Part 13
Una Camera de’ Comuni era parte necessaria del nuovo sistema politico. Nel costituirla, il Protettore fece mostra d’una saviezza e d’uno spirito pubblico, che non furono pienamente apprezzati da’ suoi contemporanei. I vizi del vecchio sistema rappresentativo, comunque non fossero cotanto gravi come in appresso divennero, erano già stati notati dagli uomini di senno. Cromwell riformò quel sistema secondo gli stessi principii a norma de’ quali Pitt, centotrenta anni dopo, tentò di riformarlo, e a norma de’ quali è stato finalmente riformato ai tempi nostri. I piccoli borghi vennero privati della franchigia elettorale, anche molto più di quello che furono nel 1832: e il numero dei deputati delle contee fu grandemente accresciuto. Poche città che non erano rappresentate, avevano acquistata importanza. Di tali città, le più considerevoli erano Manchester, Leeds ed Halifax: a tutte e tre fu concessa la rappresentanza. I rappresentanti della capitale furono aumentati di numero. La franchigia elettiva fu riformata in guisa, che ogni uomo d’una certa considerazione, possidente o non possidente di terre libere, votava nella contea di sua residenza. Pochi scozzesi e pochi coloni inglesi stabiliti in Irlanda, furono chiamati all’Assemblea, che doveva esercitare le funzioni legislative in Westminster per tutto il reame.
Creare una Camera de’ Lordi era impresa meno facile. La democrazia non ha mestieri di prescrizione. La monarchia spesso è esistita senza siffatto sostegno. Ma l’ordine patrizio è l’opera del tempo. Oliviero trovò già esistente una nobiltà ricca, rispettata e popolare agli occhi de’ cittadini, quanto lo sia mai stata qualunque altra nobiltà. Se egli, come Re d’Inghilterra, avesse comandato ai Pari di accorrere al Parlamento, secondo le antiche costumanze del Regno, molti di loro avrebbero senza dubbio obbedito allo appello. Ciò non potè egli fare, ed invano offrì ai capi delle più illustri famiglie un posto nel suo nuovo Senato. Essi pensavano non potere accettare la nomina ad un’Assemblea improvvisata, senza rinunciare agli aviti diritti e tradire l’ordine loro. Il Protettore, quindi, si trovò nella necessità di riempire la Camera Alta di uomini nuovi, i quali, nelle ultime vicissitudini, s’erano resi cospicui. Fu questo il meno felice dei suoi disegni, e spiacque a tutti. La moltitudine, che sentiva venerazione ed affetto pei grandi nomi storici del paese, schernì una Camera di Lordi ove sedevano alcuni fortunati birrai e calzolai, alla quale pochi degli antichi Nobili furono invitati, e da cui tutti quei vecchi Nobili che vi furono invitati, volgevano sdegnosi le spalle.
Il modo in che furono costituiti i Parlamenti di Cromwell, nondimeno, era cosa di poco momento, poichè egli possedeva i mezzi di condurre l’amministrazione senza il loro sostegno, e a dispetto della loro opposizione. Pare che volesse governare costituzionalmente, e sostituire l’impero delle leggi a quello della spada. Ma si accorse tosto, ch’egli, odiato com’era dai realisti e dai presbiteriani, poteva trovare salvezza soltanto nell’assolutismo. La prima Camera de’ Comuni che il popolo elesse per comando di lui, ne mise in questione l’autorità, e fu disciolta senza avere compito un solo atto. La sua seconda Camera de’ Comuni, tuttochè lo riconoscesse come Protettore, e volentieri lo avrebbe fatto Re, si ostinò a non volere riconoscere i Lordi novellamente creati. Non rimanevagli altro da fare che sciogliere di nuovo il Parlamento. «Dio,» esclamò egli partendo, «sia giudice tra voi e me!»
