Storia d'Inghilterra, vol 1

Part 43

Chapter 433,563 wordsPublic domain

XXII. Il modo onde Baxter fu trattato da un giudice che era membro del Gabinetto, e il prediletto del sovrano, mostrava, in modo da non indurre in errore, i sentimenti che in quel tempo il Governo nutriva verso i Protestanti Non–Conformisti. Ma tali sentimenti erano già stati manifestati da più forti e terribili segni. Il Parlamento di Scozia erasi ragunato, Giacomo ne aveva appositamente affrettate le sessioni, e posposte quelle delle Camere Inglesi, sperando che lo esempio d’Edimburgo avrebbe prodotto un buono effetto in Westminster; dacchè il corpo legislativo del suo Regno Settentrionale era ossequioso al pari di quegli Stati Provinciali che Luigi XIV lasciava trastullare con alcune delle loro antiche funzioni in Bretagna e in Borgogna. Nessuno che non fosse episcopale poteva aver seggio nel Parlamento Scozzese, e nè anche essere elettore; e in Iscozia, un episcopale era sempre Tory. Da un’assemblea siffattamente costituita, poca era la opposizione da temersi alle voglie del Re: oltrechè quell’assemblea non poteva adottare legge che non fosse innanzi approvata da un comitato di cortigiani.

Tutto ciò che chiese il Governo, venne di leggieri consentito. Rispetto alle finanze, a dir vero, la liberalità degli Stati Scozzesi era di poco momento. Dettero, non per tanto, ciò che comportavano i loro pochi mezzi. Concessero, a perpetuità, alla Corona i dazi già concessi al Re defunto, e che in allora erano stati estimati a quaranta mila sterline l’anno. Assegnarono parimente a Giacomo, sua vita durante, una rendita annua di duecento sedici mila lire scozzesi; somma equivalente a diciotto mila lire sterline. La intera somma che poterono concedere, fu di sessanta mila lire sterline l’anno; poco più di quello che versavasi ogni quindici giorni nello Scacchiere Inglese.[289]

Avendo poca pecunia da dare, gli Stati supplirono al difetto con proteste di lealtà e barbari ordinamenti. Il Re, in una lettera, che venne loro letta nel dì in cui si aprì la sessione, li richiedeva con virulente parole di fare nuove leggi penali contro gli ostinati presbiteriani, e si mostrava dolente che le faccende dello Stato gl’impedissero di proporle egli stesso in persona dal trono. I suoi comandamenti furono obbediti. Passò senza ostacolo uno statuto formato da’ Ministri della Corona, il quale anche fra gli statuti di quello sventurato paese e di quel tempo sventuratissimo, è predistinto per atrocità. Fu decretato, con poche ma enfatiche parole, che chiunque avesse osato predicare in un conventicolo in casa, o intervenire come predicatore o come uditore ad un conventicolo all’aria aperta, sarebbe stato punito con la morte e la confisca de’ beni.[290]

XXIII. Questa legge, approvata ad istanza del Re da un’assemblea schiava delle voglie di lui, è degna di particolare considerazione: imperciocchè dagli scrittori ignoranti Giacomo è stato giudicato come principe lesto di cervello e poco giudizioso nella scelta dei mezzi, ma intento ad uno de’ fini più nobili cui possa tendere un Sovrano; a quello, cioè, di stabilire la piena libertà religiosa. Nè può negarsi che alcune parti della sua vita, ove si sceverino dallo insieme e superficialmente si considerino, sembrano far credere tale il suo carattere.

