Storia degli Italiani, vol. 01 (di 15)

Part 33

Chapter 333,166 wordsPublic domain

[1] Ἰταλὸς significa vitello; e _vitalia_, _vitlu_, _italia_ nelle iscrizioni umbriche ed osche esprimono ora il vitello, ora il paese: onde gli etimologi dedussero il nome della patria nostra dall’abbondarvi i bovi. Altri la denominano da un Italo immaginato re de’ Siculi. Alcuno pensò ad _Atlas_, e ne argomentò l’origine africana della civiltà italica, appoggiandosi al _Quæ docuit maximus Atlas_ di Virgilio. Altri con Bochart (_Geografia sacra_, lib. I, c. 30) riscontra una derivazione fenicia; poichè _Itaria_ in parlare arameo dinota terra della pece, come terra dei metalli _Ilipa_, corrotto poi in Ilba ed Elba. A chi s’appaga di tali prove potrebbero dar appoggio i nomi locali, consoni in Italia e nella Cananea: popoli Sabini e Raseni sedevano presso alla Mesopotamia; Phik di Siria ricorda il Piceno; Marsi Elojon era città del littorale di Siria, presso alla quale il fiume Macra, fiume che abbiamo noi pure tra i Marsi; in Armenia è Ameria; in Mesopotamia è Alba; Aulon è paese di Palestina presso al Giordano, e colle presso a Tàranto; a Caparbio di Italia corrisponde Capharabis d’Idumea; a Colle in Toscana, Cholle della Palmirene; Tamar è in Campania e in Siria, Tebe in Siria e ne’ Sabini, ecc. Vedi una memoria letta dal Fabbroni all’Accademia toscana nel 1803. Queste etimologie di paesi meritano studio serio, e per fini più elevati che non sieno i trastulli dei così detti eruditi.

[2] Polibio, lib. II, c. 16, dice già che il Po ἄγει πλῆθος ὔδατος ὀυδενὸς ἔλαττον τῶν κατὰ τὴν Ίταλίαν ποταμῶν.

[3] Per dire solo d’alcune delle moderne, a Cassano (1259, 1705, 1799), a Vaprio (1324), a Fornovo (1495), ad Agnadello (1509, 1705), a Melegnano (1515, 1859), alla Bicocca (1522), a Romagnano (1524), a Pavia (1525), a Chiari (1701), a Torino (1706), a Roveredo, ad Arcole, a Lonato, a Castiglione, a Lodi (1796), a Rivoli (1797), a Caldiero (1796, 1805, 1813), a San Giorgio e alla Favorita (1797), a Magnano (1799), a Marengo e Pozzuoli (1800), a Custoza (1848, 1866), a Novara (1500, 1849), a Solferino (1859), ecc.

[4] Ῥήγνυμι, _svelgo_. Dolomieu, nella _Memoria sui tremuoti della Sicilia_, credè dimostrare geologicamente il fatto. Cluverio raccolse i passi di antichi che lo attestano:

_... Zancle quoque juncta fuisse Dicitur Italiæ, donec confinia pontus Abstulit, et media tellurem repulit unda._

OVIDIO, Metam. XV. 290.

_Hæc loca, vi quondam et vasta convulsa ruina (Tantum ævi longinqua valet mutare vetustas) Dissiluisse ferunt; cum protinus utraque tellus Una foret, venit medio vi pontus, et undis Hesperium Siculo latus abscidit, arvaque et urbes Litore diductas angusto interluit æstu._

VIRGILIO, Æn. III. 414.

Ma De Buch, confrontando i monti Peloritani col gruppo dell’Aspromonte in Calabria, nega che la Sicilia sia mai stata unita al continente, lo che avevano già sostenuto Brocchi nella _Biblioteca italiana_, e Gemellaro nelle _Effemeridi scientifiche e letterarie della Sicilia_, 1840, n. 78.

