Storia d'Italia dal 1789 al 1814, tomo IV
Part 17
Adunque alle dieci della mattina del trenta marzo, i Francesi condotti da Serrurier, passato sugli acquistati ponti il fiume in grosso numero, assaltarono Esnitz e Gottesheim, ai quali già si era congiunto con genti fresche Froelich. Un'altra parte di repubblicani condotta da Victor si innoltrava verso i luoghi superiori della valle, ed in Montebaldo verso la Chiusa e Rivole, coll'intento di occupare i monti ai quali si appoggiavano i Tedeschi, e di guadagnare la strada di Vicenza. Avevano i Francesi del Serrurier, assaltando con un impeto grandissimo, guadagnato molto campo, e già insistevano sopra Parona, luogo distante ad un miglio e mezzo da Verona. In questo pericoloso momento, Kray mandava fuori ottomila soldati, e partitigli in tre colonne, gli sospingeva ad urtare i Francesi. La prima gli assaliva dalla parte di Parona, la seconda per la strada del Tirolo verso Rivole, la terza lungo le montagne di Mantico. Ne sorse un combattimento molto fiero, in fin del quale prevalsero gli Austriaci, ed i Francesi pensarono al ritirarsi, non senza qualche dissoluzione nelle ordinanze. In questo fatto per frenare l'impeto del vincitore, e dar campo ai vinti di ritirarsi, prestò opera egregia la cavallerìa Piemontese. Restava che si potesse ripassare a salvamento il fiume; una parte passò; ma Kray, avendo occupato i ponti con la cavallerìa, e rottogli per mezzo dei granatieri di Korber, Fiquelmont e Weber, tagliò la strada ai superstiti, che, deposte le armi, vennero in suo potere. Quasi tutta la parte che era salita ai monti, fu in questa guisa superata e presa. Noverarono i Francesi mille soldati tra morti e feriti: dodici centinaja venuti sani in poter delle genti imperiali ornarono il trionfo di Kray. Non conquistarono i Tedeschi alcuna artiglierìa, perchè un solo pezzo aveva con se condotto Serrurier. Perdettero gli Austriaci poca gente, sì per le buone mosse ordinate dal generale loro, e sì per l'ardore inestimabile, col quale andarono all'assalto, e che sopraffece in breve tempo il nemico.
Dalle raccontate fazioni si vede, che Scherer aveva con arte lodevole ordinato la battaglia di Verona, ma che fece errore nel non seguitare subitamente l'aura favorevole della fortuna sull'ala sinistra, che era nel primo fatto rimasta vittoriosa; poichè se il giorno medesimo della battaglia, cioè il ventisei, od almeno il ventisette avesse fatto passar il fiume a tutta l'ala medesima, e l'avesse spinta gagliardamente contro il fianco di Verona, se ogni probabilità non inganna, avrebbe rotto Keim, che solo si sarebbe trovato a combattere, ed acquistato la città, innanzi che Kray arrivasse in ajuto con le genti vincitrici di Legnago. Ognuno vede, quali effetti avrebbe partoriti la presa di una città così nobile, e di sito tanto importante, con la sconfitta di due ali degl'imperiali. Non errò dunque Scherer per difetto di arte, ma bensì per mancanza d'ardire tanto più da condannarsi, quanto più quello fu il solo adito, che la fortuna in tutta questa guerra gli abbia aperto alla vittoria. Narrasi, che Moreau lo confortasse al raccontato partito, ma che non vi si volle risolvere.
