Storia degli Italiani, vol. 05 (di 15)

Part 43

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[224] Il Troya pubblica un documento del 757, ove Felice, colono del monastero della Madonna nel Reatino, cede tutti i suoi fondi, e Ciottola sua colona, e un'altra ancella a proprio servizio, e metà del ragazzo Maurontone.

[225] Una casa colle stalle e gli edifizj rustici formava una _corte_; una corte co' suoi campi e boschi dicevasi _manso_, villa della misura di dodici jugeri; molti mansi costituivano una _marca_; e molte marche un distretto, _pagus_.

[226] Dai primi tempi alle cattedrali erano affissi sacerdoti che formavano un collegio, vivendo coi beni della Chiesa, ed assistendo il vescovo nei misteri e nei sinodi. Nel concilio di Laodicea del 364 (can. 15) si trovano nominati i salmisti canonici, detti così dal canone o catalogo su cui erano registrati. Nel secolo IV sant'Eusebio radunò il suo clero in casa e mensa comune, con regole di vita austera. Forse da queste dedusse la sua sant'Agostino. Il più antico esempio ch'io trovassi, è in Como, che aveva canonici nell'803; nell'824 San Giovanni di Firenze. A Milano s'introdussero solo nell'XI secolo, quando si sperò con questo far riparo al concubinato. Scrivevansi i nomi de' canonici su tavole cerate; donde il titolo di primicerius.

[227] Che il promotore d'ogni bello e sodo sapere in Europa non sapesse scrivere, ripugna a noi moderni, avvezzi a educarci sovra libri; ma allora la scarsezza di questi facea si preferisse l'insegnamento orale; e quantunque Carlo non fosse nel caso di mancare di libri, doveva però uniformarsi al sistema generale, che consisteva nel leggere, udire, disputare, abbandonando lo scrivere ad una classe più bassa e meccanica. Nè quest'uso fu solo d'allora, ma quattro secoli più tardi Federico Barbarossa, protettore di poeti e poeta egli stesso, non sapea scrivere; nè Filippo l'Ardito re di Francia, nè il cavalleresco Giovanni di Luxemburg re di Boemia nel secolo di Dante: che più? Luigi XIV era stato allevato da Péréfixe senza insegnargli a leggere nè a scrivere. Tacio i tanti signori che alle carte non poteano apporre altra firma che la croce; e fin nel secolo XIV la si trova di alcuno che _non sa scrivere perchè gentiluomo_. Forse per questo i principi aveano introdotti i monogrammi, cifre artifiziose, composte delle lettere del nome loro, e che probabilmente erano fatte dal segretario.

[228]

_Parvula rex Carolus seniori carmina Paulo_ _Dilecto fratri mittit honore pio._

E alla propria lettera volgendosi:

_Illic quære meum mox per sacra culmina Paulum:_ _Ille habitat medio sub grege, credo, Dei._ _Inventumque senem, devota mente saluta,_ _Et dic: Rex Carolus mandat, aveto tibi..._ _Colla mei Pauli gaudendo amplecte benigne,_ _Dicito multoties: Salve pater optime, salve._

[229] PERTZ, _Mon. German._, III, 482, pubblica l'epitafio di Arigiso, dove si legge:

_Quod logos et physis, moderans quod ethica pangit,_ _Omnia condiderat mentis in arce suæ._

e in quel di Romoaldo:

_Grammatica pollens, mundana lege togatus._

Champollion Figeac, nei _Prolegomena ad Amatum_, pag. XXIV, pubblica una lettera di Paolo Diacono ad Adilsperga, ove le dice: _Cum, ad imitationem excellentissimi comparis,.... ipsa quoque subtili ingenio, sagacissimo studio prudentium arcana rimeris, ita ut philosophorum aurata eloquia poetarumque gemmea tibi dicta in promptu sint, historiis etiam seu commentis tam divinis inhæreas quam mundanis_. Essa lettera è quasi l'unica che ci dia a conoscere la vita di Paolo, che solo più tardi troviam chiamato Warnefrido.

