Chapter 13
Squilla un'altra volta la tromba; i _banderilleros_ han finito; ora tocca all'_espada_; è il momento solenne, è la crisi del dramma; la folla si queta, le signore si sporgon fuori dei palchi, il Re si alza in piedi. Il celebre Frascuelo, tenendo in una mano la spada e la _muleta_, che è un pezzo di stoffa rossa attaccata a un bastoncino, entra nell'arena, si presenta dinanzi al palco reale, si leva il berretto, e consacra al Re, pronunciando una poetica frase, il toro che va ad uccidere; poi getta il berretto in aria, come per dire:--Vincerò o morirò!--e seguìto dallo splendido corteo dei _capeadores_, si muove con passo risoluto verso il toro. Qui segue una vera lotta corpo a corpo, degna d'un canto d'Omero. Da un lato la belva colle sue corna terribili, colla sua forza enorme, colla sua sete di sangue, inasprita dal dolore, acciecata dall'ira, torva, insanguinata, spaventosa; dall'altra un giovane di vent'anni, vestito come un ballerino, a piedi, solo, senza difesa con una leggera spadina tra le mani. Ma egli ha diecimila sguardi addosso! Il Re gli prepara un dono! La sua amante è lassù, in un palco, cogli occhi fissi su di lui! Mille signore tremano per la sua vita! Il toro si ferma, lo guarda; egli guarda il toro, e gli agita dinanzi il panno rosso; il toro si caccia sotto, l'_espada_ si scansa, il corno formidabile gli rasenta il fianco, urta il panno rosso e colpisce nel vuoto. Un tuono d'applausi scoppia su tutte le gradinate, in tutti i palchi, in tutte le gallerie. Le signore guardano col canocchiale e gridano:--Non ha impallidito!--Si fa silenzio daccapo, non si sente una voce, non un bisbiglio. L'audace _torero_ fa volteggiare a più riprese la _muleta_ sugli occhi dell'animale inferocito, gliela passa sulla testa, tra le corna, intorno al collo, lo fa retrocedere, avanzare, girare, saltare; si fa assalire dieci volte, e dieci volte, con un leggerissimo movimento, scansa la morte; lascia cader la _muleta_, la raccoglie sotto gli occhi del toro, gli ride sul muso, lo provoca, l'insulta, se ne trastulla; tutt'a un tratto si ferma, si mette in guardia, alza la spada, piglia la mira; il toro lo guarda; ancora un istante, e si slancieranno addosso, l'un all'altro, nello stesso punto; uno dei due deve morire; diecimila sguardi corrono con una rapidità fulminea dalla punta della spada alla punta delle corna, dieci mila cuori battono di ansietà e di terrore, tutti i visi sono immobili, non si sente un respiro, l'immensa folla par pietrificata,--ancora un istante,--ecco il punto! Il toro si slancia, l'uomo vibra la spada; un solo altissimo grido, seguito da uno scoppio tempestoso di applausi, prorompe da ogni parte; la spada penetrò fino all'elsa nel collo del toro, il toro barcolla, e gettando dalla bocca un fiotto di sangue, cade come colpito da un fulmine. L'uomo ha vinto! Allora segue un tumulto indescrivibile; la moltitudine sembra forsennata; tutti si levano in piedi, scotendo le braccia, gettando alte grida; le signore sventolano i fazzoletti, batton le mani, agitano i ventagli; la banda suona; l'_espada_ vincitore s'avvicina alla barriera e fa il giro dell'arena; via via che passa, dalle gallerie, dai palchi, dalle gradinate, gli spettatori rapiti d'entusiasmo gli gettano addosso manate di sigari, portafogli, bastoni, cappelli, tutto quello che cade loro sotto le mani; in pochi momenti il fortunato _torero_ ha le braccia ingombre di roba, chiama in soccorso i _capeadores_, rigetta i cappelli agli ammiratori, ringrazia, risponde come può ai saluti, alle lodi, ai titoli gloriosi che gli si gridan da mille parti, e giunge finalmente sotto il palco del Re. Allora tutti gli occhi si rivolgono sul Re. Il Re mette una mano in tasca, tira fuori un portasigari pieno di biglietti di banca e lo butta giù; il _torero_ lo coglie in aria, la moltitudine prorompe in applausi. Intanto la banda suona l'aria funebre al toro; s'apre una porta, entrano di galoppo quattro stupende mule ornate di pennacchi, di fiocchi e di nastri gialli e rossi, condotte da uno stuolo di _chulos_ che gridano e fan chioccare le fruste; trascinano via un dopo l'altro, i cavalli morti, e poi il toro, che vien subito portato in una piazzetta vicino al circo dove l'aspetta una turba di monelli, per intingere il dito nel suo sangue, dopo di che vien scorticato, tagliato e venduto. Rimasta libera l'arena, squilla la tromba, suona il tamburo: un altro toro si precipita fuori della gabbia, assalta i _picadores_, squarcia il ventre ai cavalli, offre il collo alle _banderillas_, è ucciso da un'_espada_; e così si presentano nell'arena, l'un dopo l'altro, senza alcuna interruzione, sei tori.
