Storia d'Italia dal 1789 al 1814, tomo II

Part 19

Chapter 193,620 wordsPublic domain

Da tutto questo si può conoscere, che Buonaparte si era persuaso, che lo sforzo dei Tedeschi avesse a indirizzarsi contro Verona; ma però, siccome astuto e prudente capitano, aveva ordinato i suoi per forma che se la tempesta si scagliasse dal Tirolo, fossero in grado di resisterle, perchè e Joubert era grosso di dieci mila soldati, ed Augereau e Massena potevano arrivare prestamente in soccorso di lui da Verona. Il primo a dar le mosse alla sanguinosa guerra, che siam per raccontare, fu Provera, che partito da Padova il dì sette gennajo, si dirizzava verso Bevilacqua, terra posta sul rivo, che chiamano la Fratta. Era in Bevilacqua il generale Duphot con una squadra, che serviva come antiguardo al presidio di Porto-Legnago. Era intendimento di Provera di tentare il passo dell'Adige poco sopra a quest'ultima fortezza per recarsi quindi al soccorso di Mantova. Il dì otto sul far del giorno il principe Hohenzollern marciava contro Bevilacqua difesa da un piccolo castello: trovato per istrada un grosso corpo repubblicano, che gli voleva far contrasto, dopo un aspro combattimento, lo fugava. Al tempo medesimo il colonnello Placseck sulla sinistra s'impadroniva del posto di Caselle, e sulla destra un capitano Giulay occupava i passi di Merlara e di San Salvaro. Frattanto i Francesi si erano rinforzati a Bevilacqua per le genti fresche venute da Porto-Legnago. Ma assaliti in diverse parti dagli Alemanni, fu loro forza di pensare al ritirarsi, e si ridussero a Bonavigo ed a Porto-Legnago sull'Adige, non senza grave danno, e con perdita di due cannoni. Combattè molto animosamente in questo fatto Duphot, ma con non minor valore combatterono i volontari Viennesi, che furono gran parte della vittoria. Conseguìti questi primi vantaggi, confidava Provera di poter presto passar l'Adige tra Ronco e Porto-Legnago. Era, quando seguirono queste prime battaglie, Buonaparte a Bologna, intento ad ordinar la guerra contro il papa, e non così tosto ne ebbe avviso, che giudicando bene del tempo, comandava a due mila soldati, che già aveva indirizzato contro gli stati della chiesa, retrocedessero, e gissero a congiungersi con Augereau, che difendeva le rive dell'Adige assaltate da Provera. Il che dimostra quanto intempestiva, e troppo presta fosse la mossa del generale Austriaco; perchè avrebbe fatto di mestiero, che si fosse dato tempo ai pontificj di venire avanti tanto che congiunti con gl'imperiali avessero potuto concorrere coi medesimi al fine, che gli uni e gli altri si proponevano.

Buonaparte, poichè tanto stringeva il tempo, e le cose se gli dimostravano pericolose, condottosi celeremente, e soprastato alquanto al campo di Mantova per ordinar quello che fosse a farsi in tanto pericolo, s'avviava a Verona la mattina del dodici, dove trovava Massena alle mani coi Tedeschi venuti a Bassano; imperciocchè Alvinzi per tener incerto l'avversario del luogo, dove principalmente volesse ferire, aveva comandato, che al tempo medesimo si urtasse contro tutta la fronte del nemico. Trovavasi l'antiguardo di Massena a San Michele, poco distante da Verona, quando assalito dai Tedeschi fu costretto a ritirarsi dentro le mura. Ma Massena, uscito fuori con tutti i suoi, attaccava la battaglia, che fu molto aspra e sanguinosa. Restava il campo ai Francesi, e prendevano al nemico seicento prigionieri con tre bocche da fuoco. Non fu senza grave danno la vittoria, perchè i repubblicani perdettero a un di presso il medesimo numero di soldati con quattro pezzi d'artiglierìa.

