Part 56
[23] Intorno a questo subbietto, gli autori in modo straordinario discordano; e dopo dʼavere lungamente esaminata la faccenda, debbo confessare che i pareri si equilibrano. Nella _Vita di Giacomo_ (1702) è detto, che la proposta venisse dalla Corte. Il che è confermato da un luogo notevole nelle _Carte degli Stuardi_, il quale fu corretto dallo stesso pretendente (Clarke, _Vita di Giacomo II_, vol. II; 55). Dallʼaltro canto, Reresby che era presente alla discussione, e Barillon che avrebbe dovuto sapere il vero, fanno credere che la proposta venisse dalla opposizione. I manoscritti Harleiano e Lansdowniano differiscono nella sola parola da cui dipende la questione. Sventuratamente, Bramston quel dì non era nella Camera. (Giacomo Van Leeuwen rammenta la proposta e lo squittinio di divisione, ma non aggiunge una parola che possa spargere la più piccola luce sulle condizioni deʼ partiti.) Mi è forza confessare la mia impossibilità a dedurre con sicurezza alcuna conseguenza daʼ nomi deʼ questori Sir Giuseppe Williamson e Sir Francesco Russell per la maggioranza, Lord Ancram e Sir Enrico Goodricke per la minoranza. Mi parrebbe probabile che Lord Ancram si fosse posto dalla parte della Corte, e Sir Enrico Goodricke da quella della opposizione.
[24] _Giornali deʼ Comuni_, 16 novembre 1685; Ms. Harl 7187; Ms. Lans. 235.
[25] _Giornali deʼ Comuni_, 17, 18 novembre 1685
[26] _Giornali deʼ Comuni_, 18 novembre 1685; Ms. Harl. 7187; Ms. Lans. 253; Burnet, I, 667.
[27] Lonsdale, _Memorie_. Burnet dice (I, 667) che nella Camera deʼ Comuni seguì unʼacre discussione rispetto alle elezioni dopo lʼimprigionamento di Coke. Ciò, quindi, dovette accadere il dì 19 di novembre; perocchè Coke fu condotto alla Torre il dì 18, e il dì 20 il Parlamento fu prorogato. La narrazione di Burnet è confermata dai _Giornali deʼ Comuni_, da cui si raccoglie che il dì 19 si discuteva di varie elezioni.
[28] Burnet, I, 560; _Orazione funebre del duca di Devonshire_, detta da Kennet, 1708; _Viaggi di Cosimo III in Inghilterra_.
[29] Bramston, _Memorie_. Burnet erra in quanto al tempo in cui fu fatta questa osservazione, e in quanto alla persona che la fece. Nella Lettera di Halifax ad un Dissenziente, trovasi una notevole allusione a questa discussione.
[30] Wood, _Athenæ Oxonienses_; Gooch, _Orazione funebre del Vescovo Compton_.
[31] Teonge, _Diario_.
[32] Barillon ci ha lasciata la migliore relazione di questo dibattimento. Ne estrarrò ciò chʼei dice intorno al discorso di Mordaunt. «_Milord Mordaunt, quoique jeune, parla avec eloquence et force. Il dit que la question nʼétoit pas reduite, comme la Chambre des Communes le prétendoit, à guerir des jalousies et défiances, qui avoient lieu dans les choses incertaines; mais que ce qui se passoit ne lʼétoit pas; quʼil y avoit une armée sur pied qui subsistoit, et qui étoit remplie dʼofficiers catholiques; qui ne pouvoit être conservée que pour le renversement des loix; et que la subsistance de lʼarmée, quand il nʼy a aucune guerre ni au dedans ni au dehors, étoit lʼètablissement du gouvernement arbitraire, pour le quel les Anglois ont une adversion si bien fondée._»
[33] Gli riusciva facilissimo il piangere. «Non poteva» dice lʼautore del _Panegirico_ «frenare le lacrime quando altri gli faceva fronte arditamente.—Parlasi delle sue bravazzate e del suo orgoglioso coraggio; ma vi può essere cosa alcuna di più umile in un uomo del suo alto grado, che piangere e singhiozzare?» Nella risposta al _Panegirico_ si dice «che il non aver saputo frenare le lacrime gli toglieva di poter fare la parte dʼipocrita.»
