Storia degli Italiani, vol. 05 (di 15)
Part 42
[173] «Conoscendo io quanto la serenissima nostra Signora prenda pensiero della patria celeste e della vita dell'anima sua, mi terrei gravemente colpevole se tacessi quanto convien suggerire per timore dell'onnipotente Iddio. Avendo io saputo essere nell'isola di Sardegna molti Gentili, che tuttavia, secondo loro mala usanza, sagrificano agli idoli, e i sacerdoti di quell'isola andar lenti nel predicare il Redentore, vi mandai un vescovo italiano, che, ajutante Iddio, trasse alla fede molti Gentili. Ma egli mi ha annunziata cosa sacrilega; che costoro i quali sagrificano agli idoli, ne pagano al giudice la licenza; ed essendo alcuni stati battezzati e avendo lasciato quei sacrifizj, tuttavia il giudice dell'isola anche dopo il battesimo esige quella paga. Avendolo il vescovo ripreso di ciò, rispose egli di aver promesso tanto nel comprar l'impiego, che non potrebbe rifarsi se non a quel modo. La Corsica poi è oppressa di tanta soperchieria d'esattori e tanta gravezza d'esazioni, che gli abitanti vi possono a mala pena supplire vendendo i proprj figliuoli; onde, lasciando la pia repubblica, sono forzati rifuggire alla nefandissima gente dei Longobardi. E qual cosa più grave e più crudele potrebbero patire dai Barbari, che l'esser ridotti a vendere i proprj figli? In Sicilia narrasi di un tal Stefano, cartulario delle parti marittime, che coll'invadere ogni luogo, e con porre, senza pronunziar giudizio, i cartelli a' poderi e alle case, arreca tanti danni ed oppressioni, che a dirle tutte non basterebbe un gran volume. Veda la serenissima nostra Donna queste cose, e sollevi i gemiti degli oppressi. Suggeritele a suo tempo al piissimo Signore, affinchè dall'anima sua, dall'imperio e da' suoi figliuoli rimova tanto gravame di peccato. Ben so ch'ei dirà forse mandarsi a noi per le spese d'Italia quanto si raccoglie dalle suddette isole: ma dico io, conceda meno per le spese d'Italia, e tolga dal suo imperio le lacrime degli oppressi. E forse di tante spese fatte per questa terra vien minore il profitto perchè con mescolanza di peccato. Meglio non provvedere alla vita nostra temporale, che procacciare impedimento alla nostra eterna. A me basti l'aver questo brevemente suggerito; affinchè, se rimanesse la vostra pietà ignorante di quanto succede in questi paesi, non fossi io poi del mio silenzio dinanzi al severo giudice incolpato e punito».
[174] Dal poco che sappiamo, sembra in antico vi fosse grande mescolanza ed arbitrio nel canto ecclesiastico. La semplicità nascea necessariamente dalla scarsezza di mezzi; ma alcuni teneano all'ebraico, altri all'jonico, altri a un misto. Sant'Ambrogio volle riformarlo, partendo dalla melopea greca. Il sistema musicale dei Greci era diviso in tetracordi, e nei modi che ne derivano. Ambrogio, visto che molte melodie sacre erano, se non melodie greche trasportate, almeno motivi composti sopra i modi musicali di quel popolo, e che non passavano i limiti di un'ottava, pensò al sistema tetracordo dei Greci sostituire il più semplice e facile dell'ottava, derivando dai Greci i quattro modi primordiali che divennero base del canto ecclesiastico. Stabilì dunque questi modi:
dorico _re, mi, fa, sol, la, si, do, re_
frigio _mi, fa, sol, la, si, do, re, mi_
lidio _fa, sol, la, si, do, re, mi, fa_
misolidio _sol, la, si, do, re, mi, fa, sol._
Così ne venne un canto ritmico scanduto, più consono colla musica greca che non il canto gregoriano, il quale procede generalmente per note di valore eguale, riuscendo più monotono e senza cadenze.
Ma quali note servissero al canto gregoriano non consta, se non che menzionano lettere dell'alfabeto, chiavi, linee in su e in giù.
