Part 10
Questi sono i nomi delle famiglie. Voi li udiste: Tirhatim, Simhatim, Succatim. Ma quale n’è il nome di stirpe, il nome generico? Il testo lo dice, nè tollera dubbiezza: _sono essi i Cheniti_, i Cheniti che, come veduto abbiamo nel libro dei Giudici, sono i discendenti di Jetro, e più specialmente, aggiunge il testo, sono tutte da quel derivati che la grande famiglia fondò dei Recabiti, _Abbahim me-hamà abi bet rehab_. Quando più oltre avrem proceduto, vedremo chi sono i Recabiti; li vedremo famosi solitari ai tempi di Geremia, li vedremo in una società costituiti che tutte reca in rudimento le future sembianze della società degli Esseni, in quella guisa che nel fanciullo stanno ascose in potenza le fattezze, le membra dell’uomo adulto. Per ora le cose dette ci bastino; e più oltre proseguiamo nel corso dei secoli a trovarne i vestigi. Li vedemmo ai tempi dei primi Giudici. Ma Giudici a Giudici si succedono; ed una donna, donna di genio, una donna profeta sorge in Israel. Voi la nomaste, ella è Devora. Dove sono li Jetroiti? La storia ne parla, e ad una nuova emigrazione accenna, operata dal centro della Palestina meridionale alle regioni del Nord. Voi conoscete la storia di Devora, i suoi giudizi, le sue battaglie, i suoi trionfi. Ma non so se ricordate egualmente _Jaele_, Jaele l’ucciditrice di Sisara, Jaele che volle essere infame per tradita ospitalità, pure di salvare la patria diletta, Jaele che fu benedetta in quel canto famoso ch’irruppe dal petto della gran donna vittoriosa Taelmoghe, come udiste di _Heber il Chenita_ che insieme ai fratelli viveva allora in Israel. E dove sono i fratelli, la famiglia, la società? in questo verso sono che la narrazione precede delle battaglie di Devora, dei suoi trionfi. Come suona il verso? _Ora Eber il Chenita separato si era dai Cheniti fratelli, dai figli di Obab suocero di Mosè e tese aveva le sue tende nella pianura di Sananim ch’è presso Chedese_, ch’è quanto dire all’estremità boreale di Palestina, nel Territorio di Zebulun e di Neftali e presso quel Chedes istesso che fu patria al capitano Barac. Voi l’udiste, i tempi dai primi Giudici trascorsi non estinsero la nobilissima stirpe. Vivono i Cheniti, vivono in Israel, nella loro fede, nella loro alleanza, in loro ausilio; e vivono, ciò ch’è degno di nota, sotto le tende e vivono nelle campagne.[39] Vedremo più tardi i loro ultimi successori ai tempi di Geremia viversene pur essi per valli e per monti, e nella quiete riparare pur essi di pacifiche tende.
Ma il gran fiume della Istoria Giudaica ripiglia il suo corso, e noi pure con esso. Dopo Devora e Giudici, e guerre, e pace, e servitù, e riscatti, si succedono incessanti. Ecco Elì, ecco Samuele, ecco l’antica ebraica repubblica in monarchia trasformata, ed ecco Saul il monarca novello, ed ecco infine la guerra di Amalek. Tempi ed eventi sono trascorsi in gran numero. Sarebbe mai per avventura de’ Jetroiti smarrita la traccia? Tranquillatevi, essi vivono, e vivono quali i loro antichi predecessori vedeste poc’anzi. Dove sono? Sono qui, sono nel centro tuttavia da’ proavi abitato, sono a mezzogiorno di Palestina, a mezzogiorno di quell’istesso Arad di cui fu menzione nel libro dei Giudici, sono come allora sulle rive del mar Morto, e come allora precisamente sono anche adesso limitrofi, finitimi a Amalek. Ma la guerra santa contro Amalek è bandita; al nuovo re n’è commessa l’impresa: ed egli già scende a fare strenua prova di sè contro ai nemici di Dio. Che farà Saul? Rivolgerà egli contro i Cheniti le armi? Forzerà il passaggio? La quiete dei loro abituri conturberà col romore di guerra? No! pieno di rispetto pei figli di Jetro non forza il passaggio che sarìa? violenza; non lo chiede nemmeno poichè di guerra non vuole offrirgli nemmeno l’aspetto, la mostra; non li invoca in suo aiuto, non li spinge alle armi conciossiachè egli sappia troppo alieno officio essere a quei solitari i ludi di Marte: ma che fa Saul? Fa ciò che qualunque capitano avria fatto con religiosi, con sacerdoti, con solitari. L’invita a sgombrare. _E disse Saul ai Cheniti: su via partitevi da Amalek onde con esso non siate involti, conciossiachè tu abbia usato carità con tutti i figli di Israele, quando trassero fuori della terra d’Egitto: e si partirono i Cheniti d’infra Amalek._