Mentre egli era suddito, aveva per molti anni patita la persecuzione, la quale aveva in lui prodotti gli effetti consueti. La sua mente, torpida e angusta come ella era, aveva profittato di quella severa disciplina. Allorchè fu escluso dalla Corte, dallo Ammiragliato e dal Consiglio, e stette in pericolo di rimanere escluso anco dal trono, solo perchè non sapeva frenarsi dal credere nella transustanziazione e nella autorità della Sede Romana, progredì così rapidamente nelle dottrine della tolleranza, da lasciarsi addietro Milton e Locke. Qual cosa, diceva di sovente, può essere più ingiusta che il punire le speculazioni dello intelletto con pene che dovrebbero infliggersi ai soli atti? Quale più impolitica che il rifiutare i servigi de’ buoni soldati, marinai, giureconsulti, diplomatici, finanzieri, solo perchè professano dottrine erronee intorno al numero de’ sacramenti o alla pluripresenza de’ Santi? Aveva imparato a mente i luoghi comuni che tutte le sètte ripetono con tanta facondia semprechè patiscono oppressione, e dimenticano con tanta facilità semprechè possono rendere il contraccambio. E veramente, ei recitava così bene la sua lezione, che coloro ai quali fosse accaduto di udirlo favellare intorno a quella materia, gli davano più credito di buon senso e di eloquenza, ch’ei veramente non meritasse. Con la manifestazione de’ suoi principii, egli illudeva molti spiriti accesi di carità del prossimo, e forse sè stesso. Ma il suo zelo pei diritti della coscienza finì al finire del predominio del partito Whig. Come la fortuna cangiò, come egli più non ebbe timore delle persecuzioni altrui, come ebbe in mano la potestà di perseguitare gli altri, le vere inclinazioni dell’indole sua cominciarono a mostrarsi. Abborriva i Puritani con odio multiforme, con odio religioso, politico, ereditario e personale. Gli considerava come nemici di Dio, nemici della autorità legittima nella Chiesa e nello Stato, nemici della bisava, dell’avo, del padre, della madre, del fratello, e suoi propri. Egli, che si era così altamente doluto delle leggi contro i papisti, adesso affermò di non sapere immaginare in che modo altri potesse avere la impudenza di proporre la revoca delle leggi contro i Puritani.[291] Egli, il cui têma prediletto era stato la ingiustizia di imporre agli ufficiali civili giuramenti religiosi, stabilì in Iscozia, mentre vi governava da vicerè, il più severo atto di prova religiosa che fosse mai conosciuta nel Regno.[292] Egli, che aveva mostrata giusta indignazione allorquando i sacerdoti della sua fede venivano appesi alle forche e squartati, spassavasi a udire le strida de’ Convenzionisti, e a vederli contorcersi mentre sentivansi dirompere le gambe nello stivaletto.[293] Così, divenuto Re, chiese subito ed ottenne dagli ossequiosi Stati di Scozia, come il più sicuro pegno della lealtà loro, la legge più sanguinaria che sia stata mai fatta nell’isola nostra contro i Protestanti Non–Conformisti.

XXIV. Con questa legge pienamente concordava lo spirito di tutta l’amministrazione del Governo. La feroce persecuzione che infuriò mentre egli era vicerè in Iscozia, si fece più ardente che mai il giorno che ei divenne sovrano. Quelle Contee in cui i Convenzionisti erano in maggior numero, furono abbandonate alla licenza della soldatesca. A’ soldati era mescolata una milizia cittadina, composta de’ più violenti e dissoluti tra coloro che si chiamavano Episcopali. Predistinguevansi fra le bande che opprimevano e devastavano quei malarrivati distretti, i dragoni capitanati da Giovanni Graham di Claverhouse. Corse la voce che questi uomini malvagi erano soliti, ne’ loro baccani, giuocare ai tormenti dello inferno, e chiamarsi vicendevolmente coi nomi de’ demoni e delle anime dannate.[294] Il capo di questo inferno sulla terra, soldato insigne per coraggio e perizia nell’arte militare, ma rapace e profano, d’indole violenta e di cuor duro, ha lasciato un nome, che, in qualunque luogo del globo stanzi la razza scozzese, è ricordato con odio peculiare e fortissimo. Riepilogare in brevi pagine tutti i delitti con che costui e i suoi pari spinsero alla frenesia il contadiname delle pianure occidentali, sarebbe opera interminabile. Servano pochi esempi, che trarrò tutti dalla storia di soli quindici giorni; quegli stessi quindici giorni in cui il Parlamento Scozzese, alle premurose richieste di Giacomo, fece una nuova legge di non mai udita severità contro i Dissenzienti.

