Storia d'Inghilterra, vol 1

Part 58

Chapter 583,382 wordsPublic domain

[123] _Lo Esploratore di Londra_; Maso Brown, _Vedute comiche di Londra e di Westminster_; Turner, _Proposta per impiegare i poveri_, 1678; _Corriere Quotidiano_, e _Giornale Quotidiano_, 7 giugno 1733; _Causa tra Michael ed Allestree_ nel 1676, 2 Levinz., pag 172. Michael era stato pesto da due cavalli che Allestree domava in Lincoln’s Inn Fields. La dichiarazione stabiliva che l’accusato «_porta deux chivals ungovernable en un coach, et improvide, incaute, et absque debita consideratione ineptitudinis loci la eux drive pur eux faire tractable et apt pur un coach, quels chivals, pur ceo que, per leur ferocite, ne poient estre rule, curre sur le plaintiff et le noie_.»

[124] Stat. 12 di Gior. I, c. 25; _Giornale dei Comuni_, 25 febbraio, 2 marzo 1725–26; _Il Giardiniere di Londra_, 1712; _Evening Post_, 25 Marzo 1731. Non mi è riuscito di trovare questo numero del Giornale _Evening Post_: però lo cito sulla fede di Malcolm, che lo rammenta nella sua _Storia di Londra_.

[125] _Lettres sur les Anglois_, scritte ne’ primi anni del regno di Guglielmo III; Swift, _City Shower_; Gay, _Trivia_. Johnson aveva costume di riferire un colloquio che egli ebbe con sua madre intorno al cedere o a prendere il muro.

[126] Oldham, _Imitazione della Satira III di Giovenale_, 1682; Shadwell, _Scourers_, 1690. Molte altre autorità incontrerà di leggieri chiunque conosca la letteratura popolare di quella e della susseguente generazione. Potrebbe sospettarsi che alcuni dei _Tityre Tus_, da buoni Cavalieri, rompessero le finestre di Milton poco dopo la Restaurazione. Io credo ch’egli pensasse a que’ malanni di Londra allorquando dettò quei versi: «Nelle splendide città, quando lo strepito delle contese e dei danni e degli oltraggi giunge alle loro più alte torri, e quando la notte intenebra le vie, i figli di Belial gavazzano trasportati dal vino e dalla insolenza.»

[127] _Angliæ Metropolis_, 1690, sez. 17, che ha per titolo: _Intorno alla nuova luce_; Seymour, _Londra_.

[128] Stowe, _Sguardo sopra Londra_; Shadwell, _Lo Scudiere d’Alsazia_; Ward, _L’Esploratore di Londra; Stat._ 8 e 9 di Gugliel. III, cap. 27.

[129] Vedi il racconto che fa Sir Ruggiero North del modo con cui Wright fu fatto giudice, e il racconto di Clarendon sul modo con cui Sir Giorgio Savile fu fatto Pari.

[130] Le fonti alle quali ho attinto le mie nozioni intorno alla Corte, sono sì numerose, che mal si potrebbero citare. Fra esse giova indicare i _Dispacci_ di Barillon, di Van Citters, di Ronquillo e d’Adda; i _Viaggi del Granduca Cosimo_, i _Diarii_ di Pepys, di Evelyn e di Teonge; e le _Memorie_ di Grammont e di Reresby.

[131] La principale caratteristica di questo dialetto consisteva in ciò, che in moltissime parole la _O_ si pronunciava come _A. Stork_, a modo d’esempio, era pronunciato _Stark_. Vedi Vanbrugh, _La Ricaduta_. Lord Sunderland era gran maestro di questo tono cortigiano, come lo chiama Ruggero North; e Tito Oates lo affettava, sperando di passare per un egregio gentiluomo. _Esame_, 77, 254.

[132] Non è d’uopo richiamare l’attenzione del lettore alla ironia della frase. Dai precedenti capitoli si sarà accorto come l’autore senza distinzione di opinioni politiche e religiose renda giustizia a tutti, anzi si mostri severissimo contro i protestanti fanatici. (_Nota dell’Editore_).