Ma che? E Saul e Cheniti e Amalek rapiti sulle ali del tempo, più non si lascian vedere ai nostri sguardi: quella generazione è passata, e tempi sorgon ed uomini e fatti nuovissimi. Ecco David, ecco Salomone, ecco il reame d’Israel scisso in due parti, ecco i re di Giuda e i re d’Israello. Ecco Elia profeta, ecco Acabbo, ecco Jehu, che dal profeta Eliseo riceve missione cruenta, missione di lavare nel sangue l’onta della famiglia di Acabbo. Ecco Jehu accingersi all’opera di sangue, ecco il trono di _Ahab_ rovesciato e Jezabele che dall’alto di un balcone _Salve!_ dice, _o Jehu! Omicida del suo Signore_; ecco Jehu che dopo avere il trono purificato si prepara a purificare gli altari, che verso Samaria s’incammina per farvi la immane ecatombe dei 400 falsi profeti trucidati nel tempio, nella festa di Baal. Gran cose, gran fatti, grandi vicende, ma dove sono li Jetroiti? Eccoli nel personaggio più cospicuo dei suoi tempi, in quello che farà mutare sembiante a tutti i Cheniti, che li stringerà finalmente in un sodalizio, che sarà, se non il Fondatore, il Restauratore di quell’Istituto, che lor darà leggi, e regole, e divieti che saranno di poi rigorosamente osservati. Chi è costui? Egli è _Jonadab figlio di Rehab_ che in un memorabile incontro strinse amicizia e patto fraterno col rammentato Jehu. Muoveva questi a Samaria, e nella mente volgeva, come vi dissi, terribili progetti contro i profeti di Baal. Muoveva superbo dei riportati trionfi, della dinastia rovesciata, del regno conquiso. Chi è questo che gli si fa incontro? Egli è _Jonadab Ben Rehab_, Jonadab a cui Jehu siccome a maggiore fa riverenza il primo, da cui chiede l’amicizia, la stima, l’ausilio, da cui riceve lieta testimonianza d’affetto e con cui infine trattolo in sul carro si avvia insieme alla capitale del regno.
Quante cose da osservarsi! Il primo salutare di Jehu che non isdegna, comunque altero per i recenti successi, inchinare l’umil privato Jonadab ben Rehab; protestargli devozione ed affetto, ed affetto eguale da Jonadab supplicare; la risposta amorosa sì, ma laconica dignitosa oltremodo di Jonadab ben Rehab; il volerlo al fianco suo compagno, auspice dell’opera che imprende; ed infine una forse meno interessante analogia, ma pur curiosissima tra il fatto presente e quello tanto più antico di Melchisedech ed Abramo, Jehu è l’Abramo moderno come Jonadab vi rappresenta Melchisedech: Abramo e Jehu riedono trionfanti, e Jonadab e Melchisedech, gli uomini di Dio, i devoti all’Altissimo, ne ricevono gli ossequi; e Jonadab infine e Melchisedech, per completare il raffronto, sono ambedue di sangue, di origine pagana.
Ma che più tardiamo? Il tempo volge di nuovo le sue ruote veloci. Qual mutamento! Quanto vuoto, quanta emigrazione, quante rovine! Il regno d’Israele è caduto, le dieci tribù vanno schiave in esilio e solo _come capanna in vigna, come giaciglio in campo di cocomeri_[40] resta ultimo baluardo di libertà la figliuola di Sionne. Dove sono li Jetroiti? Il nome qui, confessiamo il vero, non si trova; ma si trova qualcosa più, si trova il ritratto, si trovano i caratteri. Chi n’è il pittore, chi li descrive? Maestro e sommo pittore delle memorie antiche e dei fatti avvenire, il profeta Isaia. Egli è un passo dell’ultima parte del suo libro di cui non seppi giammai rendermi conto abbastanza, e che solo principiai a comprendere quando il pensiero rivolsi a’ Jetroiti, ai Recabiti che tra poco ci descrive Geremia, in una parola, agli antenati dei nostri Esseni. Si apre il capitolo 55 con una profezia consolante pei profughi di Babilonia. _Osservate giustizia_, grida Isaia, _operate equità; conciossiachè è prossima la mia salute e la giustizia mia a comparire. Beato_ _l’uomo che farà questo, che a quel che dico si atterrà, che si guarderà da profanare i sabati, che la mano sua tratterrà dal fare ogni male._ Ecco però il punto oscuro, anzi a parer mio il centro luminosissimo. Continua Isaia: _Non dica il_ FIGLIO DELLO STRANIERO CHE AL SIGNORE SI È UNITO: _separato mi ha il Signore dal popolo suo; non dica l’_EUNUCO: _ecco io sono albero che non fa frutto: perciocchè così dice il Signore agli_ EUNUCHI _che osserveranno i miei sabati, che ameranno ciò che io amo, che si atterranno al mio patto; io darò loro_ NELLA CASA MIA E TRALLE MIE MURA _seggio e fama migliore di figli e di figlie; fama eterna darò loro, che non avrà fine_.
