Storia d'Inghilterra, vol 2

Part 40

Chapter 403,667 wordsPublic domain

Tutti gli astanti ne parvero soddisfatti. Le prove testimoniali vennero tosto pubblicate, e tutti gli uomini savi o imparziali le stimarono decisive.[491] Ma i savi sono sempre pochi; e quasi nessuno allora era imparziale. Tutta la nazione era persuasa che ogni papista sincero si credeva tenuto a spergiurare, qualora lo spergiuro giovasse alla propria Chiesa. Coloro che, nati protestanti, per cupidigia di guadagno avevano simulato di convertirsi al papismo, erano meno degni di fede anche deʼ sinceri papisti. Il detto di tutti coloro che appartenevano a queste due classi era quindi considerato come nullo. In tal guisa si trovò grandemente scemato il peso delle testimonianze nelle quali Giacomo confidava: le altre venivano malignamente esaminate. Trovavasi sempre qualche obiezione contro i pochi testimoni protestanti che avevano detto alcuna cosa dʼimportante. Questi era notissimo come avido adulatore. Quellʼaltro non aveva per anche apostatato, ma era stretto parente dʼun apostata. La gente chiedeva, come aveva chiesto in principio, perchè, se non vʼera nulla di male, il Re, sapendo che molti dubitavano della gravidanza della sua moglie, non aveva provveduto sì che il parto fosse provato in modo più soddisfacente. Non vʼera nulla da sospettare neʼ falsi calcoli, nello improvviso cangiare dʼabitazione, nellʼassenza della Principessa Anna e dello Arcivescovo di Canterbury? Perchè non era egli presente nessun prelato della Chiesa Anglicana? Perchè non fu chiamato lo Ambasciatore Olandese? Perchè, sopra tutto, agli Hyde, servi leali della Corona, figli fedeli della Chiesa, e naturali tutori degli interessi delle loro nepoti, non fu egli concesso di trovarsi fra la folla deʼ papisti che riempivano le sale e giungevano fino al regio talamo? Perchè, insomma, nella lunga lista degli astanti non era un solo nome meritevole della fiducia e del rispetto del pubblico? La vera risposta a coteste domande era che il Re, uomo di debole intendimento e dʼindole dispotica, aveva volentieri côlto quel destro a manifestare il suo disprezzo per la opinione deʼ suoi sudditi. Ma la moltitudine, non contenta di questa spiegazione, attribuiva a una profondamente meditata scelleraggine ciò che era effetto di demenza e caparbietà. Nè così pensava la sola moltitudine. La Principessa Anna mentre stava ad abbigliarsi, il dì dopo la sopra riferita adunanza, parlò del fatto con tali parole di scherno che le sue cameriste ardirono celiarne anche esse. Alcuni deʼ Lordi che avevano ascoltato lo esame deʼ testimoni, e ne parevano sodisfatti, non ne erano punto convinti. Lloyd Vescovo di Santo Asaph, uomo universalmente riverito per la pietà e dottrina sue, seguitò finchè visse a credere alla esistenza dʼun inganno.