[133] _Lettres sur les Anglois; Viaggi_ di Maso Brown; Ward, _Esploratore di Londra; La natura di una Bottega da Caffè_, 1673; _Regolamenti ed ordini della Bottega del Caffè_, 1674; _La Bottega del Caffè difesa_, 1675; _Satira contro il Caffè_; North, _Esame_, 138; _Vita di Guildford_, 152; _Vita di Sir Dudley North_, 149; _Vita del Dottor Radcliffe_ pubblicata da Curll nel 1715. La più viva descrizione del Caffè Will si trova nel _Topo da città e da campagna_. Vi è un tratto notevole intorno alla influenza degli oratori delle botteghe da caffè, nelle _Brevi Genealogie_ di Halstead, stampate nel 1685.

[134] Il testo dice _cockney_, vocabolo che non può avere in italiano l’equivalente. In Londra si chiamano _cockney_ coloro che sono nati ed abitano presso _Bow Church_, e si suppone che non siano mai usciti dal ricinto della _City_, e che uscendo fuori si maravigliano di tutto, in guisa da rendersi ridicoli. Fra le mille storielle che si narrano per mettere in caricatura (ci si perdoni la frase) il _Cockney_, dicesi che uno di loro andando a caccia, uccidesse un’upupa o un barbagianni in un cimitero, e tornasse costernato a casa credendo di avere morto un cherubino. (_Nota del Traduttore._)

[135] _Centuria d’Invenzioni_, 1663, nº 68.

[136] North, _Vita di Guildford_, 136.

[137] Thoresby, _Diario_, 21 ottobre 1680, 3 agosto 1712.

[138] Pepys, _Diario_, 12 e 16 giugno 1668.

[139] Ibidem, 28 febbrajo 1660.

[140] Thoresby, _Diario_, 17 maggio 1695.

[141] Ibidem, 27 dicembre 1708.

[142] _Viaggio nella Contea di Derby_, di G. Browne, figlio di Sir Tommaso Browne, 1662. Cotton _Angler_, 1676.

[143] _Carteggio_ di Enrico Conte di Clarendon, 30 Dicembre 1685, 1 Gennajo 1686.

[144] Postlethwaite, _Vocabol._ alla parola Strade. _Storia di Hawkhurst_, nella _Bibliotheca Topographica Britannica_.

[145] _Annali della Regina Anna_, 1703: Appendice, nº 3.

[146] 15 di Car. II, c. 1.

[147] Gl’inconvenienti del vecchio sistema vengono esposti mirabilmente in molte petizioni, che trovansi nel _Giornale dei Comuni_ del 1725–26. In quanto alle violente opposizioni che incontrò il sistema nuovo, veggasì il _Magazzino del Gentiluomo_ del 1749.

[148] Postlethwaite, _Vocabol._ alla parola _Strade_.

[149] _Loidis and Elmete._ Marshall, _Economia rurale dell’Inghilterra_. Nel 1739, Roderico Random andò da Scozia a Newcastle sopra un cavallo da basto.

[150] Cotton, _Epistola a G. Bradshaw_.

[151] Anthony à Wood, _Vita scritta da lui stesso_.

[152] Chamberlayne, _Stato dell’Inghilterra_, 1684. Vedi anche la lista delle carrozze e dei vagoni da viaggio, in fine del libro intitolato: _Angliæ Metropolis_, 1690.

[153] Giovanni Cresset, Ragioni per sopprimere le carrozze da viaggio, 1672. Tali ragioni vennero poi inserite in uno scritto intitolato: _Il grande interesse dell’Inghilterra spiegato_, 1673. L’opposizione di Cresset alle vetture da viaggio provocò alcune risposte, da me consultate.

[154] Chamberlayne, _Stato dell’Inghilterra_, 1684; North, _Esame_, 105; Evelyn, _Diario_, 9 e 10 ottobre 1671.

[155] Vedi la _Gazzetta di Londra_, 14 maggio 1677, 4 agosto 1687, 5 dicembre 1687. L’ultima confessione di Agostino King (figlio d’un illustre teologo, e educato in Cambridge), che nel marzo del 1688 fu impiccato a Gloucester, è sommamente curiosa.

