Part 26
III. L’augumento del popolo è stato grande in ogni parte del Regno, ma generalmente maggiore nelle Contee settentrionali, che nelle meridionali. Veramente, gran parte del paese oltre il Trent, fino al secolo decimottavo era in istato di barbarie. Cagioni fisiche e morali avevano cooperato perchè lo incivilimento non si spandesse per quella regione. Il cielo era inclemente, il suolo in condizioni tali, da richiedere arte somma ed industria nella coltivazione; e poca poteva essere l’arte e la industria in una contrada che spesso era teatro di guerra, e che, anche quando vi regnava una pace di solo nome, veniva perennemente devastata dalle bande di ladroni scozzesi. Avanti e lungo tempo dopo il congiungimento delle due Corone britanniche, eravi tanta differenza tra Middlesex e Northumberland, quanta oggi ve n’è tra il Massachusetts e gli stabilimenti di quelle genti nomadi, le quali nelle rimote contrade occidentali del Mississipi, amministrano rozzamente la giustizia con la carabina e il pugnale. Nel regno di Carlo II, i vestigii lasciati da lunghi anni di strage e di saccheggio vedevansi ancora chiaramente per molte miglia al mezzogiorno del Tweed, nello aspetto della contrada e nei costumi del popolo. Eravi ancora una genia di predoni, che dedicavasi all’arte di saccheggiare le case e rapire interi branchi di gregge. Poco dopo la Restaurazione, il Governo reputò necessario promulgare leggi severissime, a impedire simiglianti delitti. Ai Magistrati di Northumberland e di Cumberland fu data potestà di levare bande d’uomini armati per la difesa della proprietà e dell’ordine; e onde provvedere alle spese di cosiffatte leve, imposero una tassa locale.[34] Fu ordinato che le parrocchie tenessero de’ cani addestrati a fine di dar la caccia ai ladroni. Non pochi vecchi che vivevano ancora a mezzo del secolo decimottavo, potevano bene rammentarsi del tempo in cui quei cani feroci erano d’uso comune.[35] Eppure, anche con tali aiuti, spesso era impossibile rintracciare i nascondigli di quei malfattori fra i luoghi alpestri e paludosi. Imperocchè la geografia di quella selvaggia contrada conoscevasi imperfettamente. Anco dopo che Giorgio III ascese al trono, il sentiero su per le rocce da Borrowdale a Ravenglas era tuttavia un secreto studiosamente custodito dagli abitatori delle valli, taluni de’ quali s’erano probabilmente in gioventù loro sottratti per que’ sentieri alle ricerche della giustizia.[36] Le abitazioni de’ gentiluomini e le grandi case coloniche erano fortificate. I buoi nella notte venivano custoditi sotto gli spaldi della residenza, che chiamavasi col nome di _Peel_. Coloro che vi abitavano, dormivano con le armi allato. Grosse pietre ed acqua bollente erano sempre pronte a schiacciare e scottare il ladrone che si fosse rischiato ad assalire il piccolo presidio. Nissuno ardiva viaggiare per quel paese, senza aver fatto testamento. I giudici, nel loro viaggio periodico, con tutta la torma degli avvocati, procuratori, scrivani e servitori, cavalcavano da Newcastle a Carlisle armati, e scortati da una forte guardia sotto il comando degli Sceriffi. Era mestieri recare seco le necessarie provvisioni; perocchè la contrada era un deserto, dove era d’ogni cosa difetto. Il luogo nel quale la cavalcata fermavasi a desinare, sotto una quercia immensa, non è peranche caduto in oblio. La irregolare rigidità con che amministravasi la giustizia, faceva ribrezzo all’animo di coloro che erano vissuti in più tranquilli distretti. I Giurati, spinti dall’odio e dal sentimento del comune pericolo, dichiaravano rei convinti gli aggressori delle case e i rapitori degli armenti, con la fretta con cui giudica una Corte marziale in occasione di tumulti, e a centinaia gli mandavano alla forca.[37] A memoria di alcuni che hanno veduta la presente generazione, il cacciatore il quale procedeva fino alle scaturigini del Tyne, trovava gli scopeti attorno Keeldar Castle popolati d’una razza di uomini selvaggi quasi al pari degli Indiani della California; e sentiva, maravigliando, le donne, mezzo ignude, cantare rozze e fiere melodie, mentre gli uomini con le daghe in pugno danzavano una danza guerresca.[38]
