Storia d'Italia dal 1789 al 1814, tomo II
Part 7
Era giunto al suo fine il mese di luglio, quando in tale modo ordinati marciavano gl'imperiali all'impresa loro. Già erano vicini alle prime scolte dei Francesi, che questi, dispersi tuttavìa nei diversi campi loro, principalmente in quello che cingeva Mantova, non avevano ancora fatto moto alcuno per mettersi all'ordine di resistere a quella nuova inondazione del nemico. Il che dimostra in Buonaparte od una presunzione non ragionevole, o imperfette informazioni de' suoi esploratori. Per verità egli si riscosse poco poscia con mirabile maestrìa dal pericolo in cui si trovava, ma sarebbe stato anche migliore consiglio l'averlo preveduto e prevenuto. Assaltavano gli Austriaci ferocemente l'antiguardo di Massena, governato dal generoso e buono Joubert, che era ai passi di Brentino e della Corona. Fu fortissima e lunga la difesa contro un nemico, che molto superava di numero. Finalmente furono quei forti passi sforzati dagli Austriaci, che, ritirantisi Joubert e Massena velocemente verso Castelnuovo, marciavano contro la Chiusa e Verona. Bene fu fortunato Massena, che gli Austriaci nol seguitassero con quella celerità medesima con la quale ei dava indietro; perchè se il contrario avessero fatto, avrebbero potuto facilmente impadronirsi, prima che vi passasse, delle strette di Osterìa, e tutta la sua schiera sarebbe stata da forze preponderanti o tagliata a pezzi o fatta prigioniera. La qual cosa dimostra viemaggiormente l'improvvidenza di Buonaparte; perchè Massena, lasciato solo in quei luoghi contro al maggior nervo dei Tedeschi, fu obbligato della sua salute ad un fallo certamente non probabile del nemico. Da un'altra parte Quosnadowich, urtato Sauret, che custodiva Salò, l'aveva vinto, non però senza una valorosa resistenza, quantunque i Francesi in questo luogo fossero deboli, e non pari a tanto peso. S'impadronivano gli Austriaci di Salò dopo la fazione, e quivi risplendeva chiaramente la virtù di Guyeux, il quale circondato da ogni banda dal nemico, elesse, piuttosto che arrendersi, di gittarsi dentro una casa, dove sebbene già gli mancassero le munizioni sì da guerra, che da bocca, si difendè con incredibile fortezza due giorni. Occupato Salò, correvano i Tedeschi a Brescia, e se ne impadronivano. Perdettero i Francesi nei fatti di Salò e di Brescia circa due mila soldati tra morti, feriti e prigionieri. I residui dei vinti si ritiravano a Lonato e a Desenzano. Avanzavasi intanto minacciosamente Wurmser medesimo, e già si avvicinava alle cercate rive del Mincio. Così avevano le cose Francesi fatto una grandissima variazione, ed erano cadute in grave pericolo prima che Buonaparte avesse mosso un soldato per opporsi a tanta ruina. Gli giunsero al tempo medesimo le novelle della rotta di Sauret, e della ritirata di Massena. Ordinava incontanente ad Augereau, che già marciava verso Verona per frenar l'impeto, se ancora fosse in tempo, di Mezaros, tornasse indietro prestamente, venisse a Roverbella, rompesse i ponti di Portolegnago, ardesse i carretti dei cannoni più grossi, trasportasse dai magazzini quanto in sì subito tumulto potesse. Arrivava Augereau a Roverbella; scoverse in tutti una grande confusione mista ad un gran terrore. Vi giungeva ancora Buonaparte, al quale Augereau, vedendolo smarrito dalla gravità del caso, rivoltosi, con parole animosissime il confortava. A queste esortazioni tornato Buonaparte quel che era, con un'arte e con un vigore degni di eterna commendazione ordinava quanto alla difficoltà del tempo si convenisse. Avvisandosi che non poteva combattere con vantaggio, se non unito, e che anche unito non era abbastanza forte per cimentarsi con l'esercito Tedesco intero, se gli desse tempo di rannodarsi, come evidentemente Wurmser aveva in pensiero di fare, si risolveva a raccorre le sue genti in uno per correre così grosso contro una parte sola del nemico, innanzi che questa avesse potuto congiungersi con le compagne, perchè la speranza, che non aveva di vincerle unite, l'aveva di vincerle separate.