Non insistevano maggiormente gl'imperiali, contenti allo aver fatto credere al nemico, che lo volessero assalire fortemente, e grossi in questa parte. Si ritraevano per iscaltrimento indietro alle montagne; anzi una parte guidata da Quosnadowich si conduceva celatamente, e con molta prestezza per la valle della Brenta a rinforzare Alvinzi in Tirolo. Restava la rimanente sotto il generale Bajalitsch. Nè qui si restavano i tentativi degli Austriaci, perchè sulle due ali estreme Provera varcava l'Adige il dì tredici, non però senza molta difficoltà, contrastatogli animosamente il passo da Guyeux. Alvinzi sforzava le strette della Corona con avere obbligato Joubert a ritirarsi sull'alloggiamento forte, e fortificato di Rivoli. Pendeva in tale modo incerto Buonaparte del vero intento dell'avversario; nè sapendo a qual parte volgersi, se ne stava tuttavia a Verona, aspettando che il tempo, e più aperte dimostrazioni degli Austriaci gli dessero maggior lume. Nè tardava ad essere appagato del suo desiderio; perchè, in primo luogo, un Veronese, amatore dei Francesi, e congiunto d'antica amicizia con Alvinzi, si era segretamente condotto a Trento per visitarlo, ed ivi soprastato essendo tre giorni, ebbe trovato modo di copiare tutto il disegno di guerra del generale Austriaco, il quale disegno, tornatosene a Verona, consegnava ad un Pico, che nato in Piemonte, e mescolatosi nelle congiure di quel paese, si era ricoverato in Francia, e seguitando sempre l'alloggiamento principale, si adoperava come esploratore delle operazioni militari del nemico. Da questo Pico fu incontanente il disegno d'Alvinzi dato in mano del generalissimo di Francia. Così ebbe sicura notizia di quanto intendesse fare il generalissimo d'Austria. Giungevano in secondo luogo lettere espresse di Joubert, che portavano, quanto grossi fossero comparsi gli Austriaci alla Corona. Da tutto questo divenne chiaro, che gl'imperiali farebbero il più grosso sforzo per le regioni superiori dell'Adige col fine di andar a percuotere direttamente quelle, che sono poste fra l'Adige ed il Mincio. Buonaparte allora, solito a spingere con incredibile celerità sempre innanzi le occasioni, comandava a Massena, corresse con tutta la sua schiera a Rivoli più prestamente che potesse. Lo stesso ordine mandava a Rey, che se ne stava alle stanze di Desenzano e di Lonato. Egli poi, la notte medesima del tredici, s'incamminava frettolosamente a Rivoli per ivi sostenere la fortuna vacillante. Confidava Alvinzi, che il generale repubblicano, trovandosi alle prese a Verona, e sul basso Adige, non sarebbe accorso sull'alto con tutte le sue forze. Però si persuadeva di aver solo a fronte la schiera di Joubert. Per la qual cosa aveva ordinato talmente i suoi, che una parte urtasse contro il forte passo di San Marco occupato dalla vanguardia di Joubert, e che è la chiave di chi scende dal Tirolo verso Verona; l'altra condotta da Liptay girasse sui monti per Campione per andar a ferire alla schiena il rimanente corpo di Joubert, che alloggiava in Rivoli. Un'altra colonna grossa di quattromila soldati, e governata dal generale Lusignano, girando più alla larga, doveva riuscire più alle spalle dei Francesi, per la valle del Tasso. Arrivava intanto Quosnadowich, e romoreggiava sulla sinistra dell'Adige. Aveva infatti Alvinzi con un urto gagliardo acquistato il passo di San Marco. Ma non era ancora spuntato il giorno del quattordici, che Buonaparte già ingrossato dalle genti più leggieri di Massena, aveva dato dentro a San Marco, e dopo un grave conflitto, se n'era impossessato. Si accorgeva allora Alvinzi, che i suoi pensieri erano stati penetrati, e che in vece di avere a combattere col solo Joubert, gli era forza di sostenere l'impeto della maggior parte dell'esercito repubblicano. Ciò cambiava le sue sorti, perchè quello, che era conveniente combattendo molti contro pochi, non era parimente combattendo molti contro molti, anzi contro più. Tuttavia non diminuendo per questa difficoltà della speranza di vincere, ed essendo già presente il nemico, non aveva più comodità di cambiare l'ordine incominciato della battaglia, e dovette far fronte con mosse non acconce ad un caso inaspettato. Nè sicuro consiglio sarebbe stato il ritirarsi, perchè avrebbe portato con se la perdita di tutta l'impresa, oltrechè in cospetto di un nemico tanto attivo, la ritirata sarebbe stata accompagnata da gravissimi pericoli. Vi era adunque pel generale Austriaco necessità di combattere, e d'incontrar la fortuna, qualunque ella si fosse.