XL. Non erano trascorse molte ore da che le prove testimoniali prese nel Consiglio stavano nelle mani del pubblico, quando corse attorno la voce che Sunderland era stato destituito di tutti i suoi uffici. Eʼ sembra che la nuova della sua disgrazia giungesse di sorpresa ai politici dei Caffè; ma coloro che notavano attentamente ciò che accadeva in Palazzo, non ne rimasero punto maravigliati. Non era legalmente o palpabilmente provato chʼegli fosse reo di tradimento: ma coloro che lo sorvegliavano da presso, forte sospettavano che per un mezzo o per un altro egli fosse in comunicazione coglʼinimici del Governo nel quale occupava un posto così alto. Con imperterrita fronte imprecò sul proprio capo tutti i mali in questo e nellʼaltro mondo ove fosse traditore. Protestò dicendo il suo solo delitto essere quello dʼavere servito troppo bene la Corona. Non aveva egli dato pegni alla causa del Re? Non aveva egli rotto ogni ponte, che nel caso dʼun disastro potesse servirgli di ritirata? Non aveva fatto il possibile per sostenere la potestà di dispensare; non aveva seduto nellʼAlta Commissione, e firmato lʼordine dʼimprigionare i Vescovi; non era comparso come testimonio contro loro, a risico della vita, fra i fischi e le maledizioni delle migliaia di spettatori che riempivano Westminster Hall? Non aveva egli data la estrema prova di fedeltà abiurando la propria fede ed entrando nel grembo della Chiesa detestata dalla nazione? Che poteva egli mai sperare da un mutamento politico? E che non aveva egli mai da temere? Questi ragionamenti, comechè fossero solidi ed espressi con la più insinuante destrezza, non potevano spengere la impressione prodotta dai bisbigli e dalle relazioni che giungevano da cento parti diverse. Il Re divenne ogni dì sempre più freddo. Sunderland tentò di sostenersi col soccorso della Regina; ottenne una udienza, e trovavasi già nello appartamento di lei, allorchè entrò Middleton, e per ordine del Re gli chiese i sigilli. Quella sera il caduto ministro fu ammesso per lʼultima volta alle secrete stanze del principe da lui lusingato e tradito. La scena fu stranissima. Sunderland sostenne maravigliosamente la parte della virtù calunniata. Disse non rincrescergli dʼavere perduto il posto di Segretario di Stato o di Presidente del Consiglio, se gli rimaneva la fortuna di non demeritare la stima del suo Sovrano. «Deh! Sire, non mi vogliate rendere il gentiluomo più infelice che sia neʼ vostri dominii, ricusando di dichiarare che non mi credete reo di slealtà.» Il Re non sapeva che rispondere. Non aveva prove positive della colpa; e la energia e il tono patetico onde Sunderland mentiva erano tali, che avrebbero ingannato uno intendimento più acuto di quello con cui egli aveva da fare. Nella Legazione Francese le sue proteste erano credute vere. Ivi dichiarò che rimarrebbe per pochi giorni in Londra e si mostrerebbe alla Corte. Poi se ne anderebbe nella sua abitazione campestre in Althorpe e si proverebbe a rifare con la economia il dilapidato patrimonio. Ove scoppiasse una rivoluzione si rifugierebbe in Francia, perocchè la sua mal ricompensata lealtà non gli aveva lasciato altro asilo sulla terra.[492]

I Sigilli tolti a Sunderland furono affidati a Preston. La Gazzetta nel medesimo numero in cui annunziò questo cambiamento conteneva la notizia officiale del disastro della flotta olandese:[493] disastro grave, quantunque lo fosse meno di quello che il Re e i suoi pochi aderenti, traviati dal proprio desiderio, erano inchinevoli a credere.

XLI. Il dì 16 ottobre, secondo il calendario inglese, fu convocata una solenne adunanza degli Stati dʼOlanda. Il Principe vi andò per dir loro addio. Li ringraziò della benevolenza con la quale avevano vegliato sopra la sua persona quando egli era orfano fanciullo, della fiducia che avevano posta in lui durante il suo governo, e dellʼaiuto che gli avevan prestato in quella gran crisi. Li pregò a credere che egli sempre aveva inteso con ogni studio promuovere il bene della patria. Ora li lasciava, forse per non più ritornare. Ove cadesse difendendo la religione riformata e la indipendenza della Europa, raccomandava loro la sua diletta consorte. Il Gran Pensionario gli rispose con tremula voce; e in tutto quel grave senato non vʼera alcuno che non lacrimasse. Ma Guglielmo non fu nè anche per un istante abbandonato dal suo ferreo stoicismo, e si stava fraʼ suoi amici che piangevano tranquillo ed austero come se fosse per lasciarli onde partire per le sue foreste di Loo.[494]

I deputati delle principali città lo accompagnarono fino al suo bargio. Gli stessi rappresentanti dʼAmsterdam, da lungo tempo sede precipua dʼopposizione al governo di lui, erano fra mezzo al corteo. In tutte le chiese dellʼAja si fecero pubbliche preci per lui.

XLII. In sulla sera giunse a Helvoetsluys e si recò sur una fregata che aveva nome Brill. Tosto fece inalberare la sua bandiera, nella quale era lʼarme di Nassau inquartata con quella dʼInghilterra. Il motto ricamato in lettere grandi tre piedi era felicemente scelto. La Casa dʼOrange da lungo tempo aveva assunta lʼepigrafe ellittica: «Io Manterrò,» Adesso la ellissi fu compita con le parole: «Le libertà dʼInghilterra e la Religione Protestante.»