Ecco il testo d’Isaia ed eccone il senso. Per chi parla il Profeta? A chi allude? Chi è lo _straniero unitosi al Signore_ che rassicura? Che sono questi _eunuchi_ sconosciuti, inauditi in tutta la Bibbia? Che cosa sono questi sabati, in cui particolarmente si ripone degli eunuchi la speme? Qual’è la casa, quali le mura di Dio ove agli stessi eunuchi seggio si ripromette e fama imperitura? E che cosa è la fama istessa e le generose promesse, e la perpetua durazione della gloria del nome di questi _eunuchi_? Io chiesi tutto questo agli interpreti, ai glossatori antichi e moderni, e che cosa risposermi glossatori ed interpreti? Nulla che non sia comune, vago, generalissimo; nulla che solva condegnamente e pienamente i gravissimi problemi accennati; nulla che dia moto, vita e senso alle parole del gran profeta, nulla che non riveli in tutti un grande imbarazzo. Niuno pensò ai Cheniti, niuno pensò ai Recabiti che Geremia ci ritrarrà, da lungo tempo stretti organizzati in società; niuno s’avvide che qui il profeta evidentemente favella di _proseliti ab antico_ vissuti in Israel, di proseliti tratti seco loro in esilio, involti nella stessa sventura, ed a cui il bisogno si sente di far suonare alta e solenne la parola della speranza; niuno disse: Ma gli eunuchi sono gente ignota in Israel: non di essi menzione in tutti i libri ispirati: non possibile nemmeno la loro esistenza in Israel, di fronte al solenne inviolabile disposto della legge di Dio, che interdice assolutamente ogni evirazione; niuno concluse: Mestieri è dunque intendere di un _Eunucato_ volontario di un _voto di continenza_; niun ricordò come il nome di _eunuco_ usasse una religione insigne a denotare il celibato dei sacerdoti, niuno avvertì come Policrate vescovo di Efeso nella sua Epistola a papa Vittore, il chiamasse recisamente _eunuco_ e _uomo pieno di Spirito Santo_; e per ultima negligenza niun pose mente al titolo che volontari assumevansi i Farisei di _eunuchi_ comecchè nè evirati fossero nè il celibato guardassero così rigorosamente siccome gli Esseni,[41] ma solo per il costume come dissi continentissimo; niuno attentamente badò all’espressioni del profeta, ove eunuco e proselita sono posti non solo a contatto ma considerati i medesimi nei timori, nelle promesse, nelle speranze; e tranne i predecessori degli Esseni, io non so veramente dove eunucato e proselitismo siansi insieme trovati; non videro come qui si vuol dire che il rimanersi senza prole non minacci la loro esistenza, conciossiachè questa si fondasse non già sulla procreazione materiale ma sulla perpetua aggregazione di nuovi fratelli, dei discepoli, dei seguaci, dei figli nello spirito e nella fede; non notarono poi come il vaticinio sia mirabilissimamente commentato dalla storia, e Isaia giustificato da Plinio. Da Plinio che in quel famoso passo del 5º libro, dove, come udiste, degli Esseni discorre, queste parole lasciò scritte memorandissime. _Essi_, dice Plinio, (_gli Esseni_) _non vengon mai manco, perchè tutto giorno si riducono a viver presso di loro quelli che tirati sono ai loro costumi; e così_ (gran parole!), _e così per migliaia di anni_ (che diranno Munk, il Franck, il Salvador che li fan giovanissimi?), _e così per migliaia d’anni, cosa incredibile a dirsi_ (è Plinio che si stupisce), QUESTA NAZIONE È ETERNA DOVE NON NASCE PERSONA.[42] Isaia Profeta! sono profezie le tue o sono storie? E tu Plinio, è la storia che tu ci narri o il vaticinio che ripeti del grande _Isaia_? Tanto, e Profezia e Storia, e Plinio ed Isaia, procedono mirabilmente concordi.
Io vorrei stasera spingere più oltre le nostre ricerche, e il preziosissimo frammento studiare con voi di Geremia profeta. Egli è un gran cap. il cap. 35 di Geremia per la quistione che ci preoccupa! ed agio vuole e sviluppo maggiore meglio che ora nol consentan le forze. Io farò punto: ma prima di accommiatarvi, un’altra volta ancora vo’ ripetervi le parole di Plinio. Ricordatevi, o miei giovani, dell’aureo detto. _E così per migliaia di anni, cosa incredibile a dirsi! questa nazione è eterna dove non nasce persona._
LEZIONE DECIMA.