Favoriva questo pensiero l'essere la mezzana e la destra degl'imperiali separate di largo spazio per mezzo del lago, del quale elleno non avevano la signorìa sicura, stantechè i repubblicani lo correvano con barche armate e leggiere. Nè poteva stare lungamente in dubbio, quale delle due parti dei Tedeschi ei dovesse assaltare; perciocchè intenzione primaria di Wurmser fosse di far allargare l'assedio di Mantova, nel qual fine insistendo, non sarebbe così facilmente corso in ajuto di un'altra parte de' suoi che pericolasse. Importava anche assai l'assalire la parte meno grossa, e nel tempo medesimo quella, che in un caso sinistro gli avrebbe potuto troncar la strada verso Milano. Fatte tutte queste considerazioni, si risolveva Buonaparte a far impeto col grosso de' suoi contro di Quosnadowich, che vincitore di Salò e di Brescia turbava ogni cosa a Desenzano, a Lonato, a Ponte-San-Marco, a Montechiaro, e già si accostava per congiungersi con Wurmser; il che, se gli fosse venuto fatto, sarebbe stato la ruina dei repubblicani. Perlochè chiamava a se tutte le sue genti, anche quelle che stavano a campo sotto Mantova, anteponendo con mirabile consiglio il perdere le artiglierìe, che servivano alla oppugnazione della piazza, al perdere l'esercito. Ordinate ed eseguite in men che non si potrebbe credere per la incredibile celerità dei soldati, tutte queste mosse, mandava a corsa considerabili rinforzi a Sauret, perchè ricuperasse Salò, e liberasse Guyeux che tuttavìa si difendeva valorosamente. Comandava a Dallemagne, assaltasse il nemico a Lonato e cacciasselo; imponeva ad Augereau lo rompesse a Ponte-San-Marco ed a Brescia, e verso Salò voltandosi, ajutasse Sauret, e facesse opera di tagliare il ritorno a Quosnadowich. Faceva anche attaccare con una grossa banda un corpo forte di Austriaci, che custodiva Desenzano a riva il lago. Ebbero tutti questi assalti, ancorachè fossero molto sanguinosi, massimamente quello di Desenzano, dove il reggimento di Klebeck, che sostenne con grandissimo valore quasi tutto il peso della giornata, perdè più di mille soldati, quel fine che Buonaparte si era proposto: entrarono vincitori, Sauret in Salò, Dallemagne in Lonato ed in Desenzano, Augereau in Montechiaro ed in Brescia. Quosnadowich, veduto che era alle mani con la maggior parte degli avversarj, che non aveva nuove che Wurmser accorresse in suo ajuto, e che temeva che il nemico, correndo a Riva, gli tagliasse il ritorno verso il Tirolo, si ritirava con passi frettolosi a Gavardo. Per tal modo Buonaparte co' suoi movimenti celeri ed ottimamente ordinati, sbaragliava in poco tempo un'ala intiera di Wurmser, che gli aveva già fatto molto male, ed avrebbe potuto fargliene un maggiore, se si fosse allargata, come aveva intenzione, nelle pianure verso il Milanese. Intanto per assicurare i luoghi abbandonati da Augereau, vi surrogava Massena con tutto il suo corpo di truppe.
