Storia d'Inghilterra, vol 1

Part 45

Chapter 453,679 wordsPublic domain

Ancorchè i Comuni fossero unanimi nel deliberare la concessione d’altra pecunia alla Corona, non erano punto concordi intorno al donde dovesse cavarsi. Fu tostamente risoluto, che parte della somma richiesta si raccogliesse per mezzo d’una imposta addizionale, a termine d’anni otto, sopra il vino e l’aceto: ma al Governo ciò non bastava. Furono messi in campo vari assurdi disegni. Molti gentiluomini provinciali inchinavano a imporre una tassa gravosa sopra tutti gli edifici nuovi della metropoli. Speravano che simigliante tassa avrebbe impedito lo accrescersi d’una città, per la quale da lungo tempo sentiva gelosia ed avversione l’aristocrazia rurale. Il progetto di Dudley North era d’imporre, per un termine di otto anni, nuovi dazi sullo zucchero e sul tabacco. Ne sorsero grandi clamori. I trafficanti di generi coloniali, i droghieri, i raffinatori dello zucchero, i tabaccai, fecero petizioni alla Camera, ed assediarono gli uffici pubblici. Il popolo di Bristol, che aveva grande interesse nel traffico con la Virginia e la Giammaica, spedì una deputazione che fu ascoltata alla Camera de’ Comuni. Rochester tentennò alquanto; ma North, con lo spirito pronto e la perfetta conoscenza delle faccende commerciali, prevalse, sì nel Tesoro come nel Parlamento, contro ogni opposizione. I vecchi membri rimasero attoniti vedendo un uomo che appena da quindici giorni sedeva nella Camera, e che aveva passata la più parte della vita in paesi stranieri, assumere, con fiducia di sè, ed abilmente condurre, tutte le funzioni di Cancelliere dello Scacchiere.[322]

La sua proposta fu adottata; e così la Corona venne in possesso d’una entrata netta di circa un milione e novecento mila lire sterline, cavate dalla sola Inghilterra. Tale somma era più che bastevole a mantenere il Governo in tempo di pace.[323]

XXXV. I Lordi, infrattanto, avevano discusse varie importanti questioni. Fra i Pari, la parte Tory era stata sempre forte. Comprendeva l’intero banco de’ Vescovi; e negli ultimi quattro anni, corsi dopo l’ultimo scioglimento, era stata maggiormente afforzata con la creazione di alcuni nuovi Pari. Di costoro i più cospicui erano il Lord Tesoriere Rochester, il Lord Cancelliere Guildford, il Lord Capo Giudice Jeffreys, Lord Godolphin e Lord Churchill, il quale dopo il suo ritorno da Versailles, era stato fatto barone del Regno d’Inghilterra.

I Pari tosto si posero ad esaminare il caso di quattro loro colleghi, i quali erano stati, sotto il regno di Carlo, posti in istato d’accusa; ma non essendosene mai fatto il processo, dopo una lunga prigionia, erano stati ammessi dalla Corte del Banco del Re a dar cauzione. Tre di cotesti nobili che rimanevano sotto malleveria, erano cattolici romani; il quarto era il Conte di Danby, protestante di gran conto e influenza. Da che era caduto dal potere, e dai Comuni stato accusato di tradimento, quattro Parlamenti erano stati disciolti; ma ei non era stato nè assoluto nè condannato. Nel 1679, i Lordi, rispetto alla situazione di lui, avevano discussa la questione, se un atto d’accusa a cagione d’uno scioglimento si dovesse considerare come terminato o non terminato. Avevano risoluto, dopo lunga discussione ed esame de’ precedenti, che l’atto d’accusa dovesse tenersi come pendente. Questa deliberazione adesso venne da loro abrogata. Pochi Nobili Whig protestarono contro tale partito, ma non ottennero nulla. I Comuni in silenzio sobbarcaronsi alla decisione della Camera Alta. Danby riprese il suo seggio fra mezzo ai Pari, e divenne un membro operoso e potente della fazione Tory.[324]