Risultava dalle due battaglie di Verona, che gli Austriaci passavano l'Adige a portar guerra sulla sua destra sponda. Dal canto suo Scherer si era accampato dietro il Tartaro, tra Villafranca e l'Isola della Scala, attendendo a fortificarsi ed a riordinare i suoi: aveva fermato il suo campo principale a Magnano. Ma le sue condizioni divenivano ogni ora peggiori; perchè il nemico incominciava a romoreggiarli sui fianchi ed alle spalle con truppe armate alla leggiera. Wukassowich, sceso dal Tirolo tra il lago di Garda e l'Iseo, minacciava Brescia, oltrechè il colonnello San Giuliano mandato da Wukassowich aveva spazzato tutto il campo tra la destra dell'Adige ed il lago di Garda, per modo che il navilio, che i Francesi avevano sul lago, era stato costretto a cercar ricovero sotto le mura di Peschiera. Da un'altra parte Klenau, partitosi dall'ala sinistra Austriaca con soldati corridori, era comparso sul Po, aveva messo a romore le due sponde, precipitato in fondo le navi Francesi, e costretto i repubblicani a rifuggirsi o in Ferrara, o in Ostiglia. Si trovava adunque il generalissimo di Francia in grave pericolo, ed aveva tanto più forte cagione di temere, quanto il suo esercito scemato per le perdite fatte nelle giornate precedenti, era divenuto di numero inferiore a quello d'Austria. Oltre a tutto questo non isfuggiva a Scherer, che a Suwarow, ritardato solamente dalle piogge insolite, che avevano fatto gonfiare oltre modo i fiumi ed i torrenti, si accostava: il che avrebbe del tutto fatto prevalere il nemico se prima dell'arrivare del Russo non ristorava la fortuna cadente. Ricordavasi delle antiche vittorie, considerava esser quei medesimi Francesi, vincitori di tante guerre, avvertiva, quelle terre medesime, sulle quali insisteva essere state poco tempo innanzi testimonio di tante e sì gloriose loro fazioni. Mosso da tutto questo, nè mancando anche d'animo per se medesimo, si risolveva a cimentarsi di nuovo col nemico, sperando che Magnano avrebbe restituito le cose perdute a Verona. Dall'altro lato il generale Austriaco, non fuggendo il tentar la fortuna da se solo, agognava ancor esso la battaglia, perchè non voleva dar tempo al nemico di riordinarsi, e riaversi dall'impressione delle rotte precedenti, nè lasciar raffreddare l'impeto de' suoi tanto più imbaldanziti dalle vittorie recenti, quanto più le avevano acquistate, mentre era ancor fresca la memoria di tante loro sconfitte. Forse ancora Kray nel più interno del suo animo desiderava una nuova battaglia per operare, che per suo mezzo la guerra fosse del tutto vinta innanzi che arrivassero il generalissimo Melas, ed il forte maresciallo di Paolo. Se tale fu il suo pensiero, come è da credersi, e' bisognerà confessare, ch'egli avesse una gran fede in se medesimo, e nissun dubbio della vittoria; perchè se perdeva coi possenti ajuti tanto vicini, avrebbe meritamente incorso molta riprensione per aversi commesso colle sole armi Austriache alla fortuna. Ivano all'affronto i due nemici divisi in tre schiere, il dì cinque aprile. La destra dei repubblicani guidata da Victor e Grenier marciava all'assalto di San Giacomo: la mezzana governata da Montrichard e Hatry, sotto guida suprema di Moreau, doveva sloggiare l'inimico da' suoi posti tra Villafranca e Verona. La sinistra sotto la condotta di Serrurier aveva il mandato d'impadronirsi di Villafranca e di andarsi approssimando all'Adige. Delmas, soldato animoso, e molto arrischiato, accennava con un po' di antiguardo a Dossobono per fare spalla alla mezzana. Il generale Austriaco col fine di superare il campo di Magnano, e di cacciare i Francesi oltre il Tartaro ed il Mincio, aveva ordinato i suoi per modo che il generale Zopf guidasse la destra, Keim la mezzana, ed il generale Mercatin la sinistra: un antiguardo condotto da Hohenzollern assicurava Zopf, ed un grosso retroguardo di tredici battaglioni sotto guida di Lusignano, non obbligandosi a luogo alcuno, era presto per accorrere ai casi improvvisi, e soccorrere quella parte che inclinasse. Al tempo stesso Kray aveva comandato al presidio di Legnago, che uscisse a percuotere nel fianco destro del nemico, ed a Klenau, che turbasse viemaggiormente le rive del Po. Sorgeva una fierissima battaglia; benchè i Francesi fossero inferiori di numero guadagnavano nondimeno, valorosissimamente combattendo, del campo, e facevano piegar l'inimico. Si vedeva in tutto questo ed il valore solito dei soldati repubblicani, e la perizia dei loro capitani. Serrurier, risospinto prima ferocemente da Villafranca, fatto un nuovo sforzo, e riordinati i suoi, se ne impadroniva. Delmas si spingeva ancor esso avanti; Moreau il seguitava con eguale prudenza e valore. Victor e Grenier sforzavano San Giacomo, e vi si alloggiavano.