Lentamente e con difficoltà la pace venne stabilita lungo i confini. La seguirono l’industria e le arti del vivere civile. Intanto scoprivasi che le regioni a settentrione del Trento, possedevano nelle loro miniere di carbone una sorgente di ricchezza assai più preziosa delle miniere aurifere del Perù. Conobbesi che nel vicinato di cotesti strati carboniferi, quasi ogni specie di manifattura si poteva esercitare con grande utile. Le genti presero ad affluire di continuo a que’ luoghi. Raccogliesi dai computi del 1841, che l’antica provincia arcivescovile di York conteneva due settimi della popolazione d’Inghilterra. Ai tempi della Rivoluzione, credevasi che quella provincia contenesse solo un settimo della popolazione.[39] Nella Contea di Lancaster il numero degli abitatori sembra essere cresciuto nove volte di più; mentre in Norfolk, Suffolk e nella Contea di Northampton, appena trovasi raddoppiato.[40]
IV. Intorno alle tasse possiamo favellare con maggior precisione e sicurezza, che intorno alla popolazione. La rendita dell’Inghilterra, alla morte di Carlo II, era piccola in paragone de’ mezzi che essa allora possedeva, o delle somme di pecunia che levavano i Governi degli Stati al nostro propinqui. Dopo l’epoca della Restaurazione, era venuta quasi sempre crescendo; e nondimeno, era poco più di tre quarti della rendita delle Provincie Unite, ed appena un quinto di quella di Francia.
Il più importante capo di entrata era quel balzello detto _excise_, il quale nell’ultimo anno del regno di Carlo produsse cinquecento ottantacinquemila lire sterline, nette di spese. Il prodotto netto delle dogane ascese, nell’anno stesso a cinquecentotrentamila lire sterline. Questi carichi non pesavano molto gravemente sulla nazione. La tassa sui camini o focolari, quantunque fosse meno produttiva, destò maggiori mormorazioni. Il malcontento che nasce dalle imposte dirette, sta, a dir vero, quasi sempre fuori di proporzione alla quantità di danaro che riportano allo Scacchiere; e la tassa sui camini era, anco fra le imposte dirette, particolarmente odiosa: imperocchè non poteva levarsi se non se per mezzo di visite domiciliari; alle quali visite gl’Inglesi hanno sempre avuto tale abborrimento, che il popolo degli altri paesi se ne potrebbe formare solo una debole idea. I padroni di case poveri, spesso non potevano pagare la imposta sui loro focolari. Ogni qualvolta ciò avveniva, gli esattori sequestravano senza misericordia la mobilia: poichè la tassa era data in appalto; e un appaltatore di tasse, fra tutti i creditori, secondo porge il proverbio, è il più rapace. Gli esattori venivano apertamente accusati di condursi, nello esercizio del loro abborrito mestiere, con durezza e insolenza. Dicevasi, che appena essi mostravansi sulla soglia d’un tugurio, i fanciulli cominciavano a piangere, e le vecchie correvano a nascondere i loro arnesi da cucina. Anzi, l’unico letto d’una povera famiglia soventi volte veniva portato via, e venduto. Il prodotto annuo netto di cotesta tassa era di duecentomila lire sterline.[41]
Se alle tre grandi sorgenti d’entrata da noi rammentate, aggiungiamo quella delle regie possessioni, allora più estese di quello che siano ai dì nostri, i primi frutti e le decime, che non erano per anche state rese alla Chiesa, i Ducati di Cornwall e di Lancaster, le confische e le multe; la intera rendita annua della Corona potrebbe estimarsi sicuramente a un milione e quattrocentomila lire sterline. Di cotesta rendita, parte era ereditaria; il rimanente, a Carlo era stato concesso a vita; ed egli era libero di spenderla tutta, in qualunque modo gli fosse piaciuto. Tutto ciò ch’egli poteva risparmiare dalla spesa de’ pubblici dipartimenti, andava alla sua borsa privata. Intorno all’uffizio postale ragioneremo più innanzi. Gli utili di quello stabilimento erano stati dal Parlamento concessi al Duca di York.