La questione costituzionale, intorno a cui, nel breve spazio di sei anni, i Tory avevano a quel modo profferite due affatto contrarie sentenze, si stette a dormire per più d’un secolo, e finalmente fu ridestata dallo scioglimento delle Camere che avvenne durante il lungo processo di Warren Hastings. Era allora necessario determinare se la regola stabilita nel 1679, o la opposta del 1685, fosse da reputarsi come legge del Regno. La questione fu lungamente discussa in ambe le Camere; e nella discussione venne adoperata tutta l’abilità legale e parlamentare che fosse in un secolo singolarmente fecondo d’uomini esperti nelle scienze giuridiche e negli usi del Parlamento. I giureconsulti non erano inegualmente divisi. Thurlow, Kenyon, Scott ed Erskine, sostenevano che lo scioglimento avesse posto fine all’atto d’accusa. La opposta dottrina fu manifestata da Mansfield, Camden, Loughborough e Grant. Ma quegli uomini di Stato, i quali fondavano i loro argomenti non sopra antecedenti o analogie pratiche, ma sopra profondi e larghi principii costituzionali, poco differivano nelle opinioni loro. Pitt e Grenville, al pari di Burk e Fox, sostennero che l’accusa rimaneva tuttavia pendente. Ambedue le Camere, a gran maggioranza, posero da parte la decisione del 1685, e pronunciarono che quella del 1679 era conforme alla legge del Parlamento.

XXXVI. Tra tutti i delitti nazionali, commessi mentre il popolo era invaso dalla paura eccitata dalle fandonie d’Oates, il più celebre era stato lo assassinio giudiciale di Stafford. La condanna di quello infelice gentiluomo veniva adesso da ogni uomo imparziale considerata come ingiusta. I testimoni precipui dell’accusa erano stati convinti rei di parecchi spergiuri. In tali circostanze, era debito del Corpo Legislativo di rendere giustizia alla memoria d’una vittima innocente, e di cancellare una macchia immeritata da un nome lungo tempo illustre negli Annali d’Inghilterra. La Camera Alta, in onta al mormorare di pochi Pari, i quali non volevano ammettere d’avere sparso un sangue innocente, passò una legge intesa a cassare il decreto di morte infamante contro Stafford. Nei Comuni, la legge fu letta due volte, senza ricorrere allo scrutinio di divisione; e ordinarono che venisse istituito un comitato. Ma nel dì stabilito per tale faccenda, giunsero nuove, che nelle contrade occidentali dell’Inghilterra era scoppiata una formidabile ribellione. Fu per ciò necessario posporre parecchi importanti affari. L’ammenda dovuta alla memoria di Stafford, fu, come supponevasi, per breve tempo differita. Ma il pessimo governo di Giacomo, in pochi mesi, fece cangiare la pubblica opinione. Pel corso di varie generazioni, i Cattolici Romani non furono in istato di poter chiedere riparazione delle ingiustizie sofferte, e reputavansi fortunati se era loro concesso di vivere senza molestia nella oscurità e nel silenzio. Alla perfine, regnante Giorgio IV, vale a dire cento quaranta e più anni dopo che il sangue di Stafford era stato sparso in Tower Hill, la tarda espiazione fu compita. Una legge, che annullò la sentenza di morte infamante, e restituì alla danneggiata famiglia le antiche dignità, fu dai ministri del Re presentata al Parlamento, e, lietamente accolta da tutti gli uomini pubblici di ogni partito, passò senza un solo voto contrario.[325]

Adesso è mestieri che io racconti la origine e il progresso di quella ribellione, che improvvisamente interruppe le deliberazioni delle Camere.

CAPITOLO QUINTO.

SOMMARIO.

