Part 41
XIV. Grande era il conflitto che ardeva nella mente di Giacomo. Saremmo verso lui ingiusti, ove supponessimo che la condizione di vassallo gli tornasse gradita. Egli amava l’autorità e gli affari; aveva alto concetto della dignità propria; anzi non era affatto privo di un sentimento che aveva qualche affinità con l’amore di patria. Gli si straziava l’anima pensando che il Regno da lui governato, fosse di minor conto nel mondo, che non erano altri Stati i quali avevano minori vantaggi naturali; e prestava facile ascolto ai Ministri stranieri, sempre che lo incitavano a manifestare la dignità del suo grado, porsi a capo di una grande confederazione, farsi protettore delle oltraggiate nazioni, e domare l’orgoglio di quella Potenza che teneva in timore il continente. Tali esortazioni gli facevano battere il cuore con emozioni incognite al suo spensierato ed effeminato fratello. Ma tali emozioni tosto cedevano a più forte sentimento. Una politica estera vigorosa, necessariamente presupponeva politica interna conciliatrice. Era impossibile far fronte alla possanza francese, e a un tempo calpestare le libertà della Inghilterra. Il Potere Esecutivo non avrebbe potuto imprendere nulla di grande senza lo assenso della Camera de’ Comuni, nè ottenerne lo aiuto senza agire a seconda delle opinioni di quella. In tal guisa, Giacomo accorgevasi di non potere conseguire insieme le due cose ch’ei più desiderava. Il secondo de’ suoi desiderii era quello d’essere temuto e rispettato dai Governi stranieri; ma il primo era di essere signore assoluto nel proprio Regno. Fra gli oggetti incompatibili cui il suo cuore aspirava, egli per qualche tempo procede piegando ora di qua ora di là. Il conflitto dell’animo diede ai suoi atti pubblici una strana sembianza d’irresolutezza e di falsità. Difatti, coloro i quali senza il filo d’Arianna tentavano d’esplorare il laberinto della sua politica, non sapevano intendere come lo stesso uomo nella settimana stessa potesse mostrarsi così superbo e così vile. Anco Luigi rendevano perplesso gli andamenti d’un alleato il quale, in poche ore, passava dall’omaggio alla disfida, e dalla disfida all’omaggio. Nondimeno, ora che ci è appieno manifesta la condotta di Giacomo, sembra che cotesta incoerenza possa agevolmente spiegarsi.
Allorquando egli si assise sopra il trono, era in dubbio se il Regno si sarebbe tranquillamente sottoposto all’autorità sua. Gli Esclusionisti, poco fa così potenti, avrebbero potuto, correndo all’armi, insorgergli contro. Egli avrebbe potuto avere grande bisogno dell’oro e delle milizie della Francia: fu quindi per alquanti giorni pago di far la parte di piaggiatore e di mendicante. Si scusò umilmente d’avere osato convocare il suo Parlamento senza licenza del Governo francese; e lo pregò vivamente di concedergli un sussidio. Sparse lacrime di gioia sopra le cambiali francesi; mandò a Versailles una speciale ambasceria per significare la gratitudine, lo affetto, la sommissione ch’egli aveva per Luigi. Ma appena partita l’ambasceria, variò di sentimenti. Era stato da per tutto proclamato Re senza il minimo tumulto, senza il più lieve grido sedizioso. Da ogni parte dell’isola gli giungevano nuove ad assicurarlo che i suoi sudditi erano tranquilli ed obbedienti. Riprese animo, e sentì come la relazione disonorante da lui contratta con un potentato straniero, gli fosse intollerabile. Divenne altero, puntiglioso, vanitoso, rissoso. Parlava così altamente intorno alla dignità della propria Corona e all’equilibrio politico, che tutta la sua Corte aspettavasi ad un pieno rivolgimento nella politica estera del Governo inglese. Comandò a Churchill di mandargli una relazione minuta del ceremoniale di Versailles, affinchè gli onori onde ivi era stata accolta la legazione inglese, venissero debitamente contraccambiati, ma non più che contraccambiati, al rappresentante della Francia a Whitehall. La nuova di questo mutamento fu accolta con gioia a Madrid, a Vienna e all’Aja.[255] Il Re Luigi, in sulle prime, ne rise, dicendo: «Il mio buono alleato parla alto; ma egli ama tanto i miei zecchini, quanto li amava il suo fratello.» Nonostante, il variato contegno di Giacomo e, le speranze che ne avevano concepite i due rami di Casa d’Austria, cominciarono a richiamare più seria attenzione. Esiste tuttora una notevolissima lettera, nella quale il Re francese mostra sospetto d’essere stato ingannato, credendo che lo stesso danaro da lui mandato a Westminster, verrebbe adoperato a’ suoi danni.[256]
Verso questo tempo, la Inghilterra s’era riavuta dalla tristezza ed ansietà cagionatale dalla morte del buon Carlo. I Tory fecero grandi proteste d’affetto verso il nuovo signore. La paura teneva domo il rancore dei Whig. Quella vasta massa di gente che non sono stabilmente Whig nè Tory, ma che pendono a vicenda ora verso gli uni ora verso gli altri, stava dalla parte de’ Tory. La reazione che aveva tenuto dietro alla dissoluzione del Parlamento d’Oxford, non aveva consunta la propria forza.