Volle Kray rompere Moreau con aver fatto girar un grosso corpo a fine di attaccar il Francese alle spalle, ed al tempo medesimo urtava impetuosamente Delmas. Questa mossa ottimamente pensata poteva trarre a duro partito Moreau, s'ei non fosse stato quell'esperto capitano ch'egli era. Ma risolutosi incontanente su quanto gli restava a fare in sì pericoloso accidente, invece di camminare dirittamente, si voltava con grandissima audacia a destra, ed assaltava sul destro fianco coloro, che disegnavano di assaltarlo alle spalle. Per questa tanto bene ordinata mossa gli Austriaci furono rotti, e fugati verso Verona, a cui si accostavano Delmas e Moreau con le altre due schiere compagne: già il terrore assaliva la città. Pareva in questo punto disperata la battaglia pei Tedeschi: ma Kray ordinava a nove battaglioni del retroguardo, che si spingessero avanti, condotti dal generale Lattermann, ed urtassero il nemico, tre da fronte a sinistra, cinque di fianco. Fu questo urto dato con tanto ordine ed impeto, che i Francesi, svelta per forza la vittoria dalle loro mani, se ne andarono rotti in fuga. Così chi aveva vinto con sommo valore, era stato vinto con pari valore. A questo decisivo passo ordinarono Scherer e Moreau un po' di retroguardo, che loro restava, quest'era l'ultima posta, e mandatolo contro il nemico insultante, non solamente ristoravano la fortuna della battaglia, ma ancora rompevano del tutto la mezzana schiera degl'imperali, e fugavano Keim fin quasi sotto alle mura di Verona. Restava un ultimo rimedio a Kray; quest'erano i restanti battaglioni del retroguardo. Se essi fallivano, la fortuna Austriaca era vinta, ed i trionfi dei Francesi ricominciavano su quelle terre già tanto famose per le segnalate fatiche loro. Serraronsi i freschi battaglioni Alemanni, adoperandosi virilmente Lusignano sui Francesi con un incredibile furore. Non piegarono i repubblicani, ma s'arrestarono: nasceva un urtare, un riurtare tale, che pareva che più che uomini tra di loro combattessero. Stette lungo spazio dubbia la vittoria, e già, checchè la fortuna apparecchiasse ad una delle parti, era per ambedue salvo l'onore. Finalmente la tenacità Tedesca prevaleva all'impeto Francese; i repubblicani furono piuttosto che cacciati, svelti dal campo di battaglia. Rotto l'argine, precipitaronsi impetuosamente contro i vinti i vincitori, e ne fecero una strage grandissima. La schiera di Serrurier, che si era conservata intiera, e tuttavia teneva Villafranca, fu costretta a mostrar le spalle al nemico, non senza scompiglio nelle ordinanze, pel caso improvviso, lasciando il fardaggio, le artiglierìe, ed i feriti in poter del vincitore. Non fu fatto fine al perseguitare, se non quando sopraggiunse la notte. Perdettero i repubblicani più di quattromila soldati tra morti e feriti, con tremila prigionieri: rimasero in preda al vincitore diciasette pezzi d'artiglierìa, con salmerìe, munizioni e bagaglie in quantità. Noveraronsi fra i feriti Beaumont, Dalesme, Pigeon e Delmas. Nè fu la vittoria senza sangue per gl'imperiali, perchè desiderarono circa tremila soldati tra uccisi e feriti. Quasi un ugual numero erano venuti come prigionieri in mano dei Francesi, ma la più parte furono riscattati durante la rotta. Mercantin, capitano in molta stima presso gli Austriaci sì pel suo valore, come per la dolcezza della sua natura, fu tra gli uccisi. Morirono altri uffiziali di grado e di nome, fra i quali il maggiore Voggiasi, che avendo combattuto valorosamente nel precedente fatto di Legnago, si era meritato la croce di Maria Teresa. Durò la battaglia dalle ore sei della mattina sino alle sei della sera. Il valore vi fu uguale da ambe le parti, la vittoria utilissima alle armi imperiali. Spianò Kray col suo valore la strada alle vittorie di Melas e di Suwarow.