[230] A Paolo Diacono scrive Pietro da Pisa:

_Qui te, Paule, poetarum_ _Vatumque doctissimum_ _Linguis variis ad nostram_ _Lampantem provinciam_ _Misit, ut inertes aptes_ _Fœcundis seminibus?_ _Græca cerneris Homerus,_ _Latina Virgilius,_ _Flaccus crederis in metris,_ _Tibullus eloquio._

A queste esorbitanze Paolo rispondeva, meglio ancora col fatto che colle parole mostrando non meritarle:

_Peream si quemquam horum_ _Imitari cupio,_ _A via quam sunt secuti_ _Pergentes per invidiam_ _Potius, sed istos ego_ _Comparabo canibus._ _Tres aut quatuor in scholis_ _Quas didici sillabas_ _Ex his mihi est ferendus_ _Manipulus adorea...._

[231] Dal cav. Cordero di San Quintino, contraddicendo a Giuseppe e Defendente Sacchi (1828). Si sa storicamente che le chiese di Pavia andarono in fuoco nel 924 per opera degli Ungheri, poi dei Tedeschi nel 1004: dopo di che, si rifabbricarono esse chiese, adoprandovi materiali anteriori, e introducendovi lo stil nuovo, come sono le tribune elevate di molti gradini, il sottopor agli archi pilastri quadrati, senza parastate o colonne incassate, ovvero pilastri poligoni; e finire in cupole ed absidi.

[232] Nella _Storia Universale_, lib. XI, c. 12, riferimmo le tradizioni romanzesche intorno a Carlo Magno; molte ne furono introdotte nei poemi cavallereschi anche in Italia. Firenze e Siena vogliono essere da lui riedificate e ne hanno epigrafi. Montalbano fuor porta alla Croce, e le buche delle fate di Fiesole accolsero lui e i suoi prodi, e presso queste Malagigi imparò l'arte degli incanti, e Orlando fu reso invulnerabile. Orlando si fa nascere a Sutri, divenire senator romano. A Susa un enorme spacco di pietra fu operato da durlindana; questa è effigiata s'un bassorilievo di Roma; la sua lancia serbasi a Pavia; la statua con quella d'Oliviero sul duomo di Pavia; San Stefano di Firenze ha sulla facciata l'impressione di un ferro del suo cavallo, da lui lanciato; a Spello serbano un fatto di pietra ad attestare altro genere di forza; molti luoghi si chiamano _Torre d'Orlando_.

[233] _Nunc_ (_curiæ_), _eo quod res civiles in alium statum transformatæ sint, omniaque ab una imperatoriæ majestatis sollicitudine atque administratione pendeant, ne incassum circa legale solum oberrent, nostro decreto illinc submoventur_. Nov. 94 et 96.

[234] BOUQUET, v. 629.

[235] _Pascasius Ratbertus_, ap. MABILLON, Bened. sæc. IV. p. 1.

[236] CAROLI M. _Capit._ 101, 109, 82; Lud. Pii, 7. 8. 9....

Legge IX di Pepino re d'Italia: _Si latrocinia vel furta aut præda inventa fuerint, emendentur, juxta ut ejus lex est, cui malum ipsum perpetratum fuerit.... De ceteris vero causis, communi lege vivamus, quam domnus Karolus excellentissimus rex Francorum atque Langobardorum in edicto adjunxit._

Leg. XLVI: _Sicut consuetudo nostra est, Romanus vel Langobardus si evenerit quod caussam inter se habeant, observamus ut romanus populus successionem eorum juxta suam legem habeat. Similiter et omnes scriptiones juxta legem suam faciant; et quando jurant, juxta legem suam jurent. Et alii homines ad alios similiter. Et quando componunt, juxta legem ipsius cui malum fecerint, componant. Et Langobardus illis similiter convenit componere_.