Erano corse poche ore da che il Principe era sulla nave, allorchè il vento cominciò a spirare secondo. Il dì 19 la flotta salpò, e spinta da un forte vento aveva corsa mezza la distanza dalla costa olandese a quella dʼInghilterra. Ed ecco improvviso cangiare il vento, che soffiando impetuoso da ponente suscitò una violenta tempesta. Le navi disperse e sbattute ripararonsi, come meglio poterono, ai lidi olandesi. Il Brill arrivò a Helvoetsluys il dì 21. Coloro che erano sulla nave del Principe notarono maravigliando che nè pericolo nè mortificazione valsero a perturbarlo un solo momento. Quantunque soffrisse di mal di mare, ricusò di andare a terra: imperocchè pensava che rimanendo sul bordo, ei significherebbe efficacissimamente alla Europa che la sostenuta fortuna aveva solo per breve tempo differita la esecuzione del suo disegno. In due o tre giorni la flotta si raccolse. Solo un bastimento sʼera perduto. Non mancava nè anco uno deʼ soldati o marinaj. Alcuni cavalli erano periti: ma tale perdita speditamente riparò il Principe: e innanzi che la Gazzetta di Londra spargesse la nuova dello infortunio, egli era nuovamente pronto a far vela.[495]

XLIII. Il Manifesto lo precedè di sole poche ore. Il dì primo di novembre cominciò a bisbigliarsene misteriosamente fraʼ politici di Londra: con gran segretezza correva di mano in mano, e fu introdotto nelle buche dello Ufficio postale. Uno degli agenti venne arrestato, e i pieghi che egli portava furono recati a Whitehall. Il Re lesse, e grandemente turbossi. Il suo primo impulso fu di nascondere agli occhi di tutti il Manifesto. Ne gettò nel fuoco tutti gli esemplari, tranne un solo chʼegli quasi non osava fare uscire dalle sue proprie mani.[496]

Il paragrafo onde egli fu maggiormente perturbato, era quello in cui dicevasi che alcuni Pari spirituali e secolari avevano invitato il Principe dʼOrange a invadere la Inghilterra. Halifax, Clarendon e Nottingham trovavansi in Londra, e vennero tosto chiamati al Palazzo e interrogati. Halifax, comechè fosse conscio della propria innocenza, in prima rifiutò di rispondere. «Vostra Maestà» disse egli «mi chiede se io sia reo di crimenlese. Se sono sospettato, mi traduca dinanzi ai miei Pari. E come può la Maestà Vostra riposare sulla risposta dʼun colpevole che si veda in pericolo di vita? Quando anche io avessi invitato il Principe, senza il minimo scrupolo risponderei: Non sono colpevole.» Il Re disse che non credeva Halifax reo, e che gli aveva fatta quella dimanda come un gentiluomo chiede ad altro gentiluomo calunniato se vi sia il minimo fondamento alla calunnia. «In questo caso» rispose Halifax «non ho difficoltà ad assicurarvi, come gentiluomo che parli a gentiluomo, sul mio onore, che è sacro quanto il mio giuramento, che non ho invitato il Principe dʼOrange.»[497] Clarendon e Nottingham diedero la medesima risposta. Il Re desiderava anco più ardentemente di sincerarsi della inclinazione deʼ Prelati. Se essi gli erano ostili, il suo trono pericolava davvero. Ma ciò non era possibile. Vʼera alcun che di mostruoso nel supporre che un Vescovo della Chiesa Anglicana potesse ribellarsi contro il proprio Sovrano. Compton fu chiamato alle stanze del Re, il quale gli chiese se credeva che lʼasserzione del Principe avesse il minimo fondamento. Il Vescovo trovossi impacciato a rispondere, poichè era uno deʼ sette che avevano sottoscritto lo invito; e la sua coscienza, che non era molto destra, non gli concedeva, a quanto sembra, di dire unʼaperta bugia. «Sire,» disse egli «io sono sicurissimo che non vi è uno traʼ miei colleghi che non sia, al pari di me, innocente in questo negozio.» Lo equivoco era ingegnoso: ma se la differenza fra il peccato di siffatto equivoco e il peccato dʼuna menzogna vaglia uno sforzo dʼingegno, è cosa da porsi in dubbio. Il Re ne fu satisfatto; e disse: «Vi assolvo tutti da ogni sospetto, ma reputo necessario che pubblicamente contraddiciate il calunnioso addebito datovi nel Manifesto del Principe.» Il Vescovo naturalmente chiese di vedere lo scritto che egli doveva contradire; ma il Re non volle consentirvi.