I. I Whig fuorusciti nel Continente.—II. Loro corrispondenti in Inghilterra.—III. Carattere dei principali fuorusciti; Ayloffe.—IV. Wade; Goodenough.—V. Rumbold.—VI. Lord Grey.—VII. Monmouth.—VIII. Ferguson.—IX. Fuorusciti scozzesi; il Conte d’Argyle.—X. Sir Patrizio Hume.—XI. Sir Giovanni Cochrane; Fletcher di Saltoun.—XII. Condotta irragionevole de’ fuorusciti scozzesi.—XIII. Apparecchi per un tentativo contro l’Inghilterra e la Scozia.—XIV. Giovanni Locke.—XV. Apparecchi fatti dal Governo a difendere la Scozia.—XVI. Colloquio di Giacomo con gli ambasciatori olandesi; sforzi inefficaci del Principe d’Orange e degli Stati Generali per impedire Argyle d’imbarcarsi.—XVII. Argyle si parte dall’Olanda.—XVIII. Sbarca in Iscozia.—XIX. Contende coi suoi seguaci.—XX. Disposizione del popolo scozzese.—XXI. Le forze d’Argyle vengono disperse, ed egli è fatto prigioniero.—XXII È decapitato.—XXIII. Decapitazione di Rumbold.—XXIV. Morte di Ayloffe.—XXV. Devastazione della contea d’Argyle; sforzi inefficaci a impedire che Monmouth partisse dall’Olanda.—XXVI. Suo arrivo a Lyme.—XXVII. Suo Proclama.—XXVIII. Sua popolarità nelle contrade occidentali dell’Inghilterra.—XXIX. Scontro tra i ribelli e le milizie civiche in Bridport.—XXX. Scontro tra i ribelli e le milizie civiche in Axminster.—XXXI. Le nuove della ribellione giungono a Londra.—XXXII. Lealtà del Parlamento.—XXXIII. Accoglienza fatta a Monmouth in Taunton—XXXIV. Egli prende il titolo di Re.—XXXV. Accoglienza fattagli in Bridgewater.—XXXVI. Apparecchi del Governo per opporglisi.—XXXVII. Disegno di Monmouth rispetto a Bristol.—XXXVIII. Lo abbandona.—XXXIX. Scaramuccia seguita in Philip’s Norton.—XL. Monmouth è scuorato.—XLI. Ritorna a Bridgewater.—XLII. L’esercito regio pone il campo presso Sedgemoor.—XLIII Battaglia di Sedgemoor.—XLIV. I ribelli vengono inseguiti.—XLV. Esecuzioni militari; fuga di Monmouth.—XLVI. È preso.—XLVII. Scrive una lettera al Re.—XLVIII. E condotto a Londra.—XLIX. Suo incontro col Re—L. Sua decapitazione.—LI. La memoria di lui è cara al popolo basso.—LII. Crudeltà de’ soldati nelle contrade occidentali; Kirke.—LIII Jeffreys si reca nelle contrade occidentali.—LIV. Processo di Alice Lisle.—LV. Il tribunale di sangue.—LVI. Abramo Holmes.—LVII. Cristoforo Battiscombe.—LVIII. Gli Hewling.—LIX. Punizione di Tutchin.—LX. I ribelli sono deportati.—LXI. Confische ed estorsioni.—LXII. Rapacità della Regina e delle sue dame.—LXIII. Caso di Grey.—LXIV. Casi di Cochrane, di Storey, di Wade, di Goodenogh e di Ferguson.—LXV. Jeffreys è creato Lord Cancelliere. Processo ed esecuzione giudiciale di Cornish.—LXVI. Processi ed esecuzioni di Fernley e d’Elisabetta Gaunt.—LXVII. Processo ed esecuzione di Bateman.—LXVIII. Crudele persecuzione contro i Protestanti Dissenzienti.

I. Verso la fine del regno di Carlo II, alcuni Whig che erano stati profondamente implicati nella congiura cotanto fatale al loro partito, e sapevano come fossero fatti segno all’ira implacabile del Governo, avevano cercato asilo nei Paesi Bassi.

Cotesti fuorusciti erano generalmente uomini d’indole ardente e di debole giudizio. Stavano anche sotto la influenza di quella illusione che sembra appartenere segnatamente alla condizione di esule. Un uomo politico, cacciato in bando da una fazione avversa, comunemente guarda traverso ad un falso strumento la società ch’egli ha lasciata. I desiderii, le speranze, i rancori suoi gli fanno apparire ogni cosa scolorata e scontorta. Ei pensa che ogni lieve malcontento debba produrre una rivoluzione. Ogni baruffa gli sembra una ribellione. Non intende come la patria non lo pianga nel modo medesimo ch’egli la piange. Immagina che tutti i suoi vecchi colleghi, i quali godono tuttavia i domestici comodi e le agiatezze loro, siano tormentati dai medesimi sentimenti che gli rendono grave la vita. Come la espatriazione diventa più lunga, i suoi vaneggiamenti si accrescono. Il correre del tempo, che tempera lo ardore degli amici da lui lasciati indietro, gli accresce la fiamma nel cuore. Ciascun giorno che passa gli rende maggiore la impazienza ch’ei sente di rivedere la terra natia, e ciascun giorno la sua terra natia lo rimembra e lo compiange meno. Tale illusione diventa quasi una insania, ogni qual volta molti esuli che soffrono per la medesima causa, si trovano insieme in terra straniera. La precipua delle loro faccende è quella di ragionare intorno a ciò che essi erano un tempo, e a ciò che potrebbero essere in futuro; di incitarsi a vicenda contro il comune nemico; di pascersi con frenetiche speranze di vittoria e di vendetta. Così essi diventano maturi per certe intraprese, che a prima vista verrebbero giudicate disperate da chiunque non sia stato dalla passione privato del senso di calcolare le probabilità di prospero successo.