Giovanni Brown, povero vetturino della Contea di Lanark, era, a cagione della sua esimia pietà, comunemente chiamato il vetturino cristiano. Molti anni dopo, allorchè la Scozia giunse a godere pace, prosperità e libertà religiosa, i vecchi che serbavano ricordo de’ giorni della sciagura, lo descrivevano come uomo versato nelle cose divine, di vita intemerata, e d’indole così pacifica, che i tiranni non poterono trovare in lui altra colpa, che d’essersi allontanato dal culto pubblico degli Episcopali. Il dì primo di maggio, egli stava a segar fratte, allorchè fu preso dai dragoni di Claverhouse, esaminato all’infretta, convinto di non–conformismo, e dannato a morire. Dicesi che anche fra i soldati non trovossi chi volesse fare da carnefice; imperocchè la moglie del povero uomo era lì presente, aveva per mano un fanciulletto, ed era agevole accorgersi che tra breve avrebbe dato nascimento ad un’altra creatura; ed anche quegli uomini di cuore duro e feroce, che si soprannominavano Belzebù ed Apollione, sentivano raccapriccio della scelleratezza di ucciderle in faccia il marito. Questi, infrattanto, levando alto lo spirito per la prossima sua partita verso l’eternità, mandava alte e fervide preci come uomo ispirato, allorchè Claverhouse invaso di furore lo stese a terra morto con un’archibugiata. Fu riferito da testimoni degni di fede, che la vedova nella sua dolorosa disperazione gridasse: «Ebbene, o signore, ebbene! verrà il giorno da renderne conto;» e che lo assassino rispondesse: «Agli uomini posso rispondere di ciò che ho fatto; in quanto a Dio, so io il modo di farlo star cheto.» Nonostante, corse voce che anche sull’arida coscienza e sull’adamantino cuore di lui, i detti della morente vittima facessero tale un’impressione, che non fu mai cancellata.[295]

Il dì quinto di maggio, due artigiani, detti Pietro Gillies e Giovanni Bryce, furono processati nella Contea di Ayr da un tribunale militare, composto di quindici soldati. Esiste tuttora l’Atto d’Accusa. I prigioni erano incolpati, non di alcun fatto di ribellione, ma di tenere le medesime perniciose dottrine che avevano spinto altrui a ribellare, e di non avere agito giusta quelle dottrine solo perchè era mancata loro l’occasione. Il processo fu brevissimo: in poche ore i due colpevoli furono convinti, impiccati e gettati in un fosso sotto le forche.[296]

Il giorno undecimo di maggio fu segnalato da più d’un grande delitto. Taluni rigorosi calvinisti, dalla dottrina della riprovazione avevano dedotta la conseguenza, che pregare per chi fosse predestinato a dannarsi, era atto di ribellione agli eterni decreti dell’Ente Supremo. Tre poveri lavoranti, profondamente imbevuti di cotali principii, furono presi da un ufficiale nelle vicinanze di Glasgow. Fu loro chiesto se volessero pregare pel Re Giacomo VII. Assentirono di farlo, a condizione ch’egli fosse uno degli eletti. Una fila di moschettieri fu fatta schierare. I due prigioni inginocchiaronsi; vennero loro bendati gli occhi; e un’ora dopo d’essere stati presi, il sangue loro era leccato dai cani.[297]

Mentre tali cose seguivano in Clydesdale, un atto non meno orribile commettevasi in Eskdale. Uno de’ Convenzionisti proscritti, vinto dalla infermità, aveva trovato ricovero nella casa d’una vedova rispettabile, e quivi era morto. Il cadavere fu scoperto dal signore di Westerhall, tirannello, che al tempo della Convenzione aveva mostrato stemperatissimo zelo a pro della Chiesa presbiteriana, e dopo la Restaurazione comprato con l’apostasia il favore del Governo, e sentiva pel partito da lui abbandonato l’odio implacabile d’un apostata. Costui atterrò la casa della povera donna, se ne prese la roba, e lasciando lei coi figlioletti ad errare su per la campagna, trascinò il suo figlio Andrea, ancora fanciullo, dinanzi a Claverhouse, il quale a caso passava per quelle contrade. Claverhouse era a quei tempi stranamente mite. Alcuni credevano ch’egli, dopo la morte del vetturino cristiano successa dieci giorni prima, non fosse affatto in sè. Ma Westerhall, volendo porgere argomento della propria lealtà, giunse ad estorcere da lui la licenza. Caricati gli archibusi, al giovanetto fu ingiunto di tirarsi il berretto in su gli occhi. Ei rifiutò e stette imperterrito, tenendo in mano la Bibbia in faccia agli assassini. «Vi posso guardare in viso,» disse egli, «io non ho fatto nulla di cui debba arrossire. Ma in che modo guarderete voi in quel giorno nel quale sarete giudicati secondo ciò che è scritto in questo libro?» Cadde morto, e fu sotterrato nel pantano.[298]

