi da quell’esercito «che da un quarto di secolo si preparava a cacciarne un altro» istruttissimo d’ogni siepe, d’ogni ridosso. Nel carteggio dell’incaricato di Lombardia a Torino al 5 giugno 1848 leggiamo: «Si desidera che la Commissione che sarà spedita (per combinare la fusione), sia composta di persone al fatto del nostro ordinamento amministrativo e finanziario, essendochè nessuno dei ministri è al fatto di queste cose».

[135] Lo asserì il _Corriere italiano_ di Vienna al 17 aprile 1855.

[136] Schwarzenberg scriveva al conte Colloredo 17 giugno 1849: «I principi che primi avevano accordato ai loro paesi garanzie costituzionali, furono le prime vittime delle vicende della popolarità. In compendio la storia d’Italia negli ultimi due anni provò un’altra volta che, per far godere a un popolo i frutti della libertà non basta dotarli di istituzioni liberali, ma bisognerebbe anzitutto possedere l’arte d’ispirargli quel profondo rispetto delle leggi e dell’autorità, e quello spirito pubblico che costituiscono la potenza dell’Inghilterra, e che ne fanno l’oggetto dell’invidia e dell’ammirazione dell’altre nazioni».

[137] «Uno dei capi del comitato rivoluzionario mantovano, le cui _tendenze_ erano di far scoppiare una sommossa popolare, onde conseguire la violenta separazione del regno lombardo-veneto dall’Austria e la di lui repubblicanazione». Così la sentenza 7 novembre. Prima ch’io imparassi a conoscerlo ebbe egli la bontà e la pazienza di togliere in minuto esame la mia _Storia Universale_, appuntandovi ciò che di men esatto vi fosse, principalmente nella parte ecclesiastica e nella riverenza al dogma e all’autorità pontificale. Alla memoria sua ho tributato il miglior omaggio, cioè la verità.

[138] Di tutto ciò, e delle vicende del Canton Ticino parliamo a disteso nella 2ª edizione della _Storia della città e diocesi di Como_; Firenze 1856.

Il Canton Ticino, quinto in estensione fra i cantoni Svizzeri, e formante una 14ª parte dell’intera Confederazione elvetica, ha la maggior lunghezza di miglia 70 da Chiasso al confine di Uri poco oltre l’ospizio del Sangotardo, e la superficie di circa 780 miglia geografiche quadrate. È in otto distretti; e il Governo, colla vicenda di sei anni, siede a Lugano, Bellinzona, Locarno. Cenquindicimila sono gli abitanti, occupantisi del traffico, e gran parte n’esce come muratori, capomastri, architetti. La costituzione fu riformata nel 1830 in senso liberale. Scarsissime finanze, l’entrata valutandosi di un milione e mezzo di franchi.

Spettano ai Grigioni la valle Bregaglia che sbocca a Chiavenna, la doppia valle Mesolcina e Calanca che riesce presso Bellinzona, e la valle di Poschiavo che finisce a Tirano in Valtellina. Dipendono nell’ecclesiastico dal vescovo di Como, e sono composte di comunità, che ponno riguardarsi altrettante repubbliche, debolmente legate ad altre del Cantone. Hanno circa dodicimila abitanti italiani.

[139] Secondo lo Zobi, gli ecclesiastici nel 1858 erano 17,505: e di lire 2,909,650 la rendita affetta alla causa pia ecclesiastica; mentre la totale del granducato era di 49 milioni.