Mentre tutte queste cose si preparavano e si facevano sulla destra loro, gli Austriaci s'impossessavano di Verona, e Wurmser, difilandosi per la sinistra del Mincio, entrava con un grosso corpo, ed in sembianza di vincitore in Mantova. Il presidio a gran festa guastava le trincee fatte dai Francesi, e tirava dentro le mura meglio di centoquaranta pezzi di grosse artiglierìe, che, trovati nella cittadella di Ancona, nel forte Urbano e nel castello di Ferrara, o presi per forza, o dati loro in mano dal papa in virtù della tregua, vi avevano condotto per battere la piazza. Wurmser, avuta questa vittoria, sapendo i primi prosperi successi di Quosnadowich, ed ignorando i sinistri, dava opera securamente a raccorre vettovaglie e bestiami per provvedere del fodero necessario quella importante fortezza. Ma gli fu breve la sicurezza; conciossiachè gli sopravvennero bentosto le novelle dei disastri accaduti a Quosnadowich; il che lo fece accorgere, che la fortuna Francese era ancora in istato, e tuttavìa più dubbio ciò, ch'ei credeva già sicuro. Considerato adunque che quello non era tempo da starsene, ed avendo ancora forze sufficienti per affrontarsi, con isperanza di vittoria, col nemico, usciva da Mantova, e se ne giva alle stanze di Goito, correndo la campagna co' suoi corridori fino a Castiglione. Era stato preposto alla guardia di questa terra da Buonaparte il generale Valette, che, veduto comparire il nemico, sbigottitosi con pochezza d'animo inescusabile, abbandonava il posto, ed andava con la sua squadra fuggiasca a seminar paura fra i repubblicani, che erano in possesso di Montechiaro. Questo accidente improvviso fece cader l'animo a Buonaparte, che, deponendo il pensiero di più volere assaltar il nemico, voleva ritirarsi sul Po, deliberazione veramente perniciosissima, e che sarebbe stata la rovina di tutta la guerra Italica: l'avrebbe anche mandata ad effetto, se Augereau più animoso di lui non l'avesse impedita confortandolo a rientrare nella sua solita magnanimità, ed a mostrare il viso alla fortuna. Debbe perciò la Francia restar obbligata della gloria acquistata nei campi di Castiglione più che a Buonaparte, ai consiglj di Augereau avanti il fatto, ed al suo valore nel fatto. Ma Buonaparte non ancora ripreso l'animo, e la mente ancor piena del grave pericolo in cui si trovava, stava tuttavìa dubbio e spaventoso, nè sapeva risolversi nè al combattere, nè al ritirarsi. Augereau, che il conosceva, lo esortava ad appresentarsi ad una mostra di soldati. Quando eglino videro il capitano loro, con atti di vivezza, di giubilo, e di estro Francese, con lietissime grida il confortavano a star di buon animo, a non aver timore, a fidarsi in loro: gli conducesse pure alla battaglia; e sclamando, viva Buonaparte, viva la repubblica, facevano echeggiare i colli di Castiglione di quel romore festivo. Or bene sia, disse Buonaparte, accetto il felice augurio, domani vedrete in viso il nemico.
In questo mezzo Quosnadowich, che era capitano ardito e pratico, ricevuti alcuni rinforzi alle sue stanze di Gavardo, ed avute le novelle dello avanzarsi di Wurmser verso Castiglione, conoscendo di quanta importanza fosse il fare ogni sforzo per congiungersi con esso lui ad un impeto comune, od almeno il consuonarvi per una diversione, usciva di nuovo in campagna, e prostrato Sauret, che gli stava a fronte, e fattosi signore di Salò, velocemente scendeva con forze poderose verso Lonato. L'antiguardo di Quosnadowich condotto dal generale Ocskay già si era impossessato di Lonato; le cose divenivano pericolosissime pei repubblicani. In questo forte punto Massena arrivava col suo antiguardo vicino a Lonato, e volendo ricuperare quel sito, in cui consisteva la somma della fortuna, perchè se gli Alemanni vi si mantenevano, si difficoltava molto l'impedire la unione di Quosnadowich con Wurmser, mandava il generale Pigeon, ma non con gente a sufficienza, ad assaltare Ocskay. Fu durissimo l'incontro. Pigeon non solamente fu rotto e vinto, ma perdè tre pezzi d'artiglierìe leggieri, e venne prigioniero in mano del nemico. Udito il caso, accorrevano Massena e Buonaparte per rimediare alla fortuna vacillante. Ordinava il generalissimo un grosso squadrone assai fitto, e lo mandava a serrarsi addosso al centro del nemico, il quale insuperbito per la prima vittoria, e credendo, non solo