Storia comparata degli usi nuziali in Italia e presso gli altri popoli indo-europei Seconda edizione riveduta e ampliata dall'autore

Part 19

Chapter 191,850 wordsPublic domain

Il Valery ne cita una singolarissima. Egli afferma che a Bastèlica fino al 1817 non si soleva celebrare nozze in chiesa se non per la Madonna di agosto, lo che non impediva che in ogni tempo, e più specialmente durante la vendemmia, si facessero solenni promesse di matrimonio, suggellate da una festa domestica detta dell'_abbraccio_, perchè tutti gli astanti avevano diritto di abbracciare la sposa, la quale dopo il ballo se ne andava a convivere collo sposo, aspettando l'agosto seguente per santificare l'unione.

Quasi tutte le spose còrse vanno fornite di un compiuto abito nazionale, del quale noterò le _faldette_[511], il _telu_ e il _mandile_. Le _faldette_ o _fallette_ sono un'acconciatura di seta o di filo nero o celeste scuro che copre il capo a guisa del velo comunemente chiamato _mesere_. Si attacca alla vita con delle cordelline, è piuttosto ampio, tanto da poter ricoprire le braccia e le mani. Il _telu_ è una specie di faldetta, ma più piccolo, e non essendo attaccato alla vita somiglia più al mesere. Il _mandile_ è un fazzoletto che le popolane portano, come le donne di Procida, attorcigliato al capo ed annodato con bel garbo da parte. In casa lo tengono talvolta anche le signore. E di _toilette_ basti. Ho voluto far cenno delle _faldette_ perchè tengono frequentemente luogo del velo nuziale e della cuffia bianca arricciata che portano le novelle spose.

Veniamo ora al giorno solenne, giorno di gioia pura, di universale allegrezza, nel quale anche le inimicizie talvolta cessano, o per lo meno fanno tregua, perchè nulla turbi la santità del rito.

In molti villaggi la sposa trova sui gradini dell'altare un cestello ricolmo di fiori e di frutte che suol tenere in mano durante la benedizione.

Salutati dagli spari dei _masculi_ (mortaletti) e dalle acclamazioni del popolo, gli sposi escono di chiesa, e nei paesi più ricchi di cereali, lungo la via si suol gettare in capo alla sposa riso, grano e farro, come augurio di fecondità.

Oltre quest'uso che ricorda le cerimonie nuziali indiane, greche e latine ve ne sono altri parimente di origine antichissima. Tutte le volte che la sposa passa vicino ad un torrente vi tuffa le mani e prega il Signore che le mantenga l'anima e il corpo puri come quella limpida onda.

In alcuni villaggi dei distretti di Ajaccio e di Sartène, nei monti di Coscione, e nella Valle del Niolo si suol fare lungo corteggio alla sposa. Gli uomini che spesso a cavallo l'accompagnano al villaggio dello sposo, sono chiamati nel dialetto oltramontano _Mudracchèri_ e nel cismontano _Mugliacchèri_ (da _mulier_). Arrivati a mezza strada, s'incomincia una bizzarra pantomima. I parenti della sposa si fingono corrucciati e risoluti di riportarla seco; ella stessa mostra di non voler proseguire il cammino. Lo sposo domanda il perchè. Si risponde che la fanciulla deve ritornare alla casa paterna. Egli allora la prende bravamente per un braccio, e, forte dell'autorità del Vangelo, le comanda di seguirlo. I parenti cercano opporsi, gridano, minacciano, si dà mano ai bastoni e alle schioppette. La sposa si mostra perplessa, frattanto vengono i _paceri_: la pace è presto fatta e ricomincia l'allegria con forti grida e schioppettate all'aria. Talvolta il contrasto è mosso dalle parenti e dalle amiche della sposa, e non occorre dire che in tali casi il baccano è maggiore, come infiniti sono i dispettucci che la malizia di tutte quelle donne immagina per far disperare il povero sposo.

Anche presso i Romani i genitori della sposa si fingevano pentiti di lasciare la figliuola partire dalle pareti domestiche per andare in altra casa. Alcuni viaggiatori narrano di aver trovato una simile costumanza presso gli abitatori della Polinesia. Ma non allontaniamoci tanto.

Oltre i _Mudracchèri_ anche i _Frinèri_ fanno parte del corteggio nuziale, anzi lo precedono. Si chiamano così alcuni giovani che portano una conocchia (_Frenu_) ornata di nastri e fiocchi e con un fazzoletto pendente dalla cima a guisa di banderuola.