[34] _Giornali deʼ Lordi_, 19 novembre 1685; Barillon, 23 novembre–3 dicembre; Dispaccio Olandese, 20–30 novembre; Luttrell, _Diario_, 19 Novembre; Burnet, I, 665. Il discorso di chiusura fatto da Halifax è rammentato dal Nunzio nel suo dispaccio del 16–26 novembre. Adda, circa un mese dopo, fa testimonianza del potente ingegno di Halifax:
«Da questo uomo, che ha gran credito nel Parlamento e grande eloquenza, non si possono attendere che fiere contraddizioni; e nel partito regio non vi è un uomo da contrapporsi.» 21–31 dicembre.
[35] _Giornali deʼ Lordi e deʼ Comuni_, 20 novembre 1685.
[36] _Giornali deʼ Lordi_, 11, 17, 18 novembre 1685.
[37] Burnet, I, 616.
[38] Bramston, _Memorie_; Luttrell, _Diario_.
[39] Il processo trovasi nella Collezione deʼ Processi di Stato; Bramston, _Memorie_; Burnet, I, 647; _Giornali deʼ Lordi_, 20 dicembre 1689.
[40] _Giornali deʼ Lordi_, 9, 10, 16 Novembre 1685.
[41] _Discorso intorno alla corruzione deʼ Giudici_, nelle Opere di Lord Delamere, 1694.
[42] “Fu una funzione piena di gravità, di ordine e di gran speciosità.” Adda, 15–25 gennaio, 1686.
[43] Il processo trovasi nella _Collezione deʼ Processi di Stato_. Leeuwen 15–25. 19–29 gennaio 1686.
[44] Lady Russell al Dottore Fitzwilliam, 15 gennaio 1686.
[45] Luigi a Barillon, 10–20 febbraio 1685.
[46] Evelyn, _Diario_, 2 ottobre, 1685.
[47] Clarke, _Vita di Giacomo II_, vol. II, 9; _Mem. Orig._
[48] Leeuwen, 1–11 e 12–22 gennaio 1686. La lettera di questa giovinetta, quantunque fosse lunghissima ed assurda, fu reputata degna dʼessere mandata agli Stati Generali, come espressione deʼ tempi.
[49] Vedi il suo processo nella _Collezione deʼ Processi di Stato_, e il suo curioso Manifesto, stampato nel 1681.
[50] _Mémoires de Grammont_; Pepys, _Diario_, 19 agosto 1662; Bonrepaux a Seignelay, 1–11 febbraio 1686.
[51] Bonrepaux a Seignelay, 1–11 febbraio 1686.
[52] _Mémoires de Grammont_; _Vita dʼEduardo, Conte di Clarendon</i_>; Carteggio dʼEnrico, Conte di Clarendon, passim_, e in ispecie la lettera in data del dì 29 dicembre 1685; Ms. di Sheridan, fra le Carte degli Stuardi; _Carteggio di Ellis_, 12 gennaio 1686.
[53] Vedi il suo ultimo carteggio, _passim_; St. Evremond, _passim_; le lettere di madama di Sévigné in principio del 1689. Vedi anche le istruzioni a Tallard dopo la pace dì Ryswick, negli Archivi francesi.
[54] St. Simon, _Memorie_, 1697, 1719; St. Evremond; La Fontaine; Bonrepaux a Seignelay, 28 gennaio–7 febbraio, 8–18 febbraio 1686.
[55] Adda, 16–26 novembre, 7–17, e 21–31 dicembre 1685. In questi dispacci Adda adduce alcune ragioni per venire ad un compromesso, abolendo le leggi penali, e lasciando lʼAtto di Prova. Egli chiama il conflitto fra il Governo e il Parlamento “una gran disgrazia.” Ripetutamente accenna che il Re, per mezzo dʼuna politica conforme alla Costituzione, avrebbe potuto ottenere molto a favore dei Cattolici Romani, e che gli sforzi chʼegli faceva a volerli illegalmente alleggiare, avrebbero probabilmente fatto nascere grandi calamità.
[56] Fra Paolo Sarpi, libro VIII; Pallavicino, libro XVIII, cap. 15.
[57] Tale era il costume della sua figlia Anna; e Marlborough diceva chʼella lo aveva imparato dal padre.—_Difesa della Duchessa di Marlborough_.