XV. Il Re non indugiò punto a porre alla prova la lealtà de’ suoi amici protestanti. Mentre egli era suddito, soleva ascoltare la messa a uscio chiuso, in un piccolo oratorio, accomodato a uso della consorte. Adesso comandò che le porte si spalancassero, affinchè tutti coloro che andavano a complirlo, potessero vedere il servizio divino. Alla elevazione dell’ostia, seguì una strana confusione nell’anticamera. I cattolici romani prostraronsi in ginocchio; i protestanti uscirono frettolosamente fuori. Tosto un nuovo pulpito fu eretto in palazzo, d’onde, nella quaresima, sacerdoti papisti predicavano, con grave sconcerto de’ zelanti fedeli della Chiesa Anglicana.[257]
Alla predetta innovazione seguì altra più grave. Giunta la settimana di Passione, il Re deliberò di assistere alla messa con la pompa medesima di che usavano circuirsi i suoi predecessori, andando ai tempii della religione anglicana. Palesò il suo intendimento ai tre Ministri del Gabinetto intimo, e ingiunse loro di accompagnarlo. Sunderland, pel quale tutte le religioni valevano lo stesso, fu pronto ad assentire. Godolphin, come Ciamberlano della Regina, era già assuefatto a darle mano quando essa recavasi all’oratorio, e non ebbe scrupolo d’inchinarsi officialmente nel tempio di Rimmon. Ma Rochester ne rimase gravemente conturbato. La influenza ch’egli esercitava sul paese, originava principalmente dal concetto, in che il clero e i gentiluomini Tory lo tenevano, di amico sincero e zelante della Chiesa. La sua ortodossia era considerata come piena espiazione di falli che altrimenti lo avrebbero reso il più impopolare uomo del Regno, avvegnachè avesse indole oltremodo arrogante e violenta, e modi quasi brutali.[258] Ei temeva che, arrendendosi alle voglie del principe, avrebbe perduta in gran parte la stima del proprio partito. Infine, non senza qualche contrasto, ottenne licenza di passare fuori di città i giorni santi. Tutti gli altri dignitari civili ebbero comandamento di trovarsi al proprio posto nella domenica della Pasqua. Così, dopo un intervallo di cento ventisette anni, i riti della Chiesa di Roma furono celebrati in Westminster con regia magnificenza. Le guardie reali erano schierate. I cavalieri della Giarrettiera portavano i loro collari. Il Duca di Somerset, secondo per grado fra i nobili secolari del reame, portava la spada dello Stato. Un gran codazzo di grandi Lordi accompagnò il Re al suo seggio. Ma fu notato che Ormond e Halifax rimasero nell’anticamera. Pochi anni innanzi, essi avevano valorosamente propugnata la causa di Giacomo contro alcuni di coloro che ora mostravansi ossequiosissimi. Ormond non aveva partecipato alla strage de’ cattolici romani. Halifax aveva animosamente votato per la non colpabilità di Stafford. E mentre i voltafaccia, che avevano preteso raccapricciar al solo pensiero di un Re papista, e senza misericordia versato il sangue innocente di un Pari papista, adesso spingevansi l’un l’altro per farsi più da presso a un altare papista, l’illustre Barcamenante si sarebbe giustamente potuto inorgoglire di quello impopolare saprannome.[259]