II. In tali condizioni erano molti de’ fuorusciti che s’erano insieme ridotti nel continente. Il carteggio che tenevano coll’Inghilterra, era per la più parte tale, da eccitare gli animi loro, e da farli farneticare. Le idee che avevano rispetto alla disposizione dell’opinione pubblica, venivano loro precipuamente dai peggiori uomini del partito Whig; uomini che erano cospiratori e libellisti per mestiere, perseguiti dagli ufficiali della giustizia, forzati ad andar svicolando travestiti per i chiassuoli della città, e talvolta a starsi nascosti per intere settimane nelle soffitte o nelle cantine. Gli uomini di Stato che erano stati l’ornamento del partito patriottico, che avevano poscia governati i Consigli della Convenzione, avrebbero porto ammonimenti assai diversi da quelli, che davano uomini come Giovanni Wildman ed Enrico Danvers.

Wildman aveva servito quaranta anni innanzi nell’esercito parlamentare; ma s’era meglio fatto notare come agitatore che come soldato, ed aveva ben presto abbandonato il mestiere delle armi per un altro più adatto all’indole sua. L’odio ch’egli sentiva per la monarchia, lo aveva implicato in una lunga serie di congiure, prima contro il Protettore e poi contro gli Stuardi. Ma al fanatismo congiungeva grandissima sollecitudine per la propria sicurezza. Aveva l’arte maravigliosa di rasentare l’abisso del tradimento, senza precipitarvisi. Niuno intendeva meglio il modo d’incitare altrui alle disperate intraprese con parole, le quali, ripetute dinanzi ai giurati, potessero parere innocenti, o, alla peggio, ambigue. Tanta era la sua astuzia, che quantunque ei perpetuamente congiurasse, e fosse conosciuto ch’ei stesse congiurando; e quantunque un governo vendicativo gli avesse lungamente tenuto gli occhi addosso; ei schivò ogni pericolo, e morì nel proprio letto, dopo d’avere veduto, pel corso di due generazioni, i suoi compiici finire sulle forche.[326] Danvers era un uomo della medesima genia, caldo di cervello e vile di cuore, sempre spinto dallo entusiasmo sull’orlo del pericolo, e sempre dalla codardia fermato su quell’orlo. Esercitava non poca influenza sopra sopra una parte de’ Battisti, aveva scritto molto in difesa delle loro peculiari opinioni; e studiandosi di palliare i delitti di Mattia e di Giovanni di Leida, erasi attirata sul capo la severa censura dei più rispettabili Puritani. Forse, s’egli avesse avuto un po’ di coragggio, avrebbe calcate le orme degli sciagurati ch’ei difendeva. In quel tempo, viveva nascosto per sottrarsi alla caccia che gli davano gli ufficiali della giustizia; imperciocchè il Governo, avendolo scoperto autore d’uno scritto pieno di gravissime calunnie, aveva dato ordini per arrestarlo.[327]

III. È facile immaginare quale specie di notizie e di consigli, uomini come questi che abbiamo descritti, potessero mandare ai fuorusciti nelle Fiandre. Pochi esempi serviranno a darci idea del carattere di quei fuorusciti.

Uno de’ più cospicui fra loro, era Giovanni Ayloffe, legale, congiunto d’affinità con gli Hyde, e per mezzo loro con Giacomo. Ayloffe si era ben per tempo reso notevole per un capriccioso insulto fatto al Governo. Allorquando la prevalenza della corte di Versailles aveva destata universale inquietudine, egli erasi rischiato a porre nel seggio presidenziale della Camera de’ Comuni una scarpa di legno, che presso gl’Inglesi era simbolo della tirannia francese. Erasi poscia implicato nella congiura de’ Whig; ma non abbiamo ragione di credere ch’egli fosse partecipe del disegno di assassinare i due reali fratelli. Era uomo fornito di doti e di coraggio; ma il suo carattere morale non era commendevole. I teologi puritani bisbigliavano ch’egli fosse uno spensierato Gallione,[328] o qualche cosa di peggio; e che qualunque si fosse lo zelo ch’ei professava per la libertà civile, i Santocchi avrebbero fatto bene ad evitare ogni relazione con lui.[329]