[58] Fino al tempo del processo deʼ Vescovi, Giacomo andava sempre dicendo ad Adda, che tutte le calamità di Carlo I seguirono «per la troppa indulgenza.» Dispaccio del 29 giugno–9 luglio 1688.
[59] Barillon 16–26 novembre 1685; Luigi a Barillon, 26 novembre–6 dicembre. In una scrittura del 1687, molto curiosa, quasi senza alcun dubbio di mano di Bonrepaux, e che ora trovasi negli archivi di Francia, Sunderland è dipinto con queste parole: “_La passion quʼil a pour le jeu, et les pertes considérables quʼil y a faites, incommodent fort ses affaires. Il nʼaime pas le vin; et il hait les femmes_.”
[60] Si ricava dal libro del Consiglio, chʼegli entrò nellʼufficio di presidente il dì 4 dicembre 1685.
[61] Bonrepaux non si lasciò così agevolmente ingannare come Giacomo. “_En son particulier, il_ (Sunderland) _nʼen professe aucune_ (religion), _et en parle fort librement. Ces sortes de discours seroient en exécration en France. Ici ils sont ordinaires parmi un certain nombre de gens du pays_.”—Bonrepaux a Seignelay, 25 maggio–4 giugno 1687.
[62] Clarke, _Vita di Giacomo II_, vol. II, 74, 77; _Mem. Orig_.; Ms. di Sheridan; Barillon, 19–29 marzo 1686.
[63] Beresby, _Memorie_; Luttrell, _Diario_, 2 febbraio 1685–86; Barillon 4–14 febbraio; Bonrepaux, 25 gennaio–4 febbraio.
[64] Dartmouth, annotazione a Burnet, I, 621. In una satira di quel tempo è notato che Godolphin “Batte il tempo colla testa politica, e approva tutto, satisfatto dellʼincarico di portare il manicotto e i guanti della Regina.”
[65] Pepys, 4 ottobre 1664.
[66] Pepys, 1 luglio 1663.
[67] Vedi i versi satirici che Dorset le scrisse contro.
[68] Le fonti principali pel racconto di questo intrigo, sono i dispacci di Barillon e di Bonrepaux, del principio dellʼanno 1686. Vedi Barillon, 25 gennaio, 4 febbraio; 28 gennaio–7 febbraio, 1–11, 8–18, 19–29 febbraio, e Bonrepaux sotto le stesse prime quattro date; Evelyn, Diario, 19 gennaio; Reresby, Memorie; Burnet, I, 682; Ms. Sheridan; Ms. Chaillot; Dispacci dʼAdda, 22 gennaio–1 febbraio, e 29 gennaio–8 febbraio 1686. Adda scrive da uomo pio, ma debole e ignorante. Sembra che non conoscesse nulla della vita anteriore di Giacomo.
[69] La meditazione ha la data 25 gennaio–4 febbraio. Bonrepaux, nel suo dispaccio del medesimo giorno, dice: “_Lʼintrigue avait été conduite par Milord Rochester et sa femme.... Leur projet étoit de faire gouverner le Roy dʼAngleterre par la nouvelle comtesse; ils sʼétoient assurés dʼelle_.” Mentre Bonrepaux riferiva queste cose al suo Governo, Rochester scriveva: “O mio Dio, insegnami a numerare i miei giorni, onde io possa dedicare il mio cuore alla saviezza. Insegnami a contare i giorni da me spesi nella vanità e nellʼozio, ed insegnami a contare quelli che io ho spesi nel peccato e nelle male opere. O Dio, insegnami anche a numerare i giorni della mia afflizione, e a renderti grazie per tutto ciò che è venuto dalle tue mani. Insegnami parimente a numerare i giorni di questa grandezza mondana di cui io ho tanta parte, e insegnami a considerarli come giorni di vanità e di tribolazione di spirito.”
[70] «_Je vis Milord Rochester, comme il sortoit du conseil, fort chagrin; et sur la fin du souper, il lui en échappe quelque chose_.» Bonrepaux, 18–28 febbraio 1686. Vedi anche Barillon, 1–14, 4–11 marzo.
[71] Barillon, 22 marzo–1 aprile, 12–22 aprile 1686.
