Storia comparata degli usi nuziali in Italia e presso gli altri popoli indo-europei Seconda edizione riveduta e ampliata dall'autore

Part 2

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La risposta dell'ambasciatore non è sempre la medesima; ora egli dice che vorrebbe la bionda, ora la bruna, ora la più bella e così via finchè il giuoco si stanca. Le fanciulle interpellano l'ambasciatore sul mestiere dello sposo che fa domandare la loro compagna:

Che mestè farála?[18] Lantantirulirulena, ecc.

Qui pure la risposta dell'ambasciatore può essere varia; ora la sposa è destinata a diventare principessa, ora fruttivendola, ora qualcosa di meno, secondo l'umore variamente burlesco dell'ambasciatore. Ma non di rado avviene che il giuoco si guasta e la partita si scombina, poichè la fanciulla si sente offesa di essere chiamata ad un mestiere troppo vile. Allora si mettono in mezzo i pacieri e si studia di placarla col rifare il giuoco ed invitarla a nozze più illustri. Le fanciulle e il capo di casa ripigliano le loro domande, una delle quali sopra la dote[19] che il marito intende fare alla sposa. Dopo alcune altre domande e risposte, il capo di casa e le fanciulle lasciano andare la fanciulla eletta alle nozze con le parole sacramentali:

Piévla püra ch'a l'è vostra[20] Lantantirulirulena, ecc.

L'ambasciatore la mena con sè e tutti, fanciulli e fanciulle, che pigliano parte al giuoco, formano un circolo e girano, mettendo grida di gioia, poichè la sposa è fatta.

Io suppongo che questo animatissimo giuoco dei fanciulli piemontesi sia di origine celtica, per la gran parte che nelle nozze assume l'_ambasciatore_[21]. Il giuoco riproduce, al vivo, tutta una chiesta nuziale alla maniera celtica, sebbene la chiesta stessa, in genere, e le danze che la conchiudono siano conformi a tutto il rito indo-europeo.

Probabilmente, in Piemonte, appena l'uso celtico, che dura pur sempre tra i Bretoni, si andò perdendo, divenne un giuoco da fanciulli.

Così pure la _moscacieca_, che si fa nell'Annoverese[22], per nozze, è diventata, in Piemonte, un giuoco da fanciulli, mentre vi scomparve dall'uso nuziale. Un fanciullo bendato deve, fra molte fanciulle, ritrovare la sua; se egli si sbaglia, diviene ridicolo a tutta la brigata.

In Piemonte, usa ancora un altro giuoco che si riferisce alle nozze. Esso rappresenta i doni da farsi alla sposa. I fanciulli stanno seduti in giro. Il capo-giuoco domanda a ciascuno di essi quello ch'essi sarebbero disposti a regalare alla sposa. I fanciulli rispondono, avendo cura di evitare, nella descrizione dell'oggetto ch'essi destinano alla sposa, la lettera _r_. Ove si sbaglino, lasciano nelle mani del capo-giuoco un piccolo pegno da riscattarsi, in fin di giuoco, per mezzo di una penitenza. Particolarmente le fanciulle, nella minuta descrizione degli oggetti per la sposa, mostrano una sollecitudine tutta amorosa; i loro occhietti si animano e brillano quanto vorrebbero far brillare le stupende vesti delle quali intendono regalare liberalmente la loro sposa.

In Toscana usa il giuoco del _verde_[23]; piace agli innamorati; chi perde, in questo giuoco, perde spesso l'amore; poichè per il damo e per l'amata è segno d'obblio, di disprezzo, il non trovare il verde nelle mani di chi ama. I bambini lo fanno volontieri coi vecchi che hanno altri pensieri pel capo, sapendo come sogliono rimediare con doni alle patite sconfitte; gli amanti maliziosi, nel principio de' loro timidi amori, mettono volentieri, per condizione, un bacio che chi perde deve dare o lasciarsi dare da chi ha vinto; gli amanti inoltrati invece s'insospettiscono, diffidano, s'adirano, si allontanano talvolta, per la sola cagione del _verde_ dimenticato[24]. L'uso tuttavia va in disuso; ed è a prevedersi che resterà, col tempo, un solo giuoco da fanciulli, finchè alla loro volta i fanciulli, per la cresciuta serietà de' tempi, diventati serii, non ismettano anch'essi di giuocare.