Maginfredo di Delebio in Valtellina uccise Melesone, aldio del monastero di Sant'Ambrogio di Milano nell'870; confessa il peccato, e non avendo abbastanza per pagare la composizione, prega sia accettata a sconto una casetta e una terricciuola sua (_casellula et terrula_) e parte de' mobili: fu accettato, e se ne fece carta che conservossi nell'archivio ambrosiano. Arigiso duca di Benevento asseriva che, fin allora, chi avesse ucciso persona religiosa non era tenuto a special composizione, o la dava a volontà dei censori: ma esso fissò che l'uccisore di un monaco, prete o diacono pagasse al fisco ducento soldi, o fin a trecento; per gli altri ecclesiastici fuor di palazzo, cencinquanta, come pei laici esercitali. _Rer. it. Script._, II. 336. Carlo Magno incarì tal pena. Enrico III nel 1055 riceveva sotto la sua protezione (_mundiburdio_) i canonici di Parma, in modo che chi gli uccidesse o ferisse o violentasse, dovesse lire cento, metà all'imperatore, metà agli offesi. _Ann. M. Æ._, II, 326.

[237] CAROLI M., _Capit._ 26.

[238] LUD. PII, 26. 27.

[239] CAROLI M., 20. 29. 30-35. 80. 90. 101. 102. 109. 128....

[240] LUD. PII, 24: LOTH., 78; CAROLI M., 10. 20. 21....

[241] CAROLI M., 81; LOTH., 71.

[242] LOTH., 31.

[243] «Io Lodovico imperatore concedo a san Pietro e a' suoi successori Roma col ducato e coi territorj marittimi e montani, lidi, porti e tutte le città, castelli, borghi, terre di Toscana, ciò sono Porto Civitavecchia, Cervetri, Todi, Perugia colle tre isole Maggiore, Minore e Polvese, col lago, Narni ed Otricoli. Similmente dalle parti della Campania, Segni, Anagni, Ferentino, Alatri, Patricio, Frosinone, colle altre due parti pur di Campania e Tivoli. Anche l'esarcato di Ravenna che Carlo e Pepino _restituirono_ a Pietro apostolo, cioè Ravenna, la Romagna, Bobbio, Cesena, Forlimpopoli, Forlì, Faenza, Imola, Bologna, Ferrara, Comacchio, Adria, Gabello con tutti i confini, isole, ecc. Così la Pentapoli, cioè Arimino, Pesaro, Fano, Sinigaglia, Ancona, Umana, Jesi, Fossombrone, Montefeltro, Urbino e il territorio Valvense, Caglio, Luceolo, Gubbio. Così la Sabina, e nella Toscana de' Longobardi, Città di Castello, Orvieto, Bagnarea, Ferento, Viterbo, Marla, Toscanella, Populonia, Soana, Rosella; e Corsica, Sardegna, Sicilia, con ecc. Ancora nelle parti di Campania, Sora, Arce, Aquino, Arpino, Tiano, Capua, e i patrimonj Beneventano, Salernitano e Napoletano, e della Calabria superiore e inferiore, e dovunque v'ha patrimonj nostri nelle parti del regno e dell'impero a noi da Dio conceduto». Labbe, Concil., tom. VII, p. 1515. — Si noti che vi manca ogni segno cronologico, è tratto da copia informe e non autentica, e l'imperatore avrebbe donato ciò che a lui non apparteneva.

[244]

_Plura quid hinc memorem? nam centuplicata recepi_ _Munera, romanis quæ arcibus extulerat._ ERM. NIGELLO.

[245] _Barbirasas_, i Franchi, a differenza de' Longobardi che aveano barba lunga e puntuta. AGNELLO, _Liber pontif._, pag. 180.

[246] Sono intitolati or conti, or duchi, or marchesi: e questi titoli sono spesso confusi sotto i Carolingi. Forse erano conti di città, duchi di provincia.

[247]

_Liber et ingenuus sum natus utroque parente;_ _Semper ero liber, credo, tuente Deo._ ERCHEMP., _L. Longob._ Rer. It. Script., II. p. 1.