[140] Lo Stato era diviso nelle prefetture di _Firenze_, _Lucca_, _Pisa_, _Siena_, _Arezzo_, _Grosseto_, e i governi di _Livorno_ e dell’isola d’_Elba_. Il conto del 1858 batte sui 38 milioni di lire. La forza armata consiste in 17,000 uomini. La marina ha 184 legni a vele quadrate, 779 a vele latine, 959 bastimenti. Nel bilancio di previsione pel 1849 si calcolava un disavanzo di 9,761,290 lire. L’occupazione straniera può essere costata 30 milioni. Il debito nazionale nel 1847 non eccedeva i 42 milioni e mezzo. Nel 49 creavasi un prestito di 30 milioni al 5%, da redimere in trent’anni mediante il canone del tabacco. Un altro si contrasse col banchiere Bastogi di 12 milioni, dandogli in garanzia la miniera di ferro dell’Elba. Un terzo, detto consolidato, si fece nel 1852, vendendo 3 milioni di rendita consolidata al 65%.

Al fine del 1856 i debiti fruttiferi e infruttiferi giungeano a 124,873,256 lire, portanti sul bilancio l’annua passività di lire 6,117,185. Inoltre le comunità si caricarono di debiti che arrivano a 40 milioni. Ultimamente la spesa del tesoro fu preveduta in 39 milioni, e la rendita in 38, col disavanzo di 934,140 lire.

Firenze verso il 1550 aveva 22,000 maschi, 29,880 femmine, fanciulli e vecchi 9120; prima della morte nera nel 1438 contava 100,000 abitanti, che furono ridotti a 60,000; ancor meno rimasero dopo le peste dell’anguinaja nel 1450; nel 1490 erano 70,500; nel 1530 già 85,500: adesso 112,500. Ora ha 103,000 abitanti: in tutto lo Stato la popolazione nel 1820 era di 1,172,342, salita nel 1831 a 1,365,705, si trovò nel 1851 a 1,761,140 col maggiore incremento negli ultimi cinque anni che fu del 2,50 per cento all’anno.

La popolazione del 1853 era composta di

_famiglie_ _individui per famiglia_ Cattoliche 323,272 5 52 Eterodosse 442 4 53 Israelite 1443 5 33 ———————— —————— In tutto 325,157 5 12

Si contavano 31 accademie letterarie, 25 casse di risparmio, 114 uffizj postali da cui si ricavavano 1,211,475 lire: 939 bastimenti mercantili, di tonnellate 55,631. Un terzo del paese è maremme; il resto floridissimo. A Volterra son le cave d’alabastro e del sale per quasi tutta Toscana, e i lagoni del borace.

[141] Nel novembre 1856 si restrinsero a Bologna e Ancona. Nel tempo dell’occupazione quel comando inviò a morte censessantasette persone.

[142] Vedi _Sulle barche a vapore e sul Tevere_, dissertazione di Alessandro Cialdi, che s’è posto fra’ migliori idraulici co’ recenti _Cenni sul moto ondoso del mare e sulle correnti di esso_.

[143] Secondo il bilancio di previsione del 1859, le spese sarebbero state di 150 milioni e mezzo; le rendite di 141 milioni. Dal 1848 al 58 si contrassero debiti per 571,152,133, portanti l’interesse di 25,837,339, sicchè nel 1858 il debito era di 720,600,000 lire, pel cui servizio si stabilirono 40 milioni e mezzo. Dappoi la previsione della guerra fe contrarre un altro debito.

Il _Regno Sardo_ comprende l’isola di _Sardegna_ e i dominj di Terraferma. La Sardegna ha la superficie di 23,920,34 chilometri quad.; la Terraferma 51,402,85: perciò tutto il regno chilom. quad. 75,323,19, pari a miglia geogr. quadr. 21,964; o a miglia geogr. ted. quadr. 1372. La maggiore larghezza della Sardegna è di miglia geogr. 77-4/5, e la maggior lunghezza di miglia 144-1/4, e il circuito di miglia geogr. 800: dei dominj in Terraferma la larghezza maggiore è miglia 148, la lunghezza 176. Secondo il censimento del 1838, la Sardegna contiene 524,633 abitanti, la Terraferma 4,125,735, in totale 4,650,368.