Spesso si usa fare la _Travata_ e _Parrata_ detta anche _Spallèra_, specie di siepe o serraglio, che s'inalza nelle vie per cui passa il corteggio, e si fa dalla gente del villaggio in cui la sposa va a prender dimora. Quello dei _Mudracchèri_ che riporta il _trionfo del vanto_[512], cioè galoppando giunge primo alla _parrata_, ha il diritto di offrire alla sposa su di un canestro pieno di fiori le chiavi della casa coniugale, congratulandosi con poesie, come ad esempio questa:

«Che mai cerchi, o peregrina, In un lido a te straniero? Non più oltre t'incammina, Chè vietato t'è il sentiero. Ma se sei la sposa amante, Di colui che t'è dappresso, Deh! t'arresta un solo istante E avrai libero l'ingresso. Ora accetta, o bella, in dono Di bei fior questo mazzetto, Fior che dolci pegni sono Di un fraterno e puro affetto. Poi del tetto conjugale Prendi tu le chiavi ancora, In cui scevra di ogni male Possa far lunga dimora. Ora il cielo benedica, Cara sposa, il vostro imene E con man prodiga e amica, Vi ricolmi di ogni bene!»

Presi i fiori e le chiavi, la sposa ringrazia la comitiva, fa un cenno, e la _parrata_ si leva, la gente dei due villaggi si ricambia dimostrazioni di affetto e insieme unita accompagna la sposa fino alla casa dello sposo.

Sulla soglia, per lo più adorna di fiori e ghirlande di lauro, sta la suocera, non burbera in volto e colla mestola alla cintura, come in tanti altri luoghi, ma raggiante di gioia dà la mano alla nuora e le presenta il mazzo delle chiavi, per affidarle il governo della famiglia, quindi le porge una conocchia ed un fuso ornati di pimpinelle, e la saluta con questo canto che si chiama della _buona ventura_[513]:

«Siate boi la ben venuta, Cara sposa in questa casa, Che boi siate bona e astuta Ne so' certa e persuasa. Diu vi dia qui bona sorte, Longa vita e santa morte. Ecce ormai la vossa rocca Cu lu fusu e cu la lana, Di accudì tuttu a boi tocca Ch'e' so' becchia e pocu sana. Ora entrate e Diu ci dia Pace e gioia. E cusì sia!

Beninteso che molte suocere rivogliono subito le chiavi, e dopo essersi date _pro forma_ il titolo di vecchie, a quattr'occhi colla nuora parlano un altro linguaggio.

Una signora di Corte mi raccontava che la sua suocera, che fu per lei una seconda madre, non appena si erano trovate sole le aveva detto: Di grazia, voi che d'ora innanzi sarete chiamata la sposa, non permettete che io sia detta dai servi la padrona _vecchia_.

Finita la canzone, la suocera presenta agli sposi un barattolo di latte quagliato, essi ne prendono una cucchiaiata, quindi ne gusta tutta la compagnia. Intanto la più stretta parente del nuovo marito avvolge un lungo nastro color di rosa dietro le spalle della coppia felice e la trae seco nella sala, ove è già apparecchiato il banchetto nel quale non manca mai di figurare il piatto nazionale detto _Fiadone_, torta fatta di uova e _brocciu_, che è una specie di ricotta dolcissima composta di fior di latte, miele o zucchero.

Prima di sedersi a tavola, usa in alcuni luoghi che allontanati per un momento gli uomini e i ragazzi, le donne fanno sedere la sposa su di uno staio pieno di grano, e toltane ciascuna una manciata gliela versano sul capo, girandole attorno e cantando in coro la seguente _ballatetta_, cogli augurii espressi nella quale io termino ben volentieri questa cicalata:

Dio vi colmi di ogni bene, Figli maschi in quantità, Senza duoli e senza pene. Dio vi accordi lunga età, Poi vi accolga in Paradiso, L'un dall'altro mai diviso!

FINE.

NOTE:

[501] Portatori della rocca.

[502] Accompagnatori della sposa.

[503] In sussiego.

[504] Al suono di cornamusa gonfiata.

[505] Villaggio nel distretto di Sartène.

[506] Serraglio.

[507] Dimora.

[508] Un secchio pieno di giuncata.