Già si combatteva asprissimamente dalle due parti alle cinque della mattina, e siccome gli Austriaci per ordine del loro generale puntavano massimamente contro la sinistra dei Francesi, per secondare le colonne che giravano alle spalle, così quest'ala Francese, ed anche la mezza pativano grandemente, e già, crollandosi, si tiravano indietro disordinate: erano la ottuagesimaquinta, e la vigesimanona. Pareva la fortuna inclinare a favore dei Tedeschi. Mosso Buonaparte dall'estremo pericolo, comandava a Berthier, nel quale e pel valore e per l'esperienza molto confidava, sostenesse con la quartadecima l'inimico in mezzo. Egli poi accorreva alla sinistra, che tuttavia sempre più piegava, e pericolava. Sosteneva la quartadecima un urto ferocissimo. Questo sforzo, e la terribile trigesimaseconda, che arrivava, ristoravano in questo luogo la battaglia, che inclinava. Ma non procedevano con simile prosperità le cose dei Francesi sulla sinistra, che continuava a cedere del campo: era sempre il rischio estremo, quando ecco arrivare a gran tempesta Massena, ed entrare nella battaglia sulla sinistra. Quivi risvegliatasi in lui la solita caldezza, e combattendo con grandissimo valore, fe' strage orribile del nemico, e ricuperò alcuni dei siti perduti sulle eminenze. Mentre Massena rintegrava la fortuna, e guadagnava del campo a sinistra, il mezzo e la destra dei repubblicani acremente incalzati si ritiravano, e già gli Austriaci erano in punto d'impadronirsi dell'eminenza di Rivoli, che era a chi l'avesse in poter suo, la vittoria della giornata. In questo momento compariva sulle alture a man manca Liptay, e mettendosi alla scesa già era vicino a ferire di fianco l'ala sinistra dei repubblicani. Quest'era il momento determinativo della fortuna; perchè, se gli Austriaci, in vece che erano spartiti in parecchi corpi, tanto sulla destra, quanto sulla sinistra dell'Adige, fossero stati ammassati in un solo e grosso per far forza contro Rivoli, cosa è più che probabile, che avrebbero acquistato la vittoria. Ma trovandosi le schiere divise, perchè Alvinzi, credendo di aver a far solo con Joubert, le aveva ordinate piuttosto per circondare, che per combattere, non poterono urtar tutte al medesimo tempo e di concerto, e lasciarono intervalli fra di loro, pei quali poteva il nemico penetrare, ed assaltarle di fianco. Tuttavia, spignendosi avanti con mirabile coraggio, avevano recato in poter loro il fatale Rivoli; ma Buonaparte, veduto che poteva, per la separazione delle colonne nemiche, riunire i suoi in un grosso corpo senza pericolo, il fece, e ricuperava con breve battaglia Rivoli. Pinsero di nuovo avanti i Tedeschi, e dopo una mischia spaventevole, se lo pigliavano una seconda volta. Buonaparte, che vedeva stare ad un punto la fama e la fortuna sua, comandato a Berthier, che trattenesse con la cavallerìa i Tedeschi nel piano, che fra le alture a sinistra, e Rivoli a destra si apre, acciocchè non potessero aiutare i difensori di Rivoli, adunava in un solo sforzo tutti gli squadroni che potè raccorre in quel momento, ed uniti e grossi gli conduceva contro Alvinzi, occupatore per la seconda volta del contrastato passo. Là erano le sorti d'Italia, e di tutta la guerra, là di Mantova si diffiniva. Nè nissuno creda, che dappoichè gli uomini fan guerra, e neanco nelle battaglie più famose dell'antichità, e dei tempi moderni si sia combattuto o più ostinatamente, o più coraggiosamente, come in questo fatto si combattè. Ebbero l'uno assalto e l'altro felice fine pei buonapartiani, perchè e Berthier frenava il nemico nel piano, e Joubert, che in questa giornata lasciò dubbio, se fosse più valoroso soldato, o più esperto capitano, cacciato a forza il nemico da Rivoli, se ne impossessava.

