Storia degli Italiani, vol. 05 (di 15)

Part 39

Chapter 393,213 wordsPublic domain

Il Tasso impicciolì il concetto delle crociate, facendone un'impresa regolare, d'esercito giusto sotto un capitano supremo, e con gerarchia di uffiziali e riviste e marce e stendardi: ma nell'anima devota e cavalleresca, più per sentimento che per istudio, intese egli que' costumi; e tu li ravvisi in Rinaldo, giovinetto insoffrente della disciplina, volonteroso d'imprese personali, e facilmente distratto dalle voluttà; in Raimondo che, quantunque vecchio, affronta lo sfidatore pagano; e meglio ancora in Tancredi, amoroso eppur fedele al capitano e alla croce, sempre primo ne' cimenti, che duellando con Argante, ricusa avere il vantaggio d'armi migliori; vedendolo esanimarsi, lo invita ancora generosamente a cedergli, senza insuperbir della vittoria[439]; che salva la figlia del signore d'Antiochia, e la rispetta; che invaghito di Clorinda, la combatte non conoscendola, e feritala a morte, corre attingere nel proprio elmo per dare col battesimo la vita eterna a quella cui toglieva la terrena.

È quel Tancredi, di cui le croniche narrano che, avendo compito stupende geste, fe giurare al suo scudiero di non dirne parola finchè vivesse.

FINE DEL TOMO QUINTO E DEL LIBRO SETTIMO

INDICE

LIBRO SESTO

CAPITOLO LVIII. Il Medioevo. — Essi e noi _pag._ 1 LIX. Odoacre. Teodorico goto. Ultimo fiore delle lettere latine con Cassiodoro e Boezio » 19 LX. Fine del regno Ostrogoto. — Belisario. — Narsete. — Italia liberata » 52 LXI. I Longobardi » 70 LXII. Gl'invasori. Legislazione longobarda. Costumi » 90 LXIII. I vinti. Con che legge viveano? Quali la condizione e le arti loro? » 126 LXIV. La Chiesa in relazione coi popoli e coi nuovi dominj. San Benedetto e i monaci » 150 LXV. I papi. Gregorio Magno » 169 LXVI. Italia disputata fra Longobardi e Greci » 186 LXVII. Gli Iconoclasti. Origine della dominazione temporale dei papi » 205 LXVIII. Fine del regno longobardo. Rinnovasi l'impero d'Occidente » 231 LXIX. L'impero romano-cristiano. Carlo Magno » 252

LIBRO SETTIMO

LXX. Regno d'Italia. Condizione degli Italiani sotto i primi Carolingi » 283 LXXI. Irruzione dei Saracini. Gl'imperatori Franchi » 298 LXXII. Imperatori italiani. Gli Ungheri » 322 LXXIII. Età ferrea del Pontificato. Ottone il grande. La corona imperiale e il regno d'Italia passano ai Tedeschi. Si svolge la nazionalità italiana » 347 LXXIV. Il feudalismo » 373 LXXV. Il Basso Popolo » 400 LXXVI. Il Mille. Corrado Salico. L'arcivescovo Eriberto. Enrico III » 427 LXXVII. Bassa Italia. I Normanni » 448 LXXVIII. La Chiesa. Simonia e concubinato. Gregorio VII. La contessa Matilde. Guerra alle investiture » 468 LXXIX. Repubbliche marittime » 517 LXXX. Crociate. — La Cavalleria » 540

NOTE:

[1] Questo libro fu stampato nel 1855.

[2] BOLLANDISTI, _ad 8 jan._ — EUGIPIUS, _Vita s. Severini_, in PEZ, _Script. rerum. austriac._, tom. I. — Anche Benvenuto da Imola, al canto XII dell'_Inferno_ di Dante, racconta che, passando Attila per Modena, san Geminiano vescovo gli andò incontro chiedendogli misericordia. Quello gli rispose: — Non sai ch'io sono Attila flagello di Dio?» E il santo: — Ed io sono Geminiano servo di Dio». Il feroce ne rimase tocco, e passò oltre senza fare offesa.