Ciò non ostante, siffatte dissensioni non infiacchirono l’amministrazione del Protettore. Quei soldati che non gli avrebbero concesso di assumere il titolo di Re, lo sostenevano tutte le volte ch’egli tentava atti di potere, vigorosi quanto non ne tentò mai nessun altro re inglese. E però il Governo, quantunque in forma di Repubblica, era un vero dispotismo, temperato soltanto dalla saviezza, dalla sobrietà e dalla magnanimità del despota. Il paese fu partito in distretti militari, i quali vennero posti sotto il comando di Maggiori Generali. Qualunque tentativo d’insurrezione veniva prontamente represso e punito. La paura che ispirava il potere della spada impugnata da una mano così vigorosa, ferma ed esperta, domò lo spirito dei Cavalieri e de’ Livellatori. I leali gentiluomini dichiararono essere tuttavia pronti, come sempre, a rischiare le loro vite per l’antico Governo e l’antica dinastia, qualora vi fosse la più lieve speranza di riuscita; ma porsi alla testa de’ loro servi ed affittuarii e farsi incontro alle picche di legioni vincitrici in cento battaglie ed assedi, sarebbe stato lo stesso che fare lo inutile sacrificio di un sangue onorevole ed innocente. Realisti e repubblicani, non avendo più speranza nell’aperta resistenza, cominciarono a maturare neri disegni di assassinio; ma il Protettore vigilava, ed uscendo dalle mura del suo palazzo, le spade sguainate e le corazze delle sue fide guardie facevangli siepe per ogni lato.
S’egli fosse stato un principe crudele, licenzioso e rapace, la nazione avrebbe fatto un estremo sforzo per liberarsi dalla dominazione militare. Ma gli aggravi che pativa il paese, tuttochè eccitassero lo scontento, non erano tali da spingere grandi masse di popolo a porre a repentaglio le vite, le sostanze e la tranquillità delle proprie famiglie. Le tasse, quantunque fossero più gravose che non erano sotto gli Stuardi, non parevano di gran peso quando paragonavansi a quelle degli Stati vicini, e si ragguagliavano ai mezzi dell’Inghilterra. Le proprietà erano sicure. Perfino i Cavalieri, i quali astenevansi di turbare il nuovo Governo, godevano in pace di ciò che era loro rimasto fra il trambusto delle guerre civili. Le leggi erano violate solo ne’ casi che riguardavano la salvezza e il Governo del Protettore. La giustizia tra uomo e uomo era amministrata con esattezza ed onestà non conosciute per lo innanzi. In Inghilterra non v’era stato Governo, dalla Riforma in poi, meno persecutore di quello di Cromwell nelle questioni religiose. Gli sventurati Cattolici Romani, a dir vero, appena venivano considerati come cristiani; ma al clero della caduta Chiesa Anglicana era permesso di praticare il proprio culto, a condizione di astenersi dal predicare intorno a cose politiche. Anche agli Ebrei, ai quali il pubblico culto fino dal secolo decimoterzo era stato inibito, fu permesso, a dispetto della forte opposizione de’ mercanti gelosi e de’ teologi fanatici, di edificare una sinagoga in Londra.
La politica estera del Protettore, nel tempo stesso, otteneva l’approvazione di coloro che più lo detestavano. I Cavalieri potevano appena frenarsi dal desiderare che colui che aveva fatto tanto per innalzare la fama del paese, fosse un Re legittimo; e i repubblicani erano costretti a confessare che il tiranno non perdonava ad altri, fuori che a sè stesso di far torto al paese, e che se egli l’aveva spogliato della libertà, lo aveva in ricambio coperto di gloria. Dopo mezzo secolo in cui l’Inghilterra nella politica d’Europa pesava poco più di Venezia o della Sassonia, essa divenne subitamente la Potenza più formidabile del mondo; dettava condizioni di pace alle Provincie Unite, vendicava gl’insulti comuni fatti alla Cristianità da’ pirati di Barberia, vinceva gli Spagnuoli per terra e per mare, s’impossessava d’una delle più considerevoli isole d’America, e conquistava sul littorale fiammingo una fortezza, che consolò l’orgoglio nazionale della perdita di Calais. Ella aveva la supremazia dell’Oceano. Era a capo degl’interessi protestanti. Tutte le Chiese riformate sparse nei Regni cattolici riconoscevano Cromwell come loro tutore. Gli Ugonotti della Linguadoca, i pastori che nelle capanne delle Alpi professavano un protestantismo più antico di quello di Augusta, vivevano sicuri dall’oppressione per il solo terrore di quel gran nome. Lo stesso Papa era costretto a predicare umanità e moderazione ai Principi papisti; poichè una voce che rade volte minacciava invano, aveva dichiarato che se il popolo di Dio venisse tormentato, i cannoni inglesi si sarebbero fatti sentire in Castel Sant’Angelo. A dir vero, non vi era cosa che Cromwell, per utile di sè e della sua famiglia, potesse tanto desiderare quanto una guerra religiosa in Europa. In tal guerra egli sarebbe stato il capitano degli eserciti protestanti. Il cuore dell’Inghilterra sarebbe stato con lui. Le sue vittorie sarebbero state salutate con unanime entusiasmo, non più visto nel paese dopo la disfatta dell’Armada, ed avrebbero cancellata la macchia che uno solo atto, condannato dalla voce generale della nazione, ha lasciata nella sua splendida fama. Sventuratamente, egli non ebbe occasione di far mostra delle sue ammirevoli virtù militari, tranne contro gli abitanti delle Isole Britanniche.