[156] «_Aimwell_. Di grazia, signore, non v’ho già veduto al Caffè Will? _Gibbet_. Sì, signore, e anche a quello di Wite»—Beaux, _Stratagemma_.

[157] Gent, _Storia di York_. Un altro ladrone della medesima specie, chiamato Biss, fu nel 1695 impiccato in Salisbury. In una ballata che trovasi nella Biblioteca di Pepys, viene rappresentato in questa guisa:

«Che direte voi ora, mio onorevole Signore? Che male c’è egli in ciò? Il bravo ed animoso Biss altro non ha fatto che aborrire i ricchi e gli avari opulenti.»

[158] Pope, _Memorie di Duval_, pubblicate poco dopo l’esecuzione della sentenza. Oates _Εἰχών Βασιλχη_, Part. I.

[159] Vedi il Prologo ai _Racconti di Cantorbery_ di Chauser; Harrison, _Descrizione storica dell’Isola della Gran Brettagna_; e il racconto che fa Pepys del suo viaggio fatto nella state del 1668. Della superiorità delle Locande inglesi è fatta memoria nei _Viaggi del Granduca Cosimo_.

[160] _Stat_. 12 di Car. II, c. 35; Chamberlayne, _Stato dell’Inghilterra_, 1684; _Angliæ Metropolis_, 1690; _Gazzetta di Londra_, 22 giugno 1685, 15 agosto 1687.

[161] _Gazzetta di Londra_, 14 settembre 1685.

[162] Smith, _Notizie Correnti_, 30 marzo e 3 aprile 1680.

[163] _Angliæ Metropolis_, 1690.

[164] _Giornale de’ Comuni_, 4 settembre 1660, 1 marzo 1688–89; Chamberlayne, 1684; Davenant, _Della Rendita pubblica_, Discorso IV.

[165] Gazzetta di Londra, 5 e 17 maggio 1680.

[166] Nel Museo Britannico trovasi una curiosa, e, a quel ch’io ne penso, unica collezione di cotesti giornali.

[167] Per modo d’esempio, non è pur motto nella Gazzetta intorno agli importantissimi atti parlamentari del novembre 1685, o intorno al processo e all’assoluzione de’ sette vescovi.

[168] Ruggiero North, _Vita, del dottor Giovanni North_. Intorno alle lettere di notizie, vedi l’_Esame_, 133.

[169] Colgo questa occasione per esprimere la mia gratitudine alla famiglia del mio diletto ed onorando amico Sir Giacomo Mackintosh, per avermi confidati i materiali da lui raccolti quando meditava un lavoro simigliante a quello che io ho intrapreso. Non ho mai veduto, e credo che altrove non esista, una sì pregevole collezione di documenti tratti dagli archivi pubblici e privati. Il giudicio con che Sir Giacomo, nelle grandi masse delle più rozze materie storiche, scelse l’utile e lasciò da parte l’inutile, può meritamente apprezzarsi solo da chi dopo lui abbia lavorato nella medesima miniera.

[170] _Vita di Tommaso Gent_. Un compiuto catalogo di tutte le stamperie esistenti nel 1724, trovasi negli _Aneddoti Letterarii del secolo decimottavo_, di Nichols. In pochi anni il numero si era grandemente accresciuto; e nonostante, v’erano trentaquattro contee prive di tipografi, ed una di esse era quella di Lancaster.

[171] Per la intelligenza di questo vocabolo, vedi a pag. 228. (_Nota del Traduttore._)

[172] Per la intelligenza di questo vocabolo vedi, a pag. 235. (_Nota del Traduttore._)

[173] L’_Osservatore_, 29 e 31 gennaio 1685; Calamy, _Vita di Baxter_; _Memoriale non–conformista_.

[174] Sembra che Cotton, a quanto ricavasi dal suo _Angler_, avesse collocata tutta la sua biblioteca nel vano d’una finestra: e Cotton era un letterato. Allorchè Franklin nel 1724 visitò per la prima volta Londra, non vi si conoscevano biblioteche circolanti. Della folla de’ lettori nelle botteghe de’ librai, fa menzione Ruggiero North nella Vita di Giovanni suo fratello.