Vedi pure TENORE, _Essai sur la géographie physique et botanique du royaume de Naples_, pag. 23.—BROCCHI, _Dello stato fisico del suolo di Roma_, 1820; _Conchigliologia fossile subappennina_—BREISLAC, _Observations lithologiques sur la ville de Rome_;—NIBBY, _Analisi della carta dei contorni di Roma_;—CRAMER, _Descript. of ancient Italy_;—poi Nesti, Collegno, Sismonda, Pareto, Marmocchi, Pilla, ecc. In questo momento essi son caduti di grado, prevalendo le teoriche dello Stoppani, _Corso di geologia_.

I cambiamenti della superficie terrestre non passarono inosservati dagli Italiani antichi, quantunque ne sconoscessero l’estensione e le cause. Ovidio, nel XV, 254-273 delle _Metamorfosi_, canta:

_Non perit in tanto quidquam, mihi credite, mundo; Sed variat, faciemque novat...._

(Ecco la dottrina recente della inalterabile quantità non solo di materia ma di forza.)

_Vidi ego quod fuerat quondam solidissima tellus Esse fretum; vidi factas ex æquore terras; Et procul a pelago conchæ jacuere marinæ, Et vetus inventa est in montibus anchora summis; Quodque fuit campus, vallem decursus aquarum Fecit, et elurie mons est deductus in æquor: Eque paludosa siccis humus aret arenis, Quæque sitim tulerant, stagnata paludibus hument. Hic fontes natura novos emisit, et illic Clausit, et antiqui tam multa tremoribus orbis Flumina prosiliunt, aut excœcata residunt etc._

[5] PILLA, _Annali civili di Napoli_, quad. XL;—PHILIPPI, _Cenni geognostici sulla Calabria_.

A Carlo III erasi proposto di riaprirvi quel canale, idea già brillata a Dionigi di Siracusa. PLINIO, _Naturæ historia_, III, 15: _Nusquam angustior Italia; vigintimilia passuum latitudo est: itaque Dionysius Major intercisam eo loco adjicere Siciliæ voluit._

[6] Nel lago sacro presso Reate, in quelli di Vadimone, di Statone, di Bolsena e di Modena, Dionigi d’Alicarnasso, i due Plinj e Seneca vedevano isolette galleggianti; _quædam insulæ semper fluctuant_. Naturæ historia, XI. 96.

Non mancano ragioni per sostenere che i monti del sistema detto delle Ande emergessero dopo la creazione dell’uomo.

[7]

_Huic monstro Vulcanus erat pater: illius atros Ore vomens ignes, vasta se mole ferebat... Faucibus ingentem fumum, mirabile dictu! Evomit, involvitque domum caligine cœca, Prospectum eripiens oculis, glomeratque sub antro Fumigeram noctem, commixtis igne tenebris._

Æneides, VIII, 198 e 252.

[8] _Mémoires sur les îles Ponces_, Parigi, 1788.

[9] Dopo i tanti che ne discussero, pare a tenere che il livello del golfo di Pozzuoli nei primi secoli dell’era vulgare stava circa tre metri più basso; nel medioevo, otto metri più alto; poi andò dibassando fin a settant’anni fa, quando ripigliò il moto ascendente. Si può dunque anche alle coste d’Italia applicare quel che Lucano alle nordiche, _Phars._ I. 409:

_Jacet litus dubium, quod terra fretumque_ _Vindicat alternis vicibus._

[10] RAMAZZINI, _De fontibus Mutinæ_. VALLISNIERI, _Opusc._, pag. 56. È noto che colà da antico sono praticati i pozzi, che ora si denominano artesiani.