L’isola di Sardegna, già ripartita ne’ due capi di _Cagliari_ e di _Sassari_, è ora divisa in tre intendenze generali o divisioni amministrative, _Cagliari_ (30,000), _Sassari_ (22,000) e _Nuoro_ (4200); e suddivisa in 11 provincie, 85 mandamenti, e 367 Comuni. Ebbe già un Ministero speciale _per gli affari di Sardegna_, e legislazione e ordinamento particolare; finchè la Costituzione del 1848 agguagliò tutti i paesi e tutti i cittadini.

Gli Stati di Terraferma sono in undici divisioni amministrative, suddivisi in 39 provincie, 409 mandamenti, e 2709 Comuni.

L’esercito si recluta per coscrizione, a cui sono sottoposti tutti i giovani giunti che sieno al ventunesimo anno d’età, e che annualmente possono valutarsi a 18,000. Di questi, i primi 9000 tirati a sorte formano il contingente di prima categoria, il quale viene immediatamente incorporato nell’esercito, con l’obbligo di servire cinque anni attivamente, e sei in congedo illimitato; i rimanenti 9000 formano il contingente di seconda categoria, il quale nel primo anno viene istruito per cinquanta giorni in campo, e rimane di poi a disposizione del Governo sino al ventesimoquinto anno d’età. Di maniera che, oltre gli uomini in congedo illimitato deputati a riempire immediatamente i quadri in tempo di guerra, v’hanno cinque contingenti di seconda categoria per la formazione de’ quinti battaglioni di deposito.

Per le forze marittime si hanno:

Bastimenti a vela Nº 10 con 270 cannoni Vapori a ruote » 7 » 38 » 1600 cavalli Fregate miste ad elice » 4 » 200 » 2080 » Trasporti a vela e a vapore » 5 » — » — —— ——— ———— 26 508 3680

Lungo il mare tiene le fortezze di _Sant’Albano_, che assicura le alture di Nizza; _Villafranca_, che legasi colla precedente in linea difensiva; _Ventimiglia_, che copre la strada della Riviera ed assicura la sinistra della Roja; _San Remo; Finale; Vado_, antemurale di Savona; _Savona_, antico castello, che assicura il porto e difende il passo della Riviera; _Genova_, coi varj forti e doppio circuito, che domina il golfo; _Spezia_ e _Sarzanello_, antico castello che copre il passo della Magra. Entro terra il forte di _Bard_ chiude il passo per la valle d’Aosta; _Fenestrelle_ per la valle del Chisone al Monginevra in Francia; _Exilles_ per la valle d’Oulx al Monginevra; _Lesseillon_ in valle di Morienna, domina il corso dell’Arc, e copre il passo del grande e del piccolo Moncenisio; _Gavi_, antico forte, difendeva il passo per la Bocchetta ligure; la cittadella d’_Alessandria_ protegge le vie provenienti da Genova e dal ducato di Parma per Torino; _Vinadio_ chiude il passo dell’Argentiera, e copre l’entrata nella valle di Stura. Vi sono poi nell’interno varie piazze di difesa e cittadelle, come Torino e Casale, oltre quelle dell’isola di Sardegna.

[144] Fu poi concessa nel gennajo 1859.

[145] L’amministrazione comunale è composta da un decurione, un sindaco e due magistrati, eletti da ciascun Comune. Per le cause civili vi sono 11 tribunali di prima istanza, 4 corti alte e la suprema a Napoli; per le criminali 15 corti alte.

Il reame divideasi in dominj _di qua dal Faro_ e _di là dal Faro_, e in 22 provincie, aventi miglia geogr. quadr. 31,460.