[3] Gli storici lo qualificano re degli Eruli, forse perchè di tal gente gotica fosse il maggior numero delle sue schiere. Giornandes, _De Goth. orig._, cap. 37, e l'_Historia miscella_, XV, p. 101, lo fanno re dei Rugi e dei Turcilingi. Nel gabinetto di Vienna si hanno medaglie di lui, iscritte FL. ODOVAC.

[4] _Æmilia, Tuscia, cæteræque provincia, in quibus hominum pene nullus existit._ Gelasio papa _ep. ad Andronicum_, presso BARONIO, _ad an._ 496, nº 36.

[5] ENNODIO, Paneg. Theodorici: _Migrante tecum ad Ausoniam mundo... sumpta sunt plaustra vice tectorum, et in domos instabiles confluxerunt, omnia servitura necessitati. Tunc arma Cereris, et solventia frumentum bobus saxa trahebantur, oneratæ fætibus matres inter familias tuas, oblitæ sexus et ponderis, parandi victus cura laborant_. Sotto il nome _Amalung-Dietrich von Bern_, cioè Teodorico Amalo di Verona, Teodorico è celebrato nell'_Heldenbuch_ o libro degli eroi, poema tedesco del XIII secolo.

Su questi fatti, oltre gli autori precitati, vedi CASSIODORO, _Chronicon_, e principalmente _Variarum libri_ XII, ed. Garet, Rohan 1679, e Venezia 1729. Peccato che Scipione Maffei non ne abbia eseguita la promessa edizione commentata.

PROCOPIO, _De bello goth._, lib. IV.

ISIDORI HISPALENSIS, _Chronicon goth._

_Anonymi Chron._ detto Valesiano, dal Valois che lo pubblicò a Parigi il 1681, in calce all'Ammiano Marcellino.

_Historia miscella_, nella raccolta del Muratori. Pare scritta nel 700.

COCHLÆI, _Vita Theodorici_, ed. Peringskiold, Stoccolma 1699. Vi si comprendono due vite antiche, ma di poco valore. MURATORI, _Annali, Rerum itaìicarum scriptores_, e _Antiquitates medii ævi_, che cito una volta per sempre.

SARTORIUS, _Essai sur l'état civil et politique des peuples de l'Italie sous le gouvernement des Goths_. Parigi 1811; premiato dall'Istituto francese, ma che pare copiato dalle belle introduzioni di Giuseppe Rovelli alla _Storia di Como_.

HURTER, _Gesch. des ostrogothischen Königs Theodorich und seiner Regierung_. Sciaffusa 1808.

MANSO, _Gesch. des ostrogothisch. Reichs in Italien_. Breslavia 1814; — _Uebersicht der Staats-Aemter und Vervaltungs-Behörden unter den Oslgothen._ Ivi 1823.

Il sig. Felice Dahn, professore a Monaco, autore della vasta opera _Die Könige der Germanen_, inserì nella _Allgemeine Zeitung_ del 1872 un articolo _Teodorich und Odovacar_.

[6] _Et nos maxime qui, divino auxilio, in republica vestra didicimus quemadmodum Romanis æquabiliter imperare possimus: regnum nostrum imitatio vestra est, forma boni propositi, unici exemplar imperii, qui quantum vos sequimur, tantum gentes alias anteimus... Pati vos non credimus inter utrasque respublicas, quarum semper unum corpus sub antiquis principibus fuisse declaratur, aliquid discordiæ permanere.... Romani regni unum velle, una semper opinio sit._ Variar., I.

_Romano_ da qui innanzi dinota quelli che non erano Barbari, fossero i sudditi italiani dell'impero orientale, o i vinti dell'occidentale. Anche i Turchi chiamano _Romania_ l'ultima provincia rimasta all'impero greco, e _Romei, Romili_ i Greci soggiogati.