Ho inteso che in Grecia gli innamorati dividono per mezzo una foglia di platano, la quale devono rimettere insieme quando si ritrovano.

NOTE:

[11] Tra i latini, per esempio. Quindi Varrone, presso Nonio: _Sic in privatis domibus pueri liberi et pueræ ministrabant_; ed Ovidio, ne' _Fasti_, a proposito di un sacrificio domestico:

_Stat puer et manibus lata canistra tenet._ _Inde ubi ter fruges medios immisit in ignes_ _Porrigit incisos filia parva favos._

[12] «Signor ambasciatore.»

[13] «Che volete voi.»

[14] Cantando questo versetto le fanciulle e il capo di casa fanno alcuni passi indietro.

[15] Le fanciulle si avanzano di nuovo col capo di casa.

[16] «Io voglio una delle vostre figlie.»

[17] «Quale volete voi?»

[18] «Qual mestiere farà ella?»

[19] Vedi il capitolo _Sulla dote_ nel secondo libro di quest'opera.

[20] «Pigliatevela pure ch'ella è vostra.»

[21] Vedi nel primo libro di quest'opera, il capitolo intorno al messaggero d'amore e quello intorno alla chiesa.

[22] Cfr. Kuhn u. Schwarz: _Norddeutsche Sagen, Märchen u. Gebräuche_, Leipzig 1848 e, in questo libro, il capitolo che intitolo: «Gli sposi si provano.»

[23] Ecco, in qual modo, lo descrive il Fanfani, nel suo _Dizionario dell'uso Toscano_: «_Verde_ chiamasi la pianta del bossolo che si mantiene sempre verde. Nella quaresima è costume che due, specialmente gl'innamorati, spiccano una o più foglie di verde e la custodiscono gelosamente, guardando di non la perdere; e se l'uno la perde, dee dare all'altro o questa o quella cosa pattovita fra loro. Ciò si dice _fare al verde_, e ogni volta che i due si trovano insieme, l'uno dice tosto all'altro: _fuori il verde_!»

[24] Vedi ancora, in questo primo libro, il capitolo che descrive «come si fa l'amore.»

III.

Pronostici.

La funzione più importante della vita è il matrimonio; occorre quindi averlo propizio; le stelle, il cielo, la sorte, il destino si invocano come augurii. La fanciulla incomincia a sottintendere ch'ella non può mancare di maritarsi. Ma quando gli amanti si fanno desiderare ella sa il modo di attirarli a sè e di vincerli.

Nell'India[25] e in Grecia v'erano formole per far nascere l'amore e per far arrivare lo sposo. Nell'India, la fanciulla le recitava sopra una pelle di vacca tentando il suo destino. Queste formole usano pure nella Germania meridionale[26]; la giaculatoria ha la virtù di destare l'amore nella persona indifferente che si ama[27]. Nato l'amore, chi ne è posseduto diventa furioso. La Venere ellenica si vendicava spesso così de' ribelli al suo potere; e le streghe del medio evo avevano mille maniere d'unguenti e di incantamenti per muovere la passione d'amore o allontanarla. Nelle nostre novelline non di rado l'eroe è acceso, per erba o bevanda che gli passarono le streghe, da subita passione per altra donna che non sia quella che egli ama.

Posta la necessità di un marito, bisogna sapere di qual parte egli verrà, e quale sarà la sua condizione, e quando e dove si faranno le nozze. Ora, con la rovina di Delfo non rovinarono tutti gli oracoli; le nostre fanciulle ne conoscono parecchi i quali, a senso loro, non possono sbagliare; e, poichè la sorte è quella che deve decidere, esse la tentano in ogni onesta maniera. A Roma i due iddii Pilummo e Picummo, secondo Nonio Marcello, presiedevano anticamente agli auspicii per nozze; e in Toscana, era l'uso di digiunare, per assicurarsi un felice matrimonio[28].