Quante scosse, quanti brividi, quanti accessi di freddo al cuore e di sangue al capo, vi pigliano durante quello spettacolo! Quanti pallori improvvisi! Ma voi, straniero, voi solo impallidite: il ragazzo che avete accanto ride, la fanciulla che vi siede dinanzi è pazza dalla gioia, la signora che vedete nel palco vicino, dice che non s'è mai divertita tanto! Che gridìo! Che esclamazioni! Là per imparare la lingua! Comparisce il toro, è giudicato da mille voci:--Che bella testa!--Che occhi! Quello farà sangue!--_Anda que vales un tesoro!_--Gli gridano delle frasi d'amore. Ha ucciso un cavallo:--_Bueno!_--Guarda quanta roba gli ha cavato dal ventre!--Un _picador_ fallisce il colpo, e ferisce malamente il toro, o si perita ad affrontarlo: allora è un diluvio d'ingiurie atroci;--Poltrone! Impostore! Assassino! Vatti a nascondere! Fatti ammazzare!--Tutti s'alzano, lo segnano a dito, gli mostrano i pugni, gli tiran sul viso le scorze d'arancio e i mozziconi dei sigari, lo minacciano col bastone. Quando l'_espada_ fredda il toro alla prima, allora sono parole da innamorati in delirio, gesti da pazzi:--Vieni qui, angelo!--Dio ti benedica, Frascuelo!--Gli mandan dei baci, lo chiamano, tendon le mani come per abbracciarlo. Che profusione di epiteti, di frizzi, di proverbi! Quanto fuoco! Quanta vita!
Ma io non dissi che delle vicende d'un toro; in un'intera _corrida_ seguon mille accidenti. In quello stesso giorno un toro cacciò la testa sotto il ventre d'un cavallo, sollevò cavallo e cavaliere, e portatili un po' in trionfo a traverso l'arena, li scaraventò in terra tutti e due come un sacco di cenci. Un altro toro uccise quattro cavalli in pochi minuti; un terzo investì così malamente un _picador_, che questo cadde, diè del capo nella barriera e svenne, e fu portato via. Ma non per questo, nè per un ferimento grave, e neanco per la morte d'un _torero_ s'interrompe lo spettacolo; il programma lo dice; se uno muore, ce n'è un altro pronto. Il toro non assalta sempre; ve ne son dei vigliacchi, che vanno incontro al _picador_, s'arrestano, e dopo un istante di esitazione, fuggono; altri, dopo il primo assalto, non assaltan più; altri, d'indole mite e benigna, non rispondon neanco alle provocazioni, si lascian venire addosso il _picador_, si lascian piantare la lancia nel collo, danno indietro, scrollan la testa, come per dire:--Non voglio!--, fuggono e poi si voltano, tutt'a un tratto, a guardare con aria attonita lo stuolo dei _capeadores_ che gl'insegue come se volessero dimandare:--Che volete da me? Che v'ho fatto? Perchè mi volete uccidere?--Allora la folla prorompe in imprecazioni contro il toro vigliacco, contro l'impresario, contro i _toreros_; e prima qualcuno dei dilettanti del _toril_, poi gli spettatori della banda del sole, poi i signori della banda dell'ombra, poi le signore, poi tutti gli spettatori del circo gridano a una voce: _Banderillas de fuego!_--Il grido è diretto all'Alcade; le _banderillas_ di fuoco servono a inferocire il toro; son _banderillas_ munite d'un razzo che s'accende nell'atto stesso che la punta penetra nelle carni, e brucia la ferita cagionando un dolore atroce, e stordisce ed irrita l'animale al punto da mutarlo di vigliacco in temerario, di queto in furioso. Per metter le _banderillas de fuego_ ci vuole il permesso dell'Alcade; se l'Alcade esita a darlo, tutti gli spettatori s'alzano in piedi; e allora è un colpo d'occhio stupendo; si vedon dieci mila fazzoletti che sventolano come le bandierine di dieci reggimenti di lancieri, e formano dai palchi all'Arena, tutt'intorno, uno strato bianco ondeggiante sotto il quale sparisce quasi la folla; e dieci mila voci gridano:--_fuego! fuego! fuego!