[11] Dopo Adria, al fondo d’una cala s’incontravano a mezzodì un ramo dell’Adige e le Fosse Filistine, corrispondenti alla traccia che seguirebbero il Mincio e il Tartaro se il Po fluisse ancora al sud di Ferrara. Il delta veneto forse occupava la laguna di Comacchio, e lo traversavano sette bocche dell’Eridano, che sulla sinistra, ove esse diramavansi, aveva la città di Frigopoli nelle vicinanze di Ferrara. _Septem Maria_ chiamavansi le acque stagnanti negli intervalli. Risalendo la costa settentrionale, dopo Adria vedeasi la foce principale dell’Adige, detta pur essa _Fossa Philistina_; poi _Æstuarium Altini_, mare interno, separato dal grande per una schiera di isolotti, in mezzo ai quali trovavasi un arcipelago chiamato Rialto, futura Venezia. Al secolo XII, tutte le acque del Po scorrevano a mezzogiorno di Ferrara nel Po di Voláno e nel Po di Primàro, dove oggi è la laguna di Comacchio. La riva era diretta sensibilmente da mezzodì a tramontana a dieci o undicimila metri dal meridiano di Adria, passando là dove ora sporge l’angolo occidentale del recinto della Mésola; e Lorco, al nord di questa, ne distava appena ducento metri. Verso la metà di quel secolo le acque grosse del Po, sostenute da dighe a sinistra, presso Ficarólo, diciannovemila metri a nord-ovest di Ferrara, dilagarono sulla parte settentrionale del territorio di Ferrara e sul Polésine di Rovigo, e buttaronsi nei due canali di Mazorno e di Toi. Forse l’uomo tracciò questa strada, in cui più sempre affluendo, spoverironsi le bocche di Volano e Primaro, e in meno d’un secolo furono ridotte quali oggidì. Nuovi canali s’aperse il fiume, e al cominciare del secolo XVII lo sbocco di tramontana, che n’è il principale, trovavasi vicinissimo alla foce dell’Adige, donde i Veneziani lo scostarono col taglio di Portoviro nel 1604. Dal secolo XII al XVII le alluvioni s’inoltrarono assai entro mare. Il ramo di tramontana nel 1600 sboccava a ventimila metri dal meridiano suddetto, quello di Toi a diciassettemila; talchè la riva era proceduta nove o diecimila metri al nord, e sei o settemila al sud; e fra le due trovavasi una cala, detta Sacca di Goro. Più gli sbocchi a mare si allungavano, più cresceano i depositi, sì pel scemato declivio delle acque, sì perchè inarginate, sì per le maggiori materie trascinate dai monti dissodati: la Sacca di Goro fu presto colmata; i due promontorj, formati dalle due prime bocche, si unirono in uno, la cui punta ora è da trentadue chilometri dal meridiano di Adria; sicchè in due secoli le bocche del Po usurparono quasi quattordicimila metri di lunghezza al mare. Dal 1200 al 1600 le alluvioni procedettero dunque venticinque metri l’anno, e settanta ne’ due ultimi secoli.

Queste sono a un bel presso le conclusioni del Prony, che sotto il Regno d’Italia avea avuto l’incarico di sistemare le nostre acque; e l’autorevole nome di lui, e l’esser francese fecero che l’asserzione venisse accettata senza esame, anche in opere serie, e valesse perfino a determinazioni pratiche. L’ingegnere Lombardini, colla storia e col livello alla mano, temperò quelle esagerazioni: non che il fondo del Po si trovi superiore ai tetti di Ferrara, la sua piena nè tampoco arriverebbe al primo piano delle case; carreggia annualmente da trenta in quaranta milioni di metri cubi di materie alla foce, sicchè la superficie delle sue alluvioni in un anno cresce di centredici ettare, nè progredisce in mare che un metro e mezzo; l’arginamento poi, necessario per salvar le campagne, non che rialzi il letto, anzi crescendo la rapidità lo farebbe sgombro, se altre circostanze non valessero a mantenervi i pericolosi ingombri.