In Grecia ed in Roma si pigliavano pure augurii per nozze da parecchi uccelli. Rileviamo da Plutarco che i Greci consultavano, per sapere se la fidanzata sarebbe stata sposa fedele, le cornacchie, le quali gracchiando fanno ingiuria alla castità di Penelope, che, per una sola vita, attese il marito assente, quando invece esse, morto il marito, rimangono vedove per nove intiere generazioni; le cornacchie erano sacre anche in Roma a Giunone Dea delle nozze, onde abbiamo da Festo che al di là del Tevere vi era un luogo sacro ad esse, detto perciò _corniscarum divarum locus_[29]. Plinio ci fa ancora sapere che una specie di sparviere detto Egituo, zoppo d'un piede, era di ottimo augurio per le nozze[30]. Ma già fin dai tempi di Cicerone, che ne fa motto nel suo trattato _De divinatione_, i riti augurali si erano smessi nelle nozze, ed erano solo rimasti gli auguri come mediatori e testimoni delle cerimonie nuziali[31]; questi auspici delle nozze sono ancora ricordati da Giovenale e da Lucano.

A novembre s'incomincia, come dicono nel Canavese

A purtè le büsche pr fe' 'l nì[32].

Ma la vigilia dell'Epifania, e, in genere, il tempo fra il Natale e l'Epifania, si elegge particolarmente dalle fanciulle così in Italia, come, a mia notizia, in Germania, in Russia e Scandinavia, per riscaldare i loro amori. Gli antichi Ateniesi chiamavano col nome di Gamelione il mese di gennaio, siccome quello in cui celebravasi il maggior numero di matrimonii.

Altro giorno propizio a tirare l'oroscopo per nozze è in Italia, in Grecia, in Francia, in Isvezia e, come suppongo, anche in Germania, la vigilia di San Giovanni.

Nell'Umbria, la sera dell'Epifania, le ragazze, per sapere se troveranno marito, vanno _nude_ (così almeno, perchè l'oroscopo riescisse bene, dovrebbero andare) a cogliere un ramo d'olivo verde. Preparano un posticino sul focolare, staccano una fogliuzza, la bagnano di saliva e la buttano quindi sul focolare; se la fogliuzza fa tre salti, o per lo meno gira e rigira sopra sè stessa, ne traggono augurio di prossimo e felice matrimonio; se, al contrario, la foglia brucia senza muoversi, ogni speranza di matrimonio è perduta. Mi piace qui ricordare l'erba che, presso _l'Atharvaveda_[33], si rallegra innanzi a quello che arriva.

In Piemonte, come in Russia (e forse pure in Germania) usa per l'Epifania nella focaccia, che in tal giorno si mangia, mettere due fave, l'una nera, l'altra bianca; l'una rappresenta il re, l'altra la regina; i due che trovano la fava, ossia il re e la regina, si levano e si baciano; il re e la regina rappresentano evidentemente gli sposi[34].

A Riva di Chieri si piglia uno stelo d'erba a più nodi e si rompe ciascuno di questi nodi, dicendo all'uno: _io mi sposerò qui_, e all'altro _io mi sposerò fuori_. L'ultimo nodo è quello che deve dir la verità. Somiglia questo oroscopo a quello che pigliano le innamorate francesi, e, per riflesso di moda, le nostre sopra i petali della margheritina per indovinare la forza dell'amore della persona amata.

A Riva di Chieri ancora, e nel Canavese, all'Epifania, le ragazze da marito usano lanciare la pantofola o lo zoccolo verso la porta di casa; se la punta si volge verso la porta, il segno è buono, la ragazza, entro il carnovale, piglierà marito; se no, no. Lo stesso pronostico si leva a Pinerolo, ma il primo giorno dell'anno. Una simile usanza vige ancora in Russia, ove si getta una pianella sopra la strada; lo sposo dovrà arrivare da quella parte verso la quale si volge la punta della pantofola.