Finchè egli visse, il suo potere si mantenne fermo, e fu per i suoi sudditi obietto di avversione mista ad ammirazione e a paura. Pochi, veramente, amavano il suo Governo; ma coloro che più l’odiavano, l’odiavano meno di quel che lo temessero. Se fosse stato un Governo peggiore, sarebbe stato forse abbattuto, malgrado il suo vigore. Se fosse stato un Governo più debole, sarebbe stato certamente distrutto, malgrado tutti i suoi meriti. Ma egli aveva moderazione tanta, da astenersi da quelle oppressioni che rendono gli uomini insani; ed aveva una forza ed energia cui nessuno, fuorchè gli uomini resi insani dall’oppressione, si sarebbero rischiati di aggredire.
LXV. Si è detto spesse volte, ma apparentemente con poca ragione, che Oliviero morì a tempo per la sua rinomanza, e che la sua vita, se si fosse prolungata, si sarebbe forse chiusa fra le sciagure e i disastri. Vero è che fino all’ultimo dì egli venne onorato da’ suoi soldati, obbedito da tutta la popolazione delle Isole Britanniche, e temuto da tutti i potentati stranieri; ch’egli fu tumulato in mezzo ai sovrani d’Inghilterra, con pompa funebre tale, quale non s’era mai per lo innanzi veduta in Inghilterra; e che il suo figlio Riccardo gli succedè al potere con tanta quiete, con quanta un Principe di Galles succederebbe ad un Re legittimo.
Per cinque mesi l’amministrazione di Riccardo Cromwell procedè con tanta quiete e regolarità, da far credere a tutta la Europa ch’egli fosse fermamente assiso sul seggio dello Stato. Certo, le sue condizioni erano in qualche modo molto migliori di quelle del padre suo. Il giovane Cromwell non aveva nemici. Le sue mani erano nette di sangue civile. Gli stessi Cavalieri concedevano ch’egli era un gentiluomo onesto e d’indole buona. La parte presbiteriana, potente per numero e per ricchezza, aveva sostenuto un litigio mortale col Protettore defunto, ma inchinava a favoreggiare il nuovo. Aveva avuta sempre bramosia di vedere ristaurato l’antico sistema politico del Regno, con alcune più chiare definizioni e guarentigie per le pubbliche libertà; ma aveva molte ragioni di temere la ristaurazione della vecchia Dinastia. Per questa genia di politici Riccardo era l’uomo opportuno. La umanità, la schiettezza, la modestia sue, la mediocrità delle sue doti, e la docilità con che, lasciavasi guidare da uomini più saggi di lui, lo rendevano mirabilmente atto ad essere capo d’una Monarchia limitata.