Nel 1856 il veneziano Paleocapa a proposito del taglio dell’istmo di Suez ragionò del _protendimento delle spiaggie dell’Adriatico_. Questo golfo ha l’imboccatura più stretta fra Otranto e l’Albanía, larga appena settanta chilometri: di là fino a Trieste s’estende novecento chilometri da sud-est a nord-ovest, colla larghezza media di centottanta chilometri. Alle profondità maggiori, cioè di centottanta in ducento metri, si trovano gran letti di crostacei, cetacei e polipaj, misti con arena e terra; ma per lo più il fondo è fangoso: verso l’Istria s’incontrano roccie; verso Italia sabbie o argille tenaci. Forti le maree, che nelle sizigie a Venezia salgono fin ottanta centimetri sopra le ordinarie; e talvolta, combinandosi coi venti sciroccali, tino a due metri; ma verso Otranto rendonsi poco sensibili.

La corrente littorale si manifesta dappertutto, ma differisce secondo i venti, il flusso e la conformazione delle coste. Dal sud elevandosi al nord lungo le rive dalmate, giunta al canale di Zara si divide in due: una prosegue lungo la Dalmazia, l’Istria, il littorale veneto; l’altra si volge al largo, traversa l’Adriatico, e giunta alle acque d’Ancona, raggiunge la prima corrente, accrescendole forza verso la Puglia, dove corre fin tre o quattro chilometri all’ora, mentre superiormente non ne fa che sette in otto al giorno. Pare cessi d’aver azione a sette o otto metri sotto la superficie delle acque.

La costa orientale è tutta scaccata con seni e capi e isolotti e scogli e brevi pianure o montagne a picco; anche allo sbocco de’ fiumi pochissimo è il terreno d’alluvione; e ben poco fu alterata quella costa; laonde le città indicatevi in antico si trovano press’a poco al punto medesimo.

Tutt’altro avviene della costa settentrionale e occidentale dal capo Sdobba a Venezia, e di là a Rimini. Non più scogli od isole o canali, non montagne littorali, ma vaste pianure in cui cadono i fiumi alpini per isboccar nel mare, tutti portando immense materie, che cambiarono aspetto al lido. Aquileja, già sul mare, ha davanti una pianura maremmana di undici chilometri: Portogruaro, già porto, or dista quindici chilometri dal mare; Eraclea altrettanto; nove Altino: Brenta, Bacchiglione, Musone interrirono porti e insenature. Principalmente allo sbocco del Po si è formato un delta che sporge circa diciassette chilometri dalla ordinaria linea della costa fra Chioggia e Rimini, dove forse prima era una gran baja: poichè Adria doveva esser bagnata dal mare, che or ne dista venticinque chilometri. Dai documenti, rari in antico, abbondanti dal XVI secolo in poi, consta che i fiumi, e principalmente il Po, traversavano stagni e paludi ove deponeano le materie. Colmate queste, o protette da arginature, diboscati i monti, crebbe la quantità delle alluvioni tanto, che il canal Bianco o Po di Levante elevossi sopra le pianure del Polesine a segno di non riceverne più gli scoli. Allora fu fatto il taglio di Portoviro, lungo sette chilometri, invece dei diciassette del primiero; ma quello pure oggi è lungo chilometri ventisei, atteso le nuove alluvioni, che però non gli impediscono di ricever ancora le acque del Polesine.

A mezzo il secolo XVIII il progresso delle alluvioni rallentò, e viepiù ai dì nostri. Perocchè la sporgenza del delta lo reca a profondi abissi, ne’ quali si precipitano le sabbie accumulate; e sebbene l’arginamento de’ torrenti secondarj e le piene maggiori, causate da’ diboscamenti, crescesser le materie portate nel letto, le burrasche e la corrente servono a lavarle via.

Le valli di Comacchio, già profondissime, furono esse pure interrite dal Po di Primaro e di Volano, e restano separate affatto dal mare. La spiaggia di Ravenna si è prolungata otto chilometri.

Anche dove non isboccano fiumi la spiaggia s’avanza, benchè realmente il livello del mare si alzi, o, a dir più giusto, si deprima il continente. Ciò è dovuto alla corrente littorale, che le sabbie portate dai fiumi strascina alla sinistra delle loro foci; tutti i fiumi han banchi di sabbia più estesi ed elevati a destra, ove la corrente littorale è rotta dall’urto del fiume. Ecco perchè i porti bisognò salvarli mediante dighe, molto sporgenti in mare, affinchè le sabbie accumulantisi alla loro estremità cadessero negli abissi.