Intanto già si era per modo accostato Liptay che incominciava a percuotere l'ala sinistra dei Francesi, non ancor del tutto rimessa in ordine dal precedente scompiglio. Correva pericolo, che quello, che la mezzana e la destra avevano guadagnato, la sinistra perdesse. Se a ciò si aggiunge, che Lusignano già si approssimava, e batteva il campo sulle alture, donde si cala il Tasso, si verrà a conoscere, a quale ripentaglio fossero ridotte, malgrado del riacquistato Rivoli, le Francesi sorti. Ma le ristorava, secondo il solito, quel Massena, il quale, spintosi tra la squadra di Liptay, e l'estremità della mezzana, tanto batteva l'una e l'altra, che le sforzava, non senza grave disordine, al ritirarsi: si ricoverava Liptay a Caprino. Massena poi, prevedendo l'arrivo di Lusignano, andava a porre alcune sue genti su certi colli, pei quali si poteva riuscire dietro a Rivoli. A questo modo la fortuna, che sul principio, e per parecchie ore aveva inclinato a favor degl'imperiali, voltato il viso, guardava propizia i repubblicani; il quale accidente all'opera principalmente di Buonaparte e di Joubert a dritta, di Berthier in mezzo, e di Massena a stanca si debbe attribuire. Rimaneva Lusignano, che poteva ancor disordinare la vittoria, s'ella non avesse avuto, con la rotta di lui, la sua perfezione. Infatti compariva, già erano le nove della mattina, con terribile mostra, dopo di aver varcato i monti di Sperano, di Montegazo e del Lavaletto, nella terra di Pesena, e già s'incamminava più sotto, costeggiando il Tasso, verso Affi. Debole presidio era contro questa colonna la diciottesima, alloggiata a Rocca di Garda. Infatti, dopo un grosso affronto a Calcina, aveva Lusignano continuato il suo viaggio, e già pervenuto sul monte Fiffaro a fianco ed alle spalle di Rivoli, rendeva dubbia la vittoria.

Mentre così in una battaglia già tante volte vinta e perduta stavano ancora sospese le sorti, arrivava Rey, che, come abbiam narrato, per ordine di Buonaparte veniva da Desenzano e Lonato, in luogo donde già poteva essere di sussidio a' suoi. Erasi egli, velocemente marciando, condotto sulle alture di Cavaglione custodite da alcune bande di Croati, e fatto dar dentro dai generali Partoneaux e Boyer, facilmente le superava; perchè i Croati, gente nuova e collettizia, nè usa alle battaglie ferme, fatta debole resistenza, si diedero facilmente alla fuga. Superatisi da Rey i monti di Cavaglione, e traversata la valle che gli parte dall'eminenze di Rivoli, aveva trovato modo di aprirsi la strada fino a Massena. Si avventavano allora tutti ad un tempo contro Lusignano, Massena da una parte, Monnier dall'altra, Rey alle spalle, per forma che attorniato da tutte bande, non aveva più altro rimedio, che quello di arrendersi, o di far pruova di aprirsi il varco con le bajonette. Si appigliava volentieri, come uomo di molta prodezza, a quest'ultimo partito. Ma soperchiato dal numero soprabbondante dei nemici, nè avendo con se difesa di artiglierìa, o di cavallerìa, di cui gli assalitori abbondavano, fu costretto a cedere, deponendo le armi, e dandosi con tutti i suoi prigioniero in poter dei repubblicani. Dava questo fatto piena vittoria a Buonaparte, perchè tutta la restante oste d'Alvinzi, sbigottitasi a sì infelice caso, rapidamente verso la parte più alta e più aspra del Tirolo si ritirava. Buonaparte, conseguita tanta vittoria, ed avute le novelle dell'accostarsi di Provera a Mantova, conoscendo quanta variazione potrebbero ancor fare le cose, malgrado della vittoria di Rivoli, se Mantova si rinfrescasse, con celerità uguale a quella, con cui aveva camminato da Verona a Rivoli, correva da Rivoli a Mantova, conducendo con se Massena e la sua schiera, tanto sicuro fondamento alle vittorie.