di vincere, ma ancora di prendere tutto il corpo repubblicano, distendeva le sue ali con pensiero di cingere i soldati di Buonaparte. Questa mossa, debilitando il mezzo della fronte, diè del tutto la vittoria ai Francesi; imperciocchè mentre Massena raffrenava l'impeto dell'ali estreme degl'Imperiali con mandar loro incontro quanti feritori alla leggiera potè raccorre, Buonaparte con quel fitto squadrone dava dentro alla mezza schiera. Faceva ella una viril difesa, non senza grave uccisione dei repubblicani; ma finalmente non potendo più reggere a sì impetuoso assalto, sbaragliata cedeva il campo, ritirandosi verso il lago, principalmente a Desenzano. Fu liberato Pigeon; si racquistarono le perdute artiglierìe. I Francesi seguitavano gli Austriaci a Desenzano, e gli avrebbero condotti all'ultima fine, se non era che, sopravvenendo con ajuti mandati da Quosnadowich il principe di Reuss, gli metteva in salvo col condurgli a luoghi sicuri verso Salò. In tutte queste zuffe tanto miste ebbe più parte la fortuna che l'arte, e sebbene i disegni dei generali Tedesco e Francese fossero certi, del primo di calare, del secondo d'impedire che calasse, pare a noi, che Quosnadowich abbia meglio eseguito il suo intento, che Buonaparte, perchè quegli calò quando volle, e questi non l'impedì quando volle; ed anche si può argomentare da tutti i fatti successi sulla destra del lago, che il generale repubblicano abbia più operato a caso, o per necessità, che con proposito deliberato, dominato piuttosto, che dominatore della fortuna.
Mentre queste fazioni succedevano sulla sinistra dei Francesi, Augereau, che non voleva che Castiglione fosse perduto, perchè quel sito era il principale impedimento alla unione delle diverse parti dell'esercito Tedesco, indirizzava le sue genti al riacquistarlo; ma già i Tedeschi l'avevano munito con un forte presidio, conoscendo l'importanza della terra, con farvi alloggiare una forte banda di soldati, che era l'antiguardo di Wurmser governato dal generale Liptay. Il castello, i colli vicini, ed il ponte erano guerniti di molti e buoni soldati, tanto più confidenti in se medesimi, quanto Wurmser, spuntando da Guidizzolo, si avvicinava con tutte le sue genti. Ordinava Augereau per modo i suoi, che il generale Beyrand assalisse il corno sinistro degli Austriaci, e per assicurare vieppiù questa parte, comandava al generale Robert, facesse un'imboscata per riuscire alle spalle degli Alemanni. Verdier con un grosso nervo di granatieri era per assaltare nel mezzo il castello medesimo di Castiglione, e nella parte superiore il generale Pelletier si apparecchiava ad urtare la destra del nemico. Ma per provveder meglio ad ogni caso fortuito, ordinava Buonaparte, che la schiera di ultima salute condotta dal generale Kilmaine andasse ad unirsi ad Augereau, perchè fosse più fortemente sostenuta la battaglia. S'incominciava a menar le mani molto virilmente da ambe le parti, era il dì tre d'agosto; animava gli uni la memoria delle vittorie fresche, e la presenza dei loro generali Buonaparte ed Augereau, gli altri il vicino soccorso del maresciallo. Dopo una ostinatissima difesa Liptay, non potendo più reggere, si ritirava: anzi scrivono alcuni, che disperando affatto della giornata, già si fosse risoluto di arrendersi. Ma o che in questo punto si fosse accorto, che i repubblicani non erano tanto numerosi quanto a prima giunta si era persuaso, come si narra da qualche storico, o che, come altri credono, avesse veduto un grosso di cavallerìa Tedesca, che accorreva galoppando in suo ajuto, ripreso animo, ritornava alla battaglia più animoso di prima. Già con incredibile valore combattendo, rendeva dubbia la vittoria, quando Robert, uscendo fuori dall'imboscata, a gran furia lo assaliva. Questo urto improvviso disordinò tanto gli Alemanni, che si ritiravano, lasciando la terra di Castiglione in potestà dei Francesi. Ebbe in questo punto Liptay qualche rinforzo delle prime truppe di Wurmser che arrivavano. Per la qual cosa si fece forte al ponte, che non aveva ancor perduto, e continuava a tempestare con costanza veramente Austriaca. Il contrasto diveniva più sanguinoso di prima, si combatteva fortemente su tutta la fronte. Finalmente i Francesi, spintisi avanti con la solita concitazione, e non essendo ritardati nè dagli urti che ricevevano sul ponte, nè