Part 6
OSVALDO. Regina non avrebbe esitato a lungo. Regina aveva il cuore così adorabilmente leggero. Si sarebbe stancata ben presto di curare un malato come son io.
Sig.ª ALVING. In tal caso, Dio sia lodato, che Regina è partita.
OSVALDO. Sì, mamma, così ora spetta a te di soccorrermi.
Sig.ª ALVING (_mandando un grido_). Io?
OSVALDO. E chi dunque se non te?
Sig.ª ALVING. Io, tua madre?
OSVALDO. Appunto.
Sig.ª ALVING. Io che t’ho data la vita?
OSVALDO. Che non ti avevo domandata. E quale vita mi desti tu? Non la voglio! Riprenditela!
Sig.ª ALVING. Aiuto, aiuto! (_fugge nel vestibolo_)
OSVALDO (_correndole dietro_). Non lasciarmi! Dove vai?
Sig.ª ALVING (_nel vestibolo_). A chiamare il medico, Osvaldo! Lasciami uscire!
OSVALDO (_raggiungendola_). Tu non escirai, e nessuno deve entrare qui dentro! (_chiude a chiave_)
Sig.ª ALVING. (_rientrando_). Osvaldo, Osvaldo.... figlio mio!...
OSVALDO (_seguendola_). È un cuore di madre il tuo.... puoi resistere alla mia angoscia senza nome?
Sig.ª ALVING (_dopo un istante di silenzio, con voce strozzata_). Ecco la mia mano!
OSVALDO. Dunque, sì?
Sig.ª ALVING. Se ciò è necessario. Ma no, questo non accadrà. È impossibile, impossibilissimo!
OSVALDO. Speriamolo; e cerchiamo di vivere assieme finchè lo potremo. Grazie, mamma. (_Si siede sulla seggiola che la signora Alving avvicinò al divano. Spunta il giorno; sulla tavola la lampada continua ad ardere_).
Sig.ª ALVING. (_avvicinandosi dolcemente_). Ti senti più calmo ora?
OSVALDO. Sì.
Sig.ª ALVING. (_china su lui_). Non fu che un brutto scherzo della tua immaginazione, pura immaginazione. Tutte queste scosse ti hanno eccitato. Ora, mio diletto figlio, bisogna che tu ti riposi qui, presso tua madre! Avrai tutto quello che desideri, come quando eri piccino, piccino.... Vedi, l’accesso è finito. Ah! lo sapevo.... Guarda, guarda Osvaldo, che bella giornata, che sole brillante! Così ti sentirai bene anche a casa tua!
(_S’avvicina alla tavola e spegne la lampada. Sorge il sole. Al fondo del paesaggio le montagne e le pianure risplendono illuminate dai raggi del mattino_).
OSVALDO (_immobile nel suo seggiolone, volge le spalle al fondo della scena; ad un tratto pronuncia queste parole:_) Mamma, dammi il sole.
Sig.ª ALVING. (_presso la tavola, lo guarda spaventata_). Che dici?
OSVALDO (_ripetendo con voce sorda ed afona:_) Il sole.... il sole....
Sig.ª ALVING (_avvicinandoglisi_). Osvaldo, che hai?
OSVALDO (_si abbandona nel seggiolone, tutti i suoi muscoli si tendono; il volto è senza espressione; gli occhi, spenti, fissano il vuoto_).
Sig.ª ALVING (_tremante per lo spavento_). Cosa vuol dire? (_gridando_) Osvaldo, che hai? (_si precipita in ginocchio innanzi a lui, e lo scuote_) Osvaldo! Osvaldo! Guardami! Non mi conosci?
OSVALDO (_colla medesima voce afona_). Il sole.... il sole....
Sig.ª ALVING (_si alza di scatto, disperata, colle mani nei capelli, gridando:_) Non ci resisto! (_a voce bassa, come irrigidita_) Non ci resisto, no, no! Mai! (_ad un tratto_) Ma dove sono quelli...? (_cerca rapidamente nella saccoccia d’Osvaldo_) Ecco! (_indietreggia di qualche passo e grida:_) No, no, no! Sì! No! No! (_colle mani nei capelli, si ferma a qualche passo di distanza da suo figlio, e lo fissa con uno spavento muto_)
OSVALDO (_sempre immobile nel suo seggiolone_). Il sole.... il sole....
FINE.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.