[7] CASSIODORO, _Variar._ spesso. Il Banduri, _Numism. imp. rom._, II. 601, pubblica quest'iscrizione: _Salvis domino nostro Zenone augusto et gloriosissimo rege Theodorico_.

[8] ENNODIO, _Vita. s. Epiphanii. — Concil._ tom. IV.

[9] Teodorico mutò colla porpora l'abito nazionale; ma è gratuita l'asserzione del Muratori che _inducesse i suoi Goti a fare lo stesso_. Presso l'anonimo del Valois, Teodorico si lagna che _Romanus miser imitatur Gothum, et utilis Gothus_ (cioè il ricco) _imitatur Romanum_. E presso Cassiodoro, _Variar._, II. 15. 16: _Cum se homines soleant de vicinitate collidere, istis prædiorum communio causam noscitur præstitisse concordiæ: sic enim contigit, ut utraque natio, dum communiter vivit, ad unum velle convenerit... Una lex illos et æquabilis disciplina complectitur; necesse est enim ut inter eos suaviter crescat affectus, qui servant jugiter terminos constitutos_. Sono figure da retore. Da quanti secoli vivono sul suolo stesso Greci e Turchi? forse ne nacque soave affetto?

[10] Un cenno ne trapela nella lettera di Teodorico al senatore Sunivado, _ut petat Samnium, jurgia Romanorum cum Gothis compositurus_. Variar., III. 13.

[11] _Variar._, i. 19; IV. 4; XII. 5. Cassiodoro accenna il _curialis_, il _defensor_, il _curator_, il _quinquennalis_, ecc.

[12] — Salva la riverenza al diritto pubblico e alle leggi di ciascuno». — _Jura veterum ad nostram capimus reverentiam custodiri. — Delectamur jure romano vivere. — Reverenda legum antiquitas. — Secundum legum veterum constituta_.

[13] _Is qui, quasi specie utilitatis publicæ, ut si necessaria faciat, delator existat, quem tamen nos execrari omnino profitemur_. Editto 35.

[14] _Ibi potest census addi, ubi cultura profecerit._ Variar., IV. 38. Nella 10 dell'XI scrive essersi aumentato il tributo, perchè _longa quies et culturam agris præstitit et populos ampliavit_.

[15] _Variar._, IV. 18.19; VI. 7; VII. 42; IX. 24.

[16] Variar., III. 13. 14. 15; VIII. 5. — _Necessarium duximus illum sublimem virum ad vos comitem destinare, qui, secundum edicta nostra, inter duos Gothos litem debeat amputare: quod si etiam inter Gothum et Romanum natum fuerit fortasse negotium, adhibito sibi prudente Romano, certamen possit æquabili ratione discingere. Inter duos autem Romanos, Romani audiant quos per provincias dirigimus cognitores. Scitote autem unam nobis in omnibus æquabiliter esse charitatem._ VIII. 3.

[17] _Variar._, V. 17.

[18] Da _gut_ buono. Ugo Grozio, nella _Storia dei Goti_, radunò i passi che ne fanno l'elogio: modo cattivo di giungere alla verità.

[19] PROCOPIO, _De bello goth._, III. 8.

[20] _Reliqua per illum et illum_ (come oggi si direbbe) _per N. N. legatos nostros patrio sermone mandamus_. Teodorico al re degli Eruli.

[21] Re Atalarico scrive a Cassiodoro: _Cum esset_ (Teodorico) _publica cura vacuatus, sententias prudentum a suis famulis exigebat, ut factis propriis se æquaret antiquis. Stellarum cursus, maris sinus, fontium miracula, rimator acutissimus inquirebat, ut rerum naturis diligentius perscrutatis, quidam purpuratus videretur esse philosophus_. Variar., IX. 24.

[22] Lettera del 533.