Il dì seguente comparve un proclama che minacciava le più severe pene a tutti coloro che osassero spargere o semplicemente leggere il Manifesto di Guglielmo.[498] Il Primate e i pochi Pari spirituali che per avventura trovavansi in Londra riceverono ordine dʼappresentarsi al Re. Allʼudienza vʼera anche Preston col Manifesto in mano. «Milordi,» disse Giacomo «udite questo paragrafo che tocca di voi.» Preston allora lesse le parole colle quali erano rammentati i Pari spirituali. Il Re continuò: «Io non credo un jota di tutto questo: sono sicuro della vostra innocenza; ma stimo necessario farvi sapere ciò di che siete accusati.»

Il Primate con mille rispettose espressioni protestò che il Re non gli rendeva altro che giustizia. «Io sono nato suddito di Vostra Maestà. Ho più volte confermata la fedeltà mia con giuramento. Non posso avere se non un solo Re ad una volta. Non ho invitato il Principe; e credo che nessuno deʼ miei confratelli lo abbia fatto.»—«Non io di certo,» disse Crewe di Durham. «Nè anchʼio,» disse Cartwright di Chester. A Crewe ed a Cartwright bene poteva prestarsi fede; perocchè entrambi erano stati membri dellʼAlta Commissione. Quando toccò a Compton di rispondere, evase la domanda con un modo che poteva fare invidia a un Gesuita: «Io diedi jeri la mia risposta a vostra Maestà.»

Il Re ripetè più volte che li credeva innocenti. Nondimeno disse che, secondo il suo giudicio, sarebbe utile a sè e allʼonor loro che essi ne facessero pubblica discolpa. Richiese quindi che protestassero in iscritto dʼabborrire il disegno del Principe. I Prelati rimasero taciti; il Re suppose che il silenzio significasse assentimento, e dètte loro commiato.[499]

Infrattanto lʼarmata navale di Guglielmo veleggiava lʼOceano Germanico. Aveva salpato per la seconda volta la sera del giovedì, primo di novembre. Il vento spirava prospero da levante. Il naviglio per dodici ore fece via fra ponente e settentrione. Le navi leggiere mandate dallo Ammiraglio inglese onde osservare, recarono la nuova la quale confermò la comune opinione, cioè che il nemico si proverebbe di approdare alla Contea di York. Improvvisamente, ad un segnale fatto dal vascello del Principe, lʼintiera flotta girò di bordo e si diresse giù per la Manica. Il vento medesimo che spirava secondo aglʼinvasori, impediva Dartmouth dʼuscire dal Tamigi. I suoi legni furono costretti ad ammainare; e due delle sue fregate che erano uscite in alto mare, sconquassate dalla violenza delle onde, furono respinte nel fiume.[500]