[175] Basta un solo esempio. La regina Maria aveva commendevoli doti naturali, era stata educata da un vescovo, amava la storia e la poesia, e da uomini veramente illustri era considerata come donna illustre. Nella biblioteca dell’Aja esiste una bellissima Bibbia inglese, che fu presentata a lei nel dì della sua incoronazione nella Abbadia di Westminster. Nel frontespizio si vedono le seguenti parole scritte di sua propria mano: «_This book was given the King and I, at our crownation_. MARIE R.»

[176] Ruggiero North racconta, come suo fratello Giovanni, che era professore di greco in Cambridge, lamentasse amaramente la ignoranza della lingua greca nel clero dell’Università.

[177] Butler, in una satira pungentissima, dice: «Quantunque lo intarsiare ne’ loro discorsi parole greche e latine venga reputata vanagloriosa rettorica di pedanti, imperlarli di frasi francesi è cosa meritoria.»

[178] L’esempio più notevole che mi corra alla memoria è in un poemetto di Dryden sopra la coronazione di Carlo II. Dryden di certo non poteva addurre la scusa di povertà della lingua per usare parole tratte da qualsifosse favella straniera: «Quivi nelle sere estive voi accorrete per gustare la fraicheur dell’aria più pura.»

[179] È una sètta che crede Adamo essere stato predestinato a peccare; ed e opposta alla sètta de’ Sublapsarii, che ammettono la contraria opinione. (_Nota del Traduttore._)

[180] Per l’allusione di questo vocabolo, che metaforicamente vale _parola d’ordine_, o di riconoscimento, vedi la Bibbia, _Giudici_, Lib. XII, 6. (_Nota del Traduttore._)

[181] Geremia Collier, con la sua solita forza ed acrimonia, ha inveito contro siffatto odioso costume.

[182] Il contratto trovasi nella edizione di Dryden, fatta da Sir Walter Scott.

[183] Vedi la _Vita di Southern_, scritta da Shiels.

[184] Vedi Rochester, _Infortunii de’ Poeti_.

[185] _Saggio intorno alla scena inglese_.

[186] Shiels, _Vita di Southern_.

[187] Se a qualche lettore le mie espressioni paressero troppo severe, lo consiglierei a leggere l’_Epilogo_ di Dryden al _Duca di Guisa_, e notare che era recitato da una donna.

[188] Vedi, in ispecie, l’_Oceana_ di Harrington.

[189] Vedi Sprat, _Storia della Società Reale_.

[190] Cowley, _Ode alla Società Reale_.

[191] «Allora anderemo sino allo estremo confine del globo, e vedremo l’ocèano pendere sul cielo: di là noi conosceremo i nostri rotanti vicini, ed esamineremo con sicurezza il mondo lunare.» _Annus Mirabilis_, 164.

[192] North, _Vita di Guildford_.

[193] Pepys, _Diario_, 30 maggio 1667.

[194] Io credo che Buttler fosse il solo uomo di vero genio, il quale tra la Restaurazione e la Rivoluzione mostrasse amara avversione alla nuova filosofia, come allora chiamavasi. Vedi la satira contro la Società Reale e l’Elefante nella Luna.

[195] La sollecitudine onde gli agronomi di quella età facevano esperimenti a migliorare l’arte, è ben descritta da Aubrey, _Storia naturale della Contea di Wilt_, 1685.

[196] Sprat, _Storia della Società Reale_.

[197] Walpole, _Aneddoti intorno alla Pittura_; _Gazzetta di Londra_, 31 marzo 1683. North, _Vita di Guildford_.

[198] Dei gran prezzi con che furono pagate le opere di Varelst e di Verrio, è fatto ricordo da Walpole negli _Aneddoti intorno la Pittura_.

[199] Petty, _Aritmetica politica_.

[200] _Stat._ 5. di Elis., c. 4. _Archeologia_, vol. XI.

[201] Riccardo Dunning, _Metodo chiaro e facile che dimostra il modo d’adempiere l’ufficio di sorvegliatore de’ poveri_; 1ª edizione 1685; 2ª edizione 1686.