[23] Citato nella lettera d'Alarico ad Aratore.

[24] Così definisce la filosofia: _Sapientia est rerum quæ sunt comprehensio_. Aritm., lib. I. c. 1.

[25] Prodigi aveano accompagnato la nascita di questo, sicchè suo padre il nominò Epifanio, e promise consacrarlo a Dio. A 8 anni era lettore nella chiesa episcopale di Ticino, piccola città che ancor non chiamavasi Pavia: a 12 era scrittore del vecchio vescovo Crispino: a 18 soddiacono e amministratore dei beni della Chiesa cioè dei poveri. Al tempo che il mondo degli impiegati e dei soldati crollava, senza forza contro gli stranieri, senza virtù contro i disordini interni, al clero di Pavia presedevano, oltre il santo vescovo, l'arcidiacono Silvestro, zelante della tradizione e della disciplina antica, ma più atto a dar pareri che ad operare; Bonoso, di cui diceasi che se il suo corpo era nato nella Gallia, l'anima sua veniva dalla patria celeste: Epifanio, più utile di tutti benchè più giovane, sosteneva le fatiche gravissime che, nello sfacelo della società civile, toccavano alla ecclesiastica: oggi avvocato a sostener avanti ai tribunali la causa della Chiesa e dei poveri: domani paciere in una famiglia disunita, poi raccoglitore e distributor di limosine ai poveri: istruttore e consigliere degl'ignoranti e dei dubbj: integerrimo di vita, colla costante moderazione, coll'inalterabile equità, col dominio sopra se stesso, imponeva agli altri. La chiesa di Ticino dovea difendere i suoi beni dalle erosioni del Po e dalle usurpazioni dei vicini. Banco, confinante avido e ingiusto, pretendeva occupare un pezzo lasciato in secco dal fiume, e ad Epifanio, che opponeva alle violenze la ragione, diede una bastonata sul capo. Il giovane diacono ghermì il braccio dell'avversario e il disarmò, e gli astanti avriano freddato Banco se Epifanio non avesse posto la sua testa sanguinente fra l'offensore e i vindici.

Crispino morente menò a Milano Epifanio per raccomandarlo al metropolita e ai nobili come il miglior successore che potessero dargli: e in fatto a 25 anni fu eletto vescovo di Pavia. Giusto, calmo, fermo, caritatevole, non mutò la semplice vita, geloso della dignità episcopale quanto meno la ostentava; subito fu l'oracolo della diocesi: non affar pubblico o privato menavasi senza di lui; il tribunal suo era il più frequentato, e sebbene non avesse nè la scienza di Agostino, nè le grandi missioni d'Ambrogio, era stimato e venerato in tutta Liguria.

Questa si trovava allora minacciata di guerra civile fra Antemio imperatore, e Ricimero suo genero. I nobili e le città liguri risolsero di mandare una deputazione a Ricimero a Milano, pregandolo di pace; ed esso gli ascoltò favorevole, insinuò per altro avrebber dovuto chiederla ad Antemio, ma capiva che nessuno potrebbe presentarsi a un imperatore violento e irritato. I nostri risposero che, quanto a ciò, aveano l'uomo opportuno, che saprebbe domar anche le fiere, e che bastava vedesse una buona azione perchè tosto vi si accingesse; d'un'eloquenza poi che (diceano) incantava più d'un mago; e parlato che avesse, non era possibile resistergli.