_--Allora l'Alcade cede; ma se s'ostina nel suo no, i fazzoletti spariscono, s'alzano i pugni e i bastoni, prorompono le ingiurie:--_No sea usted necio!_--Non faccia il minchione!--Non rompa i corbelli!--_Las banderillas al Alcalde!_--_Fuego al Alcalde!_
L'agonia del toro è tremenda. Qualche volta il _torero_ non aggiusta il colpo a dovere, e la spada penetra bensì fino all'elsa, ma fuor della via del cuore. Allora il toro si mette a correr l'arena colla spada confitta nelle carni, irrigando il terreno di sangue, mandando altissimi muggiti, divincolandosi e scontorcendosi in mille modi per liberarsi da quella tortura; e in quell'impetuosa corsa, qualche volta la spada salta via; qualche volta si configge più addentro, e gli cagiona la morte. Sovente l'_espada_ è costretto a dargli una seconda stoccata, non di rado una terza, talora una quarta; il toro versa un torrente di sangue; tutte le _capas_ dei _capeadores_ ne sono intrise, n'è macchiato l'_espada_, n'è aspersa la barriera, per tutto cola sangue, gli spettatori indignati coprono il _torero_ d'ingiurie. Qualche volta il toro profondamente ferito, cade a terra; ma non muore, e resta là immobile, colla testa alta, minaccioso, come per dire:--Venite, assassini, se vi basta l'animo!--Allora la lotta è finita; bisogna accorciar l'agonia; un uomo misterioso scavalca la barriera, s'avvicina a passi furtivi, si apposta dietro al toro, e colto il momento, gli vibra un colpo di pugnale nella testa, che gli penetra al cervello e lo fredda. Spesso neanche questo colpo non riesce; l'uomo misterioso deve vibrarne due, tre, persino quattro; allora l'indignazione del popolo si scatena come una tempesta, gli danno del boia, del codardo, dell'infame, gli augurano la morte, se lo avesser nelle mani, lo strozzerebbero come un cane. Altre volte il toro, ferito a morte, barcolla un pezzo prima di cadere, e barcollando s'allontana a lento passo dal luogo dove fu colpito per andar a morir in pace in un canto appartato; tutti i _toreros_ lo seguono lentamente, come un corteggio funebre, a una certa distanza; la folla tien dietro cogli occhi a tutti i suoi movimenti, conta i suoi passi, misura il progresso dell'agonía; un silenzio profondo accompagna i suoi ultimi momenti; la sua morte ha qualcosa di maestoso e di solenne. Vi son dei tori indomabili, che non vogliono chinar la testa se non traendo l'ultimo respiro; tori che, versando ruscelli di sangue per la bocca, minacciano ancora; tori che, trafitti da dieci colpi di spada, pugnalati, dissanguati, alzano ancora il collo con un movimento superbo che fa retrocedere lo stuolo dei loro persecutori fino a metà dell'arena; tori che hanno un'agonía più spaventevole della loro prima furia, che straziano i cavalli morti, spezzano la barriera, calpestano rabbiosamente le _capas_ sparse per l'arena, saltano nella corsia, corrono intorno colla testa alta guardando gli spettatori con un'aria di sfida, cadono, si rialzano, muoiono muggendo.