Nel dì medesimo, due donne, di nome Margherita Maclachlan e Margherita Wilson, vedova d’età matura l’una, giovinetta di anni diciotto l’altra, morirono per la loro religione nella Contea di Wigton. Fu loro offerta la vita a patto che consentissero ad abiurare la dottrina dei ribelli Convenzionisti, e d’assistere al culto episcopale. E ricusando, furono condannate ad essere annegate. Vennero condotte ad un luogo che il Solway inonda due volte al giorno, e legate a due pali fitti nella sabbia tra il segno più basso e il più alto del flusso e riflusso dell’acque. La vedova fu posta più davvicino alle onde che s’avanzavano, con la speranza che la sua suprema agonia atterrendo la giovine, l’avrebbe indotta a cedere. Lo spettacolo fu spaventevole. Ma il coraggio della sopravvivente fu sostenuto da un entusiasmo grandissimo, al pari di qualunque altro di cui faccia ricordo il martirologio. Vedeva il mare farsi sempre più da presso, ma non dette segno di paura. Pregò, e cantò versetti di salmi, finchè la sua voce si estinse nelle acque. Dopo che ebbe sentita l’amarezza della morte, con crudele misericordia, fu slegata e resa alla vita. Risensata, gli amici e i vicini impietositi la supplicavano a cedere. «Cara Margherita, di’ solamente: Dio salvi il Re!» La povera fanciulla, ognor ferma nella sua severa credenza, con voce affannosa mormorò: «Dio lo salvi, se tale è la sua volontà!» I suoi amici affollaronsi dattorno all’impazientito ufficiale: «Ella l’ha detto; davvero, signore, ella lo ha detto.»—«Farà ella l’abiura?» chiese l’ufficiale. «Giammai,» ella esclamò. «Io sono di Cristo, lasciatemi morire.» E le acque per l’ultima volta le si chiusero sopra.[299]

In tal guisa la Scozia era governata da quel principe che gl’ignoranti hanno rappresentato come amico alla libertà religiosa, che ebbe la sventura d’essere troppo savio e buono per il tempo in cui gli toccò di vivere. Che anzi, ei pensava che quelle stesse leggi le quali gli concedevano di governare a quel modo, fossero assai miti. Mentre i suoi ufficiali commettevano i raccontati assassinii, egli istigava il Parlamento scozzese a fare una nuova legge, in paragone della quale tutte le precedenti potrebbero chiamarsi temperatissime.

In Inghilterra l’autorità di lui, benchè grande, era infrenata da antiche e venerande leggi, che nè anche i Tory avrebbero con pazienza veduto rompere. Quivi ei non poteva tradurre i Dissenzienti dinanzi ai tribunali militari, o gioire in Consiglio della voluttà di vederli svenire sotto la tortura dello stivaletto. Quivi non poteva annegare le fanciulle ricusanti di fare l’abiura, o fucilare i poveri campagnuoli che avessero dubitato lui essere uno degli eletti. Eppure, anco in Inghilterra, continuò a perseguitare, per quanto il suo potere si estendeva, i Puritani; finchè gli eventi che verranno da noi raccontati, lo indussero a concepire la idea di unire i Puritani e i Papisti in colleganza, onde umiliare e spogliare la Chiesa Anglicana.