I pronostici nuziali del Bolognese ci sono descritti così dalla signora Carolina Coronedi Berti[35]. «Una ragazza si mette alla punta d'un piede una ciabatta e dal sommo d'una scala la getta in basso; palpitante discende tosto insieme alle compagne, per vedere da qual lato sia rivolta la punta; se verso l'uscio di strada, coglie l'augurio d'andare in quell'anno a marito; se verso la scala, si prepara a rimanere zitella. Dopo questo viene un altro esperimento: _Far ai quater canton_. E vuol dire, prendere un anello, un vasetto pieno di cenere, un altro pieno di acqua, ed una chiave, ponendo ad uno ad uno questi oggetti a' quattro canti della stanza, e facendo attenzione di coprirli acciò ne resti nascosta la qualità a chi ne va in cerca. Quindi si fa entrare una delle giovani che vogliono mettersi alla prova, la quale si avanza fra il timore e la speranza verso l'uno de' canti, e a quello a cui si sente più attirata. Se vi troverà l'anello sarà come la buona notizia di maritarsi; se la chiave, avrà in quell'anno il governo della casa. Ma se incappa nella cenere, può esser certa di morire. L'acqua indica ch'ella ha da sparger lagrime. — L'usanza di consultare gli spilli poche donne la dimenticano. Prima di coricarsi, mettono alla punta del guanciale tre spilli; l'uno avrà la capocchia rossa, l'altro bianca, il terzo nera. Messe in letto, e trovandosi allo scuro, cambiano la posizione agli spilli in modo da confonderne i colori, poi ne estraggono uno e lo piantano all'estremo opposto del guanciale. Al primo raggio di luce, volgono gli occhi allo spillo, e se la sorte è favorevole avran levato il rosso. Il bianco significa che le cose di famiglia seguiteranno senza nessun cambiamento; il nero, al solito, è indicazione di morte. — Si fanno dalle nostre ragazze esperimenti col piombo fuso e gettato in acqua, e dalle svariate forme che prende, come di martello, vanga, forbici e simili, fanno giudizio del mestiere a cui il futuro sposo sarà dedicato.» La stessa scrittrice ci fa ancora conoscere un altro uso[36]. «Nell'estate le spighe de' prati sono alle fanciulle strumenti per tentare la sorte. Ne staccano una, la troncano per metà, e la parte staccata accomodano un'altra volta al posto come intera, prendono poi la spiga fra le dita della sinistra mano, e dando colla destra un colpo sul braccio, esclamano: _Viva o morta?_ Se al colpo la spiga staccata si slancia via, l'amore è vivo, cioè il giovane ama davvero, ma se l'erba non si muove, oh allora la ragazza non è riamata; ed ecco il mal augurio. Il seme di certe erbe campestri che a guisa di leggiero involucro di sottil piuma, staccato dal vento s'inalza e percorre l'aria, è di buon augurio se volge il suo corso verso il volto della fidanzata; quel seme chiamano _furtòna_ (fortuna) e vedendolo in aria si sta fermi per indagare la direzione che prende.»

Non meno diffusa è l'usanza di consultare il destino intorno allo sposo futuro, per mezzo delle figure che si osservano sopra il ghiaccio. A Pinerolo, nel Canavese e nel Mantovano, la notte dell'Epifania, le fanciulle mettono fuori di casa, possibilmente sul tetto, una scodella piena d'acqua. L'acqua diacciandosi nella notte, dalle impronte che si vedranno sul ghiaccio, le quali, nel Canavese, sono attribuite ai tre Re Magi, la fanciulla al mattino indovinerà il mestiere dello sposo predestinato.

Poichè le donne credono alla predestinazione; e fu tempo che vi credevano anche gli uomini. Leggo nella vita di Settimio Severo, presso gli _Scriptores Historiæ Augustæ_[37], come questo imperatore sposò una fanciulla, credendola sortita a nozze regie, se pure, come è probabile, non simulò di credere quello che gli tornava. Così, presso il _Lalita-Vistara_[38], Buddha non conoscendo ancora la sua futura sposa, appena la incontra, sente ch'è dessa. Egli ha la piena intelligenza delle sue virtù. Ora a questi presentimenti che sono diventati una superstizione particolarmente femminina, io do volentieri una origine mitica. Mi par difficile che una giovinetta dica d'una cosa accaduta «il cuore me lo diceva», se simili avvisi del cuore non abbia mai udito vantare prima da sua madre; la credenza ne' presentimenti è tradizionale, ereditaria di madre in figlia. Buddha s'accosta alla sua sposa e ha l'intendimento della sua virtù; Buddha è il sole, quello che vede tutto; la sua sposa è l'aurora; il sole s'accosta all'aurora; il sole trova la sua sposa, la indovina alla prima. Per altra parte, l'aurora è la più sollecita a destarsi; è la prima a vedere, a scoprire; essa prevede; l'aurora è donna, e la donna si paragonò all'aurora; ossia si fece indovina. Ma non solo l'aurora è sposa del sole; anche talora la nuvola: la nuvola tuona; la nuvola avvisa; la nuvola è donna; e la donna si paragonò alla nuvola, ossia si fece pitonessa, sibilla, druidessa, fata, profetessa. Come aurora, presente; come nuvola, predice.