XLIV. La flotta olandese andando rapidamente col vento in poppa, giunse allo Stretto verso le ore dieci antimeridiane nel sabato del 3 novembre. La precedeva lo stesso Guglielmo sul Brill. Seicento e più navi, gonfie le vele dal prospero vento, lo seguivano. I legni da trasporto tenevano il centro fiancheggiati da più di cinquanta vascelli da guerra. Herbert col titolo di Luogotenente Generale Ammiraglio comandava la intera flotta, e stavasi nel retroguardo: e molti marinaj inglesi, infiammati dallʼodio contro il papismo e attirati dalla buona paga, erano sotto i suoi ordini. Non senza difficoltà Guglielmo potè indurre alcuni ufficiali olandesi di grande reputazione a sottoporsi alla autorità dʼuno straniero. Ma questo provvedimento era sommamente savio. Nella flotta del Re esistevano molti mali umori ed un fervido zelo per la fede protestante. A memoria deʼ vecchi marinaj la flotta inglese e la olandese avevano tre volte con eroico coraggio e varia fortuna conteso per lo impero del mare. I nostri marinaj non avevano dimenticato Tromp che aveva minacciato di spazzare con una scopa il Canale, o De Ruyter che aveva appiccato il fuoco agli arsenali del Medway. Se le due nazioni rivali si trovassero nuovamente faccia a faccia sullʼelemento alla cui sovranità entrambe pretendevano, ogni altro pensiero cederebbe alla vicendevole animosità; e ne seguirebbe forse sanguinosa ed ostinata battaglia. Una sconfitta sarebbe stata fatale alla impresa di Guglielmo. Anche la vittoria avrebbe sconcertato i profondamente meditati disegni della sua politica. E però egli saviamente provvide che ove i marinaj di Giacomo lo inseguissero, sarebbero salutati nella patria lingua ed esortati da un ammiraglio, sotto il comando del quale avevano già servito, e che era da loro grandemente stimato, a non combattere contro i loro colleghi a favore della tirannide papale. Con ciò si scanserebbe forse un conflitto. Ed ove seguisse un conflitto, i due comandanti avversari sarebbero entrambi inglesi; nè lʼorgoglio deglʼisolani si sentirebbe offeso sapendo che Dartmouth era stato costretto a cedere a Herbert.[501]

XLV. Fortunatamente le cautele di Guglielmo non furono necessarie. Poco dopo mezzodì egli si lasciò addietro lo Stretto. La sua flotta stendevasi fino ad una lega da Dover a tramontana e da Calais a mezzogiorno. I vascelli dalle estremità destra e sinistra salutarono a un tempo ambe le fortezze. Le trombe, i timpani, e i tamburi udivansi distintamente dalla spiaggia francese e dalla inglese. Una innumerevole turba di spettatori copriva il bianco littorale di Kent; unʼaltra la costa di Piccardia. Rapin di Thoyras, che la persecuzione aveva cacciato dalla sua patria, e che, preso servizio nellʼarmata olandese, aveva accompagnato il Principe in Inghilterra, descrisse, molti anni dipoi, cotesto spettacolo come il più magnifico e commovente che occhio umano giammai contemplasse. Al tramontare del sole la flotta aveva passato Beachy–Head. Si accesero i lumi. Il mare per un tratto di non poche miglia pareva in fiamme. Ma tutti i piloti tenevano fitti gli occhi per la intera notte alle tre vaste lanterne che risplendevano su la poppa Brill.[502]

In quel mentre un messo corse per la posta da Dover Castle a Whitehall recando la nuova che gli Olandesi avevano passato lo Stretto e procedevano verso Ponente. Eʼ fu mestieri cangiare in un subito tutti i provvedimenti militari. Furono da per tutto spediti messi. Gli ufficiali furono svegliati e fatti levare a mezza notte. Nella domenica alle tre della mattina in Hyde Parck fu una gran rivista a lume di torce. Il Re, credendo che Guglielmo approderebbe alla Contea di York, aveva mandato vari reggimenti verso il paese settentrionale. Furono quindi spediti messi a richiamarli. Tutti i soldati, tranne quelli che reputavansi necessari a mantenere la pace nella metropoli, ebbero ordine di partire per lʼoccidente. Salisbury doveva essere il punto di riunione: ma stimandosi possibile che Portsmouth fosse la prima ad essere assaltata, tre battaglioni di Guardie e una forte schiera di cavalleria partirono per quella fortezza. In poche ore si seppe non esservi nulla da temere por Portsmouth, e le sopradette truppe ebbero ordine di cangiare cammino e correre in fretta a Salisbury.[503]