Il suo epitafio dell'806, posto in Salerno, dice:

_Pertulit adversas Francorum sæpe phalangas,_ _Salvavit patriam sed, Benevente, tuam._ _Sed quid plura feram? Gallorum fortia regna_ _Non valuere hujus subdere colla sibi._ ANON. SALERN., _Paralip._ Rer. It. Script., II. p. 2.

[248] EGINARDO, _ad ann._ 815 e 820.

[249] ASTRONOMUS, _De vita Ludovici_, c. 42.

[250] LIUTPRANDO, IV., 2. La preda fu ripartita così: a ciascuna famiglia d'un morto in guerra cento _crus_, che sarebbero da dugencinquanta lire; cinquanta alle vedove; per ogni ucciso che non lasciasse famiglia, si diedero cento _crus_ ai poveri del suo quartiere, fosser cristiani o saracini; del resto si fecero quattro parti, una per l'ammiraglio, una per l'emir di Sicilia, due pel califfo.

[251] Vedi THEODOSII monaci _Ep. de excidio Syracusarum_, Rer. It. Script., tom. ii. p. i. p. 262.

_Histoire de l'Afrique arabe sous la dynastie des Aglabites_. Parigi 1841: opera di Jusef ebn-Kalidun, fiorito a Tunisi dal 1332 al 1406, e da De Hammer chiamato il Montesquieu arabo; tradotta da Noël des Vergers. V'appare la lotta de' Bereberi contro gli Aglabiti, e come episodio la dominazione di questi in Sicilia.

CAMILLO MARTORANA, _Notizie storiche de' Saraceni siciliani_. Palermo 1832.

T. G. WENRICH, _Rerum ab Arabibus in Italia insulisque adjacentibus, Sicilia maxime, Sardinia atque Corsica, gestarum commentarii_. LIPSIA 1845.

FR. TESTA, _Diss. de ortu et progressu juris siculi_.

ALFONSO AIROLDI, _Cod. diplom. della Sicilia sotto il governo degli Arabi_, tom. i, p. i. p. 384, nota.

Nella _Biblioteca arabo-sicula_ dell'Amari si riscontrano circa cencinquanta scienziati, letterati, poeti musulmani in Sicilia.

[252] ALBERTUS AQUENSIS, lib. v. p. 37. Lo zuccaro prosperava in Sicilia: nel 1419 l'università di Palermo assegnava acque per la coltura di esso; nel 1449 Pietro Speciale ne piantò la campagna de' Ficarazzi; nel 1550 un viaggiatore descrive attivissimi i trappeti (aje) dello zuccaro: e principalmente ne erano a Carini, Trabìa, Buonfornello, Roccella, Pietra di Roma, Malvicini, Olivieri, Casalnovo, Schisò, Casalbiano, Verdura, Sabuci, Medica. Federico II obbligò gli Ebrei venuti dal Garbo a piantare presso Palermo l'indaco e altre produzioni esotiche. Molti nomi di paesi siculi hanno etimologia araba, come _Calatafimi, Caltabellotta, Caltanisetta_, castello di S. Eufemio, delle quercie, delle femine: _Misilmeri_ mansione dell'emiro, _Risicanzir, Rasicormo, Rasicalbo_, promontorio de' porci, del vertice, del cane: _Marsameni_, porto delle colonne, _Marsala_, porto di Dio, ecc.

[253]

_Romanus, Francus, Bardusque viator et omnis_ _Hoc qui intendit opus cantica digna canat._ _Quod bonus antistes quartus Leo rite novavit_ _Pro patriæ ac plebis ecce salute suæ._ _Principe cum summo gaudens Hlotharius heros_ _Perfecit, cujus emicat altus honor._ _Quod veneranda fides nimio deduxit amore_ _Hoc Deus omnipotens præferat arce poli._ _Civitas hæc a conditoris sui nomine Civitas Leonina vocatur._

Ad esempio della città Leonina, Giovanni VIII circondò di mura San Paolo:

_Hic murus salvator adest, invictaque porta_ _Quæ reprobos arcet, suscipiatque pios._ _Hanc proceres intrate senes, juvenesque togati._ _Plebsque sacrata Dei limina sancta petens._ _Quam præsul Domini patravit rite Johannes,_ _Qui nitidis fulxit moribus ac meritis._ _Præsulis octavi de nomine facta Johannis_ _Ecce Johannipolis urbs veneranda cluit._ _Angelus hanc Domini Paulo cum principe sanctus_ _Custodiat portam semper ab hoste nequam._ _Insignem nimium muro quam construit amplo_ _Sedis apostolicæ papa Johannes ovans._ _Ut sibi post obitum cælestis janua regni_ _Pandatur, Christo sat miserante Deo._

[254] _Monac. anon._ ap. MURATORI, II. 266.

[255] _Quia Franci nihil nobis faciunt boni, neque adjutorium præbent, sed magis quæ nostra sunt violenter tollunt; quare non advocamus Græcos, et cum eis fœdus pacis componentes, Francorum regem et gentem de nostro regno et dominatione expellimus?_ ANASTASIO BIBL., _Vita Leonis IV_, p. 199.

[256] GRATIANI, cap. 9. dist. X; e cap. 41. II. qu. 17.

[257] Que' lamenti indicano di che natura s'intendesse il potere papale, giacchè Adriano racconta che Leone arcivescovo non permise che i deputati delle città prestassero il giuramento in mano di Giorgio Sacellario, a tal uopo spedito dal papa a Ravenna; a governatore di Gavello aver egli pontefice posto un Domenico raccomandatogli dal re, ma Leone avere spedito soldati ad arrestarlo, e vietato a tutti gli abitanti di accettar impieghi dal papa. V. _Cod. Carolino ep. Adriani_, 51. 52. 53.

[258] _Ad hoc usque malum crevit et incrassatum est, ut factione ravennatis archiepiscopi Maurinus cum suis complicibus, qui excomunicati et anathematizati a nobis jam sunt, Ravennam ingrederetur, et fidelium nostrorum res cum suis funditus raperet et devastaret, adeo ut claves civitatis Ravennæ a vestarario nostro violenter subtraheret, et pro libitu suo, nescimus cujus auctoritate, ipsi archiepiscopo_ (_quod nunquam factum fuisse recolitur_) _potestative concederet_. Così scrive il papa alla imperatrice Angilberga, ap. BALUZIO, _Miscell._, tom. V. Altra prova che il dominio temporale apparteneva ai pontefici, e che esisteva un'autorità municipale.

[259] La cronologia di questi fatti è incertissima. De' Napoletani scrive l'imperatore (ap. _Anonimo Salern._, c. 106): _Infidelibus arma et alimenta et cetera subsidia tribuentes, per totius imperii nostri litora eos ducunt, et cum ipsis toties beati Petri apostolorum principis fines furtim deprædari conantur ita ut facta videatur Neapolis Panormum vel Africa. Quumque nostri equi Saracenos insequuntur, ipsi, ut possint evadere, Neapolim fugiunt, quibus non est necessarium Panormum repetere: sed Neapolim fugientes, ibidem quousque perviderint latitantes, rursus improviso ad exterminia redeunt_.

[260] _Noveris exercitum nostrum, Bari triumphis nostris submissa, Saracenos Tarenti pariter et Calabriæ nos mirabiliter humiliasse, simil et comminuisse; ac hos celeriter, duce Deo, penitus contriturum, si a mari prohibiti fuerint escarum admittere copias, vel etiam classibus a Panormo vel Africa suscipere multitudines_. ANONIMO SALERN., c. 94.