Ad altri pronostici ricorrono ancora in Italia e fuori le fanciulle da marito.

Nel contado di Pinerolo, per sapere se un matrimonio avrà luogo sì o no, mettono insieme due pallottole di stoppa destinate a rappresentare gli sposi desiderati; quindi le due pallottole si abbruciano nell'aria; se le ceneri si sollevano, buon segno, il matrimonio si fa; se restano giù, cade pure ogni speranza nella povera villanella. Un'altra forma dello stesso uso è il così detto _mignofet_; si mettono due fantoccioni di stoppa l'uno innanzi l'altro e s'appicca loro il fuoco; cadono essi l'uno verso l'altro? e tutto andrà bene; si voltano essi da un'altra parte? ed anche le nozze si voltano.

Nell'_Atharvaveda_, è una strofa ove si invita la sposa a salire sopra una navicella della fortuna che la porterà verso il suo predestinato. Il Weber, che la scoperse e la citò[39], riferisce alcune usanze germaniche, le quali mi sembrano bene provare come la formola d'invito alla fanciulla perchè si imbarchi con la sua fortuna dovesse pure accompagnare qualche esperimento che le fanciulle indiane facevano della loro sorte come spose.

Ora una tale corrispondenza de' giuochi a certe popolari usanze, parmi che renderebbe, a chi lo tentasse, molto interessante un altro libro, che si potrebbe intitolare la storia dei giuochi. Auguro pertanto che, fra tanti giuocatori, uno se ne trovi, che il desiderio di illustrar l'arte, alla quale si appassiona, muova a soddisfare con la vanità sua la nostra curiosità, raccogliendo materiali per l'opera da me proposta, alla quale non farebbero certamente difetto i lettori.

Oltre l'Epifania, è vivamente desiderata dalle nostre fanciulle la notte di S. Giovanni[40], per interrogare l'oracolo d'amore. In Santo Stefano di Calcinaia, piccolo borgo ad otto miglia toscane da Firenze, ove io sto scrivendo queste pagine, le fanciulle ricorrono a tre forme di oroscopi. Verso l'albeggiare, pigliano del piombo e lo liquefanno; così liquefatto lo mettono nell'acqua, ove il piombo assume figura di un omino; secondo la figura di quest'omino, argomentano del mestiere che farà il loro sposo.

Oppure le fanciulle, pigliano tre fave; sbucciano l'una per intero, l'altra a mezzo, la terza punto e le involgono in tre pezzi di carta per riporle sotto il guanciale; la notte ne levano a caso una di sotto il guanciale: se la fava è tutta sbucciata, lo sposo sarà un povero; se a mezzo, nè povero nè ricco; se punto, lo sposo sarà ricco. Finalmente, ancora consultano la sera le stelle e ne fissano particolarmente tre, le quali chiamano de' mercanti; la notte, com'esse dicono, sogneranno inevitabilmente tre uomini; e l'uomo che esse vedranno in mezzo sarà lo sposo loro destinato.

A Modica, scrive il signor Amabile, nel primo giorno di ottobre, la ragazza semina due fave in un vaso, l'una per sè, l'altra per colui che le diresse qualche occhiatina amorosa; e se le due fave spunteranno prima della novena o nel corso della novena dell'Arcangelo Raffaele, il matrimonio pare assicurato; se spunta la sola fava del maschio, è segno che la fanciulla mancherà di parola, se la sola fava della fanciulla, essa verrà invece tradita. La fava è un noto simbolo fallico, uno de' motivi per cui era considerata come cibo impuro dagli antichi, onde Pitagora si asteneva dal mangiarla.