XVI. Una settimana dopo cotesta cerimonia, Giacomo fece un sacrificio de’ suoi pregiudizi religiosi, assai maggiore di qualunque altro fin allora egli avesse richiesto da’ suoi sudditi protestanti. Si fece incoronare il giorno vigesimoterzo d’aprile, in che ricorre la festività del Santo patrono del Regno. Tutto Westminster fu splendidamente adornato. La presenza della Regina e delle mogli de’ Pari dava alla solennità uno incanto che era mancato alla magnifica inaugurazione del Re defunto. Nondimeno coloro che ricordavansi di quella cerimonia, affermarono che l’incoronazione di Giacomo fu meschina. L’antica usanza richiedeva che avanti la incoronazione il sovrano con tutti i suoi araldi, giudici, Consiglieri, Lordi e gran dignitari, cavalcasse solennemente dalla Torre a Westminster. L’ultima e più magnifica di tali cavalcate fu quella che traversò la metropoli, allorquando i sentimenti eccitati dalla Restaurazione erano ancor vivi. Lungo il cammino innalzavansi archi trionfali. Tutto Cornhill, Cheapside, Saint Paul’s Church Yard, Fleet Street, e lo Strand erano fiancheggiati da file di palchi. La città intera in tal modo poteva contemplare il principato nella sua forma più splendida e solenne. Giacomo ordinò che si calcolasse la spesa di simigliante processione, e fu riferito che ascenderebbe a circa la metà più della somma da esso proposta per coprire di ciondoli la sua sposa. Deliberò, quindi, d’essere prodigo dove aveva mestieri d’esser parco, e spilorcio dove avrebbe dovuto essere generoso. Più di cento mila lire sterline furono spese negli abiti della Regina; e la processione fu posta da parte. La insania di questo partito si conosce a prima vista: imperciocchè, se la pompa è utile in politica, lo è quando si adopera come mezzo di abbagliare la fantasia della moltitudine. E veramente, è grandissima assurdità escludere la plebe da uno spettacolo, il cui scopo principale è quello di produrre una impressione nell’animo della plebe. Giacomo avrebbe fatto mostra d’una più giudiziosa munificenza, e d’una parsimonia più giudiziosa, se avesse traversata Londra da levante a ponente con la solita pompa, e ordinato che gli abiti della propria moglie fossero stati meno sopraccarichi di perle e di diamanti. Nulladimeno i suoi successori per lungo tempo seguirono lo esempio di lui; e in uno spettacolo al quale venivano ammesse solo tre o quattro mila persone, si profondevano somme che, bene impiegate, avrebbero pôrto squisitissimo diletto ad una gran parte della nazione. In fine, venne in parte richiamato a vita lo antico costume. Il dì della incoronazione della regina Vittoria vi fu una processione, nella quale si sarebbero potuti notare molti mancamenti, ma che fu ammirata con interesse e diletto da mezzo milione di sudditi; e senza dubbio veruno, apprestò più piacere ed eccitò maggiore entusiasmo, della costosa solennità che facevasi fra mezzo a uno eletto numero di persone dentro l’Abbadia.