[261] Allora fu composto questo ritmo:

_Audite omnes fines terre horrore cum tristitia,_ _Quale scelus fuit factum Benevento civitas:_ _Lhuduvicum comprenderunt, sancto pio augusto._ _Beneventani se adunarunt ad unum consilium,_ _Adolferio loquebatur, et dicebant principi:_ _Si nos eum vivum dimittemus, certe nos peribimus;_ _Scelus magnum preparavit in istam provintiam,_ _Regnum nostrum nobis tollit, nos habet pro nihilum;_ _Plura mala nobis fecit; rectum est moriad._ _Deposuerunt sancto pio de suo palatio;_ _Adalferio illum ducebat usque ad pretorium,_ _Ille vero gaude visum tamquam ad martirium._ _Exierunt Sado et Saducto, inoviabant imperio;_ _Et ipse sancte pius incipiebat dicere:_ _Tamquam ad latronem venistis cum gladiis et fustibus._ _Fuit jam namque tempus vos allevavit in omnibus;_ _Modo vero surrexistis adversus me consilium,_ _Nescio pro quid causam vultis me occidere._ _Generacio crudelis veni interficere,_ _Ecclesieque sancte Dei venio diligere,_ _Sanguine veni vindicare quod super terram fusus est_ _Kalidus ille temtador ratum atque nomine_ _Coronam imperii sibi in caput ponet, et dicebat populo:_ _Ecce sumus imperator, possum vobis regere._ _Leto animo habebat de illo quo fecerat,_ _A demonio vexatur, ad terram ceciderat;_ _Exierunt multe turme videre mirabilia._ _Magnus Dominus Jesus judicavit judicium;_ _Multa gens Paganorum exit in Calabria,_ _Super Salerno pervenerunt possidere civitas._ _Juratum est ad sancte Dei reliquie_ _Ipse regnum defendendum, et alium requirere._

[262] Gli Annali Bertiniani di Metz narrano a disteso questi fatti. Il Muratori mostra non avervi gran fede: eppure ne' punti principali concordano colle cronache patrie.

[263]

_Hic cubat æterni Hludovicus Cæsar honoris,_ _Æquiparat cujus nulla Thalia decus;_ _Nam ne prima dies regno solioque vacaret,_ _Hesperiæ genito sceptra reliquit avus._ _Quam sic pacifico, sic forti pectore rexit,_ _Ut puerum brevitas vinceret acta senem._ _Ingenium mirer ne, fidem cultusve sacrorum._ _Ambigo, virtutis an pietatis opus._ _Huic ubi firma virum mundo produxerat ætas,_ _Imperii nomen subdita Roma dedit._ _Et Saracenorum crebro perpessa secures,_ _Libere tranquillam vexit ut ante togam._ _Cæsar erat cælo, populus non Cæsare dignus,_ _Composuere brevi stamine fata dies._ _Nunc obitum luges, infelix Roma, patroni,_ _Omne simul Latium, Galia tota dehinc._ _Pareite, nam vivus meruit quæ præmia gaudet;_ _Spiritus in cælis, corporis extat honos._

[264] Atto dell'elezione di Carlo il Calvo in re d'Italia (_Rer. It. Scrip._ tom. I): _Gloriosissimo et a Deo coronato magno et pacifico imperatori domino nostro Carolo perpetuo augusto. Nos quidem Anspertus cum omnibus episcopis, abbatibus, comitibus, ac reliquis, qui nobiscum convenerunt italici regni optimates, quorum nomina generaliter subter habentur inserta, perpetuam optamus prosperitatem et pacem._

_Jam quia divina pietas vos, beatorum principum apostolorum Petri et Pauli interventione, per vicarium ipsorum, dominum videlicet Joannem summum pontificem et universalem papam vestrum, ad profectum sanctæ Dei Ecclesiæ, nostrorumque omnium incitavit, et ad imperiale culmen Sancti Spiritus judicio provexit; nos unanimiter vos protectorem, dominum ac defensorem omnium nostrum, et italici regni regem eligimus, cui et gaudenter toto cordi affecta subdi gaudemus, et omnia, quæ nobiscum ad profectum totius sanctæ Dei Ecclesiæ, nostrorumque omnium salutem decernitis et sancitis, totis viribus, annuente Christo, concordi mente et prompta voluntate observare promittimus._