Per qualche tempo parve grandemente probabile ch’egli, dietro la scorta di destri consiglieri, avesse a conseguire ciò cui suo padre aveva invano aspirato. Nel convocarsi un Parlamento, gli ordini furono spediti secondo la vecchia costumanza. I piccoli borghi che erano stati privati della franchigia elettorale, riebbero i perduti privilegi; Manchester, Leeds, ed Halifax cessarono di mandare rappresentanti, e alla contea di York fu concesso di eleggerne due soli. Parrà forse strano ad una generazione la quale è quasi trascorsa alla frenesia nella questione della riforma parlamentare, che quelle grandi contee e città si sottoponessero con pazienza ed anche con compiacenza a siffatto provvedimento; ma, comecchè gli uomini di senno, anche in quella età, potessero discernere i vizi del vecchio sistema rappresentativo, e prevedere che tali vizi produrrebbero in pratica o presto o tardi gravissimi mali, questi mali pratici non ancora sentivansi molto. Il sistema rappresentativo d’Oliviero, dall’altra parte, quantunque fosse derivato da solidi principii, non era popolare. Gli eventi fra i quali originava, e gli effetti che aveva prodotti, preoccupavano gli animi contro esso. Era nato dalla violenza militare, e null’altro aveva prodotto che contese. La intera nazione era stanca del governo della spada, o desiava il governo della legge. E però la ristaurazione anco delle anomalie e degli abusi che consuonavano strettamente con la legge e che erano stati distrutti dalla spada, produssero universale soddisfazione.
Fra i Comuni esisteva una forte opposizione, composta in parte di aperti repubblicani, in parte di realisti occulti; ma una grande e ferma maggioranza sembrava favorevole al disegno di richiamare a vita l’antica Costituzione politica sotto una nuova Dinastia. Riccardo venne solennemente riconosciuto come Primo Magistrato. La Camera de’ Comuni non solamente assentì di trattare le pubbliche faccende co’ Lordi d’Oliviero, ma votò una legge che riconosceva in que’ Nobili i quali nelle ultime perturbazioni avevano parteggiato per la libertà pubblica, il diritto a sedere nella Camera Alta senza bisogno di nuova creazione.
Tanto bene andavano le cose per gli uomini di Stato che dirigevano la condotta di Riccardo! Quasi tutte le parti del Governo vennero allora ricostituite come stavano in sul principio della guerra civile. Se il Protettore e il Parlamento si fossero lasciati procedere senza ostacoli, mal può dubitarsi che un ordine di cose simile a quello che poscia stabilivasi sotto la Casa di Hannover, sarebbe stato stabilito sotto quella di Cromwell. Ma era nello Stato un potere più che bastevole a lottare con Riccardo e col Parlamento. Riccardo sopra i soldati non aveva altra autorità, se non quella del gran nome che gli era toccato in retaggio. Non gli aveva mai condotti alla vittoria. Non aveva nè anche portate le armi. Tutti i suoi gusti e le sue abitudini erano per la pace. Nè le sue opinioni intorno a cose religiose erano approvate dai santocchi militari. Ch’egli fosse un uomo dabbene, dimostrollo con prove più soddisfacenti che non erano i profondi gemiti e i lunghi sermoni; cioè con l’umiltà e la dolcezza quando stava in cima all’umana grandezza, e con la tranquilla rassegnazione ai torti ed alle sciagure più crudeli: ma non ebbe sempre la prudenza di nascondere il disgusto ch’egli sentiva de’ piagnistei allora comuni in ogni caserma. Gli ufficiali che avevano maggiore influenza fra le truppe stanzianti presso Londra, non gli erano amici. Erano uomini chiari per valore e condotta nel campo di battaglia, ma scemi di saviezza e di coraggio civile; doti che in grado eminentissimo possedeva il loro capo defunto. Taluni di loro erano Indipendenti o Repubblicani onesti, ma fanatici. Questa specie di uomini era rappresentata da Fleetwood. Altri ambivano di giungere al posto d’Oliviero. La sua rapida elevazione, la sua gloria e prosperità, la sua inaugurazione nella reggia, le sue sontuose esequie nell’Abbadia, avevano infiammata la loro immaginazione. Come lui erano di buona nascita, come lui bene educati; non sapevano quindi intendere perchè, al pari di lui, non fossero degni di portare la veste purpurea e la spada dello Stato; e anelavano all’obietto della loro ardente ambizione, non, come lui, con pazienza, vigilanza, sagacia e fermezza, ma con quella irrequietudine e con quel perpetuo ondeggiare che formano il carattere della mediocrità aspirante. Il più cospicuo di questi deboli scimmiottatori del gran Cromwell, era Lambert.