[175] Gl'inni di s. Gregorio sono: _Primo dierum omnium; Nocte surgentes vigilemus omnes; Ecce jam noctis tenuantur umbræ; Clarum decus jejunii: Audi, benigne Conditor; Magno salutis gaudio; Rex Christe factor omnium; Jam Christus astra ascenderat_.
[176] _Ad Leandrum, in comm. libri Job._
* Ma nella epistola sinodica raccomanda ai preti d'erudirsi, di avvezzarsi alla urbanità col frequentare i secolari. _Ducitur sacerdos ad vetustatem vitæ per societatem secuìarium: cumque indubitanter constet quod externis occupationum tumultibus impulsus, a semetipso corruat, studere incessabiliter debet ut, per eruditionis studium, resurgat. Hinc est quod prælatum gregi discipulum Paulus admonet dicens_: Dum venio attende lectioni. Part. 11 e 13.
[177] Il nome di _Esarcato_ ha doppio senso: nel più esteso, abbraccia tutte le provincie d'Italia sottomesse all'Impero, e nominatamente la Venezia, parte della costa Ligure, l'Emilia, la Flaminia, il Piceno e il ducato di Roma: in senso stretto, indica la parte orientale dell'Emilia e la Flaminia, cioè la Romagna d'oggi; e si distingue dalla Pentapoli, e dal ducato di Roma, che chiudea parte dell'Etruria, colla Sabina, la Campania e parte dell'Umbria.
[178] AGNELLI, _Vitæ episc. Ravenn._, rer. ital. Script., II. Fin ai dì nostri la battaglia delle sassate si continuò a Roma fra Montesi e Transteverini, con morti e ferite; e Pio VI fece indarno ogn'opera per disradicarla.
[179] AGNELLI, _Vita Felicis_, l. cit.
[180] Così Paolo Diacono, e molti dietro lui: ma l'Oldoino, nelle note al Ciacconio, tom. I, p. 422 dell'edizione del 1677, reca un passo ben diverso del canonico romano nella descrizione della Basilica vaticana: _Sabinianus papa, sub cujus tempore fuit famis gravis, perfecta pace cum gente Langobardorum, jussit aperiri horrea ecclesiæ, et venundari frumentum populo per unum solidum triginta modios tritici; misericordiæ enim visceribus, ultra quam dici possit affluebat, et quantum in se nullum a beneficio misericordiæ excludebat_.
Anche l'incolpazione d'aver voluto distruggere i libri del predecessore, attribuita dagli antichi a _invidiosi_, e dal Mabillon a Sabiniano, non è ben provata.
[181] ANASTASIO BIBL., in _Vita Severini_.
[182] Negli atti del VI concilio ecumenico (ap. LABBE, _Concil._, tomo VI) leggesi una lettera dell'arcivescovo Mansueto di Milano all'imperatore Costantino II, a nome del sinodo provinciale: _Quæ in hac magna regia urbe convenit, sub felicissimis et christianissimis et a Deo custodiendis principibus nostris dominis Pertharit et Cunibert, præcellentissimis regibus, christianæ religionis amatoribus_. 679.
[183] Tutto ciò da Paolo Diacono, il quale soggiunge che, tra i rapiti, furono pure i cinque figli di Leofi, venuto coi primi Longobardi in Italia. Un d'essi riuscì, dopo molti anni di servitù, a fuggire in Italia; e sebbene nulla recuperasse de' beni paterni, ajutato da parenti e amici pose casa, e generò un Arigiso, e questi Warnefrido, da cui nacque esso Paolo storico.
[184] _Gregorio II nel 726 scriveva: Mezentius ab episcopis Siciliæ certior factus hæreticum cum esse, ipsum...... trucidavit_. Ap. DE GIOVANNI, _Cod. Diplom. Sicil._, tom. I. n. 272.
[185] Vuole Paolo Diacono che questo nome le venisse da un tal uso dei Longobardi, che qualvolta uno morisse in lontana contrada, i suoi rizzavano delle pertiche con una colomba in vetta, rivolta alla parte dove l'estinto avea chiuso i giorni.