Di qua sono: 1 Abruzzo Ulteriore; 2 Secondo Abruzzo Ulteriore; 3 Abruzzo Citeriore; 4 Molise; 5 Terra di Lavoro, dove Caserta, stupenda residenza reale, e _Montecassino_ dal celebre convento, culla de’ Benedettini; 6 Napoli, colla più grande città d’Italia, in vista del Vesuvio, e per situazione non comparabile che a Costantinopoli; 7 Principato Ulteriore; 8 Principato Citeriore con _Salerno_; 9 Capitanata, con _Foggia_; 10 Terra di Bari, con porto sull’Adriatico attivissimo; 11 Terra d’Otranto, cl. _Lecce_, ove _Brindisi_ ha perduto affatto la sua importanza; 12 Basilicata, la più povera provincia del regno; 13 Calabria Citeriore, cl. _Cosenza_; 14 Seconda Calabria Ulteriore; 15 Prima Calabria Ulteriore, con _Reggio_ sullo stretto di Messina. Secondo il censimento del 1849, la città di Napoli avea 416,499 abitanti, di cui 204,010 maschi, non contando i forestieri, la guarnigione e i carcerati: nacquero 14,667 persone, morirono 14,535; vi furono 2757 matrimonj, e allo stabilimento dell’Annunciata si ricevettero 2227 projetti.

Di là dal Faro le provincie sono nominate dal capoluogo. 16. Palermo con 200 mila abitanti e crescente commercio; 17 Messina sullo stretto; 18 Catania a piè dell’Etna; 19 Siracusa con piccolo porto: 20 Caltanisetta; 21 Girgenti; 22 Trapani.

Secondo le statistiche del 1856, la popolazione di qua dal Faro era di 6,886,000 anime: il conto bilanciavasi su 32 milioni di ducati: il debito in 139 milioni di ducati. La flotta a vela e a vapore, di 12 legni, porta 746 cannoni: l’esercito ha 65 mila uomini di fanteria, 6736 di cavalleria; 6322 di artiglieria, 2880 del genio; oltre 51 mila uomini di riserva.

La tavola pubblicata dalla direzione centrale di statistica per la Sicilia dà che nell’isola

al fine del 52 eran anime 2,208,392 — 53 — 2,231,020 di cui i maschi 1,101,248

[146] Dall’_Annuario_ togliamo questo specchio della popolazione italiana.

STATI |Ultimo censimento | |Abitanti | | |Presunti | | |al 1º gennajo 1857 | | | |Superficie in | | | |chil. | | | |quadrati | | | | |Abitanti | | | | | ogni | | | | |chilom. ——————————————————————————————————————————————————————————————————————— |1 genn.| | | | Due /Continente | 1854 | 6,843,355| 6,986,906| 79,233 00| 88 18 Sicilie \Isola | 1854 | 2,231,020| 2,294,373| 25,393 50| 90 35 Lombardo- /Lombardia | 1855 | 3,009,505| 3,037,765| 21,585 45| 141 66 Veneto \Venezia | 1855 | 2,493,968| 2,526,606| 23,831 59| 105 80 Stati /Continente | 1848 | 3,785,160| 3,997,607| 40,161 09| 99 54 Sardi \Sardegna | 1848 | 547,112| 568,098| 24,096 06| 23 58 Stati Romani | 1849 | 3,019,359| 3,127,027| 41,434 63| 75 17 Toscana | 1856 | 1,779,338| 1,794,658| 22,082 76| 81 27 Modena | 1855 | 609,139| 616,883| 6,019 66| 102 47 Tirolo italiano | 1851 | 538,524| 551,882| 15,741 65| 35 06 Trieste, Istria, | | | | | Gorizia | 1851 | 527,539| 549,311| 8,524 46| 64 44 Parma | 1854 | 508,784| 514,083| 6,201 13| 82 90 Corsica | 1852 | 236,251| 243,982| 8,746 91| 27 89 Malta | 1851 | 123,496| 129,207| 374 67| 433 80 Ticino | 1850 | 117,759| 119,955| 2,675 05| 44 84 Grigioni italiani | 1850 | 14,506| 15,037| 853 91| 17 61 Monaco | 1848 | 7,627| 7,915| 23 15| 341 90 San Marino | 1852 | 5,700| 5,844| 57 15| 102 26 | |__________|__________|__________|_______ Totale regione | | | | | italica | |26,398,142|27,107,139|327,085 82| 82 87