Storia d'Italia dal 1789 al 1814, tomo III

Part 24

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La constituzione Romana aveva posto a difficile partito coloro, che occupavano le cariche ancora sussistenti del governo precedente, e generalmente tutti coloro, che, sentendo tuttavìa a norma delle antiche massime, erano pure obbligati, per le necessità loro, a servire allo stato nuovo. Era nella constituzione un capitolo, che ordinava di giurar odio alla monarchìa, fedeltà ed attaccamento alla repubblica. Papa Pio aveva udito dal suo secesso della Certosa di Firenze, che il governo della repubblica esigeva questo giuramento da tutto il clero, e dai parochi di Roma. Volendo per regola delle coscienze definire questa materia, e parendogli, che non si convenisse ai ministri della religione il giurar odio ad alcuna forma di governo, scrisse un breve a monsignor Passeri, vice gerente di Roma, ammonendolo non esser lecito prestar puramente, e semplicemente il giuramento suddetto, ed ordinandogli di notificare agi'intimati questa sua decisione pontificia e di avvertire, che l'eseguissero. Ma siccome, continuava a discorrere, interessava anche moltissimo, che la repubblica fosse persuasa della rettitudine delle massime del clero di Roma relativamente al repubblicano governo conformi in tutto agl'insegnamenti della cattolica religione, così statuiva, che ciascuno potesse con sicura coscienza giurar fedeltà e soggezione alla repubblica, che attualmente comandava, essendo stato unanime insegnamento de' Santi Padri, e della chiesa, che sia dovuta fedeltà e subordinazione a chi, secondo le varietà dei tempi, ha in mano le redini del governo, o sia a chi attualmente comanda. Definì inoltre, che ciascuno potesse giurare di non prender parte in qualsivoglia congiura, trama, o sedizione pel ristabilimento della monarchìa, e contro la repubblica; e potesse altresì giurare odio all'anarchìa, essendo questa uno stato di disordine. Finalmente deliberò, che si potesse giurare fedeltà ed attaccamento alla constituzione, salva peraltro la cattolica religione. Pensava papa Pio, che i magistrati della repubblica non avrebbero rigettato questa formola, giacchè era in tutto conforme, come si esprimeva, all'atto del popolo sovrano dei quindici febbrajo del 1798, con cui il popolo riunito innanzi a Dio, ed al mondo tutto, con un sol animo, ed una sola voce aveva dichiarato, voler salva la religione, quale di presente venerava ed osservava, cioè la religione cattolica. Ma partito da Roma monsignor Passeri, e succedutogli nella carica di vice gerente l'arcivescovo di Nassanzio, quest'ultimo di propria autorità, e contro le intenzioni del papa, diede una seconda instruzione, per cui i professori del collegio Romano e della sapienza si credettero autorizzati a prestare, come fecero, il giuramento tale qual era prescrito dalla constituzione, solo facendo verbalmente qualche protestazione. Udì gravemente il papa quest'accidente, e rescrivendo all'arcivescovo, lo ammonì di nuovo delle sue intenzioni, gli comandò, richiamasse la seconda instruzione, e si lamentò, che per lei, e per l'esempio dei professori soprannominati sembrasse, che Roma già maestra di verità, si fosse fatta maestra dell'errore. Savie, prudenti, e conducevoli alla quiete dello stato erano queste sentenze di Pio. Da loro si può dedurre un utile ammaestramento, e quest'è, che la religione è, e debb'essere tutta spirituale, e che non le è lecito l'ingerirsi nella forma del governo politico delle nazioni. Intanto questa faccenda dei giuramenti, per l'ordinario tanto gelosa, si rammorbidì facilmente sì per la prudenza del papa, come per la sopportazione dei magistrati della repubblica, nè produsse, come si temeva, o movimenti, o persecuzioni d'importanza.

Creata la repubblica Romana, si spegneva l'Anconitana, la quale non era stata mai altro, che un appicco contro il papa, l suoi territorj, salvo San Leo, s'incorporarono alla Romana.

Il dì venti marzo si celebrava nella vastissima piazza del Vaticano, la confederazione della repubblica Romana a guisa di quella, che fu da noi descritta della Cisalpina. Furonvi archi trionfali, sinfonìe, illuminazioni, canti, balli; magnifica festa, ma con molto schiamazzo, e molte satire alla Romanesca. Saliva con grande apparato sul Campidoglio Dallemagne, chiamava i senatori, apriva il senato, spiegava al vento la Romana bandiera. Poi instituiva il tribunato, quindi i consoli sulla piazza del Vaticano; bandiva la constituzione, dichiarava Roma libera; i consoli dall'alto della scalea giuravano. Si coniava poscia, pure Romanescamente al solito, la medaglia adulatoria, bella assai, e con questi motti: _Berthier restitutor urbis, e Gallici salus generis humani_.

FINE DEL TOMO III.

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1797