dalla fama che già tutta l'oste Tedesca fosse arrivata, conquistarono il ponte: il che sforzò gl'imperiali a ritirarsi. Ma già i Francesi seguitando il favor della fortuna, rompevano, tanta era la pressa che quivi facevano Beyrand e Robert, l'ala sinistra degli Austriaci, e l'avrebbero anche conculcata del tutto, se una batterìa posta opportunamente sopra di un poggio vicino non avesse raffrenato l'impeto loro. Ciò fu cagione, che tenendo ancora gli Austriaci la posizione loro dietro Castiglione, impedirono ai Francesi l'inoltrarsi nella pianura, che separava l'ala destra dalla sinistra degl'imperiali, e si crearono abilità di sostenere nel medesimo luogo, due giorni dopo, un'altra ostinata battaglia. In questa fazione combattuta con grandissimo valore da ambe le parti, perdettero gli Austriaci fra morti, feriti, e prigionieri quattro mila soldati con venti bocche da fuoco. Nè fu lieta la vittoria ai Francesi; perchè mancarono di loro più di mila soldati eletti, fra i quali a molto onore si nominano Beyrand, Pourailler, Bourgon, e Marmet.
Nondimeno le sorti d'Italia stavano ancora in pendente: Wurmser, nel quale si possono lodare una attività ed un vigor d'animo superiori all'età, aveva raccolto tutte le sue genti, e si apparecchiava ad ingaggiare una nuova battaglia, che doveva por fine a quell'acerbissima contesa, ed a quelle pugne sparse, che da più giorni duravano, più sanguinose che terminative. Aveva un novero di venticinque mila soldati di pruovato valore; gli schierava per forma che la sinistra si appoggiasse all'eminenza di Medolano, che si erge fra Guidizzolo e Castiglione, la destra si distendesse fino a Solfarino. Buonaparte ancor egli aveva fatto opera, che tutti i suoi venissero a congiungersi insieme per sostenere un cimento tanto pericoloso. Già la più gran parte era raccolta fra la terra di Castiglione, e la fronte dei Tedeschi, e per tal modo l'ordinava, che l'ala sinistra guidata da Massena potesse assaltare la destra del nemico, Augereau con la mezzana desse dentro al mezzo, e finalmente Verdier con le fanterìe, e Beaumont coi cavalli urtassero la sinistra. Ma il generale della repubblica, che non aveva usato nel raccorre i suoi la medesima celerità che l'emolo suo, quantunque vecchio, usato aveva; e volendo in giornata di tanta importanza rendere per lui sicuro per tutti i mezzi l'esito del conflitto, aveva comandato alla schiera di Serrurier, che era sotto la cura di Fiorella, e stava alle stanze sulle rive del Po a Bozzolo ed a Marcarìa, camminasse celeremente verso Castiglione, e ferisse di fianco la punta sinistra degl'imperiali. Il quale consiglio fu molto a proposito, come si vedrà dal progresso dei fatti che seguirono. Nè parendo per la sagacità sua a Buonaparte, che questi preparamenti bastassero, s'indirizzava a Lonato per vedere, se fosse possibile di far venire altre genti da quella terra al tempo principale. Quivi successe un caso molto mirabile, secondochè narrò Buonaparte, e ripeterono tutti gli storici di quei tempi e dei tempi posteriori, e questo fu, che il generale di Francia, andando a Lonato con persuasione di trovarvi i suoi, ed avendo con esso lui solamente una squadra di dodici centinaja di soldati, vi trovasse in vece un corpo Tedesco grosso di quattromila combattenti tra fanti e cavalli con non pochi pezzi di artiglierìa. Era Buonaparte in gravissimo pericolo, e già il comandante Alemanno gl'intimava, si arrendesse. Ma egli, accorgendosi che in accidente tanto improvviso, dove non valeva la forza, l'audacia doveva supplire, al Tedesco con sicuro volto rivoltosi, gli disse, maravigliarsi bene ch'ei tanto presumesse di se medesimo, che si ardisse chiamar a resa Buonaparte vittorioso nel suo principal campo stesso, e cinto da tutto il suo esercito: andasse, e da parte sua al suo generale recasse, che se subito non s'arrendesse, ed in poter suo disarmato non si desse, pagherebbe colla morte il fio di tanta temerità. Erasi, come narrano gli storici, accorto Buonaparte, raccogliendo nella sua mente tutti i fatti di quei giorni, che quella squadra fosse la gente fuggiasca di Desenzano, che, avendo trovato i passi di Salò chiusi da Guyeux, o andasse errando a casa, o si sforzasse di raggiungere il corpo principale di Wurmser. Vogliono che i Tedeschi intimoriti, deposte le armi, si arrendessero a discrezione.