L'agonia dei cavalli, meno lunga, è più dolorosa. Ad alcuni il toro spezza una gamba, ad altri trafigge il collo da parte a parte, altri uccide, con una cornata al petto, sul colpo, senza che versin neanco una goccia di sangue; altri, presi dallo spavento, piglian la carriera, diritto davanti a sè, e vanno a urtare la testa con un tremendo colpo contro la barriera, e cadono morti; altri si dibattono lungo tempo in un lago di sangue prima di morire; altri, feriti, sanguinosi, sbudellati, storpiati, galoppano ancora con una furia disperata, vanno incontro al toro, stramazzano, si rialzano e combattono ancora, fin che son portati via, disfatti, ma vivi; e allora gli si rimetton gl'intestini al posto, gli si cucisce la pancia, e servono per un'altra volta; altri, paurosi, all'avvicinarsi della belva, tremano verga a verga, scalpitano, rinculano, nitriscono, non vogliono morire; e son quelli che destano più pietà. Qualche volta un sol toro ne uccide cinque; qualche volta, in una _corrida_, ne muoion venti, tutti i _picadores_ sono intrisi di sangue, l'arena sparsa di viscere fumanti, i tori stanchi di uccidere.
I _toreros_, anch'essi, hanno i loro brutti momenti. I _picadores_, talvolta, invece di cadere sotto il cavallo, cadono tra il cavallo e il toro; allora questo si precipita su di loro per ucciderli; la folla getta un grido; ma un _capeador_ ardito getta la _capa_ sugli occhi alla belva, e rischiando la sua vita salva quella del compagno. Sovente, invece di slanciarsi contro la _muleta_, il toro accorto, si slancia contro l'_espada_, lo rasenta, lo investe, lo insegue, lo costringe a buttar via l'arma e a salvarsi, pallido e tremante, di là dalla barriera. Qualche volta l'urta colla testa e lo atterra; l'_espada_ sparisce in un nuvolo di polvere, la folla grida:--È morto!--il toro passa, l'_espada_ è salvo. Qualche volta gli arriva sotto ad un tratto, lo solleva colla testa e lo sbatte da un lato. Non di rado il toro non si lascia pigliar di mira colla spada, il _matador_ non riesce a coglierlo di fronte, e poichè non lo può ferire, giusta gli statuti, che in quel dato punto e in quel dato modo, si stanca inutilmente per lunga pezza, e stancandosi si confonde, e corre cento volte il rischio di farsi uccidere; e intanto la folla urla, fischia, l'insulta; finchè il pover uomo, disperato, si risolve a uccidere o a morire, e vibra il colpo come vien viene; ed o gli riesce ed è levato a cielo, o gli fallisce, ed è vilipeso, schernito, tempestato di scorze d'arancio, fosse anche il più intrepido, il più valente, il più decantato _torero_ della Spagna.