LXVI. Nel giorno stesso in cui Riccardo ascese al supremo seggio dello Stato, gli ufficiali si misero a congiurare contro il loro nuovo signore. La buona intelligenza che era fra lui e il suo Parlamento, affrettò la crisi. La paura e l’ira invasero il campo. I sentimenti religiosi e militari dell’esercito trovavansi profondamente irritati. E’ pareva che gl’Indipendenti dovessero essere soggetti ai Presbiteriani, e gli uomini della spada agli uomini della sottana. Formossi una coalizione tra i malcontenti militari e la minoranza repubblicana della Camera de’ Comuni. È da dubitarsi che Riccardo avesse potuto trionfare della predetta coalizione, anche se fosse stato dotato del lucido intendimento e del ferreo coraggio di suo padre. Egli è certo che la semplicità e la mansuetudine sue non erano i requisiti necessari a padroneggiare gli eventi. Cadde senza gloria e senza lotta. Lo esercito si servì di lui come di strumento a disciogliere le Camere, e allora lo mise sprezzantemente da parte. Gli ufficiali si resero grati ai loro alleati repubblicani dichiarando che la espulsione della Coda del Parlamento era illegale, ed invitando l’Assemblea a riprendere le proprie funzioni. Il vecchio presidente e un numero competente di vecchi rappresentanti vennero proclamati, fra mezzo alla mal repressa derisione ed esecrazione del paese, Supremo Potere dello Stato. Nel tempo stesso fu espressamente dichiarato che quinci innanzi non vi sarebbe nè Primo Magistrato nè Camera di Lordi.
Ma tale stato di cose non poteva durare. Il giorno in cui risorse il Lungo Parlamento, rivisse del pari il suo vecchio conflitto con lo esercito. Nuovamente dimenticò che esso esisteva a beneplacito dei soldati, e cominciò a trattarli come sudditi. Di nuovo le porte della Camera de’ Comuni furono chiuse dalla violenza militare; ed un Governo Provvisorio, creato dagli ufficiali, assunse il reggimento della cosa pubblica.
Frattanto, il senso dei grandi mali presenti, e la forte paura dei mali maggiori che soprastavano, aveva infine fatta nascere un’alleanza tra i Cavalieri e i Presbiteriani. Parecchi presbiteriani, a dir vero, erano disposti a cotale alleanza anche innanzi la morte di Carlo I; ma soltanto dopo la caduta di Riccardo Cromwell, l’intero partito cominciò ad affaccendarsi per ristaurare la Casa Reale. Non poteva più oltre ragionevolmente sperarsi che l’antica Costituzione venisse ristabilita sotto una nuova dinastia. Bisognava, dunque, scegliere o gli Stuardi o l’esercito. La famiglia bandita aveva commessi gravissimi falli; ma gli aveva espiati a caro prezzo, ed aveva fatto un lungo, e—era da sperarsi—salutare tirocinio nella scuola dell’avversità. Era, dunque, probabile che Carlo II facesse senno rivolgendo lo sguardo al fato di Carlo I. Ma, sia che può, i pericoli che minacciavano la patria erano tali, che per evitarli i cittadini potevano ben fare il sacrificio di qualche opinione ed affrontare qualche rischio. Sembrava quasi certo che l’Inghilterra cadrebbe sotto il peso della più odiosa e degradante di tutte le specie di Governo,—sotto un Governo che congiungeva tutti i mali del dispotismo con quelli dell’anarchia. Qualunque altra cosa era da preferirsi al giogo d’una successione di stolti tiranni, inalzantisi al potere come i Dey di Barberia, per mezzo di rivoluzioni militari. Pareva probabile che Lambert sarebbe il primo di tale genia di comandanti; ma dentro un anno Lambert avrebbe potuto essere cacciato da Desborough, e Desborough da Harrison. Ogni qual volta il bastone del comando fosse passato da una mano debole ad un’altra, la nazione sarebbe stata messa a ruba, a fine di offrire alle soldatesche una nuova mancia. Se i Presbiteriani si tenevano ostinatamente lontani dai realisti, lo Stato era rovinato; e nondimeno, era da dubitarsi che potesse essere salvato dagli sforzi congiunti d’entrambi. Imperocchè il timore di quello invincibile esercito colpiva gli animi di tutti gli abitanti dell’isola; e i Cavalieri, avendo imparato da cento disastrosi fatti d’armi come il numero delle milizie potesse poco contro la disciplina, erano molto più atterriti delle Teste–Rotonde.