[202] Cullum, _Storia di Hawsteed_.

[203] Ruggles, _Dei Poveri_.

[204] Vedi Thurloe, _Scritture di Stato_; il _Memorandum dei Deputati Olandesi_ in data del 2–12 agosto 1653.

[205] Questo oratore fu Giovanni Basset, rappresentante di Barnstple. Vedi Smith, _Memorie di Wool_, cap. 68.

[206] Questa ballata si conserva nel Museo Britannico. Non è notato l’anno preciso in cui fu scritta; ma l’_Imprimatur_ di Ruggiero Lestrange determina la data in modo da servire al mio scopo. Ne riporterò alcuni versi. È il padrone che parla in questa guisa:

«Nei tempi andati, avevamo il costume di pagare tanto che i nostri operai vivessero come fattori; ma i tempi sono cangiati, e lo faremo loro intendere......... gli faremo lavorare duramente per sei soldi il giorno; comecchè, ove si vogliano giustamente pagare, meritino uno scellino: se ne mormorassero dicendo di esser troppo poco, daremo loro la scelta, o di lavorare o d’andarsene via. E così noi accumuliamo le nostre ricchezze, e ci facciamo lo stato con le fatiche di molti poveri uomini che lavorano da mane a sera. Viva dunque l’arte della lana! Va mirabilmente bene! I nostri lavoranti sudano, ma noi viviamo tranquilli, andando e venendo quando e come ci piace.»

[207] Chamberlayne, _Stato dell’Inghilterra_; Petty, _Aritmetica politica_, cap. 8; Dunning, _Metodo piano e facile_; Firmin, _Proposta per impiegare i Poveri_. È da notarsi che Firmin era un insigne filantropo.

[208] King, nelle sue _Conclusioni naturali e politiche_, calcolò all’ingrosso, la plebe dell’Inghilterra ascendere a 880,000 famiglie; delle quali 440,000, secondo lui, mangiavano cibo animale due volte la settimana. Le altre 440,000 non ne mangiavano affatto, o almeno non più d’una volta la settimana.

[209] _Decimoquarto Rapporto della Commissione intorno alla Legge dei Poveri_, Appendice B, nº 2, Appendice C, nº 1, 1848. De’ due calcoli della Tassa de’ Poveri rammentati nel testo, uno fu fatto da Arturo Moore; l’altro, alcuni anni dopo, da Riccardo Dunning. Il primo si trova nel _Saggio sulle Vie e sui Mezzi_ di Davenant; il secondo, nella pregevole opera di Sir Federigo Eden sui Poveri. King e Davenant credono che i poveri e i mendicanti nel 1696 fossero l,330,000 in una popolazione di 5,500,000; lo che sembra incredibile. Nel 1846, il numero delle persone che ricevevano soccorso, da quanto appare da’ documenti officiali, era solo di 1,332,089, in una popolazione di circa 17,000,000. Dovrebbe ancora notarsi, che è probabile nelle liste ufficiali, che un povero venga riportato più volte.

Consiglierei il lettore a consultare il libretto di De Foe, che ha per titolo: _Dare l’elemosina, non è carità_; e le tavole di Greenwich, che trovansi nel _Dizionario Commerciale_ di MᶜCulloch, alla parola _Prezzi_.

[210] Le morti furono 23,222.—Petty, _Aritmetica politica_.

[211] Burnet, I, 560.

[212] Muggleton, _Atti de’ Testimoni dello Spirito_.

[213] Maso Brown descrive cotesta scena con parole che non oso riferire.

[214] Ward, _Esploratore di Londra_.

[215] Pepys, _Diario_, 28 decembre 1663, 2 settembre 1667.

[216] Burnet, I, 606; _Lo Spettatore_, nº 462; _Giornali dei Lordi_, 28 ottobre 1678; Cibber, _Apologia_.

[217] Burnet, I, 605, 606; Welwood, 138; North, _Vita di Guildford_, 251.

[218] Potrei giovarmi di questa occasione per rammentare al lettore che qualvolta io noto una sola data, seguo il vecchio stile che nel secolo decimosettimo vigeva in Inghilterra; ma io pongo il principio dell’anno a dì 1 gennaio.