Quest'uomo era Epifanio, e Ricimero disse che lo conosceva, e meravigliarsi non avesse ammiratori e amici. Pregato di assumersi la pacifica missione, Epifanio disse che questi affari sorpassavano la sua capacità, ma quando trattisi di salvar la patria, era dover suo di nulla ricusare. Il suo viaggio fu un trionfo: la gente accorreva in folla a veder il santo, che andava a chiedere ciò che i popoli più desiderano, la pace. Antemio non vi vedea che un artifizio di Ricimero; pure, mosso dalle manifestazioni di tutta Italia e di Roma specialmente, lo accolse in tutta pompa, ne ascoltò le persuasioni e le preghiere a favor di quella Italia, che allora prometteasi più dai santi che dai politici. E il santo trionfò dove i politici erano falliti, ed ebbe promessa di perdono e di pace, e senza pur soddisfare la curiosità di veder Roma, tornò a Pavia perchè sovrastava la pasqua. Indarno Milano l'invitò a ricever ringraziamenti, indarno Ricimero il voleva alla corte, stupito di veder composta una pace, ch'egli avea fatto di tutto per rendere impossibile, e che recideva le sue ambizioni.

Ennodio, che questi fatti ci racconta, era stato allevato da Epifanio, come Epifanio da Crispino, e gli succedette nella sede vescovile. Così la plebe cristiana prevedeva da un pezzo chi sarebbe stato il suo vescovo, e non le era mandato nè conosciuto, nè conoscendo; ed era protetto da quella forza che nulla compensa, la considerazione e la stima.

[26]

_Per Cenetam gradiens et amicos duplavicenses,_ _Qua natale solum est mihi..._ _Ast ego sensus inops, italæ quota portio linguæ_ _Fæce gravis, sermone levis, ratione pigrescens,_ _Mente hebes, arte carens, usu rudis, ore nec expers,_ _Parvula grammaticæ lambens reflumina guttæ,_ _Rhetoricæ exiguum prælïbans gurgitis haustum,_ _Cote ex juridica cui vix rubigo recessit,_ _Quæ prius addidici dediscens, et cui tantum_ _Artibus ex illis odor est in naribus istis._ Vita s. Martini, I e IV.

Siano saggio del suo merito poetico, e cenno degli studj che allora si facevano; e vedasi la prima volta nominata la _lingua italiana_, comechè per tale devasi intendere la latina.

[27] Giornandes dice che quel porto, già capace di duecencinquanta vascelli, era mutato in un giardino, e la città divisa in tre parti: la prima, più elevata, diceasi propriamente Ravenna; la seconda, che conteneva il palazzo imperiale, chiamavasi Cesarea; la terza, detta Classe, distava da Ravenna tre miglia.

[28] Probabilmente si valsero d'un piano inclinato, sostenuto da piedritti. Vedasi RINALDO RASPONI, _La Rotonda prorata edifizio romano_, 1776; come anche G. B. Passeri, Ippolito Ghiselli Gamba, Sufflot, il conte Caylus e Enrico Gally nel 1842. Il p. Bacchini provò che quella fabbrica non è del tempo di Amalasunta, bensì di Teodorico.

[29] _Quid dicamus columnarum junceam proceritatem? moles illas sublimissimas fabricarum quasi quibusdam erectis hastilibus contineri, et substantiæ qualitates concavis canalibus excavatæ, ut magis ipsas æstimes fuisse transfusas, alias ceris judices factum quod metallis durissimis videas expolitum. Variar., XV. 6, Form. de fabricis et architectis_.

[30] L'iscrizione stessa è fastosa:

_Qui potuit rigidas Gothorum subdere mentes,_ _Hic docuit durum flumina ferre jugum._

Trajano, dopo vittorie di ben altra importanza, sul ponte della via Appia scriveva solo:

TRAJANVS IMP. P. M. STRAVIT.