LXVII. Finchè le soldatesche furono d’accordo fra loro, tutte le congiure e le insurrezioni de’ malcontenti tornarono inefficaci. Ma pochi giorni dopo la seconda espulsione della Coda del Parlamento, si sparsero nuove che rinfrancarono i cuori di tutti coloro i quali parteggiavano per la Monarchia o pel vivere libero. Quella forza poderosa che per molti anni aveva operato come un solo uomo, ed erasi per ciò resa invincibile, s’era finalmente scissa in fazioni. Lo esercito di Scozia aveva non poco giovata la Repubblica, e trovavasi in ottimo stato. Non aveva partecipato alle ultime rivoluzioni, e le aveva guardate con isdegno simile a quello che sentirono le legioni romane stanziate lungo il Danubio e l’Eufrate, allorchè giunse ad esse la nuova che le guardie pretoriane avevano messo in in vendita lo Impero. Era cosa da non potersi patire che alcuni reggimenti, solo perchè erano per avventura aqquartierati presso Westminster, osassero di fare e disfare, a loro arbitrio, più volte in sei mesi il Governo. Se era convenevole che lo Stato fosse retto da’ soldati, quei soldati che a settentrione del Tweed avevano sostenuta la potenza inglese, avevano diritto di dare il loro voto quanto quelli che presidiavano la Torre di Londra. Pare che vi fosse meno fanatismo fra le legioni dimoranti nella Scozia, che in ogni altra parlo dello esercito; e Giorgio Monk che le capitanava, era tutto l’opposto d’uno zelante. In sul primo scoppio della guerra civile, aveva pugnato a favore del Re, ed era stato fatto prigioniero dalle Teste–Rotonde; aveva quindi accettata una commissione dal Parlamento, e con poca pretensione alla santocchieria, erasi innalzato per mezzo del suo coraggio e della sua virtù militare all’alto comando. Era stato un utile servitore ad ambi i Protettori; aveva mostrata acquiescenza allorquando gli ufficiali a Westminster balzarono giù dal seggio Riccardo e restaurarono il Lungo Parlamento; e l’avrebbe similmente mostrata nella seconda espulsione del Lungo Parlamento, se il Governo Provvisorio non gli avesse pôrta cagione d’offesa e di timore. Imperocchè era per indole cauto e alquanto tardo; nè era inclinato ad arrisicare modici e certi vantaggi per la probabilità di conseguire anche il più splendido successo. E’ sembra che fosse spinto a procedere ostilmente contro il nuovo Governo della Repubblica, non tanto dalla speranza d’innalzarsi sulle rovine di quello, quanto dal timore che, sottomettendovisi, non sarebbe stato in sicuro. Ma siano quali si vogliano supporre le cagioni, ei dichiarossi campione del Potere Civile oppresso, ricusò di riconoscere l’autorità usurpata del Governo Provvisorio, e a capo di settemila veterani si mosse verso l’Inghilterra.
Questo passo fu il cenno d’una generale esplosione. Il popolo in ogni dove ricusò di pagare le tasse. I giovani di bottega della città ragunaronsi a migliaia chiedendo clamorosamente un libero Parlamento. La flotta si spinse su pel Tamigi, e si dichiarò contro la tirannide soldatesca. I soldati, che non erano più sotto lo impero di una mente suprema, si divisero in fazioni. Ciascun reggimento, temendo di rimanere solo esposto alla vendetta dell’oppressa nazione, affrettossi a concludere una pace separata. Lambert, che era frettolosamente corso ad affrontare l’armata di Scozia, abbandonato dalle sue milizie, fu fatto prigioniero. Pel corso di tredici anni il Potere Civile, in ogni conflitto, era stato astretto a cedere al Potere Militare. Adesso il Potere Militare umiliossi innanzi al Potere Civile. La Coda del Parlamento generale, tenuta in odio e dispregio, e che non per tanto era nel paese il solo corpo che avesse apparenza di autorità legale, ritornò di nuovo alla Camera, dalla quale era stata due volte ignominiosamente cacciata.