XXV. Anche in que’ primi anni del suo regno, ei portava singolare affetto ad una setta di protestanti Dissenzienti, chiamata la Società degli Amici. La sua parzialità per questa singolare confraternita non può attribuirsi a sentimento religioso, perocchè fra i credenti nella divina missione di Cristo, i Cattolici Romani e i Quacqueri sono quelli fra’ quali è maggiore distanza. Parrebbe un paradosso affermare che questa medesima discrepanza costituisse un vincolo tra gli uni e gli altri: eppure tale era il caso. Imperciocchè essi deviavano in direzione cotanto opposta da ciò che dalla maggior parte della nazione era reputato vero, che perfino gli spiriti più liberi li consideravano entrambi come egualmente discosti dai confini della più larga tolleranza. Così le due sètte estreme, appunto perchè erano tali, avevano un interesse comune, diverso da quello delle sètte intermedie. I Quacqueri erano anche innocenti d’ogni offesa contro Giacomo e la sua casa. Non erano esistiti in forma di comunità, se non quando la guerra tra il padre di lui e il Lungo Parlamento era presso a finire. Erano stati crudelmente perseguitati da alcuni de’ governi rivoluzionarii. Dopo la Restaurazione, malgrado molte vessazioni, eransi mansuetamente sottomessi alla autorità regia; come quelli che, quantunque ragionando sopra premesse che i teologi anglicani consideravano eterodosse, s’erano ridotti al pari di essi alla conclusione, che nessuno eccesso di tirannia dalla parte del principe può giustificare la resistenza dalla parte del suddito. Nessun libello contro il Governo era stato mai attribuito ad un Quacquero.[300] Niuno di loro era stato implicato mai in qualche congiura contro il Governo. La loro società non aveva fatto eco ai clamori per la Legge d’Esclusione, ed aveva solennemente riprovata la Congiura di Rye House come disegno infernale e opera del demonio.[301] E veramente, gli Amici allora presero poca parte nelle civili contese; perciocchè non trovavansi, come adesso, congregati nelle grandi città, ma generalmente erano addetti all’agricoltura; occupazione, dalla quale a poco a poco sono stati distolti per le vessazioni derivate loro dallo strano scrupolo di pagare la decima. Vivevano, quindi, molto lontani dalla lotta politica. Evitavano parimente, per principio, anco nel domestico ritiro, ogni discorso politico; avvegnachè il ragionare di siffatte cose, secondo l’opinione loro, non fosse favorevole alla spiritualità della mente, e tendesse a disturbare l’austera compostezza del loro contegno. Nelle annuali ragunanze di quei tempi, i confratelli venivano ripetutamente ammoniti a non discorrere intorno a faccende di Stato.[302] Persone che oggi sono in vita, rammentano come que’ vecchi venerandi che serbavano i costumi dell’antecedente generazione, riprovassero per sistema tali discorsi mondani.[303] Era, dunque, naturale che Giacomo facesse gran distinzione tra questa gente innocua, e quelle fiere e irrequiete sètte che consideravano qual dovere di Cristiano il resistere alla tirannide; che in Germania, in Francia e in Olanda avevano mossa guerra ai principi legittimi, e che pel corso di quattro generazioni avevano nutrita singolare nimistà contro la Casa degli Stuardi.

Accadde, inoltre, di potere grandemente alleggiare i Cattolici Romani e i Quacqueri, senza mitigare le sciagure dei Puritani. Una legge, allora in vigore, puniva severamente chiunque ricusasse di prestare il giuramento di supremazia quante volte venisse richiesto. Questa legge non toccava i Presbiteriani, gl’Indipendenti o i Battisti, imperocchè tutti erano pronti a chiamare Dio in testimonio onde provare com’essi avessero rinunziato ad ogni relazione spirituale coi prelati e co’ potentati forestieri. Ma il Cattolico Romano non voleva giurare che il Papa non avesse giurisdizione in Inghilterra, nè il Quacquero prestare giuramento di nessuna specie. Dall’altra parte, nè l’uno nè l’altro era colpito dal così detto Five Mile Act; legge che tra tutte quelle le quali contenevansi nel Libro degli Statuti, era forse la più molesta ai Puritani Non–Conformisti.[304]