[72] Gazzetta di Londra, 15 febbraio 1685–86; Luttrell, _Diario_, 8 febbraio; Leeuwen, 9–19 febbraio; Clarke, _Vita di Giacomo II_, vol. Il, 75; _Mem. Orig_.
[73] Leeuwen, 23 febbraio–5 marzo 1686.
[74] Barillon, 26 aprile–6 maggio, 3–13 maggio 1656; Citters 7–17 maggio; Evelyn, _Diario_, 5 maggio; Luttrell, Diario della stessa data; Libro del Consiglio Privato, 2 maggio.
[75] Lady Russel al dottore Fitzwilliams, 22 gennaio 1686; Barillon, 15–25 febbraio, 22 febbraio–4 marzo 1686. «_Ce prince témoigne_» dice Barillon «_une grande aversion pour eux, et auroit bien voulu se dispenser de la collecte, qui est ordonnée en leur faveur; mais il nʼa pas cru que cela fût possible_.»
[76] Barillon, 22 febbraio–4 marzo 1686.
[77] Relazione della Commissione, in data del 15 marzo 1688.
[78] «_Le roi dʼAngleterre connoît bien que les gens mal intentionnés pour lui sont les plus prompts et les plus disposés à donner considérablement... Sa Majesté Britannique connoît bien quʼil auroit été à propos de ne point ordonner de colecte, et que les gens mal intentionnés contre la religion catholique et contre lui, se servent de cette occasion pour témoigner leur zèle_.» Barillon. 19–29 aprile 1686.
[79] Barillon, 15–25 febbraio, 22 febbraio–4 marzo, 19–29 aprile 1686; Luigi a Barillon, 5–15 marzo.
[80] Barillon, 19–29 aprile; Lady Russell al dottore Fitzwilliams, 14 aprile. “Ne mandò via molti” ella dice “coʼ cuori contristati.”
[81] _Gazzetta di Londra_ del 13 maggio 1686.
[82] Raresby, _Memorie_; Eachard, III, 797; Kennet, III, 451.
[83] _Gazzetta di Londra_, 22 e 29 aprile 1686; Barillon, 19–29 aprile; Evelyn, _Diario, 2 giugno_; Luttrell, 8 giugno; Dodd, _Storia della Chiesa_.
[84] North, _Vita di Guildford_, 288.
[85] Raresby, _Memorie_.
[86] Vedi la relazione di questo caso nella _Collezione deʼ Processi di Stato_; Citters, 4–14 maggio, 22 giugno 2 luglio 1686; Evelyn, _Diario_, 27 giugno; Luttrell, _Diario_, 21 giugno. In quanto a Street, vedi il _Diario_ di Clarendon, 27 dicembre 1688.
[87] _Gazzetta di Londra_, 19 luglio 1686.
[88] Vedi le lettere patenti presso Gutch, _Collectanea curiosa_. La loro data è del 3 maggio 1686. Sclater, _Consensus Veterum_; Gee, _Veteres Vindicati_, che è una risposta al libro di Sclater; il dottore Antonio Horneck, _Relazione dellʼabjura di Sclater degli errori del papismo, il dì 5 maggio 1689_; Dodd, _Storia della Chiesa_, Parte VIII, libro II, articolo 3.
[89] Gutch, _Collectanea curiosa_; Dodd, VIII, II, 3; Wood, _Athenæ Oxonienses_; Ellis, _Carteggio_, 27 febbraio 1686; _Giornali deʼ Comuni_, 26 ottobre 1689.
[90] Gutch, _Collectanea curiosa_; Wood, _Athenæ Oxonienses_; _Dialogo tra uno della Chiesa Anglicana e un Dissenziente_, 1689.
[91] Adda, 9–19 luglio 1686.
[92] Adda, 30 luglio–9 agosto 1686.
[93] “_Ce prince mʼa dit que Dieu avoit permis que toutes les loix qui ont été faites pour établir la religion protestante, et détruire la religion catholique, servent présentement de fondement à ce quʼil veut faire pour lʼétablissement de la vraie religion, et le mettent en droit dʼexercer un pouvoir encore plus grand que celui quʼont les rois catholiques sur les affaires ecclésiastiques dans les autres pays._” Barillon, 12–22 luglio 1686.—Ad Adda, Sua Maestà, pochi giorni dopo, disse: “Che lʼautorità concessale dal Parlamento sopra lʼecclesiastico senza alcun limite, con fine contrario, fosse adesso per servire al vantaggio deʼ medesimi Cattolici.” 23 luglio–2 agosto.