Nella folla, poi, durante lo spettacolo, seguono mille avvenimenti. Di tratto in tratto scoppia una rissa fra due spettatori. Pigiata com'è la gente, qualche bastonata tocca ai vicini; i vicini dan di mano ai bastoni e picchiano anch'essi; il circolo delle bastonate s'allarga, la rissa si estende a tutto lo scompartimento della gradinata; in pochi momenti, cappelli in aria, cravatte in brani, visi sanguinosi, grida da intronare il cielo, tutti gli spettatori in piedi, le guardie in moto, i _toreros_, di attori, divenuti spettatori. Altre volte è un gruppo di giovanotti burloni che si voltan tutti insieme da una parte gridando: "Eccolo là."--"Chi?"--Nessuno; ma intanto i vicini si alzano, i lontani salgono in piedi sui sedili, le signore si sporgon fuori dei palchi; in un momento tutto il Circo è sossopra. Allora il gruppo dei giovanotti dà in una sonora risata; i vicini, per non parer minchioni, fanno eco; si ride nei palchi, si ride nelle gallerie, diecimila persone ridono. Altre volte è uno straniero, spettatore per la prima volta della corsa dei tori, che sviene; la notizia si spande in un baleno, tutti s'alzano, tutti cercano, tutti gridano, si fa un casa del diavolo che non ha nome. Altre volte è un bell'umore che saluta un suo amico posto all'estremità opposta del Circo con un portavoce che fa l'effetto d'uno scoppio di tuono. Quella grande folla è agitata in pochi istanti da mille sentimenti contrarli; passa con una vicenda incessante dal terrore all'entusiasmo, dall'entusiasmo alla pietà, dalla pietà all'ira, dall'ira all'allegrezza, alla meraviglia, alla gioia sfrenata.
L'impressione insomma che lascia nell'animo questo spettacolo è indescrivibile, è un miscuglio di sentimenti nel quale è impossibile raccapezzar nulla di schietto, non si sa che pensarne. A momenti, inorriditi, vorreste fuggire dal Circo, e giurate di non tornarci mai più; a momenti, meravigliati, rapiti, quasi ebbri, non vorreste che lo spettacolo avesse mai fine; ora vi sentite quasi pigliar male; ora anche voi, come i vostri vicini, prorompete in grida, in risa e in applausi; il sangue vi fa ribrezzo, ma il coraggio meraviglioso dell'uomo vi esalta; il pericolo vi stringe il cuore, ma la vittoria vi rallegra; a poco a poco la febbre che agita la folla s'impadronisce di voi; non riconoscete più voi stesso; siete un altro; avete anche voi degli accessi d'ira, di ferocia, d'entusiasmo; vi sentite vigoroso e audace; la lotta vi accende il sangue; il balenío della spada vi mette un fremito; e poi quelle migliaia di visi, quello strepito, quella musica, quei muggíti, quel sangue, quei silenzi profondi, quei fragori improvvisi, quella vastità, quella luce, quei colori, quel non so che di grande, di forte, di crudele, di magnifico, che v'abbarbaglia, vi stordisce e vi rimescola....
Bello è il veder uscir la gente; son dieci torrenti che sgorgano da dieci porte e allagano in pochi minuti il borgo di Salamanca, il Prado, i viali di _Recoletos_, la strada Alcalà; migliaia di carrozze aspettano nei dintorni del Circo; per un'ora, da qualunque parte uno si volga, non vede che un formicolaio a perdita d'occhio; e tutti tacciono; le emozioni hanno spossato tutti; non si sente che il rumore dei passi; pare che la folla voglia dileguarsi furtivamente; una specie di tristezza è sottentrata alla clamorosa allegria di poc'anzi. Io, per mio conto, la prima volta che uscii da quel Circo, avevo appena tanta forza da reggermi in piedi; la testa mi girava come un arcolaio, le orecchie mi fischiavano, per tutto vedevo corna di tori, occhi iniettati di sangue, cavalli morti, luccichío di spade. Presi la via più corta per andare a casa, e appena arrivato, mi cacciai in letto, e m'addormentai d'un sonno profondo. L'indomani mattina venne in gran fretta la padrona di casa a domandarmi: "Ebbene? che gliene parve? s'è divertito? ci tornerà? che cosa ne dice?"--"Non so" risposi "mi par d'aver sognato, gliene parlerò poi, ho bisogno di pensarci."--Venne il sabato, la vigilia della seconda corsa dei tori. "Ci va?" mi domandò la padrona. "No..." risposi pensando ad altro. Uscii, infilai la strada d'Alcalà, mi trovai, senza accorgermene, davanti alla bottega dove si vendono i biglietti; c'era un visibilio di gente; dissi fra me:--Ci ho da andare?... Sì?... No?...--"Vuole un biglietto?" mi domandò un ragazzo: "_un asiento de sombra, tendido numero seis, barrera, quince reales?_" Ed io risposi: "Qua!"