La entrata del Re era, o avrebbe dovuto essere, sopraccarica del pagamento di circa ottantamila sterline l’anno, ch’era l’interesse de’ danari dalla Cabala fraudolentemente ritenuti nello Scacchiere. Mentre Danby era capo dell’ufficio delle finanze, i creditori avevano ricevuti i loro dividendi, quantunque senza la esatta puntualità che ne’ moderni tempi si costuma; ma coloro che gli erano succeduti al Tesoro, erano stati meno destri o meno solleciti a mantenere la fede pubblica. Dopo la vittoria che la Corte riportò sopra i Whig, nè anche un soldo era stato pagato, nè fatta giustizia ai creditori, finchè una nuova dinastia non istabilì un sistema nuovo. Si erra grandemente immaginando che il sistema di provvedere ai bisogni dello Stato per mezzo di un prestito, fosse recato nell’isola nostra da Guglielmo III. Da tempo immemorabile, ogni Governo Inglese aveva avuto costume di contrarre debiti. Ciò che venne introdotto dalla Rivoluzione, fu la usanza di pagarli onestamente.[42]
V. Saccheggiando i pubblici creditori, era possibile accumulare una entrata di un milione e quattrocento mila lire sterline; ed aggiungendovi di quando in quando qualche sussidio della Francia, sostenere le spese necessarie del Governo, e lo scialacquo della Corte: imperciocchè quel peso che gravava sulle finanze de’ grandi Stati continentali, in Inghilterra sentivasi appena. In Francia, in Germania, ne’ Paesi Bassi, eserciti numerosi, quali Enrico IV e Filippo II non avevano mai mantenuti in tempo di guerra, tenevansi fra mezzo alla pace. In ogni parte si erigevano bastioni e forti, edificandoli con principii ignoti a Parma o a Spinola. Le artiglierie e le munizioni accumulavansi in tanta quantità, che lo stesso Richelieu, il quale dalle precedenti generazioni era stato considerato come operatore di prodigi, avrebbe chiamata favolosa. Niuno poteva viaggiare per molte miglia in quelle contrade, senza udire i tamburi d’un reggimento in marcia, o senza essere fermato dalle sentinelle de’ ponti levatoi d’una fortezza. Nella nostra isola, all’incontro, era possibile vivere e viaggiare lungamente, senza che nessun suono o vista di cose marziali rammentasse che la difesa dello Stato era divenuta una scienza ed una professione. La maggior parte degli Inglesi che avevano meno di venticinque anni, non avevano probabilmente veduta mai nessuna compagnia di soldati regolari. Delle città le quali nella guerra civile avevano valorosamente respinto le armate ostili, nè anche una era capace di sostenere un assedio. Le porte rimanevano aperte di notte e di giorno: i fossi erano senz’acqua: gli spaldi delle mura si erano lasciati andare in rovina, o erano racconci in modo, che il popolo vi potesse con diletto passeggiare nelle notti estive. Molte delle vecchie abitazioni de’ Baroni erano state fracassate dai cannoni di Fairfax e di Cromwell, ed erano mucchi di rovine coperte di edera. Quelle che restavano in piedi, avevano perduto il loro aspetto marziale, ed erano diventate palazzi rurali dell’aristocrazia. I fossati erano mutati in vivai di carpii e di lucci. I terrapieni erano coperti di olezzanti arbusti, a traverso de’ quali aprivansi viottoli, che conducevano su a tempietti ornati di specchi e di pitture.[43] Sui promontori delle coste, e su per molti colli del paese interno, vedevansi tuttavia posti alti, sormontati di barili, che un tempo erano ripieni di pece: in tempi di pericolo vigilavano attorno ad essi le sentinelle; e in poche ore, appena scoperta una flotta spagnuola nel canale, o appena veduto che un migliaio di predoni scozzesi aveva passato il fiume Tweed, i fuochi d’accenno splendevano per un tratto di cinquanta miglia, e tutte le Contee correvano alle armi. Ma erano trascorsi molti anni da che que’ fuochi non si accendevano più; ed oramai venivano considerati più presto come curiose reliquie de’ vecchi costumi, che come parte d’una macchina necessaria alla salvezza dello Stato.[44]