_=Anspertus= sanctæ mediolanensis ecclesiæ archiepiscopus subscripsi._

_=Joannes= sanctæ aretinæ ecclesiæ humilis episcopus subscripsi._

_=Joannes= episcopus sanctæ ticinensis ecclesiæ subscripsi._

_=Benedictus= Cremonensis episcopus subscripsi._

_=Theudulphus= tortonensis episcopus subscripsi._

_=Adalgaudus= Vercellensis episcopus subscripsi._

_=Azo= eporediensis episcopus subscripsi._

_=Gerardus= exiguus in exigua laudensi ecclesia episcopus subscripsi._

_=Hilduinus= astensis ecclesiæ episcopus subscripsi._

_=Leodonius= mutinensis episcopus subscripsi._

_=Hildradus= albensis episcopus subscripsi._

_=Ratbonus= sedis augustanæ episcopus subscripsi._

_=Bodo= humilis sanctæ aquensis ecclesiæ (episcopus) subscripsi._

_=Sabbatinus= januensis ecclesiæ episcopus subscripsi._

_=Filibertus= comensis episcopus subscripsi._

_=Adelardus= servus servorum Dei veronensis episcopus subscripsi._

_Ego =Paulus= sanctæ placentinæ ecclesiæ episcopus subscripsi._

_Ego =Andreas= sanctæ florentinæ ecclesiæ episcopus subscripsi._

_=Ragnesis= abbas subscripsi._

_Signum =Bosonis= inclyti ducis, et sacri palatii archiministri, atque imperialis missi._

_Signum =Ricardi= comitis._

_Signum =Walfredi= comitis._

_Signum =Luitfredi= comitis._

_Signum =Alberici= comitis._

_Signum =Supponis= comitis._

_Signum =Hardingi= comitis._

_Signum =Bodradi= comitis palatii._

_Signum =Cuniberti= comitis._

_Signum =Bernardi= comitis._

_Signum =Airboldi= comitis._

Juramentum Ansperti archiepiscopi:

_Sic promitto ego, quia, de isto die in antea, isti seniori meo, quamdiu vixero, fidelis et obediens et adjutor, quantumcumque plus et melius sciero et potuero, et consilio et auxilio secundum meum ministerium in omnibus ero, absque fraude et malo ingenio, et absque ulla dolositate vel seductione seu deceptione, et absque respectu alicujus personæ; et neque per me, neque per literas, sed neque per emissam vel intromissam personam, vel quocumque modo, vel significatione contra suum honorem, et suam ecclesiæ atque regni sibi commissi quietem et tranquillitatem atque soliditatem machinabo, vel machinanti consentiam, neque aliquod unquam scandalum movebo, quod illius præsenti vel futuræ saluti contrarium vel nocivum esse possit. Sic me Deus adjuvet et patrocinetur._

Quod rex Carolus juravit Ansperto archiepiscopo, atque optimatibus regni Italici:

_Et ego quantum sciero et rationabiliter potuero, Domino adjuvante, te, sanctissime ac reverendissime archiepiscope, et unumquemque vestrum, secundum suum ordinem et personam, honorabo et salvabo, et honoratum et salvatum absque ullo dolo ac damnatione vel deceptione conservabo, et unicuique competentem legem ac justitiam conservabo, et qui illam necesse habuerint et rationabiliter petierint, rationabilem misericordiam exhibebo. Sicut fidelis rex suos fideles per rectum honorare et salvare, et unicuique competentem legem et justitiam in unoquoque ordine conservare, et indigentibus et rationabiliter petentibus rationabilem misericordiam debet impendere, et pro nullo homine ab hoc, quantum dimittit humana fragilitas, per studium aut malevolentiam vel alicujus indebitum hortamentum deviabo, quantum mihi Deus intellectum et possibilitatem dabit; et si per fragilitatem contra hoc mihi surreptum fuerit, cum recognovero, voluntarie illud emendare studebo, sic etc._