[94] Tutta la questione è lucidamente e vittoriosamente discussa in un breve trattato di queʼ tempi, che ha per titolo: _La potestà del Re nelle materie ecclesiastiche, chiaramente esposta_. Vedi anche il conciso ma forte ragionamento dellʼArcivescovo Sancroft. Doyly, _Vita di Sancroft_, I, 229.
[95] Lettera di Giacomo a Clarendon, 18 febbraio 1685–86.
[96] La migliore narrazione di questi fatti trovasi nella _Vita di Sharp_, scritta da suo figlio. Citters, 29 giugno–9 luglio 1686.
[97] Barillon, 21 luglio–1 agosto 1686; Citters, 16–26 luglio; Libro del Consiglio Privato, 17 luglio; Ellis, _Carteggio_, 17 luglio; Evelyn, _Diario_, 14 luglio; Luttrell, _Diario_, 5–6 agosto.
[98] Il segno era una rosa ed una corona. Innanzi il segno erano le lettere iniziali del nome del sovrano, e dopo esso la lettera R. Attorno il suggello leggevasi questa epigrafe: _Sigillum commissariorum regiæ majestatis ad causas ecclesiasticas_.
[99] Appendice al _Diario_ di Clarendon; Citters, 8–18 ottobre; Barillon, 11–21 ottobre; Doyly, _Vita di Sancroft_.
[100] Burnet, I, 676.
[101] Burnet, I, 675, II, 629; Sprat, _Lettere a Dorset_.
[102] Burnet, I, 677; Barillon, 6–16 settembre 1686. Gli atti pubblici si trovano nella _Collezione deʼ Processi di Stato_.
[103] 27. Elisab, c. 2; 2. Giac, I, c. 4; 3. Giac. I, c. 5.
[104] Clarke, _Vita di Giacomo II_, vol. II, 79, 80; _Mem. Orig._
[105] De Augumentis, I, VI, 4.
[106] Citters, 14–24 maggio 1686.
[107] Citters, 18–28 maggio 1656; Adda, 19–29 maggio.
[108] Ellis, _Carteggio_, 27 aprile 1686; Barillon, 19–29 aprile; Citters, 20–30 aprile; Libro del Consiglio Privato, 27 marzo; Luttrel, _Diario_; Adda, 26 febbraio–8 marzo, 26 marzo–5 aprile, 2–12 aprile, 23 aprile–3 maggio.
[109] Burnet, _Viaggi_.
[110] Barillon, 27 maggio–6 giugno 1686.
[111] Citters, 25 maggio–4 giugno 1686.
[112] Ellis, _Carteggio_, 25 giugno 1686; Citters, 2–12 luglio; Luttrell, _Diario_, 19 luglio.
[113] Vedi le poesie di queʼ tempi intitolate: _Hounslow Heath_, e _Lo Spettro di Cesare_; Evelyn, _Diario_, 2 giugno 1686. Una ballata, nella Biblioteca di Pepys, contiene il tratto seguente:
«Io amava il luogo oltre ogni credere: non vidi mai un campo così bello: nessuna donna che non fosse convenevolmente vestita, poteva gustare un bicchiere di vino.»
[114] Luttrell, Diario, 18 giugno 1686.
[115] Vedi le _Memorie_ di Johnson premesse alla edizione _in folio_ della sua vita, il suo Giuliano, e le risposte ai suoi avversari. Vedi anche il _Gioviano_ dʼHickes.
[116] _Vita di Johnson_, premessa alle sue opere; _Storia segreta della felice Rivoluzione_ di Ugo Speke; _Processi di Stato_; Citters, 23 novembre–3 dicembre 1686. Il miglior racconto del processo di Johnson è quello di Citters. Ho veduto un foglio volante che lo conferma.
[117] Vedi la prefazione ai _Sermoni postumi_ dʼEnrico Wharton.
[118] Lo affermo per esperienza. Ve nʼè unʼinsigne raccolta nel Museo Britannico. Birch dice, nella _Vita di Tillotson_, che lo Arcivescovo Wake non potè formare un esatto catalogo di tutti gli scritti pubblicati intorno a questa controversia.