La sola armata riconosciuta dalla legge, era la guardia cittadina. Era stata riordinata per virtù di due leggi, passate in Parlamento poco dopo la Restaurazione. Chiunque possedeva cinquecento lire sterline annue in terreni, o seimila lire sterline d’utili personali, era tenuto ad apprestare, equipaggiato e pagato a proprio carico, un uomo a cavallo. Chiunque possedeva cinquanta lire sterline annue in terreni, o seicento d’utili personali, era similmente tenuto ad apprestare un lanciere o moschettiere. I possidenti minori furono ordinati in una specie di società, a significare la quale la nostra lingua non ha vocabolo proprio, ma che un Ateniese avrebbe chiamata _Synteleia_; e ciascuna di coteste società doveva fornire, secondo i propri mezzi, un soldato a cavallo, o un pedone. Il numero della cavalleria e fanteria in tal guisa raccolto, stimavasi comunemente ascendere a cento trenta mila uomini.[45]
Per virtù dell’antica Costituzione del reame, e del recente e solenne riconoscimento di ambedue le Camere, il Re era il solo Capitano Generale di queste grandi forze. I Lordi Luogotenenti e i deputati loro comandavano a lui sottoposti, e ordinavano le raccolte per gli esercizi o le ispezioni. La durata di siffatti ragunamenti, nondimeno, non poteva eccedere quattordici giorni in un anno. I Giudici di Pace avevano potestà d’infliggere pene per infrazioni di disciplina. La Corona non contribuiva nulla alla spesa ordinaria; ma quando la milizia cittadina veniva chiamata alle armi contro l’inimico, al suo mantenimento provvedeva il Governo a carico della entrata generale dello Stato, e la sottoponeva al massimo rigore della legge marziale.
Eranvi di quelli che non guardavano di buon occhio la milizia cittadina. Uomini che avevano molto viaggiato nel continente, ammirato la rigorosa precisione con che ogni sentinella movevasi e parlava nelle cittadelle edificate da Vauban, veduto gli eserciti possenti che affluivano per tutte le strade della Germania a respingere gli Ottomanni dalle porte di Vienna, ed erano stati abbagliati dalla pomposa magnificenza delle guardie palatine di Luigi, irridevano al modo con cui i contadini delle Contee di Devon e di York marciavano, giravansi, e portavano gli archibugi e le picche. Gl’inimici delle libertà e della religione dell’Inghilterra, guardavano con abborrimento una forza che non potevasi, senza estremo periglio, adoperare contro quelle libertà e quella religione, e non lasciavano fuggire veruna occasione senza porre in dileggio le rustiche soldatesche.[46] I saggi amatori della patria, quando raffrontavano queste rozze leve coi battaglioni che, in tempo di guerra, tra poche ore potevano condursi alle coste di Kent o di Sussex, erano costretti a concedere, che, per quanto pericolo vi fosse nel mantenere uno esercito stanziale, sarebbe stato anche più pericoloso provvedimento lo affidare l’onore e la indipendenza del paese all’esito d’una lotta tra i campagnoli capitanati dai Giudici di Pace, e i vecchi guerrieri condotti dai Marescialli di Francia. Cotali opinioni in Parlamento non potevano manifestarsi se non con grande riserbo, perocchè la milizia cittadina era una istituzione eminentemente popolare. Ogni qualunque osservazione intorno ad essa eccitava lo sdegno di ambi i grandi partiti dello Stato, ed in ispecie di quello che mostravasi zelantissimo della Monarchia e della Chiesa Anglicana. Le legioni delle Contee erano comandate quasi esclusivamente da nobili e gentiluomini Tory; i quali andavano alteri del loro grado militare, e tenevano come fatto a sè stessi ogni insulto contro la istituzione alla quale appartenevano. Sapevano bene pur troppo, che tutto ciò che dicevasi contro la guardia cittadina era detto in favore d’un esercito stanziale, il cui nome era da loro abborrito. Un simigliante esercito aveva signoreggiata l’Inghilterra, e sotto esso il Re era stato assassinato, la nobiltà degradata, i gentiluomini spogliati delle loro terre, la Chiesa perseguitata. Non v’era signore rurale che non avesse da raccontare una storia di danni e d’insulti a lui inflitti, o al padre suo, dai soldati parlamentari. Un vecchio Cavaliere aveva veduto mezza la sua campestre residenza distrutta. Gli olmi ereditarii d’un altro erano stati abbattuti. Un terzo non poteva mai porre il piede dentro la chiesa della propria parrocchia, senza che i suoi scudi sfigurati, i capi mozzi delle statue de’ suoi antichi, gli rammentassero come i soldati d’Oliviero avessero di quel sacro luogo fatto stalla ai propri cavalli. E però, quegli stessi realisti che erano pronti a combattere per il Re loro, erano gli ultimi ai quali egli potesse chiedere i mezzi di assoldare milizie regolari.