IV. Nataniele Wade, era, al pari d’Ayloffe, legale. Aveva abitato lungo tempo in Bristol, e nel circostante paese erasi acquistata rinomanza di repubblicano. Un tempo aveva concepito il disegno di emigrare a New Jersey, dove sperava trovare istituzioni, meglio che quelle d’Inghilterra, accomodate alle sue voglie. La sua operosità nel condurre le elezioni lo aveva reso noto ad alcuni nobili Whig, i quali se n’erano giovati nello esercizio della sua professione, e lo avevano in fine ammesso ai loro più secreti consigli. S’era molto immischiato nel piano della insurrezione, togliendosi l’incarico di sommuovere e capitanare il popolo della propria città. Era stato anche nel segreto delle più odiose congiure contro la vita di Carlo e di Giacomo. Ma dichiarò sempre, che quantunque fosse a parte del secreto, lo aveva abborrito, tentando perfino di dissuadere i suoi colleghi dal mandare ad esecuzione il loro disegno. E’ sembra che Wade, come uomo educato alle occupazioni civili, possedesse in modo non ordinario quella specie di destrezza e di vigore che fanno un buon soldato. Per isventura, i suoi principii e il suo coraggio dettero prova di non essere di forza bastevole a sostenerlo, quando, finito il conflitto, egli nel fondo d’un carcere non aveva altra scelta che la morte o la infamia.[330]

Un altro de’ fuorusciti aveva nome Riccardo Goodenough, che primamente era stato Sotto–Sceriffo di Londra. In lui il suo partito aveva lungo tempo confidato per disonesti servigi, e in ispecie per la scelta de’ giurati che ne’ processi politici non patissero scrupoli. Erasi molto intromesso nelle parti più nere ed atroci della congiura de’ Whig, che erano state con sommo studio nascoste agli uomini più rispettabili di quel partito. Nè, ad attenuargli la colpa, è possibile allegare che ei fosse traviato dallo zelo del bene pubblico; poichè si vedrà in progresso, come, dopo d’avere coi propri delitti infamata una nobile causa, la tradì, onde sottrarsi alla ben meritata pena.[331]

V. Uomo di differentissimo carattere era Riccardo Rumbold. Era stato commissario nello stesso reggimento di Cromwell; era stato posto a guardia del palco dinanzi alla Sala del Banchetto, nel dì della decapitazione del Re; aveva combattuto a Dunbar e a Worcester, e sempre mostrato in altissimo grado le qualità che predistinguevano l’invincibile esercito nel quale egli serviva; vero coraggio, ardente entusiasmo sì nelle cose politiche che nelle religiose, e insieme tutta la padronanza di so, che caratterizza gli uomini che la buona disciplina de’ campi educò a comandare e obbedire. Allorquando le truppe repubblicane furono disciolte, Rumbold divenne birrajo, ed esercitava il proprio traffico presso Hoddeston, in quel fabbricato da cui la congiura di Rye House deriva il nome. Era stato proposto, comecchè non affatto deliberato, ne’ colloqui de’ più avventati e scoscienziati malcontenti, di appostare in Rye House uomini armati, onde aggredire le guardie che dovevano scortare Carlo e Giacomo da Newmarket a Londra. In tali colloqui, Rumbold aveva sostenuta una parte, dalla quale egli avrebbe rifuggito con orrore, se il suo chiaro intendimento non fosse stato ottenebrato, e il suo robusto cuore corrotto dallo spirito di parte.[332]