[219] Saint–Evremond, _passim_. Saint–Rèal, _Memoires de la Duchesse de Mazarin_; Rochester, _L’Addio_; Evelyn, _Diario_, 6 settembre 1676, 11 giugno 1699.

[220] Evelyn, _Diario_, 28 gennaio 1684–85; Saint–Evremond, _Lettera a Dèry_.

[221] Evelyn, _Diario_, 4 febbraio 1684–85.

[222] Ruggiero North, _Vita di Sir Dudley North_, 170; _Il vero Patriotta vendicato, ovvero Giustificazione di Sua Eccellenza il C....... di R........_; Burnet, I, 605. I Libri del Tesoro provano che Burnet era bene informato.

[223] Evelyn, _Diario_, 24 gennaio 1681–82; 4 ottobre 1683.

[224] _Carteggio_ di Dugdale.

[225] Hawkins, _Vita di Ken_, 1713.

[226] Vedi la _Gazzetta di Londra_ 21 novembre 1678. Barillon e Burnet dicono che Huddleston fu eccettuato da tutti gli atti del Parlamento contro i preti; ma ciò è un errore.

[227] Clarke, _Vita di Giacomo_, II, I, 746; _Memorie Originali_, Barillon, _Dispaccio_ dell’8–18 febbraio 1685; Citters, _Dispacci_ del 3–13 e del 6–16 febbraio; Huddleston, _Narrazione_; Lettere di Filippo, secondo Conte di Chesterfield, Sir H. Ellis, _Lettere Originali_, Serie I, vol. III, 333; Serie II, vol. IV, 74; Ms. Chaillot; Burnet, I, 606; Evelyn, _Diario_, 4 febbraio 1684–85; Welwood, _Memorie_, 140; North, _Vita di Guildford_, 252; _Esame_, 648; Hawkins, _Vita di Ken_; Dryden, _Threnodia Augustalis_; Sir H. Halford, _Saggio intorno alle morti di personaggi illustri_. Vedi anche un frammento d’una lettera scritta da Lord Bruce, lungo tempo dopo che era divenuto Conte di Ailesbury, stampata nel _Magazzino Europeo_, aprile 1795. Ailesbury dà dell’impostore a Burnet. Nondimeno la sua propria narrazione e quella di Burnet ad ogni lettore d’animo schietto non parranno contraddittorie. Ho veduto nel Museo Britannico, ed anche nella Biblioteca dello Istituto Reale, un foglio curioso, dove si contiene un racconto della morte di Carlo. Trovasi nella Collezione di Somers. L’autore era evidentemente un cattolico romano zelante, e dovette essere in grado d’attingere a buone fonti di notizie. Sospetto molto che fosse in relazione diretta o indiretta con lo stesso Giacomo. Non vi si trova nome scritto pienamente; ma le iniziali, tranne in un solo luogo, sono perfettamente intelligibili Dice che al D. di Y. fu rammentato il debito in cui era verso il suo fratello da P. M. A C. F, Debbo confessare la mia impossibilità a decifrare le ultime cinque lettere; e a un tempo mi consola il vedere che Walter Scott non sia stato più avventurato di me. Dopo che fu pubblicata la prima edizione di questa opera, mi sono state comunicate varie ingegnose conghietture intorno a coteste lettere misteriose; ma rimango convinto che finora non mi è stata suggerita la vera soluzione.

Parrebbe che nessun fatto nella storia dovesse essere più esattamente da noi conosciuto, di quelli che avvennero attorno al letto di morte di Carlo II. Abbiamo parecchie relazioni scritte da tali, che comunque non fossero testimoni oculari, avevano i mezzi migliori per sapere il vero da’ testimoni oculari. Nulladimeno, chiunque si provasse a formare un racconto da siffatta vasta massa di materiali, troverebbe l’opera difficile. Certamente Giacomo e la sua moglie, allorquando riferirono il fatto alle monache di Chaillot, in alcune cose non poterono trovarsi d’accordo. La Regina diceva che, dopochè Carlo ebbe ricevuti gli ultimi sacramenti, i vescovi protestanti tornarono ad esortarlo. Il Re diceva che ciò non era vero. «Certo, ripigliò la Regina, me lo avete detto voi stesso.»—–«Egli è impossibile che io ve lo possa aver detto, disse il Re, poichè nulla accadde di simile.»