XXVI. I Quacqueri avevano in Corte uno zelante e potente avvocato. Benchè, come classe, poco s’immischiassero nelle cose del mondo, e schivassero le politiche, quale occupazione nociva ai loro interessi spirituali; uno di loro, molto dagli altri predistinto per grado ed opulenza, viveva fra le alte classi, ed aveva sempre aperta la via all’orecchio del Re. Costui era il celebre Guglielmo Penn. Il padre suo aveva avuto alto comando nella flotta, era stato commissario dell’ammiragliato, aveva seduto nel Parlamento, era stato fatto cavaliere, e gli era stata data la speranza d’una paría. Il figlio era stato educato liberalmente, e destinato alla professione delle armi: se non che, mentre era ancora giovane, aveva danneggiato il proprio avvenire e disgustati gli amici, collegandosi a quella che a que’ tempi comunemente consideravasi come masnada di stolti eretici. Era stato talvolta chiuso nella prigione della Torre, tal’altra a Newgate. Era stato processato in Old Bailey, per avere predicato in onta alla legge. Nondimeno, dopo qualche tempo erasi riconciliato con la propria famiglia, e gli era riuscito ottenere protezione così potente, che mentre tutte le carceri dell’Inghilterra erano ripiene de’ suoi confratelli, a lui fu per molti anni permesso di professare senza molestia la propria credenza. Verso la fine del regno di Carlo, per saldo di un vecchio debito che aveva con lui la Corona, ottenne la concessione nell’America Settentrionale, d’un’immensa contrada allora popolata soltanto di cacciatori Indiani, e invitò i suoi amici perseguitati a stabilirvisi. Allorchè Giacomo salì sul trono, la colonia di Penn era tuttavia nella infanzia.

Tra Giacomo e Penn da lungo tempo era stata dimestichezza. Il Quacquero, quindi, divenne cortigiano, e quasi prediletto. Ciascun giorno dalla galleria era chiamato alle segrete stanze del principe, e talvolta aveva lunghe udienze, intanto che i Pari del Regno stavano ad aspettare nelle anticamere. Corse voce ch’egli avesse più potenza effettiva di giovare e di nuocere, di quanta ne avessero molti nobili che occupavano alti uffici. Tosto fu circuito da adulatori e da supplicanti. La sua casa in Kensington talvolta, verso l’ora in cui si levava da letto, era affollata da più di dugento chiedenti. Nondimeno, caro gli costava tale apparenza di prosperità. Anche gli uomini della sua setta lo trattavano con freddezza, e lo ricompensavano de’ servigi loro resi, parlandone male. Lo accusavano altamente d’essere papista, anzi gesuita. Taluni affermavano ch’egli fosse stato educato in Saint–Omer, ed altri che avesse ricevuti gli ordini sacri in Roma. Tali calunnie, a dir vero, potevano trovare credenza solo nella insensata moltitudine; ma a queste calunnie mescolavansi accuse assai meglio fondate.[305]

Il dire intera la verità intorno a Penn, è impresa che richiede qualche coraggio; perocchè egli è più presto un personaggio mistico che storico. Nazioni rivali e sètte avverse fra loro, sono state concordi a canonizzarlo. La Inghilterra va orgogliosa del nome di lui. Una grande Repubblica oltre l’Atlantico, gli porta una riverenza simile a quella che gli Ateniesi sentivano per Teseo e i Romani per Quirino. La spettabile società di cui egli era membro, l’onora come un apostolo. Gli uomini pii d’altre credenze, generalmente, lo considerano come splendido esempio di virtù cristiana. Frattanto, ammiratori di differentissima specie ne hanno celebrate le lodi. I filosofi francesi del secolo decimottavo gli perdonavano quelle ch’essi chiamavano superstiziose fantasticherie, in grazia dello spregio in cui teneva i preti, e della benevolenza cosmopolita, che egli imparzialmente mostrava agli uomini di tutte le razze e di tutte le religioni. In tal modo il nome di lui, per tutto il mondo incivilito, è divenuto sinonimo di probità e di filantropia.