Scherer, scemato il numero de' suoi, e scemato altresì l'animo loro per le sconfitte, dopo di aver fatto alcune dimostrazioni, come se volesse fermarsi sul Mincio, si deliberava a ritirarsi sulla sponda destra dell'Adda, per ivi fare opera, se ancora possibil fosse, di arrestar l'inimico, e difendere la capitale della Cisalpina. A questa deliberazione, piuttosto inevitabile che volontaria, dava motivo la grande superiorità del nemico, accresciuto dalle forze Russe per guisa che sommava a sessantamila combattenti, non noverati quei di Wukassowich e di Klenau, che romoreggiavano sui corni estremi, mentre il suo, tolti i pressidj, ch'era obbligato a lasciare in Mantova ed in Peschiera, ed in altre fortezze di minor importanza, non passava i ventimila. La medesima deliberazione rendevano necessaria i progressi fatti, e che tuttavia facevano Wukassowich e Klenau, il primo verso i monti sulla sinistra dei repubblicani, il secondo sulle rive del Po, dove metteva ogni cosa a romore. Si levavano i popoli a calca al suono delle vittorie Tedesche, e dell'arrivo dei Russi, gente strana, e riputata d'invincibile valore, non considerando, se il dominio Austriaco e Russo avesse a mostrare maggiore benignità, che quello che volevano levarsi dal collo. Ma il presente sempre noja i popoli, mentre il futuro gli alletta, perchè giudicano del primo col senso, del secondo coll'immaginazione.
Bene è da condannarsi, che i comandanti Russi ed Austriaci queste mosse popolari in paesi estranei a loro con parole, con iscritti e con fatti suscitassero e fomentassero. Perciocchè nelle sollevazioni dei popoli, e nelle guerre civili ogni più peggior male si contiene, ed ai forestieri; che non possono vincere con le sole armi, l'umanità prescrive che se ne astengano, e che lascino riposare altrui. Le guerre bisogna lasciarle fare a chi ha il carico di farle, non a chi ha il carico di pagarle. Oltre a ciò, siccome gli eventi delle guerre sono sempre dubbj, poco umana cosa è il sollevare i popoli contro coloro, che possono tornare a vendicarsi. Queste sommosse molto ajutavano gl'imperiali, perchè intimorivano gli avversarj, tagliavano le strade, e davano spiatori utilissimi ai nuovi conquistatori. Esse erano più o meno forti, secondo le varie inclinazioni dei luoghi, ma molto romorose nel Polesine e nel Ferrarese. Grandi tempeste ancora si levavano contro i Francesi nel Bresciano e nel Bergamasco: Wukassowich vi trovava molto seguito.