Carlo, nonostante, pochi mesi dopo la sua Restaurazione, aveva cominciato a formare una piccola armata stanziale. Pensava che, senza una protezione migliore di quella della civica milizia e delle guardie reali, la sua persona o il suo palazzo appena sarebbero in sicuro, nella propinquità d’una città vasta, piena di guerrieri, che erano stati pur allora sbandati. Egli, quindi, spensierato e prodigo come era, studiossi di risparmiare dai suoi piaceri una somma bastevole a mantenere un corpo di guardie. Con lo accrescersi del traffico e della ricchezza pubblica, le sue rendite crescevano; e in tal guisa potè, a dispetto del mormorare de’ Comuni, ingrossare a poco a poco le sue milizie regolari. Un’addizione considerevole fu ad esse fatta innanzi la fine del suo regno. Il costoso, inutile e pestilenziale stabilimento di Tangeri, venne abbandonato ai Barbari che vi abitavano all’intorno; e il presidio, composto di un reggimento di cavalleria e due di fanteria, fu richiamato in Inghilterra.
La piccola armata così formata da Carlo, fu il germe di quel grande e rinomato esercito, che, in questo secolo, ha marciato trionfalmente a Madrid e Parigi, a Canton e Candahar. Le guardie del corpo, che adesso formano due reggimenti, erano allora partite in tre corpi, ciascuno dei quali constava di duecento carabinieri, esclusi gli ufficiali. Questo corpo, cui era affidata la sicurezza del Re e della real famiglia, aveva un carattere speciale. Anche i semplici soldati erano insigniti del grado di gentiluomini della Guardia. Molti di loro erano di buone famiglie, ed avevano servito nelle guerre civili. La loro paga era maggiore di quella che si dà al più prediletto reggimento de’ tempi nostri; ed in quella età veniva riputata provvisione rispettabile per un figlio cadetto di scudiero di provincia. I loro bei cavalli, le ricche valdrappe, le corazze, le vesti ornate di nastri, di velluto e di frange d’oro, facevano bello spettacolo nel Parco di San Giacomo. Una piccola coorte di dragoni granatieri, che erano di più bassa classe ed avevano paga minore, era annessa a ciascun corpo. Un’altra legione di cavalleria, predistinta da vesti e manti azzurri, e tuttavia chiamata gli Azzurrini (_the Blues_), stava generalmente acquartierata nelle vicinanze della capitale. Propinquo ad essa rimaneva anche il corpo che oggi porta il nome di primo reggimento dei dragoni, ma che allora era il solo reggimento de’ dragoni che fosse in Inghilterra. Era stato composto della cavalleria che era ritornata da Tangeri. Un solo corpo di dragoni, che non faceva parte di nessun reggimento, stanziava presso Berwick, a fine di mantenere la pace fra i predoni del confine. A quest’uso peculiare pensavasi allora che il dragone fosse singolarmente adattato. Ne’ tempi posteriori è divenuto un semplice soldato di cavalleria: ma nel secolo decimosettimo, venne accuratamente descritto da Montecuccoli, come un pedone che servivasi del cavallo per giungere con maggiore speditezza a un luogo designato dal servizio militare.
La fanteria reale constava di due reggimenti, i quali chiamavansi allora, come adesso, il primo reggimento delle guardie a piedi, e le guardie _Coldstream_. Generalmente, prestavano servizio presso Whitehall, e il Palazzo di San Giacomo. Poichè allora non v’erano caserme, e poichè, per virtù della Petizione de’ Diritti, i soldati non potevano essere acquartierati nelle case private, essi riempivano tutte le birrerie di Westminster e di Strand.