[186] Epitafio di Ansprando:
_Ansprandus, honestus moribus, prudentia pollens,_ _Sapiens, modestus, patiens, sermone facundus,_ _Adstantes qui dulcia, flavi mellis ad instar,_ _Singulis promebat de pectore verba._ _Cujus ad æthereum spiritus dum pergeret axem,_ _Post quinos undecies vitæ suæ circiter annos_ _Apicem reliquit regni præstantissimo nato_ _Lyuthprando inclyto et gubernacula gentes_ _D. P. die iduum junii indictione X._
[187] _Respiciens ergo pius vir_ (il papa) _profanam principis jussionem, jam contra imperatorem quasi contra hostem se armavit_, RENUENS HÆRESIAM EJUS, _scribens ubique_ SE CAVERE _Christianos eo quod orta fuisset impietas talis. Igitur permoti omnes Pentapolenses atque Venetiarum exercitus, contra imperatoris jussionem restiterunt, dicentes se nunquam in ejusdem pontificis condescendere necem, sed pro ejus magis defensione viriliter decertare_. Liber pontif.
[188] _Cognita imperatoris nequitia, omnis Italia consilium iniit, ut sibi eligerent imperatorem et Constantinopolim ducerent; sed compescuit tale consilium pontifex, sperans conversionem principis_. ANASTASIO BIBL.,_ Vita Gregorii II_.
[189] I Pavesi credono che allora Liutprando portasse da Ravenna alla loro città la statua di bronzo rappresentante Antonino Pio o Marc'Aurelio a cavallo, che chiamavano il Regisole. Nel 1527 assalendo i Francesi Pavia, primo a montar sul castello fu un Ravennate, il quale in compenso domandò si restituisse a Ravenna il Regisole: quando si volle darvi effetto, i Pavesi se ne desolarono più che al sacco della città, tanto che il generale Lautrec ottenne che il Ravennate desistesse dalla domanda, ricevendo invece tant'oro quanto bastasse per fare una corona. Fu fatto a pezzi dai Giacobini nel 1796.
[190] _Deo teste, papa urbis Romæ in omni mundo caput ecclesiarum Dei et sacerdotum est_. Lib. v. c. 4.
[191] In Bologna resta memoria d'un vaso di marmo, posto da Liutprando e Ildeprando nella chiesa di S. Stefano per esser empito il giovedì santo. L'iscrizione dice, secondo MALVASIA, _Marm. Fels._, sez. IV. c. 10:
† VMILIBVS VOTA SVSCIPE DOMINE DOMINORVM NOSTRORVM LIVTPRANTE ILPRANTE REGIBVS ET DOMNI BARBATII EPISC. SANCTE ECCLESIE BONONIENSIS HIC IN ONOREM RELIGIOSI SVA PRECEPTA OBTVLERVNT VNDE HVNC VAS IMPLEATVR IN CENAM DOMINI SALVATORIS ET SI QVA MVNERA CVISQVAM MINVERIT DEVS REQVIRET †.
[192] PAOLO DIAC., lib. VI. c. 53.
[193] _Ad regnum_: potrebbe indicare per l'acquisto del regno celeste: altri leggono _ad rogum_, cioè in segno di supplica.
[194] _Legge_ V.
[195] Di quei giorni, anche Anselmo duca del Friuli e cognato di Rachi e d'Astolfo, si fece monaco, e fondò il monastero di Fanano nel Modenese, poi l'insigne di Nonantola con ospizio pei pellegrini. Altri molti ne troviamo fondati in quegli anni: e limitandoci alla Toscana, la badia di Montamiata fu posta nel 745 da Erone; nel 744 quella di Monteverdi in val della Cornia in Maremma da s. Gualfredo longobardo di Pisa e da Gondualdo di Lucca cognato suo, che alle loro mogli con trenta donne eressero sulla Versilia presso Pietrasanta il monastero di san Salvatore. Le badie di S. Ponziano e San Frediano presso Lucca, di San Pietro a Camajore, di San Bartolomeo di Pistoja, di san Bartolomeo a Rigoli di Firenze, appartengono ai tempi longobardi; come i monasteri di Coronate, di Civate, di Santa Giulia a Brescia, di Teodote a Pavia...... nell'alta Italia. Il longobardo Warnifredo castellano regio di Siena nel 730 fonda e dota generosamente la badia di Sant'Eugenio in Pilosiano presso Siena.