Giacomo aveva fatto comandamento a Sancroft di abbreviare il rituale. La ragione che venne pubblicamente addotta, fu che il giorno era sì corto, da non potersi compiere tutto ciò ch’era da farsi. Ma chiunque si faccia ad esaminare i cangiamenti fattivi, si accorgerà che il vero fine fu quello di scartare talune cose le quali altamente offendevano i sentimenti religiosi d’un cattolico romano zelante. L’ufficio della comunione non fu letto. Fu omessa la cerimonia di presentare in dono al sovrano una Bibbia riccamente rilegata, e di esortarlo a pregiare sopra tutti i tesori della terra un volume ch’egli, secondo gl’insegnamenti ricevuti, reputava adulterato con false dottrine. Nulladimeno, ciò che rimaneva dopo tali omissioni, avrebbe potuto far nascere scrupoli nella mente di un uomo, il quale sinceramente avesse creduto che la Chiesa Anglicana era una società ereticale, nel cui seno non poteva acquistarsi la eterna salvezza. Il re fece una oblazione all’altare. Ripetè i responsi alle litanie cantate dai vescovi. Ricevè da que’ falsi profeti la unzione, simbolo della divina assistenza, e s’inginocchiò simulando devozione, mentre essi invocavano lo Spirito Santo, al quale erano, secondo egli credeva, maligni ed implacabili nemici. Tali sono le incoerenze della umana natura, che cotesto uomo, il quale per un fanatico zelo verso la propria religione perdè tre Regni, amò commettere un atto ch’era poco meno d’una apostasia, più presto che rinunziare al fanciullesco diletto della simbolica fantocciata della incoronazione.[260]
Francesco Turner, vescovo d’Ely, predicò agli astanti. Era uno di quegli scrittori che seguitavano ad affettare lo stile antiquato dell’arcivescovo Williams e del vescovo Andrews. Il sermone era tessuto di quei concetti strani, che sessanta anni innanzi avrebbero potuto destare ammirazione, ma allora movevano a scherno una generazione d’uditori assuefatta alla pure eloquenza di Sprat, di South e di Tillotson. Salomone era Re Giacomo; Adonia, Monmouth; Joab era uno de’ congiurati di Rye House; Shimei, un libellista Whig; Abiathar, un onesto ma traviato Cavaliere. Una frase del libro delle croniche fu stiracchiata a significare che il Re era superiore al Parlamento; un’altra fu adatta a provare ch’egli solo avrebbe dovuto comandare le milizie cittadine. Verso la fine del discorso, l’oratore timidamente alluse alla nuova e impacciata condizione in cui la Chiesa trovavasi di faccia al sovrano, e rammentò agli uditori come lo imperatore Costanzo Cloro, benchè non fosse cristiano, avesse tenuto in onoranza i cristiani fedeli alla propria religione, e avesse spregiati coloro che cercavano guadagnarsi, apostatando, il favore di lui. Il servizio religioso nella Abbadia, fu seguito da un banchetto solenne nella Sala; il banchetto da magnifici fuochi artificiali, e i fuochi da molte cattive poesie.[261]
XVII. Fu questo il momento in cui lo entusiasmo del partito Tory pervenne alla sua maggiore altezza. Dal dì in che Giacomo fu asceso sul trono, s’erano sempre avvicendati indirizzi, in cui quel partito esprimeva profonda venerazione per la persona e la dignità del monarca, e acre abborrimento per i vinti Whig. I magistrati di Middlesex rendevano grazie a Dio per avere dispersi i disegni di que’ regicidi ed Esclusionisti, i quali, non paghi d’avere assassinato un monarca santo, tentavano di distruggere le fondamenta della monarchia. La città di Gloucester esecrò i ribaldi sitibondi di sangue, che avevano tentato di privare la Maestà Sua del diritto ereditario. I borghesi di Wigan assicurarono il sovrano, che lo avrebbero difeso contro tutti gli Achitophel cospiratori, e i ribelli Assalonni. I gran giurati di Suffolk dissero sperare, che il Parlamento avrebbe proscritti gli Esclusionisti. Molti Consigli municipali giurarono di non rieleggere mai più alla Camera de’ Comuni chiunque avesse votato a favore della legge che voleva privare Giacomo del diritto di successione. Perfino la metropoli mostrò profondo ossequio. I legali e i commercianti fra loro gareggiavano di servilità. I collegi dei Tribunali, e quelli di Cancelleria, mandarono fervide professioni di sommissione e d’affetto. Tutte le grandi società commerciali, la Compagnia