Arrivati i Francesi sulle sponde dell'Adda, fiume assai più grosso, e di rive più dirupate che il Mincio e l'Oglio non sono, nel seguente modo vi il alloggiavano. Serrurier con la sinistra custodiva le parti superiori del fiume, stanziando a Lecco sul lago, dove aveva una testa di ponte fortificata, a Imbezzago ed a Trezzo. In quest'ultima terra si congiungeva con la battaglia, o mezzana schiera, alla quale erano preposti Victor e Grenier, e che, sprolungandosi a destra, si distendeva sino a Cassano. Possedeva sulla destra del fiume una testa di ponte con trincee munite di artiglierìe, ed oltracciò le artiglierìe del castello dominavano questa parte. Un grosso di cavalleria (perchè essendo Cassano posto sulla strada maestra per a Milano, i repubblicani presumevano che i confederati avrebbero fatto impeto contro di questa terra), stava pronto, alloggiato essendo dietro a Cassano, ad accorrere, ove d'uopo ne fosse. La destra sotto la condotta di Delmas, si sprolungava lungo l'Adda, con assicurare Lodi e Pizzighettone. Quest'era l'alloggiamento preso dai Francesi sulle rive dell'Adda, in cui giudicarono poter arrestare il corso alla fortuna del vincitore. Intanto una grande mutazione si era fatta nel governo supremo dell'esercito. I soldati repubblicani stimandosi invincibili, perchè non soliti ad esser vinti, avevano concetto un grandissimo sdegno contro Scherer, di tutte le loro disgrazie accagionandolo. I meno coraggiosi si erano anche perduti d'animo, e questo sbigottimento di mano in mano si propagava: l'immagine di Francia già s'appresentava alla mente dei più, e quelle terre Italiane diventavano loro odiose. Le subite ed estreme mutazioni dei Francesi davano a temere ai capi per modo, che dubitavano aver presto a contrastare non solamente col nemico, ma ancora con la cattiva disposizione dei propri soldati. Già si mormorava contro Scherer, ed il meno che dicessero di lui, era, che non sapeva la guerra. Certo, essendo tanto declinato del suo credito, ei non poteva più oltre governar con frutto, e la confidenza ed il coraggio dei soldati per nissun altro modo potevano riaccendersi, che con quello di mutar il capo, e di surrogargli un generale amato da loro e famoso per vittorie. Videsi Scherer queste cose, e conformandosi al tempo, rinunziò al grado, con rimetterlo in mano di Moreau, e con pregare il direttorio, che commettesse in luogo di lui la guerra al capitano famoso per le Renane cose. Piacque lo scambio: Scherer, confidate le sorti Francesi al suo successore, se ne partiva alla volta di Francia. I repubblicani intolleranti di disgrazie l'accusarono in varie guise; ma se la disciplina non era buona, ciò dai cattivi esempi precedenti si doveva riconoscere. Quanto alla perizia nell'arte della guerra, non si vede di quale altro fatto si possa biasimare, se non di non aver corso gagliardamente, e senza posa contro Verona nella giornata dei ventisei, quando, rotta l'ala destra Austriaca, si era fatto signore del passo del fiume. Del rimanente il disegno principale di questo stesso fatto dei ventisei, e così quello dell'asprissima battaglia di Magnano, non sono se non da lodarsi, nè la sua ritirata dall'Adige all'Adda in circostanze tanto sinistre mostra un capitano di poco valore: ma l'aver fatto guerra infelice in Italia in memoria tanto fresca di Buonaparte nocque alla sua fama, ed accrebbe l'impazienza dei repubblicani. Da un altro lato non si debbe defraudare della debita lode Moreau per aver consentito al recarsi in mano il governo di genti vinte, e quando già poca o niuna speranza restava di vincere. Sapeva egli, che il difendere lungo tempo le rive dell'Adda contro un nemico tanto potente, non era possibile: ma andò considerando, che il cedere senza un nuovo esperimento la capitale della Cisalpina, che aveva i suoi soldati congiunti co' suoi, e che era alleata della Francia, gli sarebbe stato di poco onore, ed oltre a ciò voleva, con ottenere qualche indugio, dar tempo al munire di provvisioni le fortezze del Piemonte. In questo mezzo arrivavano alcuni ajuti venuti di Francia, dal Piemonte, e dalla Cisalpina. Per tutto questo deliberossi di voltar il viso al nemico, e di provare se la fortuna fosse più favorevole alla repubblica sulle sponde dell'Adda, che su quelle dell'Adige.