È cosa spiacevole che Sir Enrico Halford si fosse così poco studiato di sincerarsi de’ fatti, intorno ai quali ha profferito giudicio. Non pare ch’egli conoscesse la esistenza delle narrazioni di Giacomo, di Barillon e di Huddleston.

Poichè questa è la prima occasione in cui cito il carteggio de’ Ministri olandesi alla Corte d’Inghilterra, debbo qui rammentare, che una serie di dispacci, dal dì in che Giacomo ascese al trono fino alla sua fuga, forma una delle parti più pregevoli della collezione di Mackintosh. I dispacci susseguenti fino al pieno stabilimento del governo nel febbraio 1689, me li sono procurati all’Aia. Negli archivi olandesi si è pochissimo frugato. Abbondano di notizie di grandissimo interesse per ogni Inglese. Sono mirabilmente ordinati, e affidati alla custodia di gentiluomini, la cortesia, la liberalità e lo zelo de’ quali per il bene delle lettere non può essere bastevolmente commendata. Vorrei potere esprimere gli obblighi miei verso i signori De Jonge e Van Zwanne.

[228] Clarendon, con giusto sdegno, fa menzione di questa calunnia: «Secondo la carità di quel tempo verso Cromwell, moltissimi avrebbero voluto credere che morisse di veleno: del che allora non vi fu apparenza; nè poi se ne fece mai prova.» Libro XIV.

[229] Welwood, 139; Burnet, I, 609; Sheffield, _Carattere di Carlo II_; North, _Vita di Guildford_, 252; _Esame_, 684; _Politica della Rivoluzione_; Higgons sopra Burnet. Ciò che North dice dell’imbarazzo e della perplessità de’ medici, è confermato dai dispacci di Citters. Sono stato molto in dubbio intorno alla strana storiella de’ sospetti di Short. Un tempo inchinavo a adottare l’opinione di North. Ma, comecchè io dia poco peso all’autorità di Welwood e di Burnet, in questo caso non posso ricusare la testimonianza d’un uomo così bene informato e imparziale come Sheffield.

[230] _Gazzetta di Londra_, 9 febbraio 1684–85; Clarke, _Vita di Giacomo II_, vol. II, 3; Barillon, 9–19 febbraio; Evelyn, _Diario_, 6 febbraio.

[231] Vedi gli autori citati nella nota precedente. Vedi anche lo _Esame_, 647; Burnet, I, 620; Higgons, sopra Burnet.

[232] _Gazzetta di Londra_, 14 febbraio 1684–85; Evelyn, _Diario_ del medesimo giorno; Burnet, I, 610; _Il villano sfrenato_.

[233] Burnet, I, 628; Lestrange, l’_Osservatore_, 11 febbraio 1684–85.

[234] Le lettere tra Rochester ed Ormond intorno a questa faccenda, si trovano nel carteggio di Clarendon.

[235] Lo annunzio de’ cangiamenti ministeriali trovasi nella Gazzetta di Londra, 19 febbraio 1684–85. Vedi Burnet, I, 621; Barillon, 9–19, 16–26 febbraio, e 19 febbraio–1 marzo.

[236] Carte, V_ita d’Ormond; Consulte secrete del partito papista in Irlanda_, 1690. _Memorie dell’Irlanda_, 1716.

[237] _Sessioni di Natale_, del 1678.

[238] _Gli atti de’ Testimoni dello Spirito_, parte V, cap. 5. In questa opera Ludowick, secondo la sua maniera, si vendica del «diavolo urlante» come egli chiama Jeffreys, con una lista di maledizioni che farebbero invidia all’Ernolfo di Sterne. Il processo seguì in gennaio 1677.

[239] Queste parole si trovano in molti libretti di quel tempo. Tito Oates non si stancava mai di citarle. Vedi il suo _Εἰχών Βασιλχη_.