[31] Nella vita antichissima di s. Fulgenzio, _Acta SS. 1. jan._

[32] Per le spoletine, vedi _Variar._, II. 32. 33. delle altre conservossi memoria in un'iscrizione, che trascurata si legge accanto al duomo di Terracina:

DN. GLRMVS ADQ INCLYT (_Dominus gloriosissimus atque inclytus_) REX THEODORICVS VICTOR AC TRIVMFANS SEMPER AVGVSTVS BONO REIPVBLICÆ NATVS CVSTOS LIBERTATIS ET PROPAGATOR ROMANI NOMINIS DOMITOR GENTIVM DECENNOVII VIÆ APPIÆ ID E A TRIP VSQ TARIC IT LOCA QVÆ CONFLVENTIBVS AB VTRAQ PARTE PALVDIBVS PER OMN RETRO PRINCIP INVNDAVERANT VSVI PVBCO ET SECVRITATI VIANTIVM ADMIRANDA PROPITIO DEO FELICITE RESTITVIT OPERI INJVNCTO NAVITER ISVDANTE ADQ CLEMENTISSIMI PRINCIP FELIC DESERVIENT PRÆCONII ET PROSAPIÆ DECIORVM CÆC MAV BASILIO DECIO VC ET INL EX PV EX PPO EX COVS ORD PAT QVI AD PERPETVANDAM TANTI DOMINI GLORIAM PER PLVRIMOS QVI ANTE NON ALBEOS DEDVCTA IN MARE AQVA IGNOTÆ ATAVIS ET NIMIS ANTIQ REDDIDIT SICCITATI.

[33] Sotto Teodorico, per un soldo d'oro si davano sessanta moggia di frumento e trenta anfore di vino. Il Valesiano dice scemato d'un terzo il prezzo dei viveri, sicchè in tempo di caro compravansi venticinque moggia di grano per un soldo d'oro, mentre al mercato se ne aveano dieci. In una carestia, Cassiodoro scrive a Dazio vescovo di Milano di far distribuire un terzo del panico che si trova ne' granaj di Pavia e Tortona; agli affamati lo dia a un soldo per misura. Forse sono le dette venticinque moggia.

[34] _Vita s. Epiphanii_.

[35] _Variar._, XII. 4. È il vin santo: poichè dice che, côlta l'uva in autunno tardo, si sospende o serba in vasi da ciò; a dicembre si pigia, e in mirabil guisa si ha il vino nuovo quando comincia ad esser vecchio.

[36] _Variar._, IX. 3.

[37] _In actis concilii Palmaris_.

[38] L'apprensione degli Italiani è espressa in quelle parole di Boezio: _Rex avidus communis exitii_ (_De consol._, lib. I), e dal Valesiano: _Rex dolum Romanis tendebat_.

— E quindi ebbero principio quegli rumori, che nutricati e inaspriti da zelo religioso e dalla mondana ambizione dei cherici ... causarono poscia la rovina del dominio gotico in Italia, non senza infinito danno degli Italiani». RANIERI, _Storia d'Italia dal_ V _al_ IX _secolo_, p. 113. Di questo giudizio appello ai fatti del 1848.

[39] — Quante volte ho messo a repentaglio il mio stato per salvare i poveri, cui con infinite calunnie molestava la non mai punita avarizia dei Barbari! In grave carestia essendo posto un gravoso balzello alla Compagnia, tale ch'essa ne sarìa stata deserta, io pel comun bene tolsi a difenderla davanti il re contro il prefetto del pretorio, e ottenni non fosse riscosso».

[40]

_Carmina qui quondam studio florente peregi_ _Flebilis, heu! mæstos cogor inire modos._ _Ecce mihi laceræ dictant scribenda Camenæ_ _Et vivis elegi fletibus ora rigant._ _Has saltem nullus potuit pervincere terror_ _Ne nostrum comites prosequerentur iter._ _Gloria felicis olim viridisque juventæ_ _Solatur mæsti nunc mea fata senis._ _Venit enim properata malis inopina senectus,_ _Et dolor ætatem jussit inesse suam._ _Intempestivi funduntur vertice crines,_ _Et tremit effæto corpore laxa cutis._ _Mors hominum felix, quæ se nec dulcibus annis_ _Inserit, et mæstis sæpe vocata venit,_ _Eheu quam surda miseros avertitur aure,_ _Et flentes oculos claudere sæva negat!_ _Dum levibus malefida bonis fortuna faveret,_ _Pæne caput tristis merserat hora meum._ _Nunc quia fallacem mutavit nubila vultum,_ _Protrahit ingratas impia vita moras._ _Quid me felicem toties jactatis amici?_ _Qui cecidit, stabili non erat ille gradu._