Allʼalbeggiare del dì, domenica 4 novembre, le alture dellʼisola di Wight sorgevano dinanzi alla flotta olandese. Quel giorno era lo anniversario della nascita e del matrimonio di Guglielmo. La mattina abbassaronsi per qualche ora le vele, e sul bordo delle navi si celebrarono i divini uffici. Nel pomeriggio e per tutta la notte il naviglio seguitò a procedere. Torbay era il luogo dove il Principe aveva intendimento di approdare. Ma nella mattina del lunedì, 5 di novembre, era nuvolo. Il pilota del Brill non potè distinguere i segnali e condusse la flotta troppo oltre a Ponente. Il pericolo era grande. Ritornare contro il vento, impossibile. Il porto più vicino era Plymouth; ma quivi stavasi un presidio sotto il comando di Lord Bath; il quale si sarebbe potuto opporre allo sbarco, e ne sarebbero forse nate gravi conseguenze. Inoltre non vi poteva essere dubbio che in quel momento la flotta regia fosse uscita dal Tamigi e venisse a piene vele giù per la Manica. Russell conobbe la gravità del pericolo, e, rivoltosi a Burnet, esclamò: «Ormai potete recitare le vostre preci, o Dottore: tutto è finito.» In quellʼistante il vento cangiò; una brezza leggiera cominciò a spirare da Mezzogiorno: la nebbia si disperse; ricomparve il sole; e alla luce temperata dʼun mezzodì dʼautunno la flotta rivolse le prore, passò attorno lʼelevata punta di Berry–Head, e si diresse in salvamento al porto di Torbay.[504]

XLVI. Da quellʼepoca in poi quel porto ha grandemente cangiato dʼaspetto. Lo anfiteatro che circonda lo spazioso bacino, adesso mostra in ogni dove i segni della prosperità e dello incivilimento. Alla estremità fra Tramontana e Levante sorge un vasto locale di bagni, ai quali accorrono le genti dalle più rimote parti dellʼisola nostra attrattevi dalla dolcezza di un aere dʼItalia; imperocchè in quel clima il mirto fiorisce a cielo aperto; e perfino i mesi del verno sono più dolci che lo aprile in Northumberland. Contiene circa diecimila abitatori. Le chiese e le cappelle novellamente edificate, i bagni e le biblioteche, gli alberghi e i pubblici giardini, la infermeria e il museo, le bianche strade che giacciono a guisa di terrazze, lʼuna sovrapposta allʼaltra, le amene ville che sorgono fra gli alberi e i fiori, offrono uno spettacolo grandemente diverso da qualunque altro potesse nel secolo decimo settimo offrirne la Inghilterra. Allʼopposita punta della baja giace, coperta da Berry–Head, la città di Brixham, dove è il più ricco mercato di pesci nellʼisola. Ivi sul principio del secolo nostro sono stati fatti una darsena e un porto, ma si sono sperimentati insufficienti al traffico ognora crescente. Ha circa sessantamila abitanti, e dugento navi con un tonnellaggio più del doppio maggiore di quello del porto di Liverpool sotto i Re Stuardi. Ma Torbay, allorquando la flotta olandese vi gettò lʼàncora, conoscevasi solo come un seno di mare dove i legni talvolta si rifugiavano cacciati dalle procelle dello Atlantico. Le sue tranquille spiagge non erano disturbate dal frastuono del commercio e del piacere; e i tuguri deʼ contadini e deʼ pescatori sorgevano sparsi qua e là, dove ora il luogo è coperto di popolosi mercati e di eleganti edifici.

Il contadiname della costa di Devonshire ricordava con affetto il nome di Monmouth, e detestava il Papismo. E però corse alla spiaggia recando vettovaglie e profferendosi a servire i liberatori. Subito cominciò ad eseguirsi lo sbarco. Sessanta barche trasportarono le truppe a terra. Le precedeva Mackay coʼ reggimenti inglesi. Gli tenne dietro il Principe, il quale sbarcò dove adesso è la riviera di Brixham. Il luogo è cangiato intieramente dʼaspetto. Dove ora vediamo un porto popolato di navi, e una piazza di mercato brulicante di compratori e venditori, allora le acque rompevansi contro una desolata scogliera: ma un frammento del sasso sopra il quale il liberatore pose primamente il piede scendendo dalla sua barca, è stato con gran cura conservato ed esposto alla pubblica venerazione nel centro di quella riviera.

Il Principe, appena posto il piede a terra, chiese deʼ cavalli. Procuraronsi nel vicino villaggio due bestie, quali i piccoli possidenti di quel tempo solevano tenere. Guglielmo e Schomberg, montativi sopra, andarono ad esaminare il paese.