Intanto Joubert, al quale partendo aveva dato il carico di perseguitar l'inimico, mandava sui monti a sinistra Murat coi soldati più veloci, con intendimento di girare alle spalle di Corona, dove pareva che gli Austriaci volessero rannodarsi. Riusciva la fazione, come era stata ordinata dal Francese; perchè rotta da Murat per via una banda di nemici, un terror tale entrava subitamente negli Alemanni, che pensarono meglio a salvar le persone che l'onore. Fu generale la sconfitta, e se si eccettuano dieci battaglioni, ed otto squadroni, che il giorno innanzi aveva Alvinzi spedito a Bassano per assicurare quel passo, nissun reggimento si ritirava, che intiero od ordinato fosse. Vollero fermarsi a fare un poco di fronte a Torbole ed a Mori, dove Laudon e Wukassowich avevano fatto a questo fine alcune trincee; ma la trepidazione dei soldati, una improvvisa comparsa alle spalle di Vial, che per nevi e per dirupi aveva corso un cammino malagevolissimo, e finalmente un assalto inopinato e subito dato a Torbole da quel rischievole Murat, che aveva a questo intento attraversato il lago, sbigottirono gli Austriaci per modo che, tolta ogni difesa, fuggivano a precipizio. Nè fecero fine gli uni al perseguitare, gli altri al ritirarsi, finchè Wukassowich non giunse a Lavisio, dove nelle antiche trincee distribuiva le genti. Entrava Joubert trionfante in Trento con bella e lieta mostra guerriera. Così coloro, che già abbracciavano colla mente la possessione di Mantova, non poterono nemmeno conservare la metropoli del Tirolo, antico e fedele seggio della potenza Austriaca.

Spente le speranze dell'Austria nei campi di Rivoli, si ravvivavano alcun poco, ma per breve tempo, nelle regioni vicine a Mantova. Erasi Provera accostato all'Adige coll'intento di varcarlo per accorrere prestamente al sussidio di Mantova. Simulava per ingannare Augereau, che stava schierato sull'altra riva, ora di assaltar Ronco, ora Porto-Legnago, perchè il suo pensiero era di passare ad Anghiari, passo più comodo per certi rilevati, che vi sono sulla sinistra sponda, molto atti a dar facilità di nascondere i soldati, e le artiglierie. Venendo poscia più alle strette, aveva mandato le piatte abili a far i ponti estemporanei sui fiumi, a Nichesola, e pareva, che vi si affaticasse per passare. Ma finalmente, gittatosi improvvisamente ad Anghiari, e fatto star indietro con le artiglierìe i Francesi, che dall'opposta riva lo oppugnavano, vi piantava il ponte e varcava, come abbiam detto, il giorno tredici di gennajo. I volontari Viennesi venuti sulla destra sponda, cacciavano i repubblicani da Anghiari. Non così tosto ebbe Provera effettuato il passo, che, chiamate a se le bande spartite mandate a Bonavigo, a Ronco, ed a Legnago, marciava velocemente alla volta di Mantova; perciocchè nella celerità era riposta la vittoria. Passava per Cerea, Sanguinetto, e Nogara: alloggiava in quest'ultima terra la notte dei quattordici. Il quindici, continuando a viaggiare molto per tempo, e prestamente, passato Castellara, compariva in cospetto di San Giorgio, sobborgo di Mantova. Il seguitavano più che di passo Guyeux, ed Augereau, e sebbene non potessero giungere il corpo principale, davano nondimeno addosso al retroguardo, e tutto lo ridussero, armi, soldati, e munizioni, in potestà loro. Tuttavia era ancor Provera grosso di più di cinque mila soldati. Ma Buonaparte, con celerità, unica quasi nelle storie, marciando, arrivava contra di lui la notte dei quindici, e da ogni parte il circondava. Splendeva il giorno sedici: Wurmser e Provera assaltavano la Favorita, e Sant'Antonio. Fu tanto impetuoso r assalto del maresciallo, che Dumas, posto alla guardia di Sant'Antonio, fu costretto a piegare, lasciando le trincee in mano dei Tedeschi. Mandava Buonaparte un rinforzo di genti fresche a Dumas, con le quali potè raffrenare l'impeto del nemico, ma non tanto che Wurmser non arrivasse sino in cospetto della Favorita: già anzi si accingeva ad assaltar alle terga i repubblicani, che guardavano quelle fortificazioni. Ma non era passato con la medesima felicità l'assalto dato alla fronte della Favorita da Provera, perchè ributtato aspramente da Serrurier, che stava dentro, non potè far frutto. Wurmser combattuto validamente da Victor venuto con le genti da Rivoli, temendo di esser tagliato fuori da Miollis, che poteva uscire da San Giorgio, ed assalito a mano manca da Massena, si riduceva prontamente in Mantova.