[196] _Fremens ut leo, pestiferas minas Romanis dirigere non desinebat, asserens omnes uno gladio jugulari, nisi suæ se se subderent ditioni_. ANASTASIO BIBL., _Vita Stephani II_.
[197] _Deprecans imperialem clementiam, ut, juxta id quod ei sæpius scripserat, cum exercitu ad tuendas has Italiæ partes modis omnibus adveniret_. ANASTASIO BIBL., ivi; BARONIO, _ad ann._ 754. XXIII, XXV. Tanto era lontano dalle idee di rivolta e di sovranità.
[198] È bizzarro che già i contemporanei fanno valere in ciò quel voto universale, a cui oggi si attribuisce tanto peso. Paolo Diacono diceva che _omnis Ravennæ exercitus_ (già in altri testi vedemmo che esercito equivale a popolo) _vel Venetiarum talibus jussis unanimiter restiterunt_. Anastasio Bibliotecario, nel luogo che citammo alla nota 2ª, parla della risoluzione di tutta Italia; e soggiunge che il papa, _gratias voluntati populi referens pro mentis proposito_, chetava gl'insorgenti. E Gregorio nell'epistola all'imperatore: _Plane parati sunt Occidentales ulcisci etiam Orientales.... Totus Occidens sancto principi apostolo um fidei fructus offert._
[199] Dal processo del 715 fra Siena e Arezzo appare che i cherici del contado sanese, per farsi ordinare dal diocesano, bisognavano d'una licenza scritta del gastaldo longobardo.
[200] _Chron. Moiss._ ap. BOUQUET, v. 67.
[201] _Chron. Cassinens._, lib. I. cap. 8. Vedi pare ANASTASIO BIBL., op. cit.; — CENNI, _Monumenta dominationis pontificiæ_. Roma 1761, 2 vol.: sono lettere che i papi da Gregorio III fino ad Adriano diressero a Carlo Martello, Pepino, Carlomanno, Carlo Magno; — ORSI, _Dell'origine del dominio e della sovranità dei romani pontefici_. Roma 1789; — e in senso contrario PFISTER, _Gesell. der Deutschen_; tom. I, p. 409; — SPITTLER, _Staatgeschichte_, tom. II, p. 86; — SISMONDI, _St. delle Rep. it._, tom. I; ecc., non dimenticando la recente opera di Theiner.
[202] _Nam et judices ad faciendas justitias... in eadem Ravennatium urbe residentes, ab hac romana urbe dixerit, Philippum presbyterum, simulque et Eustachium quondam ducem._ Cod. Carol., nº 54; e così il nº 51, il 75 ecc. — Quando Carlo Magno, nel 784, volle trarre certe colonne antiche da Ravenna, n'ebbe concessione dal papa. Vedi in FANTUZZI, _Monum. ravennati_, i diplomi del tom. V, massime il 17 e 18; inoltre SAVIGNY, _Storia del dir. romano_, cap. V, § 110; LEO, _Gesch. von Italien_, tom. I, p. 187-189; CENNI, op. cit., tom. I, p. 63; ORSI, op. cit., c. VIII; PHILIPPS, _Deutsche Geschichte_, III. § 47; GOSSELIN, _Pouvoir des Papes_, Parigi 1845, pag. 240 e seg. — Più tardi papa Adriano scriveva a Carlo Magno: — I duchi di Spoleto, di Benevento, del Friuli, di Clusio ordirono contro di noi il pericoloso disegno di unirsi coi Greci e con Adelchi figlio di Desiderio, onde combatterci per terra e per mare, desiderando invadere _questa nostra città di Roma_, e ripristinare il regno longobardo. Pertanto vi scongiuro di venire al più presto a nostro soccorso; giacchè a voi, dopo Dio, noi abbiamo rimessa la difesa della santa Chiesa, del _nostro popolo romano_ e della romana repubblica». _Cod. Carol._, _ep._ 57.