Questo fatto abbellito da graziose parole si rende credibile, se si considera l'audacia Francese, soprattutto quella di Buonaparte, capace di questo, ed anche di molto più; ma si stimerà incredibile, se si pon mente, che qualunque si voglia supporre la bonarietà Tedesca, non può ella però esser tale che scenda all'estremo della semplicità, quale la dimostrerebbe la narrazione di Buonaparte. Pure esso è affermato da tanti storici degni di fede, che noi saremmo disposti a prestarvi credenza, se nell'animo nostro nol rendesse dubbio il considerare, che niuna fama primitiva del medesimo ne suonò a Lonato, che mai non si disse, nè si seppe chi fosse il generale Tedesco che governava la squadra fatta captiva, e il nominarlo avrebbe tolto ogni dubbio; che gli Austriaci in tutte le mosse ed in tutti i combattimenti di quei giorni, non che abbiano mostrato o semplicità, o viltà, diedero segni di somma avvedutezza e di sommo valore; che la colonna ritiratasi a Desenzano dopo l'aspra battaglia di Lonato obbediva ad Ocskai ed al principe di Reuss, l'uno e l'altro soldati da non lasciarsi ingannare nè intimorire così alla prima, e uomini di tal nome, che portava pure il pregio che si nominassero, se in quell'accidente maraviglioso avessero ornato disarmati e vinti il trionfo di Buonaparte; che un grosso di quattromila Austriaci congiunto a quel corpo, che già signore di Ponte-San-Marco, e della strada per a Brescia, non erano tali che non potessero sforzare il passo di Salò, e che avessero paura della piccola quadriglia di Guyeux, che occupava questa terra, considerato massimamente che una non debole mano di Tedeschi alloggiava ancora a Gavardo; che finalmente quel correre liberamente la strada da Brescia a Lonato, quell'occupare fortemente quest'ultima terra e quell'intimare così fiero e così replicato a Buonaparte, che si arrendesse, non dimostrano uomini fuggiaschi e timorosi. Certamente o è falsa la dedizione dei Tedeschi, o sono false le circostanze narrate dagli storici. Ma se il fatto è vero, non so come si possa scusare un generalissimo, che dà dentro alla cieca in una schiera nemica tanto grossa, che l'uscirle di mano fu piuttosto cosa miracolosa che maravigliosa. Adunque Buonaparte non aveva spie? adunque non correva la campagna con gli esploratori? adunque viaggiava così alla sicura in un paese, dove le truppe ed Austriache e Francesi, e le zuffe loro erano tanto miste, e verso quella parte, donde sapeva che Quosnadowich voleva sboccare per unirsi con Wurmser? Certamente una tale sicurezza era molto impertinente al tempo presente, e Buonaparte non era uomo da commettere questi errori; perciò si rende molto dubbio il fatto. Che se poi ad ogni modo è vero, dovrassi il capitano di Francia tanto biasimare dell'imprudenza che lo condusse in poter del nemico, quanto lodare dell'audacia con la quale se ne liberò.