Arrivava Suwarow a fronte del nemico, e senza soprastare, si risolveva a combatterlo. Suo pensiero era stato, dappoichè aveva il freno dei collegati, d'insistere sulla destra verso i monti, piuttosto che seguitare il corso del Po, perchè desiderava di disgiungere i Francesi, che combattevano in Italia, da quelli che guerreggiavano nella Svizzera. Per la qual cosa andava radendo le falde dell'Alpi, ed amò meglio tentare il passo del fiume più verso il lago, che verso il Po. Divideva, come i Francesi, i suoi in tre parti: commetteva la prima che marciava a destra al generale Rosemberg, che aveva con se Wukassowich, guidatore dell'antiguardo. Questa parte aveva il carico di aprirsi il varco in qualche luogo vicino al lago. La seconda, cioè la mezzana guidata da Zopf e Ott, doveva far opera di passare in cospetto di Vaprio, e d'impadronirsi di questa terra. Finalmente la terza, che camminava a sinistra, commessa al valore del generalissimo Austriaco Melas, andava porsi a campo a Triviglio contro l'alloggiamento principale dei Francesi a Cassano. Francesi e Russi, nuovi nemici, eccitavano l'attenzion del mondo.
Serrurier, dopo di aver combattuto, e respinto con sommo valore i Russi condotti dal principe Bagrazione, che avevano assaltato la testa del ponte di Lecco, aveva, ritirandosi per ordine di Moreau verso il centro, lasciato alcune reliquie di un ponte di piatte rimpetto a Brivio, per cui egli si era trasferito oltre il fiume. La notte dei ventisei aprile Wukassowich di queste reliquie presentemente valendosi, ed avendo riattato il ponte, varcava, e s'insignoriva di Brivio, dove non trovava guardie di sorte alcuna. Nè noi possiamo restar capaci, come in tanta vicinanza del nemico, ed in tanto sospetto di una battaglia imminente, i Francesi non abbiano riguardato questo passo importante con un gagliardo presidio. Passato, correva Wukassowich la vicina contrada, e non trovava vestigia di nemico, se non se ad Agliate, ed a Carate. Ciò non ostante molto pericolava la sua squadra, se le altre non avessero passato nel medesimo tempo. Andava Suwarow accompagnato da Chasteler generale dell'imperator Francesco, capitano audacissimo e di molta sperienza, sopravvedendo i luoghi per trovar modo di passare all'incontro di Trezzo. Pareva anche agli ufficiali, che soprantendevano l'opera delle piatte, e del passare i fiumi, il varcare impossibile per la rapidità e profondità delle acque, e per la natura rotta e scoscesa delle grotte. Tuttavia non disperava dell'impresa Chasteler; però fatto lavorar sollecitamente i suoi soldati nel trasportar le piatte e le tavole necessarie, tanto s'ingegnò, che alle cinque della mattina del ventisette mandava a pigliar luogo sulla destra un corpo di corridori, che vi si appiattavano, senza che i Francesi se ne accorgessero, e poco poscia passava egli stesso con tutte le genti della mezza schiera armate alla leggiera. Parve cosa strana a Serrurier, il quale, udito del passo conseguito da Wukassowich, marciava per combatterlo, e si trovava a Vaprio. Ma da quell'uomo valente ch'egli era, raccolti subitamente i suoi, anche quelli che erano stati fugati da Trezzo, ingaggiava la battaglia col nemico, non ben ancor sicuro della possessione della destra riva. Piegava al durissimo incontro l'antiguardo dei confederati, e sarebbe stato intieramente sconfitto, se non arrivava subitamente al riscatto con tutta la sua schiera l'Austriaco Ott. Si rinfrescava la battaglia più aspra di prima tra Brivio e Pozzo. Mandava Victor alcuni reggimenti dei più presti in aiuto di Serrurier, il quale valorosissimamente instando, già era in punto di acquistare la vittoria, quando giungevano in soccorso di Ott le genti di Zopf, e facevano inclinar la fortuna in favor degli alleati; perchè dopo un sanguinoso affronto cacciarono i Francesi da Pozzo, e gli misero in fuga. Un colonnello Austriaco fu morto in questo combattimento, il generale Francese Baker fatto prigione. Ingegnossi Grenier di raccozzare a Vaprio le genti rotte, ma indarno, perchè assaltato dagli Austriaci e Russi fu rotto ancor esso, ed obbligato a ritirarsi frettolosamente. Era accorso Moreau in questo pericoloso punto, ma la sua presenza non valse a ristorare la fortuna della battaglia. Per questa fazione fu Serrurier respinto all'insù, ed intieramente separato dall'altre parti dell'esercito.