Spasimo

Chapter 17

Chapter 17602 wordsPublic domain

--Ho piacere d'avervi incontrato. Il vostro cuore non v'ingannava: ciò che voi sosteneste fin all'ultimo era vero. Voi avevate solo la vostra passione; ma essa vi fece vedere lucidamente. Fiorenza d'Arda non poteva uccidersi, non poteva morire volontariamente lasciandovi il tristo esempio senza una parola di conforto. Qualunque fosse l'angustia dell'animo suo, quantunque ella avesse fermato ed annunziato di togliersi la vita, all'ultimo momento la cristiana doveva arretrarsi. Ma poichè vivere non poteva neppure, compreso il geloso furore di quello sciagurato, lo provocò perchè egli stesso la liberasse. Le apparenze m'ingannarono. Ma sono pur grandi le stranezze della vita!... Potevate esser tutti felici, se il caso non vi avesse fatto incontrare quando dovevate tutti soffrire ineffabilmente: la contessa posta tra il rispetto di sè stessa, della propria parola, della propria fede, e l'amor vostro; voi amante disperato di lei e geloso di Zakunine; Zakunine perduto dalla gelosia per voi, dal tardo amore per lei, dal rimorso sterile contro sè stesso; la Natzichev amante taciturna, disconosciuta, negletta.... Che ne sarà di lei?

Allora il Vérod si rammentò delle parole del principe.

--È morta.

Ma come, dove e quando? Zakunine non lo aveva spiegato, nè egli aveva pensato a chiederlo. Era ella morta di morte naturale o violenta? Si era uccisa, o come Alessio Petrovich, e prima di lui, era tornata in Russia a lasciarsi condannare? Quando il principe aveva detto di voler seguire un esempio che era stato come un ammonimento, aveva alluso a lei? Nessuno poteva dirlo; forse non l'avrebbero saputo mai.

--Come misteriosamente è passata nella vita!--disse il magistrato.--Aveva pure un gran cuore.

--Sì,--riconobbe il Vérod.

--Neppure quello sciagurato era tutto perverso, Bene ha fatto l'imperatore commutando la pena: la morte deve restare nelle mani di Dio; vivendo, l'assassino potrà sperare di redimersi.

--È redento.

E come il giudice lo interrogava con lo sguardo, Roberto Vérod gli narrò il loro colloquio.

--Io l'ho perdonato. Sentii che la Morta voleva così. Ella che lo convertì, che morendo di sua mano compì l'opera di salvezza alla quale si accinse quando si mise al suo fianco, non poteva volere che io gli serbassi rancore. L'anima superba e feroce ora ama e si piega. Io stesso, che dopo aver creduto ero ripiombato nel dubbio, torno ultimamente alla fede che Ella mi spirò. È vero: voi aveste ragione, un giorno, di meravigliarvi della mia avversione per lui. Le nostre nature erano diverse, ma noi ci accordammo nel disperare della vita. Entrambi vedemmo nel mondo un meccanismo incosciente, un vano giuoco di forze cieche e soverchianti. Ella ci ha uniti nel sentimento del bene, ci ha rivelato l'amore e la fratellanza umana. Noi ci siamo abbracciati, come fratelli. La condotta di lui, la sua accettazione del castigo sarà d'esempio al mondo. Anch'io sento di dover rinnegare le disperate persuasioni d'un tempo, di dover significare le cose che Ella mi rivelò....

Erano scesi a Ouchy; procedettero entrambi silenziosi un buon tratto lungo le rive del lago terso ed azzurro come un pezzo di cielo caduto sulla terra.

Il giudice poi disse:

--Vi sono di queste creature venute al mondo per convertirci alle cose delle quali purtroppo la vita ci fa dubitare. Il loro cuore è come una fontana di salute. Voi felice che la conosceste, che l'amaste, che ne custodite gelosamente l'imperituro ricordo.

FINE.

INDICE

CAP. I. Il fatto PAG. 1

CAP. II. Le prime indagini PAG. 21

CAP. III. I ricordi di Roberto Vérod PAG. 59

CAP. IV. Storia d'un'anima PAG. 89

CAP. V. Duello PAG. 135

CAP. VI. L'inchiesta PAG. 167

CAP. VII. La confessione PAG. 203

CAP. VIII. La lettera PAG. 237

CAP. IX. Spasimo PAG. 265