delle Indie Orientali, la Compagnia Affricana, la Compagnia di Turchia, la Compagnia di Moscovia, la Compagnia di Hudson Bay, i Mercanti di Maryland, i Mercanti della Giammaica, i Mercanti Avventurieri, dichiararono che accettavano ben volentieri lo editto regio, il quale ingiungeva loro di continuare a pagare i diritti doganali. Bristol, seconda città dell’isola, fece eco al voto di Londra. Ma in nessuno altro luogo lo spirito di lealtà fu più fervido di quel che fosse nelle due università. Oxford dichiarò che non si sarebbe mai dilungata da quei principii religiosi che la obbligavano a prestare obbedienza al Re senza limiti o restrizioni. Cambridge, con severissime parole, dannò la violenza e il tradimento di que’ torbidi spiriti che s’erano malignamente studiati di trarre la corrente della successione fuori del suo proprio alveo.[262]
XVIII. Simiglianti indirizzi, per uno spazio considerevole di tempo, riempirono ciascun numero della Gazzetta di Londra. Ma non erano i soli indirizzi i mezzi onde i Tory mostravano il proprio zelo. Pubblicati i decreti per le elezioni parlamentari, il paese fu in grande concitamento. Non v’era mai stata elezione generale che, come questa, fosse accompagnata da circostanze cotanto favorevoli alla Corte. Centinaia di migliaia che la Congiura papale aveva cacciato dentro il partito Whig, furono ricacciati al partito Tory dalla congiura di Rye House. Nelle Contee, il Governo poteva esser sicuro d’una immensa maggioranza di gentiluomini possidenti trecento e più lire sterline l’anno, e di tutti gli ecclesiastici fino a uno. Quei borghi che un tempo erano cittadelle di Whig, erano di fresco stati con sentenza legale privati de’ loro Statuti, o avevano prevenuta la sentenza, spontaneamente rinunziandovi. Erano poi stati ricostituiti in modo da rieleggere senza dubbio rappresentanti devoti alla Corona. Dove non era da fidarsi dei cittadini, la franchigia elettorale era stata affidata agli scudieri delle vicinanze. In alcuni dei più piccoli municipii occidentali, i collegi elettorali erano in gran parte composti di Capitani e di Luogotenenti delle Guardie. I seggi elettorali avevano dovecchessia interesse per la Corte. In ciascuna Contea il Lord Luogotenente e i suoi deputati formavano un potente, operoso e vigilante comitato, col fine di carezzare e intimidire i liberi possidenti. Le popolazioni erano ammonite da migliaia di pulpiti a non votare a favore di nessun candidato Whig, perocchè ne dovevano render conto a Colui che aveva ordinato che vi fossero i potentati, e aveva detto la ribellione essere peccato non meno grave della stregoneria. Di tutti cotesti elementi il partito predominante non solo usò quanto potè, ma abusò in modo così svergognato, che gli uomini gravi e saggi, i quali si erano mantenuti fedeli alla monarchia mentre era in pericolo, e non portavano nessun affetto ai repubblicani e agli scismatici, tiraronsi da parte, e da siffatti primordii previdero lo appressarsi di tempi tristissimi.[263]
Nondimeno i Whig, comecchè patissero la giusta pena de’ propri errori, e fossero sconfitti, scoraggiati, disordinati, non vollero cedere senza sforzi. Erano tuttavia numerosi nelle classi dei trafficanti e degli artigiani delle città, e in quelle de’ piccoli possidenti e de’ contadini sparsi per le campagne. In taluni distretti, come, a cagione d’esempio, nelle Contee di Dorset e di Somerset, formavano la gran maggioranza della popolazione. Nulla potevano nei borghi ricostituiti; ma in ogni Contea dove avevano probabilità di prospero successo, lottarono disperatamente. Nella Contea di Bedford, che all’ultimo Parlamento era stata rappresentata dallo sfortunato Russell, essi rimasero vincitori nella prova ad alzata di mani, ma perdenti in quella dello squittinio.[264] In Essex ottennero mille trecento voti contro mille ottocento.[265] Nella elezione della Contea di Northampton, il popolo procedè così violentemente ostile al candidato della Corte, che fu necessario appostare nella piazza di mercato della città della Contea una coorte di soldati, ai quali fu dato ordine di caricare a palla gli archibugi.