Il tornare navigabile il Po, e così resuscitare le città, di cui non vediam quasi che i grandiosi cadaveri, potrà sulle sorti italiane ancor più efficacemente che le strade ferrate.

[12] Oggi i passaggi principali sono,

Nelle alpi Cozie, il Monginevra, alto metri 1865 » — il Cenisio » 2065 » Graje, il piccolo San Bernardo » 2192 » Pennine, il gran San Bernardo » 2491 » Leponzie, il Sempione » 2005 » — il San Gotardo » 2075 » Retiche, la Spluga » 2118 » — lo Stelvio » 2814 » — Maloja » 2700 » — Bernina » 2121 » Carniche, Tarvis » 869 » Giulie, la Ponteba » 1430

[13] Il primo a sostenerla con ispeciso corredo d’argomenti fu monsignor Guarnacci, _Origini italiche_. 1767. Se ne valse poi Melchiorre Delfico nelle _Antichità di Adria Picena_; e testè il Mazzoldi col vantaggio della moderna erudizione.

[14] Vedi _Istoria delle origini della città di Milano_, 1529; _De antiquitate Patavii_, 1560; _De Gallorum Cisalpinorum antiquitate et origine_....

[15] Appartengono a questo ciclo Diomede fondatore di Napoli, Criso trojano di Parma, Antenore di Padova, Aquilino d’Aquileja. altri Trojani di Treviso, Troilo di Alba in Piemonte, Piacentulo di Piacenza, Cremone di Cremona, Venere e suo figlio Elicio di Vercelli.... Salgono più alto Mantova, fondata dalla divina Manto, Genova da Genuino compagno di Fetonte, Torino da Fetonte stesso ai tempi di Mosè.

[16] Il signor Matranga (_La città di Lamo_, Roma 1853) sostiene che il paese de’ Lestrigoni è propriamente Terracina, anzichè Formia, cioè Mola di Gaeta, ove lo collocava Cicerone.

Non mancò chi volle dimostrare che Omero fosse italiano, e che non nella Grecia propria ma nella italica raccogliesse le tradizioni immortalate ne’ suoi canti. Vedi COCO, _Platone in Italia_.

[17] _Odissea_, canti IX e X.

[18]

_Is genus indocile ac dispersum montibus altis Composuit, legesque dedit._

Æn. VIII. 321; MACROB. I, 7.

[19]

_Nec signare quidem, aut partiri limite campum Fas erat; in medium quærebant._

Georg. I. 126.

_Queis neque mos, neque cultus erat; nec jungere tauros Aut componere opes norant, aut parcere parto: Sed rami: atque asper victu venatus alebat._

Æn. VIII. 316.

[20] Æn. VIII. 315.

[21]

_Paterque Sabinus,_ _Vitisator, curvam servans sub imagine falcem._

Æn. VII. 79.

[22] Æn. VII. 629. 678. 742. 749; IX. 590, 668; X. 139.

[23] Ivi, VIII. 178. 369. 460. 552; IX. 304.

[24]

_Rex Anius, rex idem hominum, Phœbique sacerdos._

Æn. III. 80.

[25] Ivi, VII. 82; VIII. 75; IX. 3. 24.

[26] Ai frammenti di Dionigi d’Alicarnasso, scoperti nella biblioteca Ambrosiana, il cardinale Maj antepose una dissertazione elaborata a sostenerne i meriti. Anche Petit-Radel vuole mostrarlo e informato e veridico, almeno riguardo ai Pelasgi e alle città italiane; chè del resto è troppo sistematicamente parziale per Roma.

[27] _Historia varia_, lib. IX, c. 16.

[28] L’Arcadia non ha coste, eppure alla guerra di Troja mandò sessanta navi, cioè quante la Laconia, e un terzo più che l’Elade.