[203] _Longobardorum rex... Zachariæ prædictas quatuor civitates redonavit... ipsi b. Pietro reconcessit._ E Stefano ad Astolfo _petivit ut dominicas quas abstulerat redderet oves, et propria propriis restitueret_. Pepino dirige messi ad Astolfo _sanctæ ecclesiæ ac reipublicæ restituenda jura... ut propria restitueret propriis_. Questi promette _illico redditurum civitatem Ravennatium cum aliis diversis civitatibus_. ANASTASIO BIBL., op. cit. Anche Eginardo negli Annali dice che Pepino obbligò Astolfo _ad reddendum ea quæ romanæ Ecclesiæ abstulerat_.
[204] «Quel tiranno seguace di Satana, Astolfo divoratore del sangue dei Cristiani, struggitore delle chiese di Dio, percosso di colpo divino, sprofondò nella voragine dell'inferno.... Ora, per provvidenza di Dio e per mano del beato Pietro, pel tuo fortissimo braccio.... è stato ordinato re de' Longobardi Desiderio, uomo mitissimo». _Lettera a Pepino._
L'anonimo Salernitano dice che Astolfo _fuit audax et ferox, et ablata multa sanctorum corpora ex romanis finibus in Papiam detulit. Construxit etiam oracula (oratorj) ibi et monasterium virginum, et suas filias dedicavit. Idemque etiam fecit monasterium in finibus Æmiliæ ubi dicitur Mutina... ad sacra monachorum cænobia ædificanda per certas provincias multa est dona largitus. Valde dilexit monacos, et in eorum est mortuus manibus._ Rer. it. Script., part. II, t. II.
[205] Di Brescia lo vorrebbe il Malvezzi, _Chron. Brix._, Rer. it. Script., tom. XIV. Lo appoggerebbe l'aver egli fondato monasteri in Leno e quel di Santa Giulia in Brescia che ampiamente dotò, e dove poi fu badessa sua figlia Ansilberga, che parimente comprò beni nel Bresciano.
[206] «Passano gli scrittori francesi con disinvoltura quest'azione di Carlo Magno, come se fosse cosa da nulla l'avere usurpato a' suoi nipoti un regno, che _per tutte le leggi divine ed umane_ era loro dovuto». MURATORI, _all'anno_ 771. Una legge _divina_ che obblighi a surrogar nel regno i figli ai padri, io non l'ho mai udita: se n'esisteva una _umana_, lo storico doveva addurla, ma nè noi nè altri la videro mai; bensì vediamo mantenuto sempre fra' Germani il diritto d'eleggersi il re. Eppure è vulgato l'introdurre qui i nomi affatto sconvenienti e le idee tutto moderne d'usurpazione e d'eredità. _Charles_, dice Sismondi, _avec autant d'avidité et d'injustice qu'aurait pu faire aucun de ses prédécesseurs, dépouilla sa femme et ses fils de leurs_ HÉRITAGES, _les força à s'enfuire en Italie, etc._
[207] _Pro exigendis a rege Desiderio justitiis beati Petri_. ANASTASIO BIBL., _Vita Steph. III_, pag. 178; vale a dire le rendite dei beni ecclesiastici posti nel regno longobardo e delle città occupate da Desiderio, e sulle quali, secondo il diritto romano, il pontefice aveva anche giurisdizione (_justitiam_).