Boezio in quest'opera mostrasi poco cristiano, e nulla meglio di stoico, tanto che alcuno negò fosse sua fattura, e suppose un Boezio, differente da quello che i Pavesi venerarono poi sugli altari, forse per quel sentimento che anch'oggi fa considerare martiri coloro che cadono per la causa nazionale.

[41] _Omnia regno nostro perfecte constare credimus, si gratiam vestram nobis minime deesse sentimus... Claudantur odia cum sepultis... Illud est mihi supra dominatum, tantum ac talem habere rectorem propitium... Sit vobis regnum nostrum gratiæ vinculis obligatum_. Variar., VIII. 8.

[42] All'egual modo v'entrò Alfonso d'Aragona nel 1442. Questi fatti ci sono descritti da Procopio (_De bello goth._, l. i. c. 8. 9. 10), ch'era segretario di Belisario, e che esagera sempre in lode di questo.

[43] Lo dice Procopio; eppure soggiunge che l'esercito goto non bastava a cingere tutta la città. Egli stesso fa uccidere in Milano μυριάδες τριάκοντα, trecentomila maschi (lib. II. c. 7): esagerazione o sbaglio.

[44] Nel 536 da Belisario, nel 546 da Totila, l'anno appresso da Belisario, nel 549 di nuovo da Totila, nel 552 da Narsete. Gregorio Magno riferisce che san Benedetto avea assicurato che Roma non sarebbe sterminata da Totila, bensì da turbini e tremuoti; e soggiunge che di fatto, a' suoi giorni, si vedevano sovverse mura e case e chiese ed edifizj. Forse a quel tempo sono da attribuire le tante rovine di solidi fabbricati in Roma; chè certo i Barbari non avean ragione di accingersi all'immensa fatica che sarebbesi voluta a scassinarli.

[45] Nov. 104, De præt. Siciliæ. E al capo 23: _Lites inter duos procedentes Romanos, vel ubi romana persona pulsatur, per civiles judices exercere jubemus, cum talibus negotiis vel causis judices militares immiscere se ordo non patiatur. E in calce alle Novelle: Jura insuper vel leges codicibus nostris insertas, quas jam sub edictali programmate in Italiam dudum misimus, obtinere sancimus: sed et eas, quas postea promulgavimus constitutiones, jubemus sub edictali propositione vulgari, ex eo tempore quo sub edictali programmate evulgatæ fuerint, etiam per partes Italiæ obtinere, ut una, Deo volente, facta republica, legum etiam nostrarum ubique prolatetur auctoritas. Annonam etiam, quam et Theodoricus dare solitus erat, et nos etiam Romanis indulsimus, in posterum etiam dari præcipimus; sicut etiam annonas, quæ grammaticis ac oratoribus vel etiam medicis vel jurisperitis antea dari solitum erat, et in posterum suam professionem scilicet exercentibus erogare præcipimus, quatenus juvenes liberalibus studiis eruditi per nostram rempublicam floreant_.

[46] _König_ significa re, e _Adelig_ nobile. Così _All-boin_ tutto reggente; _Rose-mond_ bocca rosata; _Au-rich_ antico signore; _Theud-linda_ benefica al popolo; _Ogil-ulf_ soccorso volontario; _Rot-her_ signor della pace; _Ar-preth_ ricco d'onore; _Hund-preth_ ricco di benevolenza; _Cuni-preth_ ricco di coraggio; _Rad-wald_ pronto e potente; _Hildi-brand_ molto ardente; _Rat-gis_ forte in consiglio; _Ahist-hulf_ pronto al soccorso, ecc.