VI. Assai superiore per posizione a tutti cotesti esuli de’ quali abbiamo finora favellato, era Ford Grey, Lord Grey di Wark. Era stato Esclusionista zelante, aveva cooperato al disegno d’una insurrezione, ed era stato rinchiuso nella Torre; ma gli era venuto fatto, ubbriacando i suoi custodi, di fuggire nel continente. Aveva egregie qualità di mente e modi piacevoli; ma la sua vita era stata macchiata da un delitto di famiglia. La sua moglie apparteneva alla nobile casa di Berkeley. Lady Enrichetta Berkeley, sorella di lei, aveva con Lord Grey la familiarità propria d’un fratello e d’una sorella. Ne nacque una fatale relazione. Lo spirito elevato e le vigorose passioni di Lady Enrichetta ruppero ogni freno di virtù e decoro. La fuga scandalosa de’ due amanti palesò a tutto il reame la vergogna di due illustri famiglie. A Grey e ad alcuni altri, che gli erano stati mezzani in amore, fu intentato un processo come rei di congiura. Nella Corte del Banco del Re seguì una scena che non ha pari nella storia d’Inghilterra. Il seduttore, con intrepido aspetto, comparve accompagnato dalla sua druda. Nè anche in quell’estremo caso, i grandi Lordi Whig si scostarono dal fianco di lui. Coloro ch’erano stati da lui offesi, gli stavano di contro, ed appena lo videro, trascorsero ad eccessi di rabbia. Il vecchio Conte di Berkeley coprì di rimproveri e maledizioni la sciagurata Enrichetta. La Contessa fece il suo deposto, interrotta da frequenti singhiozzi, ed infine si svenne. I giurati profferirono la sentenza di reità. Alzatisi i giudici, Lord Berkeley invocò lo aiuto di tutti i suoi amici per impossessarsi della propria figliuola. I partigiani di Grey le si strinsero attorno. Da ambe le parti snudaronsi i ferri; successe una zuffa in Westminster Hall; e non senza molta difficoltà, ai giudici e agli uscieri riuscì di partire i combattenti. Nei tempi nostri un simile processo tornerebbe fatale ad un uomo pubblico; ma in quel secolo, la idea della moralità fra’ grandi era sì bassa, e lo spirito diparte così violento, che Grey seguitò ad esercitare considerevole influenza, ancorchè i Puritani, che erano una classe assai forte del partito Whig, lo trattassero con alquanta freddezza.[333]

Una parte del carattere, o per meglio dire, della fortuna di Grey, è degna d’essere notata. Ammettevasi che dovunque, tranne in campo di battaglia, egli mostrasse grandissimo coraggio. Più d’una volta, in circostanze impacciose, dove ne andava la vita e la libertà sua, il contegno dignitoso, e la perfetta signoria ch’egli mostrò delle proprie facoltà, gli erano argomento di lode anche presso coloro che non gli portavano nè amore nè stima. Ma come soldato, egli incorse, meno forse per proprio difetto che per mala ventura, il degradante addebito di codardia.

VII. In ciò egli differiva grandemente dal Duca di Monmouth, suo amico. Monmouth, ardente e intrepido in campo di battaglia, mostravasi altrove effeminato ed irresoluto. Lo illustre nascimento, il coraggio, e le frivole grazie ond’egli era adorno, lo avevano locato in un posto, pel quale egli era assolutamente inadatto. Dopo d’avere veduta la rovina d’un partito, del quale egli era capo di nome, erasi ritirato in Olanda. Il principe e la principessa d’Orange, dopo ciò, non lo consideravano più come rivale. Gli facevano ospitale accoglienza, sperando che col trattarlo cortesemente si sarebbero acquistato un diritto alla gratitudine del padre di lui. Sapevano come lo affetto paterno non fosse estinto, come lettere e sussidii pecuniarii continuassero tuttavia a venire da Whitehall al ritiro di Monmouth, e come Carlo guardasse in cagnesco coloro che studiavansi di corteggiarlo sparlando dell’esule figliuolo. Al Duca era stata data speranza, che dopo breve tempo, non porgendo cagione di dispiacere, sarebbe stato richiamato alla patria, e rimesso in tutti i suoi alti onori e comandi. Infiammato da tali espettazioni, era stato, per così dire, l’anima dell’Aja per tutto lo inverno precedente. In una serie di feste da ballo nelle magnifiche sale del Palazzo d’Orange, che da ogni lato risplende coi più vivi colori di Jordaens e di Hondthorst, egli era stato la più cospicua figura.[334] Aveva fatta conoscere alle dame d’Olanda la _country–dance_ inglese; le quali, in ricambio, gli avevano insegnato a patinare sopra i canali. La principessa lo aveva accompagnato nelle sue spedizioni sul ghiaccio; e la figura che ella vi faceva equilibrata sopra una gamba, e coperta di sottane più corte di quelle usate generalmente dalle dame che tengono rigoroso decoro, era stata cagione di meraviglia e diletto ai ministri stranieri. L’austera gravità che serbavasi sempre nella corte dello Statoldero, sembrava essere sparita di faccia alla influenza del giovane inglese, che ammaliava chiunque. Anche il grave e pensieroso Guglielmo, come il suo ospite appariva nelle sue stanze, si abbandonava al buon umore.[335]