V’erano altri cinque reggimenti di pedoni. Uno dei quali, detto il reggimento dell’Ammiraglio, era specialmente destinato a prestare servizio sulle navi. Gli altri quattro chiamavansi, tuttavia, i primi quattro reggimenti di linea. Due di essi rappresentavano due brigate, che avevano lungo tempo mantenuta nel Continente la rinomanza del valore inglese. Il primo, ovvero reggimento reale, aveva, sotto il grande Gustavo, sostenuta una parte cospicua nella liberazione della Germania. Il terzo reggimento, che distinguevasi per le mostreggiature di colore carneo, da cui trasse il ben noto nome di Buffs,[47] aveva, sotto Maurizio di Nassau, combattuto con non minore valentia per la liberazione delle Fiandre. Entrambe coteste magnifiche legioni, alla perfine, dopo molte vicende, erano state da Carlo II richiamate dal servizio forestiero, ed aggregate alla milizia inglese.
I reggimenti che adesso si dicono secondo e quarto di linea, nel 1685 erano pur allora ritornati da Tangeri, recando seco i costumi crudeli e licenziosi che avevano contratti dalla loro lunga consuetudine coi Mori. Poche compagnie di fanteria che non erano state ordinate a reggimenti, erano di presidio a Tilbury Fort, a Portsmouth o a Plymouth, e in alcuni altri posti importanti su o presso la costa.
Dopo i primi anni del secolo decimosettimo, era seguito un grande mutamento nelle armi della fanteria. Alla lancia o picca s’era gradatamente venuto sostituendo l’archibugio; e alla fine del regno di Carlo II, la maggior parte de’ suoi pedoni erano moschettieri. Nondimeno, continuavano ad essere mescolati coi lancieri. Ciascuna classe di truppa nemica, veniva, secondo le occasioni, ammaestrata nell’uso dell’arme che peculiarmente apparteneva all’altra classe. Ogni pedone aveva a fianco una spada per servirsene combattendo petto a petto. Il dragone era armato come un moschettiere; portava un’arme che nel corso di molti anni erasi venuta adottando, allora dagl’Inglesi chiamata daga (_dagger_), ma che fino dal tempo della nostra Rivoluzione, è stata fra noi conosciuta col vocabolo francese di baionetta. E’ pare che la baionetta non fosse dapprima uno strumento così formidabile come poscia è diventata; poichè, essendo conficcata alla bocca della canna dell’archibugio, il soldato che avesse voluto far fuoco, perdeva molto tempo a levarla, e riporvela, volendosene servire alla carica.
L’esercito regolare che mantenevasi in Inghilterra al principio del 1685, comprendeva, inclusi i soldati d’ogni arme, circa settemila pedoni e millesettecento cavalli e dragoni. La spesa a mantenerlo, ascendeva a circa duecento novantamila sterline l’anno; meno del decimo della somma che costava in tempo di pace la milizia francese. La paga giornaliera di un milite privato nelle Guardie del Corpo era cinque scellini, negli Azzurri due scellini e sei soldi, nei Dragoni diciotto soldi, nelle Guardie a piedi dieci soldi, e nella Linea otto. La disciplina era debole; e, per vero dire, non poteva essere altrimenti. Il Diritto comune dell’Inghilterra non riconosceva corti marziali, e in tempo di pace non faceva distinzione tra un soldato e qualunque altro suddito; nè il Governo poteva allora rischiarsi a chiedere una legge d’ammutinamento (_Mutiny Bill_) al Parlamento anche il più realista. Un soldato, dunque, battendo il proprio colonnello, incorreva soltanto nelle pene per assalto o percossa; e ricusando di obbedire agli ordini superiori, o coll’addormentarsi nel tempo che faceva la guardia, o col lasciare le proprie insegne, non incorreva nessuna pena legale. Non è dubbio che sotto il regno di Carlo II s’inflissero punizioni militari; ma con molta parsimonia, e in modo da non attirare l’attenzione pubblica, o produrre un appello alle Corti di Westminster Hall.