[208] In tutt'altro modo è esposto il fatto in una lettera di Stefano III a Berta (CENNI, I. 267); cioè, che il nefandissimo Cristoforo e il più che malvagio suo figlio Sergio aveano fatto trama con Dodone, messo di Carlo Magno, per dar morte al pontefice; averlo Dio salvato mercè gli ajuti di Desiderio; chiamati in Vaticano, ricusarono, e armatisi, esclusero di Roma il pontefice; poi abbandonati, erano rifuggiti in San Pietro, ove il papa a stento gli aveva difesi dalla moltitudine che ne chiedeva il sangue; ma mentre voleva farli rendere in città perchè fossero salvi, furono presi ed accecati, senza nè consenso nè saputa sua. Il Muratori e la maggior parte preferiscono questa versione: ma esso Cenni e il Pagi e il Cointe supposero quella lettera estorta al papa da Desiderio, o forse falsificata nella sua cancelleria, giacchè un'altra (CENNI, I. 274) e i biografi di Stefano III e d'Adriano riferiscono il caso nel modo che noi adottammo come più simile al vero.
[209] _Universum populum Tusciæ et Campaniæ et ducatus Perusini, et aliquantos de civitatibus Pentapoleos; omnesque parati erant, si ipse rex adveniret, fortiter... illi resistere_. ANASTASIO BIBL.
[210] _De factis Caroli Magni_.
[211] Anselmo abate di Nonantola, cognato di Rachi, fu da Desiderio tenuto esule sette anni, e probabilmente adoperò assai a favore di Carlo, giacchè questo fecegli immense donazioni. Muratori, all'anno 774: — _Dum iniqua cupiditate Langobardi inter se consurgerent, quidam ex proceribus langobardis talem legationem mittunt Carolo Francorum regi, quatenus veniret cum valido exercitu, et regnum sub sua ditione obtineret, asserentes quia istum Desiderium tyrannum sub potestate ejus traderent vinctum, et opes multas, cum variis indumentis auro argentoque intextis, in suum committerent dominium_. Anonim. Salernit., in Rer. it. Script. tom. II. p. i. _paralip._
Vedasi L. C. BETMANN, _Paulus Diaconus und Geschichtschreibung der Longobarden_. Annover 1849.
Martino da Cremona, figlio di Paolo _nobilissimo uomo_, e di Sabina _onoranda femmina_, fu diacono, e andò a mostrar ai Francesi il passo delle Alpi; infine divenne arcivescovo di Ravenna. Descrisse egli stesso il suo viaggio in una lettera che si pretende aver trovata il canonico Dragoni di Cremona, e che fu, senza troppo esame, pubblicata dal Troya nel suo _Codice diplomatico_.
[212] Di lui dice la cronaca del monastero di Volturno: _Hic, licet bello fuerit austerus, tamen plurimis locis ecclesias construxit, ornavit atque ditavit rebus ac possessionibus multis. Ex jussione principis apostolorum, monasterium ædificavit in valle Tritana_. Rer. it. Script., tom. II. p. II. lib. 3. Senza appoggio di storia, la tradizione in Toscana fa merito a re Desiderio di molte fondazioni, come le mura di San Gemignano, la città di San Miniato, ove del resto fiorì lungamente la consorteria dei Lambardi.
[213] Anastasio Bibl. nelle Vite di Leone III e IV ricorda il _vicus Saxonum, Sardorum, Frisonum, Corsarum, e le scholæ peregrinorum, Frisonum, Saxonum, Langobardorum_.
[214] Alcuni soggiungono che si fe coronare dall'arcivescovo di Milano. Non appare che i re longobardi fossero inaugurati colla corona, bensì con un'asta: Paolo Diacono riferisce che un cucolo si posò su quella d'Ildeprando. Neppure de' Carlovingi è mai mentovata la coronazione; e la prima memoria certa di quest'atto è dell'888, quando Berengario fu coronato in Pavia.
[215] Rodolfo Notajo ap. BIEMMI, _Storia di Brescia_.
[216] Una contro gli Aquitani, diciotto contro i Sassoni, cinque contro i Longobardi, sette contro gli Arabi di Spagna, una contro i Turingi, quattro contro gli Avari, due contro i Bretoni, una contro i Bavari, quattro contro gli Slavi di là dall'Elba, cinque contro i Saracini, tre contro i Danesi, due contro i Greci.