I Francesi liberati dagli assalti di Wurmser, stringevano viemaggiormente Provera. Percuotevanlo a fronte Serrurier, a stanca Victor, a destra Miollis, e già tempestando alle spalle Augereau, che arrivava da Castellara, gli faceva segno, che l'arrendersi era più sicuro che il combattere. Pure perseverava, volendo, se la malvagità della fortuna lo sforzava a depor le armi, averle almeno usate da guerriero franco e valoroso. Finalmente veduto che Victor già gli aveva tolto i cannoni, e che il reggimento molto bravo dei cavalleggieri di Erdodi, costretto dalla forza sopravvanzante, si era dato in potestà del vincitore, chiedeva i patti, e gli otteneva. Fecero conspicua la vittoria meglio di cinquemila prigionieri, dei quali non poca parte erano i volontari di Vienna. Furono i gregari condotti in Francia; ebbero gli ufficiali abilità di tornarsene sotto fede di non militare contro Francia. Conquistarono in questo fatto i repubblicani, oltre i prigionieri, venti cannoni, e di carriaggi, munizioni e bagaglio una quantità notabile. Grave ed importante vittoria, perchè Mantova restava senza rimedio: tutta l'Italia in balia dei repubblicani; di una parte erano padroni per la presenza, dell'altra pel terrore.

Combatterono gli Austriaci in tutte le fazioni, che abbiamo raccontate, con molto valore; nè si può negare, che i disegni dei capitani loro fossero bene ordinati: ma mancarono dell'effetto; primieramente perchè per le rivelazioni fatte da chi ne sapeva quanto Alvinzi, essendo Buonaparte conscio delle intenzioni del nemico, gli fu fatto facile il disegno della battaglia, secondamente per la incredibile celerità sua, e de' suoi soldati, che corsero da Verona a Rivole, poi da Rivole a Mantova, e nell'uno e nell'altro luogo in punto fatale arrivarono. Che se avessero indugiato poche ore solamente a sopraggiungere a Rivole, era per loro perduto quel che guadagnarono e se poche ore altresì avessero soprastato a raggiungere il campo di Mantova, sarebbe Provera entrato dentro la fortezza. Fu accagionato Provera dello aver troppo presto varcato l'Adige, la quale accusa non apparirà senza fondamento, se si avvertirà alla non effettuata congiunzione coi pontifici, ma non parimente, se si farà considerazione delle altre mosse degl'imperiali sulle rive dell'Adige superiore. Del resto il suo mandato era di romoreggiare, e di assaltare sulla sinistra sponda, e di far le viste al passare sulla destra dopo i sei del mese, ma non di passare effettualmente, se non quando avesse udito fauste novelle della mossa d'armi fatta da Alvinzi.

Perdettero gl'imperiali in tutte le descritte battaglie, inclusa quella di Provera, tra morti, feriti, e prigionieri circa ventimila soldati con sessanta bocche da fuoco, e ventiquattro bandiere. Tutti i volontari Viennesi furono o morti, o presi: le bandiere loro ricamate per mano dell'imperatrice d'Austria, ornavano il trionfo di Buonaparte. Traversarono la superiore Italia in sembianza di gente cattiva per alla volta di Francia. Non fu loro fatto scherno, nemmeno dai più scapestrati. Ammirarono anzi tutti in loro il valore, ammirarono la carità verso la patria.

Scriveva Buonaparte, essere mancati de' suoi tra morti e feriti solamente due mila; il che è lontano dalla verità, perchè furono assai più; e se si noveravano i prigionieri, che però montarono a poca gente, fu perdita di più di seimila soldati.