Mattia di Martino, in uno scritterello sopra gli usi e le credenze della Sicilia[41], ci fa conoscere un altro pronostico fatto con le fave: una donna gli raccontò come assistendo ad una di quelle fattucchierie che sogliono farsi la sera di San Giovanni «vide mettere in un sacco tre fave, una intera (sana), una senza l'occhio, (la parte nera pizzicata), ed una terza sgusciata (munnata); ciascuna avvolta in un pezzetto di carta. Dopo averle mosse ben bene, vi si faceva mettere dentro la mano a quella ragazza a cui si voleva predire che razza di marito avesse a pigliare; se si tirava su quella intera, segno che doveva essere benestante; se quella senza l'occhio, tignoso; se quella sgusciata, nudo[42].»

A Mineo, in Sicilia, la notte di San Giovanni, le ragazze mettono alla finestra la così detta spina (il fiore del cardo selvatico); ove la spina si apra e fiorisca nella notte, esse si sposeranno, oppure il loro amante sarà fedele.

Ma le più copiose notizie sopra gli usi popolari siciliani del San Giovanni che si riferiscono alle nozze le trovo in una lettera che il mio amico Giuseppe Pitrè diresse nell'anno 1871 alla cara e compianta baronessa Ida Reinsberg von Düringsfeld. «Tutte le fanciulle insofferenti d'indugio, nei tredici giorni che precedono la festa di Sant'Antonino, cercano propiziarselo con una tredicina, durante la quale altre nella chiesa di lui, altre nel silenzio delle pareti domestiche lo pregano a caldi occhi perchè con S. Pasquale e S. Onofrio avvii un matrimonio tra lei e un giovane grazioso e simpatico; di che l'invocazione:

Sant'Antuninu, Mittitilu 'n caminu; San Pasquali, Facitulu fari; Santu Nofriu gluriusu: Beddu, picciottu e graziusu!

Ora supponiamo negli invocati santi le migliori disposizioni di questo mondo a favore della troppo ingenua supplicante; chi, e di qual mestiere sarà lo sposo di là da venire? e chi lo sa? E come si fa a saperlo? Niente di più facile, dicono le donne, non s'ha che attendere la festa di S. Giovanni Battista, e se ne vedrà la esperienza. Allora verso il mezzogiorno, quando il sole è più alto, ogni ragazza che sente il pizzicor d'amore mette innanzi l'uscio di casa sua una catinella con acqua limpida e fresca; fonde un pezzo di piombo, e ve lo riversa d'un colpo. Il piombo, istantaneamente raffreddato, vien tratto fuori dall'acqua; tremante e palpitante la ragazza lo guarda, lo affissa e vi scorge, o crede di scorgervi, un carro, una vanga, una vela, una pialla e che so io; ed ecco fatto: il futuro sposo sarà un carrettiere, un contadino, un pescatore, un falegname! — In Belpasso, comunello su quel di Catania, si cerca appurare il mestiere dell'amante per mezzo della farina. La ragazza prende uno staccio, e colle mani rivolte indietro tanto che nè anche lei veda nulla, si mette a cernere e cernere. Terminata l'opera, si volta e chinasi a guardare la farina caduta; la quale se è a barre dà indizio che c'è a vista un falegname, se a rivelature e a mucchietti, un contadino, ecc. — Le ragazze dello stesso Belpasso e di Assoro, un giorno prima della festa, si riuniscono in varii gruppi. Colei, a cui venga nel giuoco la volta sua, addoppia un laccio o una cordella e dai due capi messi insieme lo avvolge a un pezzettino di legno, a un bubbolo, a una cosa qualunque; e così avvolto lo gira per tre volte di seguito senza pure vederlo, intorno alla persona, e secondo i suoi desiderii ripete:

San Giovanni sì, San Giovanni no; Sì m'hè pigghiari a iddu, Pozz'essiri 'mbrugghiatu, o dunca no.