[217] MABILLON, _Ann. Ord. s. Bened._, XXIII. 3.
[218]
_Post patrem lacrymans Carolus hæc carmina scripsi:_ _Tu mihi dulcis amor, te modo plango pater...._ _Nomina jungo simul titulis clarissima nostra;_ _Adrianus, Carolus, rex ego, tuque pater...._ _Tum memor esto tui nati; pater optime, posco,_ _Cum patre dic, natus pergat et ipse tuus._
[219] _Ep. Caroli Magni_, X. pag. 616.
[220] Un altro musaico rappresenta san Pietro che colla destra dà un mantello al papa inginocchiato, colla sinistra uno stendardo a un principe; e v'è scritto: _Beate Petre, dona vita Leoni pp., et bictoria Carolu dona_.
[221] Zonara dice: Ελοβήσαντο δὲ τὰ ὄμματα, ἀλλ’οὐκ ἐξετύφλωσαν. XV. 13. La leggenda, accettata pure dal _Martirologio romano_ sopra la fede di moltissimi testimonj, narra che gli furono cavati, ma che li ricuperò miracolosamente. Alcuino scrive a Carlo Magno che _Deus compescuit manus impias a pravo voluntatis effectu, volentes cæcatis mentibus lumen ejus extinguere_. Vedi i Bollandisti al 12 giugno.
[222] L'anno cominciava a natale, epperò l'incoronazione dicesi avvenuta nell'800, ma secondo il computo moderno è del 799.
[223] Vi volle una licenza di Leone III perchè il nome di Carlo Magno fosse posto avanti a quello del papa negli atti che si erigevano a Viterbo, Toscanella, e nelle altre città della primitiva donazione, ove prima mettevasi quel solo del papa. Il Patrimonio di San Pietro poi non ricadde più nel regno longobardo. Vedi Troya, Discorso ecc., CCXXI.
Da una lettera, che Champollion Figeac nel 1836 trovò alla Biblioteca nazionale di Parigi, appare il rispettoso modo con cui l'imperatore trattava il pontefice Adriano:
I. _Salutat vos dominus noster filius vester Carolus, et filia vestra domina nostra Fastrada, filii et filie domini nostri, simul et omnis domus sua_. — II. _Salutant vos cuncti sacerdotes, episcopi et abbates, atque omnis congregatio illorum in Dei servitio constituta, etiam et universus generalis populus Francorum._ — III. _Gratias agit vobis dominus noster filius vester, quia dignati fuistis illi mandare per decorabiles missos et melliflua epistola vestra, de vestra a Deo conservata sanitate, quia tunc illi gaudium et salus ac prosperitas esse cernitur, quando de vestra sanitate vel populi vestri salute audire et certus esse meruerit._ — IV. _Similiter multas vobis agit gratias dominus noster filius vester de sacris sanctis orationibus vestris, quibus adsidue pro illo et fidelibus sancte Ecclesie et vestris atque suis decertatis, non solum pro vivis, sed etiam pro defunctis; et si Domino placuerit, vestrum bonum certamen dominus noster filius vester cum omni bonitate in omnibus retribuere desiderat._ — V. _Mandavit vobis filius vester, dominus videlicet noster, qui Deo gratias et vestras sanctas orationes, cum illo et filia vestra ejus conjuge et prole sibi a Deo datis, vel omni domo sua, sive cum omnibus fidelibus suis, prospera esse videntur._ — VI. _Postea vero danda est epistola dicentibus hoc modo: presentem epistolam misit vobis dominus noster filius vester, postulando scilicet sanctitati vestre, ut almitas vestra amando eam recipiat._ — VII. _Deinde dicendum est: misit vobis nunc dominus noster filius vester talia munera qualia in Saxonia preparare potuit, et quando placet sanctitati vestre offendamus ea._ — VIII. _Deinde dicendum erit: dominus noster filius vester hæc parva munuscula paternitati vestre destinavit, inducias postulans interim dum meliora sanctitati vestre preparare potuerit._ — IX. _Deinde_.... Il resto manca.