[509] Questa consuetudine si riscontra pure nei montanari scozzesi. Vedi fra gli altri _The fair maid of Perth, or S. Valentine's day_ nella seconda serie delle _Chronicles of the Canongate_ di W. Scott.

[510] Raccolta di proverbi còrsi del Tommaseo e del Mattei.

[511] È foggia che va declinando e non si porta per solito che in chiesa. Elegante non si può dire al certo, sì bene modesta al sommo e dicevole a vestirla nei sacri ufficj, perocchè sembra contribuire a raccoglimento della persona la quale nell'orare in siffatta acconciatura somiglia le immagini di alcune Madonne degl'insigni pittori antichi.

F. D. FALCUCCI. La Corsica antica illustrata nella storia, nella geografia, e nel dialetto. (_Opera inedita_).

[512] V. Grimaldi, _Marietta di Vico_, Racconto storico.

[513] V. _Histoire illustrée de la Corse_ del chiarissimo abate Galletti.

INDICE

PREFAZIONE _Pag._ 9

INNANZI DI ENTRARE IN MATERIA SCOPO DEL MATRIMONIO » 17

LIBRO PRIMO Prima delle nozze

I. Quando la fanciulla è bambina » 21 II. Quando la fanciulla cresce » ivi III. Pronostici » 27 IV. Come si fa l'amore » 49 V. Il messaggiero d'amore » 66 VI. Il matrimonio per libera elezione » 68 VII. Gli sposi si provano » 74 VIII. L'autorità del padre e del fratello nelle nozze » 80 IX. Nozze per ordine superiore » 83 X. Nozze per procura » 87 XI. Monogamia, poligamia e poliandria » 88 XII. Nozze fra parenti » 93 XIII. Come la fanciulla si domanda » 99 XIV. La sposa si accaparra » 110 XV. Ricambio di doni nuziali » 112 XVI. La dote » 122 XVII. Il corredo » 128 XVIII. Mentre la sposa si prepara » 135 XIX. Il bagno; la sposa si veste » 139

LIBRO SECONDO Le nozze

I. Come sono vestiti gli sposi » 145 II. Lo sposo arriva » 148 III. Il pianto della sposa » 153 IV. Prima delle sacre funzioni » 155 V. Gli sposi incoronati » 159 VI. Gli sposi velati » 161 VII. Il tappeto degli sposi » 164 VIII. Gli sposi inanellati » 165 IX. Comunione di cibi e di bevande » 166 X. Intorno all'altare » 168 XI. Ove le nozze si celebrano » 170 XII. La parte del prete » 171 XIII. Augurii di fecondità alla sposa » 174 XIV. Allegrezze perchè si fa la sposa » 176 XV. Il rapimento della sposa » 179 XVI. Il serraglio » 182 XVII. Per istrada » 187 XVIII. Danze nuziali » 189 XIX. Sulla soglia » 192 XX. La suocera » 194 XXI. Il dominio della sposa » 198 XXII. Cibi e banchetti nuziali » 199

LIBRO TERZO Il matrimonio si consuma

I. Si prendono gli augurii » 211 II. Giorni per le nozze e loro durata » 214 III. Il _jus primæ noctis_ » 219 IV. Il paraninfo e la pronuba » 227 V. Gli sposi soli » 231 VI. Epitalamio » 232 VII. Il giorno dopo » 234

LIBRO QUARTO Le nuove nozze

I. Quando le nozze vanno a monte » 239 II. Nozze di vedove » 241 III. Nozze d'argento e nozze d'oro » 245

APPENDICE

I. — USI NUZIALI VENETI (Raccolti da _Dom. Giuseppe Bernoni_).

I primi passi » 249 El permesso » 251 La dimanda » 252 El segno » 253 Regai tra morosi » 256 El portar de la sposa » 257 El compare de l'anelo » ivi El giorno che i seglie » 259 Regai a la sposa » 260 La sposa se parecia » ivi La benedizion del pare » 261 El sposo ariva » 262 I sposi va in ciesa » 263 A l'altar » 264 El rinfresco » 265 El pranzo » 267 I bali e soni » 268 Soli » 269 I oto giorni che segue » ivi

II. — USI NUZIALI CORSI Raccolti da _A. Provenzali_ » 272

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (Ràmàyana/Ramayan.a, Devayánì/Devayànì, Draupadì/Dràupadì, Çakuntalà/Çakuntalâ, bràhmani/brâhmani, medio-evo/medioevo e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.