[119] Il cardinale Howard parlò fortemente a Burnet in Roma intorno a ciò. Burnet, I, 662. Vi è anche un curioso tratto, che si riferisce a tale subietto, in un dispaccio di Barillon: ma ho smarrita la citazione.
Uno deʼ Cattolici Romani disputanti in questa controversia, cioè il gesuita Andrea Patton, che Oliver, nella Biografia della Società di Gesù, giudica uomo dʼinsigne abilità, confessa francamente i propri difetti. «A. P. avendo dimorato per lo spazio di anni diciotto fuori della terra natia, non pretende ancora di sapere parlare e scrivere perfettamente la lingua inglese.» La sua ortografia veramente fa pietà. In una lettera scrive _wright_ invece di _write_, _woed_ invece di _would_. Sfidò Tenison a disputare in latino, perchè potessero combattere con armi uguali. In una satira di quel tempo, intitolata il _Consiglio_, si leggono le seguenti parole: «Manda Pulton ad essere sferzato alla scuola di Bushy, acciocchè, stampando, non più si mostri sciocco.» Un altro Cattolico Romano, chiamato Guglielmo Clench, scrisse un trattato intorno alla Supremazia del Papa, e vi appose una dedica italiana alla Regina. Ad esempio del suo stile serva il seguente saggio: «O del sagro marito fortunata consorte! O dolce alleviamento dʼaffari alti! O grato ristoro di pensieri noiosi, nel cui petto latteo, lucente specchio dʼillibata matronal pudicizia, nel cui seno odorato, come in porto dʼamor si ritira il Giacomo! O beata regia coppia! O felice inserto tra lʼinvincibil leone e le candide aquile!»
Lo stile inglese di Clench è dello stesso conio del suo toscano. A modo dʼesempio: «Pietro significa una rocca inespugnabile, che può evacuare tutte le congiure del divano dellʼinferno, e naufragare tutti i luridi disegni deglʼinveleniti eretici.»
Un altro trattato cattolico romano, che ha per titolo _La Chiesa dʼInghilterra fedelmente descritta_, incomincia dicendo: “Il fuoco fatuo della Riforma, che è diventato una cometa per molti atti di spoliazioni e di rapine, è stato introdotto in Inghilterra, purificato delle lordure che aveva contratte fra i laghi delle Alpi.”
[120] Barillon, 19–29 luglio 1686.
[121] Att. Parlam., 24 agosto 1560; 15 dicembre 1567.
[122] Att. Parlam., 8 maggio 1685.
[123] Att. Parlam., 31 agosto 1681.
[124] Burnet, I, 584.
[125] Burnet, I, 652, 653.
[126] Ibid., I, 678.
[127] Ibid., I, 653.
[128] Fountainhall, 28 gennaio 1685–86.
[129] Fountainhall, 11 gennaio 1685–86.
[130] Fountainhall, 31 gennaio e 1 febbraio 1685–86; Burnet, I, 678; Processi di David Mowbray ed Alessandro Keith, nella _Collezione deʼ Processi di Stato_: Bonrepaux, 11–21 febbraio.
[131] Luigi a Barillon, 18–28 febbraio 1686.
[132] Fountainhall, 16 febbraio; Woodrow, libro III, cap. X, sez. 4. “Vogliamo” scriveva graziosamente Sua Maestà “che non risparmiate nessun mezzo legale di prova, infliggendo anche la tortura ec.”
[133] Bonrepaux, 18–28 febbraio 1686.
[134] Fountainhall, 11 marzo 1686; Adda, 1–11 marzo.
[135] Questa lettera ha la data del 4 marzo 1686.
[136] Barillon, 19–29 aprile 1686; Burnet, I, 370.
[137] Queste parole si trovano in una lettera di Johnstone di Waristoun.
[138] Alcune parole di Barillon meritano dʼessere qui riferite. Basterebbero esse sole a sciogliere una questione che lʼignoranza e lo spirito di parte hanno grandemente resa dubbiosa. «_Cette liberté accordée aux Non–Conformistes a fait une grande difficulté, et a été débattue pendant plusieurs jours. Le Roy dʼAngleterre avoit fort envie que les Catholiques eussent seuls la liberté de lʼexercice de leur religion_.» 19–29 aprile 1686.