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Ma per comprender bene la natura di codesto spettacolo, bisogna conoscerne la storia. Quando si sia fatto per la prima volta un combattimento coi tori, non si sa in modo sicuro; la tradizione narra che fu il _Cid Campeador_ il primo cavaliere che scese colla lancia nell'arena, e uccise da cavallo il formidabile animale. D'allora in poi i giovani nobili si dedicarono con grande ardore a questo esercizio; in tutte le feste solenni vi furon corse di tori; e solamente alla nobiltà era concesso l'onore di combattere; i re stessi scendevan nell'arena; durante tutto il medio-evo era codesto lo spettacolo favorito delle corti, e l'esercizio prediletto dei guerrieri, non solo tra gli Spagnuoli, ma anco tra gli Arabi; e gli uni e gli altri gareggiavano nell'arena toresca come sul campo di battaglia. Isabella la Cattolica volle proibire le corse dei tori, perchè, avendone vista una, le aveva fatto orrore; ma i molti e potenti partigiani dello spettacolo la distolsero dal mandare ad effetto quel disegno. Dopo Isabella, le corse presero un grande incremento. Carlo V stesso uccise di propria mano un toro nella piazza maggiore di Valladolid; Ferdinando Pizzarro, il celebre conquistatore del Perù, fu un _torero_ valente; il re Don Sebastiano di Portogallo colse nell'arena più d'un alloro; Filippo III fece abbellire il circo di Madrid; Filippo IV vi combattè; Carlo II protesse l'arte; sotto il regno di Filippo V, si costrussero, per ordine del Governo, parecchi circhi; ma l'onore di _torear_ apparteneva sempre esclusivamente alla nobiltà; non si _toreaba_ che a cavallo, e con cavalli bellissimi, e però non si spargeva altro sangue che quello del toro. Solamente verso la metà del secolo scorso l'arte si estese al popolo, e sorsero i _toreros_ propriamente detti, artisti di professione, che combattevano a piedi e a cavallo. Il famoso Francisco Romero de Ronda perfezionò il _toreo_ a piedi, introdusse l'uso di uccidere il toro, faccia a faccia, con la spada e la _muleta_, e fissò le regole dell'arte. D'allora in poi lo spettacolo diventò nazionale e il popolo vi accorse con entusiasmo. Il re Carlo II lo proibì; ma la sua proibizione non fece che convertire l'entusiasmo popolare, come dice un cronista spagnuolo, in una _aficion epidémica_. Il re Ferdinando VII, appassionato pei tori, istituì una scuola di tauromachía a Siviglia; Isabella II fu più entusiasta di Ferdinando VII; Amedeo _primero_ non fu da meno, a quello che si dice, di Isabella II. Ed ora il _toreo_ fiorisce più che mai nella Spagna; più di cento sono i grandi proprietarii che allevano tori per gli spettacoli; Madrid, Siviglia, Barcellona, Cadice, Valenza, Jerez, Porto di Santa Maria hanno un circo di tori di prim'ordine; non meno di cinquanta sono i piccoli circhi capaci di tremila fino a novemila spettatori; in tutti i villaggi, dove non c'è circo, si fanno le _corridas_ nelle piazze; a Madrid tutte le domeniche, nelle altre città ogni volta che si può, da per tutto con immenso concorso di gente dalle città vicine, dai villaggi, dalla campagna, dai monti, dalle isole, e persino di fuori Stato. Non tutti gli Spagnuoli, è vero, son matti di codesto spettacolo; molti non ci vanno mai; non pochi lo disapprovano, lo condannano, lo vorrebbero veder bandito dalla Spagna; qualche giornalista, di tanto in tanto, alza un grido di protesta; qualche deputato, l'indomani dell'uccisione d'un _torero_, parla di fare un'interpellanza al Governo; ma son tutti nemici timidi e fiacchi. Per contro si scrivono apologie delle corse dei tori, si fabbricano nuovi circhi, si rinnovano gli antichi, si deridono gli stranieri che gridano alla barbarie spagnuola.