[266] La storia della contesa per la elezione della Contea di Buckingham, è anche più degna di considerazione. Il candidato Whig, che aveva nome Tommaso Wharton, figlio primogenito di Filippo Lord Wharton, era uomo predistinto e per destrezza e per audacia, e destinato a rappresentare una parte cospicua, benchè non sempre commendevole, nella politica di vari sovrani. Nella Camera de’ Comuni era stato uno de’ membri, i quali avevano portata la Legge d’Esclusione alla barra di quella de’ Lordi. La Corte, adunque, era intesa ad usare ogni mezzo buono o cattivo per escluderlo dal Parlamento. Il Lord Capo Giudice Jeffreys recossi in persona nella Contea di Buckingham, a fine di sostenere un gentiluomo chiamato Hacket, che apparteneva al partito Tory. Immaginarono uno strattagemma, che essi pensavano dovesse produrre buono effetto. Fu annunziato che la elezione si farebbe in Ailesbury; e Wharton, la cui perizia in tutte le astuzie di condurre una elezione era senza rivali, ordinò tutto, credendo vera la cosa; allorquando, con improvviso annunzio, lo sceriffo fece sapere che lo squittinio seguirebbe in Newport Pagnell. Wharton e i suoi partigiani vi si recarono frettolosamente, e trovarono che Hacket, il quale sapeva il secreto, aveva già preso per conto suo tutte le locande e gli alberghi. I liberi possidenti Whig furono costretti a legare i propri cavalli alle siepi, e dormire a cielo scoperto sui prati che circondavano la città. E’ non fu senza difficoltà grandissima che si potè provvedere improvvisamente al vitto di tanto numero d’uomini e d’animali; quantunque Wharton, che non curava affatto spesa alcuna quando gli si accendevano in cuore l’ambizione e lo spirito di parte, sborsasse in un solo giorno mille cinquecento lire sterline, somma immensa per que’ tempi. Nonostante, sembra che tanta ingiustizia avesse ridato coraggio ai possidenti di Bucks, animosi figli degli elettori di Giovanni Hampden. Wharton non solo sortì vittorioso della prova, ma potè ottenere la elezione d’un altro uomo d’opinioni moderate, e sconfiggere il candidato del Capo Giudice.[267]
Nella contea di Chester la lotta durò sei giorni. I Whig ebbero circa mille settecento voti, i Tory circa due mila. Il popolo minuto parteggiò con veemenza a favore de’ Whig, e gridando: «Abbasso i Vescovi!» insultò il clero per le vie di Chester, stramazzò a terra un gentiluomo Tory, ruppe le finestre e bastonò i commissari di polizia. Fu chiamata la milizia cittadina a chetare il tumulto, e fu fatta rimanere in armi, onde proteggere il trionfo de’ vincitori. Appena finito lo squittinio, cinque grossi cannoni dal castello annunziarono al paese circostante la vittoria della Chiesa e della Corona. Le campane sonarono a festa. Gli eletti furono condotti solennemente alla croce della città,[268] accompagnati da una banda musicale e da un lungo codazzo di cavallieri e scudieri. La processione andava cantando: «Letizia al gran Cesare!» ode cortigiana, la quale era stata, poco innanzi, scritta da Durfey, e quantunque, al pari di tutti gli scritti di lui, fosse estremamente spregevole, in quel tempo era quasi tanto popolare, quanto pochi anni dopo lo fu Lillibullero.[269] Attorno la croce stavano schierate le civiche milizie; fu acceso un fuoco di gioia; la Legge d’Esclusione venne bruciata; e si bevve con fragorose acclamazioni alla salute di Re Giacomo. Il dì seguente era domenica. La milizia schierossi in fila lungo le vie conducenti al duomo. I due rappresentanti della Contea furono condotti con gran pompa al coro dai magistrati della città; ascoltarono la predica del Decano, che probabilmente ragionò del debito d’obbedienza passiva; e poi furono festeggiati dal Gonfaloniere.[270]
In Northumberland, il trionfo di Sir Giovanni Fenwik, cortigiano che acquistò poscia trista rinomanza, fu accompagnato da circostanze che destarono interesse in Londra, e che non furono stimate indegne d’essere rammentate, nei dispacci de’ Ministri stranieri. Newcastle fu illuminato con gran mucchi di carbone acceso. I campanili mandarono suoni di esultanza. Un esemplare della Legge d’Esclusione, ed una cassetta nera simigliante a quella che, secondo la favola popolare, conteneva il contratto di nozze tra Carlo II e Lucia Walters, vennero pubblicamente date alle fiamme con alte acclamazioni.[271]