[29] _Tusci_, _Tirol_, _Tir_, _Tusis_, _Retzuns_, son nomi di paesi retici che sentono d’origine tirrena. TSCHUDI, _De prisca et vera Alpina Rhætiæ_; QUADRIO, _Dissertazioni critico-storiche sulla Rezia di qua dall’Alpi_; HORMAYR, _Gesch. von Tirol_, I. 127; GIOVANELLI, _Dell’origine dei popoli d’Italia_. Trento 1844; STEUB, _Die Urbewohner Rätiens_. Monaco 1843. Presso Dos di Trento fu scoperta un’iscrizione etrusca. Il barone di Crazannes asserisce che a Rheinzallern nella Baviera Renana si trovano molti frammenti di stoviglie con caratteri etruschi; e vuol provare che questo carattere appartiene al celtico del pari che al celtibero, all’euganeo, all’osco, al sannita, al greco antico, onde è facile confonderli un coll’altro. Vedi _Journal des artistes_. Parigi 1832, dicembre. Un’iscrizione etrusca fu trovata in Valtellina.

[30] Da _ops_ terra; donde _opes_ ricchezza, e anche _opus_: Οπικοὶ καὶ πρότερον καὶ νῦν καλούμενοι τὴν ἐπωνομίαν αὕσονες. ARISTOTELE, Πολιτ. VII. Così Antioco siracusano ap. STRABONE, lib. V. Degenerarono poi in modo, che il nome loro equivaleva a zotico e scostumato.

Testè l’Accademia delle iscrizioni e belle lettere di Parigi ha messo a concorso la _Storia degli Oschi avanti e durante la dominazione romana; esporre quel che si sa della loro lingua, religione, leggi ed usi_.

[31] Vedi PETIT-RADEL, _Origines hystoriques des villes d’Espagne_; HUMBOLDT, _Prüfung der Untersuchungen über die Urbewohner Hispaniens, vermittelst der vasckischen Sprache_; e con più novità PRICHARD, _The natural history of man_. Invece dunque di credere che Iberi di Spagna abbiano abitato l’Italia, noi teniamo che d’Italia sieno passati colà. Humboldt fa la migrazione degli Iberi anteriore ai Celti. Da questa origine verrebbe l’omofonia di tanti paesi nostri e di Spagna, di cui ecco un saggio:

IN ITALIA IN SPAGNA

_Cortona_ negli Umbri _Cortonenses_ nella Celtiberia _Vettonenses_ _Vettones_ sul Tago _Spoletium_ _Spoletinum_ _Turda_ in Umbria _Turditani_ _Osa_, fiume che sbocca sulla costa _Ausa_, _Ausetani_ di Telamone _Cosa_ _Cosetani_ _Visentium_ sul lago di Bolsena _Visentio_ de’ Pelendoni _Vulci_ _Veluca_ degli stessi, Volca _Tarcunia_, e vicino _Contenebra_ _Taraco_, e vicino _Tenebrium_, e _Portus tenebra_ _Graviscæ_, nominata dal figlio di _Gravii_ sulla costa occidentale, Telamone ove sbarcò Teucro figlio di Telamone; vicino era _Antium_. _Metaurus_, fiume degli Umbri _Metarus_, fiume de’ Callaici _Cære_, _Cærites_ _Cerretani_, _Serræ_ _Indigetes_ _Indigetes_ fra i Cerretani e i Cosetani _Castellani_, abitanti di Castro _Castellani_ _Corbia_ } _Corbio_ _Setia_ } de’ Volsci _Setia_ de’ Vasconi _Norba_ } _Norbia_ de’ Lusitani _Aurunci_ di Campania _Arrucci_ nella Betica _Osci_ _Osca_ _Vescia_ campana _Vescitani_, presso i Guasconi, _Vescis_ dei Turdeli, _Vescia_ dei Turdetani _Astur_ fiume _Asturia_ _Tutia_, _Orcia_ _Tutia_, _Orcia_ in Celtiberia _Auximum_, _Osca_ _Auxima_ e _Osca_, vicino a Tutia _Suessetani_ _Suessa_, Sanguessa _Trebula_ di Campania e _Tribola_ _Tribola_ de’ Turdetani, con dei Sabini vicino _Aurunci_ _Arrucci vetus_ e _Arrucci novum_ _Bathia_ della Sabina _Bathia_ sul fiume Ara _Pallantia_ _Pallantia_ ne’ Vaccæi