[139] Barillon, 19–29 aprile 1686; Citters, 13–23, 20–30 aprile, 9–19 maggio.
[140] Fountainhall, 6 maggio 1686.
[141] Ibid., 15 giugno 1656.
[142] Citters, 11–21 maggio 1686. Citters scrisse agli Stati, che lo sapeva da buona fonte. Ricopio una parte della sua narrazione. E un piacevole saggio dello impasticciato dialetto che usavano a queʼ tempi i Diplomatici Olandesi.
«_Des Konigs missive, boven en behalven den Hoog Commissaris aensprake, aen et parlement afgesonden, gelyck dat altoos gebruyckebyck is, waerby Syne Majestayt nu in genere versocht hieft de mitigatie der rigoureuse ofte sanglante wetten van het Ryck jegens het Pausdom, in het Generale Comitée des Articles (500 men het daer naemt) na ordre gestelt en gelesen synde inʼt voteren, der Hertog van Hamilton onder anderen Klaer nyt seyde dat hy daertoe nient sonde verstaen, dat hy anders genegen was den konig in allen voorval getroou te dienen volgens het dictamen syner conscientie: ʼt gene reden gof aen de Lord Cancellier de Grave Perts te seggen dat hei woort conscientie niets en beduyde, en alleen een, individuum vagum was, waerop dev Cavalier Locquard dan verder gingh; wit man niet verstaen de betyckenis van het woordt conscientie, soo sal ik in fortioribus seggen dat wy meynen volgens de fondamentale wetten van het ryck_.»
Nel Villano sfrenato vi è un tratto curioso, al quale, senza il riferito dispaccio di Citters, non avrei prestata fede. «Non possono sentire a nominare la coscienza. Uno che, rispetto a ciò, conosceva bene gli umori del Consiglio, disse ad un gentiluomo che vi andava: Vi scongiuro, in qualunque cosa facciate, a non parlar mai di coscienza innanzi ai Lordi, perocchè non possono patire nè anche di udirne il nome.»
[143] Fountainhall, 17 maggio 1686.
[144] Woodrow, III, X, 3.
[145] Citters, 28 maggio–7 giugno, 1–11 giugno, 4–11 giugno 1686; Fountainhall, 15 giugno; Luttrell, _Diario_, 2–16 giugno.
[146] Fountainhall, 21 giugno 1686.
[147] Ibid., 16 settembre 1686.
[148] Fountainhall, 16 settembre; Woodrow, III, X, 3.
[149] Le provvisioni dellʼAtto Irlandese di Supremazia, 2 Elis., cap. 1, sono sostanzialmente le stesse dellʼAtto Inglese di Supremazia, 1 Elis., cap. 1; ma lʼAtto Inglese tosto fu trovato difettivo: al che fu provveduto con altro alto più vigoroso, 5 Elis., cap. 1. In Irlanda non si fece mai un somigliante atto supplementare. Lʼarcivescovo King, _Stato dellʼIrlanda_, cap. II, sez. 9, riferisce che la costruzione usata in quel testo fu messa nellʼAtto Irlandese di Supremazia. Egli chiama siffatta costruzione gesuitica; ma a me non sembra tale.
[150] _Anatomia politica dellʼIrlanda_.
[151] _Anatomia politica dellʼIrlanda_, 1672; Hudibras Irlandese, 1689; Giovanni Dunton, _Relazione dellʼIrlanda_, 1699.
[152] Clarendon a Rochester, 4 maggio 1686.
[153] Lettera del vescovo Malony al vescovo Tyrrel, 8 marzo 1689.
[154] Statuto 10 e 11 di Carlo II, cap. 16; King, _Condizioni deʼ Protestanti dʼIrlanda_, cap. II, sez. 8.
[155] King, cap. II, sez. 8. Il _King Corny_ di Miss Edgeworth appartiene ad una più tarda e più incivilita generazione; ma chi abbia studiato quella mirabile pittura, può farsi unʼidea di ciò che il bisavo di _King Corny_ doveva essere.
[156] King, cap. III, sez. 2.
[157] MS. Sheridan; Prefazione al volume 1 della _Hibernia Anglicana_, 1690. _Consulte secrete del Partito papista in Irlanda_. 1689.
[158] «Eravi libertà di coscienza per connivenza, quantunque non vi fosse per legge.» King, cap. III, sez. 1.