Senza poter accertarne il tempo nè la precedenza, d’altri paesi troviamo nei Baschi l’etimologia o gli omonimi coi nostri. _Iria_ presso Torino, in basco vuol dire città, e ha radice comune cogli Ilienses di Sardegna. _Uria_ in Apulia, viene da _ura_ acqua; e vi corrispondono _Urba Salova_ de’ Picentini, _Urbinum_, _Urcinium_ di Corsica, come _Urce Bastetanorum_. V’è _Urgo_ isola fra la Corsica e la Toscana, ed _Urgao_ nella Betica; gli _Ursentini_ in Lucania, e _Urso Ursao_ nella Betica; _Argurium_ in Sicilia, e _Argiria_ in Ispagna; _Astura_ è fiume ed isola presso Anzio, come provincia di Spagna; da _Asta_, rôcca, si ha Asti in Italia, e _Asta Turdetanorum_ in Spagna; Ausonj è analogo allo spagnuolo _Ausa_ e _Ausetani_; v’è _Arsa in Istria_ e _Arsa_ in Beturia; _Basta_ in Calabria e _Basti_ ne’ Bastetani; _Biturgia_ in Etruria, e _Bituris_ presso i Baschi; il nome di _Basterbini_ fra i Salentini viene da _basoa_ montagna ed _erbestatu_ migrare. Abbiamo in Lombardia il fiume _Lambro_, e _Lambriaca_ e _Flavia Lambris Callaicorum_ è nelle Spagne; _Murgantia_ in Sicilia, e _Murgis_ in Spagna; _Suessa_ e _Suessula_ nel Lazio, e i Suessetani negli Ilergeti; _Curenses_ ne’ Sabini, e _Gurulis_ in Sardegna; _Litus corense_ in Betica, e il promontorio _Corianum_ in Aquitania, ecc.

Humboldt dai nomi de’ paesi induce la presenza degli Iberi in Corsica, in Sardegna, in Sicilia ed in Italia. Dei nomi dedotti dai Celti pensa incerti gl’indizj nella Gallia e nella Gran Bretagna, mentre invece li riconosce evidenti in Italia. Di fatto li troviamo moltiplicati, singolarmente ne’ paesi di qua dal Po. Eccone qualche esempio:

_Alb_ bianco e alto. _All_ alto; da cui _Allobrogi_. _Ar_ è l’articolo, e indica anche _su_; sillaba iniziale molto comune. _Ara_, terminazione che indica rapporto di seguito, conseguenza. _As_ in celtico è principio, sorgente, primo (_Asso_ in Lombardia, _val d’Asso_ in Toscana, _Ascona_, ecc.). _Av_, acqua, fiume; contratto da _avainn_. Da _cenn_ punta e _av_ si ha _Genua_. _Briga_ città o sito forte (_Brixia_, _Briga_, _Apriga_, ecc.). _Bru_, _bro_ luogo, e _bruig_ villaggio: donde la terminazione in _brugo_. _Com_ seno, girone, guardia, protezione (_Como_, _Comacchio_). _Den_, _don_ profondo. _Dun_ collina (terminazione frequente). _Is_, _ios_ basso, inferiore (_Isombria_, _Isso_). _Mag_ pianura (_Magenta_, ecc. e molte terminazioni). _Taur_ o _Tor_ alto, montagna (Torino). _Veran_ terra, contrada (_Verano_, _Verona_, ecc.).